Le Ciclabili dell’Alto Garda – 1

Le Ciclabili dell’Alto Garda – 1

Lettura: spessore-weight**, impegno-effort**, disimpegno-entertainment**

5 agosto 2016: http://gognablog.com/le-nuove-piste-del-sindaco/
5 settembre 2017: http://gognablog.com/garda-by-bike/
6 dicembre 2017: http://gognablog.com/ancora-sulla-ciclabile-del-garda-1/
27 dicembre 2017: http://gognablog.com/ancora-sulla-ciclabile-del-garda-2/

A dimostrazione che non abbiamo avuto torto a denunciare i fatti e soprattutto i misfatti di quell’opera. Adesso, dopo la risposta negativa della Provincia Autonoma di Trento (PAT), sarebbe da capire:
1) chi paga per una struttura inutile che si è voluto mettere in opera malgrado non ci fossero ancora gli accordi necessari?
2) resterà per  sempre a far bella mostra di ignoranza umana e soprattutto di incapacità politica o qualcuno si prenderà la briga di obbligare alla sua rimozione?
3) verrà ripristinato l’ambiente o come sempre il danno è stato fatto e chissenefrega?
4) Si prenderà in considerazione l’ipotesi di un minitraghetto che trasporti i ciclisti sul lago, a poca distanza dalle bellezze della scogliera?
5) Non sarebbe il caso che ora la magistratura aprisse un’inchiesta, visti i soldi gettati al vento?

Venerdì 26 gennaio 2018, al dibattito all’ex biblioteca in via Damiano Chiesa a Riva, è stato Fulvio Zezza, professore di geologia applicata all’Università di Venezia, amante del Garda, a dare la linea. Zezza, se per un verso ha riconosciuto al sindaco di Limone, Franceschino Risatti, il merito di promuovere spazi vivibili e servizi multiformi come può essere una ciclabile, lo ha anche bacchettato: «Non va bene come ha fatto: prendi i soldi, scappa e costruisci, senza coordinare l’intervento con tutti, senza una visione integrata, senza una progettualità condivisa».

Zezza sostanzialmente condanna l’avvio dei lavori nel tratto relativo al comune di Limone. Chi percorre in auto la Gardesana Occidentale può già ampiamente rendersi conto del disastro in costruzione.

 

Secondo Zezza occorre creare un’opera che si inserisca armonicamente nel territorio, restituendo alla comunità un’identità nella quale riconoscersi, «come le Gardesane che erano state costruite con l’idea di una “strada-parco”, cerniera tra il lago e la montagna – ha detto – disegnate con arcate e muri a mensola fatti con garbo, ponticelli in pietra del posto, con scansioni ritmiche, segno di rispetto del paesaggio e di cultura ingegneristica, poi snaturate negli anni ‘50-’70 da orrende gallerie artificiali». 

La serata Ciclabile del Garda, come tutelare il paesaggio? è stata promossa da Italia nostra, Wwf, Amici della terra, associazione Pinter e comitati Sviluppo sostenibile e Salvaguardia dell’olivaia. In sala quasi 150 persone, i referenti dei numerosi comitati e diversi amministratori e politici tra i quali il sindaco di Nago-Torbole Gianni Morandi, Andrea Matteotti (M5s) consigliere comunale di Riva, il suo collega di Arco, Giovanni Rullo, Alessio Zanoni (Pd), assessore di Riva, Marco Benedetti presidente di Garda trentino, Filippo Degasperi, consigliere provinciale M5s, il sindaco di Tignale, Franco Negri, Gianfranco Zolin, responsabile del Servizio pianificazione territoriale e paesaggio della Comunità di valle Alto Garda e Ledro.

Paolo Matteotti, già sindacodi Riva e naturalista, Fulvio Zezza e il botanico (Museo civico di Rovereto) Filippo Prosser hanno illustrato la peculiarità unica delle due coste benacensi, occidentale e orientale. I toni non erano allarmati perché a rassicurare gli animi è stato, nei giorni scorsi l’assessore provinciale Mauro Gilmozzi: «La Provincia non ha alcuna intenzione di seguire l’esempio di Limone». Che, tra parentesi, non è concorde con la Provincia: questa ipotizzerrebbe una ciclopedonale larga 4,5 metri e non 2,5 come sta facendo Limone con lavori a ritmo spedito fino al confine con Riva.

