Capricciose chiusure di falesie

Lettura: spessore-weight**, impegno-effort**, disimpegno-entertainment**

L’inaugurazione di Rocca Curbera
Nel pomeriggio del 25 aprile 2016 l’allora sindaco di Brossasco (Valle Varaita, CN) Marcello Nova con i rocciatori Paolo Rabbia e Massimo Max Piras (CAAI) ha inaugurato una nuova falesia di arrampicata sportiva su roccia naturale in borgo San Giacomo a Brossasco.

Nel sito, posto all’imbocco del vallone di Gilba, a circa 400 metri dalla strada provinciale di valle, erano state realizzate nei mesi precedenti oltre 25 vie di arrampicata di cui alcune per bambini fino a percorsi più impegnativi per sportivi più esperti. Oggi le vie sono 41, alcune ancora da liberare.

Il cartello informatore della Rocca Curbera

Seguita dalle note musicali del complesso bandistico brossaschese, con animazione di cavalli per i bambini e alcuni asini al pascolo gli appassionati della disciplina hanno arrampicato dal primo pomeriggio fino alle 23 dove dall’imbrunire si è potuto usufruire del sito grazie all’illuminazione notturna, in prova, ma prevista per i mesi di luglio ed agosto per un sito raggiungibile in auto e dunque facilmente raggiungibile. L’esposizione a est e le caratteristiche della zona rendono questa falesia praticabile anche in piena estate.

In arrampicata serale a Rocca Cirbera, il giorno dell’inaugurazione, 25 aprile 2016

Dopo la benedizione dei reverendi Don Roberto Salomone e Federico Riba, emozionanti sono state le parole dell’accademico Massimo Piras. L’amministrazione comunale ha ringraziato l’Enel distribuzione e le famiglie Tonda e Fuso per l’aiuto dato e necessario per poter allestire il sito, come pure ha citato per gli aiuti più vari l’associazione Girba Viva, Giuggia Sport, Segnavia, Arbu Sarvage e i forestali della Regione coordinati dal Perito Stefanino Agù.

Tutto ciò grazie all’instancabile Max Piras e a Paolo Rabbia per la mole di lavoro, tra pulizia e attrezzatura degli itinerari. E’ da sottolineare però l’operato del sindaco Marcello Nova, per averci creduto, aver ottenuto il finanziamento per il materiale, e aver fatto fare pulizia del terreno antistante la parete.

Per una panoramica della falesia guarda questo pdf a cura di cuneoclimbing.it.

Marcello Nova

Da un sindaco all’altro
Marcello Nova ha rassegnato le dimissioni da sindaco il 30 gennaio 2017. La sera dello stesso lunedì, altri cinque amministratori di maggioranza si sono dimessi. Il Consiglio comunale è dunque decaduto, e il 31 gennaio è stata nominata commissario prefettizio Claudia Bergia in attesa delle nuove elezioni amministrative.

Nova al Prefetto ha scritto: “Non posso vivere come sindaco senza esigere il pieno rispetto delle regole. La salute mi sta pian piano abbandonando, dopo parecchi mesi di problemi nel portare avanti questo mandato in modo non più condiviso con il gruppo di maggioranza. Lascio il posto ad altri”. In un’altra lettera, richiama “le maestranze comunali a un senso di responsabilità” e scende nei dettagli: “Ho giurato come sindaco di rispettare la legge e non posso farmi carico di amministrare in altro modo con una politica che ritengo dei vecchi schemi”. Poi si definisce “sindaco scomodo oggetto di un perpetuo tentativo di discredito in paese condotto subdolamente da gente priva di senso di responsabilità… Sono stufo di dovermi guardare sempre alle spalle, di sentirmi additare come ‘mafioso’ o ‘fascista’ pubblicamente, e di questa campagna diffamatoria promossa da chi non ha neppure l’agibilità dei locali dove lavora”.

Il 12 giugno 2017 ha vinto le elezioni Paolo Amorisco, figlio dell’attuale sindaco di Sampeyre, Domenico Amorisco.

Paolo Amorisco

L’ordinanza di chiusura
Chi volesse leggerla integralmente, trova l’ordinanza n.13-2017, del 19 luglio 2017 (protocollo 2736) nell’allegato pdf.

Qui riferiamo solo i punti principali. L’ordinanza informa subito nelle premesse che, pur essendo stato chiesto, non si è avuto alcun contributo regionale (questa precisazione sa tanto di leva con la quale dimostrare che il comune non ha alcun vincolo di questo genere nei confronti della Regione Piemonte).

