Ande

Un centocinquanta chilometri più a ovest e ci si andrebbe in pedalò. Prima che ciò accada, magari per colpa vostra, la Provvidenza ha voluto che qualcuno scrivesse la prima e forse unica enciclopedia andina: questa. Edizioni Improprio 2008.

Ande
di Claudio Maria Cremona

Prefazione
Ho scritto questo libro/enciclopedia approfittando di un attimo di disattenzione delle Muse. Si vede. Anche la Madre Terra aveva da fare coi suoi piccoli (nuoto, inglese, danza, global warming, le solite cose insomma) e non si è accorta di niente.

Ho chiesto ad alcuni geologi, esploratori, trekker e alpinisti, come si fa normalmente tra gente ben educata, di leggere in anteprima queste righe e di farmi avere un commento – o un pernacchio – prima della loro pubblicazione. Silenzio di tomba. Neanche il pernacchio.

Non posso pertanto assicurare il lettore circa la reale consistenza scientifica di quanto leggerà.

Quel che segue, avverto subito e ci metto il bollino rosso, è roba per stomaci forti. D’altra parte – come disse Chris Bonington di fronte a una fumante mozzarella di bufala – “le Ande nun so’ la spiaggia dell’Arenauta”.

Siccome poi questa non è una guida, bensì una vera enciclopedia andina, gli argomenti, quando ci sono, sono esposti voce per voce, ma non in strettissimo ordine alfabetico perché in alta montagna è meglio stare comodi. Alcune voci non si sentono quando il vento si mette a soffiare particolarmente forte.

Poco prima di andare in stampa mi è venuto in mente questo profondo penziero: con tutte quelle “x” nel nome, gli dei del centro e sud America hanno un forte vantaggio competitivo sul dio dei cristiani in fatto di sms.

Roma, dalle parti di Via Lima, primavera 2008

Un punto di partenza ideale
Via Lima, Roma – E’ la località più vicina alle Ande nella quale mi sia capitato di avventurarmi e dalla quale pertanto idealmente scrivo. Su oltre ottomila chilometri di distanza tra Piazza Vescovio e l’Aconcagua, duemila metri in meno sono già qualcosa.

Oltre Via Lima non sono mai andato, per ovvi motivi di acclimatamento: dopo mezz’ora sto già male. Ma mi sono informato con i passanti circa gli usi e le tradizioni delle regioni più alte. Ogni tanto, qualcuno proveniente da Piazza Ungheria ha cercato di fregarmi, smerciandomi inutili notizie concernenti la Pannonia. Ma io li ho sempre riconosciuti dai baffi, dagli stivali, dal violino e soprattutto dai cornetti caldi che gli fuoriuscivano dalle larghe maniche della giubba. Fischiettavo una czarda e quelli – zac – ci cascavano come polli e si mettevano a ballare!

Stranamente, Via Lima parte alla stessa quota di Via Panama, il che è già un controsenso, ma poi, addirittura, verso nord, Via Lima sfocia nella stessa Via Panama che sale decisamente e con facili roccette porta in cresta a Via Salaria. Tutto questo casino topografico spiega in maniera definitiva perché i ragazzi di oggi fanno a pugni con la geografia.

Via Lima, Roma

Le civiltà andine precolombiane
Basti sapere che le diverse culture precolombiane non conoscevano la scrittura. Non potevano quindi postare sui forum o mandare “lettere al Direttore”. Non conoscevano la ruota e così non passavano la domenica a guardare i pit-stop. Meritano tutta la nostra ammirazione.

Qualcosa di più sugli Inca
Collezionisti di mattoncini Lego, ci costruirono sopra un impero. E visto che le spiagge erano impraticabili in quanto piene di turisti decisero di farlo in altura. Passavano il tempo tra un sacrificio umano e l’altro. Poi arrivò un tale dall’Europa e con una ventina scarsa di compari, qualche moschetto, una dozzina di cavalli e un po’ di bacilli sconosciuti li sterminò completamente: Inca-cchioni.