Ci sono specie botaniche rare o uniche al mondo, come la Daphne Reichsteinii, presente solo sulla Gardesana occidentale e concretamente messa a rischio dall’enorme fascia di parete rocciosa rasata a zero per posizionare le reti di sicurezza sulla costa limonese, soluzione «che rovina il paesaggio e distrugge la flora» è stato sottolineato. «E teniamo conto – ha spiegato ancora Prosser – che ci sono 356 specie floreali sulla Gardesana occidentale e 399 su quella orientale, e sette sono endemiche a livello alpino».

Riva del Garda, 26 gennaio 2018

Paolo Matteotti ha percorso tutta la costa punto per punto con immagini e schede, fermandosi sui passaggi più critici e decantando le macchie di leccio e altre essenze che raggiungono l’acqua. Ancora soluzioni certe non ce ne sono ma «siamo soddisfatti della sensibilità mostrata dai funzionari della Provincia». Ha anche avanzato l’ipotesi di migliorare l’aspetto delle orribili gallerie paramassi costruite negli anni del Dopoguerra con textures adatte.
Al termine c’è stato un ricco dibattito.

Ciclabile Gardesana Occidentale, parte trentina – 1 (1-2)
a cura di Paolo Matteotti

(continua qui)

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Le Ciclabili dell’Alto Garda – 1 ultima modifica: 2018-02-07T05:27:40+00:00 da GognaBlog

11 pensieri su “Le Ciclabili dell’Alto Garda – 1”

  1. 11
    Luca 1981 says:

     
    Che la ciclabile costruita da Limone sia discutibile dal punto di vista del paesaggio, non lo metto in dubbio. Non ho nemmeno dubbi però sull’enorme utilità per residente (in primis) e turisti che vogliono spostarsi senza in bici senza rischiare di essere stirati. Il giudizio finale preferisco darlo a lavori finiti.
     
    Per quanto riguarda il tratto trentino, a patto di non andare in contro a costi esorbitanti, forse la scelta più razionale è anche quella più logica: per caso l’attuale strada gardesana c’era al tempo dei dinosauri? Mi sembra di no. E’ stata costruita scavando la roccia, piaccia o non piaccia. Semplicemente la stessa cosa potrebbe essere fatta per la ciclabile, magari senza fare “autostrade”, dato che due metri e mezzo sono sufficienti mentre tre metri sarebbero ottimi.
     
    P.S.
     
    Per quanto riguarda l’eventuale navetta, direi che la penso come Gianluca: è come dire ad un escursionista (uno di quelli veri), di prendere la seggiovia, dice: “così si evita pure di fare fatica”. Capito tutto.
     

  2. 10
    Alberto Benassi says:

    ma come si fa ad essere così ottusi, così ciechi per non vedere la bellezza di questi luoghi. La bellezza che la natura stessa ci regala. E’ chiaro che l’uomo per poter vivere in un certo ambiente, ha il bisogno di fare degli interventi sull’ambiente stesso. Non possiamo certo stare in una spelonca. Abbiamo il bisogno di fare delle infrastrutture. Ma facciamo le strutture necessarie e sopratutto  in sintonia con l’ambiente naturale che ci circonda. Non solamente per un fatto estetico e di salute pubblica. Ma anche economico. Nel senso di proteggere un capitale. Perchè la bellezza del nostro ambiente naturale, che attira gente, che tutto il mondo ci invidia: è il nostro PATRIMONIO.

    Ma disastri tragici come i fatti dell’albergo di Rigopiano, non ci insegnano nulla?

    Già tutto dimenticato?

  3. 9
    Renato Bolis says:

    Scusate, per la precisione quale parete negativo avrebbe dato la PAT ?