Seguono le frasi di rito (intrinseca pericolosità dell’arrampicata sportiva, assenza di ricognizione puntuale sullo stato della attrezzature e della stabilità del versante, necessità di dover provvedere in merito, ai fini della tutela della pubblica e privata incolumità. Di conseguenza si ordina il divieto di accesso e di utilizzo del sito, visti gli articoli ecc., a far data dalla presente.

Come per Rocca Curbiera, l’ordinanza dispone poi (sia pur fino a verifica ed eventuale ripristino delle condizioni di sicurezza), il divieto d’utilizzo di qualsiasi sito destinato ad arrampicata sportiva, presente nel territorio comunale, che non sia regolarmente autorizzato e autorizzato ai sensi della normativa vigente (non riportata).

Seguono precisazioni sulla delimitazione dell’area, sulla segnaletica da apporre, sulle denunce ai contravventori e sulle possibilità di ricorso, entro 60 giorni, al presente provvedimento.

Il settore destro della ex-cava Rocca Curbiera

Considerazioni
Come recita la stessa ordinanza, “Contro il presente provvedimento può essere proposto ricorso al Tribunale Amministrativo Regionale di Torino nel termine di 60 giorni dalla notificazione ( L. 6/12/1971 N. 1034) oppure, in via alternativa, ricorso straordinario al Presidente della Repubblica entro 120 giorni dalla notificazione (DPR 24/11/1971 N. 1199).

Di fronte al provvedimento si può boicottarlo (andare ad arrampicare in massa, tipo cento persone o più, creerebbe diversi problemi alle eventuali forze dell’ordine presenti). Oppure si può contrastarlo per vie legali, sempre assai lunghe e complesse, soprattutto nella fase iniziale quando si dovrebbe capire che se ne fa carico. Questo sarebbe il classico compito dell’Osservatorio per la Libertà in Montagna, che però attualmente esiste solo sulla carta ed è quindi incapace di provvedere. Il cammino verso questa efficienza appare assai lungo e delicato, certamente più dei sessanta giorni concessi. A questo proposito, leggere http://gognablog.com/losservatorio-la-liberta-montagna/.

A Rocca Curbera non si sono verificati incidenti, perciò non si può neppure parlare di “ripristino” delle condizioni di sicurezza. E’ vero che i comuni hanno il potere di emettere questo tipo di ordinanze, ma ci deve essere un motivo, che qui è assente.

I lavori erano stati fatti con il consenso e gli aiuti dell’amministrazione comunale precedente, dunque il primo pensiero di fronte a questo provvedimento va nella direzione delle rivalse politiche.

Si cerca di normare ogni cosa, ci si incastra in pressioni e ripicche che nulla hanno a che fare con i fatti in se stessi, in mezzo alle reciproche accuse di volontà di guadagno, soprattutto perdendo di vista ciò che dovrebbe essere una buona amministrazione del territorio: e il risultato è quello di perdere tutti assieme parecchie libertà.  

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Capricciose chiusure di falesie ultima modifica: 2017-08-09T06:39:43+00:00 da Alessandro Gogna

4 thoughts on “Capricciose chiusure di falesie”

  1. 4
    Bruno Stecca says:

    Forse, è la solita volontà della politica: azzerare tutto, annichilire l’iniziativa e l’offerta. Per alimentare la dipendenza, perchè qualsiasi cosa e diritto sembri un favore elargito, per cui chieder poi un riscatto. Un sistema sottilmente mafioso di far politica.

  2. 3
    Emanuele Pellizzari says:

    Se i climbers portassero più soldi e meno rogne, sarebbero meglio accolti. Non è sempre un problema di cambio di potere nei comuni.

  3. 2
    Dino says:

    Concordo solo parzialmente. Mi ricollego alle direttive emanate per attrezzare falesie, nei punti in cui si dice che occorrono perizie, collaudi etc. etc.
    E’ ovvio che il provvedimento del Sindaco è eccessivo, ma a forza di normare si arriva a questi eccessi.
    E’ ovvio che pubblicare lavori tecnici sull’attrezzatura di falesie è utile affinchè si possa progredire nella sicurezza.
    Andare oltre è pericoloso per tutti.

  4. 1
    Alberto Benassi says:

    Anche al Solco d’ Equi in Apuane un certo sindaco chiuse l’arrampicata perchè disturbava l’aquila.
    Invece le mine, le ruspe, i camion che ogni giorno portano via centinaia di tonellate di marmo da queste montagne devastandole per sempre…l’aquila non la disturbano.

    Questa è la politica e i personagi che la alimentano.

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