Avrebbe potuto essere

Avrebbe potuto essere
di Alessandra Panvini Rosati
(febbraio 2018)

Lettura: spessore-weight**, impegno-effort*, disimpegno-entertainment***

“Ciao”.
“Ciao Comandante, hai qualche proposta per il prossimo fine settimana? “
“Mah, qualcosa di papabile, se si volesse pestar neve, lo potrei trovare, ora che finalmente abbiamo la materia prima”.
“Io dovrei iniziare a tirar fuori gli sci ma sinceramente non ne ho voglia; preferisco venire con te se farai un’offerta che non potrò rifiutare”.
“Va bene, guardo il meteo e ti so dire, sono propenso per qualcosa tipo canale”.

“Ciao”.
“Ciao, allora che cosa hai tirato fuori dal cilindro?”.
“Tanto per restare in zona e approfittare di due giorni che mi sono ritagliato, come ti avevo anticipato, si potrebbe andare al rifugio Bietti sabato, senza fretta che tanto dobbiamo solo arrivarci e perdere tempo fino alla cena”.
“E dal Bietti? Che intenzioni avresti?”.
”Con calma, domenica, potremmo andare a mettere il naso al canale ovest o a quello più a sinistra”.

“Agli ordini Comandante; tieni presente che ho solo un attrezzo. Portane uno tu in più, per me”.
“Sì, porto tutto il necessario poi valutiamo il da farsi mentre saliamo in auto. Per una volta non sarai costretta a levatacce. Va bene vedersi con calma, al solito posto, alle 10?”
“Perfetto, ora mi metto a fare lo zaino, a domani!”

“Ciao”
“Eccomiiiii! Arrivata puntuale!”.
“Tutto a posto?”
“Sì, sono contenta che ci siano due giorni di meteo bello e che coincidano col fine settimana! Mi spiace per il terzo di brigata, che marca visita causa febbre”.
“Già, dobbiamo farlo crescere quel ragazzo, dedicargli un po’ di tempo affinché acquisisca più sicurezza. E’ uno dei buoni propositi per il prossimo anno, me lo sono scritto in agenda”.
“Sei troppo buono, sempre disponibile a fare scuola a tutti. Attenzione a non sederti, a ritagliarti anche il tempo per i gradi a te accessibili, o non progredisci più”.
“No, tranquilla. Quest’anno cambieranno un po’ di cose. Intanto, ti anticipo che mia figlia ha fatto brillare gli occhi quando le ho proposto di venire in ferie da te! Avremo modo di unire l’utile al dilettevole: mostrarle le Dolomiti e fare qualche bella via!”
“Evvai, me lo auguro e non avrai più scuse, ti stancherai di seguire questa donzella tra le crode“.
“Stavolta è la volta buona, ho già chiesto le ferie per non farmi fregare sul tempo dai colleghi”.
“Bravo, non ne posso più di sentire i tuoi lamenti sulle ferie alla vogliomanonposso e alle vie solo abbozzate, causa compagni non ideali…”.
“Croda dei Toni e Spigolo Dibona: tu le hai già fatte ma le rifaresti con me?”.
“Il Dibona lo rifarei anche adesso mentre la Croda dei Toni manca anche a me, quindi sarebbe una prima per entrambi… Carissimo, proposte approvate!”.

 “Ho portato la musica. Che cosa vuoi ascoltare?”.
“Scegli tu…”
“Scherzi? In auto come in via: comanda chi guida. Quindi sono ai tuoi ordini. Per l’occasione ho portato anche della musica barocca, un paio di Haendel o Vivaldi”.
“Grazie, ti sei ricordata che è la musica che preferisco!”
“Caro, gli amici servono anche ad avere memoria sui gusti di chi condivide il nostro tempo…”.
“Vabbeh dai, sai che non è male quel Massimo Bubola, con le nuove versioni dei canti della Grande Guerra? Mettiamo quello… Il barocco lo teniamo per dopo”.
“OK, a me viene la lacrima da femminuccia quando parte Sui Monti Scarpazi. Se ridi, ti mando aff…”.

“Ci fermiamo a Varenna per sosta caffeinica?”.
“Perché no? Sarei anche già affamata ma a ‘sto punto aspetto di arrivare al Bietti”.

