Essere custodi del rifugio Forte dei Marmi

Lettura: spessore-weight**, impegno-effort*, disimpegno-entertainment***

Salendo con l’amico Giovanni Bertini al rifugio Alpe della Grotta (anche chiamato rifugio Forte dei Marmi) per andare a scalare sul Procinto nella mattinata del 18 giugno 2017, mi stupii che, giunti nei pressi della costruzione del rifugio, non lo si potesse vedere nel modo più assoluto.

– Sono gli alberi che gli sono cresciuti davanti che lo nascondono! – mi disse Giovanni – vedrai che dal rifugio non si può più vedere neppure il Procinto!

Ed era vero. Nel mio ricordo c’era l’immagine di quella splendida e antica costruzione con il sovrastante torrione. Ora, abeti altissimi lo stavano celando.

– Tra l’altro questo non va bene neppure per questioni di sicurezza – aggiunse Giovanni – il custode dovrebbe poter vedere cosa succede, per esempio, sulla via ferrata che sale alla vetta del Procinto, molto (e a volte malamente) frequentata.

Il profilo della costruzione del rifugio Alpe della Grotta con lo sfondo del Procinto (Alpi Apuane), anno 1972

La cosa mi incuriosì, tanto che chiesi alla custode se mi concedeva una piccola intervista. Non capivo come potesse esserci il divieto di abbattimento di due o tre alberi in un bosco peraltro davvero rigoglioso che non ne avrebbe risentito affatto.

Il rifugio si trova nel comune di Stazzema, in località Alpe della Grotta a 865 m di altitudine ed è di proprietà del CAI di Forte dei Marmi. Situato in una delle più celebri zone delle Alpi Apuane, è circondato dal caratteristico torrione del Procinto con i suoi “Bimbi”, dall’imponente e giallastra parete del Monte Nona e dal Monte Matanna. Dietro al Nona e al Procinto è il famoso Monte Forato (quello traforato dai raggi del sole nei giorni del solstizio d’estate).

E’ aperto dal 15 giugno al 15 settembre tutti i giorni. Nei restanti mesi dell’anno solo nei giorni festivi, prefestivi e il venerdì pomeriggio, ma su richiesta può essere aperto per gruppi anche nei giorni infrasettimanali. E’ dotato di 25 posti letto con diverse possibilità di sistemazione a seconda delle esigenze (camere da 4 posti, camere da 6 posti letto), di 40 coperti all’interno e di due ampie terrazze esterne.

Dopo la nostra arrampicata, al cospetto di un bel piatto di tagliatelle al ragù, iniziamo la chiacchierata con Paola Bonini.

Lei è qui assieme alle sue due sorelle dal novembre 2013. Ma Emanuela ora è in maternità, perciò oggi ci sono solo Arianna e Paola, che però nelle altre stagioni insegna a scuola. Poi c’è Luca, che è il compagno di Paola: è lui che mantiene il bosco e cura che l’erba non invada troppo.

Paola Bonini

– Come mai avete deciso di prendere il rifugio?
– Beh, era il 1999… stavo cercando lavoro per l’estate, ed ero al mare. Mare o monti? Ho guardato in su e ho visto la Pania; vicino a me, il mare. Ho rimesso in moto la macchina e sono andata al rifugio Del Freo, del CAI Viareggio. Tra l’altro dovevo consegnare dei gatti a Francesca Ottanelli e a Stefano Frasca, i gestori di allora (oggi c’è più solo Stefano). Mi è piaciuto e mi sono proposta, quando poi loro hanno avuto bisogno mi hanno chiamata e io ho cominciato le mie stagioni al Del Freo, diverse stagioni… fino al 2012. Naturalmente solo l’estate, io allora studiavo a Padova, dove mi sono laureata in psicologia. Mi sono subito resa conto che non avrei più avuto tanto tempo per andare in montagna, ma il lavoro mi piaceva. Mi piaceva la gente, il relax di quel rifugio, il verde attorno.

