Che cosa è un’ordinanza sindacale?

Che cosa è un’ordinanza sindacale?
di Marco Del Zotto, avvocato e maestro di sci (studiolegale@delzotto.it)

E’ un provvedimento motivato contingibile ed urgente che può essere emanato dal Sindaco al fine di prevenire ed eliminare gravi pericoli che minacciano l’incolumità dei cittadini.
Quando può essere adottata?
Un’ordinanza sindacale può essere adottata solo in casi di gravi ed eccezionali necessità al fine di tutelare l’incolumità pubblica.
Come può essere impugnata?
Un’ordinanza sindacale può essere impugnata avanti al Tribunale Amministrativo Regionale con ricorso motivato.

Canalone di Val Mezdì, gruppo di Sella. Foto: Carlo Cosi
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La pratica dello sci fuoripista in questi ultimi anni sta diventando un fenomeno sempre più diffuso; ma, purtroppo, le conoscenze tecniche, l’esperienza e le valutazioni che prima e durante la gita gli sciatori devono compiere per percorrere l’itinerario in sicurezza, troppo spesso sono insufficienti. La superficialità e la leggerezza prendono così il sopravvento determinando un forte aumento dei rischi connessi alla pratica di questo sport.
Se già per la pratica dello sci in pista nessuna normativa nazionale ha ancora disciplinato quale debba essere la condotta dello sciatore durante la discesa, nessun riferimento legislativo, neppure regionale, è possibile rintracciare per quanto concerne la regolamentazione dello sci fuoripista che, fin dalle sue origini, risulta essere la massima espressione di libertà dello sci.
Il grande aumento del numero di scialpinisti credo sia dovuto proprio alla possibilità di vivere a diretto contatto con la natura, con la montagna, con il paesaggio invernale senza i divieti, gli obblighi, le limitazioni che ogni anno aumentano sulle piste di sci senza però sortire gli effetti voluti e sperati.
Sono altrettanto convinto che la strada da seguire sia un’altra, quella dell’educazione alla montagna e dell’obbligo di aumentare e migliorare l’informazione agli sciatori in pista e fuoripista per ridurre i margini di rischio.
Tornando allo sci fuoripista, giuridicamente, unico soggetto esposto a un giudizio di responsabilità in caso di incidente – in assenza di una normativa specifica che ne disciplini l’attività – è colui che si avventura su itinerari che possono risultare pericolosi in relazione alle condizioni nivometeorologiche di quello specifico percorso scialpinistico.
La valutazione della pericolosità e della conseguente percorribilità di un itinerario sci alpinistico deve necessariamente tenere in debito conto tutti i fattori (!!!) non direttamente riconducibili alla condotta dello stesso sciatore quali distacchi naturali, distacchi provocati da altri sciatori, distacchi provocati da animali, caratteristiche del terreno, variazioni meteorologiche.
La valutazione quindi deve essere completa, comprendere tutti i possibili elementi di rischio e basarsi sull’analisi del bollettino valanghe che deve sempre essere confrontata in loco con la verifica della stabilità del manto nevoso e quindi della corrispondenza delle condizioni dell’itinerario rispetto a quelle del bollettino valanghe.
Negli ultimi anni i sindaci di alcuni comuni montani, ritenendo doveroso un loro intervento per tutelare l’incolumità pubblica – dato l’aumentare del numero di scialpinisti e degli incidenti in alta montagna – hanno emanato delle ordinanze di divieto della pratica dello sci fuori pista.
Tale potere ha la sua origine nell’art.54 comma 2° del Testo Unico delle Leggi sull’ordinamento degli enti locali, il Decreto Legislativo n.267 del 18/06/2000.
Se in astratto sembra che tale strumento normativo sia pienamente legittimo in funzione della prevenzione e della eliminazione di tutti i possibili pericoli che possono minacciare l’incolumità dei cittadini, un’interpretazione più approfondita della norma pone invece molte perplessità sul potere del Sindaco di adottare tale tipo di provvedimento e, di fatto, di paralizzare non solo lo sci fuoripista, ma anche molte attività professionali ad esso connesse.

