Due culture opposte ai Prati di Tivo

In data 21 maggio 2018 GognaBlog usciva con l’articolo http://gognablog.com/esplosivo-sul-gran-sasso/ a denuncia del progettato impianto anti-valanga ai Prati di Tivo.
Riprendiamo ora questo tema, riportando due pareri diametralmente opposti.

Lettura: spessore-weight(2), impegno-effort(2), disimpegno-entertainment(2)

Il Sentiero Ventricini

Un po’ di chiarezza sulla questione Prati di Tivo
di Marco Iovenitti (scuola Abruzzo Mountain Guides)

Durante questi ultimi giorni, sono state affrontate sui social network e su giornali locali, svariate discussioni aventi come nodo principale le problematiche legate allo sviluppo territoriale del comprensorio turistico dei Prati di Tivo (Teramo).

Abbiamo notato che si sta facendo molta disinformazione in materia di prevenzione e sicurezza; ci teniamo a fare chiarezza, viste le nostre competenze e qualifiche, e precisazioni tecniche in merito allo sviluppo del territorio.

Già negli ultimi due anni, gli enti locali hanno investito ingenti somme di denaro pubblico per la messa in sicurezza e il rifacimento di sentieri attrezzati ed escursionistici, puntando a incentivare questa forma di turismo montano.

La stagione estiva scorsa è stata la prova del fatto che, se le attività vengono fatte in modo professionale e adeguato, si può constatare un reale incremento dei fruitori.

A passeggio per le viuzze terremotate di Pietracamela

Si vuole o no puntare su un certo tipo di sviluppo dell’area turistica montana? Oppure si vuol puntare su un altro tipo di sviluppo? Dare delle risposte chiare e univoche a queste domande sarebbe già un ottimo punto di partenza per poter lavorare.

Cerchiamo, adesso, di far chiarezza sulla questione “Prati di Tivo”.
I noti eventi del gennaio 2017 hanno messo in evidenza delle problematiche legate alla neve e alle valanghe. Altre nazioni (Svizzera, Austria, Francia) conoscono da anni queste criticità e si adoperano di conseguenza. Sul nostro territorio nazionale alcune regioni (Valle d’Aosta/Lombardia/Trentino) sono all’avanguardia, altre meno.

L’Abruzzo, territorio al 65-70% coperto da montagne, sta iniziando solo adesso a focalizzare l’attenzione su questo problema. Oggigiorno sono due le parole chiave su tale tematica, legata al territorio e all’ambiente:
monitoraggio
gestione

Cerchiamo di spiegare brevemente che cosa si intende.
Monitorare un sito valanghivo significa osservare e registrare dati sugli andamenti nivologici, nivometrici e meteorologici per l’intera stagione invernale, da novembre a maggio (orientativamente).

In questo modo si riesce a seguire nell’arco spazio-temporale l’evoluzione del manto nevoso in tutta la sua complessità, mettendo in evidenza, soprattutto, l’eventuale presenza di “strati deboli” (es. brine di fondo, brine di superficie, croste di ghiaccio, lastroni da vento), i principali candidati per le criticità durante la stagione invernale.

L’attività di monitoraggio è una mansione che deve essere svolta da professionisti competenti e preparati in materia (c’è tutta una serie di requisiti e titoli che bisogna avere per poter svolgere un lavoro in modo scientifico e rigoroso): bisogna raccogliere dati specifici, registrarli, analizzarli, saperli interpretare, leggere delle carte sinottiche e tematiche. In particolare, tale attività deve essere costante nel tempo (anni), periodica (settimane) e puntuale (giornaliera) quando la situazione diventa più complessa.

A passeggio per le vie di Pietracamela

Per quanto concerne, invece, la gestione di un sito valanghivo, le possibilità sono molteplici. Alcune tecniche e tecnologie non sono attuabili all’interno dei Parchi Nazionali e Regionali, previ nullaosta o autorizzazione dell’ente. Ci sono, inoltre, dei limiti dettati dalla difficoltà di reperire e di stoccare il materiale.