Inca-strato = Versione precolombiana e orizzontale della c.d. “piramide umana”.
Inca-volato = Capocordata peruviano che non si tiene.
Inca-tenato = Altro capocordata peruviano che ha avuto la cattiva idea di farsi fare sicura da un invasore spagnolo burlone.
Inca-prettato = L’ultimo amerindo originale rimasto sulla piazza dopo le piacevoli novità importate dalla Spagna che ha avuto a che dire contro i primi siciliani sbarcati nel continente sudamericano e ha cercato di spiegare loro che da quelle parti il pizzo non si paga, ma si scala.
Inca-sellare = Simpatico giuochino in voga tra i Conquistadores ansiosi di esportare la civiltà europea nelle Americhe, che consisteva nel sellare i poveri local e farsi portare in giro al trotto, all’ambio e talvolta persino al galoppo.
Inca-tramare = Spassoso passatempo della domenica dopo la Santa Messa, nel quale il nativo veniva preso, impeciato dalla testa ai piedi e cosparso di piume variopinte, a perenne monito circa la fallacia delle vecchie divinità amerinde.
Inca-ponirsi = voler fare una cosa sulle Ande a qualsiasi costo.

Quito, Avenida de las Pequeñas Puttanas. E’ l’equivalente sudamericano della

via delle Zoccolette, Roma

Luoghi andini notevoli per un italiano
Porto Nacho
= Amena insenatura nella tierra de nessuno tra Perù e Cile, un tempo florido approdo di pescatori, pinguini in pensione e collezionisti di guano. Si narra che Charles Darwin vi abbia soggiornato. Mentre è sicuro che Garibaldi vi abbia dormito, come attesta una lapide in un diruto palazzotto della città vecchia. Porto Nacho, col tempo, ha perso il suo splendore e si è ridotto a un deposito di autobus sgangherati che fanno servizio sulle impervie strade della Cordigliera.
Trinidad de los Montes = Isola caraibica che ha cambiato di posto e ora si trova dalle parti dello Stretto di Magellano quando non ha meglio da fare. Caratteristica la lunga scalinata naturale che porta ai piedi di un caratteristico torrione permanentemente avvolto da un’impalcatura e da una gigantesca pubblicità di lassativi. Almeno supposta tale.
Torre Espaccada = Ameno quartierino periferico di Bogotà, animato da popolari scontri tra caratteristiche bande locali di produttori di coca, gendarmeria, FBI. Le Nazioni Unite lo hanno proposto come sede di un “parco a tema”.
Casiliño Terciero = Roccaforte della malavita andina di alta quota.
Puerta Portès = Variopinto mercato dove si trova un po’ di tutto, compreso il banchetto col giuego de las tres cartas.
Sierra de los Mandriones = Popolata un dì da tipacci poco raccomandabili, oggi è ricercatissima da giovani professional che restaurano belle dimore con vista sull’acquedotto innevato tutto l’anno.
La Stuerta = Località sita in un punto strategico ove confluiscono i principali itinerari di trekking andini e quindi ove vengono fatti affluire tutti i viaggiatori infortunati. Gemellata con gli Istituti Ortopedici Rizzoli di Bologna e il Codevilla di Cortina d’Ampezzo, attende il via libera dell’Organizzazione degli Stati Americani per gemellarsi anche con la romana Villa Stuart.
Pampas Fiscales = Ad Est della Salaria, questi sconfinati pratoni prima o poi portano alle falde andine.
Birreria Peròn = Locanda molto frequentata da giovani e meno giovani di tutto il continente sudamericano. Soprattutto il sabato la fila può arrivare fino a San Giovanni. Vi si serve della buona cerveza e piatti a buon mercato. Il servizio è al tempo stesso rivoluzionario e conservatore, interrotto spesso dal gestore che si mette a fare lunghi comizi improvvisati.
Avenida de las Pequeñas Puttanas = A Quito è l’equivalente di Via delle Zoccolette e anche qui (toh!) si mangiano i migliori carciofi della Capitale.

Ciampiño, Roma

Ciampiño = Luogo frequentato sin dai tempi degli Inca per cerimonie sacre legate all’alpinismo. Gli Inca-paci venivano gettati dall’alto del modesto dirupo da istruttori senza scrupoli e con il corpo ricoperto di piume in tessuto windstopper. Si possono ancora ammirare (!) i resti mummificati di un partecipante al corso di arrampicata del CAI di Cuzco sospeso a metà della nera parete mentre cerca di risalire una corda appeso a dei misteriosi nodi autobloccanti sui quali gli archeologi ancora si interrogano e la cui grafia corretta è oggetto di aspri dibattiti tra i cultori delle lingue amerinde.
Bari Loche = minuscolo aeroporto di alta quota assai distante da Bari Palese.
Stele del Lonzòn = Monumento preincaico costituito da un gigantesco insaccato monolitico dedicato al locale dio felino, che proverebbe remotissimi contatti tra il Sudamerica e Norcia.

Principali vette andine e itinerari
Bacon Cagua
= Plaisir quanto si vuole, ma parete scivolosa. Si preferisce il versante nord perché i ramponi entrano meglio nel grasso non scaldato dai raggi solari. Il versante sud è tutto a dadini e si deve salire con grande attenzione, come camminando sulle uova. Interessanti e ameni gli itinerari di cresta su cotica a tratti ottima. Il sottostante “Lago dei Polacchi” è pieno di vodka della peggior specie.
Kimborazzo = Vetta che ha dato il nome a una qualità di caffè equadoregno coltivata in altura che, miscelata con peperoncino messicano, è utilizzata per artistici fuochi pirotecnici o per sostenere l’assalto alle facili roccette finali dei quasi settemila andini. Molti buontemponi salgono sul quasi omonimo monte per dire alla fidanzata che sono stati sul luogo più distante dal centro della Terra. Insomma, la solita scusa del cacchio per starsene due mesi fuori di casa.
Cotopaxi = Altura della Cordigliera che sta ancora in causa perché l’hanno fermata a 5897 metri e per 103 metri soltanto non può godere di tutti i privilegi dei seimila, a partire dalla pensione agganciata alla retribuzione media degli ultimi dieci milioni di anni. Per questo è un vulcano tuttora in servizio e sta sempre incazzato. I 103 metri del Cotopaxi sono diventati l’unità di misura del celebre “scalone” pensionistico.
Pico della Mirandola = modesta altura del Modenese, ma che si ricorda quasi tutto.
Illipiedi = Imponente vetta preferita tra tutte dagli istruttori CAI e da chi porta qualche malcapitato a provare l’arrampicata per la prima volta. Dopo aver parcheggiato, nel lungo ed estenuante cammino di sei giorni che porta all’attacco il novizio sentirà dire solo questa raccomandazione: “si sale con gli illipiedi. Non pensare all’illimani”. Una volta in parete, le profonde valli circostanti risuonano dell’eco di “muovi quei cacchio di illipiedi, guarda dove metti gli illipiedi” e così via.
Camminoacido = Itinerario analogo al GR20 della Corsica, che ha la caratteristica di non svolgersi nell’isola Mediterranea ma di percorrere tutta l’America Latina in cresta con begli affacci sull’Oceano Pacifico. Se si ha tempo si può vedere anche il Franchetti o il Locatelli a seconda della tariffa scelta. Alla fine un appagante senso di spossatezza pervade le membra, si cominciano ad avere le visioni e ciò spiega perché il Sud America è prevalentemente cattolico.
Santiago di Scompostèla = Al termine del Camminoacido c’è questo piccolo santuario che accoglie i valorosi camminatori, talmente stanchi e arrancanti, ormai privi di qualsivoglia stile nella falcata, che si gettano esanimi sul sagrato. Nostalgici delle dittature militari ne approfittano per improvvisare coi malcapitati allegre e festose fosse comuni.
Sierra Scarrupada = Tradizionale luogo di raduno degli scalatori italiani di sinistra dura e pura. Comanda Ardito Desio Bertinotti, impeccabile nei suoi pantaloni alla zuava e giacca di tweed, fasce di seta ai polpacci, sciarpa di alpaca intorno al collo, sigaro cubano fra i denti, Vanity Fair e Guida Vallot alla mano. Le cordate – un tempo divise sul concetto di mezzo barcaiolo – si uniscono in uno sforzo comune per la conquista di Cima Quorum. Ma quando già il capospedizione si prepara a stappare il millesimato champagne pronto per la conquista, alla vista improvvisa dell’arcobaleno le cordate rimangono folgorate e si danno alla fuga più disordinata. Il meteo del Colonnello Veltroni, d’altra parte, l’aveva detto: “no alle cordate inutili”. Walter Bonatti, che a sprezzo del pericolo aveva portato su tre milioni di voti per l’assalto finale, scriverà un libro: 13 aprile, la mia verità.

Il Kimborazzo

Principali vie andine
El Condom Pasa
= Itinerario molto aereo e per così dire “morfologico”. L’uso di deltaplani, se azzera le principali difficoltà, nulla toglie alla spettacolarità della via. Giunti all’attacco, si sale a piacere per morene, ghiacci, roccia marcia e qualche facile paretina di max III. Giunti in cima si lancia una corda (attenzione! Minimo 5/600 metri) sul Pico de Fronte nella speranza di agganciarne il cocuzzolo terminale. Superata la difficoltà, si compie una lunga “traversata alla tirolese” fino al predetto Pico. Qui giunti (difficile, faticoso) si respira un po’. Riempiti i polmoni, si soffia in un preservativo colorato e si lancia il palloncino in aria per festeggiare la vetta.
Tascapane a tradimento = Via per nostalgici dell’eskimo che affronta una dopo l’altra una serie di rivoluzioni non difficili ma talvolta aleatorie. Si attacca dove capita, appena si trova un Gendarme (non difficile, anzi. Diventa difficile quando se ne trovano due. Da tre in su son problemi e si può arrivare al grado VIII). Il tratto chiave è capire da quale Gendarme cominciare. Quello coi baffi o quello colla panza? Quello coi baffi è liscio liscio e apparentemente senza appigli almeno fino ai baffi. Quello colla panza è decisamente bombé e ancora più liscio di quell’altro. Nell’indecisione, si fa notte. Con l’aiuto di Sendero Luminoso ci si arrangia un bivacco di emergenza. Il mattino seguente, al levar del sole, si procede con qualche nazionalizzazione qua e là prima che faccia brutto. A mezzogiorno si fa una bella svalutazione per illudersi di avere la pancia piena. Il cammino della revoluciòn si fa sempre più verticale. Meglio fumarsi uno spinello prima dei tiri davvero difficili. Enormi seracchi piazzati lì dalla CIA sbarrano la strada per la vetta. Ma alla fine è la vetta! Nel cielo rosso del tramonto, lo sguardo si spinge verso est. Cazzo. La foresta amazzonica è praticamente scomparsa per fare spazio alle coltivazioni di bio-carburante! E’ ora di scendere in fretta prima che radano al suolo le Ande…
Bolivarie ed eventuali = Itinerario facile, ma non banale, quasi da scampagnata condominiale, ma per condomini allenati, che percorre una lunga cresta di roccia spesso buona, qualche stucco e una paretina finale a cortina, liscia ma generosamente spittata. Fascicolo di fabbricato in vetta. Raggiunti i millesimi necessari per poter aprire legalmente la cordata, l’amministratore propone il primo tiro di corda che si snoda per facili questioni di cui non frega niente a nessuno. L’assemblea approva all’unanimità il primo tiro (facile, qualche passo di II). Recuperati con paranco i condomini più anziani, si passa al secondo tiro dove le difficoltà aumentano (questioni di III+). Spalleggiato dal Presidente e dal Segretario, l‘Amministratore riesce comunque a uscire dalle difficoltà, facendo sostare l’Assemblea su comodo terrazzino. Distribuiti i ramponi e le picche ai partecipanti, si affronta una goulotte ghiacciata a metà della quale la cordata si blocca. Si apre la discussione sulle infiltrazioni, la loro causa, la ripartizione della spesa per la riparazione. In questo caso, spiega l’Amministratore, la spesa sarà sostenuta da tutto il versante Nord, che è quello interessato dalla perdita. Applausi dai condomini del versante Sud e delle creste laterali (IV, discuss., parolac.). Con mugugni si affronta il quarto tiro (delicato con passi di V sup), alla base del quale i più anziani si fermano e danno delega per la prosecuzione. La cordata affronta infatti il tratto chiave noto come “il servizio di portineria”. L’Amministratore salendo cerca come può di far precipitare sassi sui condomini a lui contrari, poi si concentra per passare un tettino un po’ ostico (V+), sopra il quale però c’è il generoso appiglio della cassetta delle lettere. Superate le facili roccette del locale caldaia, si percorrono gli umidi ex-lavatoi (II) e si giunge finalmente in vetta sul lastrico solare.