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Le ordinanze che vietano di praticare lo sci fuoripista su tutto il territorio comunale, o in prossimità delle piste di discesa servite dagli impianti, sono generalmente emanate in considerazione delle condizioni nivometeorologiche di pericolo che derivano da precipitazioni nevose intense, dall’instabilità del manto nevoso, dai eventuali sbalzi di temperatura nell’arco di una stessa giornata.
La legittimità di tali ordinanze dipende dalla verifica dell’esistenza dei presupposti di cui all’art.54 del T.U. n.267/2000. che sono la contingibilità e l’urgenza del provvedimento.
In assenza quindi di circostanze di grave ed eccezionale necessità e urgenza, tali provvedimenti sono da ritenere viziati da un eccesso di potere del Sindaco e pertanto possono essere impugnati al fine di ottenerne l’annullamento.
Questi provvedimenti non possono imporre divieti temporalmente illimitati, in quanto è intrinseco che il perdurare delle condizioni che la legge definisce eccezionali si limitano al massimo a qualche giorno, vale a dire il tempo necessario per l’assestamento del manto nevoso.
Ogni ulteriore valutazione di merito deve compiersi comunque caso per caso, in seguito ad un’analisi di tutte le circostanze rilevanti ai fini dell’accertamento della loro esistenza.
Ulteriore considerazione che ne deriva è che il divieto deve essere circoscritto e individuato territorialmente con precisione, in quanto ogni generalizzazione è in contrasto con la ratio sulla base della quale il sindaco ha il potere di adottare tale provvedimento.
Da queste brevi riflessioni non è possibile trarre alcun giudizio sulla legittimità delle numerose ordinanze adottate da alcuni sindaci dell’arco alpino e, in alcuni casi, ancora in vigore perché -come specificato in precedenza- ogni valutazione deve essere compiuta caso per caso, leggendo attentamente il contenuto dell’atto e la sua motivazione.
Si deve però fare presente che l’uso di un provvedimento di tale genere, proprio per la sua eccezionalità e per le sue inevitabili gravi ripercussioni nella realtà montana, prima fra tutte l’assoluta paralisi delle attività non solo sportive ma anche professionali come quella delle Guide alpine, deve essere ponderato e soprattutto preceduto da un preventivo approfondimento da parte di una commissione di esperti di nivologia e valanghe che accertino la gravità e l’eccezionalità della situazione di pericolo e il momento della sua cessazione.
In mancanza di valide e qualificate motivazioni queste sono esposte al rischio di una declaratoria di illegittimità, con la conseguenza di innescare possibili azioni risarcitorie da parte di chi ha dovuto ingiustamente astenersi dal compiere le attività vietate.

postato il 22 novembre 2014

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Che cosa è un’ordinanza sindacale? ultima modifica: 2014-11-22T05:52:41+00:00 da Alessandro Gogna

6 thoughts on “Che cosa è un’ordinanza sindacale?”

  1. 6

    Caro anonimo, le condizioni sfavorevoli non si manifestano ovunque. Sono sempre andata in montagna con grado 4, scegliendo chiaramente una meta idonea alla situazione. Mai sentito parlare del fatto che le condizioni possono cambiare a seconda dell’esposizione, temperatura, pendenza, ecc???
    Forse è meglio che a pensare e a fare i test (???) ci vada tu!

  2. 5
    Alberto Benassi says:

    “disposizioni emanate da Stato Regioni sulla salute sicurezza ambiente”….

    Lo stato che si preoccupa della salute e sicurezza dell’ambiente?? Caro Anonimo ma ci credi veramente a quello che scrivi?

    E si vede dalle ultime devastazioni del territorio italiano come lo stato e le regioni si preoccupano del rispetto del territorio.

    Spesso e volentieri chi emana questi divieti non sa nulla di: sci, alpinismo, escursionismo, neve. Spesso e volentieri non va nemmeno in montagna.
    E’ facile farsi grandi con i più deboli. Perchè non se la prendono con chi veramente danneggia e avvelena il territorio?

  3. 4
    Anonimo says:

    trovo giusto proibire quando le condizioni neveo-meteo sono sfavorevoli, troppi scialpinisti della domenica si stanno avventurando , nelle Nostre Vallate, senza capire i seri pericoli a cui vanno incontro senza specifica preparazione e conoscenza del territorio. Proibire è giustissimo, basta super eroi improvvisati, stiano dietro la scrivania a pensare e fare test sulla sicurezza così imparano le disposizione emanate da Stato Regioni sulla salute sicurezza ambiente.

  4. 3
    alessandro says:

    Totalmente contrario alle ordinanze sindacali di divieto di attività (alpinistiche – escursionistiche – scialpinistiche – freeride – ecc.) non spetta al sindaco decidere se, come e chi può o non può andare.
    Non servono a nulla e precludono la libertà individuale di svolgere attività più o meno avventurose che comportano dei rischi e sopratutto dove ognuno deve assumersi le proprie responsabilità.
    Credo che un sindaco debba occuparsi di altro e non certamente di preoccuparsi di ciò che succede in montagna (alpinisticamente parlando), se esiste il pericolo che da un pendio possa scendere una frana o una valanga che vada ad interessare una via di comunicazione o un centro abitato, allora SI è compito del sindaco o del prefetto fare una ordinanza e far si che qualcuno intervenga per bonificare e mettere in sicurezza, altrimenti è meglio che pensi ad altro.

  5. 2

    e un ottimo provvedimento ma non potra mai essere funzionamtae da noi ,,,,

  6. 1
    Corrado says:

    Molto interessante. Sarebbe utile avere anche una casistica di sentenze che confermano e sostengano questa analisi.

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