Abbiamo fatto eliski in Canada… ma siamo felici?

Abbiamo fatto eliski in Canada… ma siamo felici?
di Marcello Cominetti (pubblicato su marcellocominetti.blogspot.it il 19 febbraio 2013)

Calma, calma, mica sono andato in Canada a sciare perdendomi anche solo qualche giorno di Dolomiti in una stagione bella come questa…

Non è infatti di eliski in Canada che voglio parlare, ma di chi ci va.
E’ vero, generalizzare è troppo facile, ma lo farò ugualmente, anche se so benissimo che tra chi va in Canada a fare eliski ci sono ottimi sciatori appassionati.

Eliski nelle Canadian Rockies
Eliski-Canada-DAN_7831

Questo scritto delirante prende spunto dal fatto che sempre più numerosi freerider, prima di venire a sciare fuoripista con me, scrivono tra le loro credenziali che hanno sciato in Canada usando l’elicottero. Premetto che non sono né pro né contro l’eliski in generale perché molto dipende da dove lo si fa: può essere molto remunerativo o molto stupido, ma non è di questo che voglio parlare.

Le più acclamate compagnie nordamericane di eliski hanno da anni messo a punto una formula, quasi sempre vincente, che permette a uno sciatore medio neppure troppo allenato di inanellare molti metri di dislivello in discesa (vertical feets) per aggiudicarsi gadget come giacche a vento, occhiali a maschera, berretti e guanti con su ricamata la prestigiosa dicitura “25.000, 45.000… vertical feets”. A parte il fatto che questi “riconoscimenti” sono a pagamento e non sono neppure a buon mercato, la cosa che più mi meraviglia sono i personaggi che li ottengono e che poi li sfoggiano con orgoglio snobbando il più delle volte chi non li ha.

Alberto De Giuli in azione lungo la diretta dei Ciamurch-Sella-Dolomiti
Eliski-Canada-DEGiuli-Ciamurch
Ora, io faccio la guida da trent’anni e ne ho viste di tutti i colori, belli e brutti, ma parlando di sci “libero” mi ricordo che nelle nostre Dolomiti nei primi anni ’80 accompagnavamo fior di sciatori giù per canali ancor oggi considerati belli ripidi.

Ho avuto la fortuna di lavorare nelle Dolomiti con i francesi della scuola di sci estremo fondata da Patrick Vallençant di Argentière/Chamonix e portavamo gruppi di sciatori nei canali Holzer e Joel al Pordoi o allo Staunies sul Cristallo, nella Val Scura del Sassongher, solo per fare qualche esempio, quando questi canali venivano scesi rarissimamente e da pochi specialisti.

Il ripido era di moda in Francia e i miei colleghi d’oltralpe chiamavano la Val Mesdì del Sella Val Merdì, perché la trovavano noiosa e improponibile a chi si iscriveva a degli “stages di sci estremo”.

Ma ancora oggi, quando le previsioni meteo annunciano copiose nevicate, i miei amici di Chamonix, Verbier e del Monterosa vengono a sciare qui appena fa bel tempo. Sarà che le Dolomiti sono un terreno per il fuoripista tutt’altro che banale? E che noi guide alpine di queste montagne, abituati al ripido e con la corda sempre pronta nello zaino, non siamo così malaccio?

Siamo forse arrivati in ritardo su molte cose ma di certo non c’è terreno che ci impensierisca più di tanto.
Questo tanto per darvi un’idea. Stop.

Mattia Maldonado a telemark in Val Chedul
Eliski-Canada-Maldonado
Oggi se qualcuno mi dice che ha fatto eliski in Canada so già che è un turista danaroso appesantito dal benessere e spaventato mortalmente dall’incertezza; che è stato messo comodo su un elicottero che lo ha depositato in cima a una discesa perfetta e che l’elicottero lo ha poi raccolto in fondo non appena la pendenza non gli consentiva più di scivolare a valle per portarlo in cima a un’altra discesa perfetta. Un beverone a base di cocacola per idratarsi e un paio di sci “fat” (come lui) ai piedi, per rendere il tutto fattibile et voilà, lo sciatore si sente invincibile e pronto ad affrontare ogni pendio.

