Al ritorno dal K2, tutti d’accordo. Secondo Ugo Angelino

Sul K2 nel ’54 niente liti, tutti d’amore e d’accordo. Parola di Ugo Angelino
di Roberto Serafin

Il presente post è ripreso da MountCity (Sul K2 nel ’54 niente liti, tutti d’amore e d’accordo. Parola di Ugo Angelino, 28.05.2014)

Mezzo secolo di polemiche, liti, querele, recriminazioni, insinuazioni. E un libro, K2. Una storia finita (Priuli&Verlucca), che cinquant’anni dopo dovrebbe avere messo i cuori in pace ma lo ha fatto solo in parte. E un altro libro, Il caso K2 (Baldini&Castoldi), che viceversa persevera nel denunciare le presunte malefatte compiute nel corso della vittoriosa spedizione alla “montagna degli italiani” (1954). Di anni ne sono passati sessanta e adesso Mirella Tenderini, nelle pagine del suo libro appena uscito Tutti gli uomini del K2 (Corbaccio, 2014), tenta di gettare una nuova e positiva luce su un’impresa che, in una fase delicata della nostra storia, ha anche contribuito a infondere una rinnovata fiducia negli italici destini.

AngelinoUgo-9788863807301_tutti_gli_uomini_del_k2
Il libro, da poco sugli scaffali, è stato presentato il 1° maggio al TrentoFilmfestival. Brava Mirella, e che adesso gli eroi del K2, dopo essere emersi ancora una volta dal pantano, possano riposare in pace.

Sulla nave che riportava in patria i membri della spedizione”, è la rasserenante ricostruzione della Tenderini, tra i più attenti, puntuali indagatori della storia dell’alpinismo in ogni sua recondita piega, “regnava un’atmosfera di euforia e grande cameratismo. Sulla nave c’erano anche gli uomini di una spedizione tedesca che faceva ritorno dal Karakorum e Ugo Angelino racconta il loro stupore nel vedere gli italiani così festosamente in armonia dopo una lunga spedizione. ‘Noi non ci rivolgiamo più nemmeno la parola…’, gli disse uno di loro. Tra gli uomini del K2 invece l’intesa era perfetta. Festeggiavano il coronamento delle loro fatiche tra compagni, da amici. Del resto le prove al Monte Rosa e al Cervino prima della partenza non erano state solo tecniche ma anche di affiatamento. Non per niente venivano continuamente cambiati i compagni di cordata; era necessario che tutti si trovassero d’accordo con tutti”.

Riproduco questo breve testo per gentile concessione dell’editore Corbaccio. Niente che già non sia stato scritto. Ma chi è quell’Angelino che viene citato dalla Tenderini? Commerciante di Biella da tempo in pensione, è una persona amabile e discreta che non si è mai immischiata nelle polemiche di questa storia infinita, e si spera finita una volta per sempre.

Oggi Angelino e il bolzanino Erich Abram, tra i protagonisti dell’alpinismo dolomitico e audace aviatore, sono gli unici superstiti della storica spedizione guidata da Ardito Desio e hanno simpaticamente aderito a tenere a battesimo a Trento il libro della Tenderini. Entrambi, per mia esperienza diretta, sono persone di ottimo carattere, prove viventi che in tutto questo tempo il K2 non è stato soltanto fonte di liti da condominio.

Ugo Angelino nel 1954. Foto: Mario Fantin
AngelinoUgodaFantin
Non a caso ogni anno i reduci, Angelino e Abram compresi, si sono ritrovati per un rituale banchetto, come succede tra compagni di scuola: tutti tranne uno, Bonatti, che avrà avuto le sue ragioni per evitare questi rituali dove si chiacchiera e si spettegola.

Al brindisi si univa anche il grande Riccardo Cassin che si è sempre ritenuto ingiustamente escluso dalla spedizione e si è preso la sua rivincita mandando quattro anni dopo Bonatti e Mauri in vetta al fino allora invitto Gasherbrum IV.

