Certificazione ambientale ai rifugi

La Capanna Osservatorio Regina Margherita è di proprietà della Sede Centrale del Club Alpino Italiano, anche se è stata data in gestione alla Sezione di Varallo. E’ posta in vetta alla Punta Gnifetti (Monte Rosa) 4554 m.

Di solito i rifugi hanno la funzione di base d’appoggio per le ascensioni. In questo caso invece siamo di fronte a un vero e proprio punto di arrivo, cima di un monte assai alto e meta a sé per la notte in quota che vi si può passare.

La Capanna Osservatorio Regina Margherita è visitata ogni anno da numerosi alpinisti e scialpinisti. Foto: Archivio CAI Varallo

Margherita_Capanna_vers0
Le difficili condizioni ambientali (basse temperature, forti raffiche di vento, minor pressione atmosferica, possibilità di scariche elettriche, approvvigionamento, trasporto materiale, ecc.) creano interessanti opportunità di ricerca in diverse materie, dalla medicina alle scienze della terra e alla meteorologia. Da qui il nome Capanna (come rifugio per gli alpinisti) e Osservatorio (come struttura di supporto per le ricerche scientifiche).

La Capanna Regina Margherita è raggiungibile dal Passo dei Salati in circa 6 ore di percorso su detriti e ghiacciaio. Dalla Svizzera, sono 6 ore dalla Monte Rosa Hütte lungo il Grenzgletscher. Visto l’ambiente d’alta montagna ed il terreno di tipo alpinistico su cui si svolge il percorso di salita alla Capanna, è auspicabile che i meno esperti si facciano accompagnare da una guida alpina.

L’inaugurazione del primo edificio fu del 1893. Furono 50 i metri cubi asportati con la dinamite per spianare la vetta e ospitare la costruzione di 9,68 x 3,60 metri in legno di larice d’America. Nel 1899 fu aggiunta la torretta destinata ad osservatorio meteorologico. Dopo tale intervento, per alcune decine di anni la struttura del rifugio non subì ulteriori sostanziali modifiche.

Nel 1978 la Sezione di Varallo, su incarico della Sede Centrale, provvide a demolire il vecchio rifugio, che mostrava evidenti segni di logoramento, e diede inizio ai lavori per la nuova capanna (l’edificio attuale), la quale fu inaugurata il 30 agosto 1980.

Nel 1997 sono stati completamente rifatti e messi a norma l’impianto elettrico ed il sistema antincendio. Infine, nel 2006 il rifugio è stato dotato di un nuovo generatore, in grado di soddisfare l’intero fabbisogno energetico (sia termico che elettrico), è stato adeguato l’impianto elettrico ed è stato aggiunto un terrazzo sul lato nord per agevolare le operazioni di carico-scarico del carburante.

La Capanna, costruita in legno di larice americano e abete, ha una capacità di 70 posti letto, corrente a 220 V, collegamento internet, biblioteca. Il periodo di apertura va da metà giugno a metà settembre. Per il resto è in funzione il locale invernale per 19 persone.
Compresi balconi e terrazzi, il rifugio è lungo 31,35 metri, largo 9,40 e alto 7,50 metri. I locali sono disposti su 3 livelli. E’rivestito all’esterno da lamiere di rame (come in una gigantesca gabbia di Faraday).

La gestione di un rifugio così particolare deve essere ben coordinata per contenere gli sprechi, che non sono altro che costi economici e ambientali.
Il personale del rifugio è doppio, con turni bisettimanali.
E’ solo l’elicottero, ben coordinato con altri rifugi della zona per evitare viaggi a vuoto, a garantire l’approvvigionamento e lo smaltimento.
Il fabbisogno energetico del rifugio è garantito da un generatore elettrico Perkins da 64 kWp alimentato a gasolio. Un regolatore del numero di giri dell’alternatore, permette di modulare la potenza erogata (e quindi il consumo di combustibile) in funzione delle reali necessità.
Il generatore fornisce anche l’energia termica necessaria a riscaldare il rifugio, grazie ad uno scambio di calore tra il circuito di raffreddamento del motore (acqua glicolata) e l’aria convogliata all’interno del rifugio (nella sala da pranzo) dal sistema di ventilazione (una pompa centrifuga alimentata dal medesimo generatore).
Alcuni pannelli fotovoltaici servono ad alimentare un set di batterie (collegato anche al generatore principale) per l’illuminazione di emergenza (10 punti luce con tensione a 24 V), il telefono di emergenza (ponte radio) ed il sistema wi-fi per il collegamento internet. E’ inoltre presente un generatore di emergenza da 5 kW.
Assai complicata ma efficiente è la produzione di acqua per fusione di neve, sono allo studio sempre migliori accorgimenti per risparmiare energia in questo processo.
La cucina a gas è alimentata con bombole di GPL. I liquami organici dei WC sono convogliate in appositi contenitori che, stoccati all’esterno del rifugio, saranno poi avviati a smaltimento tramite elicottero. Ogni tipo di rifiuto viene differenziato.