Un amore a prima vista… beh, ti sei fatta l’esperienza, quindi nel 2013, prendendo questo rifugio, molte cose le sapevi…
– Sì, in quei dodici anni, sia pure agli “ordini” di due grandi amici, avevo capito che mi sarebbe piaciuto fare altre cose, gestire magari un po’ diversamente. Mi sono detta: perché non provare? Così ci siamo lanciate in quest’avventura. L’unico dubbio riguardava le mie competenze alpinistiche su questa zona. Appena arrivate ci siamo fatte una full immersion nei sentieri, ma per ciò che riguarda l’arrampicata sul Procinto, sul Nona e sul Forato, non abbiamo fatto passi avanti. Qui arrampicatori ce ne sono parecchi, ed è un peccato che noi non possiamo dare consigli o informazioni al riguardo. Ci siamo attrezzati con le guide stampate, ci siamo fatte anche un elenco nostro, con informazioni varie sulle vie. Poi però abbiamo capito che certi gruppi di scalatori fanno fatica a esprimere giudizi e dare informazioni perché non vogliono confrontarsi con altri gruppi. Soprattutto non vogliono esporsi sui gradi di difficoltà… Abbiamo capito che c’è una “vecchia scuola” ma anche ce ne sono delle “nuove”. Abbiamo capito che è meglio non invadere certi spazi. Siamo un punto d’appoggio dal quale sembra difficile proporre iniziative.

Il rifugio, oggi

– Che iniziative, per esempio?
– Alcuni scalatori, soprattutto quelli che vengono dal nord, ci hanno detto: perché non mettete dei cartellini, magari fatti bene e non invasivi, con il nome delle vie agli attacchi?
Così l’abbiamo proposto a quelli più “locali”, ma la proposta è caduta nel vuoto. Oppure, c’era venuto in mente che i soldi ricavati dalla vendita delle magliette del rifugio potevano essere impiegate per la richiodatura di alcuni itinerari, la sistemazione delle soste… ma anche lì sono nate discussioni, su chi avrebbe dovuto chiodare e come, per cui abbiamo deciso che è meglio non proporre nulla! Ci siamo rese conto che questo mondo ha le sue regole e che il nostro punto d’appoggio non può entrarci.
Abbiamo provato a mettere d’accordo le diverse “scuole”, senza successo. Volevamo fare un opuscolo sul Procinto, ma non si è potuto.

Un peccato… tra l’altro l’opuscolo si può fare anche lasciando le cose come stanno. Si sistemano bene le vie sportive e si lasciano come sono quelle alpinistiche… basta precisare quale via è cosa. Ne avete parlato con il CAI Forte dei Marmi?
– Sì, lo abbiamo fatto. Dovrebbero mettersi d’accordo tra di loro… La Scuola Monte Forato con le altre degli altri CAI… Poi sai, noi non faremmo tutto questo per avere “più” arrampicatori… loro sono tutti abbastanza schivi, si fermano per la birra, poi via…

– Beh, in genere hanno tutti pochi soldi…
– Sì, poi alcuni forse si trovano meglio in una situazione più spartana, magari preferiscono la Baita degli Scoiattoli, sotto ai Bimbi del Procinto, qui vicino, da Ermete. Anche lì si mangia, e si può anche dormire.

I Bimbi, il Procinto e il Monte Nona. Foto: Mario Verin

– E i rapporti con il CAI?
– Direi sereni. Ci hanno dato l’incarico, poi forse sono stati un po’ alla finestra. Quando in seguito hanno visto il nostro entusiasmo, che la gente continuava a frequentare il rifugio e che noi facevamo di tutto per i sentieri, ci hanno riconosciute pienamente. Quest’anno il CAI ha lavorato parecchio per la messa a norma della teleferica, quella che ci permette il rifornimento. Da notare che la teleferica è sul terreno del sig. Viviani, al contrario del rifugio che sorge su terreno del CAI, circondato però dalla proprietà Viviani e altrui.

Quindi qui non c’è la conflittualità presente invece in altri rifugi, quelli alpini per intenderci.
– No, qui no. A me quello che manca del CAI è la condivisione. Mi piacerebbe fare più cene assieme per approfondire, per avere più occasioni di chiarimento e progettualità. Ricordo che, nei primi tempi, cascò un albero sulla teleferica. Si mosse tutto il CAI, poi mangiammo la polenta con il cinghiale, tutti assieme. Poi però… vorremmo fare più squadra, avere più occasioni di vita in comune, da raccontare. Nei gruppi CAI manca forse un po’ quel “sentire” il rifugio. Una volta c’era di più, ma fa parte più dei “vecchi”. I giovani forse non riescono a non vederci come imprenditori… e questo a me spiace. Anche se molti soci sono diventati veri e propri amici, molti ci danno una mano nei fine settimana… ma negli altri non vorremmo vedere solidarietà e comunanza solo quando cadono gli alberi! E anche le occasioni ufficiali, cioè le gite al rifugio programmate ogni anno, non bastano per conoscersi, perché in quelle occasioni abbiamo troppo da fare!
Quando abbiamo fatto il recinto per l’asino, bisognava fare tanti lavori: alla fine eravamo in venti, e si racconta ancora adesso della grigliata, anzi del tappeto di brace, che abbiamo fatto!