Ma non nelle Dolomiti, dove ci sono le rocce, le pareti da aggirare, qualche metro a scaletta da fare e magari anche qualche metro in cui bisogna darci dentro con le braccia per spingere un poco o fare un po’ di lisca di pesce fino al pendio successivo.
Pochi giorni fa uno mi ha detto seccatissimo perché doveva risalire circa tre metri di dislivello in salita: “sono venuto a sciare in discesa!”
Certo è che con tutti quei caschi, paraschiena, occhialoni e accessori d’ogni foggia e peso, uno si muove pesantemente. Sciando fuoripista raramente si soffre il freddo. E’ uno sport, quindi ci si scalda.
Meglio essere leggeri, ma vaglielo a dire…
Insomma, se tra le credenziali che uno sciatore esibisce nel suo curriculum c’è l’eliski in Canada io tremo e mi dico: oddio cosa potremo fare senza cacciarci nei guai?
E’ come se uno mi dicesse che per scelta usa solamente uno sci, che ha lo zaino pieno di sassi o comunque qualcosa che lo impedisca terribilmente.
Certo tutta quella polvere, le tracce perfette, l’elicottero, i sigari cubani, i riconoscimenti a pagamento e tutti i soldi che uno deve sborsare per una settimana bianca come quella, rendono sicuramente soddisfatti quei personaggi che apprezzano questo modo di vivere la montagna d’inverno.

La felicità, però, è un’altra cosa.

Eliski in Canada
Eliski-Canada-one-group

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Abbiamo fatto eliski in Canada… ma siamo felici? ultima modifica: 2015-04-03T07:00:06+00:00 da Alessandro Gogna

21 thoughts on “Abbiamo fatto eliski in Canada… ma siamo felici?”

  1. 21

    Sergio Camolese, solo ora leggo le tue parole e mi spiace essere stato così tanto frainteso e non solo da te, a quanto pare.
    Ho precisato che l’eliski in sé si può fare in posti e modi diversi e non mi vede contrario tout court, ma non è questo il punto.
    Ribadisco che l’elisciatore stile canadà è un cliente insopportabile e se posso lo evito, perdendo anche giornate di lavoro! Tu con la tua agenzia non ti dovresti sentire né attaccato, né ostacolato dalle mie idee che sono libero di manifestare.
    Mi sono trovato in così tante situazioni grottesche con i personaggi più disparati che, a cinquant’anni suonati, non ne posso più.
    Prima di pensare quello che ho scritto, l’eliski l’ho fatto eccome e non me ne pento affatto, ma come avrei potuto conoscerlo a fondo senza praticarlo e poi farmene un’idea?
    Sono e resto un rozzissimo alpinista e se i mie clienti mi accettano così, va bene, altrimenti si cerchino un’altra guida. Io non ci sto a fare il babysitter in cambio di soldi.
    Ovvio che facendo la guida alpina ti capita di tutto, ma quando è troppo è troppo e io semplicemente non ci sto.
    E dicendo questo non intendo assolutamente riferirmi al livello tecnico ma semmai al livello di “sale in zucca” che può avere la gente con cui spendo le mie giornate.
    Se poi non ti sembro coerente resta un tuo problema, ma io la notte dormo. Ciao e buona polvere.

  2. 20

    Vi segnalo che uno dei 3 sponsors di Banff sono io, ovvero http://www.heliskiworld.com ovvero Blade Runner Adventures, agente di tutte (meno una) le organizzazioni di heliski in Canada, Alaska etc…. Segnalo anche che il signor Cominetti che tratta il sottoscritto ed i miei clienti come dei mediocri sciatori gonfi di soldi e boria mi ha contattato più volte in passato per organizzare gruppi per andare a fare heliski in Sudamerica… Viva la coerenza!

  3. 19
    GIANDO says:

    Ernesto, è solo una questione di sensibilità. Ma quest’ultima si può sviluppare solamente entrando nell’ambiente naturale in punta di piedi (come mi pare abbia detto Alberto in un precedente commento).
    Anch’io da giovane ho approcciato la montagna con un atteggiamento mordi e fuggi ma poi, fortunatamente, ho conosciuto persone che mi hanno fatto comprendere molte cose e che mi hanno consentito di sviluppare questa sensibilità. Non ci è voluto molto, è bastato un semplice trekking in una zona dolomitica poco frequentata.
    E quando sviluppi questa sensibilità vorresti che la tecnologia stesse lontana anni luce dalla montagna, salvo la tecnologia necessaria per salvare vite umane e per consentire la sopravvivenza dei nuclei di persone che ci vivono.
    Continua pure ad andare con le pelli e lacia perdere l’eliski, vai bene così. Forse oggi non lo capisci fino in fondo ma arriverà il momento in cui ti renderai conto, facendo quello che fai, di non aver perso niente.

