Avvicinare le montagne

Avvicinare le montagne
di Beppe Leyduan
(già pubblicato sul sito dei camoscibianchi, il 26 giugno 2018)

“E intanto il conflitto tra ambiente e ski-business aumenta in modo drammatico. Servono piste sempre più lisce e veloci, così si lavora a colossali sbancamenti e si prosciugano interi fiumi per l’innevamento artificiale. E c’è di peggio: la monocultura dello sci finisce per “cannibalizzare” tutte le altre opzioni (albergo diffuso, mobilità alternativa, ecc.) perché distrugge i luoghi. Vedi Recoaro, dove le gloriose terme sono in agonia, ma si finanzia un impianto a quota mille, dove nevica un anno su cinque (Paolo Rumiz, 2009)”.

Lettura: spessore-weight(2), impegno-effort(1), disimpegno-entertainment(2)

Quando si cercano soldi per impianti sciistici si trovano subito. Vi siete mai chiesti perché? Personalmente una risposta ce l’ho: perché portano voti.

Ad esempio, la piccola stazione sciistica di Ala di Stura (Valli di Lanzo), che si sviluppa tra i 1200 e i 1800 metri di altitudine (una di quelle condannate dai cambiamenti climatici), ha visto il pieno appoggio da parte del neoeletto alla Presidenza della Commissione Ambiente alla Camera, onorevole Alessandro Benvenuto. A proposito, sapete che per produrre l’innevamento artificiale delle piste di Ala di Stura si succhia l’acqua da un incantevole lago alpino per “armare” i cannoni? Qui potete vedere con i vostri occhi.

Adesso sotto il tiro dei cannoni si trova la zona dell’Alpe Devero, alle porte del Parco Naturale Veglia e Devero, sempre in Piemonte. Il Club Alpino Italiano ha già espresso la sua posizione, ribadita di recente con un comunicato stampa (qui potete leggerlo). Ecco un passaggio significativo ed importante:

[…] Nonostante la dichiarata volontà di perseguire la “ecosostenibilità”, il Club alpino italiano sottolinea come, allo stato attuale della documentazione resa pubblica, il progetto Avvicinare le montagne confligga in maniera evidente con alcuni target della Strategia Nazionale per lo Sviluppo Sostenibile, approvata dal Governo il 2 ottobre 2017 in ottemperanza della Agenda 2030 sottoscritta dallo Stato Italiano. In particolare il 15.1 (Entro il 2020, garantire la conservazione, il ripristino e l’utilizzo sostenibile degli ecosistemi di acqua dolce terrestri e dell’entroterra nonché dei loro servizi, in modo particolare delle foreste, delle paludi, delle montagne e delle zone aride, in linea con gli obblighi derivanti dagli accordi internazionali) e il 15.4 (Entro il 2030, garantire la conservazione degli ecosistemi montuosi, incluse le loro biodiversità, al fine di migliorarne la capacità di produrre benefici essenziali per uno sviluppo sostenibile). […]

Alpe d’Attia in lontananza a 1741 m (alpeggio ancora attivo)

Ma torniamo ad Ala di Stura ed avviciniamoci (a piedi) alle montagne della Val d’Ala. Prendiamo il sentiero Cai-Regione Piemonte n. 238 e raggiungiamo il bellissimo alpeggio “Alpe d’Attia” a 1741 metri di quota, nel versante a solatio, e a sole due ore di cammino. Questo alpeggio, oltre ad essere stupendo, è ancora attivo e quindi la sua importanza non è solo paesaggistica.

Ora, dopo aver visto le foto qui allegate (scattate il 24 giugno 2018), chiediamoci come mai per gli impianti da sci arrivano sempre soldi mentre per la salvaguardia del paesaggio – importantissimo bene comune di tutti – non si trova mai 1 euro.

Un piccola notazione: i teli di nylon colorati che vedete servono per coprire il tetto che fu edificato interamente in pietra (copertura in lose), fondamentale e bellissimo elemento architettonico del paesaggio delle Valli di Lanzo.

Purtroppo da qualche anno il caratteristico tetto in lose (pietra) della stalla è in pessime condizioni e così si è dovuto ricorrere a teli di nylon per coprire i buchi. Il tetto in lose è molto costoso ma è un elemento architettonico fondamentale e bellissimo del paesaggio delle Valli di Lanzo, di origini antichissime.

Siamo a monte delle baite e sul versante opposto (nord) potete vedere le piste da sci di Ala di Stura (del Karfen) il cui innevamento artificiale è garantito dall’incantevole lago Lusignetto (2171 m)

Potremmo provare a domandare al neoeletto alla presidenza della Commissione Ambiente della Camera, onorevole Alessandro Benvenuto (originario di Venaria, alle porte delle Valli di Lanzo), cosa pensa del progetto dei nuovi impianti di risalita all’Alpe Devero e magari chiedere anche la sua opinione sul valore del paesaggio delle Alpi, pensando proprio ad Ala di Stura, dopo aver manifestato la sua piena approvazione al rinnovamento degli impianti di sci (“L’inaugurazione della nuova sciovia di Ala di Stura deve essere un punto di partenza, non di arrivo, per le Valli di Lanzo…“).

