Attenti a quelle ferrate

Attenti a quelle ferrate
La Regione Sardegna invita i Comuni di Alghero e di Cargeghe a smantellare le Ferrate del Cabiròl e del Giorré

Lettura: spessore-weight*, impegno-effort***, disimpegno-entertainment***

Il 27 aprile 2016, Gognablog portava alla luce una situazione a dir poco anomala, per quanto riguarda la via ferrata del Cabiròl a Capo Caccia (Alghero, Sardegna). Vedi http://gognablog.com/le-indagini-sulla-via-ferrata-del-cabirol-capo-caccia/. E’ stato l’inizio di un lungo iter informativo che, ben lontano dalla conclusione, registra oggi un episodio che dà una significativa scossa all’odierna situazione, che possiamo definire illegale, pericolosa e invasiva per l’ambiente naturale: l’Assessorato all’Urbanistica della Regione Sardegna, dopo aver visionato la perizia relativa alle vie ferrate del Giorré e del Cabiròl, il 5 marzo 2018 scrive una nota al Comune di Cargeghe ed a quello di Alghero (vedi allegato) indicando che nella relazione in questione “si rilevano delle irregolarità in merito alla normativa di costruzione di tali impianti oltre che al collaudo e abilitazione del progettista“; viene inoltre evidenziato un elevato rischio di frana che consiglia il divieto di utilizzo delle opere e la conseguente rapida rimozione delle stesse “ai sensi dell’art. 35 e 47 del D.P.R. n. 380/2001“.

Cabirol. Grande parallelepipedo con giacitura sub-verticale in appoggio suterreno sabbioso

Cabirol. Tassello e placchetta intaccati dalla corrosione

Già il 22 settembre 2015 (vedi http://gognablog.com/denuncia-della-via-ferrata-di-giorre/) avevamo puntato l’attenzione su un’altra ferrata, questa volta non sul mare, quella di Giorré, denunciandone l’illegalità e la pericolosità di costruzione.

L’indagine era progredita, investendo tutti gli aspetti controversi, dall’illecito all’invasività ambientale, dalla pericolosità intrinseca al luogo alla dilettantesca realizzazione, fino all’accusa di abuso di professione ad alcune sedicenti “guide”, guarda caso le dirette responsabile della realizzazione degli infissi.

Vedi, per questo, tutti i dettagli su:
(4 maggio 2016) http://gognablog.com/ancora-sulla-via-ferrata-di-giorre/
(22 giugno 2016) http://gognablog.com/accompagnare-in-sardegna/
(2 dicembre 2016) http://gognablog.com/qualche-riga-sulla-via-ferrata-del-cabirol/
(15 dicembre 2016) http://gognablog.com/esercizioabusivo-in-montagna/
(16 maggio 2017) http://gognablog.com/lotta-continua-capo-caccia-dintorni/
(13 ottobre 2017) http://gognablog.com/sardegna-ferrata-selvaggia/
(8 dicembre 2017) http://gognablog.com/via-ferrata-senza-autorizzazioni/

Tutti questi articoli riportavano le denunce sia del Gruppo d’intervento Giuridico sia di Mountain Wilderness che mettevano in allarme rispetto alla costruzione delle ferrate inserite in ambito SIC e ad alto rischio di frana per quanto riguarda il Piano di Assetto Idrogeologico della Regione Sardegna, oltre all’abusivismo di professione di Guida alpina, attività che (anche solo dalla promozione in web-evidenza) appare routinaria e piuttosto corposa.

Cabirol. Ancoraggio di partenza non inserito correttamente nella roccia. La sporgenza genera un momento flettente che il fittone non dovrebbe sopportare

Cabirol. Giunzione della fune con il cavallotto dei morsetti montato rovescio e in numero non sufficiente. E’ in atto anche la corrosione degli elementi

Gli articoli hanno scatenato un polverone sui social cui è seguito però un evidente ristagno. Considerata perciò l’evidente immobilità della vicenda a livello amministrativo, politico e giudiziario, da questi articoli il Collegio Nazionale delle Guide Alpine Italiane (CONAGAI) prende spunto per dare vita a una Commissione apposita che studi il fenomeno di “ferrata selvaggia” e metta in essere una campagna di lotta all’abusivismo di costruzione e di professione.

A seguito degli articoli riguardanti Cabiròl e Giorré sono arrivate le segnalazioni in merito di altre strutture presenti in Sardegna e non certo solo in quella regione.

Come di competenza per un ente pubblico, il CONAGAI ha provveduto a inviare gli esposti del caso alla Procura della Repubblica: anche qui si deve  purtroppo rilevare che risposte non ce ne sono state, malgrado l’elevato grado di pericolo rappresentato da strutture edilizie per le quali non si riscontravano né progetti, né collaudi, nell’assenza totale di autorizzazioni, rispettanti le normative, sia per l’incolumità degli incauti “clienti” delle sedicenti guide che per quella di tutti gli altri frequentatori.

Giorré. Lato orientale del grande blocco a rischio molto elevato di frana con la parte inferiore sospesa nel vuoto

Giorré. Eccessiva sporgenza del connettore dalla parete rocciosa che induce maggiori sollecitazioni di flessione sulla barra e che quindi dovrebbe essere controventato

Mountain Wilderness tenta di coinvolgere nuovamente la Prefettura di Sassari, dopo le segnalazioni inviate già il 26 maggio e 26 dicembre 2016, con un esposto che giunge il 10 gennaio 2017, nel quale coinvolge anche il CONAGAI come ente di riferimento e al quale viene risposto per la seconda volta che (la prima risposta è datata 5 gennaio 2017) vengono ritenute valide le perizie eseguite dalla locale stazione dei Vigili del fuoco, malgrado la Direzione Nazionale dei Vigili del fuoco, anch’essa coinvolta da MW abbia risposto che le perizie di quel genere non sono di competenza del Corpo.

