Cerro Torre 1959: si farà luce?

Una possibile ricerca dei chiodi a pressione sulla via di discesa di Maestri ed Egger

Matteo Della Bordella e Luca Schiera, sono in partenza per la Patagonia, diretti alla parete nord del Cerro Torre. I due alpinisti del gruppo dei Ragni di Lecco, tenteranno di salire la parete lungo la linea seguita da Cesare Maestri e Toni Egger nel 1959.
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Luca Schiera

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Matteo Della Bordella

Ogni volta che si parla di quell’impresa di ben più di cinquant’anni fa si scatenano, accanto a moderati o ai pochi indifferenti, almeno due fazioni: i critici, nel tempo sempre più sicuri del loro verdetto di condanna, e i garantisti, che preferirebbero quel lontano episodio continuasse a essere avvolto nel mistero, nella leggenda della parola data.

Una montagna e  una “via che non c’è” da più di mezzo secolo continuano a essere l’epicentro di una saga alpinistica nella quale anche i Ragni hanno giocato un loro ruolo, e non certo secondario…

Viene spontaneo chiedersi quanto di tutto questo conti nella scelta di due giovani come Della Bordella e Schiera, o quanto invece loro lo considerino un obiettivo alpinistico come gli altri, con una montagna da salire lungo la linea e nello stile che sembrano più consoni alle loro capacità.

Della Bordella (fonte www.ragnilecco.com):
Quando io e Luchino abbiamo raggiunto nel febbraio 2013 la vetta della Torre Egger, il Cerro Torre era proprio lì davanti a noi che ci guardava dall’alto in basso, una presenza imbarazzante e impossibile da ignorare; in quel momento ho realizzato che quella sarebbe stata la prossima montagna che volevo scalare in Patagonia.

Oltre a questo, è doveroso ricordare il fatto che nel 1974, proprio quarant’anni fa, i Ragni Casimiro Ferrari, Mario Conti, Daniele Chiappa e Pino Negri conquistarono la vetta della montagna per il versante ovest, compiendo la prima ascensione confermata del Cerro Torre.

Tuttavia questo non è il motivo principale della nostra decisione. Nonostante la grandezza e l’imponenza del Torre, non sono molte le possibilità di salita che questa montagna offre. C’è la (ex) Via del Compressore: che personalmente con i chiodi a pressione non mi è mai interessato ripetere, ed anche adesso dai racconti di altri scalatori non mi attira più di tanto.

C’è la via dei Ragni del 1974, una via mitica, e probabilmente la linea più logica che porta in cima al Torre; salire il Torre per questa via sarebbe fantastico, ma trattandosi di una via interamente di ghiaccio e misto, non si addice molto alle mie caratteristiche, visto che preferisco nettamente la roccia, né forse avrei le capacità tecniche per una salita del genere.

Ed infine, escludendo una manciata di vie super impegnative sulla parete est e sud, c’è la via di salita per la parete nord: per la tanto discussa Maestri-Egger del 1959 o per la confermata Arca de los vientos del 2005.

Mentre Arca de Los Vientos si sposta sul filo destro dello spigolo nord (versante nord-ovest), la linea della Maestri Egger sale a sinistra dello spigolo, in parete nord. Ed è qui che io e Luca Schiera, cui successivamente si unirà Silvan Schupbach, tenteremo di salire a partire dal prossimo 15 gennaio 2014.

Perché proprio la parete nord? Al contrario di quello che può pensare qualcuno non andiamo sulla Nord del Torre alla ricerca dei chiodi di Maestri ed Egger. Certo, la storia di questa salita, avvolta nel mistero, è affascinante e anch’io ho letto molto in proposito, ma in fin dei conti che Maestri sia salito o no per me non è così rilevante.

Il motivo principale che ci spinge verso questa parete è che a mio avviso si tratta di una linea di salita molto logica e che si presta all’arrampicata libera. Certo, magari mi sbaglierò, ma dai racconti di altri alpinisti e dalle foto, mi sono fatto l’idea che su questa parete, qualora si trovasse nelle condizioni giuste, si può scalare in libera. Perché alla fine, è bene ricordarlo, sono un amante dell’arrampicata libera, che si parli di Patagonia, di Yosemite o di Grigna…

Poi chiaramente il primo obiettivo sarà salire comunque, ma la libera è il modo più divertente, veloce ed efficace che conosco. L’idea di salire questa parete non è certo venuta a noi per primi, generazioni di alpinisti hanno provato a ripetere la Maestri-Egger e solo nel 2005 Salvaterra e compagni hanno avuto successo, salendo però una linea leggermente diversa da quella descritta da Maestri e da quella che vorremo provare noi.

Il più grande problema, legato a questa parete che ha già respinto i tentativi di moltissime cordate (basti pensare che solo Toni Ponholzer, Tommy Bonapace e Franz Steiger hanno effettuato più di 20 tentativi su questa linea) oltre alla meteo, sono le condizioni  della via.

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Cesare Maestri

Si tratta sicuramente di una delle pareti della Patagonia che più difficilmente si trova nelle condizioni giuste per essere scalata: spesso è incrostata di neve e ghiaccio e spesso scarica ghiaccio dal fungo sommitale.

Quello che noi cerchiamo sono le condizioni che ci hanno permesso l’anno scorso di salire la Torre Egger: non troppo freddo, non troppo caldo, tempo stabile e parete pulita, praticamente trattandosi di Patagonia è come vincere alla lotteria… e visto che alla lotteria abbiamo già vinto l’anno scorso, vincere ancora non sarà facile!“.

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Toni Egger

Fin qui Matteo Della Bordella, giustamente molto attento a non farsi invischiare in alcuna polemica. Però da loro la comunità alpinistica si aspetta comunque una testimonianza.Per aiutarli possiamo suggerire, più che di cercare dei chiodi o altre tracce sull’itinerario di salita 1959 così come descritto da Maestri, di esplorare la parete nord un po’ più a sinistra, su quella verticale del “deposito materiale” che Maestri dice di aver raggiunto in corda doppia dall’alto della vetta, con una discesa resa possibile dai chiodi a pressione e funestata poi dalla scarica di ghiaccio che travolse Egger. Se chiodi a pressione furono infissi, non possono essere scomparsi. E’ lì la chiave del mistero Maestri-Cerro Torre-1959.

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Cerro Torre 1959: si farà luce? ultima modifica: 2014-01-02T08:12:47+00:00 da Alessandro Gogna

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