Alpinismo e solidarietà

E’ tempo natalizio, già da qualche giorno è incominciata la febbre per acquisti e regali. Per quanto i commercianti possano lamentarsi, rimane sempre il momento dell’anno in cui si è più propensi a essere buoni con il prossimo.

Ma quale bontà? Quale prossimo?

Da tempo in molte famiglie italiane è invalso l’uso di non coprirsi vicendevolmente di regali, spesso del tutto inutili, e devolvere invece somme più o meno consistenti ad associazioni o enti di beneficenza: c’è solo l’imbarazzo della scelta.

Il premiato Giuliano Stenghel con l’organizzatrice del Premio Meroni, Nicla Diomede. 10 novembre 2017.

Quest’anno, tanto per togliere a qualcuno un po’ d’imbarazzo, abbiamo pensato di sottoporvi l’idea di donare all’Associazione Serenella Onlus (https://www.serenella.net/), il cui fondatore, il noto alpinista Giuliano Stenghel, è stato da poche settimane insignito del Premio Marcello Meroni per la Solidarietà, con questa motivazione:
Dopo una prima parte di vita dedicata all’arrampicata estrema su roccia, con impressionanti prime salite di rilevanza storica, Giuliano Stenghel, a tutti noto come Sten, vive la disperazione della scomparsa prematura della moglie e fonda con alcuni amici l’associazione Serenella, in memoria. Da parecchi anni l’associazione sfida ogni giorno, con notevole successo, la difficoltà di reperire donazioni solidali verso le persone e i bambini che si trovano in condizione di grande povertà. I progetti realizzati sono ormai centinaia (sparsi in tutto il mondo), migliaia i bambini adottati a distanza. L’associazione si è impegnata direttamente con la costruzione di case, scuole, orfanotrofi, pozzi, acquedotti, con il finanziamento di cure ospedaliere o interventi chirurgici, l’invio di medicinali, l’emergenza fame, ecc. Chi fa parte di Serenella è consapevole di dare e basta… rimanendo quindi a carico dei soci, in modo assolutamente volontario, ogni spesa organizzativa”.

Alpinismo e solidarietà
di Giuliano Stenghel

Lettura: spessore-weight***, impegno-effort**, disimpegno-entertainment***

Alpinismo e Solidarietà: è un appuntamento importante con alcuni “grandi” alpinisti che hanno scelto di dedicare la loro “arte” alla sensibilizzazione e all’aiuto concreto verso i bambini del Terzo Mondo, bambini che non hanno avuto la fortuna di nascere e crescere ai piedi delle nostre splendide montagne. I nostri alpinisti ci raccontano il loro alpinismo attraverso immagini uniche e suggestive, richiamano l’attenzione degli “appassionati della montagna” alla solidarietà verso chi si trova in condizione di grande povertà.

Molti alpinisti che hanno aderito all’iniziativa dell’Associazione Serenella Onlus, Alpinismo e Solidarietà, sono di fama nazionale e internazionale, molti sono dei professionisti, di certo sono uomini sensibili a trasmettere il messaggio di solidarietà a 360 gradi. Per questo motivo hanno scelto di offrire, senza alcun compenso, almeno una serata all’anno per aiutare le persone e i bambini in particolare che non hanno ciò che noi abbiamo.

Gli alpinisti che aderiscono ad Alpinismo e Solidarietà sono uomini sensibili alla carità e impegnati nel sociale, infatti qualcuno addirittura porta avanti personalmente dei progetti di solidarietà con fatti concreti e con testimonianze.

Ci sono momenti… Oggi il tempo è proprio brutto e con lui anche il morale. Cerco di capire il perché del mio stato d’animo, ma non ho neppure voglia di fare un’introspezione, non ho voglia di fare nulla, nulla di nulla. Il solo muovermi mi costa fatica, così mi siedo davanti al computer e comincio a scrivere e viaggiare con i ricordi: mi lascio trasportare in altri posti e dimensioni; sono attimi nei quali la mente viaggia, perché stanca decide di metter le ali. 