La Cresta Signal da un balcone della Capanna Regina Margherita. Foto: Laura Pelosi/K3

Balcone piu' alto d'Europa = Capanna Margherita Punta Gnifetti 4.559 mt Monte Rosa
La Capanna Regina Margherita, con il supporto tecnico del Dipartimento di Scienze Merceologiche dell’Università di Torino, ha ottenuto nel 2002 la certificazione ambientale UNI EN ISO 14001.
Simone Guidetti, dell’Ufficio Tecnico Ambiente del CAI Sede Centrale, ci aiuta a comprendere questo grande risultato:

I requisiti essenziali per ottenere questo tipo di certificazione sono i seguenti:
– la definizione di una politica ambientale, con obiettivi chiari. Nel caso della Capanna Margherita tali obiettivi consistono essenzialmente nella riduzione e raccolta differenziata dei rifiuti, nel corretto smaltimento dei reflui organici, nella razionalizzazione dei consumi energetici ed idrici, nella gestione ottimale del trasporto materiale;
– l’implementazione di un sistema di gestione ambientale (SGA) “aperto”, ovvero che si rinnova in un’ottica di “miglioramento continuo”. Tale sistema prevede la “standardizzazione” delle procedure ed il monitoraggio dei risultati mediante l’adozione di un manuale;
– un esame (“audit”) da parte di un ente terzo, accreditato, che verifica la conformità ai requisiti necessari stabiliti dalla norma.

Gli obiettivi di politica ambientale sono stati così definiti:

Interventi in programma nel breve periodo
– riduzione a monte dei rifiuti, tramite una scelta di prodotti ecosostenibili (con minor imballaggi) e conferimento in piattaforma ecologica dedicata in modo da ridurre le distanze di trasporto (in accordo con il comune di Alagna);
– piccolo compattatore per ridurre il volume dei rifiuti e permettere un deposito temporaneo in rifugio di un maggior quantitativo;
– lavastoviglie che permetterà di utilizzare unicamente piatti in ceramica e bicchieri e posate in vetro e metallo, senza far uso di plastica o carta, con un minor consumo di acqua rispetto al lavaggio a mano (sul medio periodo si prevede anche l’installazione di un separatore di grassi). Le poche stoviglie non in ceramica saranno in mater-bi (plastica biodegradabile);
– fornello elettrico “portatile” a 3 fornelli, di “emergenza” in caso di guasto della cucina a gas e utile per preparare qualcosa di semplice, risparmiando sul GPL;
– alcuni dispenser di detergente a base alcolica, che permetteranno agli ospiti di lavarsi le mani senza uso di acqua;
– riparazione e potenziamento dell’impianto solare termico in modo da aumentare il contributo di energia rinnovabile nella produzione di acqua;
– collegamento del generatore al sistema di produzione dell’acqua.

Interventi in programma nel medio-lungo periodo
– ulteriori agevolazioni per le attività di ricerca scientifica, tramite un possibile allungamento dell’apertura stagionale del rifugio, maggior semplicità di prenotazione, eventuali nuove partnership e collaborazioni con gli istituti di ricerca;
– utilizzo di biodiesel (miscela olio vegetale – gasolio tradizionale) per il cogeneratore;
– eventuale sperimentazione di impianti a fonte rinnovabile (solare FV e parco batterie di ultima generazione, micro-eolico per utenze specifiche, ecc.);
– realizzazione di una pagina web dedicata, con informazioni in tempo reale sulla capanna, le attività ed i progetti di ricerca, ecc.”.