Peraltro si nota nella relazione che non vi sia una grande competenza in materia da parte del relatore, il quale confonde le certificazione dei DPI relativa ai lavori in fune con quella dei DPI per alpinismo, dando ovviamente dei riferimenti fuori norma: infatti quello che comunemente viene definito kit da ferrata e tutti gli altri dispositivi per la sicurezza nelle ascensioni vengono elencati nella Gazzetta Ufficiale dell’Unione Europea  09.09.2016 e ripresi dalle Linee Guida del CONAGAI depositate presso l’Ufficio per lo sport della Presidenza del Consiglio dei Ministri. Peraltro le certificazioni dei materiali da alpinismo risultano di molto precedenti alla pubblicazione sulla suddetta (EN 958:2006+A1:2010).

Giorré. Ancoraggio inserito nella roccia tutt’altro che compatta

Allarmati per questa situazione, che ovviamente appare per nulla consona alla disposizioni di legge e a ciò che la Direzione Nazionale dei Vigili del fuoco ha correttamente esposto, il 31 marzo 2017 il CONAGAI chiede un incontro alla Prefettura di Sassari per esporre le proprie perplessità a fronte delle segnalazioni ricevute e delle immagini allegate e a fronte di un incidente occorso l’anno precedente in Sicilia in condizioni similari (che è costato il coma permanente a una giovane Guida Alpina austriaca). La risposta della Prefettura è liquidante.

Ma le segnalazioni continuano ad arrivare al CONAGAI anche da parte di colleghi che avevano in programma di percorrere la ferrata del Cabiròl con i propri clienti ma vi hanno rinunciato: la preoccupazione nei confronti dell’incolumità dei percorritori sale.

Il 31 gennaio 2018 l’Assessorato all’urbanistica della Regione Sardegna chiede al Comune di Alghero informazioni in merito alla funzione di vigilanza sull’urbanistica relativamente alla ferrata del Cabiròl.

Per ciò che riguarda la via ferrata del Giorré, la situazione appare anche più preoccupante da un punto di vista di rispetto delle leggi, visto il coinvolgimento del comune di Cargeghe e l’impegno di fondi pubblici.

Il CONAGAI fa pervenire un esposto alla Guardia di Finanza, forte anche del fatto che, malgrado l’Assessorato all’Ambiente della Regione Sardegna abbia disposto la chiusura della struttura da gennaio a luglio, nulla appare in merito a un seguito esecutivo di questa disposizione.

Anche nel caso della ferrata di Giorré le dinamiche di esposti/prese in carico, appaiono piuttosto simili a quelle del Cabiròl, aldilà dell’impegno della Guardia di Finanza che apre un’inchiesta non ancora conclusa.

A questo punto, visto che la professione di Guida Alpina per le sue caratteristiche risulta essere l’unica che può giudicare la posa in opera di una struttura di questo tipo da un punto di vista della valutazione dei canoni di sicurezza, e visto che tra le Guide Alpine sono presenti elementi con qualifiche professionali multiple, il CONAGAI decide di intervenire sul posto e dare il via a una visita peritale sulle due strutture, per avere confronto diretto con la situazione e valutarne le condizioni sulla base di parametri assunti in loco e non soltanto comunicati.

La situazione che i tre tecnici trovano è a dir poco scabrosa ed è pura fortuna se fino ad oggi non si è dovuto constatare alcun incidente grave. Ma sulla fortuna non si può fare conto quando si propone al pubblico una struttura fissa che deve garantire determinati parametri di sicurezza durante la sua frequentazione: stiamo sempre parlando di persone e di vite…

Le perizie (qui allegate), corredate di foto e filmati, sono state poi depositate presso diverse strutture di competenza tra le quali l’Assessorato all’Urbanistica della Regione Sardegna (quella che il 5 marzo scorso ha scritto una nota al Comune di Cargeghe e a quello di Alghero, oltre a coinvolgere altre amministrazioni competenti e MW (vedi allegato), indicando e validando le conclusioni del CONAGAI.

Non rimane che sperare che, dopo questo passo avanti e presa di coscienza importante, si metta la parola fine a queste situazioni che appaiono paradossali se si pensa che malgrado le norme e malgrado i pericoli ai quali i frequentatori vanno incontro, si sia dovuto ricorrere a un impegno deciso autonomamente per portare in evidenza tutte le incongruenze e gli atti poco chiari che denotano una situazione da Far-West, tenuto conto che in regione sono spuntate come funghi altre strutture similari con condizione di progettazione, posa in opera e collaudo molto simili.

Ci si chiede anche se, come e quando, in nome della legalità, chi ha commesso questi reati verrà sanzionato come si deve, sempre nella speranza che nel frattempo non intervenga qualche incidente. 

Scarica il pdf delle perizie sulla sicurezza delle vie ferrate del Cabiròl e di Giorré

Non validità della perizia dei VVdFF

Aggiornamento del 30 marzo 2018
Chiusura-Ferrata-Cabirol-ord_00010_Comune di Alghero-30-03-2018

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Attenti a quelle ferrate ultima modifica: 2018-03-13T05:59:40+00:00 da GognaBlog

51 pensieri su “Attenti a quelle ferrate”

  1. 51
    Luca Visentini says:

    Attenti anche a quelle ferrate legali e realizzate dai professionisti come sul Cermis…

  2. 50
    Lusa says:

    Io piuttosto vorrei sapere chi si prenda la briga di smantellare le ferrate in questione compreso lo smaltimento di tutta quella ferraglia mezza arrugginita che sciupa le rocce.

  3. 49
    Enrico says:

    La ferrata del cabirol e’ la via ferrata piu’ frequentata in Sardegna,e probabilmente quella meglio attrezzata dell’isola, sinora non c’e mai stato nessun incidente qualora questa sia pericolosa lo e’ di conseguenza anche la scalinata sottostante e il pericolo dovrebbe esser esteso anche alla navigazione sottocosta, parlo da semplice appassionato,mi pare che l’attacco non sia rivolto solo alla pericolosità  della ferrata ma sia per altri fini.