– E cosa mi dici del pubblico normale?
– Qui vorrei anche rifarmi all’esperienza al Del Freo. Da allora, il pubblico è sempre più esigente. Sempre più desideroso di spazi che non siano comuni. Mi riferisco alle stanze e ai bagni. Sì, questo mi spiazza un po’ perché per me il rifugio è invece il posto dove s’impara a stare assieme… e non solo a tavola quando ovviamente abbiamo un solo orario, le 19.30. Sì, il bagno è in comune e non ci sono stanze per due. Il rifugio è questo, dovrebbe essere chiaro. Però avvertiamo a volte il disagio. Non parliamo delle docce, neppure fossimo in un albergo a cinque stelle. Qui si massacra il mio spirito ecologico… io la doccia gliela faccio pagare tre euro, ma non serve a farli riflettere. Sempre questo bisogno d’essere freschi e profumati, quando basta lavarsi un po’ a pezzi per esser del tutto in ordine. Fanno una doccia e dopo un’escursione di due ore ne vogliono fare un’altra… questo vuole dire sapone, bucato, detersivo, acqua che va via sporca.

– Hai un desiderio particolare?
– Beh, con il CAI abbiamo presentato un progetto, far diventare la casina qui davanti un centro didattico ambientale, dove si lavora sulle risorse, sull’acqua, sul bosco, sui minerali, in collaborazione con i ragazzi. Il CAI ci terrebbe anche alla realizzazione, in quella sede, di un piccolo museo legato all’alpinismo. Lì però sono loro che devono darsi da fare, noi non abbiamo le competenze.

In primo piano, da sinistra, i Bimbi, il Procinto e il Monte Nona; in secondo piano, Pania della Croce, Uomo Morto e Pania Secca. Foto: Roberto Pers.

– Il Parco delle Apuane è d’aiuto qui?
– Il Parco qui è un po’ marginale. Sono bravi a organizzare i soggiorni estivi per i bambini, ben fatti. Poi magari fanno progetti a volte un po’ estranei, come quello del Sentiero dei Mufloni. La burocrazia poi non aiuta né con loro né con altri. Da quest’anno, si fa ancora più fatica ad accedere ai finanziamenti per la manutenzione dei sentieri. Ci vorrebbe l’esperto che facesse la domanda, oltre all’esperto dei sentieri…

– E la questione degli alberi qui davanti?
– Dovrebbe andare a posto, grazie al fatto che con il proprietario ho buoni rapporti. Pensa che il giorno in cui il Viviani, proprietario del terreno attorno al rifugio, doveva firmare con il CAI il permesso del taglio degli alberi, seppe che il CAI Regione Toscana aveva sollecitato il governatore Rossi perché fossero rispettate le chiusure delle cave giunte a scadenza di concessione. Quindi Viviani, che è cavatore, non firmò l’accordo per ripicca. Ci fu un po’ di maretta, ma ora spero che sia passata.
Rossi prorogò… e diciamo che forse non se ne farà mai nulla con la chiusura delle cave, perché qui ci lavora tantissima gente… l’indotto delle cave è troppo grosso… ho amici che sono ragionieri, commercialisti, gente che lavora in cava, gente che lavora con il filo diamantato… c’è un indotto che è inimmaginabile. Se domani chiudessero le cave, sarebbe un problema, a meno che non si sia iniziato a investire su un’alternativa… o più alternative. Non facendo nulla, tutto rimane tale e quale.

In effetti la maggior parte della gente pensa che il problema dell’estrazione abbia a che fare con l’ambiente e con i cavatori. Ma non è vero che ci sono solo i cavatori (peraltro diminuiti per via dei nuovi macchinari): c’è l’indotto.
Infatti! E l’indotto è davvero grosso. Ad Azzano, dove abito io, proprio sotto alle cave dell’Altissimo (quelle di Michelangelo, NdR) la mattina la gente, soprattutto gli uomini, va a lavorare nelle segherie non solo nelle cave, con gli incarichi più disparati. Ci sono i trasportatori… Ho visto in municipio fogli e fogli relativi allo smaltimento dei materiali di cava, alla manutenzione del macchinario. Qui l’economia è quella. Turismo sì, ma marino… niente per la montagna!

