Ci opponiamo al divieto di fuoripista a L’Aquila?

La morte dell’aquilano Mario Celli, 32enne medico ginecologo travolto da una valanga a Campo Imperatore nel gruppo del Gran Sasso, ha suscitato grande interesse nella pubblica opinione, commossa dalla tragedia e con il fiato sospeso per la lenta “agonia” della vittima.

Nel primo pomeriggio del 28 gennaio, assieme al fratello Paolo, Mario Celli stava scendendo fuori pista nei cosiddetti Valloni della località Scontrone. Dopo essere saliti con la funivia di Campo Imperatore, ignorati i cartelli di divieto di discesa al di fuori delle piste, i due si sono lanciati nell’ebbrezza dell’abbondante nevicata. Alle 13.20 una slavina ha colpito il giovane, seppellendolo. Il fratello, illeso, ha chiamato al soccorso e, grazie agli apparecchi ARTVA di cui entrambi erano dotati, il corpo è stato disseppellito in tempo per ritrovarlo a 26 gradi di temperatura corporea. Grazie ai massaggi cardiaci prolungati dei medici Gianluca Facchetti e Nadia Garbuglia in attesa dell’elicottero e durante il trasporto, Mario Celli è stato portato ancora in vita all’ospedale Mazzini di Teramo.

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Qui l’infortunato è stato attaccato a uno speciale macchinario chiamato ECMO (utilizzato per l’ossigenazione extracorporea) che permette la tecnica di supporto cardiopolmonare, più volte dimostratasi efficace nel ridurre la mortalità nei pazienti con insufficienza cardiaca e/o respiratoria acuta grave.

Lentamente il cuore aveva ripreso a battere e la temperatura era tornata normale. Tuttavia le sue condizioni si sono aggravate qualche ora dopo e già il 29 il suo elettroencefalogramma dava solo flebili segni di vitalità. Celli è rimasto in stato di coma profondo fino all’avvenuto decesso, il 30 gennaio.

Ad occuparsi del caso è il pm David Mancini, che per ora ha aperto un fascicolo contro ignoti. Vuole accertare cosa possa aver provocato la slavina. Il passaggio degli snowboardisti o un distacco spontaneo? Mancini sta cercando, con l’aiuto della squadra mobile della Questura e anche attraverso testimonianze, di ricostruire come si sia verificata la valanga con l’obiettivo di verificare se sussistano eventuali profili di rilevanza penale.

I diversi organi di informazione si sono premurati di sottolineare che non c’era alcuna rete di recinzione per evitare il passaggio di freerider indisciplinati.

L’insieme dei dati di questa vicenda presenta tutte le possibili condizioni per una condanna dell’opinione pubblica agli scriteriati e disubbidienti fratelli snowboarder: disprezzo della regola, non presenza di reti di recinzione, validità dei valorosi uomini del soccorso, efficienza medica ed epilogo finale dopo lunga suspence.

Potevamo aspettarcelo con sicurezza: il 29 gennaio 2014, firmata dal sindaco di L’Aquila Massimo Cialente, ecco l’ordinanza di divieto di escursioni fuori pista nel capoluogo abruzzese. In essa viene ribadito che le pratiche fuori pista rappresentano un’attività pericolosa per le infrastrutture sciistiche e per l’incolumità dei cittadini e degli sportivi che praticano le discipline sciistiche nei tracciati consentiti. L’ordinanza, pertanto, vieta la pratica del fuoripista o su terreno d’avventura in caso di precipitazioni nevose con presenza di manto nevoso fresco e per le successive 48 ore dalla precipitazione. È vietata, infine, la pratica fuoripista o su terreno d’avventura quando il bollettino Meteomont stabilisce un grado di pericolo uguale o maggiore a 3, rinviando in caso di pericolo inferiore a 3, alle eventuali valutazioni della Commissione comunale per la prevenzione dei rischi da valanghe. Ai trasgressori verrà applicata una sanzione da 25 a 500 euro.

cialenteIl sindaco di L’Aquila, Massimo Cialente

Dal testo dell’ordinanza si vede come questa non voglia avere validità provvisoria per qualche giorno, ma intenda bensì regolare fino a nuova legge l’intera casistica della stagione invernale. Questo permetterebbe, a chi è contrario a queste filosofie del divieto, di opporsi. Lo dice la stessa ordinanza: “Avverso il presente provvedimento può essere opposto ricorso al TAR di L’Aquila nel termine di 60 gg dalla pubblicazione all’albo, in alternativa ricorso straordinario al Presidente della Repubblica entro 120 gg”.

Ciò che lascia stupefatti è che un sindaco come Massimo Cialente, citato a giudizio per il prossimo 3 giugno dalla Procura della Corte dei Conti d’Abruzzo per presunto danno erariale e appena reduce dal proscioglimento in un’altra inchiesta sulle irregolarità contabili dell’Accademia dell’Immagine dell’Aquila, abbia ancora tempo per sbrigare altre faccende del suo ufficio. In effetti su quest’ordinanza l’intero consiglio municipale non deve aver discusso a lungo, convinti come sono tutti che sia il metodo più veloce e indolore per lavarsene le mani facendo finta di occuparsi del bene pubblico.

1 febbraio 2014

Il Gran Sasso
gransasso

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Ci opponiamo al divieto di fuoripista a L’Aquila? ultima modifica: 2014-02-01T16:23:37+00:00 da Alessandro Gogna

10 thoughts on “Ci opponiamo al divieto di fuoripista a L’Aquila?”

  1. Allego Ordinanza del sindaco di Triora che anche lui proibisce lo sci-alpinismo.

    COMUNE DI TRIORA
    Corso Italia,n.9 18010 TRIORA (IM) c omune.triora.im@legalmail.it– Tel. 018494049- fax 018494164

    Prot. n. v{l()
    l
    Lì, 21 gennaio 2014

    ORDINANZAN. 08
    IL SINDACO

    VISTO il fax prot. 88 pos 02.02.09 in data 20.01.2014 con il quale il Corpo Forestale dello
    Stato Comando Regionale Liguria ha comunicato che nel bollettino di previsione neve e valanghe valido dalle ore 14.00 del 20.01.2014 alle ore 24.00 del 21.01.2014 per il settore delle Alpi Liguri è indicato un livello di pericolo “MARCATO 3”;

    DATO ATTO che : per livello di pericolo Marcato 3 si intende che:

    In molti punti, il manto nevoso è solo da moderatamente a debolmente consolidato (cfr. Fig. l). Soprattutto sui pendii ripidi alle esposizioni e altitudini indicate nel bollettino delle valanghe è possibile un distacco già in seguito a un debole sovraccarico. I segnali di allarme sono tipici ma non sempre presenti. Isolate valanghe di neve a lastroni possono staccarsi anche da una maggiore distanza (distacco a distanza).

    Il pericolo di distacchi spontanei di valanghe può essere molto variabile: in caso di debole struttura del manto nevoso e di modesto innevamento, si prevedono valanghe di medie dimensioni solo a livello locale. Se il grado viene previsto in caso di recenti nevicate o in relazione al rialzo termico (dipendente dalle ore del giorno), sono possibili anche grandi distacchi a livello isolato. In questi caso si raccomandano misure di sicurezza come ad es. azioni di distacco artificiale (soprattutto in caso di recenti nevicate) oppure chiusure temporanee (soprattutto in caso di rialzo termico) dei tratti esposti delle vie di comunicazione e soprattutto nei pressi dei percorsi di discesa controllata. Le escursioni e le discese fuori pista richiedono esperienza e una capacità di valutazione in materia di valanghe acquisita negli appositi corsi di formazione. I pendii ripidi situati alle esposiZIOni e alle altitudini indicate dovrebbero se possibile essere evitati. Circa la metà di tutti gli incidenti mortali avviene con questo grado.

    VISTO il D.lgs. n. 267j2ooo;
    VISTO lo Statuto Comunale;

    ORDINA

    A salvaguardia della pubblica incolumità, il divieto dell’esercizio dello scii fuori pista e l’attività escursionistica nelle zone innevate, fino alla revoca della presente ordinanza.

    Tale divieto è esteso tu tutto il territorio del Comune di Triora e sentitamente in fregio agli impianti di Monesi.