La certificazione ambientale della Capanna Margherita, secondo rifugio al mondo ad aver ottenuto tale riconoscimento, è stata recentemente rinnovata. Foto: Simone Guidetti

Margherita_Capanna_vers2


Conclusioni
La politica ambientale necessaria al conseguimento, e soprattutto al mantenimento della validità della certificazione ambientale UNI EN ISO 14001 favorisce un diverso modo di pensare, quello non più del semplice risparmio immediato di quattrini, bensì quello di mettere in primo piano la componente ambientale. Se ci si ritrova in quell’ottica, le idee buone e nuove non tardano ad arrivare, luogo per luogo, volta per volta.

Il Club Alpino Italiano, fondato nel 1863, è riconosciuto come “associazione di protezione ambientale” ai sensi del D.M. 20/02/1987. La Capanna Osservatorio Regina Margherita è ben oltre allo stadio di esperimento pilota, ormai. E una politica di questo genere dovrebbe essere avviata al più presto per tutti gli altri rifugi del CAI. Non è utopia, è stato dimostrato lassù, a 4554 metri.

Per maggiori informazioni:
Testo di Simone Guidetti, Ufficio Tecnico Ambiente del CAI Sede Centrale
http://www.caivarallo.it/
www.rifugimonterosa.it
www.aineva.it/pubblica/neve49/margherita.html
Margherita_certificazione_2011_a

postato il 15 giugno 2014

0
Certificazione ambientale ai rifugi ultima modifica: 2014-06-15T06:47:38+00:00 da Alessandro Gogna

4 thoughts on “Certificazione ambientale ai rifugi”

  1. 4
    Fabio Bertoncelli says:

    A quando una bella “Capanna Osservatorio” sulla vetta del K2? Beninteso, con regolare certificazione UNI EN ISO 14001. Peccato però che non sia ancora possibile il rifornimento con gli elicotteri, due volte alla settimana.

    Oltre alla rabbia per il degrado ambientale, oltre al dispiacere per il degrado spirituale, la cosa che mi sconcerta di piú è l’ipocrisia di questi insulsi certificati. È come se si costruisse un acquapark all’interno del Colosseo, però con tanto di certificazione UNI ecc. ecc. “Ah, beh…, allora tutto è regolare. C’è anche la marca da bollo.”
    Basta rifugi, basta ferrate, basta segnavia ogni cinque metri, basta spit ogni due metri! Cominci il CAI (di cui chi scrive è socio dal tempo che fu) a dare il buon esempio.

  2. 3
    Paola says:

    Interessante quanto pubblicato su questo sito dal titolo “Presidi per la tutela dell’ambiente montano”
    http://www.intraisass.it/lettera04.htm.

  3. 2
    Paola says:

    Leggo nell’articolo . “E’ solo l’elicottero, ben coordinato con altri rifugi della zona per evitare viaggi a vuoto, a garantire l’approvvigionamento e lo smaltimento.”
    Mi domando: “Perchè no l’eliski?”

  4. 1
    Bonardi Carlo - Brescia says:

    C’è “compiacimento” – pure all’interno del C.a.i. – nel rammostrare come sulla montagna sono stati sviluppati e direi santificati sia il tecnologico sia il cartaceo che legittima, due forze collegate ma ciascuna con sua autonomia e proprio interesse.
    Nel caso specifico dovrebbe colpire il fatto che la loro presentazione ha un peso che supera quello dell’apprezzamento per l’ambiente d’applicazione e per le pratiche umane che vi si svolgono.
    Coglieva nel segno l’interpretazione per la quale la tecnica ha smesso di essere un mezzo ed è diventata essa il fine (impossibile a contenere se non con prese di coscienza ideali e politiche assai vaste).
    Così, intorno ad oggetto e soggetto della pratica (la montagna e chi ci va) è cresciuto ciò che era loro accessorio ma che un poco alla volta li altera secondo prospettive proprie e finisce per soverchiarli: un apparato culturale e materiale, d’apparenza sorridente, che circonda e qualifica, imponendosi come la nuova necessità, e che usa od elimina chi è “altro”.
    Restano ambiti per un ulteriore estensione, il primo dei quali è il soggetto stesso che vorrà frequentare la montagna e che continua pacifico a non avvedersi di quanto succede: a quando la “certificazione” sua?

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *