Antartide. The Last Great Climb

Intervista a Leo Houlding: una giovinezza ad alto rischio, in via di moderazione

In cima all’Ulvetanna io e Stanley avevamo programmato di lanciarci in tuta alare dalla vetta. La temperatura era di -35° e la bufera aveva trasformato le condizioni della montagna. Sarebbe stato esaltante filmare il nostro lancio, ma non ce la siamo sentita di abbandonare il resto del team durante una discesa che si sarebbe rivelata rischiosa”. Chi conosce Leo Houlding, famoso per le sue ascensioni in giovanissima età e per i suoi lanci in base-jumping, sa quanto possa essere stata sofferta questa decisione. Un aneddoto che fa riflettere su come l’esigenza di realizzare (e quindi documentare) grandi imprese alpinistiche non vada mai anteposta all’importanza di mantenere un ragionevole grado di sicurezza. Una necessità, quella di documentare, di cui Leo ha dichiarato “conciliare due esigenze opposte come quella di scalare una nuova linea di salita e raccontare l’esperienza con un film di massima qualità, è molto difficile”. “Abbiamo dovuto scalare metà della via due volte, prima per le riprese da sotto e poi per quelle da sopra”. “Ad ogni modo” prosegue “sono molto soddisfatto del risultato”.

Ulvetanna (Antartide), creste nord-est e nord-ovest (via Huber)
White Desert: Flug über den Ulvetanna Peak in den Drygaslki-Bergen

In arrampicata sulla cresta nord-est dell’Ulvetanna
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L’alpinista britannico Leo Houlding ha condotto al successo un gruppo internazionale, nella prima ascensione di un’importante via nuova sul rimarchevole picco antartico dell’Ulvetanna 2930 m, secondo Houlding “la montagna più impegnativa nel continente più duro”.
La forma e la bellezza eccezionali di questa montagna sono punte di diamante in un mondo solitario, selvaggio ed estremamente remoto come quello antartico. La cresta nord-est è stata definita The Last Great Climb (l’ultima grande scalata), anche se tutti sanno che altri alpinisti (o forse addirittura gli stessi) presto ne scoveranno un’altra…

La spedizione aveva raggiunto l’Antartide a fine dicembre 2012, ma la vetta fu salita soltanto a fine gennaio 2013. Suoi compagni erano Sean Leary (USA), Jason Pickles (UK), David Reeves (Sud Africa), Chris Rabone (UK) oltre ad Alastair Lee (UK), regista e cine-operatore. L’Ulvetanna, così battezzato dagli alpinisti norvegesi che lo scoprirono e scalarono per primi nel 1994, significa “Zanna di Lupo” in norvegese: è il gioiello del favoloso gruppo del FenrisKjefeten nel Queen Maud Land (Antartide Orientale).
La collaborazione con Alastair Lee aveva funzionato bene già sulla via nuova al Mount Asgard (Isola di Baffin), qualche anno fa: il team portò a casa lo splendido film The Asgard project.

L’entusiasmo di Leo Houlding, che arrampica da quando aveva 10 anni, è contagioso. Anche adesso che ne ha 33 pensa ancora a numerosi altri progetti, uno più audace dell’altro per mettere a prova capacità e resistenza.

Leo, perché l’Ulvetanna?
E’ in un gruppo di montagne come non ce ne sono altre sulla Terra e racchiude alcune delle sfide più significative per il futuro. Queste torri sono così esteticamente perfette… erano anni che desideravo andarci! Ma ci sono voluti quindici anni per ottenere le capacità, l’esperienza e la professionalità per organizzare una spedizione del genere ed avere la fortuna di aver successo”.

Come si è svolta la spedizione?
C’è voluto più di un mese, spesso con vento fortissimo e temperature fino a -35°. Dopo aver raggiunto la vetta, altri due giorni per scendere e recuperare il materiale: una volta alla base ci sono ancora i 5 km per raggiungere il campo base e vi arrivammo appena in tempo per l’appuntamento con l’aereo.
Non l’avrei mai ammesso con nessuno, ma io non ci credevo davvero che ce l’avremmo fatta. Sapevo dalla documentazione quanto gigantesca fosse la dimensione dell’Ulvetanna, ma quando vedi che l’aereo ti molla a cinque km dalla roccia… allora pensi che non ce la farai mai”!

E invece ce l’avete fatta…
Sì, e con un tempo davvero brutto. Siamo andati molto vicino al limite in cui devi dire “adesso basta, bisogna tornare indietro”. L’esperienza e la conoscenza ti dicono quando è il caso di arrendersi, la paura è un grande indicatore del rischio che stai correndo, e non ci dev’essere alcuna vergogna nel fallimento”.

Qual è il progetto che più ti preme?
In effetti ho un’altra spedizione in cantiere. Voglio tornare in Antartide, ma dall’altra parte del continente. Per questa spedizione devo essere ancora più ambizioso… L’idea è quella di salire The Spectre, che è davvero lontano, nell’Antartide più remote. Anche l’Ulvetanna lo è, a circa 300 km dal primo posto abitato, ma The Spectre è a 1500 km… Questo vuole dire arrivarci con gli sci, non in aereo… e poi devo trovare i soldi, non so se riesco quest’anno”.

Leo Houlding in arrampicata sulla cresta nord-est dell’Ulvetanna
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Qual è stata l’evoluzione del tuo modo di scalare? Dalla tua indimenticabile ripetizione della via El Niño su El Capitan a soli 18 anni ad oggi, cosa è cambiato?
Nel 2002, quando avevo 21 anni, ho avuto un brutto incidente sul Cerro Torre durante un tentativo in libera della montagna. Questa era in cattive condizioni, con molto ghiaccio e ho voluto insistere nel proseguire in arrampicata libera. Ho preso una decisione stupida e sarei potuto morire. Avrei dovuto accettare un compromesso, tenere in considerazione che in quella situazione in caso di incidente non esisteva possibilità di aiuto. Invece avevo continuato a spingere, ero a livello mondiale e volevo dimostrarlo anche lì, pensando erroneamente di essere indistruttibile. E l’ho pagata cara. Anche soltanto a chiedermi se mai avrei potuto arrampicare come prima.
Tra l’essere
badass (cazzuti) e dumbass (coglioni) la differenza è minima, quel sottile orlo tra coraggio e stupidità. Ma in ogni caso non si arriva in cima all’Ulvetanna senza una buona dose di coraggiosa sfida”.

Leo Houlding e l’Ulvetanna
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Recentemente è nata tua figlia: ora che sei padre cosa cambierà?
Nonostante pratichi un’attività ad alto rischio, oggi prendo ogni precauzione e non credo di rischiare più del necessario. Non penso che modificherò totalmente il mio stile di vita, certo sarà più doloroso partire per le spedizioni ora che ho Freya Juliet”.

Il film The Last Great Climb è uno dei film che il Banff Mountain Film Festival sta proiettando nelle serate in programma e in giro per l’Italia.

Guarda qui il trailer di The Last Great Climb

Per notizie dettagliate sull’attività di Leo Houlding, vedi
http://en.wikipedia.org/wiki/Leo_Houlding (in inglese)

Leo Houlding in arrampicata sulla cresta nord-est dell’Ulvetanna
Houlding,Leo--

postato il 22 marzo 2014

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Antartide. The Last Great Climb ultima modifica: 2014-03-22T01:35:29+00:00 da Alessandro Gogna

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