  4. 18
    Alberto Benassi says:

    infatti la lotta contro l’eleski è un porta bandiera. Poi bisognerà andare oltre. Perchè l’ incontro con la natura deve essere naturale, non meccanizzato.

  5. 17
    Ernesto Castiglioni says:

    Tutto sommato non ho mai fatto eliski né qua in Ossola, né in America, non sono appesantito (172x68kg), scio in pista, tra i pali, fuori, sia tra le piante che in campo aperto, uso sia sci larghi che lunghi che da pista, non ho patacche varie addosso, mi compro l’attrezzatura, vado con le pelli, se possibile in cerca di belle discese, ma sinceramente se ne avessi la possibilità di soldi e di tempo mi farei scarrozzare con l’elicottero in tanti posti.
    Detto ciò, il tuo scritto non lo capisco, e nemmeno capisco perché vietare l’eliski, quando tutti sanno che l’elicottero è usato molto più intensamente per permettere anche a te e ai tuoi clienti di mangiare, dormire, e stare al caldo nei rifugi in alta quota.
    Buone sciate.

  6. 16

    E’ stravero! Basta leggere!
    Può darsi che chi scrive qui sia duro… di comprendonio immagino… tu certamente oltre a non sapere cosa scrivi (fortuna che qui non si può cancellare e riscrivere come su certi forum) sei ottusamente maleducato e dimostri in essenza cos’è che ti spinge a fare le tue evoluzioni sciistiche… almeno quelle dai… perché di evoluzioni di altro tipo non mi sembra si possa trovarne traccia.

  7. 15
    paolo says:

    Basta leggere…

  8. 14
    Alberto Benassi says:

    Hai ribadito?? saremo anche duri, ma dove l’hai ribadito…??

    A me sembra che tu abbia ribadito che quello che conta è divertirsi ed emozionarsi. Ma soprattutto per emozionarsi non serve l’aiuto dell’elicottero. Servono i sentimenti.

    Quanto a smantellare gli impianti: per molti è solo questione di tempo visto che tanti sono economicamente in deciso passivo.

  9. 13
    paolo says:

    Ma siete duri allora? ho ribadito che eliski sulle Alpi mi sembra una cagata pazzesca. Il Canada non mi sembra certamente un paese che non tiene conto delle sue bellezze (provare per credere). Quindi se lì viene permesso è perché viene fatto in modo da non perturbare la natura, o quantomeno in modo non eccessivo.
    Quello che non mi piace sono i sofismi degli asceti dello sci. Allora tanto vale smantellare tutti gli impianti delle Dolomiti ed obbligare tutti a salire a piedi… o no?

  10. 12
    Alberto Benassi says:

    Paolo, divertirsi va bene, fare nuove esperienze e provare emozioni con gli amici anche. Ma certamente non a spese degli ultimi ambienti ancora integri che ci sono sulle Alpi e sopratutto degli animali che sono in questi ambienti.
    In questo ambiente entri da ospite non da padrone di casa. Il divertimento non è un diritto caso mai una concessione che ti viene data e come tale ha delle regole di rispetto.
    Gi ultimi ambienti naturali che ancora resistono, non sono una limitazione della libertà personale. Caso mai sono per noi e per le generazioni future, una RICCHEZZA e come tale vanno difesi!!

  11. 11

    Paolo mi sa che dici di capire ma in realtà hai capito ben poco o nulla…
    Definisci superficiale chi è contrario alla pratica dell’eliski ma è evidente che la superficialità è un difetto di cui pecchi tu e non in termini minimi se definisci snobismo una cultura di difesa dell’ambiente che tende a voler preservare ciò che di incontaminato (o quasi) ancora esiste nell’arco alpino.
    I toni a volte sono forse un po’ alti te lo concedo, ma il rischio di estinzione del territorio naturale, per lasciare spazio al luna park di turno non è una barzelletta, perciò ci possono stare benissimo.
    Le tue personali motivazioni che dire…? Superficiali? Cristiana F. (spero tu sappia chi fosse costei) aveva le stesse motivazioni e neanche lei faceva del male se non a sè stessa…!

  12. 10
    paolo says:

    Sono un appassionato sciatore anche se non eccelso.ho provato l’eliski in canada l’anno scorso e ripetuto l’esperienza quest’anno. Sono fortunato perché me lo posso permettere pur non essendo ricco. Mi sono divertito e ho conosciuto persone simpatiche ed interessanti.
    Capisco lo snobismo di chi sale la montagna per poi scendere, ma trovo alquanto superficiale criticare chi vuole provare l’eliski. Viviamo in un mondo libero e la mia scelta non offende nessuno. Allo stesso modo sabato scorso ho sciato a la grave in francia spendendo forse im ventesimo di quello che svevo speso in canada. Mi sono divertito in entrambe le occasioni ed è questo ciò che conta. Fare nuove esperienze e condividere emozioni con gli amici.

  13. 9

    Aldilà che non comprendo la critica del signor Goumas nei confronti di Marcello Cominetti che non sfoggia curriculum ma racconta fatti.
    Mi prerplime invece in modo piuttosto forte leggere che l’eliski in Canada sia una cagata da turisti, scritto da chi con questo sembra quantomeno volerci vivere (ricerchina veloce in internet e ne ho lette delle belle su quel signore…)….
    Ipotizzo che chi si è firmato con quel nome non ne sia il “proprietario”…e quindi probabilmente ciò che nel virtuale si definisce Fake…

  14. 8
    piero says:

    il problema è innanzi tutto culturale; l’ambiente è vissuto come parco giochi fuori da ogni contesto geografico e senza alcuna preparazione specifica; quando si programma un’uscita di scialpinismo si fanno ricerche sul meteo, sul versanti e le rispettive esposizioni,, si entra in contatto con il territorio e con l’uomo che ci abita; con l’elisky uno non necessita neanche di conoscere il nome della montagna da cui scenderà, basta che sia in discesa….

  15. 7
    Olivier Goumas says:

    Ma hai un complesso di inferiorità verso quelli che fanno heliski? Se sei guida è scontato che scii itinerari problematici, perché questo bisogno di sfoggiare il CV? L’eliski canadese, tecnicamente parlando, è una cagata da turisti, che c’è di strano se sei più bravo di loro? Se ti stanno antipatici non li accettare come clienti, no? Oppure sono danarosi e non si può dir di no?
    Io non ho mai visto tutti questi che fanno eliski e per questo si sentono dei superman. Non credo che alcun mediocre freerider sia minimamente attratto dall’idea di far curvette a sculetto sui plateau dei ghiacciai, per poi infinarsi nel paradiso, tra i pillows gli abeti di Douglas, ma esser costretto a fermarsi ogni due curve, altrimenti la guida si incazza. Questo è l’eliski commerciale. Stai sparando sulla croce rossa!

  16. 6
    Andtea Bermond des Ambrois says:

    Cultura, rispetto, buon senso. Viva la Montagna. Prima si sale.. poi si scende.

  17. 5
    Gianni says:

    Marcello, circa trent’anni fa eri anche più conciso. Ma, comunque, sempre efficace ed…ironico. ciao!

  18. 4
    alessandro sterpini says:

    ottima analisi.

  19. 3

    Che dire Marcello, parole sante …!

  20. 2
    ivo ferrari says:

    Bellissima riflessione, veramente da leggere … col pensiero!
    ivo

  21. 1

    Bello!
    Mi ha fatto tornare in mente un episodio di qualche anno fa, quando assieme ad altri due colleghi accompagnammo un gruppo di sciatori canadesi a scendere la Val de Mezdì.
    Tra noi ovviamente, sapendo dell’abitudine canadese di lanciarsi su pendii ampi e puliti senza inibizioni, grazie alle caratteristiche delle loro montagne (anche lì comunque si trovano percorsi più complessi ovviamente…), valutammo di tenerli d’occhio molto più attentamente del normale per evitare che qualcuno fosse tentato di lanciarsi in una sciata selvaggia che non è proprio raccomandabile da queste parti…
    Il gruppo invece si comportò veramente bene, seguendo dettagliatamente quello che indicavamo loro sempre attenti a ciò che la Guida spiegava e la giornata andò molto bene..
    Ad un certo punto su un bel plateau panoramico ci chiesero se fosse possibile fare una foto di gruppo. Mi avvicinai, allora, per prendere la loro fotocamera e scattare ma mi dissero di no… che volevano farla con noi tre la foto, perché era una soddisfazione fotografarsi con delle vere Guide Alpine e che da loro in America, le Alpi e le Guide Alpine sono considerate un mito…
    Paese che vai… usanza che trovi…

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