Alpinismo controcorrente

Alpinismo controcorrente
di Flavio Ghio

Lettura: spessore-weight**, impegno-effort*, disimpegno-entertainment**

Nell’occasione della Giornata Internazionale della Montagna, 11 dicembre 2017, le sezioni triestine del Club Alpino Italiano, Società Alpina delle Giulie e XXX Ottobre, lo Slovensko planinsko društvo Trst (Società Alpina Slovena di Trieste) e l’Associazione Culturale “Monte Analogo” intendono restituire la memoria di uno dei più eminenti alpinisti che Trieste abbia prodotto.

Alla Scotti Huette sulla cima del Jof Fuart nel 1917. All’estrema destra Julius Kugy, all’estrema sinistra Vladimiro Dougan. Archivio: D. Marini.

Ebbe a scrivere Julius Kugy “Se fossi il Re delle Giulie, Dougan dovrebbe essere il principe ereditario“. Un’investitura solenne per Vladimiro Miro Dougan (1891-1955) il cui valore alpinistico viene considerato pari a quello del suo coevo e più conosciuto e celebrato Emilio Comici. Eppure, nonostante le tante e autorevoli credenziali, scomparso dagli annali e dalla memoria. Condannato, siamo negli anni ’30 del ‘900, dall’essere d’etnia slovena e dall’aver prestato servizio durante la Prima Guerra Mondiale nelle file dell’esercito austro-ungarico.

E ‘opinione che la storia dell’alpinismo sia come un Massimo Comun Denominatore con cui ritrovare i nostri tratti personali nelle comuni pratiche dell’andare in montagna. Quando non accade ci si rivolge all’attualità perché più si risale nel tempo, più gli alpinisti vengono ingessati in una prospettiva storica precostituita.

Eppure la sfera della storia nella sua corsa compie delle deviazioni impreviste che spesso non sono percepite dai più. Nella storia dell’alpinismo triestino, Vladimiro Dougan è un’anomalia.

Il Belvedere Dougan sulla costiera triestina

La sua attività alpinistico-esplorativa in Alpi Giulie, nel Caucaso, in Atlante ha acceso interesse e ammirazione ma non è stata tramandata, negandosi alle generazioni successive.

Il film che verrà presentato, Domandando di Dougan, non ha la logica velleitaria del rovesciare un giudizio della storia ma fa di tale dimenticanza un motivo di ripensamento. Si tratta di una dimenticanza particolare, perché non mancano le notizie ma il legarle in un discorso è complicato perché i valori che Dougan propone sono disallineati con quelli di una storia vincente.

Da qualsiasi punto di vista lo si guardi è inattuale, sia rispetto al consolidato sia rispetto come al nuovo. Dougan apre vie con passaggi di quinto grado senza usare chiodi, ma nessuno mai lo ha paragonato a Preuss, le Alpi Giulie non sono le Dolomiti.

La scuola di Monaco teorizza la via della goccia cadente mentre Dougan segue le strutture naturali delle forcelle e delle gole o, in pareti molto tormentate come quelle del Cimone del Montasio, apre la via arrampicando in discesa per non finire lontano dalla vetta.

Forra in val Dogna

Non pianta chiodi rinunciando a collegare tra loro le cenge degli Dei sullo Jof Fuart, la via orizzontale immaginata da Julius Kugy e realizzata da Emilio Comici. Dougan davanti alle difficoltà non pensa mai alla possibilità di astuzie tecniche: se può abbandona quel poco che ha. Sui passaggi difficili butta via le scarpe e continua l’arrampicarta scalzo. La prima guerra Mondiale, la combatte nel suo gruppo prediletto, le Giulie e dalla parte dei vinti.

Nel 1932 scrive la Guida del Montasio, una delle prime monografie di quella fortunata collana che sarà la Guida dei Monti d’Italia, poi smette di scrivere. Dopo non si sa quasi nulla di lui, anche se arrampica fin quando lo coglie la malattia.

Muore infermo e povero. A riscattare questo tramonto, ci vuole tutta la tenerezza di Kugy che nei suoi libri autobiografici lo ricorda giovane e testardo camminare sprofondando nella neve alta per arrivare in cima e tornare la sera tardi bagnato ad asciugarsi davanti a una stufa, e poi molti anni dopo, la medesima testardaggine lo fa vagare in piena bufera con la bussola in mano per toccare la cima dell’Elbrus avvolta nelle nebbie.