Oppure potremmo più semplicemente porgergli la domanda iniziale, ovvero come mai si trova sempre il denaro per progettare e costruire mega comprensori, ma anche piccole stazioni sciistiche (che, come ci informano autorevoli climatologi, a bassa quota sono condannate dai cambiamenti climatici), ma ben difficilmente si riesce ad investire su di un bene preziosissimo come lo è il paesaggio, che comunque porta soldi, basta “chiederli” a chi apprezza, specialmente all’estero.

Già, ma non si possono prendere i voti dei soliti nordeuropei (che camminano, apprezzano e portano un turismo di qualità che indirettamente tutela) per una poltrona nostrana.

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Avvicinare le montagne ultima modifica: 2018-07-18T05:34:39+00:00 da GognaBlog

9 pensieri su “Avvicinare le montagne”

  1. 9
    CLAUDIO says:

    Mi suona strano che un fenomeno in crescita come quello dei camminatori (i “Cammini” come quello di Santiago coinvolgono centinaia di migliaia di persone ogni anno) sia così disprezzato dagli abitanti di un territorio come quello delle valli Ossolane che invece potrebbe ricavarne ottimi vantaggi con poco sforzo.

    E comunque saranno pure pochi i turisti che percorrono a piedi posti come l’Alpe Devero e l’Alpe Veglia e dintorni, ma mi piacerebbe sentire il parere dei gestori dei rifugi Alpe Veglia e Castiglioni, e magari anche del vecchietto di Crampiolo che vende formaggi e yogurt ai passanti…

    Nel merito del progetto “Avvicinare le montagne”… mah, con i cambiamenti climatici in atto il rischio mi sembra molto alto.

  2. 8
    Bruno Telleschi says:

    Non è più necessaria la presenza degli indigeni in montagna. Chi ama il progresso può comunque emigrare in città e trovare la giusta soddisfazione con tutti i vantaggi della modernità.

  3. 7
    Lusa says:

    l’abbandono della montagna e delle pratiche agro-silvo-pastorali portano dissesto e degrado

    Dissesto??? Degrado???

    Ogni luogo della terra soffriva di dissesto e di degrado prima del suo accanito sfruttamento?

    Ma ben venga questo abbandono!

  4. 6
    Luca Frezzini says:

    Amo anch’io le montagne e le Dolomiti; resto indefferente al Superski perchè nella confusione non mi ci ritrovo; il problema non è amare o non amare, ma tutelare un ambiente e un pasaggio non per il gusto di farlo ma per la nostra sopravvivenza; è dimostrato che non sempre il progresso porta benessere, come è dimostrato che è sempre più indispensabile salvaguardare gli ambienti naturali o plasmati dall’uomo nel corso dei secoli; l’abbandono della montagna e delle pratiche agro-silvo-pastorali portano dissesto e degrado; risorse economiche per il loro mantenimento indispensabili per evitare tali fenomeni; si dovrebbero evitare gli interventi infrastrutturali o di sfruttamento del territorio, a parole definiti sostenibili, ma molto spesso devastanti e senza benefici per le comunità

  5. 5
    Alberto Bonino says:

    Io amo la montagna, amo sciare, amo le Dolomiti e il Dolomiti Superski. La montagna antropizzata è il 5% del territorio montano o forse meno? Ma per certi ambientalisti  sembra che sia tutta. Vivono in un mondo che per fortuna non c’è più. Ditelo agli abitanti dellle località montane che non volete impianti ma solo andare a piedi, vi mandano a quel paese, giustamente. Infatti in montagna vivono loro non voi, al caldo in città con tutti i comforts, magari a New York come il famigerato pseudo scrittore cognetti, quello se lo vedono in montagna gli tirano le pietre.

  6. 4
    Nicola Pech says:

    Questa della “montagna per pochi eletti” che vanno a piedi è paradossale. E’ emblematico del cortocircuito del genere umano. Cosa c’è di più accessibile e alla portata di tutti che andare a piedi? Ognuno può farlo secondo i propri limiti e le proprie aspirazioni, è semplice, intuitivo, non richiede grandi capacità tecniche e ammennicoli tecnologici, è gratis! Ma si ostinano a dire che è elitario e snob!

  7. 3
    Carlo Crovella says:

    Ai due amici che hanno scritto i commenti precedenti io chiedo: ma se non vi piace l’ambiente (inteso sia in senso stretto che come relativa “ideologia”), come fa a piacervi trascorrere del tempo in montagna?

    Statevene a casa e lasciate la montagna a chi ama poter ancora vedere i tetti in lose (specie se al posto di nuovi tralicci e impianti)!

  8. 2
    Carlo says:

    Solite menate pseudo ambientaliste di cui non se ne puo’ piú. Addirittura il tetto di quella stalla come valore storico-archiettonico: da buttarsi in terra dalle risate. I teli di plastica che rovinano il paesaggio e non ci sono soldi (pubblici) per sistemarlo mentre invece si trovano per gli impianti. Ma stiamo scherzando. Paragoni improponibili. Basta con questo ambientalismo snob e con il turismo di elite.

  9. 1
    Alberto Bonino says:

    Solito articolo contro lo sci e in favore di una montagna solo per pochi eletti,articolo più razzista dei pseudo razzisti, non per niente gli ambientalisti stanno alla montagna come il male con il bene. Ma tante anime pie si ritroveranno, copntenti loro, per fortuna ormai contano nulla.

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