Ma sì, ci voleva la Tenderini per uscire da questa palude, con il distacco, la competenza, il puntiglio e la classe che la distinguono. La sua ricostruzione del “caso K2”, in un libro che ripercorre le tante epopee legate alla più difficile delle montagne himalayane, è esemplare per equilibrio e capacità d’immedesimarsi nei protagonisti e nelle loro pulsioni. E sempre misurando le parole, sempre giovandosi di una documentazione ineccepibile.

La contestata relazione della salita in vetta di Compagnoni e Lacedelli riportata nella relazione del capospedizione Desio? Forse un po’ troppo frettolosa, spiega bonariamente la Tenderini. Bonatti che contraddice nel suo libro Le mie montagne la versione di Compagnoni e Lacedelli? Quasi tutti avevano letto sette anni prima il libro di Desio e a nessuno sarebbe venuto in mente di fare un confronto. E invece…

E ancora: Desio non fece nulla per difendere Bonatti dalle accuse che gli vennero mosse in seguito? Ci sono troppe cose da capire in questa intricata vicenda prima di addebitare tutte le colpe all’uno o all’altro. E la diplomatica indifferenza delle autorità (del CAI)? Una macchia che (ma questo la Tenderini non lo dice) i soloni del Club alpino hanno tardivamente cercato di cancellare senza riuscirvi del tutto, contendendosi penosamente i meriti delle analisi riparatorie affidate a tre cosiddetti “saggi”.

Ma come mai Bonatti, dopo avere pubblicamente ammesso che nel quarantennale dell’impresa il CAI ha fatto tutto il necessario per riconoscere e ufficializzare la sua versione (“confesso che ormai non credevo più di veder riconosciuto il vero”), rilanciò nelle librerie con Il caso K2 poi ribattezzato K2 la verità il tormentone delle accuse? La Tenderini, nell’evidente impossibilità di metterci una pezza, si limita a osservare che l’indimenticabile Walter in quella circostanza operò “in seguito a chissà quali riflessioni o istigazioni”.

Ugo Angelino in tempi recenti. Foto: Roberto Serafin
angelinougo
A scanso di equivoci, nel distribuire equamente meriti e demeriti, la saggia Mirella – che con gli alpinisti ha grande familiarità avendo avuto quale marito Luciano Tenderini, alpinista eccelso, guida alpina e grande conoscitore dell’ambiente alpinistico – pone in risalto come la competizione abbia sempre caratterizzato l’alpinismo fin dalle sue origini. Con tutti i veleni che ciò comporta. “E benché gli alpinisti sostengano”, spiega Mirella nel suo appassionante libro su tutti gli uomini del K2, “che il loro non è uno sport ma qualcosa di diverso e di più nobile”. Tie’!

Quanto al citato Ugo Angelino, un piacevolissimo ricordo lega chi scrive a quest’uomo dall’aria mite che se ne stava in disparte nel 2011 ai funerali di Walter. Nel 1998 accompagnai in auto Cassin e la gentile Irma, sua moglie, a Pinzolo, nel Trentino, dove partecipammo alla consegna della Targa d’argento della solidarietà alpina della cui giuria faccio parte da tempo immemorabile.

Ci fermammo su una piazzola per ammirare il gruppo del Brenta e a quel punto un’altra macchina si arrestò e ne scesero Angelino con sua moglie. Fu tutto un confabulare tra vecchi amici. Baci e abbracci si sprecarono. Immortalai l’incontro e spedii le foto a Riccardo il quale a sua volta ne fece delle copie per Ugo. “Sono belle, rappresentano un buon ricordo”, mi scrisse Angelino ringraziandomi.

A quel punto mi resi conto di quanta armonia regnasse, a dispetto di tante scalate cartacee compiute sulle vette della vanità, tra le brave persone che hanno partecipato alla conquista della “montagna degli italiani”.