Le parole indispensabili per sopravvivere nelle Ande
Atlande
= Volume contenente mappe più o meno dettagliate della grande catena che percorre l’America Meridionale per oltre settemila chilometri. Indispensabile per il viaggiatore, quasi quanto codesto aureo volumetto. Diffidare di quelli che danno informazioni sbagliate, come un DeAgostini in mio possesso che piazza nelle Ande una cima di ben 7010 metri!
Andenati = Di essi sopravvivono pochi esemplari, essendo stati sterminati dai cristiani Europei e dai cattolicissimi Spagnoli in particolare.
Smandrappata = donna di facili costumi delle alte quote. Se ne incontrano lungo la strada che da Via Salaria porta sino alle coste del Pacifico. Per mostrare la merce, appaiono discinte anche laddove le temperature consiglierebbero piumini e duvet. Per scoraggiare il turpe mercato sessuale, sono state piazzate numerose telecamere lungo le principali alte vie andine. Dalle targhe si risale ai componenti della spedizione, che vengono multati sonoramente. Quando, al ritorno a casa, l’alpinista sospira e si lamenta con la moglie che la spedizione “è andata a puttane” c’è da credergli.
Andiedro = vocabolo complesso che potrebbe significare un diedro andino, oppure sgrammaticatura del tipo “arrivorno fino a lì eppoi andiedro fino al cengione…”. Nei diedri andini l’acqua si comporta come nei lavandini australi. Gira dall’altra parte rispetto a ogni buon lavandino dell’emisfero boreale. Ciò spiega perché la maggior parte dei cessi all’Equatore è intasata. Non è per cattiva volontà dei local o dei turisti, della mancanza di carta o di defecazioni troppo abbondanti. E’ che all’Equatore l’acqua che scende dallo sciacquone non sa come comportarsi e da che parte girare. I sassi, invece, sono stati programmati per cadere sempre nella stessa direzione, dall’alto verso il basso, e di solito anche da quelle parti una delle facce del diedro è lissia lissia. Su quella faccia si sale, manco a dirlo, in anderenza.

Andovài?

Andovài ?= espressione romanesca tipica delle alte quote andine, quando in un rifugetto si incontrano casualmente andinisti italiani.
Andirivieni = termine che rende l’idea del traffico lungo certi popolarissimi itinerari della Cordigliera quando ci sono i saldi, c’è un buffet d’altura o inaugurano un nuovo outlet. Certe volte la fila va da Santiago del Cile quasi a Lunghezza, all’imbocco della A24.
Anduja = spedizione calabrese sulle Ande. Di solito corredata da episodi piccanti.
Andujotti = componenti di una spedizione piemontese sulle Ande rimasti senza Gi, il capospedizione.
Andailovèr = canzone dei Beatles, che viene mugugnata masticando foglie di coca lungo gli interminabili e noiosissimi pendii dell’Aconcagua o dell’Illimani.
Andemarcia = fascista cileno della prima ora. Incita ancora i camionisti di passaggio a provarci un’altra volta collo sciopero. In un’altra accezione indica lo stato pietoso della roccia andina e gli oceani di sfasciumi che in qualche modo si ergono stringendo i denti fino ai seimila e più.
Andennista = tecnico tv di alta quota. Quando vi dice che deve salire sul tetto (del Sudamerica) preparatevi a un conto molto salato.
Andònio = nome comune in tutto il Sudamerica oltre i tremila metri s.l.m. Andrei = condizionale russo, usato da alpinisti che stanno cercando una scusa per non imbarcarsi in una noiosa spedizione in Sudamerica.
Andardide = dorsale sottomarina delle Ande che le congiunge con l’Antartide, oppure pronuncia raffreddata di quest’ultima.
Andalù = personaggio africano nonostante il richiamo andino del nome.
Àndino = con l’accento sulla “a” è un errato congiuntivo esortativo molto usato peraltro su tutta la Cordigliera, soprattutto nei momenti di calca, confusione e congestione del traffico, o nel giorno di Pasquetta quando mezzo continente esce per fare il picnic all’aria aperta sulle rive del lago Titicaca.
Cordogliera = catena di messaggi funebri che percorre l’America meridionale da nord a sud, oppure lamentatrice e urlatrice professionale scritturata in occasione di esequie di una certa importanza folkloristica.
Andande = movimento musicale poco frequente alle alte quote. “Lento” e “Adagio” sono invece comunissimi, quasi quanto le pause.
Accordo di siesta = in gergo musicale è una triade maggiore o minore cui si aggiunge la sesta nota della scala. Su per le montagne andine significa invece che gli alpinisti so’ stanchi e sono tutti d’accordo per stendere un po’ le gambette.
Andorra = uno dei Paesi più lontani al mondo dalle Ande.
Andìcoli Corrado = ridente paese sospeso a metà tra la Cordigliera e i Monti Prenestini.
Andigèlo = fluido indispensabile a certe altitudini.
Andipatico = lo si diviene comunque dopo tre giorni di bivacco forzato su di un esiguo terrazzino in mezzo alla tempesta, con le scorte che si vanno riducendo al lumicino. Dopo il quinto giorno senza mangiare la condizione passa da “andipatico” a “interessande” oppure a quella equivalente di “andipasto”.
Andelucano = componente potentino o materano di spedizione interprovinciale sulle Ande, caratterizzata da sveglie prima che sorga il sole.
Andagonista = atleta peruviano di estrema sinistra, spesso critico.
Bolivia Turco = ministro sudamericano con delega alle canne.
Andicipo = somma da versare alla prenotazione della spedizione.
Andicipazione (sul TFR) – Manovra indispensabile per iniziare a pensare di fare una spedizione nelle Ande. Consiste nell’implorare la direzione del personale di concedervi un anticipo sulla liquidazione col quale cominciare a comprare i biglietti aerei. Se invece delle Ande si va sulle Alpi, si chiede una Alpicipazione.