Una cosa che ha colpito molto l’opinione pubblica è stata la produzione del carbonato di calcio, non più quindi solo blocchi di marmo pregiato ma tonnellate e tonnellate di carbonato di calcio. Lo fanno anche qui o solo a Carrara?
Qui, se l’hanno fatto, è stato quando hanno portato via gli innumerevoli ravaneti che c’erano e che ora non ci sono più, per fortuna.

– Certo, hanno capito la loro enorme pericolosità solo dopo l’alluvione del 1996.
– Sì, fu tremendo, devastante: e la grossa responsabilità era dei ravaneti…
Comunque Viviani mi disse: – Smettete di comprare i prodotti delle cave e derivati vari… e noi chiudiamo nel giro di poco. Una rivoluzione “gandhiana”, un po’ improbabile, no?

Altrimenti c’è anche la famosa storia per la quale i produttori di candele dovettero passare ad altre attività dopo l’avvento dell’energia elettrica… bisognerebbe fare però questo passo senza traumi, con un progetto di applicazione di soluzioni alternative.
– Certo, un progetto che non c’è! Se a me domani chiedessero “firma contro le cave” io non me la sentirei… lo stesso Viviani mi stava a sentire quando gli parlavo che forse gli estrattori non comprendono bene fino in fondo il danno che stanno facendo, si portano via i blocchi ma anche l’intera storia di questi luoghi, storia geologica ma anche umana. Mi stava a sentire, ma…
Di sicuro a me piacerebbe che le amministrazioni intanto impedissero le aperture di nuove cave…

Accanto al futuro centro didattico, da sinistra: Arianna Bonini, Paola Bonini Chiara Vannucci, Luca Masetto e Laura Giorgi, 18 giugno 2017

Che sarebbe già qualcosa, almeno non si costruirebbero altre strade di servizio.
– Certo… e poi dovrebbero esserci maggiori investimenti per esempio sulla sentieristica, ma non solo.

– Come giudichi i sentieri che sono accessibili da questo rifugio?
– Trascurati.

– E’ vero. Prendi il sentiero che da qui va su al Procinto. Si sta dilavando in maniera incredibile. E’ sempre stato un po’ così, ma ora la situazione è grave. Basterebbe poco, sistemare la gradinatura, per esempio.
– Certo, e lo stesso vale per il 121. Passa qui sopra e va alla Foce di San Rocchino. Le piogge di questi ultimi anni lo hanno talmente danneggiato che se prima era escursionistico, adesso si può percorrere ma con tanta attenzione. Quest’anno è uscito un bando (con finanziamento comunitario) del PSR che prevedeva la risistemazione di alcuni sentieri e la possibilità di realizzare altri progetti. Quindi abbiamo segnalato all’Unione dei Comuni il caso di questo 121. Qui vengono anche famiglie, con bambini. C’è anche il problema del bosco molto invadente, un po’ tagliamo noi, un po’ interviene, direi prontamente, l’Unione dei Comuni.

Comunque tagliare un albero è più facile che risistemare una massicciata o cose del genere…
– Certo, c’è un cedimento anche qui, proprio sotto al rifugio. L’abbiamo segnalato. Vedremo…

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Essere custodi del rifugio Forte dei Marmi ultima modifica: 2017-09-09T05:09:49+00:00 da Alessandro Gogna

13 thoughts on “Essere custodi del rifugio Forte dei Marmi”

  1. 13
    Daniele Pigato says:

    Bellissimi i rifugi dove si dorme tutti su un tavolato e quando dormendo uno si gira bisogna girarsi tutti… e prima tutti in tavola con un bicchiere di birra a raccontarsi le storie.
    Da facebook, 9 settembre 2017

  2. 12
    Alberto Benassi says:

    Sottoscrivo in tutto l’intervento di Giovanni Guidi a proposdito delle cave e del bosco.

    Purtroppo qui è una realtà: più facile aprire una cava, sventrae il fianco della montagna  che tagliare una pianta , magari anche pericolosa.