“Abbiamo terminato la Grande Guerra in musica riveduta e corretta. Adesso ci starebbe bene un po’ di Jannacci. Per l’ultimo tratto di strada, mettimi il CD dove c’è Giovanni telegrafista. Adoro quel pezzo. Dovrebbe essere il nostro Inno Nazionale!”.
“Concordo, tu guida ed io ti cambio la playlist”.
“Comandante, hai portato la relazione?”
“Sì, ho anche una foto che scattai tempo fa dal San Primo durante una salita da solo. Da lassù si vedono tutti i canali della parete ovest della Grigna. L’ho serbata proprio perché sapevo che, prima o poi, sarebbe venuto anche il momento giusto. Avverto che il rifugista mi ha segnalato che c’è parecchio ghiaccio, vedremo cosa troviamo”.
“Nessun problema, io andrei per il canale meno ripido, non ho pretese e tra i due sono la più insicura”.
“Allora lasciamo il secondo attrezzo in auto… ne portiamo solo uno e ci togliamo ogni dubbio postumo sulla scelta”.

“Ti eri appisolata? Eccoci arrivati. Che ne dici se lascio l’auto qui? Alla Chiesetta? Tanto non c’è nessuno e oltre non si può andare, non hanno battuto la strada”.
“Perfetto, magari girala così domani eviterai di fare manovra”.
“Allora ricapitoliamo: ramponi, piccozza, casco, imbrago, paio di cordini, corda da trenta metri, porto paio di chiodi, direi che non manca nulla”.
“Anche da me tutto a posto, mi mancherà il fiato… quello sì… caro Comandante cerca di andare piano”.
“Ah beh, mettiti il cuore in pace! Avrò bisogno di qualche tuo consiglio perché, con il nuovo anno, voglio togliermi di dosso qualche chilo che mi è restato appiccicato. Sono deciso anche ad allenarmi meglio. Mi sarai fedele consigliera”.
“Sappi che so essere molto cattiva”.
“Ma va, non l’avrei mai detto… ah ah ah“.
“Pirla, seriamente parlando non mi piace chi fa restare dell’intenzionalità un vago desiderio. Cercheremo di dare una mossa a questo tuo metabolismo addormentato!”.
“Gentile signora, ci mettiamo in marcia?”
“Arrivooooo!”.

“Fermati un attimo che mi metto i ramponi. Qui si scivola e, se devo camminare come sulle uova, finisce che ci impiego troppo… Coi ramponi vado via più sicura”.
“Ok, io vado avanti pian piano”.
“Girati un po’ che ti scatto la foto per la lapide, altrimenti avrò il tuo ennesimo lato B!”.
“Ancora foto per la lapide? Ne avrai almeno ottanta…”
“Lo so, ma adesso che sei grasso per la lapide ce ne vogliono almeno quattro; quando dimagrirai ne basterà solo una, ah ah ah “.
“Oh Signore, va bene”.
“Smettila di fare le pose stile nostalgico del ventennio!”.
“Vero, ti ricordi quelle fatte sulla Segantini?”.
“Sinceramente preferirei dimenticarle… sembravi Mussolini in tenuta arancione!”.

“Eccoci al Rifugio”.
“Cavolo, non c’è nessuno… meglio!”.
“Buongiorno, abbiamo prenotato un pernottamento per stasera”.
“Benvenuti. Sono Marco. Vi accompagno su. Seconda porta a destra. E’ una stanza da otto ma ci siete solo voi”.
“Sono io che sono vecchia o qui fa un freddo becco?”
“Giovane non sei, ma allora siamo vecchi in due. Sai che ti dico? Scendo nella sala, dove almeno c’è la stufa accesa e mentre chiedo informazioni sulla via di domani, mi scaldo”.
“OK, mi tolgo gli indumenti sudati e ti raggiungo. Mangiamo qualcosa? Adesso sono decisamente affamata”.
“Sì, la dieta parte nel 2018”.
“Ecco, visto? Và minga ben inscì…”.
“Per favore: due tè caldi, una fetta di torta e un tagliere di formaggi”.

“Mi sta venendo l’abbiocco post prandiale, salgo a riposare in freezer. Cercherò di mettermi quattro coperte, sarò come sepolta da masse di lana!”.
“Ok, io sto qui a scaldarmi con la stufa. Se non ti vedo, ti vengo a dare una voce per la cena”.

