Bulli per democrazia

Bulli per democrazia
di Franco Cardini (già pubblicato il )

Spessore 4
Impegno 1
Disimpegno 0

[Da bambini fino a un pezzo di vita più avanti, le cose che facciamo sembrano le sole possibili. Ndr]

Quel ch’è accaduto il 19 scorso [aprile 2018, ndr] in una scuola di Lucca è d’una gravità straordinaria, ma purtroppo non è ormai più eccezionale. È uno degli esiti di una strada sconsideratamente intrapresa ormai quasi mezzo secolo fa e che costituisce uno degli aspetti più gravi e drammatici della degenerazione del “nostro Occidente democratico”.

Un ragazzino che reagisce a un’insufficienza aggredendo e minacciando il docente: prima per obbligarlo a cambiare il giudizio registrato, quindi puntandogli il dito contro e intimandogli: “In ginocchio!”. Un comando che esprimeva la volontà di umiliare un insegnante che per età avrebbe potuto essere suo padre e di fargli simbolicamente riconoscere che la sua autorità in classe non esisteva, ch’egli era inferiore ai suoi studenti.

Non è una bravata. È l’inquietante punta di un immenso iceberg: quello della crisi dei fondamenti stessi sui quali la nostra società si regge. Oggi la comunicazione intergenerazionale e le sue regole sembrano interrotte. Molte ne sono le ragioni, e sono state ampiamente discusse. Ma dal canto mio vorrei sottolinearne un solo aspetto: responsabile del quale è la mia generazione e quella che gli ha tenuto dietro – vale a dire quella dell’ampia fascia che comprende gli oggi ottantenni-quarantenni –, la quale ha fallito nell’educazione di quelle che erano state loro affidate adottando nei loro confronti un permissivismo impastato di pseudovalori individualistici e d’ipocrita egoismo.

[Elenco banale a leggerlo. Chi lo saprebbe ricreare a scuola?. Ndr]

Allevare e soprattutto educare dei figli è difficile. Non basta dar loro il necessario: bisogna offrir loro con grande equilibrio e con costante responsabilità il superfluo, insegnando loro a gestirlo correttamente. La società dei profitti e dei costumi, tutta diritti e niente doveri, è venuta meno a tale còmpito: e lo ha fatto non tanto e non solo per “debolezza”, bensì cinicamente, con un calcolo fondato sul più vergognoso delgi egoismi.

C’era un tempo nel quale gli adulti insegnavano ai bambini le fiabe. E una fiaba è un mythos, un racconto simbolico: il quale, per essere bene inteso, dev’essere spiegato e chiarito da un kerygma, la spiegazione del suo significato etico e metafisico.

La fiabe sono spesso terribili e paurose: il loro kerygma ne svela il senso e aiuta il bambino a uscire dall’angoscia ch’esse gli hanno procurato, esattamente come la catarsi nella tragedia ellenica.

Ma da circa mezzo secolo i nostri figli e i nostri nipoti, nell’età più tenera e più bisognosa di appoggio, vengono abbandonati: quando in loro comincia ad albeggiare quel che di lì a poco diverrà il loro “uso della ragione”, sono lasciati soli, parcheggiati magari per lunghe ore – di solito con scarso o senza alcun controllo – davanti alla televisione e, ora, ai vari giochi informatici. I messaggi ch’essi ricevono in quelle sedi sono troppo spesso orribili, svianti, osceni, talvolta demoniaci (in un senso non di rado vicino a quello letterale di tale termine). E non c’è nessun adulto a difendere il bambino da quelle radiazioni malvage, dal fascino nefasto ch’esse irradiano. In tal modo quel che dovrebb’esser visto per venire esorcizzato s’impadronisce invece dell’immaginario, delle coscienze, delle anime dei piccoli.

[C’è qualcuno che crede nell’opulenza come valore. Ndr]

Il ragazzo che nel video girato il 19 scorso impone al suo educatore d’inginocchiarsi sceglie coscientemente, per quanto irresponsabilmente, il rovesciamento delle regole e l’inversione dei valori etici ad esse sotteso. È preda di un delirio di onnipotenza. Abbiamo guardato lo spettacolo ch’egli ci ha offerto con sgomento, con allarme, con indignazione. Sentimenti legittimi e necessari. Ma, purtroppo, non sufficienti.

Sono mancate la vergogna e la pietà. Quel ragazzino che ci auguriamo tutti sconterà (anche, anzi soprattutto, nel suo stesso interesse) il crimine commesso – perché di crimine si è trattato – deve insegnarci a vergognarci del nostro fallimento: è stato il nostro egoismo permissivistico a  indurlo ad agire come ha agito; avrebbe avuto diritto a venir immediatamente e rigorosamente guarito dalla sua hybris (che purtroppo non è bestiale, bensì “umana-troppo-umana”), ma nessuno di chi avrebbe avuto il dovere di farlo lo ha fatto. Quel giovanissimo criminale è a sua volta una vittima: di se stesso e di quanti hanno mancato nei suoi confronti. Per fortuna, in questo caso, egli non ha incontrato nessuno che abbia osato difenderlo, magari attaccando con accuse e recriminazioni gli insegnanti: in passato, in molte scuole è successo. Ora, egli, i suoi compagni-complici e le loro famiglie dovranno affrontare le conseguenze disciplinari e quindi quelle penali dell’accaduto. Né mancheranno conseguenze economiche, sia pure indirette. Auguriamoci che almeno lo spauracchio delle spese cui si può andar incontro in casi come questo funzioni da deterrenti per famiglie inclini a giustificare sistematicamente le mancanze dei loro figli a scuola.

[A un certo punto, vagando a piacere, lontano dalle radici, ci si può smarrire. Ndr]

“In ginocchio!”. L’imposizione melodrammatica ha un suo modello e una sua estetica: è una pretesa sadica inconsciamente carica di un potenziale contenuto masochistico d’inaudita efficacia. Abbiamo tutti letto abbastanza Freud per sapere quali abissi di abiezioni, quali voragini d’infamia si nascondano dietro a quel comando. Il modello immediato è evidente e lo conosciamo. Si tratta di una sequenza di Gomorra, nel solco aperto dalle suggestioni archetipiche di Arancia meccanica. Noi “vecchi”, inseriti in una millenaria tradizione, abbiamo imparato a sostenere e a gestire questo richiamo etico-estetico al Male propostoci da Maestri che da Euripide giungono a Shakespeare e a Goethe. Ma quelle difese, quelle chiavi interpretative, non siamo stati capaci di tramandarle. Chiamatela “secolarizzazione”, chiamatela “democrazia”, chiamatela “permissivismo”, chiamatela un po’ come vi pare.

Ebbene: ormai siamo al paradosso: ma forse – dopo averlo punito come egli merita –  dovremmo davvero inginocchiarci dinanzi a quel ragazzino lucchese. E chiedergli scusa del male che gli abbiamo fatto derubandolo di quanto era suo diritto ricevere e nostro dovere offrirgli.

Piena giustizia non è stata fatta, quindi. Forse non lo sarà mai. Ascoltiamo la preziosa testimonianza diretta dell’amico e collega Alessandro Bedini, a sua volta insegnante di quel ragazzo. Bedini è uno che, quasi sempre isolato, ha provato a fare sino in fondo il suo dovere. Può giudicare e condannare a testa alta: i suoi colleghi, i suoi ragazzi, i genitori dei suoi ragazzi, lo sanno. Per questo può riferirci serenamente il molto che già è stato fatto, sul piano disciplinare, per cominciar da qui, da ora, da subito a ristabilire un equilibrio perduto e a rimediare ad errori ormai cronicizzati. Che Dio lo e ci aiuti a fare il moltissimo che a questo punto resta da fare. Ammesso – e quanto concesso? – che non sia già troppo tardi. Diciamoglielo tutti insieme, al futuro governo: la crisi della scuola è peggiore di quella politica, di quella economica, di quella diplomatica, di quella della sanità, di quella delle comunicazioni e dei trasporti. È la crisi del nostro futuro, che mette in pericolo perfino la nostra stessa sopravvivenza in quanto società civile. Altro che “scuola-impresa”, altro che “presidi-manager”!…

[Uno degli aspetti tralasciati nella corsa al produttivismo è quello relativo a tutte le dimensioni umane. Ndr]

 

LA TESTIMONIANZA DEL PROFESSOR ALESSANDRO BEDINI
Si è chiuso ieri (21 aprile 2018), almeno per ora, il caso degli studenti di Lucca macchiatisi di una grave aggressione verbale e non solo, nei confronti di un insegnante. Alcuni studenti di una classe prima dell’ITC “Francesco Carrara” di Lucca, hanno minacciato e insultato un docente di lettere e storia. Giornali, TV e siti web hanno mandato in onda il video girato con uno smartphone da un ragazzino della stessa classe. I provvedimenti assunti dal consiglio di classe e in buona parte confermati dal consiglio d’Istituto sono stati improntati alla fermezza. Bocciatura automatica per tre dei cinque imputati, sospensione di quindici giorni per altri due che, se vorranno essere promossi, dovranno fare veri e propri salti mortali. La polizia ha perquisito le abitazioni degli studenti e sequestrato i telefonini attraverso i quali sarebbero stati diffusi i video. Ben quattro sono stati infatti i video diffusi in rete, in alcuni si vede chiaramente un ragazzo che, indossato un casco da motociclista, si protende a mò di “toro” verso il malcapitato professore. Nell’altro si intima al docente di cambiare il voto, minacciando e insultando. Nella mia oramai lunga carriera non mi era mai capitato di trovarmi di fronte a episodi simili. I provvedimenti disciplinari sono stati giusti e commisurati alla gravità di quanto accaduto, stavolta il buonismo non ha prevalso, anche perché educare significa costringere i ragazzi a assumersi le proprie responsabilità. La scuola in questione peraltro è ottima, la maggior parte degli studenti si impegna, i rapporti tra docenti, alunni e famiglie è buono e quindi l’episodio gravissimo che si è verificato in questa classe, resta isolato. Gli altri studenti, riunitisi in assemblea, hanno ipotizzato di indire una manifestazione per far capire quanto l’immagine dell’ITC “Carrara” non sia quella passata sui media in questi giorni. Anche le famiglie dei ragazzi imputati hanno concordato con i provvedimenti disciplinari, alcuni di loro sono usciti dalla riunione del consiglio di classe, in lacrime.
Alessandro Bedini

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Bulli per democrazia ultima modifica: 2018-06-25T04:31:13+00:00 da Totem&Tabù

32 pensieri su “Bulli per democrazia”

  1. 32
    Marco says:

    Non sono d’accordo con i giudizi sui “miti contemporanei” (identificati sbrigativamente con televisione e “giochini elettronici”): almeno non collo stereotipo piatto che li vede tutti uguali da trent’anni, sempre approssimativi, disimpegnati, cinici, gratuitamente violenti o crudeli.
    Io credo che il sig. Cardini, da come scrive sia un anziano, e penso di avere molti meno anni di lui: negli ultimi anni vanno molto le decostruzioni, i giochi paga-per-vincere, le gag a base di battute sprezzanti o dissacranti, ecc., che sono nate quando gli sceneggiatori, pur senza deliberata cattiveria o qualche losco piano, hanno potuto avere meno censure e un mondo più aperto, ancora venticinque anni fa più o meno, se non di più. Era liberatorio, non per forza demolitorio. Le “fiabe” si erano ridotte a zuccherini ipocriti che non rendevano conto di cose complesse come i dilemmi morali (poi accolti abbondantemente dalla stessa Disney, accortasi dell’obsolescenza di certe formule persino per il suo pubblico giovanissimo). Quanto ai “giochini elettronici” (e le serie TV, che negli ultimi decenni ne hanno condiviso le modalità narrative fino alla più recente moda arcigna e vagamente disincantata) molti avevano tanti spunti, magari non così puri e incontestabili, magari misti di senso dello spettacolo e di spettacolarità aggressiva, ma comunque punti fermi o idee ne presentavano e tanti, se non altro per dare un’unità e un’interesse alla proposta. Se poi si sono seduti su un edonismo amarognolo è per via della crisi di cui sono stati più ricettori che causa. Se penso ai telefilm (animati o no) di appena otto anni fa, o ai videogames che ho letteralmente divorato, nell’entusiasmo, crescendo, ci trovo semmai protagonisti fin troppo idealisti e sicuri di sè, campi fluidi, ma comunque ben dichiarati dall’inizio, scene ed evoluzioni disturbanti, ma il più delle volte come antefatto di storie che uniscono discorsi, analisi, temi d’attualità, tipi umani alla prova, ecc.(coll’esclusione di alcuni horror e sparatutto in cui la lotta e lo spavento erano l’unico obiettivo per l’acquisto, cosa pacificamente ammessa dagli autori). Non direi che un ragazzino non possa trovarci nulla di buono. Le fiabe tradizionali? Anche loro ambigue, se non di più, nonostante godano di un’aura di sacralità opposta alla presunta trasgressività di videogiochi e cartoni (specie se giapponesi, effettivamente gonfi di problematiche psicologiche e dolore di vivere, che è poi quello che interessava al pubblico adolescente dell’epoca, in modo abbastanza prevedibile: anche lì è come uno ci ragiona che conta, non tanto l’argomento). E’ il filtro rosa dei bei tempi andati: molte fiabe, nel novecento, erano già censurate ed addolcite, moralizzate in senso più civile e moderno. I loro originali antichi danno tutti i segni di essere stati insegnamenti solidi ma feroci, fatti più per insegnare a cavarsela che non per promuovere la bontà (o al massimo per difendere, anche spregiudicatamente, la propria innocuità dalla brutalità altrui, il ché non fa del protagonista un santo: vedasi l’originale trama di Cenerentola o quella di Biancaneve: in entrambi i casi non è la purezza di cuore a trionfare quanto la voglia di non farsi schiacciare e un paio di trucchi o colpi ben assestati in risposta alle prepotenze).

  2. 31
  3. 30
    Alberto Benassi says:

    a me no. Stanne certo.

    magari hanno toccato il tuo…e ti è anche piaciuto. Lo so ora Alessandro mi cancella ma visto che fai il grande mi metto sul tuo stesso piano.

    ma culo o non culo , i preti portano un pò troppo l’acqua al suo di mulino.

     

    Poi come diceva la mi nonna: in chiesa non si fa del male.

  4. 29

    senti il toro che dà del cornuto all’asino… ciao caro

  5. 28
    Simone Di Natale says:

    Vedo caro Marco che al militare non ti hanno insegnato ne’ l’educazione ne’ il rispetto per gli altri….magari ti farebbe bene un richiamino.

    Anche i preti non li ho mai digeriti.

    Sai com’è, a me le istituzione imposte e che tendono a tenere sotto controllo il gregge non sono mai piaciute…per natura personale.

    Non mi ritengo perfetto anzi tutt’altro. Però ho avuto dei genitori che mi hanno insegnato un po’ di educazione e al contempo a ragionare con la mia testa e a non chinare automaticamente il capo.

    Rispetto l’autorità di chi se la merita. Non ho mai mancato di rispetto ai miei insegnanti di asilo ellementari e medie e penso anche delle superiori.

    Ho avuto invece il piacere di mandare a fanculo un paio di professori universitari che prendevano uno stipendio esagerato per non fare niente ed esercitare il loro deisiderio di autorità sugli studenti.

    Non  ti conosco ma dalle tue risposte e dai tuoi modi ritengo che non abbiamo molto da dirci, tdi lascio quindi al tuo triste “credere, obbedire, combattere…”

  6. 27

    come al solito ci sono preti del caxo e preti no. io parlo per me e per i miei figli e per la nostra esperienza. se ti hanno toccato il culo Alberto, posso comprenderti.

  7. 26
    Alberto Benassi says:

    “insieme a famiglia, scuola, prete”

     

    PRETE…?

    lasciamo perde!

  8. 25

    Simone, non sto parlando di dei come te. Tu sei perfetto in nuce. Io sostengo invece che anche il militare poteva essere insieme a famiglia, scuola, prete un’occasione di maturazione e anche di formazione: così è stato per un’infinità di giovani, che altrimenti non avrebbero visto il “mondo”, provenendo da contrade sperdute e analfabete. Così sono cresciuti i nostri padri, che non penso siano stati inferiori ai nostri figli e nipoti sul piano morale e civile. La tua scema deduzione da babbeo, che io abbia avuto bisogno del militare per emanciparmi la dice lunga sulla tua testa infarcita di pregiudizio, da sputasentenze del menga, senza conoscere il vissuto di chi giudichi. Quanto al costo del mio militare, tu non hai pagato proprio un bel niente, dato che sono un contribuente ultra vessato.

  9. 24
    Alberto Benassi says:

    E’ stato un bene? Penso proprio di sì. Mi ha fatto capire di che pasta era fatto il “padrone”.

    se ti alzavi prima:  non perdevi l’autobus, non ti bagnavi e non rompevi le scatole al preside….ma poi di che ti lamenti? in fondo  hai fatto un giorno di vacanza in più.

  10. 23
    Simone Di Natale says:

    Caro marco io per fare marce falo e durare fatica non ho avuto bisogno di un esercito  e continuo a non averne bisogno.

    Se l’esercito fosse usato solo per aiutare le persone sarebbe un ottimo servizio..ma non c’è bisogno di avere una divisa ed una fucile per farlo, almeno nella maggiornaza dei casi.

    La tua naia a cosa è servita a parte a far spendere un sacco di soldi ai contribuenti?

    Mi dispiace ti sia servito qualcuno che ti impartisse ordini per imparare a capire che la vita è fatica e che fare gruppo è importante.

    Ma quanti graduati fancazzisti devo mantenere io e quante armi giocattolo devo sovvenzionare per svezzare gente come te?

     

  11. 22

    Quest’elenco dei valori della vita mi sembra una cagata pazzesca.
    Penso che il buon senso non debba passare attraverso tabelle, decaloghi o leggi. Altrimenti che buon senso sarebbe?

  12. 21
    Willy says:

    E se mi bagnavo , rimanevo bagnato

    Mi è capitato quando frequentavo la prima liceo di arrivare con 15 minuti di ritardo poiché avevo perduto l’ultimo autobus e mi ero fatto la strada a piedi. Ero completamente bagnato dalla testa ai piedi. Dopo mie insistenze di entrare sono stato rifiutato e rispedito a casa dal preside ed ho rifatto tutta la strada a piedi sotto una pioggia battente.

    E’ stato un bene? Penso proprio di sì. Mi ha fatto capire di che pasta era fatto il “padrone”.

     

  13. 20
    Dino says:

    I giornali oggi riportano la notizia che un padre è stato denunciato dai Carabinieri perché ha dato una sberla al figlio minorenne sorpreso a fumare erba. La notizia è pari a quella in cui un giudice ha condannato un padre a mantenere la figlia all’università pur essendo questa trentenne e plurifuoricorso con l’aggravante che il padre aveva condizionato l’esborso ai risultati scolastici.

    Ebbene riallacciandomi a tutta la discussione, quando lo stato vuole intromettersi a regolare tutto (economia, famiglia etc etc ) fa solo grandi danni soprattutto quando il sistema giudiziario è molto ideologizzato poco tempestivo e concreto.

    Per quanto attiene il servizio militare occorre distinguere tra quello fatto in contesto Alpino (o simile) e tutti gli altri su cui non so dare giudizi. Ne danno testimonianza i raduni dove migliaia e migliaia di Alpini si ritrovano da molti anni e a distanza di molti anni dal servizio fatto. Come poi dimenticarsi di tutti gli interventi fatti dalle Sezioni ANA in occasione di terremoti, ripristino di sentieri etc etc.

    Perciò senza ombra di dubbio il servizio militare Alpino è stato molto utile e i risultati lo testimoniano; i fatti concreti sono li a dimostrarlo, fatti che superano ogni bla bla.

    Che poi vi siano state felici combinazioni tra trasmissione di valori familiari che funzionava e una Scuola “decente”, è possibile.

    I fatti e non le parole sono però li dimostrare che la stragrande maggioranza di chi ha indossato il cappello Alpino, indipendente dal grado e colore della Nappina, si senta per sempre parte di un gruppo “pulito”.

     

  14. 19
    Alberto Benassi says:

    “Ma delle sane e dolorose sberle, non si danno più? Io ne ho prese da mia madre”

    Infatti.

    Invece poverini, bisogna spiegare, fargli capire. Tutto con le buone.