  4. 48
    angelo pingerna says:

    Chissà chi prendera’ in carico la ferrata di cabirol e di Giorrè, nel caso il giudice desse ragione al Grig e a Mountain Wilderness. Aggiungo, lo storico della ferrata cabirol e Giorrè non ha alcun incidente da rilevare, neanche lo scorticamento di un unghia di un utente. Se ci fosse stato un serissimo pericolo di frana, parlo del Cabirol, avrebbero chiuso anche la grotta di Nettuno e la relattiva e famosa scala, che da oltre 40 anni e’ in funzione. Addirittura avrebbero impedito anche l’avvicinamento delle imbarcazioni di varie aziende che portano i turisti da Alghero sino alle Grotte. Ci sono tantissimi vuoti legislativi riguardo le vie Ferrate, tanto da rimanere basito sul vostro accanimento. Trovo oltretutto osceno definire la Ferrata invasiva dal punto di vista ambientale.

  5. 47
  6. 46
    Giovanni Scanu says:

    Noto con piacere che la Via Ferrata sul faraglione Pan di Zucchero è stata fatta, intanto con il recupero di un antico percorso dei minatori ed inoltre con un progetto e le autorizzazioni. Quindi esistono veramente delle autorizzazioni e permessi da richiedere.  Faccio notare che il progetto è firmato da un ingegnere. Assodato che gli impianti sportivi sono opere di ingegneria civile, è giusto che chi faccia un simile progetto sia un progettista. Se persone come Corrado Conca, che non hanno nessun titolo di studio e abilitazione attinente la progettazione, possono a loro piacere progettare e costruire con soldi pubblici (vedi Giorrè), discutere sulla sicurezza di una ferrata rassicurando la popolazione, avere voce sulla geologia, la fauna, la flora e la tenuta di quanto infisso, le leggi ambientali (vedi le interviste sui giornali locali di Corrado Conca come “esperto”) allora direi che sarebbe il caso che venga rivoluzionato tutto il sistema giuridico e il sistema scolastico italiano.  Se questo è il “turismo attivo” in Sardegna direi che ne vogliamo uno più serio, diverso.

  7. 45
    giovanni comunello says:

    Riguardo al Pan di Zucchero (Masua) e al sentiero dei minatori che lo percorre, segnalo che lì le cose sono state fatte con rispetto di tutte le normative e leggi.in rete è facile trovare tutta la  documentazione sia del progetto preliminare che del progetto definitivo/esecutivo (vi allego qualche link).

    riguardo al tema generale in oggetto, rilevo con amarezza come in italia si debba sempre combattere e giustificarsi per il fatto di volersi muovere nel lecito, anche di fronte a una mandria di tutti quei seguaci di falsi difensori della propria libertà di attrezzare e accompagnare ovunque, senza nessuna etica e onestà intellettuale.

    http://www.associazioneminatorinebida.it/download/proggetto-pan-di-zucchero-canal-grande.pdf

    http://82.85.16.84/datagraph/albo/DATI/20140034G_11G.PDF

    http://82.85.16.84/datagraph/albo/DATI/20140034G_08G.PDF

     

  8. 44
    Alessandro Gogna says:

    Segnaliamo il post del GRIG (Gruppo Regionale d’Intervento Giuridico) a proposito della recente chiusura della via Ferrata del Cabirol a Capo Caccia

    https://gruppodinterventogiuridicoweb.com/2018/04/04/chiarezza-e-soprattutto-legalita-e-sicurezza-sulle-vie-ferrate/

  9. 43
    Richard says:

    Marcello, non rispondo qui perché sarebbe poco corretto, ma se vuoi farmi uno squillo (il mio numero lo trovi facilmente) ti racconto molto volentieri cosa sta succedendo. O se hai in programma di passare da queste parti ne parliamo comodamente davanti a una birra (o se preferisci ho scovato un buono spacciatore di rosso da 16°). Poi mi dirai. Ciao!

  10. 42
    paolo panzeri says:

    Peccato che le regole qui da noi non siano mai chiare e vengano di solito richieste e messe per potersi muovere agevolmente e impunemente… tanto più è dato che l’applicazione sia casuale e la punizione vada di solito in prescrizione.

    E peccato pure che quelli che non riconoscono le proprie responsabilità siano proprio sempre quelli che impunemente fanno i maggiori danni, tanto chi “paga” sono altri e l’importante è pararsi bene.

  11. 41

    Richard, mi sembri catastrofico e inutilmente negativo.

    Purtroppo le consuetudini si consolidano anche in presenza di regole chiare e quando si vanno a toccare sembra che cada il mondo. Per fortuna non é così.

    Personalmente sono dispiaciuto dell’accaduto ma per vivere in così tanti in poco spazio, delle regole ci vogliono. Anche quando chi le applica appare cinico.

    Riconoscere le proprie responsabilità per molti non è affatto facile, ma se ci sono, quest’ultime vanno attribuite a chi ce l’ha.

  12. 40
    Richard says:

    I fatti di questo articolo porteranno a guerra che poggerà su un’escalation di nefandezze fatte da guide e da nemici delle guide (è infatti dimostrabile che i coglioni sono egualmente ripartiti in ogni categoria sociale) che non conoscerà tregua. Come ogni guerra, non lascerà altro che cadaveri sul campo. Sono proprio curioso di vedere chi perderà più tempo e denaro, e chi farà più danni alle categorie. Io ho già piazzato le mie scommesse.

  13. 39
    Lusa says:

    “è stabilita la chiusura immediata con interdizione di accesso e di utilizzo della via ferrata del Cabirol a Capo Caccia”

     

    Almeno non potranno verificarsi pericolosi incidenti!

  14. 38
    paolo panzeri says:

    Bene, ora quel signore farà dei 40 metà e metà con delle guide per ora escluse, loro sistemeranno velocemente secondo le “regole” la ferrata con un qualche contributo a fondo perduto, il comune farà con contributi regionali o statali un parcheggio a pagamento con un custode e tutto sarà sistemato bene, tranne il territorio, ma tutti avranno modo di guadagnare qualcosa (a sbafo?) per un pò di tempo… fino alla prossima. Ogni tanto fantastico, ma forse ormai sembro farneticare.

  15. 37
    Alessandro Gogna says:

    Ecco l’attesa ordinanza del Comune di Alghero nella quale è stabilita la chiusura immediata con interdizione di accesso e di utilizzo della via ferrata del Cabirol a Capo Caccia
    http://gognablog.com/wp-content/uploads/2018/03/Attenti-quelle-ferrate-ord_00010_30-03-2018.pdf

  16. 36
  17. 35
    paolo panzeri says:

    Dato che vivo in Italia ora faccio un pò di “dietrologia”.

    Mi risulta che i vigili del fuoco siano autorizzati e attrezzati per effettuare anche il servizio di soccorso in montagna con loro elicotteri e quant’altro.

    Non è che il direttore del dipartimento del ministero abbia scritto che i VVFF non hanno competenza sulla ferrata per tenersi aperta la possibilità di strutturare o eseguire un servizio di soccorso anche da quelle parti?

    CNSA, VVFF, Carabinieri e operatori svizzeri o francesi, ogni tanto vedo tanti elicotteri che soccorrono un solo incidentato, raramente meno di due.

    Viva l’Itaglia, con la g.   Scusatemi se scrivo stupidaggini, ma son triste.

  18. 34
    Alessandro Gogna says:

    Dopo aver riscontrato che spesso viene citata a sproposito una perizia dei Vigili del Fuoco nella quale la via ferrata del Cabirol risulta in regola, alleghiamo questo documento del Ministero degli Interni-Dipartimento dei Vigili del Fuoco, Soccorso pubblico e Difesa civile che NEGA la propria competenza in merito.

    Non validità della perizia dei VVdFF

  19. 33
    giovanni comunello says:

    sicché ne deduciamo che grammaticalmente uno spiT tiene la metà 😉

    suvvia, un po’ di indulgenza..

  20. 32

    Fittone si scrive con due “t”. (Perché tiene il doppio)

     

  21. 31
    paolo panzeri says:

    Ieri percorrevo un sentiero pedonale innevato e in due posti ho trovato cinque o sei cartelli indicanti diversi tipi di pericoli. Bravi, ma non ho capito perchè fossero ognuno su un palo diverso e sparsi qua e là nel raggio di una cinquantina di metri.

  22. 30
    Lusa says:

    Alla luce dei fatti è inequivocabile la “pericolosità” della ferrata.

    Per la salvaguardia e l’incolumità dei frequentatori – magari del tutto ignari del pericolo – un bel cartello all’inizio della ferrata con scritto “pericolo frane” e “ancoraggi insicuri” sarebbe utile posizionarlo almeno per avvertirli, informarli e scoraggiarli nel percorrerla.

     

  23. 29
    paolo panzeri says:

    Scusate, ma in Italia più sono ignoranti, incapaci, arroganti e ammanicati più comandano e la gente semplice li segue. E poi bisogna sempre tener conto delle “lotte” di quartiere e di titolo (leggasi autocertificazione) condite con tanta disinformazione (i filmati sempre uguali) giornalistica. Quando qualcuno morirà questa diverrà l’ennesima occasione per “fare bene le cose” cioè spillare danaro pubblico a più non posso. Scusate, ma dalle fabbriche inquinanti, agli alberghi sotto valanghe, ai ponti che crollano, agli allagamenti….. mi sembra sempre la stessa “ignorante” ripetizione….. e ci siamo tutti dentro, belli e brutti, esperti e non, certificati e raccomandati…….. Possibile che da noi sia sempre tutto un minestrone insipido? A proposito, qualcuno ha un’idea di quando cominceranno a crollare i ponti in cemento armato coi tondini bei corrosi dal sale delle autostrade vicino al mare?

  24. 28
    davide says:

    E qua parla il nostro eroe, la “guida esperta”, quello che difende la ferrata Cabriol,  quello che “ha tracciato la ferrata” e sulla quale lavora portando oltre 500 persone al mese in estate. “Ovviamente” chi pensa ai soldi sono le guide alpine, Conca invece è un’anima santa che pensa al bene della sua terra http://www.videolina.it/articolo/tg/2018/03/14/alghero_vie_ferrate_a_rischio_allarme_sicurezza_a_capo_caccia-78-707405.html

    Considerato che la “guida esperta” definisca la Ferrata Cabirol, in barba ad ogni definizione ufficiale riguardanti le escursione EEA, una escursione che “non ha vere e proprie caratteristiche alpinistiche” (forse per lui ha caratteristiche alpinistiche quando sono sulle Alpi, altrimenti non mi spiego sto fatto) ma che comunque se si è “escursionisti di media esperienza è bene farsi accompagnare da una guida”, considerato che si intaschi tra i 40 e 45€ a persona http://www.corradoconca.it/index.php?option=com_content&view=article&id=3:vfc&catid=7&Itemid=109&lang=it facendo i conti su una carta da formaggio 500 persone al mese in estate (giugno-luglio-agosto) fanno 1500 persone, moltiplicato per 40€ sono la misera cifra di 60.000 € in 3 mesi; giusto il rimborso spese per andare e tornare da casa e fare le ispezioni e manutenzione, con i risultati che si possono  ben vedere sulla perizia di un ingegnere (timbrata e firmata, al contrario di un progetto che non esiste). Vai avanti così Corrado, continua a scrivere cazzate sul sito delle Guide Alpine e dichiara tutto in televisione, davanti ad un giudice sarà tutto utile. Io sapevo che nelle sabbie mobili bisogna muoversi il meno possibile, ma tu fai di tutto per andare a fondo.