Mirella Tenderini opera da anni in editoria, ha fondato e diretto la prima agenzia letteraria internazionale per il libro d’arte e ha diretto in passato una collana di libri di viaggio ed esplorazione. Scrive per riviste italiane e straniere, traduce da quattro lingue ed è autrice di libri pubblicati anche all’estero, tra i quali Gary Hemming: una storia degli anni Sessanta; Le nevi dell’Equatore: Kilimanjaro, Kenya, Ruwenzori; La lunga notte di Shackleton; Gauguin e Tahiti: Storia diuna passione e, editi da Corbaccio, Vita di un esploratore gentiluomo. Il duca degli Abruzzi e Tutti gli uomini del K2. Molti di questi sono stati tradotti e pubblicati in tutto il mondo. Per i suoi libri è stata più volte vincitrice di premi letterari prestigiosi.

Mirella Tenderini
Angelinougo-Tenderini-fotoFabrizioSuerra

postato il 7 luglio 2014

0
Al ritorno dal K2, tutti d’accordo. Secondo Ugo Angelino ultima modifica: 2014-07-07T08:10:15+00:00 da Alessandro Gogna

7 thoughts on “Al ritorno dal K2, tutti d’accordo. Secondo Ugo Angelino”

  1. Leggo nell’articolo: “a dispetto di tante scalate cartacee compiute sulle vette della vanità”.
    Io avrei scritto: a dispetto di tante scalate compiute sulle vette della VERITA’.

  2. E come mai il Sig. Desio , pace all’anima sua, preferì lasciarlo a casa??

    Misteri italiani…..

  3. Cassin, checché ne dica la mia saccente interlocutrice, partecipò alla conquista della montagna degli italiani compiendo un viaggio preliminare in Karakorum insieme con il professor Ardito Desio che poi preferì lasciarlo a casa. In seguito si sentì sempre legato agli uomini del K2 partecipando alle loro riunioni conviviali e commemorative.

  4. “A quel punto mi resi conto di quanta armonia regnasse, a dispetto di tante scalate cartacee compiute sulle vette della vanità, tra le brave persone che hanno partecipato alla conquista della “montagna degli italiani”.

    Ma che bello! Che quadretto
    idilliaco! Sono commossa!
    Ci voleva proprio un bel libro zuccheroso sulla vicenda! Era l’unico che mancava…

  5. Non bastavano i risultati delle europee, finiremo anche noi alpinisti democristiani.

  6. Leggo nell’articolo:
    Quanto al citato Ugo Angelino, un piacevolissimo ricordo lega chi scrive a quest’uomo dall’aria mite che se ne stava in disparte nel 2011 ai funerali di Walter. Nel 1998 accompagnai in auto Cassin e la gentile Irma, sua moglie, a Pinzolo, nel Trentino, dove partecipammo alla consegna della Targa d’argento della solidarietà alpina della cui giuria faccio parte da tempo immemorabile.
    Ci fermammo su una piazzola per ammirare il gruppo del Brenta e a quel punto un’altra macchina si arrestò e ne scesero Angelino con sua moglie. Fu tutto un confabulare tra vecchi amici. Baci e abbracci si sprecarono. Immortalai l’incontro e spedii le foto a Riccardo il quale a sua volta ne fece delle copie per Ugo. “Sono belle, rappresentano un buon ricordo”, mi scrisse Angelino ringraziandomi.
    A quel punto mi resi conto di quanta armonia regnasse, a dispetto di tante scalate cartacee compiute sulle vette della vanità, tra le brave persone che hanno partecipato alla conquista della “montagna degli italiani”.

    Faccio notare che Cassin non partecipò alla spedizione di Desio. Quindi i baci e gli abbracci tra Cassin e Angelino come possono dimostrare a Serafin quanta armonia regnasse tra i partecipanti alla conquista della “montagna degli italiani”?

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *