Cosa è diventato il Buco di Viso?

Lo scavo della galleria sotto al Colle delle Traversette terminò nel 1480, dopo una stagione di lavoro. Chiamato anche Buco del Sale, era lungo poco più di 75 metri, largo 2,5 ed alto 2. L’imbocco è a 2882 m. Le carovane dei muli potevano passare nei due sensi utilizzando alcuni slarghi laterali. Un corrimano aiutava anche i viandanti a non perdere l’equilibrio nella tenebrosa traversata. Il primo tunnel artificiale delle Alpi era un evento davvero eccezionale, come tutto ciò che ha lo scopo di unire e non di dividere. Il Buco di Viso (o Pertus ‘d Viso in patois montanaro) assolse pienamente e fin da subito alle sue funzioni. Oltre al già accennato vantaggio commerciale v’era un’utilità militare, perché il tunnel abbreviava anche il cammino di un eventuale esercito francese diretto in Italia. Il che successe davvero, quando i francesi divennero padroni del marchesato di Saluzzo. Nel 1588 Carlo Emanuele I di Savoia, dopo la conquista definitiva di quelle terre, lo ostruì. Nel 1603 il tunnel fu riaperto, per essere richiuso nel 1793 per paura che le pericolose idee della rivoluzione francese si diffondessero più facilmente; e fu ancora riaperto nel 1803. Tra continue altalene, anche dovute a fenomeni naturali di assestamenti e frane, si arrivò al recupero del 1907. Seriamente danneggiato in occasione dell’ultimo conflitto mondiale, è stato restaurato nel 1971 e, fino al 2013, più di 500 anni dopo la sua apertura, era una grande testimonianza storica.

L’attuale restringimento della galleria
P1040557_1

Secondo il comunicato ufficiale: La “necessità di risolvere definitivamente il transito attraverso il Buco di Viso, insieme alla necessità di valorizzare l’aspetto escursionistico legato all’opera” – che la ricollega agli itinerari di interesse internazionale del “Tour del Monviso” e la “Via Alpina” – hanno portato la Regione Piemonte alla realizzazione di un progetto transfrontaliero “teso al ripristino del passaggio originario, alla messa in sicurezza di entrambi gli ingressi e al miglioramento della segnaletica legata al Tour escursionistico del Monviso“.
Sul versante italiano è stata “garantita” la sicurezza nel passaggio all’ingresso tramite il posizionamento di reti dissipative a basso impatto ambientale al fine di contenere la caduta di materiale roccioso dalla parete sovrastante. L’interno del tunnel ha visto un intervento di matrice prettamente archeologica, con lo scopo di riportare alla luce il terreno originariamente calpestato nel XV secolo.
L’intervento maggiore è stato però sul versante francese, a causa dell’accumulo di materiale roccioso all’ingresso che dà sulla Valle del Queyras. Si è pertanto realizzata una galleria artificiale in cemento armato che si prolunga complessivamente per 23,5 metri raccordandosi all’uscita del tunnel naturale. L’opera è stata ricoperta con materiale proveniente dagli scavi al fine di ridurne al minimo l’impatto ambientale. Secondo il direttore dei lavori “
l’escursionista non ne avverte la presenza se non dall’arco in pietra secco che contraddistingue l’entrata“.

Il 15 ottobre 2014 è stato riaperto, con debita cerimonia.

L’attuale ingresso francese
P1040551_1

Ecco il commento di Giancarlo Fenoglio, guida alpina del Monviso: “L’intervento, compiuto con denaro pubblico (270.000 euro sperperati), ha distrutto la valenza storico-ambientale dell’opera. E’, secondo me, un vero insulto all’ambiente ed alla storia: almeno nel 1475, senza escavatori, erano riusciti a farlo di una larghezza per il passaggio di 2 muli imbastati (mt. 3,60). Adesso l’ingresso della parte francese sembra l’accesso a una latrina, per non parlare delle orrende reti a proteggere l’ingresso italiano.