    Dio non voglia poi che uno di quei tasselli da 10 mm intaccato dalla salsedine decida di saltare mentre il tuo gruppo di 6 o più persone a 40€ a testa si trovi nel tratto di oltre 10 metri tra un ancoraggio e l’altro, perché oltre ad assistere al “triplo carpiato nel mare blu” (cit Alessandra Sanna, pagina FB delle Guide Alpine italiane, mandate signorilmente a “fare in culo”) abbiamo anche i nomi dei 63 like sulle dichiarazioni di Conca da prendere per le orecchie e appenderli so io per dove. Chiudo dicendo che sono schifato da questa situazione, dall’arroganza dei Conca di turno, dall’ignoranza dei vari sostenitori che travalica ogni limite dettato già solo dal buonsenso, dalle autorità preposte che se ne lavano le mani o si voltano dall’altra parte da anni, dimostrando per l’ennesima volta che questo paese è marcio fino al midollo.

  25. 27
    Alessandro Gogna says:

    Parla Stefano Michelazzi, una delle tre guide alpine che hanno fatto la perizia sulle vie ferrate del Cabirol e di Giorré:

    http://www.videolina.it/articolo/tg/2018/03/17/escursioni_sulle_vie_ferrate_le_guide_alpine_i_pericoli_ci_sono-78-708415.html

  26. 26
  27. 25
    giovanni comunello says:

    Dino, se può essere di interesse, esiste questa pubblicazione (http://www.cbt.biblioteche.provincia.tn.it/oseegenius/resource?uri=6386295&v=l) , edita dalla SAT di Trento.

    dai..io sono più ottimista 🙂  …non penso che ogni certificazione sia “pura carta” e basta; dietro la carta c’è la coscienza di chi fa la certificazione; personalmente, con la mia coscienza, voglio conviverci in buoni e onesti rapporti.

    vedo in giro, purtroppo, molta supponenza e arroganza, spesso alimentata da una diffusa non conoscenza (ignoranza) delle questioni tecniche e scientifiche. il fatto di ignorarle non implica che esse non esistano, non credi? proprio come la legge.

    mi auguro infine che non si faccia male nessuno, nonostante gli innumerevoli “like” su tripadvisor, messi anche da gente che si fida dei propri accompagnatori e che non sempre può essere consapevole dell’ambiente in cui si muove e in cui in teoria va a divertirsi.

  28. 24
    Dino says:

    Grazie del chiarimento Giovanni. Si anch’io quando resino collaudo sempre ogni fitone con una leva e applicando il carico ( lo faccio appeso quindi un pò’  a occhio) ma sicuramente applico un carico previsto  per circa 60 sec e il fitone non deve muovere.

    Altro però e difficile da “collaudare”. Un tempo avevo provato a collaudare ( tirfor con dinamometro) i primi tre rinviaggi, cercando di scimiottare la norma per le pareti artificiali; la cosa è praticamente risultata impossibile, come il collaudo delle soste. Quindi è molto difficile collaudare ciò che si trova in falesia perciò penso, senza polemica, che ogni certificazione fatta è “pura carta” cioè non è il risultato di una serie di prove fatte con metodologie standard e quindi sistematiche. Sai. benissimo che tutti i costruttori danno la certificazione sul materiale non, ovviamente, sulla posa in opera. Perciò sarei molto curioso sul tipo e i contenuti delle certificazioni fatte dalle Guide.

    Ancora grazie

     

    Grazie

  29. 23
    giovanni comunello says:

    buongiorno a tutti, mi inserisco nella discussione dato che ho visto che un mio commento, fatto al post facebook dell Guide Alpine Italiane, è stato qui riportato. volevo sottolineare la assoluta oggettività e chiarezza della perizia del collega ingegnere Bagattoli (lo sono anche io), chiarezza di fronte alla quale si scontrano le invettive degli amici sardi che hanno commentato il post delle Guide (sottolineo ancora una volta “amici sardi”, che non è ironico).

    Nei loro commenti si legge di arroganza e intromissione, tralasciando e ignorando i contenuti tecnici ed evidenti che dovrebbero sì far allarmare i fruitori di quelle ferrate. Non si può far riferimento alla responsabilità personale dei fruitori, liberi o meno di affrontare quegli itinerari in base al proprio giudizio, dato che la stragrande maggioranza di loro ci viene accompagnata da agenzie e guide di vario tipo, non gratis. Sono inoltre stupefacenti i commenti di alcuni di loro, che ritengono ininfluente l’effetto di un possibile distacco di qualche fittone/ancoraggio, sostenendo che tanto poi l’escursionista rimarrebbe appeso (e quindi sicuro?) al cavo di acciaio!

    concordo pienamente con quanto affermato da giovanni, nel commento precedente.

    Rispondendo anche a Dino (“Per quanto attiene la certificazione delle opere, non riesco a capire che tipo di certificazione sia: in pratica cosa si certifica? Che i materiali siano certificati?  Che il posizionamento sia a norma? Per quanto tempo?“) dal punto di vista tecnico aggiungo soltanto che i materiali dovrebbero essere certificati; gli ancoraggi andrebbero collaudati, trattandosi di “costruzioni” (vedi le Norme tecniche per le costruzioni 2008, ora aggiornate con D.M. 17 gennaio 2018), per verificare l’effettiva tenuta della connessione tra roccia e iniezione (boiacca o resina che sia); a monte di questo dovrebbe pure starci un calcolo, necessario a dimensionare l’ancoraggio stesso in funzione del diametro del foro, della sua lunghezza e della qualità della roccia (l’attrito, e quindi la resistenza a sfilamento che si sviluppa nel foro, tra roccia e iniezione, non è uguale per tutte le rocce).

    un’ultima nota, in materia di competenze: ho letto la relazione di cui all’allegato 6. non so se i geologi sarebbero particolarmente felici di sapere che una relazione geologica, anche ben fatta del resto, è stata fatta da due naturalisti, dato che tali relazioni sono esclusiva competenza dei geologi.