    E questi, come risposta,  ti vanno altamente nel culo.

     

    Qundo andavo a scuola, ci andavo a piedi o al massimo in bicicletta. Pioggia o non pioggia. E se mi bagnavo , rimanevo bagnato. Adesso tutti accompagnati in macchina e ripresi in macchina. Guai , altrimenti si sciupano.

     

    E se c’è bisogno a chi si danno le sberle?  Al professore!

     

  15. 18

    Ma delle sane e dolorose sberle, non si danno più? Io ne ho prese da mia madre e ne ho date ai figli. Il tutto senza risparmio. E dire che siamo genovesi…

    E mia madre ottantenne mi dice ancora che se le faccio girare i coglioni (nel senso figurato), non devo pensare che una sberlona sia da escludere.

  16. 17
    Massimo says:

    Leggendo questi commenti devo ammettere che se è vero che da un  lato la totale assenza del conflitto edipico, dovuta all’assenza di un padre degno di tale nome, genera soggetti incapaci di rispettare la legge, un eccesso di presenza castrante (in senso simbolico, sia chiaro) finisce per generare soggetti che si difendono dal trauma subito glorificando forme di costrizione diverse.

    Chi non è strutturato a cinque, sei anni, non lo strutturi con  l’imposizione a venti. Tutt’al più lo obblighi a obbedire di fronte al padrone che comanda. Poi quando questo sparisce torna immediatamente ad essere quello irrispettoso della norma. Non avendo interiorizzato la necessità di una legge generale non può assumere il valore del rispetto.

    La questione non è l’obbedienza, ma la conoscenza del valore di una legge superiore alla quale tutti ci dobbiamo assoggettare.

  17. 16

    caro Simone, le marce saranno inutili per te. e un sacco di smidollati, figli di papà hanno ripiegato sul servizio civile, per farsi molte pugnette. se ti sei reso utile col servizio civile, sappi che i militari non lo sono stati di meno, quando si è trattato di assistere popolazioni in difficoltà. che cazzo ne sai tu delle marce, dei falò, della bellezza vissuta in amicizia e fatica e del loro valore educativo, se non li hai provati? io li ho provati, mi hanno dato molto, come mi dà molto fare il dog sitter per conto di stronzi, che non hanno fatto il militare e che trattano la loro bestia come un sacco dimmerda.

  18. 15
    Alberto Benassi says:

    Marco, non ho avuto problemi particolari con la naia. Ci sono stati anche dei momenti di ottima goliardia. Ho conosciuto ottime persone che ricordo molto volentieri,  ma anche teste di cazzo. Non voglio generalizzare perchè capisco che ci sia chi si è divertito e la rifarebbe.

    Ma siccome non sono un militarista, dico solo che l’avrei evitata volentieri. Se tornassi indietro farei sicuramente richiesta di impegnare questo tempo nel servizio civile.

  19. 14
    Simone Di Natale says:

    Se c’è bisogno di un apparato militare che ti raddrizzi la schiena a 20 anni facendoti fare inutili marce e costandomi un patrimonio direi che nei precedenti 19 anni qualcuno ha lavorato male.

    Io ho preferito fare il servizio civile e dare una mano a qualcuno che ne aveva bisogno. E anche li chi aveva ricevuto una educazione faceva il proprio lavoro ed è risultato di qualche utilità…chi era uno scansafatiche è rimasto il peso morto che ormai era.

  20. 13

    Alberto, vedi si ragiona sempre per esperienza personale e ci si pregiudica la conoscenza di un mondo che può essere “altro”. Tipico della politica del menga. Io durante la naia ho marciato, sciato, scalato e riso, malgrado la fatica e le punizioni per 15 mesi! e la rifarei domattina. se tu hai fatto una naja del cazzo, non puoi trarre conseguenze universali. i giovani d’oggi dovrebbero essere obbligati a far fatica, cioè ad impegnare la loro volontà… dalla fatica nasce il godimento e l’autostima. dal tutto facile e permesso invece nascono i segaioli, smidollati.

  21. 12
    Alberto Benassi says:

    Mi ricordo quando veniva presa a cimosate l’insegnante di Stenografia. In aula volava di tutto. Finchè questa scapava dall’ aula piangendo.

