Cani e Porci

La strada sembra che continui. Più che altro, come finora non si è visto dove in realtà si stesse dirigendo, è difficile pensare che possa avere una fine. Fermo l’auto in mezzo alla macchia. Da almeno due ore, scosse dalle continue curve dell’Orientale Sarda prima e del vallone del Golgo dopo, Petra ed Elena si agitano. Incapaci di star legate alla cintura, lamentano caldo, fame, sete, nausea e pipì senza un ordine preciso. Nessuno dei miei familiari sembra comprendere perché siamo venuti fin qui: panorama non c’è, spiaggia neppure, e neppure bar e giochi per bambini. In più, non c’è nessuno.

La linea di Cani e Porci sulla Parete di Orronnoro si svolge sull’evidente linea di fessure a destra della parete gialla
La linea di fessure della via Cani e Porci (Canes ispe Porcos), 1a asc. Scogliera di Oronnoru. 4.05.1997
Io so invece che la strada va solo un po’ più avanti a un ovile, a parte la deviazione, già passata, per la Còdula di Sisine. Siamo a Ololbizzi, in pieno cuore del Supramonte di Baunei. Moglie e figlie ora dovranno tornare da sole a Su Cologone. «Questa è una bella fregatura, caro Ale», mi apostrofa la consorte, «non credevo che fosse così distante. E adesso come faccio da sola?».

Già, distante. Era proprio quello che volevo, andare, spingermi distante. Vedere ciò che avevo visto tanti anni fa, una parete sfumata all’orizzonte, un miraggio senza nome. La mancanza di punti di riferimento è una costante, in Sardegna. Naturalmente non per i pastori, che conoscono le loro zone sasso per sasso. E questa mancanza determina la sensazione di essere veramente lontani.

E’ circa l’una di pomeriggio. Per allungare il commiato, mangiamo qualcosa accanto alle porte spalancate dell’auto. Petra ed Elena corrono intorno, la più piccola inciampa nei sassi ma si rialza sempre senza piangere. Oskar si dà da fare col materiale d’arrampicata e con la sua sciarpa. Visto il peso e il volume, per questa volta rinuncia alla sua coperta di lana. Abbiamo con noi poco più di cinque litri d’acqua e due bottiglie di cannonau. Saranno sufficienti (specialmente il cannonau)?

A Bibi basta dare un’occhiata al deserto che ci circonda e alla nostra eccitazione per capire che questa volta il progetto dev’essere proprio emozionante. Era da tanti mesi che desideravo una cosa così. «Vai, e goditela», mi sussurra all’orecchio. Poi facciamo le fotografie, con Elena che vuole indossare uno zaino più grande e più pesante di lei.

Non voglio correre il rischio di tornare indietro senza neppure aver trovato la parete, come già mi è successo. Questa volta ho con me l’apparecchio satellitare Magellan 2000: ho preso le posizioni che m’interessavano sulle tavolette dell’IGMI e le ho inserite in memoria. Può venire anche la nebbia, può cessare qualunque forma di sentiero, ma alla base della parete questa volta arriviamo.

Seguendo verso nord un buon sentierino con qualche sbiadito bollo rosso, raggiungiamo un ovile abbandonato, tre o quattro costruzioni con i caratteristici tetti a cono fatti di tronchi di ginepro. Due cani da caccia ci stanno seguendo da Ololbizzi. Il satellitare dice che ci siamo. Il terreno, calcareo e accidentato, ricoperto di fitta vegetazione, lascia a malapena intravvedere dove è la profondità in corrispondenza del mare. Lasciati per terra gli zaini, compiamo una serie di ricognizioni per capire da che parte si scende verso il mare e, una volta che saremo riapparsi quassù, da che parte capiremo di essere. Alla fine ci decidiamo a scendere: superata una vecchia rete metallica messa lì per impedire agli animali di andare a fracassarsi sui dirupi, infiliamo un ripidissimo canalone di ghiaia e roccette, invaso da tronchi d’albero e rami. Ci troviamo così nel fitto di uno splendido bosco di lecci: Orronnoro, a picco sul mare e chiuso da una superba parete rocciosa. Con la nuca snodata all’indietro diamo una prima occhiata al muro verticale e strapiombante che ci sovrasta, ma siamo troppo sotto e non riusciamo ad avere una visione d’insieme. Vediamo però che l’unica possibile via di salita, senza dover stare qui più giorni, è sulla destra, dove la parete è anche più alta, circa 250 metri. Sotto uno strapiombo a caverna scopriamo alcune piccole vaschette scavate nella pietra: sono piene d’acqua. Così ci buttiamo a bere, assieme ai cani, assetati come noi. Lasciati gli zaini alla base, scendiamo diritti verso il mare nel bosco. Sappiamo che prima o poi dobbiamo incontrare il percorso Selvaggio Blu, una serie di vecchi sentieri divisi da qualche salto di roccia che da qualche anno le guide sarde percorrono con i gitanti. Selvaggio Blu unisce, in vari giorni, Pedra Longa a Cala Sisine. Incespicando nel ripido sottobosco arriviamo alla traccia, che seguiamo orizzontalmente verso sud fino ad arrivare a un costolone roccioso sul quale sale il sentierino con due tornanti. Da qui possiamo vedere bene la parete e le nostre osservazioni concludono che l’unica via possibile era quella che già avevamo individuato.

Stancamente risaliamo alla base della falesia, beviamo ancora nelle vaschette. I due cani si accoccolano vicino a noi. Propongo di fare almeno il primo tiro e Oskar accondiscende di malavoglia. Una fessura giallastra, un tetto decisamente in fuori, una splendida arrampicata su gocce fino alla sosta. Per oggi basta. Riscendo.

È quasi buio, i cani capiscono che qui l’accoglienza non è così calorosa e ci lasciano. Poco dopo, mentre ci diamo da fare per accendere un fuoco con delle sterpaglie e tronchi secchi di ginepro, ecco un branco di maialini selvatici che, grugnendo, vanno a dissetarsi al solito posto. Una via per cani e porci, pensiamo.

La serata scivola tranquilla, senza luna e senza rumori. Solo la luce di un battello che ronza sul mare verso le 22, mentre qualche uccello notturno emette lugubri canti regolari e distanziati. Le nostre provviste comprendono solo pecorino, pane carasau, acqua e vino. Chiacchierando fa presto ad arrivare mezzanotte, così ci sdraiamo vicino al fuoco per prendere un po’ di sonno.

Oskar Brambilla sulla prima lunghezza di Cani e Porci (5 maggio 1997)
Oskar Brambilla sulla 1a L di Cani e Porci (Canes ispe Porcos), 1a asc. Scogliera di Oronnoru. 4.05.1997

Attacchiamo alle 6.45 e in breve siamo sopra alla prima sosta. Una fessura strapiombante e gialla non impedisce a Oskar di raggiungere brillantemente un terzo tiro che, toccando a me, son ben contento sembri più facile. Giunto in sosta il sole mi colpisce e incomincia subito a scaldare in maniera eccessiva. Sul mare ristagna una pesante velatura di umidità. Il camino dopo si rivela assai bello, alla faccia delle previsioni: difficile ma di bella roccia grigia e non faticoso. Ormai fa proprio caldo, non riesco a vedere il mio compagno e mi lascio andare a divagazioni malinconiche su quanto siamo lontani. Ancora quella sensazione di lontananza che ti prende quando stai fermo, quando aspetti. Un leggero senso di nausea che poi sparisce, come per incanto quando devi muoverti. «Mi fermo qui dentro, così sono all’ombra!» mi urla Oskar. Da secondo devo appendermi lo zaino in cintura. Proseguo per altra fessura e camino, una bella arrampicata fino a una più arcigna fessura gialla e strapiombante. Oskar l’affronta con decisione, anche se comincia a sentire gli effetti di una disidratazione preoccupante. Forse è colpa del cannonau della sera prima… In più le scarpette praticamente nuove gli torturano i piedi. Ugualmente riesce a concludere questa lunghezza in libera (ma gli ultimi facili metri li farà a piedi nudi…). Ormai siamo sotto all’ultima parete. Soltanto una fessura appena accennata (e prevedibilmente abbastanza cieca) solca questo muro compatto e larghissimo. Sembra un po’ abbattuto, ma è un’illusione che scompare subito. Per mia fortuna riesco a salire con il corpo in ombra questi 50 sudatissimi metri finali. Giunto sull’orlo della falesia, ormai assicurato a un ginepro, assicuro Oskar che nel frattempo si è cotto al sole. Ho una sete bestiale, mi sento debole e ho tanto sonno da addormentarmi quasi. Però, ce l’abbiamo fatta: e questo ci dà una gioia profonda.

Oskar Brambilla sulla seconda lunghezza di Cani e Porci (5 maggio 1997)
Oskar Brambilla sulla 2a L di Cani e Porci (Canes ispe Porcos), 1a asc. Scogliera di Oronnoru. 4.05.1997

Carichi delle nostre corde e ferri tintinnanti ci avviamo pesanti alla ricerca dell’ovile del giorno precedente. Lo troviamo al massimo della canicola, nascondiamo tutto e scendiamo leggeri per il canalone alla base di Orronnoro. Prosciugate le vaschette e aggredita l’ultima bottiglia d’acqua, raccogliamo le nostre robe e risaliamo verso l’altopiano. Il sudore ci cola negli occhi e ce li fa bruciare. In cima, ci riprendiamo tutto quello che avevamo celato in un buco nel calcare. Più o meno alle 17.30 siamo a Ololbizzi. Il telefonino da qui non «tira», come previsto. E da qui al ristorante Golgo sono 8 km.

Dopo circa 4 km di sofferenza e di sole ancora a picco, un manipolo di motociclisti austriaci che scende a Ololbizzi ci crostifica di polvere il sudore in faccia. Li malediciamo, tranne poi pensare che dovrebbero fare dietro front assai presto… e dunque potremmo chiedere un passaggio!

Continuiamo svogliatamente a camminare, quand’ecco che le nostre speranze si avverano. Li sentiamo avvicinarsi, ci mettiamo praticamente in mezzo alla sterrata. O ci prendono su o ci mettono sotto. Ci facciamo lasciare nei pressi del ristorante del Golgo, che guadagnamo anchilosati.

Il nostro ingresso è poco trionfale. Sporchi, sudati, stanchi ci accasciamo su una panca. Da lì finalmente posso avvisare Bibi.
– Guarda, sono le sette… io partirei verso le otto, così le bambine sono “mangiate” e crollano immediatamente.
– Va bene, ti aspettiamo qui verso le dieci e mezza.
– Ho un po’ paura, ‘sto Supramonte di notte…
– Ma no, dai… sembra selvaggio ma non è così terribile! – cerco d’incoraggiarla.

Subito dopo arrivano le prime Ichnusa, i pastori-gestori sono curiosi di sapere chi siamo e cosa abbiamo fatto.
Silvano Tegas non vuole crederci.
– Orronnoro? Non è possible… Nessun… (voleva dire “continentale”), nessun turista è stato mai fin là.
– No, no, proprio Orronnoro… – e inizio a descrivergli per filo e per segno il percorso per arrivarci, comprensivo di bivi, cuili e ometti. Alla fine lo convinciamo, abbiamo superato il primo esame.
– Bravi, bravi… e com’era, difficile?
– Insomma… – non volevamo sbilanciarci.

Un terzo giro di birre arriva senza alcun ordine da parte nostra. Il discorso scivola su Selvaggio blu, appare subito chiara la loro contrarietà.
– Ah, noi abbiamo cancellato i segni, distrutto i segnali, nascosto quelle poche fonti… – si vanta Silvano.
– Perché non volete che la gente faccia Selvaggio blu?
– Perché vogliamo che nessuno si perda, che nessuno sporchi. E se si perdono poi bisogna andare a prenderli…

Con dolcezza zittisco Oskar che di sicuro se ne sarebbe uscito con qualche battuta infelice. Capisco che qui ci vuole grande diplomazia, in fondo cercano un confronto, hanno bisogno di una buona ragione per permettere ad altri l’uso del proprio territorio. E’ fin troppo evidente che vorrebbero essere loro gli unici a gestire, a guidare, a prendere i soldi dai turisti. Ma soprattutto: se lo fa qualche altro pastore, con più iniziativa, siccome lo odio, devo rendergli la vita difficile.