  30. 22
    giovanni says:

    @richard ho visto le 1420 recensioni positive su Vertical Cliff Capo Caccia, ma non sono sulla ferrata Cabirol ma sulle belle falesie del Parco. Comprendono inoltre anche la scalinata per la Grotta del Nettuno.

    Ma il problema non è questo. Sono se la ferrata è sicura e se è stata realizzata con tutte le autorizzazioni in regola. Dalle foto, filmati e perizia dell’ingegnere-guida alpina le condizioni mi sembrano chiare.  Che Corrado Conca si vanti di farne la manutenzione fa anche sorridere, perché date le condizioni e vista la frequenza con la quale si vanta di percorrerla, la manutenzione non la sa proprio fare.

    Vorrei anche capire a nome anche di chi, visto che non ha avuto l’incarico da nessuno (sia il Parco che il Comune non gliel’hanno mica affidata).

    Una realizzazione simile in area protetta, dove nidificano grifoni e falchi pellegrini, cementando indisturbato ancoraggi e posizionando gradini e cavi. Senza avere richiesto l’autorizzazione a nessuno. Padrone in casa altrui. Assurdo. Ma il Direttore del Parco (che ne risponde anche penalmente in caso di incidente) stava dormendo? Gli Uffici Tecnici e il Sindaco del Comune di Alghero non si vergognano di questo immobilismo su questa situazione? Il Corpo Forestale di Vigilanza Ambientale e i Carabinieri non si guardano attorno?

    Speriamo che non si faccino ulteriori danni e che le istituzioni si diano una bella svegliata!

  31. 21
    paolo panzeri says:

    E’ difficile regolamentare le mode, bisogna sempre fare in modo che stupiscano e facciano notizia, poi passano e talvolta ritornano. Se qualcuno ci lascia le penne è da considerare un rischio calcolato e da spiegare come marginale. D’altronde gli italiani detengono la maggiore quota mondiale del “fashion”, sommando ogni sua forma espressiva. Il problema è che con l’esplosione della ignoranza e della incapacità aggiungendo parecchia arroganza talvolta le cose “fashionant” sono proprio pericolose.

    Pensieri da lettura giornali mattiniera su una discussione di massa.

  32. 20
    Lusa says:

    Tirate le somme:

    la ferrata dovrebbe essere smantellata, i buchi fatti nelle roccie stuccati a regola d’arte e tutta la ferraglia portata a smaltire dallo stracciaio.

  33. 19
    richard says:

    @alessandrogogna e @ilgatto

    “A questo punto, visto che la professione di Guida Alpina per le sue caratteristiche risulta essere l’unica che può giudicare la posa in opera di una struttura di questo tipo da un punto di vista della valutazione dei canoni di sicurezza”

    direi che non ci siamo…

     

  34. 18
    Giovanni Comunello says:

    Cari amici sardi, prima di parlare a vanvera, abbiate la coscienza di informarvi e di leggere la perizia dell’ingegnere (il fatto che sia anche guida alpina è un valore aggiunto; come lo è che sia anche ingegnere, oltre che guida). Lo stato di usura e le modalità di posa in opera di quelle ferrate sono oggettivamente imbarazzanti, e non fanno che aggravare la posizione del sig. Conca, in qualità di “volontario” attrezzatore, visto che perdipiú ha realizzato gli itinerari in barba a normative ambientali e a evidenti pericoli e rischi geologici. Sperate solo che non ci scappi il morto, sia che sia libero fruitore o cliente di qualche agenzia o guida. l’alta frequentazione delle due ferrate non fa altro che aumentare il rischio (ripassatevi i concetti di pericolo e rischio, magari). Credo che nessuno voglia lavare i vostri panni. Avete comunque ragione, l’immobilismo politico non ha certo giovato alla regolamentazione delle attività outdoor in sardegna, come nel resto d’Italia, del resto. Il tutto a scapito di chi vorrebbe vivere di turismo e valorizzare anche il magnifico territorio sardo.
    Da facebook, 14 marzo 2018, ore 22.24

  35. 17
    Luca Visentini says:

    Ah, oltre a essere ingegnere strutturale, è guarda caso guida alpina…

    Scusa Alessandro, non ho resistito.

  36. 16
    Alessandro Gogna says:

    Ciao Gatto! Guarda che uno dei tre che hanno fatto la perizia, oltre che essere guida alpina, è guarda caso anche ingegnere strutturale. Si chiama Bepi Bagattoli. Lo puoi vedere tra chi ha firmato la perizia

  37. 15
    richard says:

    @ilgatto  la prossima volta che mi anticipi ti denuncio 😉 Cazzarola, la tenevo in serbo per quando i toni si fossero alzati e tu… me la bruci così! Non ci siamo! Proprio no!

  38. 14
    Lusa says:

    Repetita iuvant: vie ferrate? NO GRAZIE!!

  39. 13
    Il Gatto says:

    A prescindere da discorsi etici e legali, non credete che, prima delle guide alpine, siano più competenti geologi e ingegneri strutturali?

  40. 12
    richard says:

    @giovanni lungi da me pensare che la sicurezza si costruisca coi “like”! Mi limito a fare un discorso statistico: una ferrata che ha 1400 commenti su tripadvisor, vuol dire che è transitata da tante, tantissime persone. Anche fossero solo i 1400 recensori sarebbe già un numero statisticamente significativo per testare la bontà o meno di un’opera. Non mi risultano incidenti, quindi desumo che non sia poi così terribile (posso sbagliarmi, come già detto non sono un fan delle ferrate e non seguo le cronache di queste con grande attenzione!). Detto questo, non dimentico che ognuno di noi “in ambiente” deve essere responsabile unico delle cose che fa e delle vie che va a scegliere. Perché l’ambiente è, per sua intrinseca natura, cangiante. Chi si infortuna (o peggio) deve sapere che è colpa sua. Punto e basta. Come già detto, nessun medico prescrive la ferrata del Cabirol o altre cose.