Eccitande (prima accezione) = barretta di coca astutamente ricoperta di cioccolato, da consumare alle alte quote per sostenere lo sforzo finale, preferibilmente lontano da fastidiosi cani antidroga della gendarmeria locale

Andermatt = boscaiolo svizzero che ha perso la testa per una bella peruviana.
Andistaminico = principio attivo contro raffreddori in quota e le allergie, soprattutto per quelle ai sassi, la polvere, il vento e la maledizione di Montezuma.
Andidepressivo = pillola di alta quota per riacquistare un po’ di sprint e buonumore.
Andazzo = qualcosa che anche in Sudamerica spesso non piace.
Andimateria = sassi, ghiaia, neve, roccia, sfasciumi, morene scivolose, brecciolino, polvere, insomma tutto ciò che costituisce le Ande e il loro contrario. Componenti tipici dell’andimateria sono i Muones, i Bosones, i Quarkones e gli Scivolones.
Andamane = isole lontanissime, ma che si possono vedere dalle cime più alte delle Ande di mattina presto se non c’è foschia e si ha un po’ di culo.
Andidoping = esame cui sottoporre il vostro più caro amico quando vi propone a tradimento di seguirlo fin laggiù con l’autostop per scalare il Pico Vattelappesca.
Andaluso = Giovane rocciatore del Sud della Spagna che ritorna in patria da una spedizione in Patagonia risoltasi in un buco nell’acqua (oltretutto gelida).
Andropofagia = simpatico gioco di società organizzato dalle compagnie aeree locali quando i loro vettori pensano bene di schiantarsi a seimila metri in mezzo al nulla.
Andreotti – Inconfondibile gobba tra la cima sud e la cima nord dell’Aconcagua. Esordì come Sottosegretario alle basse temperature già con la prima spedizione De Gasperi. Famosissimo per le sue battute taglienti provoca un rapido degrado del vibram degli scarponi.
Educande = collegiali di Montevideo portate sulla Cordigliera a imparare cos’è la vita.
Mutande = indumento possibilmente di lana o pile vista la temperatura.
Diserbande = intruglio chimico atto a sopprimere ogni tipo di pianta, che pare sia stato inavvertitamente sparso da qualche gigante mitologico su gran parte della catena.
Tandem = speciale bici con sellini molto grandi e pedaliera doppia atta a ospitare cime sudamericane anche di notevole altitudine.
Importande = commerciante internazionale di chincaglieria sudamericana.
Badande = peruviana che bivacca 24 ore al giorno a servizio di mammà inferma.
Vandemecum = documento indispensabile per orientarsi nella Cordigliera.
Andycapp = celeberrimo fumetto ecuadoreño.
Handicap = punteggio personale di ogni montañero andino.
Brigande = losco figuro che si aggira sugli alti valichi andini per derubare i malcapitati che passano da quelle parti.
Piandeifiacconi = diramazione della Cordigliera che arriva fin sotto la Marmolada.
Mandrake = andista fichissimo che fa delle robe spettacolari sui settemila.
Andicaglie = robivecchi di alta quota.

Eccitande (seconda accezione) = scalatrice locale di notevole bellezza

Andifascista = sudamericano che non si capisce bene se è di estrema destra oppure no.
Pandemonio = se ne combina spesso intorno ai 6000 metri mettendo un po’ tutto a soqquadro, spesso per influsso del Maligno.
Sandandonio = anche in Bolivia protegge dallu dimonio. E’ l’unico che può scalare contemporaneamente due vette. Scrive sui forum con due nicknames diversi ed è spesso il clone di se stesso. Da non perdere lo spettacolo di quando va in falesia e si fa sicura da solo e si incazza da morire quando si distrae o si mette a fumare in sosta, chiacchiera con gli altri, si allaccia le scarpe, vuol farsi una foto, si mette a bere, non controlla il nodo di sicurezza, fa lo scemo con le ragazze. Non ricorda mai se una certa via o un certo tiro li ha tirati da primo o da secondo.
Sandokan = nota guida andina convertitasi alle attività marinare dopo aver letto casualmente un romanzo di Salgari.
Sandalucìa = Santa invocata da chi perde gli occhiali tra Caracas e Ushuaia.
Sandippe = moglie noiosa di filosofo patagonico.
Eccitande = barretta di coca astutamente ricoperta di cioccolato, da consumare alle alte quote per sostenere lo sforzo finale, preferibilmente lontano da fastidiosi cani antidroga della gendarmeria locale. In altro senso, scalatrice locale di notevole bellezza.
Scusande = Materia prima usata correntemente dai sòla, datori di buca e simili.
Andersen = Noto scrittore di favole e pertanto sinonimo di chi inventa e/o spaccia imprese mirabolanti sulle Ande.
Andecente! = Espressione urlata equivalente ad “Azzozzone!” di utilizzo polivalente sulla catena andina all’indirizzo di chi ne combina qualcuna di grossa o di troppo.
Fandonia = Stupidaggine in generale, ma in particolare concernente la Cordigliera.
Isole Falkland = Non hanno assolutamente niente a che vedere con le Ande. Gli Argentini per questo le chiamano Malvinas.
Pandoro = Dolce natalizio sudamericano.
Pandora = tipico vaso sudamericano da non scoperchiare.
Tupamaro Lucano = ex sessantottino nato nei sassi di Matera, diplomatosi a Eboli e cresciuto in un altoforno bresciano, del quale non si capisce perché volesse proprio fare la rivoluzione.
Bestia da somma = amico ricco dell’alpinista bravo ma povero, il quale ricco non solo paga per sé e per quello bravo, ma gli porta fino all’attacco tonnellate di materiale spesso inutile.
Copto volante (non c’entra niente, ma …)

E infine:
Random – Andare a zonzo sulle Ande, senza meta, in inglese.

Pandora = tipico vaso sudamericano da non scoperchiare

Domandone finale (à la Heidegger)
Perché le Ande stanno lì dove sono invece che da un’altra parte? E come si sono formate?”.
Secondo alcuni, le Ande erano bell’e pronte coi loro quasi settemila per essere messe in America del Nord, affacciate sulla costa del Pacifico. Ma i pionieri si opposero (“And You Are Crazy”), argomentando che la California e l’oro li aspettavano e loro non avevano ancora il goretex per affrontare passi così alti. Inoltre, venne fatto saggiamente notare, non sarebbe più venuto tutto quello Zinfandel della Madonna nella Napa Valley. Potevano sopportare la faglia di Sant’Andrea, la figlia di Clinton, ma le Ande, lì, no. E così le Ande finirono nel primo buco libero più a sud, nella disattenzione totale dei local, riuniti in uno stadio a vedere Argentina-Brasile.

A questa interpretazione “metallurgico-enologica” della genesi andina, ormai fortemente minoritaria in quasi tutte le Università e forse anche al CEPU (resiste ormai solo sui baciperugina), si è ben presto contrapposta la scuola neo-zoccolo-continentalista (“neozoc”).