Alessandro Gogna sulla quinta lunghezza di Cani e Porci
A. Gogna sulla 5a L di Cani e Porci (Canes ispe Porcos), 1a asc. Scogliera di Oronnoru. 4.05.1997

Prendo il discorso alla lontana, dico che il Supramonte di Baunei e la sua costa sono praticamente l’ottava meraviglia del mondo, che loro dovrebbero ritenersi fortunati per essere nati in un posto così, che non può essere conosciuto solo da pochi, prima o poi lo sarà da molti, che arriveranno da tutto il mondo.
Perché impedire a quei pochi che ci sono adesso di transitare tranquilli? Quando poi saranno loro, e nessun altro, a dire e scrivere quanto è meraviglioso qui!

– L’ospitalità è una vostra bella caratteristica. Siete famosi al mondo per essere ospitali, e dovete continuare a esserlo. Sì, certo, qualcuno è maleducato, qualcuno sporcherà, qualcuno si perderà, qualcuno non capirà nulla di voi e della vostra terra… ma pensate a quanti altri invece vi saranno riconoscenti, vi conosceranno un po’ di più e vi vorranno bene. Vale la pena nascondere ogni traccia per impedire che bussino alla vostra porta? Perché mai avete messo in piedi questo stupendo ristorante, se non per chi subisce il richiamo di Selvaggio blu? Insomma, con l’ostruzionismo si va poco lontano…
– Beh, effettivamente qui deve muoversi ancora qualcosa, altrimenti…
– Certo… e da quando ha cominciato a muoversi qualcosa?
– Ah, sicuramente da quando Manolo e Gogna hanno salito l’Aguglia di Goloritzé!
– Bene, mi fa piacere – calo il mio asso – perché Gogna sono io.

Oskar Brambilla sulla sesta lunghezza di Cani e Porci
O. Brambilla sulla 6a L di Cani e Porci (Canes ispe Porcos), 1a asc. Scogliera di Oronnoru. 4.05.1997

A quel punto Silvano esplode in un moto di gioia, come se avesse atteso anni di fare la mia conoscenza. Arrivano altre Ichnusa, vedo impartire ordini per la cena.
– Siete nostri ospiti!
Dopo affettati vari, ci portano consistenti assaggi di Ladeddos, di Strangulaus e di Macarrones de busa. Al cinghiale in umido cominciamo però a dare i primi segni di cedimento. Ci coccolano infine con le dolci Sebadas e i raffinati Culurgiones di ricotta farciti con la Sapa (vino cotto). Tutto questo aggiunto alla stanchezza e ad altre birre (per fortuna abbiamo rifiutato gentilmente di assaggiare vini) ci ha fatto raggiungere il livello di guardia.

Quasi alle 23 arriva Bibi, stravolta. Le bimbe continuano a dormire nel retro dell’auto, non una ammucchiata sull’altra, ma ciascuna sul suo sedile.
– Com’è andata la “traversata” sull’Orientale Sarda? – chiedo. Anche Silvano è sbalordito che una “continentale” così fascinosa, da sola e con due figlie piccole se ne arrivi da Su Cologone a quell’ora.
– Ma… bene… avevo solo paura, ma non è successo nulla… anche quando (ed era già buio pesto) ho visto un pazzo con gli occhi fuori che sgambettava verso i miei fari su sci corti a rotelle…
– Sarà stato un tedesco!
– Oh, sì. Ce n’è di matti, in giro…

Verso mezzanotte, un po’ malfermo sulle gambe e dopo quasi lacrimevoli addii o arrivederci, mi metto al volante. Domani sera abbiamo il traghetto.

La parete di Orronnoro (vista da Cani e Porci), teatro di successive imprese
Dalla via Cani e Porci (Canes ispe Porcos), 1a asc verso la parete est di Oronnoru. Scogliera di Oronnoru. 4.05.1997

postato il 20 agosto

0
Cani e Porci ultima modifica: 2014-08-20T08:00:23+00:00 da Alessandro Gogna

6 thoughts on “Cani e Porci”

  1. Fantastico racconto, mi sembrava di vederti :
    vagar nella macchia come un segugio in odor della preda,
    distinguer le forme, puntare… ed infine ghermire,
    il puro istinto della conquista arrampicatoria avanti a tutto.
    Quanto al diplomatico dialogo con i vostri avventori,
    cosa avrei dato per assistere allo spettacolo dell’asso in tavola a sparigliar la partita!

    Grazie. Un invito in più per chi, come me, in Sardegna non ha mai arrampicato
    a scoprir della croda questa ardente e profumata accezione.
    Chissà che non mi sia concessa una sorsata alla fonte comune…

    ciao

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *