Apuane selvagge

Apuane selvagge
(via Apuane selvagge al Colle della Lettera, inverno 2002)
di Alberto Benassi

Lettura: spessore-weight*, impegno-effort*, disimpegno-entertainment**

Definire le Alpi Apuane ”selvagge” a molti potrà sembrare esagerato e far sorridere. Una piccola catena montuosa di soli 58 km di lunghezza per 28 di larghezza, la quota modesta che non arriva a 2000 metri, i tanti paesi sparsi qua e là e, soprattutto le cave di marmo e relative strade di arroccamento che ne divorano i fianchi e le creste. Non sono certo queste le caratteristiche che possono far sembrare il territorio apuano sperduto e selvaggio. Di certo le Alpi Apuane non sono le montagne dell’Alaska. E allora perché “Apuane Selvagge”? La prima risposta è nell’aspra e prepotente orografia che caratterizza queste montagne, fatta di: spigoli, creste aeree e affilate, pareti imponenti, alcune addirittura strapiombanti per anni simbolo dell’impossibile, guglie e torrioni, ripidissimi canali, profondi e severi valloni, le tante grotte tra le più grandi e profonde che richiamano speleologi da tutta Europa. Infatti pur essendo una diramazione dell’Appennino Settentrionale, le Apuane se ne differenziano nettamente ricordando per la loro ardita forma decisamente rocciosa e slanciata le più severe Alpi piuttosto che il dolce Appennino. Da qui l’appellativo di Alpi.

Apuane Selvagge al Colle della Lettera, ripetizione del 7 marzo 2010

”Felice Giordano nel 1868, durante una delle prime adunate del Club Alpino Italino a Firenze dice che: “Il nome di Alpi sta bene invero a questa giogaia che proietta nel cielo un profilo scabro, straziato e irto di picchi alti (Alpi Apuane, Guida dei Monti d’Italia di E. Montagna, A. Nerli, A. Sabbadini, 1979).

Le pareti, come la Nord del Pizzo D’Uccello, la Sud e la Nord della Penna di Sumbra, la Ovest e la Nord del Pizzo delle Saette, la Nord-est della Roccandagia, il versante ovest della Cresta di Sella , la Ovest del Contrario, la Nord-est e la Sud della Pania Secca, l’arcigno Procinto, la Ovest del Nona, non hanno nulla da invidiare a cime e pareti ben più celebrate. Ma anche le cime e le pareti secondarie, che per essere salite richiedono impegno e perizia tecnica, ci ricordano che le piccole Apuane non sono semplici e non si concedono tanto facilmente. Come questa parete del Colle della Lettera che, rimasta per tanti anni dimenticata, oggi guardata con occhi diversi si rivela una vera fucina di itinerari invernali su misto.

Apuane Selvagge al Colle della Lettera, ripetizione del 7 marzo 2010

Inverno 2002, con Sabrina Maggi e Luciano Sigali scendiamo dalla Focetta del Puntone 1611 m traversando sotto la parete del Colle della Lettera alla ricerca di qualcosa di nuovo da fare (il Colle della Lettera 1750 m c. è un ben distinguibile tratto orizzontale della cresta est della Spalla Nord 1800 m c. della Pania della Croce, NdR). La neve è durissima. Il brusco calo termico della notte, ha fatto sì che il manto nevoso, reso bagnato dallo scirocco di ieri, si trasformasse in una lastra di vetro. Gli amanti dell’alpinismo invernale apuano non possono certo starsene con le mani in mano al caldo delle coperte. Condizioni ottime da non lasciarsi sfuggire, che, nonostante la bassa quota e la vicinanza al mare, in Apuane si verificano più di quanto si possa immaginare. Anche se ci muoviamo con cautela, perché sulla ghiacciata superficie del pendio entrano le sole punte dei ramponi lasciando appena un piccolo segno, gli occhi sono alzati a scrutare la parete del colle tempestata di ghiaccio. Anche le rocce più strapiombanti ne sono ricoperte. Ma siamo in Apuane o in Scozia…? Ecco apparire improvvisamente quanto di più bello possa desiderare un amante dell’arrampicata su ghiaccio e misto: un lungo e verticale diedro con il fondo tutto ricoperto da una bellissima colata di ghiaccio. Rimaniamo bloccati alla vista di tale bellezza. Con Sabrina e Luciano ci guardiamo: attrazione e timore si fondono. Sarà sicuramente dura venirne a capo, ma a un regalo del genere non si può rimanere indifferenti. Ci dobbiamo provare, ne verrà sicuramente fuori una gran bella via. Risalito il breve e ripido pendio, eccoci all’attacco presso una rampa che da sinistra a destra porta sotto un piccolo strapiombo che precede il diedro vero e proprio. Alla fine, prima che il diedro si trasformi in ripido canalino, sulla sinistra si intuisce un terrazzino dove si potrà sostare. Scaviamo un comodo terrazzino e dopo aver attrezzato la sosta di partenza, diamo inizio alle danze. Facilmente arrivo alla fine della rampa sotto al piccolo strapiombo. Per guadagnare l’inizio del diedro devo aggirarlo a destra. Non è facile fare questo aggiramento. Prima di obliquare mi devo assolutamente proteggere, perché il seguito sembra difficile e continuo. Metto un chiodo discreto, un buon friend e vado. Mi sbilancio a destra e con gli attrezzi aggancio il ghiaccio all’inizio del diedro. Il passaggio in leggero strapiombo esige decisione, ma il ghiaccio ottimo e perfettamente incollato alla roccia, mi dà la carica per salire. Bellissimo. La conformazione a onde, tipica del ghiaccio apuano, permette agli attrezzi un ottimo aggancio. Con piacevole sorpresa la faccia sinistra del diedro presenta una bella e verticale fessura dove posso mettere un ottimo chiodo per poi proseguire con sostenuta ed entusiasmante arrampicata. La verticalità si fa sentire sulle braccia, non è facile fermarsi per proteggersi, ci si stanca, ma visto che l’ultimo rinvio è piuttosto basso, meglio sforzarsi e cercare di mettere giù qualcosa. Dopo aver messo un altro buon chiodo e un warthog in una zolla erbosa gelata, presto sono al terrazzino che avevamo intuito, dove attrezzo la sosta e faccio salire Sabrina e Luciano. Lasciamo sul tiro un chiodo, farà sicuramente piacere ai futuri ripetitori. Tiro stupendo. Uno dei più belli che ho salito qui sulla parete del Colle della Lettera.

Apuane Selvagge al Colle della Lettera, ripetizione del 7 marzo 2010

Ancora un tratto verticale con passo rognoso, poi il diedro si trasforma in ripido canalino. Superato il quale esco su un pendio oltre il quale presso uno sperone attrezzo la sosta alla base della seconda fascia rocciosa. Ho ancora corda e potrei proseguire, ma qui è più comodo fermarsi. Si prosegue sulla destra della sosta superando un bel muro di misto zigzagando tra rocce affioranti. L’arrampicata è sempre impegnativa ma meno faticosa del primo tiro, che alla fine si rivelerà quello chiave della via. Altro pendio e poco prima della cresta presso un isolato roccione attrezzo l’altra sosta. Per un ripido ma facile pendio siamo fuori sulla cresta est lungo la quale andiamo in vetta al Colle della Lettera. Volendo si potrebbe deviare a destra e proseguire per un’altra via allungando lo sviluppo. Oltre ad essere illogico e forzato, siamo anche decisamente soddisfatti perché abbiamo fatto una bella via per altro inaspettata. Con in bocca il dolce gusto del successo, ci godiamo il sole sulla cresta di vetta discutendo per dare il nome alla via. Intanto scendiamo lungo il Vallone dell’Inferno verso il rifugio Rossi. Magari un bel piatto di pastasciutta fumante, mentre sul libro del rifugio scriveremo la relazione, ci darà la giusta ispirazione. Il traverso che dalla Focetta del Puntone porta al rifugio richiede ancora attenzione. E’ ripido e ancora bello ghiacciato: nonostante la giornata di sole non ha mollato minimamente. La via è impegnativa ma soprattutto bella. Siamo proprio contenti, come sono generose queste nostre Apuane che ci regalano simili chicche. Ecco che la fumante pastasciutta fa il suo effetto. Ci viene spontaneo dedicare l’apertura di questa nuova via all’aspra bellezza di questi monti purtroppo sempre più violentati dall’avidità dell’uomo, che non capisce o non vuole capire, quanto è importante il rispetto dell’integrità di questi luoghi. Il nome da dare a una via è importante. Dice tante cose: ricordare persone care, una data, un fatto, celebrare un evento, oppure essere di pura fantasia. Insomma le motivazioni possono essere le più svariate. La seconda risposta: Apuane Selvagge per noi non è solamente una delle tante vie disegnate sul Colle della Lettera. E’ soprattutto un doveroso e personale omaggio a queste cime, per quello che rappresentano, per quello che ci hanno dato e continueranno a darci. E’ un messaggio di speranza a chi non vuole sentire perché possa aprire la mente e il cuore, a un cambiamento perché queste bellissime montagne non diventino Le Montagne Irripetibili (Le Montagne Irripetibili, di Giorgio Perna e Fabrizio Girolami).

Il versante settentrionale del Colle della Lettera

Perché queste vette e queste valli non siano solo un esempio di degrado e devastazione ambientale all’insegna del denaro. Ma possano invece continuare a esistere, perché questo è il pericolo: la loro esistenza. E continuare a essere un terreno di gioco e avventure oltre a un luogo di pace e vivibilità per le generazioni future. Luciano oggi non c’è più, ma con Sabrina ci sentiamo di firmare queste parole anche per lui.  

Luciano Sigali su Apuane selvagge.

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Apuane selvagge ultima modifica: 2018-03-07T05:06:17+00:00 da GognaBlog

3 pensieri su “Apuane selvagge”

  1. 3
    emanuele menegardi says:

    Condivido molte delle affermazioni che Benassi fa in questo scritto e aggiungo, da forestiero, che in Alpi Apuane, nei Paesi, nei Borghi, nei Boschi e lungo i sentieri, per le vie di roccia e di ghiaccio, si respira un’aria davvero particolare, ci si sente in armonia con la natura e per l’esperienza che ho maturato su queste montagne posso affermare che ho trovato anche una umanità davvero significativa, senza tante complicazioni, con una schiettezza e semplicità che non sentivo da tempo.

  2. 2
    giancky says:

    Ringrazio Alberto per  aver fatto conoscere attraverso l’amore per la montagna, queste vette meravigliose ….l’essenziale molto spesso è invisibile agli occhi…

  3. 1
    Alberto Benassi says:

    ringrazio Alessandro per aver pubblicato questo racconto. Scrivere e raccontare di queste montagne, farle conoscere è un modo per cercare di difenderle. Credo che noi apuanisti abbiamo il DOVERE  di difenderle per tutto quello che ci hanno dato.

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