Secondo questa scuola, in tempi assai remoti gli dei amerindi Lulaxopetecl e Chavezquixxicatl avrebbero cominciato pian pianino a spostare l’America del Sud verso Ovest, cioè verso le terre atee e senzaddìo di Chipango e soprattutto del Catai.

I due dei – sostiene questa tesi – lo avrebbero fatto un po’ per burla, un po’ per allegria, per riempire qualche pomeriggio, per scommessa, perché faceva caldo, per farsi belli con le ragazze, per poterne scrivere sui forum di storia e geografia, per vedere se il telefonino prendeva anche lì, per tirare l’alba un poco di più, per fare uno scherzo ai compagni di scuola, per vantarsene il sabato sera, per giustificare un altro bicchierino, per parlarne giocando a sottomuro o al biliardo, per pagare pegno, eppoi – diciamolo – un po’ anche per metterla nel culo ai loro parigrado del Nordamerica, che per secoli, ere e millenni – insomma fino a cinque minuti prima – si erano fatti beffe e pernacchi quando non plateali scorregge dell’America meridionale senza motivo alcuno.

Quindi questo spostamento verso Ovest cominciava a essere un po’ troppo a Ovest per i gusti dei numi dell’America del Nord, che ogni tanto, tra una predica e un bicchierone di whisky, leggevano i rapporti dell’intelligence. Si rischiavano conseguenze addirittura letali se non gravissime: anzitutto lo stiracchiamento abnorme e non euclideo del triangolo delle Bermuda; in secondo luogo l’allontanamento dalle coste di svariati paradisi fiscali; terzo, lo sconvolgimento della corrente del golfo e con esso la scomparsa di tutti i campi di golf della costa orientale (e la corrente fu poi ribattezzata dai Premi Nobel per la Buca Jack Nicklaus e Tiger Woods “corrente del golf”).

Fu così che la natura, che non fa salti e pertanto è proprio indiscreta, dopo aver messo a posto con guerricciole e invasioni portatili Messicani, Panamensi e Grenadini, suscitò contro Lulaxopetecl e Chavezquixxicatl l’ira del terribile dio nordamericano Bushkillquixzotl, dio senza senato e camera dei rappresentanti, ma con la valigetta (egli è rappresentato proprio così, mentre scende, con una valigetta piena di spazzole in mano, dalla pancia di un buffo uccellone piumato che ricorda un elicottero).

Busheccetera, sostengono i “neozoc”, schierò i suoi eserciti sul ciglio della piattaforma continentale sudamericana, più o meno dove la corrente di Humboldt sfiora quelle cataste di merda che sono le Galapagos, per arginare la spinta eversiva a ovest del continente sudamericano. Nella merda sì, ma per salvare la democrazia.

Gli eserciti del nord resistevano alla spinta, i desperados di Lulaeccetera e Chavezeccetera spingevano, insomma, facevano quello che potevano, oggi c’era il Carnevale, domani il Trofeo Libertadores, dopodomani lo sciopero delle autobotti prosciugava il Pampero, mica se po’ sta’ a fa’ sempre ‘a rivoluzione, eppoi faccaldo a spigne.

E insomma, a farla breve, quelli spingiucchiavano, gli altri resistevano, la crosta terrestre si corrugava e le Ande crescevano crescevano… stavano arrivando anche loro a quasi settemila.

Ed ecco, mancava neanche una camionata di sassi per fare i settemila, bastava un’altra spintarella, quando l’arbitro Hernandez di Puerto Escondido fischiò il calcio di avvio di Ecuador – Bolivia e tutto un continente smise di spingere, di botto, voltandosi verso la televisione e da allora non riprese a spingere mai più.

Così nacquero le Ande. Questa è la ragione per cui non raggiungono i settemila, quando c’erano tutte le premesse per farlo. Insomma, dire che laggiù non ci hanno voglia di fare un cazzo non è razzismo. E che senza tutti questi immigrati l’Italia ce la può fare.

Piuttosto, avvertite Dick Cheney che la spinta è finita e può uscire dal Guan(tanam)o. E comunque anche le Ande sono merito degli Americani. Bisogna essere dei comunisti per negare l’evidenza geologica. Come dire che lo sanno anche i sassi.

The and     

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Ande ultima modifica: 2017-05-13T05:53:23+00:00 da Alessandro Gogna

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