     

    @tuttiglialtri: se volete normare la montagna, per cortesia: non andateci! Non fa per voi. La montagna (come la velocità della luce o la temperatura) non è democratica: non si “decide” per alzata di mano. Se non ce la fate a fare un passaggio, una via, una passeggiata, una pellata… allenatevi o lasciate stare. Ci sono così tante cose belle oltre alla montagna… Che è come è, ha una meravigliosa offerta con percorsi e itinerari di tutti i tipi e tutte le difficoltà, e deve continuare ad essere così. Cerchiamo di lasciarci un briciolo di “avventura” e di libertà d’espressione, per noi e per quelli che verranno. Basta informarsi e scegliere. Senza normare.

  41. 11
    giovanni says:

    @richard … i commenti di chi ci và danno un idea della sicurezza di un impianto sportivo??? beh allora… siamo a posto

    in effetti anche io mi sono fatto costruire la casa da degli amici che avevano il piccone e mi sono collaudato la casa standoci dentro.

    Auguri

  42. 10
    paolo panzeri says:

    Faccio il “bastian contrario” e provoco.

    A me va benissimo che TUTTI chiodino paretine e allestiscano ferrate! In questo modo gli “esperti” possono avere lavoro, i professionisti e il soccorso pure e la Natura nella sua selezione può essere facilitata. E poi TUTTI ci andranno e le montagne resteranno meno frequentate. Poi magari, col tempo, la gente maturerà e capirà quello che è meglio per lei e magari anche ciò che è bello. E’ un sistema molto costoso per la società, ma sembra essere nettamente più facile della cura della conoscenza (si preferisce l’ignoranza).

    E contro l’ignoranza ogni battaglia è persa….. da qualche decennio.

  43. 9
    luigi says:

    e le vie sportive, che impattano poco meno di una ferrata, a parte il problema etico, sono normate oppure (come consuetudine) si possono chiodare secondo scienza e coscienza, con relativa responsabilità dei singoli  salitori?

  44. 8
    Carlo Crovella says:

    Non so se nel frattempo la normativa specifica sulle ferrate e via attrezzate a spit sia cambiata, ma mi ricordo che circa una ventina di anni fa (metà ’90), quando in un articolo descrivevo discese di torrenti (canyoning) in Val di Lanzo (Prov TO), un mio amico che aveva appunto attrezzato a spit le calate di un torrente, mi “vietò” di citare il suo nome nell’articolo, perchè mi disse che chi piazza ancoraggi fissi è poi tenuto alla loro manutezione sistematica e se accadono degli incidenti ne è giuridicamente responsabile per la non avvenuta manutenzione (ovviamente occorre l’onore della prova che l’incidente sia capitato, o quanto meno sia stato aggravato, dalla scarsa o assente manutezione degli ancoraggi). Avevo giudicato la cosa talmente “disincentivante” che non me ne sono più occupato in seguito.

  45. 7
    richard says:

    @giovanni, vedo che non hai colto il senso del mio intervento. E comunque basta guardare tripadvisor per capire che la ferrata va benissimo così com’è. 1420 commenti sono una statistica!                https://www.tripadvisor.it/ShowUserReviews-g187880-d4353765-r492089083-Capo_Caccia_Vertical_Cliffs-Alghero_Province_of_Sassari_Sardinia.html

  46. 6
    Dino says:

    Percorro montagne da oltre 50 anni e non ho mai fatto una ferrata (cioè una si in discesa in Moiazza).

    Sia chiaro a priori senza se e senza ma, che le ferrate come qualsiasi altra opera, se fatta male, illecitamente o potesse recare danno  andrebbe demolita o modificata e corretta se possibile.

    Questione ambientale: a mio avviso una ferrata fa molto meno danno ambientale di sbancamenti per piste, strade di servizio  con migliaia di auto che ogni domenica affollano le montagne scaricando tonnellate di gas di scarico; quindi ho molti dubbi sulla dannosità ambientale di una ferrata o di una falesia. Certo per chi vive e lavora a casa sua in città è piacevole trovare per le ferie ambienti “intatti” dove , dopo centinaia di chilometri e molti litri di benzina consumati respirare aria pura e vedere i camosci pascolare.

    Ma chi ci vive come fa a campare? Quindi occorre trovare un ragionevole compromesso; mi sembra le ferrate non siano il maggiore dei mali.

    Questioni di diritto: mi sono riletto molte volte la legge sull’esclusività delle Guide e Istruttori CAI. Mi sembra, ma evidentemente qualcosa mi è sfuggito, non riguardi la costruzione di ferrate o falesie. Leggi Regionali (es: Lombardia) non possono comunque entrare in conflitto con le normative Nazionali. Ciò non toglie che alcune Guide ( e ne conosco e di alcune sono amico) abbiano una marcia in più; ma vi sono “non” professionisti che hanno almeno pari professionalità. Morale: conta il curriculum, quello che uno ha fatto soprattutto nel settore ferrate e falesie.

    Per quanto attiene la certificazione delle opere, non riesco a capire che tipo di certificazione sia: in pratica cosa si certifica? Che i materiali siano certificati?  Che il posizionamento sia a norma? Per quanto tempo? ci sono esempi di attivazione polizia? Mi sembrano molto vaghe e mi piacerebbe vederne una.  Ricordo che tutte le Amministrazioni hanno ampie assicurazioni civili che coprono eventuali danni.