    Ma con altri, ad esempio la prof.  d’inglese,  non volava un mosca !

  22. 11
    Alberto Benassi says:

    poi un tempo c’era la naia… fatta come dio comanda anche quella serviva… io l’ho fatta ad Aosta e a S. Candido e, nonostante non avessi pare particolari, mi ha drizzato la gobba… se ci fosse stato il telefonino, probabilmente te l’avrebbero ficcato in culo…

    ora non esageriamo. Io la niaia l’ho fatta ma ne facevo volentieri a meno.

    Dico solo che i genitori e la scuola dovrebbero essere alleati nell’educazione di un ragazzo e non rivali.

     

    Che senso ha che un genitore prenda a cazzatti il professore perchè ha dato un votaccio al figlio.

    Comunque i bulli a scuola ci sono sempre stati. Ci sono sempre stati sia  nei confronti degli altri ragazzi ma anche dei professori. Certo non non lo facevano con tutti i professori . Non è un fenomeno di ora.

     

    Quello che è diverso ora è la rivalità e l’incazzatura dei genitori nei confronti degli insegnanti.

    Ma forse è perchè i genitori di oggi non hanno tempo da perdere a fare i genitori. Non possono permettersi che gli insegnanti creino problemi.

    Quindi calci nel culo agli insegnanti che fanno gli insegnati.

  23. 10

    poi un tempo c’era la naia… fatta come dio comanda anche quella serviva… io l’ho fatta ad Aosta e a S. Candido e, nonostante non avessi pare particolari, mi ha drizzato la gobba… se ci fosse stato il telefonino, probabilmente te l’avrebbero ficcato in culo…

  24. 9
    Andrea says:

    Per una volta d’accordo con Marco: se i loro genitori non hanno fatto nulla, se la scuola non ha fatto nulla, l’unico rimedio è una punizione in grado di farli cacare sotto

  25. 8

    intanto galera, perchè anche la dissuasione fa parte dell’educazione. e una volta che l’hai provata davvero, ci stai più attento. galera = sberla di stato.

  26. 7
    Alberto Benassi says:

    “Più che la scuola sono i genitori ad avere rinunciato alla loro funzione.”

    Spono d’accordo. da ragazzetto se tornavo a casa e dicevo ai miei che la maestra mi aveva punito, me le davao di santa ragione.

    Avevo dei genitori stronzi e violenti?

    Non credo proprio, non mi hanno mai impedito nulla.

    Certo mi impedivano di fare l’idiota e con la scuola erano alleati non rivali.

  27. 6
    Massimo says:

    Più che la scuola sono i genitori ad avere rinunciato alla loro funzione. Quando si entra  scuola i giochi sono già fatti, Affettivamente siamo già stati plasmati, se non abbiamo avuto un padre capace di far passare l’esistenza della Legge da rispettare non potremo più costruire dentro di noi la possibilità di  farlo.

    Alla scuola si delega un compito impossibile.

  28. 5
    lorenzo merlo says:

    Penso si riferisca a quanto avremmo dovuto offrirgli e non abbiamo saputo. Da cui le scuse genuflesse.

  29. 4
    Matteo says:

    Francamente non capisco il pensiero di Cardini, in particolare trovo incomprensibili le frasi:

    “ma forse – dopo averlo punito come egli merita –  dovremmo davvero inginocchiarci dinanzi a quel ragazzino lucchese. E chiedergli scusa del male che gli abbiamo fatto derubandolo di quanto era suo diritto ricevere e nostro dovere offrirgli.”

     

  30. 3
    Andrea says:

    Non siamo piu’ in grado di educare i figli al rispetto e alle regole della vita comune.
    Questo è quanto.

  31. 2
    Lusa says:

    Valori della Vita: Potere, Obbedienza, Lusso, Duro lavoro?

     

  32. 1

    bocciatura! ahahhaha! galera dura! la bocciatura è la continuazione del buonismo. galera dura infarcita di stimoli alla riflessione su cosa sia la vita reale e quali siano i valori reali, doveri sociali e civici in primis. ma galera dura!!! in questo paese mancano le galere. educative fin che si vuole, ma galere vere!

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