Quando ero bambino, uno dei tanti bambini sfortunati chiusi in collegio e privati della libertà, la sera prima che il nostro guardiano spegnesse le luci, ci era concesso di leggere. Leggevo i libri di Salgari e le avventure del Corsaro nero, oppure quelle del capitano Nemo e… sognavo… sognavo che un giorno forse avrei acquistato la mia libertà e sarei diventato anch’io un piccolo cavaliere e, chissà, magari persino un eroe. 

E da grande ho continuato a sognare e sono diventato un alpinista.

Ci sono momenti della vita che tornano a bussarci dentro, con regolare cadenza e sorprendente coincidenza. Momenti che non puoi dimenticare, perché ne vedi contorni e caratteri così intensamente da sembrare appena accaduti.

Che strana la vita. L’alpinismo era il mio scopo di vivere. Poi un bicchiere che scivola dalle mani di mia moglie Serenella, primo segnale della tremenda malattia. Il lungo calvario e sembrava che la mia vita fosse finita; invece sono ancora qui che rincorro i miei sogni. E tra i miei sogni c’è anche la solidarietà! 
Alpinismo perché?

In tutta la mia vita, credo vissuta intensamente, nel bene e nel male, ho percorso le montagne sempre per un motivo diverso: il modo di pensare e di esistere cambia e guai se non fosse così!
Perché oggi arrampico?

Perché il mio Dio, per altri madre natura, mi ha fatto alpinista, mi ha donato la forza interiore, morale e fisica per farlo. Troppe persone, purtroppo, devono ogni giorno lottare per sopravvivere, con ideali più umili ed essenziali, altro che “crozare”.

Ci sono momenti in cui vorresti morire o non vorresti accadesse mai, momenti fugaci in cui ti sembra che la vita non stia andando come dovrebbe andare; sono istanti in cui ti fai prendere dal panico e dalla paura di non riuscire a vedere le cose come sono se non in quel preciso istante. Poi respiri e preghi e scopri, come diceva Serenella, che per quanto la vita sia a volte buia, nasconde sempre delle aurore meravigliose. Tutto ciò segue il filo logico della vita. Così c’est la vie, così è la vita che spesso ce lo testimonia in maniera tanto dolorosa.

Ci sono momenti… Tanto tempo fa, a notte fonda, durante una serata trascorsa come tante altre davanti alla televisione, hanno trasmesso l’intervista a un missionario in Sudan. Il padre raccontava di un popolo martoriato dalla guerra che per sopravvivere andava da un posto all’altro dove venivano distribuiti degli aiuti umanitari. In questi lunghi trasferimenti a piedi, in condizioni veramente proibitive, morivano migliaia di persone, soprattutto bambini. Un episodio m’impressionò al punto da percuotere il mio cuore: una mamma era arrivata alla missione sfinita e con in braccio il suo bambino in fin di vita a causa della denutrizione. L’altro bambino aveva dovuto abbandonarlo a pochi chilometri. Subito il missionario si recò in quel posto, ma inutilmente. Probabilmente, durante la notte, il piccolo è stato aggredito e sbranato dalle belve. Le immagini mostravano il missionario impegnato nel disperato tentativo di nutrire il fratellino, che purtroppo non riusciva più a deglutire.

Un messaggio forte quanto impressionante, mostrato a mezzanotte dopo una delle tante trasmissioni in prima serata come il “Grande fratello”.

E noi che non conosciamo la miseria e la fame, noi che pensiamo di esserne immuni, noi che non vogliamo sentir parlare di dolore, un giorno dovremo rendere conto anche di questo.

Un altro momento è successo in una notte umida e fredda. Quella sera veniva trasmesso un film molto bello, il capolavoro di Steven Spielberg: Schindler’s List. Il lungometraggio è impressionante per la crudezza, la “realtà” delle immagini che raccontano, o meglio ci fanno dolorosamente rivivere lo sterminio del popolo ebraico durante la dominazione nazista, ma il film è anche un potentissimo messaggio di solidarietà umana.