Aldo Ghidoni (Mountain Wilderness): E’ osceno. Sembra un modello in scala del buco TAV. Ridurre così un’opera incredibile, per gli anni in cui è nata, è uno scempio inarrivabile.

Il vecchio ingresso francese del Buco di Viso. Foto: Alberto Calamai
Buco-monviso_68
L’opinione:
Il “Buco di Viso” non c’è più!

di Alberto Calamai, Guida ambientale

Era una bella emozione arrivare all’ingresso del primo tunnel transfrontaliero alpino della storia quando, salendo dal versante francese, ci si trovava all’ingresso del “Buco” quasi sempre ostruito dalla neve e ci si doveva aiutare con le mani, qualche volta strisciare per passare fra la neve indurita per entrare nella breve galleria che ci faceva evitare poco meno di un centinaio di metri della salita al colle delle Traversette.

Ora non sarà più così.
Ho accompagnato un gruppo di escursionisti nel mese di luglio 2014 a fare il tour del Monviso e con grande stupore ho accertato che dello storico Buco di Viso non è rimasto niente, un cantiere sta lavorando sia sul versante francese che su quello italiano per “la messa in sicurezza” della galleria grazie a un progetto dalla Direzione regionale Opere Pubbliche Difesa del Suolo Economia Montana e Foreste della Regione Piemonte (vedi qui).
Un cantiere, con piccole ruspe, martelli e picconi ha già aumentato l’altezza del tunnel che consentirà di percorrerlo stando in piedi, i lavori dovrebbe terminare ad ottobre.
Tutti noi increduli non siamo riusciti a trovare una ragione per sostenere questa scelleratezza, siamo rimasti senza parole per questo ennesimo episodio di mancanza di rispetto dell’ambiente e della storia.
buco-viso
postato il 22 ottobre 2014
0
Cosa è diventato il Buco di Viso? ultima modifica: 2014-10-22T07:30:50+00:00 da Alessandro Gogna

10 thoughts on “Cosa è diventato il Buco di Viso?”

  1. 10
    gino says:

    Ritengo l’accordo transfrontaliero e la conseguente ristrutturazione un buon compromesso fra storia e rinnovamento. Si fosse scelto di tappare il buco per smetterla una volta per tutte di doverlo stappare tutti i momenti allora lo chiamereri “troiaio”, “scempio” e griderei “scellerati ! ” a coloro che avessero preso una simile decisione. Quante volte sono salito fin lassù senza poterlo attraversare; eppure pensavo” secoli fa qui ci passavano con i muli e adesso non ci passa nemmeno più un bipede”; significa che allora la manutenzione era efficente perchè la neve e le frane cadevano anche a quel tempo! Ma il passaggio era strategico; univa gli Escarton e per questi paesi, allora uniti, era ed aveva un’ importanza economica per il loro commercio, ma anche per i loro scambi culturali. Dunque nei secoli mi pare che la manutenzione, anche se un po’ tardiva, sia ritornata a far rinascere uno dei luoghi di unione dei popoli che per anni è stato quasi dimenticato e la manutenzione segue lo stile dell’epoca in cui viene eseguita. Ritengo che la ristrutturazione del 2014 non solo non abbia creato un “scempio”, ma abbia aggiornato e riportato alla ribalta e al pieno utilizzo un’opera che altrimenti prima o poi si sarebbe “tappata” con i suoi stessi detriti, seppelendo con essi tutta la storia di questo controverso Buco. Non prendiamocela sempre con chiunque tenti di spostare una sola pietra dalla montagna sacra “della domenica”. La vera montagna è quella che “noi” abbandoniamo la sera alla fine della nostra gita per un’ intera settimana o più, dimenticandoci di chi ci vive e dimenticandoci che proprio coloro che “tengini in oridne i sassi della montanga” sono fondamentali per la vita delle “nostre” città.

  2. 9
    Enrico Bertone says:

    Altra cosa, con l’arrivo dei primi freddi il Buco oggi viene sbarrato dal versante francese, ma questa opera serviva proprio per evitare le rampe del colle che diventavano pericolose quando cadeva la prima neve??? Oramai viviamo in un mondo alla rovescia.

  3. 8
    Enrico Bertone says:

    Quelli che sono d’accordo su quanto è stato fatto credo che scarseggino di buon gusto e abbiano una scarsa sensibilità storica e ambientale, certo per chi lavora nel settore alpino può essere un’opportunità… (però mi conforta il fatto che la gran parte delle guide ha fortemente contestato l’opera) ma di tipo economico, perché i clienti in un tunnel di cemento ci passano tutti comodamente. Di questo passo povere montagne!

  4. 7
    Renato says:

    Sicuramente un intervento risolutivo andava fatto, per non trovarsi ogni 3 o 4 anni a dover rimuovere le pietre cadute sul versante francese; certo che se si fosse almeno rivestito il tratto su questo versante (quello che adesso sembra un tubo in cemento) con pietre locali lo scempio risulterebbe perlomeno ridotto.

  5. 6
    giuseppe says:

    non capisco tutta questa assurdita’ di proteste , secondo me , ottima la sua restaurazione , …..forse molti si lamentano …..perchè sorge il sole

  6. 5
    ENRICO BERTONE says:

    È vero che adesso il Buco è agibile come non lo è mai stato a memoria d’uomo, ma è altrettanto vero che a chi ha un minimo di sensibilità nel vedere quel bunker di cemento gli viene il mal di stomaco. Il Buco di Viso era un immenso patrimonio storico, adesso lo è solo più a metà. Ma è mai possibile che valorizzare sia sinonimo di rovinare?

  7. 4
    Alberto Benassi says:

    Perché, spesso e volentieri, quando di parla di “valorizzazione” oppure di “messa in sicurezza”, non si fa altro che fare dei grandi TROIAI. Non si fa altro che snaturare un paesaggio, una storia, una via di arrampicata, un luogo.
    L’opportunità turistica non dà il diritto di omologare e rendere tutto piatto, preconfezionato e finto come se fossimo in un parco giochi ad uso e consumo.

  8. 3
    silvio says:

    Premesso che non ho visto il lavoro finito, mi astengo da giudizi estetici che trovo assolutamente irrilevanti.
    Non riesco a capire la polemica, a me pare un’ottima cosa che il passaggio sia stato ripristinato e una ottima opportunità turistica per tutti noi.
    Il tempo ci dirà se le soluzioni tecniche sono state corrette o meno.
    Silvio Bassignano, guida alpina (rifugio Galaberna Ostana)

  9. 2
    Alberto Benassi says:

    La parola “valorizzazione” abbonda sulla bocca dei nostri: politici, burocrati pubblici, e certi imprenditori.

    Quando la leggo o la sento nominare mi viene il VOMITO!!

    Quando si valorizza si compie tutta una serie di scempi storici, culturali ed ambientali. Oltre ad una vera rapina e sperpero di soldi pubblici.

    Ma ci sono anche le… valorizzazioni… di certe pareti e itinerari compiute da certi presunti… “alpinisti/arrampicatori”… in possesso di grande cultura alpinistica.

    In Apuane qualcuno ha voluto valorizzare la parete nord-est della Pania Secca perché a detta loro del tutto dimenticata…

    Questi… personaggi locali… l’hanno valorizzata a suon di decine di fix e visto che non si sono fatti mancare nulla anche spezzoni di cavo di acciaio.

    Giusto per la storia questa via è stata aperta negli anni ’20 dalla cordata genovese Frisoni-Stagno e da decenni questa via è diventata una classica dell’arrampicata invernale su misto in Apuane.

  10. 1
    Luca Visentini says:

    Appena ho letto la parola “valorizzare” ho capito come andava a finire la questione.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *