Catastrofe e ottimismo

Catastrofe e ottimismo
di Alessandro Ghezzer
(già pubblicato sul profilo fb dell’autore con il titolo Innevamento artificiale: avanti verso la catastrofe ma con ottimismo!, il 4 novembre 2017)

Lettura: spessore-weight**, impegno-effort*, disimpegno-entertainment***

Quando ho iniziato a sciare, verso gli anni ‘70/80, i cannoni da neve praticamente non esistevano. La neve naturale c’era sempre. Si è iniziato ad usare l’innevamento artificiale in modo sporadico per innevare tratti di pista “difficili”, magari esposti a sud, o piste a bassa quota dove la neve non durava abbastanza. Nel giro di pochi decenni la scarsità di neve ha fatto diventare l’innevamento artificiale da marginale a strutturale: oggi le piste sono quasi tutte innevate artificialmente.

Pista senza neve nella splendida Val Jumela in Val di fassa, sacrificata sull’altare dello sci

Quindi, riassumendo: 1° problema: non c’è più neve naturale, la fabbrichiamo in casa; 2° problema: non c’è abbastanza acqua, fabbrichiamo bacini di accumulo; 3° problema: non c’è più il freddo, fabbrichiamo bacini più grandi per sfruttare le “finestre” di freddo sempre più corte.

Alla faccia della lungimiranza
Siamo a un drammatico raschiamento del fondo del barile: il cambio di clima dovrebbe essere ormai chiaro a tutti, oltretutto dura ormai da decenni, eppure si va avanti ciecamente ancora nell’industria dello sci, investendo montagne di quattrini, spesso pubblici. Con l’aggravante di incidere ancora più pesantemente sull’ambiente: prosciugando torrenti, sorgenti, falde, danneggiando flora e fauna, consumando enormi quantità di energia, di acqua, consumando suolo e distruggendo ancora paesaggio.

Cannone sparaneve al Buffaure

La strategia è chiara: bacini di innevamento sempre più grandi
Dunque il freddo naturale è diventato anch’esso una “risorsa” sempre più scarsa, che bisogna sfruttare velocemente quando c’è. Infatti è scattata la corsa a nuovi bacini per varie stazioni di sci: Folgaria, Panarotta, Bondone, Pampeago, Castrozza eccetera. Molte sono le stazioni decotte che in questo modo sperano, con l’ennesimo aiuto finanziario della Provincia, di sopravvivere o almeno di prolungare l’agonia.

Impianti del Buffaure, novembre 2017

Tirare a campare
Questo sembra essere l’imperativo di tutti, perché cambiare modo di pensare, trovare delle alternative per uscire dal tunnel dello sci a tutti i costi non è contemplato da nessuno. La vicenda di Passo Rolle – La Sportiva è tragicamente illuminante di quanto politici e impiantisti nella loro irrimediabile cecità vadano sempre a braccetto.

Il bacino artificiale di Montagnoli, Madonna di Campiglio

Montagnoli
Il bacino per l’innevamento di Montagnoli da 200.000 metri cubi è il più grande d’Italia. Il nuovo invaso è in grado di innevare le piste in sole 120 ore di freddo sfruttando al massimo le basse temperature. Le finalità sono spiegate direttamente dal direttore di Funivie Campiglio, Francesco Bosco, intervistato da Greta Rigon per la sua interessante tesi di laurea “Intepretazione di un paesaggio in trasformazione. Il caso del bacino di innevamento artificiale di Montagnoli a Madonna di Campiglio in Trentino” (2015/2016, pagina 184).

Francesco Bosco, direttore Funivie Campiglio

Francesco Bosco
Francesco Bosco: “Il fine è quello di poter avere acqua in quantità per permetterci di innevare le nostre piste. Uno dei problemi grossi di Campiglio… è che noi prima della realizzazione del bacino avevamo solo 13.000 metri cubi di acqua stoccata che era niente, assolutamente niente… perché una della situazioni che si è venuta a creare in questi anni e l’abbiamo verificata sia questo inverno che l’inverno scorso, è che le finestre… come le chiamiamo noi le “finestre di freddo”, arrivano molto velocemente, ma anche molto velocemente se ne vanno via. Perciò nel giro di una settimana… tu devi avere moltissima acqua da poter sparare per innevare il maggior numero di piste”.

Naturalmente resta la domanda fondamentale: ingrandiremo via via negli anni i bacini di innevamento proporzionalmente alla riduzione delle finestre di freddo? E quando il freddo non ci sarà più del tutto e sarà impossibile fabbricare neve, cosa faremo di tutta l’inutile ferraglia con cui abbiamo ricoperto e devastato tutte le nostre montagne?

Alcuni commenti (da facebook)
Claudio Raffaelli Questo succede quando si insiste caparbiamente sulla “monocoltura”, tale reputo essere lo sfruttamento della montagna da parte degli impiantisti, e quando ancora manca la fantasia di pensare a qualcosa di diverso che non siano i bianchi caroselli.
Mauro Malossini Ciò che mantiene in piedi il circo bianco dei caroselli è la cospicua quantità di denaro pubblico che viene investita a sostegno, senza la quale comincerebbero i fallimenti uno dopo l’altro… ma forse quest’anno viene la neve naturale…
Nicola Tretter Sul problema “risorsa acqua”, segnalo questo estratto da un articolo odierno de L’Adige. Se i dati non sono campati in aria, diciamo che per ora non sono certo i cannoni da neve a prosciugare la preziosa risorsa, visto che le derivazioni agricole e idroelettriche si prendono da sole l’80% (contro lo 0,4% degli impianti di innevamento). Rimane, ovviamente, il problema economico di un’industria che da sola non riesce più a sostenersi (tranne rarissime eccezioni) e che drena ogni anno molti denari pubblici, senza i quali molte società di gestione avrebbero già portato da un pezzo o libri contabili in Tribunale.


Nicola Tretter Io non userei il termine spreco, ma utilizzo, consumo, impiego. Spreco è quando una cosa la butti. Se lasci il rubinetto aperto mentre ti fai i fatti tuoi, hai sprecato l’acqua, se ci produci la neve l’hai utilizzata. Poi sull’opportunità di questo o quell’altro utilizzo, c’è da discutere …
Alessandro Ghezzer Per me è uno spreco e un danno all’ambiente: dopo mesi e mesi di siccità l’ambiente ha bisogno d’acqua, che invece viene sottratta per realizzare neve artificiale. I 200 mila metri cubi del bacino di Montagnoli vengono succhiati dal Sarca: davvero pensi, che in in periodo di siccità prolungato, sia un fatto ininfluente e il torrente e il suo habitat non ne risentano? Se lo trovo, ti posto poi uno studio sui danni a flora, fauna e microfauna, e altri danni vari.
Nicola Tretter Va bene, ma siccome per la neve usano lo 0,4% dell’acqua e per le centrali e l’ irrigazione l’80%, credo che al momento le tue critiche abbiano i destinatari sbagliati.
Nicola Tretter Il problema rimane nel tratto fra la derivazione e il punto di reimmissione, dove non sempre si rispetta il cosiddetto flusso minimo vitale
Nadia Widna Quindi l’utilizzo per idroelettrico dovrebbe togliere acqua solo al momento, per quelle decine di metri dell’impianto?
Nicola Tretter Non proprio decine di metri. Ti porto l’esempio dell’Avisio: l’acqua viene fermata dalla diga di Stramentizzo e immessa in condotte che alimentano la centrale di Laghetti di Egna, dove poi finisce nell’Adige. Dalla diga alla foce di Lavis, l’Avisio è più che dimezzato.
Nicola Tretter Il Noce, invece, viene derivato a Taio per alimentare la centrale di Mezzocorona.
Alessandro Ghezzer Non è così semplice, Nadia Widna: una centrale rompe con violenza l’insieme e la continuità dell’abitat lungo un fiume o torrente.
Nicola Tretter Io non demonizzerei l’idroelettrico in quanto tale, che rimane comunque un’energia pulita. Il problema è il rispetto del deflusso minimo vitale. Se si rispetta quello, il torrente rimane vivo. Altrimenti chiudiamo tutte le centrali e compriamo la corrente dai francesi, che la producono con i loro reattori nucleari appena al di là delle Alpi.

Impianti del Buffaure, novembre 2017

Alessandro Ghezzer Uno dei problemi è che non esistono studi accurati recenti, e l’altro è il vizio, o la furbizia, di considerare solo una piccola parte del problema anziché il suo insieme, così è più facile parare le critiche all’industria dello sci. Pensiamo sempre di poter abusare della natura perché riteniamo che le sue risorse siano infinite. Ma quando ci accorgeremo che non è così sarà tardi.
Fabio Marongiu Quando non ci saranno più finestre di freddo, probabilmente la razza umana sarà in estinzione per il troppo caldo.
Sergio Cagol Che condivido la linea, lo sai. Però non si può semplificare l’industria dello sci con i soli impiantisti. È vero che molte società sono in perdita e senza il contributo del pubblico non vivrebbero, è anche vero che l’11% del Pil trentino è legato al turismo, facciamo spannometricamente a metà per l’inverno, si capisce che c’è una economia che vive attorno allo sci. Io credo che oggi la neve artificiale sia fondamentale, credo anche che non durerà è che si debba “da ieri” iniziare un percorso alternativo. Temo che ci siano poche orecchie sensibili, almeno nei posti di comando. Penso che ci arriveremo quando ci saranno un paio di stagioni secche per davvero. E sarà molto tardi perché riconvertire un’industria è una faccenda maledettamente complicata.
Mariaromeo Camanzi Veramente penso che si possa far senza per un anno della settimana bianca. Non c’è neve? Bene cammini per i sentieri dei boschi. Fai tante altre cose all’aperto, giochi con i tuoi figli se ci sono. I ragazzi vanno alla scoperta dei luoghi che non conoscono (baite, rifugi se non c’è neve non è pericoloso) In montagna ce ne sono tanti e “”RESPIRATE L’ARIA”” che vi fa tanto bene. Pensate anche che natura lasceremo ai nostri figli e nipoti. Poveri loro!!!!!!.