    Purtroppo ci sono dei politici come l’attuale sindaco di Stazzema che sono a senso unico: sono e fanno di tutto per favorire l’escavazione. Per loro l’unico sbocco economico. Ma guarda un pò…

    E fanno di tutto per frenare ogni altra iniziativa diversa dall’escavazione. Questo perchè altre iniziative economiche,  potrebbero creare all’escvazione problemi dei limiti. Oramai caro sindaco l’abbiamo capito.

    Possibile che in Versilia c’è da sempre un’economia turistica del mare, famosa in tutto il mondo. Ma non ci può essere un’economia turistica della montagna?

    La risposta è semplice: qualcuno…non la vuole!!

    Non mi sembra che in Italia, ci siano luoghi di montagna dove non c’è il marmo che muoiono di fame.

     

    Con questo non voglio dire che dobbiamo chiudere tutte le cave. Però non possiamo continuare a distruggere un territorio con la scusa (FALSA!!) che non ci sono alternative.

     

    Quello che è stato fatto sulla strada di avvicinamento al rifugio Forte dei Marmi e all’agriturismo Casa Giorgini è VERGOGNOSO e sinceramente mi piacerebbe sapere quanto è LEGALE.

    Un paio di estati fa, in una serata sulle Apuane a Pietrasanta, il Sindaco Verona ha dichiarato che il Comune di Stazzema sta morendo. Come mai? Eppure la sua amata industria dell’escavazione va alla grande.

    Credo che sia l’ora di cambiare rotta. L’ora che i cittadini capiscano di eleggere a loro rappresentanti, persone che veramente hanno a cuore l’interesse di tutti e non politici che invece fanno solamente l’interesse di pochi.

  3. 11
    Giovanni Guidi says:

    Ciao a tutti. Innanzitutto fa molto piacere leggere del Rif. Forte dei Marmi su questo blog così prestigioso e attento a parlare di montagna a 360 gradi. Confermo quanto già scritto in alcuni dei commenti: la gestione del rifugio è veramente ottima. Innanzitutto colpisce la capacità dei gestori e del personale di far sentire a casa chi arriva. Cordialità e professionalità non sempre vanno di pari passo, mentre qui sì. Si nota molto poi la cura dei dettagli, la pulizia e l’attenzione ai colori all’armonia. Dormire qui è davvero molto molto piacevole. E come non parlare della cucina? Arianna è eccezionale, ti sorprende ogni volta con piatti che raramente si mangiano nei rifugi. E senza trascurare il fatto che qui anche un vegetariano può sbizzarrirsi con un menù sempre ricco e buonissimo.

    Sulla proposta di fare una richiodatura, un’indicazione delle vie e un opuscolo confermo quanto detto a Luca un pomeriggio al Rifugio, ovvero che il CAI di Pietrasanta può fornire tutto il supporto necessario, senza intromettersi nel dibattito, giusto, tra i vari gruppi. Sicuramente la Scuola Monteforato saprà, con i suoi istruttori fornire le giuste indicazioni e suggerimenti sulla tipologia di ogni via e la sua storia, assolutamente da rispettare.

    Vicenda cave. Qui il lavoro da fare è ancora lungo. Ogni volta che percorro la strada che va al Rifugio mi arrabbio per lo stato in cui versa. E se è in quello stato la colpa è del connubio tra politica e imprenditoria. Purtroppo ancora troppe persone pensano che “il settore lapideo da lavoro” e che “non c’è alternativa”. Non è vero. Il settore lapideo costituisce un freno alle altre economie e danneggia fortemente la qualità della vita dei cittadini delle valli montane. Se il lapideo avesse dato così tanto lavoro, mi spiegate perché oggi nel Comune di Stazzema vivono un terzo degli abitanti degli anni ’50? Esistono molte realtà montane dove allo spopolamento si è risposto con interventi seri e progetti a lungo periodo. In Alta Versilia no. Si è preferito sbranare e puntare tutto su una risorsa non rinnovabile che lascerà solo ravaneti e un degrado ambientale incalcolabile. Chi vivrà in questo sito minerario? Occorre intervenire e in fretta. Cambiare rotta, senza se e senza ma. La deriva mineraria arricchirà solo pochi a discapito di tanti.

    E vengo alla questione bosco. Giustamente nell’articolo si parla della difficoltà di tagliare un albero nel comune di Stazzema. Il bosco è la risorsa! Il Governo italiano ha stanziato 10 miliardi di euro da usare per interventi di sicurezza contro il rischio idrogeologico tra cui la pulizia dei canali. Ma tutto pare tacere, meglio aprire una nuova cava come a Cardoso, sventrando un versante intero e rovinando una delle più belle valli delle Apuane. Vi rendete conto che a Stazzema è più semplice aprire una cava che intervenire su un bosco?