“Ehi, signorina, tra un quarto d’ora si cena! La signoria vostra ha riposato?”.
“No, spiritoso! Cercavo di scaldarmi col training autogeno: qui fa caldo qui fa caldo qui fa caldo, sto sudando e vorrei un ghiacciolo alla menta”.
“Ha funzionato?”.
“No!”.
“Il gestore ha aperto del vino bianco, ci va bene lo stesso? Tu sei una che sbevazza rosso”.
“Nessun problema, per una volta… ma che non diventi un abitudine… eh, eh, eh ”.
“Bene allora CIN CIN anche al gestore, buon appetito!”
“Buon appetito!”.
“Comandante, la pasta al ragù era buona ma troppa. Adesso non so come affrontare lo stufato con la polenta. Non ce la faccio proprio a finirlo”.
“Vuoi lasciare tutto ‘sto ben di Dio? Dammi qui, che lo spazzolo io!”
“Grazie, non vorrei che si pensasse che non abbia gradito. Hai detto che la tua dieta partirà tra qualche giorno, giusto?”.
“Senti, mentre dormivi o quasi, Marco mi ha confermato che la situazione non è meravigliosa: neve ghiacciata e passaggi sulle rocce pure col ghiaccio. Inutile partire troppo presto al buio. Direi di fare domattina alle 8, va bene?”
“Per me OK, ti seguo.”

“Ora di andare in branda?”
“Eh sì, ormai ci tocca. Dopo la cena e il fuoco caldo della stufa, sarà ancora più confortante entrare a dormire nella cella frigorifera. Io dormo vestito”.
“Perché? Abbiamo scelta? Io dormo anche con lo zaino addosso!”.
“Esagerata…”.
“Buona notte”.
“Buona notte, ho messo la sveglia alle sette”.

“Toc toc, ci sei? Sei svegliaaaa? E’ ora!”.
“Sì, ci sono. Accidenti ho il naso gelato. L’unico buon motivo per uscire è che ci si muoverà e alla lunga ci si scalderà, alla mooolto lunga!”.
“Sento Marco che spignatta là sotto, la colazione è pronta, ti attendo giù… mi porto avanti e chiedo il conto”.
“Arrivo, arrivo… cosa faccio quindi? Porto la corda?”
“Direi di sì, non si sa mai. A volte mi spavento magari per un nonnulla. Facciamo che indossiamo già l’imbrago così, nel caso, ce l’abbiamo già a portata di moschettone?”
“Sì, buona idea”.

“Ops, ho fatto un casino…”.
“Ah, ah, ah, l’idea di far sciogliere il burro sulla stufa poteva avere un suo perché a patto che tu lo controllassi a vista… Adesso è sciolto su tutta la stufa! Cerca di pulire in qualche modo, o il rifugista ci toglie il saluto!”.
“Adesso si è sprigionato un buon odore di burro fuso per tutta la sala…”
“No comment! Sei un pasticcione!”.
“Andiamo via così non se ne accorge…”.
“Almeno stai serio!”.

“Freddo è freddo, non ci sono dubbi, però è un’alba grandiosa!”
“Davvero, facciamo un paio di foto prima di partire”.
“Le scatto anch’io con la fotocamera, le tue col cellulare sono sempre orribili”.
“Qui la fotografa sei tu, poi mandamele!”.
“Come sempre…” .
“C’è ghiaccio. Lassù potrà solo peggiorare, andiamo a buttarci l’occhio, poi valutiamo, ok?”
“D’accordo. Pensiamo anche a un piano B?”
“Cara, da qui, il piano B è tornare a casa.”
“Va bene, non sarebbe la prima volta”.

“Come cambia il terreno in certe condizioni! E’ tutto levigato…”.
“Che ne pensi?“.
“Comandante, se per te si può fare, proviamo. Se non ci convince, torniamo indietro”.
“Per ora risaliamo lo zoccolo della parete verso sinistra, vedi quei salti rocciosi? Dobbiamo andare là. Poi muoviamo verso destra sulla rampa di rocce fino all’attacco del canale, a sinistra. Direi di puntare a quello più facile come già deciso”.
“Agli ordini Comandante!”

“Ecco, ci siamo. Facciamo una breve sosta e beviamo un po’ di tè. Poi iniziamo, saranno 200 metri, si vede bene la via di salita, stai attenta che te la indico”.
“OK, mettiamo almeno il casco o ci si lega?”
“Casco sicuramente; la corda dipende da te, se ti senti più sicura ti lego, ma la pendenza non è eccessiva”.
“Vabbeh, direi che possiamo farne a meno.”

“Siam vecchiotti ma non stiamo andando così male, non trovi?”.
“Sai come la penso, io sono lenta ma inesorabile!”.
“Forse era meglio avere due piccozze, comunque si sale bene”.
“Magari ci leghiamo prima dell’uscita? Non so come sia la cornice, mi sentirei più sicura”.
“Certo, come vuoi”.

“Stai ferma lì dove ti trovi; tiro fuori la corda e te la passo, così puoi legarti, ormai siamo quasi fuori”.
“Prossimo acquisto che faccio è una Dragon; se qui mi scappasse la piccozza ne vedremmo delle belle”.
“Guarda che la Dragon si può fare anche con paio di cordini.”
“Ma sì, lo so! Però se si compra, già fatta e finita, è anche meglio, non costerà così tanto?!”.
“Basta che non faccia la fine della Daisy-Chain che hai comprato… che poi ti vergogni a usarla se c’è l’amico Guida attorno! Ah, ah, ah… che ti prende per il naso con certe cose da falesia! ”.
“Pirla, non è la stessa cosa! Mi tratti sempre male.”
“Io?! Oso ricordarti che la scorpiona qui sei tu e non sei conosciuta come la più dolce delle fanciulle…”
“Uffa, che noioso.”.
“Comunque eccoti legata. Possiamo proseguire, che a star fermi fa un freddo becco? Vado avanti finché non esco sulla cresta, poi ti recupero a spalla”.
“Come gli alpinisti veri?”
“Affermativo”

“Et voilà, eccomi! Grazie Comandante! Gran bel canale. C’è un sole bellissimo; finalmente ci scalderemo!”.
“Con il sole tutto è più lirico e anche la fatica diventa un piacere. Adesso, con la Grigna posso proprio dire di avere concluso per un po’. L’ho davvero percorsa da ogni lato! Cosa vuoi fare? Possiamo andare al rifugio facendo a destra una parte della Cresta di Piancaformia, oppure evitare e discendere subito. La discesa è lunghetta: dalla via della Ganda fino al rifugio Bogani; poi all’auto, al Cainallo”.
“Boh, di tempo ne abbiamo, sono solo le 12”.
“Scegli tu, io non ho bisogno di passare al rifugio, però la foto alla Croce del Grignone la farei!”.
“Considerati il vento e la neve, non possiamo posizionare la mia fotocamera per terra e scattare col timer. Facciamoci un selfie veloce e via!”
“Fermi, sorriso, taac!”
“Berg Heil!”
“Berg Heil!”
“E anche questa è andata; facciamo che scendiamo subito dato che non siamo fulmini di guerra?”
“Va bene, tu vai davanti mentre io ti tengo assicurata con la corda tesa in conserva, almeno fino alla fine del tratto più aereo, poi ci togliamo tutto…”.

“E appena al paese ci si beve una birra!”

Di tutte le parole tristi pronunciate o scritte, le più tristi sono queste: “avrebbe potuto essere (John Greenleaf Whittier)”. 

Ci siamo bloccati prima.
Il Comandante si è fermato per sempre, scivolando per un rampone rotto.
A Sergio, mio splendido amico e compagno di cordata, alpinista gentiluomo, caduto sulla parete ovest della Grigna Settentrionale il 17 dicembre 2017.

   

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Avrebbe potuto essere ultima modifica: 2018-02-23T05:15:13+00:00 da GognaBlog

15 pensieri su “Avrebbe potuto essere”

  1. 15
    Antonella Cima says:

    Davvero,

    no comment a tutta la serie dei post di chi parla, senza cognizione di causa! Non facciamo passare gli altri per quello che non sono…

    Saluterei  così…con quel sorriso negli occhi, la fronte corrugata ed una grattata di pizzetto.

  2. 14
    paolo panzeri says:

    Quello che leggo nei commenti, ma anche nel racconto, rafforza la mia convinzione che il mondo delle donne sia sempre più complesso e di difficile comprensione per chi donna non è. Mi sembra di leggere “robe” maschili dette in maniera femminile da donne con una forte spinta di rivalità maschile senza il disinteresse maschile e con la possessività femminile…… non capisco, forse perché sono stato educato in un’altro secolo.

  3. 13
    Matteo says:

    Non conoscevo Sergio e non credo di conoscere nessuno degli intervenuti.

    Sono rimasto un po’ perplesso dal tono di alcuni interventi, perché non ho trovato nulla di scandaloso o insultante nel racconto, ma anzi mi ha coinvolto e commosso perchè solo chi l’ha provato conosce lo strazio del “avrebbe potuto essere”. Scrivere con tale leggerezza credo descriva e renda giustizia all’uomo molto di più che impuntarsi su “compagni non ideali”.

    Che poi, a ben guardare, mi pare assolutamente scontato che esistano “compagni non ideali” per certe vie (ho un lungo elenco di vie per cui non lo sono di certo!)  e il riconoscerlo è proprio il minimo per andare in montagna e sopratutto se si porta in giro gente meno esperta.

    Per concludere se mai dovesse capitare a me, spero che qualcuno mi ricordi come ha saputo fare Alessandra.

  4. 12
    Stefania says:

    Care e cari tutti. Mi trovo per la prima volta a leggere e commentare un Blog di alpinismo. Sono nata e cresciuta in montagna e della montagna conservo ricordi,  odori, immagini amiche. Non sono, come voi, una tecnica di montagna. Ho amato camminare e cerco da diversi anni di comprendere la spinta, lo spirito a salire finanche le tribolazioni comuni a chi cerca sé stesso nell’estremità dei disegni della natura. Comprendo un po’ meglio, per lavoro ed inclinazione, l’animo umano. Conosco alcune di voi che amavano Sergio come un esempio e un uomo giusto di montagna.Vorrei invitarvi a trattenere, ognuna con la sua visione di montagna e di Sergio,  le migliori immagini e suoni che ce lo ricordino . Avete ognuna il diritto alla sofferenza ma non ad attaccare la sofferenza altrui. Sergio avrebbe amato, credo, ogni vostro commento e ogni vostro dire. Chi l’ha perso condividendo ultimi istanti è portatrice di immagini preziose che, a suo modo, ci ha voluto regalare. Chi l’ha perso e lo cerca dove egli non è più, se non con tracce, ha diritto alla sofferenza in ugual modo. Stringiamoci tutti intorno a un amico che ci ha regalato e ci regalerà ancora belle e oneste sensazioni, rispettose soprattutto del sentire di sua figlia, la prima e la più amata, che leggendovi vorrebbe pace e riconciliazione, tribolata di certo dalle ultime immagini di un padre in braccio alla morte e che ha dovuto, suo malgrado, e dovrà trovare il modo di salutare per sempre. Immagino Sergio  abbracciarvi tutti e seppellirci con un’unica, eterna e genuina risata, rivolta a tutti e tutte i suoi amici.

  5. 11
    luisa says:

    un racconto è anche il punto di vista di chi lo scrive, non pretende di essere compreso o condiviso. Trovo fuori luogo i commenti che giudicano non veritiera l immagine di questa persona. Ognuno ha sicuramente avuto il suo modo di percepirlo e allora invece di criticare, se ne è capace lo racconti

  6. 10
    Antonella Cima says:

    Vorrei poter rispondere alla Sig.ra Manuela e di riflesso alla Sig.ra Panvini, elicitando il dissenso.

    Concordo con lei che ognuno di noi vive il proprio dolore e lo esprime in maniera diversa…ma quando si parla riportando la “propria versione” dei fatti, ci vuole davvero molto, ma MOLTO TATTO nell’esporre fatti, ma soprattutto opinioni personali; proprio per non incappare in tutto questo. Le parole hanno un significato e vanno “maneggiate con cautela”…evitando di “SPORCARE ” il ricordo di una persona fantastica, che davvero ha sempre offerto a tutti, la possibilità di volare accanto a lui attraverso racconti,viaggi ed avventure condivise. I giudizi personali, su compagni di viaggio, gradi, vacanze “vorrei ma non posso”, sono davvero fuori luogo, scortesi, irrispettosi nei suoi confronti e dei suoi cari. A maggior ragione se detti da qualcuno che si professa “amico” e a conoscenza dei suoi vissuti!!!! Ecco perchè le reazioni avverse…sarebbe stato un racconto meraviglioso se non fosse stato SPORCATO da opinioni (un pò troppo personali e becere), che nulla hanno a che vedere con la persona di Sergio.

    Spero che sia chiaro!Questo non vuole essere un linciaggio mediatico, ma far riflettere l’autore, che si può far volare gli altri con un racconto, usando parole un pò più consone, che non accentino ne inneschino reazioni, perché “un pò troppo personali” e NON ADERENTI AL MODO DI ESSERE e alla realtà della persona; che purtroppo non più modo di difendersi e dire la sua.

    Saluti Antonella

  7. 9
    Giorgio says:

     Riposi in pace

  8. 8
    Maria Pia Miglio says:

    Il racconto di una vita infranta, di un sogno non realizzato, espresso non attraverso parole lagrimevoli, ma attraverso quel “avrebbe potuto essere” che stigmatizza l’attimo della sconvolgente ed improvvisa scomparsa del compagno di cordata.

  9. 7
    Manuela says:

    Leggo con stupore il giudicare il dolore altrui. Il testo scritto dalla Sig.ra Panvini, a mio avviso, esprime il suo personale modo di vivere il dolore di questa tragedia inspiegabile, di cui lei é stata testimone. L’ intento, leggendo e rileggendo il suo racconto, non è quello di mancare di rispetto con la frase…”avrebbe potuto essere”, la Sig.ra Panvini lo sa bene che il suo compagno di molte cordate era già tante cose e tante cose avrebbe potuto fare…tra cui condividere una birra a fine scalata. Non scrivo mai nei blog e per me è la prima volta, ma una cosa traspare dai vostri commenti…indubbiamente il dolore della perdita del Sig. Sergio, ma buttarlo addosso all’ autrice del testo lo trovo poco rispettoso per tutti coloro che hanno sofferto e soffrono per l’ accaduto

  10. 6
    Fabris Amelia says:

    Trovo poco rispettoso in questo contesto quel “avrebbe potuto essere” in riferimento a dei progetti alpinistici. Sergio  “avrebbe dovuto continuare a essere” un padre, un figlio, un fratello,un amico, un uomo compagno di mille avventure.  Signora Panvini forse lei non è consapevole di quanto dolore ha provocato la morte di Sergio. Si faccia accompagnare da una guida a fare lo spigolo Dibona e la croda dei toni. A noi invece il vuoto lasciato da Sergio non ce lo può colmare nessuno.

     

     

  11. 5
    Antonella Cima says:

    Cara sig.ra “Panvini-Rosati”, grazie per “l’elogio del capitano” a suo modo, ma deve proprio scusarmi se dissento per alcune cose!…Credo da amica e da persona che si è affidata a lui in diverse avventure proposte, che parole di “Compagni non ideali” e “Gradi non adatti a lui”, non faccia propio parte del pensiero e vocabolario del “capitano” ; parole che risultano offensive e fuori luogo, se associate a lui. In qualità di amica e di avventuriera,” il capo spedizione” Sergio, non ha mai fatto “alpinismo di convenienza” o “discriminazioni di sorta”. Amava la montagna, era un purista, un gentleman, un grande Alpinista,un sognatore. Un uomo caparbio, che aveva mille pesi sulle sue spalle, ma che era sempre pronto ad aiutare gli altri, altruista sin nel midollo, amico, confidente, consigliere.. Dipingeva percorsi ad occhi chiusi ed era in grado di portarti e guidarti attraverso i suoi occhi, ovunque. Maestro di vita e di conoscenze, lui che amava trasmettere a tutti, perché avvicinarsi alla montagna era un “modo di Vivere”, alleggerire e di volare, per sentirsi liberi ed un tutt’uno con l’ambiente circostante. Mi scusi se mi sono permessa..ma ” il capitano”, non è mai stato attaccato ai “gradi”, lui che una uniforme la indossava e non faceva distinzioni di sorta!

  12. 4
    toni says:

    ciao comandante,

    sei stato una delle più belle persone che ho avuto l’onore di conoscere è ottimo insegnante di montagna e di vita.

     

  13. 3
    Lupu says:

    Una tragica fatalità, Gli amici, li hai sempre nel cuore

  14. 2
    Stefania Spinelli says:

    Forse perché ho seguito la vicenda, forse perché ho conosciuto Sergio attraverso le parole di chi gli era amico, questo racconto mi ha fatto venire la pelle d’oca.

  15. 1
    Manuela says:

    Con questo racconto sei li…sei li con Alessandra, ogni singolo minuto di quella triste giornata.

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