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Catastrofe e ottimismo ultima modifica: 2017-11-10T05:54:03+00:00 da Alessandro Gogna

11 thoughts on “Catastrofe e ottimismo”

  1. 11
    Alberto says:

    Abbiamo il diritto di divertirci senza che facciate la morale?siete quattrogatti e pretendete di essere gli unici depositari della verità. Per favore state un po’ in silenzio così vi riposate

  2. 10
    agh says:

    qualcuno nei commenti ha sostenuto che l’innevamento è dello 0,40 su totale delle derivazioni dell’uso idrico.

    Il dato aggiornato in realtà dice che per il 2016 è di ben l’8,2%!

    https://imgur.com/N2o6Z6a

    Significa un aumento di oltre 20 volte! Ora c’è la corsa a nuovi grandi bacini un po’ ovunque, ergo che questo dato è destinato a subìre un incremento drammatico a dir poco. Vogliamo continuare a far finta di nulla, a ignorare il problema?

     

  3. 9
    Massimo says:

    Bel problema la neve….

    Ma anche l’acqua per far crescere l’erba in quota…

    Provate a fare una ricerca su

    fertirrigazione valle d’aosta

    per esempio…o scegliete altri luoghi e vedrete che il problema del cambiamento climatico non riguarda solo a neve ma tutti gli alpeggi dei bovini (bovini che godono di fondi EU per essere allevati)… e che necessitano ormai di impianti specifici per vivere i  quota…

  4. 8
    Unodeitanti says:

    Soldi pubblici e guadagno per i privati. È ora di cambiare . Lo ski non è uno sport sostenibile. É sport di elite, di medio alta borghesia, quelli del suv e allora paghino per intero i costi senza pretendere i soldi pubblici.

  5. 7
    Alberto Benassi says:

    “illuminati “

    Illuminati da illuminismo non credo proprio !

    Forse Illuminati nel senso di setta di potere la cui luce però è spenta.

     

  6. 6
    Giorgio Daidola says:

    Non ne verremo mai fuori finché ci sarà tanta gente a cui piace sciare sulla neve artificiale, spendendo per essa 50 euro  e oltre di ski pass. Siamo purtroppo in un mondo senza futuro, in cui le masse non sanno guardare oltre lo schermo dei loro smartphone e gli illuminati pensano di risolvere il problema con lo sviluppo di un turismo alpino del lusso, chiaramente (e facilmente, perchè per pochi) sostenibile.

  7. 5
    agh says:

    certo che li paghiamo noi! Sono quasi sempre soldi pubblici! Sveglia!

  8. 4
    Alberto Benassi says:

    “Lasciateci divertire.”

     

    eccone un’altro !!

    Lasciateci divertire…..magari potevi scrivere :  lasciateli vivere….!

  9. 3
    Angelo says:

    Siete sempre contro, mai pro. E basta…..Li pagate voi tutti quelli che gravitano intorno allo sci? Lasciateci divertire.

  10. 2
    agh says:

    Aggiungo che il dato riportato nei commenti, preso da http://www.ladige.it/popular/ambiente/2017/11/04/neve-artificiale-rischio-causa-siccit-lacqua-bacini-non-pu-bastare è un dato vecchio, del 2015. Non è chiaro cosa si intenda esattamente con “derivazioni”, inoltre fare comparazioni col totale del prelievo annuo è assurdo, perché nel caso del prelievo di acqua per l’innevamento, questo si concentra in montagna e nel periodo invernale, a volte addirittura nel giro di poche ore: nel 2015 la società Funivie Campiglio ha dichiarato di aver prodotto 400mila metri cubi di neve in 120 ore!

  11. 1
    paolo panzeri says:

    Se si vogliono le piste da sci ci sono anche altre soluzioni ai “cannoni”. Ci sono delle possibilità di “innevamento artificiale” permanente, sarebbero indipendenti dalle temperature e quindi si scierebbe in tutte le stagioni. Sono  basate sul riciclaggio delle materie plastiche e dei copertoni, quindi con disponibilità enormi, tra l’altro a bassi costi. Ma d’estate le piste da sci non sarebbero più prati e sarebbe necessario un grande cambiamento culturale nelle persone, sopratutto ecologico. Forse è solo questione di essere meno ipocriti.

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