    Più turismo, più attenzione ai rifugi, più agricoltura, più ricettività, più cura del bosco e meno cave.

  4. 10
    Alberto Benassi says:

    “Un peccato… tra l’altro l’opuscolo si può fare anche lasciando le cose come stanno. Si sistemano bene le vie sportive e si lasciano come sono quelle alpinistiche… basta precisare quale via è cosa. Ne avete parlato con il CAI Forte dei Marmi?”

    Alessandro, come non poter essere d’accordo con te !!

  5. 9
    Alberto Benassi says:

    voglio anche dire che ci sono alcuni ragazzi, che conosco molto bene, che senza tanto sbandierare quello che fanno, pertanto non faccio nomi, stanno portando avanti interventi di manutenzione delle vie: tolgono l’erbacce, sostituiscono i cordini, cambiamo i cordoni dalle clessidre, sostituiscono i vecchi moschettoni di calata dalle soste. Insomma si danno da fare. E in generale le vie del Procinto oggi, sono in discreto stato.
    Quello che manca, di sicuro è una linea comune. Ma questa la vedo di difficille realizzazione essendoci linee di pensiereo, come è giusto che sia, molto diverse.
    Per quanto mi riguarda, non trovo giusto che ci siamo vie classiche e storiche che vengano totalmente modificate nel loro stile, solo per il fatto che oggi il Procinto è considerata una bel falesione.
    Ma se così ragioniamo, tutto può essere tasformato in un falesione.
    Come ho già scritto, credo che la convivenza tra classico e sportivo, non uso moderno, perchè moderno è un’altra cosa, al Procinto possa esistere. Basta volerlo e avere rispetto e conoscenza della storia.

  6. 8
    Luca Di Guardo ( Ganja ) says:

    Ciao a tutti , mi presento sono un piccolo scalatore della Valle in questione ! l’affetto che mi lega a lei è GRANDE , vorrei dire che nel mio piccolo ho cercato di non abbandonarla , Grazie soprattutto al vecchio gestore ” Barbara ” che mi ha finanziato la richiodatura del settore ” Piripin ” vicino al rifugio, anche se sapeva che a breve avrebbe lasciato il suo posto dopo 20 anni di vita li! Quanti gestori lo avrebbero fatto? non so ! La relazione completa l’ho lasciata a portata di tutti al rifugio!
    Inoltre il nuovo gestore “Arianna and co.” mi aprono le porte del rifugio sempre con affetto ! e questo per un chiodatore e scalatore è ORO! e le ringrazio per questo !
    Ho ripetuto svariate vie sia sul Procinto e Sul Nona , e penso che siano un patrimonio storico alpinistico importante per tutti , forestieri e local! Avendo recensito in privato molte vie nuove e vecchie con tutte le loro varianti , mi rendo pubblicamente disponibile a lavorare con altri scalatori e guide alpine nel loro ricupero ! Insieme si può andare lontano ! Volere è potere ! diguardo.luca@gmail.com un saluto da GANJA! p.s. Grazie speciale a Masetto Luca che come un folletto ha ripulito i sentieri in maniera egreggia , anche se per pertinenza non gli competono ! onore a chi crede al territorio ed ad una sua rinascita !

  7. 7
    Alberto Benassi says:

    Per quanto riguarda la Scuola di Alpinismo Monteforato, di cui io faccio parte, delle sezioni CAI di Pietrasanta e Forte dei Marmi, posso dire che non è mai stata contraria alla richiodatura delle vie del Procinto e diverse vie sono state richiodate dagli istruttori della scuola. Questo però sempre nel rispetto della storicità dell’itinerario.
    Questo è il principio e il comportamento che la scuola Monteforato ha sempre tenuto e difeso.

  8. 6
    Alberto Benassi says:

    bella sorpresa stamani leggere questo articolo sul rifugio Forte dei Marmi e sopratutto sulle ragazze che oggi OTTIMAMENTE !! lo gestiscono.
    Personalmente sono molto contento di questa nuova gestione. Il rifugio è ritornato ad essere un bel luogo , accogliente dove si sta bene.
    Ottima scelta da parte della sezione di Forte dei Marmi ad affidare a queste ragazze la gestione. Continuate con questo entusiasmo.

