C’era una volta il “tentativo”…

C’era una volta il “tentativo”…
di Stefano Michelazzi

Di questa zona del Brenta si sa ben poco, l’esplorazione delle pareti è un decimo di quella delle “sorelle” svettanti nelle zone più note della Val Brenta o della Val d’Ambièz.
La roccia qui è più vicina ad un bel calcare compatto piuttosto che alla dolomia e l’arrampicata assume difficoltà elevate anche sulle forme meno ripide.

Stefano Michelazzi sulla prima lunghezza del Gran Diedro della Piccola Sentinella delle Caverne, 17 luglio 2013
Tentativo-Gran Diedro 1° TIRO (1)S. Michelazzi
Diego Lavo sulla prima lunghezza del Gran Diedro
Tentativo-Gran Diedro 1° TIRO (5)Diego Lavo

E’ già da due anni che osservo questa bellissima torre che come una sentinella eterna, “controlla” l’imbocco della Val Gelada di Tuenno. Un posto da favola questo, un pelo al di fuori delle rotte più seguite dagli escursionisti, in un ambiente allo stesso tempo grandioso e chiuso su sé stesso, diverso dal resto del gruppo, quasi irreale… Bisogna farvici un giro per capire cosa intendo dire, perché a spiegarlo a parole non è facile descrivere la bellezza incredibile della zona nord del Brenta…

Diego Lavo sulla seconda lunghezza del Gran Diedro
Tentativo-Gran Diedro 2° TIRO (1)Diego Lavo

Due estati passate ad accompagnare clienti su questi percorsi poco noti e poco frequentati, ma mai un momento per dare vita a quell’idea di salire questa torre, di saggiarne la ruvidità della roccia. In stagione sono occupato col lavoro e a fine stagione, quando si potrebbe ancora frequentare la montagna e viverne i colori autunnali, la pioggia e la neve in questi due anni son arrivate tanto presto da non lasciarmi lo spazio necessario e quindi i miei obiettivi si son spostati su salite più abbordabili.

Arriva luglio e tra una settimana di trekking e un’altra di arrampicata, mi rimane libero un giorno, un giorno soltanto, ma da sfruttare, da riempire con l’entusiasmo delle mie passioni personali e Diego è libero anche lui ed ansioso di sfogare la smania di arrampicare che il suo lavoro, amato ma totalizzante, non gli permette di gustare come gli piacerebbe.

Sveglia all’alba!
Un paio d’ore di auto ci depositano davanti ai verdi prati della Malga Tuenna dove un caffè è d’obbligo!
Diego non è mai stato da queste parti e ne rimane completamente affascinato, come dicevo: qui non è come più a sud…
Alla fine di un percorso splendido siamo finalmente all’attacco di quella che avevo individuato come la linea più interessante: un grande diedro che solca quasi interamente la parete.

Stefano Michelazzi sulla quinta lunghezza, oltre il diedro
Tentativo-Gran Diedro 5° TIRO (1)S. Michelazzi sulle placche dopo la fine del diedro.

In questi due anni ho cercato informazioni in giro per avere notizie di eventuali salite in zona, ma nessuno ha mai saputo dirmi qualcosa, ipotizzo quindi che la linea sia ancora libera.

Attacco il diedro che si dimostra subito ostico molto più del previsto, la sua roccia liscia e compatta mi impegna non poco nei primi dieci metri e qui arriva la sorpresa: nascosto da un ciuffo d’erba un chiodo…! Allora qualcuno da qui è passato già? E’ solo un tentativo o esiste già una via? Domande che via via lungo il primo tiro mi verranno svelate, da alcuni chiodi presenti e dalla sosta con vecchio cordone che trovo alla fine… Vabbé, poco male, concordo con Diego che vale comunque la pena di arrampicare avanti su questa bella linea che in ogni caso ci entusiasma, vista la linearità e la bellezza dell’arrampicata.