Un episodio mi ha profondamente colpito: un ebreo scampato all’Olocausto, grazie a Oscar Schindler, gli fa dono di un anello realizzato con l’oro dei denti di molti sopravvissuti, l’unico valore rimasto della loro “nudità”. All’interno dell’anello c’era scolpita una frase: “Chiunque salva una vita, salva il mondo intero!”.

Schindler pianse commosso tra le braccia dell’amico, per il rimpianto di non aver potuto salvare qualche persona in più scambiando la sua auto, oppure la spilla d’oro e chissà che altro, ma l’amico ebreo interruppe quel pianto dicendogli: “Oscar, lei ha salvato più di mille e cento persone. Per questo, ci saranno altre generazioni!”.

Anch’io potrei fare di più per salvare una vita. Ma cosa?… L’unico pensiero fisso per placare questa tensione: i bambini… aiutare i bambini. 

Ci sono momenti… in cui la solidarietà riempie il tuo cuore e la tua vita.
Nello stesso periodo venni invitato a Cortina D’Ampezzo per ritirare il Premio Protagonisti della montagna Anno 2000. Con me, altri alpinisti di fama indiscutibile: Marco Anghileri, Maurizio Manolo Zanolla e il comandante Claudio Baldessari.
Lassù presentai il mio alpinismo, raccontai la mia vita, ma soprattutto parlai di solidarietà e dell’Associazione intitolata a Serenella.

Marco Anghileri

Un mese dopo mi giunse da Nanyuki, alle pendici del monte Kenya, una richiesta d’aiuto per il finanziamento di un Centro per malati terminali. Si trattava della costruzione di un piccolo ospedale dove molti sofferenti, soprattutto di AIDS, avrebbero potuto trascorrere gli ultimi giorni della loro vita, accuditi da personale medico e infermieristico. Un’ora dopo il ricevimento della lettera da parte di Giuseppe Zencher, missionario laico da quasi quarant’anni in Kenya, mi giunse una telefonata da Cortina che mi avvisava della raccolta di una grossa somma a favore di “Serenella”. Decisi così di adoperare tanta generosità per questo progetto. 

L’ospedale, costruito e dedicato ad Anna, una bambina improvvisamente volata in Paradiso, è tutt’oggi il centro di riferimento per il sollievo di molti infermi in fase terminale, i quali, invece di essere abbandonati al loro destino e morire tra atroci sofferenze, possono trascorrere gli ultimi giorni della loro vita, accuditi da personale medico e infermieristico.

Nonostante in tanti anni mi fossi dedicato al sostegno di chi soffre, in quell’occasione ho avuto un’incredibile prova della Provvidenza.
Galvanizzato dal felice esito del progetto, capii l’importanza di legare il mio alpinismo, e quello di altri alpinisti, all’aiuto concreto verso tante persone e bambini in condizione di grande povertà.

Armando Aste

Pensai di promuovere, in collaborazione con la SAT (Società Alpinisti Trentini) delle serate con alpinisti celebrati dal titolo della manifestazione Alpinismo e solidarietà. Invitai Marco Anghileri, Manolo, Armando Aste e Mario Tranquillini, i quali accettarono, senza alcun compenso, di partecipare all’evento. Servendosi della loro passione avrebbero coinvolto il pubblico e incentivato la generosità verso chi soffre.

Alla vigilia dell’incontro con Marco Anghileri incontrai suor Corona di Besenello, da oltre cinquant’anni in terra di missione. L’anziana energica suora della Consolata mi chiese un aiuto per il finanziamento di un acquedotto: costo circa quattro milioni di vecchie lire. 

“Va bene”, le risposi e aggiunsi, “aiuteremo la sua gente”.
Vidi la missionaria felicissima, frugare nella borsa ed estrarre un foglio… “Avrei un altro sogno che è quello di costruire delle casette per le mie donne: mamme abbandonate dai mariti o rimaste vedove, costrette, con i loro bambini, a dormire sotto le piante. Trattasi di casette umilissime in eternit, ma indispensabili per dare un tetto alle mie donne. Costo 800.000 delle vecchie lire”. 