    Questione di forma e di etica: mi sembra di estremo cattivo gusto citare esempi ( quello Siciliano) dove una disgrazia dovuta al naturale degrado della roccia ha causato ciò che sappiamo; veramente brutto. In quella zona ci sono centinaia di tiri attrezzati ottimamente che consentono a migliaia di climber di godersi una vacanza senza incidenti particolari  con un lavoro ciclopico fatto di passione e competenza. Tirare in ballo quella disgrazia non è davvero corretto ne giusto.

    Poi può capitare, e capitano,  gli incidenti a Guide, Istruttori o singoli ma la montagna e l’arrampicata sono attività che hanno un margine di rischio non eliminabile e andare a raccattare disgrazie altrui per sostenere le proprie tesi è davvero inqualificabile.

    Posso capire che il potenziale di soldi che potrebbe girare sia, per il nostro ambiente, elevato. Ciò non toglie che vi sia modo e modo fare e dire le cose.

     

     

  47. 5
    giovanni says:

    Richard, hai visto le foto e filmati? Io sono impressionato. Ti sembra normale che una cosa simile, pubblica e percorsa da chiunque sia in quelle condizioni? In area parco? Pagata dai contribuenti e dal Comune? Oltretuttto si diceva che c’era una “manutenzione costante”. Ma da parte di chi? Questo è al di là di ogni autorizzazione e crisma.

    Per capire se ci vogliono o no le autorizzazioni guarda questi link:

    http://parma.repubblica.it/cronaca/2015/05/18/news/una_ferrata_abusiva_scatta_il_sequestro-114654963/

    http://www.altoadige.it/cronaca/bolzano/selva-scompare-la-ferrata-pertini-1.213549

    Le vie ferrate/percorsi attrezzati, sono impianti sportivi e tutti gli impianti sportivi hanno dei criteri minimi di sicurezza da seguire. Sicuramente edilizi visto quanto anche come sono simili i criteri per progettazione e posa di reti paramasso (vedi ancoraggi e i cavi).

    Riguardo le autorizzazioni per effettuare dei lavori in area parco o area protetta come SIC e ZPS è obbligatorio avere una valutazione sull’impatto e l’incidenza ambientale (anche per impianti come questi) accettata dalla Regione Sardegna, in cui dimostri che quello che stai facendo è a favore della conservazione di quell’ambiente o quantomeno non lo comprometta.

    Ti sembra poi normale che simili progetti non siano depositati presso un Comune (che ha la responsabilità civile su quello che accade nel suo territorio) e che non abbiano le autorizzazione degli Uffici di Tutela all’Ambiente o anche che non siano in sintonia con il Piano di Rischio di Frana? Certo, siamo tutti geologi e valutiamo tutti ad occhio dove fare questo o quest’altro. Ma in realtà il Piano di Assetto Idrogeologico dice chiaramente che in certe categorie non puoi realizzare niente (neanche un impianto sportivo) e in alcuni casi, se vuoi proporlo, devi affiancare al progetto una relazione di un geologo e quella di un ingegnere.

    A parte tutto, quanto sta avvenendo è decisamente una cattiva pubblicità non solo per la Sardegna e per chi ha fatto queste cose ma anche per i Comuni e gli enti che dovevano vigilare compreso il Corpo Forestale. Buongiorno! Dove erano sino ad ora?

  48. 4
    richard says:

    “…che deve garantire determinati parametri di sicurezza durante la sua frequentazione: stiamo sempre parlando di persone e di vite…” e aggiungo io: “a cui nessun dottore ha detto di andare a fare una ferrata.” Lo so che gli appalti e i lavori di ingegneria civile fanno gola a molti, e se io fossi il direttore finanziario delle GA cercherei di insinuarmi nelle fila di chi può accedere a finanziamenti del genere. Ma il “maestro di Alpinismo” non dovrebbe essere qualcosa più di un mero soggetto economico? Sarò un vecchio romantico del cavolo, però… Provo grande tristezza a leggere queste cose. Mi dispiace leggere che si fanno ferrate (che non mi sono mai piaciute). Non me ne frega nulla di vedere che sono fatte male (o bene). Problemi di chi ci va, impari a valutare. Essere liberi vuol dire anche usare il cervello, la sicurezza (dove non ce lo ordina il dottore) non è un diritto acquisito! Mi dispiace però molto vedere che una categoria, o comunque una parte, che dovrebbe promuovere un certo tipo di approccio alla montagna, cerchi di fatto di accaparrarsi fondi pubblici in maniera univoca per fare ferrate, per poi portarci clienti. Trovo questa azione triste (eticamente) e strumentale (economicamente). Qui due negatività non si elidono. Liberi tutti di fare ciò che si vuole, ci mancherebbe… Ma allora andiamo a distruggere tutte le “iscalas e fustes” prima. (fate una “cerca” con google per capire). Non voglio poi aprire il discorso guide alpine e meridione…

  49. 3
    Pinco palla says:

    testo unico edilizia

    il soccorso alpino fa soccorso e stop sennò avrebbe un altro nome e non ha competenze in materia se non al limite delle individualità che non possono venire utilizzate ai fini di una perizia da parte dell’ente.

    I VVF hanno già risposto come si legge, denunciando la non competenza sulla materia

  50. 2
    Claudio says:

    Da appassionato/amatore e curioso nonche profano nella materia, chiedo se esista un disciplinare, un codice, una normativa che regola e legifera le vie ferrate , la loro costruzione oltre che il relativo collaudo.

     

    Non riesco a capire se questo sia lasciato alla mera ispezione e verifica della eventuale pericolosità rilevata sarà, per es. soccorso alpino e vigili del fuoco.

     

    In sostanza a parte l’accompagnamento in montagna qual’è la normativa che risponde alla certificazione Delle vie ferrate? Sarei grato se potessi avere il riferimento normativo da leggere e consultare.

    Grazie

  51. 1
    carlo says:

    chiedo, per pura curiosità, in cosa consista l’iter amministrativo/burocratico per ottenere l’autorizzazione a installare una ferrata (ammesso che un privato cittadino possa prendere tale iniziativa)

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