Seconda lunghezza un po’ meno lunga e un po’ meno difficile, ma non per questo banale, anzi, e si continua. Un altro tiro ed un’altra sosta, che evito (salendo abbiamo rinforzato le altre due), allungando fino all’allargamento del diedro, che ora si trasforma in canale. Sono circa 150 metri e siamo poco più su della metà della parete. Da qui non si intuisce più una possibile continuazione del percorso, anzi, un chiodo ancora visibile e poi più nulla…

Strano però, il diedro continua ancora un pezzo a destra e il chiodo invece si trova a sinistra… Mah…? Che facciamo?
Ci pensiamo su un momento e poi decidiamo che vale la pena continuare nel diedro per salirlo integralmente e poi forzare l’uscita sulle placche che si intravvedono dopo il suo termine. Così facciamo ed arriviamo al confine col cielo, dopo altri due tiri difficili e due sulle più facili rampe sottostanti la vetta.

Beh non sarà una prima ma la variante ha il merito di salire tutto il diedro e arrivare in cima in modo logico! Almeno così pensiamo…

Passa un anno e grazie a un contatto del mondo virtuale che abita in quelle zone, scopro che esiste una piccola pubblicazione locale, introvabile in giro dove sono segnati alcuni itinerari tra i quali la salita della Piccola Sentinella delle Caverne nel sottogruppo di Cima Paradiso… la nostra salita!
Bene almeno sapremo quale via abbiamo ripetuto, chi i primi salitori, e quando è stata aperta…!

E fin qui nulla di strano. Strano invece ciò che scopro leggendo la relazione… : la via s’interrompe proprio dopo l’ultimo chiodo che vedemmo a circa 100 metri dalla cima! La motivazione poi mi lascia esterrefatto: “La via non sale sino alla vetta, perché è stata dedicata a un grande alpinista ancora in vita al momento dell’apertura”.

Cioè???

Beh, di cose strane è pieno il mondo e questa non sarà sicuramente la più strana, però una certa perplessità devo dire che non è assurda. Un tempo questo tipo di salite a metà, venivano definite tentativi, oggi sempre più spesso c’è chi le considera vie complete…

La cima si dice non sia importante e su questo concordo, anche una lastra rocciosa isolata e senza vetta di riferimento può essere un obiettivo eccellente per fare alpinismo, ma si presume che una via che si definisca tale la solchi dal primo all’ultimo metro… se poi i ripetitori vorranno evitare le ultime lunghezze perché magari poco interessanti, sarà affare loro…

In ogni caso per non portare via niente a nessuno e visto che il grande diedro non era stato salito ancora, prima che io e Diego ci mettessimo le mani…:

Dolomiti di Brenta – Sottogruppo di Cima Paradiso
Piccola Sentinella delle Caverne – parete sud-est
Gran Diedro
Prima salita integrale: Stefano Michelazzi, Diego Lavo – 17 luglio 2013
280 m circa – difficoltà: VII
seguendo in parte la “via” Crismax del 1994.

Tentativo-schizzo

Tentativo-tracciato con via preesistente

postato il 9 ottobre 2014

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C’era una volta il “tentativo”… ultima modifica: 2014-10-09T07:30:37+00:00 da Alessandro Gogna

2 thoughts on “C’era una volta il “tentativo”…”

  1. 2
    tommaso says:

    stupenda zona incontaminata e decisamente fuori dalla rotta turistica.. un mese fa sul sentiero delle cime non ho incontrato nessuno in tutto il giorno…

  2. 1
    Alberto Benassi says:

    Andava meglio quando andava peggio?? Chi afferma questo forse è troppo legato al suo passato di gioventù ma non si può negare che il mondo è proprio cambiato e sinceramente non sempre in meglio.
    Come si fa a dire che che un paio di tiri fanno una via…?
    Ma non solo. Spesso e volentieri non si tiene minimamente conto dei chiodi sconosciuti… trovati lungo un itinerario. Forse sono funghi spuntati lì per caso? Se ci sono vuol dire che qualcuno che è passato prima li aveva messi.
    Eppure senza tanti scrupoli si mettono spit a suon di trapano e addirittura si dichiara la via nuova!! Che te frega di quello che hai trovato, tanto è roba vecchia!

    Ma quante seghe mentali ci facciamo…

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