    DISPONE

    La comunicazione del presente prowedimento a: Polizia di Stato;
    Comando Stazione Carabinieri di Triora e di Pornassio; Stazione Forestale di Triora e Pieve di Teco;
    Gestori delle stazioni sciistiche di Monesi;

    l La pubblicazione del presente prowedimento sul sito del comune e la divulgazione mediante comunicato stampa;

    AVVERTE

    Che la violazione alla su estesa ordinanza sarà punita ai sensi del Codice Penale.

    N. B. L’ordinanza è ancora in vigore mai ritirata e chissà fino a quando rimarranno le restrizioni.
    Il reato non è una multa ma di natura penale !!!!!!!!

  2. Anch’io sono più che favorevole per il ricorso contro queste ingiustizie. Come dobbiamo comportarci?

  3. personalmente ho tentato di smuovere il più possibile sulla questione e devo dire che la sensibilità c’è e da più parti sia professionali (molti colleghi guide che vedono lesa in questo modo la loro professione e professionalità) che dilettantistiche.
    Ora come già scirtto nel mio primo intervento…che si fà?
    Raccogliamo adesioni?
    Organizziamo un serata dibattito?
    ?????
    stefano

  4. Il testo dell’ordinanza recita:
    1) Il divieto permanente dell’esercizio del fuoripista nelle zone limitrofe o adiacenti alle piste da sci a tutela dell’incolumità di coloro che utilizzano le piste stesse
    2) Il divieto della pratica di fuoripista o su terreno d’avventura in caso di precipitazioni nevose con presenza di manto nevoso fresco e per le successive 48 ore dalla precipitazione.
    3) Il divieto della pratica di fuoripista o su terreno d’avventura quando il Bollettino Meteomont stabilisce un grado di pericolo uguale o maggiore a 3, rinviando, in caso di pericolo inferiore a 3, alle eventuali comunicazioni della Commissione Comunale per la Prevenzione dei Rischi da Valanghe di questo Comune.

    Mi dispiace di non aver precisato correttamente, fin dal primo post, questa importante distinzione. L’ordinanza infatti risulta di fatto ancora più restrittiva: il fuoripista nei pressi degli impianti è proibito SEMPRE.

  5. Per quel che so, anche in Italia esistono usi civici (comparabile alla “Allmende” nelle Alpi o – seppur meno estesi – ai diritti di tutti in Svezia o Norvegia). Per cui, anche ad una istituzione politica non spetterebbe il controllo totale del territorio che non è di proprietà privata. O mi sbaglio?

    Nelle Alpi (svizzere) per esempio, non è neanche possibile interdire effettivamente la discesa di una pista chiusa. Certo che il non rispetto della chiusura in caso di un incidente causato (valanga o altro) pesa sulla responsabilità civile e penale. La chiusura di una pista è piuttosto un appello alla ragione che non un divieto imbastito su una qualunque valenza giuridica.

  6. sarebbe un casino comunque essendo gli impianti a fune un semplice e comune mezzo di trasporto soggetto alle stesse regole degli autobus e senza alcuna possibilità di proibire accessi vari a fuoripista o affini. Non esiste alcuna legge o regolamentazione in materia che decreti la possibilità degli impianti funiviari di proibire (DOVE SIAMO IN ITALIA O NEL BANGLADESH???) l’accesso ad aree non controllate e già vi sono sentenze che decretano la non valenza dei vari cartelli di divieto i quali solitamente si vedono sulle piste…ergo…

  7. Non capisco bene: L’ ordine del sindaco de L’ Aquila si riferisce alle uscite dalle piste (fuoripista con l’ aiuto delle istallazioni insomma) o intende anche lo sci randonnee? In quest’ ultimo caso effettivamente sarebbe un casino.

  8. All’ordinanza di Cialente si sono aggiunte il 29 e 30 gennaio le ordinanze del comune di Rocca di Cambio e Lucoli che, per fortuna, riguardano “solo” il comprensorio sciistico di Campo Felice, che si trova a pochi km di fronte a Campo Imperatore. Anche in queste ordinanze non si stabilisce un limite temporale al divieto, una addirittura giustifica il provvedimento sulla base di supposte abbondanti nevicate previste.
    Anche per queste ordinanze, come per qualsiasi ordinanza comunale, può essere opposto ricorso al TAR nel termine di 60 gg dalla pubblicazione all’albo, in alternativa ricorso straordinario al Presidente della Repubblica entro 120 gg.

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