    E’ chiaro non sono più i tempi della famiglia Tommasi. Quando c’era il Gigino, Renato e sopratutto la Silvana. I tempi son cambiati, gli scalatori non frequetano più come allora il rifugio. Ma al Procinto è cambiato anche i modo di salire le vie. Oggi la gran parte degli arrampcatori non escono più in vetta e magari non fanno manco l’ultimo tiro. Quasi tutti si calano in doppia per non perdere tempo nello scendere dalla ferrata. Si calano e così possono subito ripartire per salire un’altra via.
    Bisogna produrre metri di scalata, non c’è tempo per la vetta, non c’è tempo per i discorsi da rifugio. Oggi il Procinto è una bel falesione. Non è più quello che era, palmeno per me, quando ho iniziato io oramai tanti anni fa.

    ” Alcuni scalatori, soprattutto quelli che vengono dal nord, ci hanno detto: perché non mettete dei cartellini, magari fatti bene e non invasivi, con il nome delle vie agli attacchi?
    Così l’abbiamo proposto a quelli più “locali”, ma la proposta è caduta nel vuoto.”

    – Io capisco benissimo la praticità per chi non conosce le vie, di avere il nome all’attacco. Ma sono anche della convizione che la roccia vada rispettata perchè non è di nostra proprietà.
    Non vorrei che accadesse al Procinto quello che è successo a Machaby: targhette da tutte le parti. Ai miei occhi una vera bruttura.
    Inoltre al Procinto molte vie partono da una, poi si diramano e si intersecano. Come si dovrebbe fare qui? Si scrive ulteriormente con tanto di frecce? Così facendo con le tante vie che ci sono, ne verrebbe fuori, a mio giudizio, un bell’ impiastro di scritte e targhette. Ripeto una vera bruttura.
    Un utile compromesso potrebbe essere una bacheca con foto delle pareti e riporatti i vari tracciati delle vie, da posizionare sulla “cintura” il sentiero che corre alla base delle pareti. In questo modo si ha l’informazione e non s’imbratta la roccia con scritte e targhette.
    Comunque, giusto per informazione, roba di poche settimane fa, ma agli attacchi di diverse vie sono stati scritti i nomi.

    “Oppure, c’era venuto in mente che i soldi ricavati dalla vendita delle magliette del rifugio potevano essere impiegate per la richiodatura di alcuni itinerari, la sistemazione delle soste… ma anche lì sono nate discussioni, su chi avrebbe dovuto chiodare e come, per cui abbiamo deciso che è meglio non proporre nulla! Ci siamo rese conto che questo mondo ha le sue regole e che il nostro punto d’appoggio non può entrarci.
    Abbiamo provato a mettere d’accordo le diverse “scuole”, senza successo. Volevamo fare un opuscolo sul Procinto, ma non si è potuto.”

    – Io non credo che il rifugio non possa entrare nel problema della richiodatura delle vie con le sue proposte. Ognuno ha il diritto di dire la sua e il rifugio con il gestore, è parte integrante di questo ambiente come lo sono i suoi frequentatori, apritori di vie e ripetitori. Il rifugio può e dovrebbe essere il luogo principale dove poter trovare le informazioni sulle vie. Soprattutto per chi viene da fuori. Insomma un punto di riferimento. Bella la proposta di raccogliere soldi per la richiodatura ma la cosa non è facile. Non è facile perchè le concezioni sono tante e diverse.
    Le tante e forti polemiche tra arrampicatori di diverso stile e concezione al Procinto ci sono sempre state. Chi ha la mentalista sportiva e vorrebbe le vie in un certo modo. Chi ha invece ha una concezione più classica e le vorrebbe si risistemare, ma senza stravolgere la storicità dell’itinerario.
    Io sono tra questi !!
    Il problema della richiodatura delle vie era già stato affrontato parecchi anni fa sulla proposta di richiodatura della gestione del rifugio a quel tempo di Roberto Vigiani.
    Furono fatte tante riunioni, a cui anche io ho partecipato, ma dopo tante discussioni e polemiche non si riuscì a trovare una linea comune. E ogno fece come gli pare.
    Per quanto mi riguarda, assieme ad alcuni amici, ho partecipato, oramai parecchi anni fa, alla richiodature di alcuni itinerari classici. Uno tra tutti della Dolfi-Rulli (via Luisa) sulla parete est. Noi l’abbiamo richiodata sistemando le soste e mettendo alcuni ancoraggi sicuri lungo i tiri. Tutto questo però nel rispetto della storicità dell’itinerario senza stravolgerlo.
    Questo secondo me dovrebbe essere il principio.
    Comunque oggi la gran parte delle vie sono richiodate, purtroppo ognuno ci ha messo del suo e la confusione regna. Le tante vie che ci sono spesso e volentieri di intersecano. E se non sei un conoscitore e vieni da fuori sicuramente non sai dove andare. E vai da una via all’altra. Ma con una bacheca al rifugio e altre sul sentiero della Cintura si potrebbe facilitare la vita a chi non conosce le vie.

    Un pò di anni fa Mauro Franceschi, per la sua guida di arrampicata delle Apuane, mi chiese di scrivere qualcosa per l’introduzione al capitolo sul Procinto.
    Scrissi tanto e il buon Mauro naturalmente fu costretto a tagliare. Oltre alle varie notizie storiche, scrissi anche un’augurio, una speranza che il Procinto potesse essere un luogo d’incontro e di tolleranza tra gli arrampicatori sportivi e gli alpinisti classici.
    Ma questo stà alla sensibilità e al rispetto che ognuno di noi, dovrebbe avere della storia e della roccia che non è fatta ad uso e consumo.

    Un’altra cosa.
    Vorrei, nuovamente invitare gli arrampicatori e gli escusionisti a non fare i loro bisogni e a non lasciare gli assorbenti, sotto il grottone della parete est. Li la pioggia non ci arriva a pulire e tutto rimane li, trasformado il grottone in una bella latrina. Oltre tutto , quando piove si usa anche come riparo.
    Comportiamoci da ospiti. Non padroni.

    Ciao Maurizio, Grande PIM !!

  9. 5
    Pim says:

    grande nostalgia nel vedere la foto del 1972 dove si vedono la parete del Monte Nona e del Procinto.
    Probabilmente foto scattata da A. Gogna in occasione di un suo soggiorno di allora al Nostro Rifugio Forte dei Marmi.
    Ricordo che in tale occasione ero presente anche io al Rifugio, e non passava fine settimana che non vi fossi.
    Gogna potei osservarlo nella sua eleganza di arrampicatore mentre insieme al Gò (Agostino Bresciani) salivano lo spigolo Sud Sud-Ovest .
    Si proprio così dalla terrazza panoramica (ahime’ oggi non più) del Rifugio avevamo una vista incredibile sulle pareti soprastanti, rimanendo sempre in contatto vocale e visivo con gli amici scalatori.
    Come quando dalla terrazza potemmo seguire la prima salita della Via Licia di Mario Piotti e Agostino Bresciani e cos’ pure la prima solitaria della stessa via eseguita da Sergio Lucchesi.

  10. 4
    Alberto says:

    Sarebbe davvero simpatico conoscere chi ha ” pensato ” l’ accumulo di detriti lungo la carrabile, il genio!! E ci si sono pure impegnati!!!

  11. 3
    ubaldi piergiorgio says:

    Viviani,su da bravo, fai abbattere le piante!
    se volete arriavar freschi al rifugio,tuffo nella vasca alla sorgente!

  12. 2
    Marco Migliorini says:

    L’avvicinamento al rifugio Forte dei Marmi è abbastanza breve, specie se viene utilizzata la via sterrata che porta alla sbarra di accesso a “Casa Giogini”, ormai diventata una mostruosa autostrada sulla quale vengono smaltiti i detriti di cava, quindi è facile trovare anche persone che ben poco hanno a che fare con la montagna; motivo per cui è molto importante e secondo me giusta la politica di gestione del rifugio portata avanti da Paola ,Emanuela, Arianna e Luca.Personalmente tutte le volte che sono andato al rifugio mi sono sempre trovato più che bene e come ha detto Paola :”a’ monti ci si lava a pezzi”(mariannagane!).

  13. 1

    Sulle docce e l’essere profumati.
    A parte lo slogan di quella catena di negozi di detersivi chimici: “belli, puliti e profumati” che sa tanto di vomito di ubriaco, ricordo che quando si incrociava un escursionista su un sentiero, costui puzzava (odorava?) di sudore.
    Normale che succedesse. Oggi si incrociano certi profumatoni al deodorante del discount che lasciano davvero stupiti.
    L’omo p’esse omo ha da puzzà, diceva Buzzanca e aveva ragione!
    Alla faccia dei benpensanti sempre puliti fuori.

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