Dougan è un alpinista scontroso: tiene per sé e non scambia ciò che la montagna gli dà con i riconoscimenti riservati ai campioni mediatizzati. La sua vita, il suo alpinismo sta in piedi da solo senza puntelli esterni. Il silenzio indica la strada per le gioie più intense, questa la lezione di Dougan.

Montagne della val Dogna

La sensazione è che molte più persone di quanto si creda siano sulla lunghezza d’onda di Dougan, l’alpinista che non ha avuto bisogno del consenso altrui per vivere intensamente.

Si sono assunti il compito di ricostruire la memoria di Dougan, Giorgio Gregorio e Flavio Ghio attraverso le immagini e le parole, per ridare al concittadino la giusta collocazione nella storia e a farne conoscere la figura, le realizzazioni alpinistiche, i pensieri. Lo fanno con un film-viaggio attraverso il tempo dove il gesto si fa parola diventando manifesto per una montagna “cavalcata a pelo” . Il film si avvale delle voci di Omero Antonutti e Giulio De Santi, delle musiche originali di Alessandro Maraspin e Giorgio De Santi, audio design di Francesco Morosini titolare di A-lab Trieste che ha prodotto il film.

Domandando di Dougan, verrà proiettato in anteprima lunedì 11 dicembre alle ore 21.00 al Teatro Miela, in Piazza Duca degli Abruzzi 3, Trieste ad ingresso gratuito sino ad esaurimento dei posti in sala .

Interverranno gli autori e l’alpinista Mario Di Gallo sul tema Alpi Giulie e Carniche: montagne del silenzio.

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Alpinismo controcorrente ultima modifica: 2017-12-10T05:00:46+00:00 da Alessandro Gogna

3 pensieri su “Alpinismo controcorrente”

  1. 3

    Un bellissimo impegno quello degli autori, di dare ragione a chi per svariati motivi non è assurto alle cronache malgrado ciò che ha fatto.
    Son triestin patoco (originale) ed appassionato di storia dell’alpinismo ma devo ammettere che nonostante conoscessi il nome e poco più di Miro Dougan, mi è sfuggita la vera essenza della sua attività.

    Ciò che mi fa pensare, venendo a conoscenza di questa situazione che sarebbe rimasta ignota, se Ghio e Gregorio non l’avessero riesumata, è quanto ancor più di ciò che già è valutabile sull’alpinismo triestino, ci sia da raccontare e quanto questa città di mare abbia dato all’alpinismo mondiale.
    I grandi nomi dell’alpinismo e non solo Comici, a Trieste non mancano di certo e Dougan non è altro, a questo punto, che un nome in più in questa incredibile lista di fuoriclasse che non so quante altre realtà possano vantare considerando anche le caratteristiche territoriali della città…

    Non so poi se nell’oblio deputato a Dougan ci sia anche lo zampino di quella “svaccatezza” classica dei triestini, oltre a motivi politico-culturali come si evince dall’articolo, ma non ci giurerei che così non fosse…

    Mi spiace che per motivi di lavoro non posso essere presente domani sera all’anteprima, ma auguro ai registi un bel successo!!!

  2. 2
    lorenzo merlo says:

    Ok. Tuttavia tra l’astrologia “conosciuta dalla massa” e quella della tradizione è passato il medesimo setaccio.

  3. 1
    paolo panzeri says:

    Penso che la “storia vincente” sia quella conosciuta dalla massa, quella roboante e spettacolare, e quindi raramente ricca di significati e di eccellenze creative, direi, se si vuole, una storia ricca di selezioni accurate e molto personali. Ma di solito dopo oltre 50 anni, direi dopo almeno tre generazioni, viene corretta spesso con brillantezza. E direi che non è solo un “vizio commerciale-politico-religioso” dei nostri tempi, penso sia un fatto dovuto alla limitatezza di noi umani.

    Con la conoscenza greca ce ne sono voluti più di 1000 e la massa ancora oggi ne sa poco…… che la massa preferisca l’astrologia?

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