Il progetto mi piaceva, perché l’Associazione Serenella, grazie a moltissimi benefattori, aveva finanziato tantissime case in India, ma ultimamente l’aumento dei costi ne aveva rallentato la costruzione.
“Sorella, mi ha convinto, lanceremo il suo progetto, anzi facciamo cifra tonda di un milione di lire per ogni casetta”.
“Grazie! Così potrò comperare per loro un piccolo pezzo di terra da coltivare e magari anche una capretta per il latte”. 

Suor Corona, dopo una toccante testimonianza, presentò il suo progetto durante la serata di “alpinismo e solidarietà” di Marco Anghileri e, miracolosamente, in pochi mesi furono finanziate la costruzione di oltre 60 piccole case. Insomma dalla manifestazione scaturì tantissima solidarietà. Successivamente parlando con Marco lo invitai ad abbracciare l’idea di Alpinismo e solidarietà, testimoniando, durante le sue serate, un progetto a fin di bene. Alcuni mesi dopo mi chiamò entusiasta per raccontarmi che, durante una serata a Palinuro, aveva menzionato una missione in America Latina: un’iniziativa per ricordare un amico alpinista scomparso. La risposta straordinaria: proprio nella famosa località marittima venne raccolta una grossa somma di denaro. 

Maurizio Manolo Zanolla

Il fatto mi testimoniò come fosse appagante, anche per noi alpinisti, promuovere la carità. Marco ha perso la vita durante una difficilissima scalata solitaria invernale, ma il suo entusiasmo per la montagna, per la vita e per gli altri, soprattutto i più bisognosi, rimarrà sempre nel mio cuore e in quello dei tanti che l’hanno conosciuto e apprezzato. 

Sono alcuni esempi. Alpinismo e solidarietà ebbe ottimi riscontri e un buon successo, trovò il favore di molte persone e suscitò tanto scalpore e l’effetto ultimo fu quello di toccare il cuore, diffondendo un messaggio indirizzato all’attenzione e all’interesse della gente di montagna.

La manifestazione non rimase nel contenitore regionale, ma si espanse anche in molte sezioni del Club Alpino Italiano, utilizzando questo mezzo per sostenere altre realtà di volontariato. Un meccanismo e un insieme di azioni che hanno sensibilizzato e interessato vivamente molte persone attorno al problema della povertà, della giustizia, della sofferenza umana. Insomma, una valanga di bene conseguito. Un altro sogno realizzato grazie all’aiuto di molte persone di buona volontà. In tanti anni sono moltissimi gli alpinisti di fama che hanno collaborato a questo progetto, donando una o più serate alla solidarietà, avrei una gran voglia di citare i loro nomi, ma sono centinaia e rischierei di dimenticarne qualcuno. Quindi un grazie di cuore, anche se il mio grazie è nulla a confronto della soddisfazione che vi è rimasta nel cuore nell’aver aiutato chi si trova in condizione di grande povertà.

Da molti anni, dopo la malattia e morte di mia moglie Serenella, la mia passione principale non è soltanto quella di scalare, bensì quella di raccontare e con uno scopo ben preciso, che è quello di trasmettere i valori in cui profondamente credo: la fiducia in Dio e la solidarietà verso chi soffre. E vi posso assicurare che testimoniare è spesso più pericoloso e faticoso che rischiare la pelle su una montagna. E’ bello raccontare, scrivere per rivivere i propri sogni, senza rendersi conto di buttare ore e ore notturne in pagine e pagine: fissare di corsa i propri pensieri, rivedere immagini, ricordare momenti che ti passano nella mente, nel cuore, nel profondo dell’anima, abbandonarsi alla fantasia provando intense emozioni e sensazioni. Parole forti che diventano poesia. Mi piace essere un po’ poeta e un po’ alpinista. 

Ci sono momenti… Un giorno, mi chiamò un’anziana signora che viveva con la minima pensione, voleva adottare un bambino a distanza; era un po’ preoccupata poiché non sapeva se qualche imprevisto le avrebbe permesso di continuare il suo impegno nel futuro. Dopo averla ascoltata, commosso da tanta grandezza di cuore, la tranquillizzai assicurandole che l’adozione a distanza non comportava alcun obbligo, anzi avrebbe potuto smettere il suo gemellaggio in qualsiasi momento. Vista la situazione, la invitai a limitarsi a una piccola offerta, ma lei era decisa e mi fece capire come la sua scelta fosse il sogno di una vita. Per un attimo viene da pensare alla vedova del Vangelo che donava gli ultimi spiccioli e, per l’ennesima volta, s’impara quale sia la carità, quella più autentica. 

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Alpinismo e solidarietà ultima modifica: 2017-12-12T05:16:46+00:00 da GognaBlog

2 pensieri su “Alpinismo e solidarietà”

  1. 2
    Matteo says:

    Grande Sten e chapeau Beppe!

     

    Però manca: Qualcuno è alpinista perché la vetta di una montagna è il posto al mondo da cui posso pisciare più lontano

  2. 1
    Beppe Guzzeloni says:

    Qualcuno è alpinista perché suo padre era negli alpini
    Qualcuno è alpinista perché ha fatto la naja negli alpini, quindi …
    Qualcuno è alpinista … “perché dopo si beve il barbera”
    Qualcuno è alpinista perché un giorno l’hanno portato ad arrampicare e gli è piaciuto
    Qualcuno è alpinista perché gli piace stare da solo
    Qualcuno è alpinista perché vorrebbe essere considerato
    e stimato.
    Qualcuno è alpinista per dare un senso alle proprie frustrazioni
    e per dare eco al proprio bisogno di risposte interiori.
    Qualcuno è alpinista … per cercare se stesso … perdendosi in parete 
    e  incazzandosi che la via“non è logica e non c’è nemmeno un chiodo”
    Qualcuno è alpinista perché la via è senza chiodi e … “ però, come sono bravo”
    Qualcuno è alpinista perché solo dopo tanti anni di salite scopre che è bello  andare in montagna
    Qualcuno è alpinista per guardare gli altri dall’alto con l’illusione di essere ammirato, non accorgendosi che gli altri guardano altrove
    Qualcuno è alpinista perché “osa e sarai come un dio” … poverino …
    Qualcuno è alpinista perché sa rinunciare alla vetta, senza sentirsi sconfitto, ma vivendo la rinuncia come un atto di umiltà e quindi una vittoria.
    Qualcuno è alpinista perché si congratula con gli altri  che ce l’hanno fatta
    Qualcuno è alpinista per toccare le più alte cime ed essere maggiormente vicino a Dio, dimenticandosi la vita degli altri
    Qualcuno è alpinista perché ama la storia dell’alpinismo come  storia di uomini e donne, sentendosi  parte di essa
    Qualcuno è alpinista perché vive la propria individualità nei silenzi delle creste e avvolto dalla verticalità delle pareti.
    Qualcuno è alpinista perché prova stupore della creazione di ciò che lo circonda e vive del silenzio
    Qualcuno è alpinista perché ama andare in cordata con un amico perché crede nell’amicizia
    Qualcuno è alpinista perché ama la vita in tutte le sue dimensioni
    Qualcuno è alpinista, anche se ha deciso di non esserlo più, perché  porta con sé il ricordo e la nostalgia.
    Qualcuno è alpinista perché si pone domande di fondo , magari bivaccando bisbigliando alle stelle
    Qualcuno è alpinista perché un giorno ha scoperto che salire le montagne ha il valore aggiunto di non servire a niente, liberandosi dalla logica di mercato che chiede contropartite al rischio.
    Qualcuno è alpinista perché vuole andare in direzione contraria al “buon senso e dell’ovvio” sfidando la gravità con lo sguardo rivolto ad un futuro sostenibile per le Terre alte, sporcandosi le mani.
    Qualcuno è alpinista perché ha un sogno,  perché sa che si muore quando non si chiede più. Il verbo della vita è chiedere, avere una domanda, lanciare il punto interrogativo verso l’alto … salire in cima alla propria esistenza.
    Grazie Sten

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