  4. 8
    Alberto Benassi says:

    ciao Matteo

    ma avrà provato il Sig. Gianluca ad immaginarsi tutte le pareti della riva del Garda, imbrigliate da km. di reti, di cavi d’ acciaio.

    Di certo un vera bellezza, un opera d’arte di cui andare fieri.

  5. 7
    mattia says:

    Buonasera Alberto,

    condivido in pieno quello che ha scritto…

    grazie e saluti

  6. 6
    Giacomo G says:

    Ma che razza di logica quella di Gianluca… Per non voler fare una parte del percorso  in traghetto, pretendete che sia ovvio costruirvi una strada apposta? Sarebbe quello che fanno gli alpinisti per andare in vetta?

     

  7. 5
    Alberto Benassi says:

    vedi Mattia, non tutti hanno la stessa sensibilità nel gusto del bello.

    C’è chi reputa bella una impalcatura di ferro imbulonata ad una parete rocciosa, con tanto di plinti in cemento armato. Che per essere montata abbisogna di – distruggere –  quello che la natura ha costruito in tanti secoli. Poi per poterne usufruire, ci sarà da imbrigliare il tutto con reti e cavi d’acciaio.

    Per molti, più che il gusto della bellezza, c’è il gusto della supremazia dell’uomo sulla natura. E’ questo che gli riempie gli occhi, la pancia…e ad altri il portafoglio.

  8. 4
    mattia says:

    Buongiorno Gianluca,

    tralasciando le sue polemiche sul CAI, ma restando nel merito delle questione, il mio commento appunto si riferiva a interventi che possono anche essere considerati ‘belli e fruibili’, ma che analizzati con un criterio non solo ‘utilitaristico’ ma anche ecologico sono osceni.

    Credo che in alcuni casi si dovrebbe riflettere con più sensibilità.

    saluti

  9. 3
    Alberto Benassi says:

    “D’altronde è risaputo che certa gente, soprattutto tra i membri del CAI, vedono solo i propri interessi”

    Scusa ma quali sarebbero questi:  “INTERESSI”  ???

     

    Saranno mica intrallazzi tipo speculazione edilizia….? Del resto “CERTA GENTE” è gentaglia…!

     

  10. 2
    Gianluca Crotti says:

    Io ci sono passato in macchina e quello che lei chiama disastro io lo trovo invece molto affascinante. D’altronde è risaputo che certa gente, soprattutto tra i membri del CAI, vedono solo i propri interessi e le proprie ragioni. Si auspica un traghettoponte per i ciclisti? Più che una proposta pare una battuta. Segni inequivocabile della totale ignoranza in materia. Chiedere si ciclisti di prendere un traghetto è come chiedere agli escursionisti di prendere il pullman per arrivare in vetta.

    Da facebook, 7 febbraio 2018

  11. 1
    mattia says:

    Buongiorno a tutti,

    Ringrazio fin da ora il Sig. Gogna per gli scritti sulla ciclabile del Garda che seguo molto volentieri.

    Abito sul lago di Garda, a Toscolano Maderno, dove anni fa e’ stata realizzata una ciclabile/passeggiata pedonale a lago che passa fra i campeggi e il lago, praticamente sulla spiaggia.

    Tale ciclabile ha permesso un facile l’accesso agli abitanti del paese ad una area altrimenti difficilmente raggiungibile se non attraverso i campeggi. La zona e’ splendida dove e’ possibile ammirare i monti Pizzocolo, Castello e Lavino da una ottima prospettiva e allo stesso tempo sentirsi quasi in mezzo al lago (siamo su un promontorio molto esteso).

    Ma proprio per questo motivo mi domando se fosse il caso di cementificare centinaia di metri di costa o non si potesse meditare su una soluzione meno invasiva. Quando ci pedalo sopra rimango sempre emozionato dalla bellezza del luogo ma anche dubbioso sull’intervento che suona un po’ arrogante (di quella arroganza che in altre situazioni sta distruggendo il pianeta)…, e qui trovo certe similitudini con quello che sta accadendo a Limone.

    .. solo uno spunto di riflessione…

    saluti mattia

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