Si arriva, così, ai moderni sistemi di distacco artificiale di valanghe:
Gazex®/GazFlex® Prodotto affidabile con vent’anni di utilizzo; sistema a gas potente ed efficace; versatilità: tre differenti taglie degli esploditori; ancoraggi ottimizzati con il GazFlex®;
O’Bellx® Il nuovo sistema autonomo e removibile;
DaisyBell® Abbina la mobilità ai vantaggi dei sistemi a gas; valida alternativa all’utilizzo degli esplosivi.

I vantaggi di questi sistemi possono essere così sintetizzati:
– Rispettano l’ambiente: no cariche inesplose o inquinanti;
– Sicurezza per gli operatori grazie al controllo da remoto;
– Minori vincoli di legge rispetto all’uso dell’esplosivo tradizionale;
– Esplosione al di sopra del manto;
– Sovrapressione sul pendio + vibrazione del terreno;
– Efficacia variabile secondo la capacità, il tipo di gas e il posizionamento.

I sistemi mobili (DaisyBell®) non possono essere utilizzati in caso di maltempo o in presenza di condizioni meteo contrarie: questo perché si deve utilizzare l’elicottero per il posizionamento sul pendio/versante della “campana” e di conseguenza l’elicottero non può sempre alzarsi (ammesso che sia disponibile e pronto in piazzola).

Bisogna necessariamente osservare un altro aspetto fondamentale: l’efficienza del distacco artificiale, in caso di nevicate importanti, va effettuato all’interno di una finestra temporale di al massimo 3 ore dal termine della nevicata. Al di sopra di tale limite, si innescano dei meccanismi di metamorfismo costruttivo che porta i cristalli a legarsi creando delle strutture più o meno coese rendendo quasi del tutto inefficace l’intervento (tranne in caso di formazione di lastroni da vento, che resistono anche dopo parecchi giorni dal termine della nevicata e di condizioni meteorologiche costanti).

Altro concetto cruciale sono le forcelle di tiro: sono dei limiti (superiori e inferiori) redatti nel Piano di Distacco Artificiale di Valanghe (PIDAV) entro i quali va effettuato il tiro mediante esplosivo.

Tirare al di sotto di tale limite potrebbe non comportare alcun distacco importante (cosa, alla fine, non troppo pericolosa…); tirare al di sopra di tale limite, invece, potrebbe potenzialmente provocare delle valanghe di grande dimensione, incontrollabili sia per spessore della neve che per quantitativo (potrebbero uscire sia dal PIDAV che dalla Carta di Localizzazione Probabile delle Valanghe, CLPV).
Per questo motivo è fondamentale stare all’interno di questa forcella e molto spesso siamo ancora in presenza della nevicata quando si raggiungono tali valori.

Pietracamela

Tirare, quindi, durante la nevicata è fondamentale! La cosa è impossibile da attuarsi mediante i sistemi mobili DaisyBell®).

I sistemi fissi (Gazex®/GazFlex®), invece, possono essere utilizzati in tutte le condizioni meteorologiche, ma devono essere posizionati in modo ottimale sul pendio/versante: un errato posizionamento comporta la totale inefficienza del sistema.

Infine esistono quei sistemi semi-mobili, gli O’Bellx® per l’appunto, che presentano molti vantaggi dei sistemi fissi ma possono essere rimossi al termine della stagione invernale. Gli O’Bellx® vengono posizionati a inizio stagione mediante l’utilizzo di elicottero: sono dotati di sistemi autocentranti e autocalibranti e di conseguenza basta un solo operatore per la messa in posa. Il sistema di aggancio/sgancio è elettronico.

Voglio spendere due parole più in dettaglio su questo “discusso” sistema di distacco artificiale e sulle sue caratteristiche:
Sicurezza: sistema a gas: nessun esplosivo; nessun personale nella zona a rischio valanghe;
Vincoli Meteo: utilizzabile sempre, dotato di unità comando da remoto;
Costi: riduzione dei costi di installazione e delle opere di ingegneria civile;
Impatto ambientale minimo:
– sistema rimovibile durante l’estate
– nessuna tubazione
– ingombro ridotto;
Accessibilità per la manutenzione:
– rimovibile per qualsiasi attività di manutenzione e riposizionabile senza la presenza di operatore sul terreno
– ricovero del sistema al chiuso durante il periodo di inutilizzo;
Compatto e autonomo;
Sistema ad agganciamento/sganciamento automatico: senza uomo a terra;
Sistema di autoallineamento: a rulli inox;
Struttura di sostegno progettata per adattarsi all’inclinazione del terreno con una inclinazione supplementare di 15° per aumentare l’area di distacco;
Sistema di ancoraggio semplice e leggero mediante la realizzazione di un plinto o ancorando direttamente il palo alla roccia;
Fondazioni anche con corpo-morto e ancoraggio su ghiacciaio;
Tecnologia basata sull’esperienza DaisyBell® e Gazex®;
Idoneo all’utilizzo in alta montagna:
– guscio protettivo
– alimentato da: batterie e pannelli fotovoltaici integrati nel guscio
– comando remoto via radio o GSM;
Certificazioni CE e ATEX;
Trasportabile da elicotteri
di media capacità.

Pietracamela

La stazione turistica (non solo sciistica) di Prati di Tivo non sarebbe l’unica stazione all’interno di un parco ad adottare eventualmente tali sistemi di gestione programmata per il rischio valanghe.

A scopo puramente informativo, in Marmolada, ad Arabba (cuore del Parco Unesco delle Dolomiti), qualche anno fa (2014) è stato istallato il più grande sistema di O’Bellx® al mondo (18 O’Bellx® funzionanti), con un bassissimo impatto e una altissima efficacia di intervento.

Va inoltre ricordato, come sancito dal DPR 120/2003 art. 6 comma 10 (Regolamento recante modifiche ed integrazioni al decreto del Presidente della Repubblica 8 settembre 1997, n.357, concernente attuazione della direttiva 92/43/ CEE relativa alla conservazione degli habitat naturali e seminaturali, nonché della flora e della fauna selvatiche), che alcuni progetti possono comunque essere autorizzati con riferimento a esigenze connesse alla salute dell’uomo e alla sicurezza pubblica.

Torna la domanda fatta all’inizio di questo articolo: si vuole o no puntare su un certo tipo di sviluppo dell’area turistica montana?

Siamo sicuri che la popolazione locale, fiaccata dai disastri degli ultimi anni, si aspetta delle risposte concrete. Questo è il motivo per il quale abbiamo tentato di fare un po’ di chiarezza sulla questione.

Speriamo di aver offerto un’informazione esaustiva, tecnica e competente in merito a questo “spinoso” argomento.

Chi siamo
La scuola Abruzzo Mountain Guides è stata costituita nell’anno 2000 e regolarmente riconosciuta dalla Regione Abruzzo (L.R.n.86/98) , con sede in loc. Fonte Cerreto, Assergi (AQ); tutti i soci svolgono professionalmente l’attività di guida alpina e sono tutti regolarmente iscritti all’Albo professionale del Collegio Regionale delle Guide Alpine dell’Abruzzo.
Oltre ad essere presenti sul territorio del Gran Sasso per le nostre attività istituzionali siamo:
– specializzati nella formazione per i lavori temporanei in quota con impiego di sistemi di accesso e posizionamento funi, D.lgs. 9 aprile 2008, n. 81;
– formatori nei corsi Eurosicurité dei maestri di sci nei Collegi del Centro-Sud e docenti presso l’università dell’Aquila nell’insegnamento della nivologia e valanghe;
– componenti delle commissioni valanghe di diversi comuni del territorio abruzzese nonché del CO.RE.NE.VA (Commissione Regionale Neve Valanghe);
– monitoriamo nella stagione invernale comprensori montani soggetti a valanghe;
– gestiamo la sicurezza delle stazioni sciistiche.

La Commissione TAM del CAI contraria al sistema paravalanghe sul Corno Piccolo
di Filippo Di Donato, presidente CCTAM CAI
(già pubblicato il 1 giugno 2018 su http://www.loscarpone.cai.it/news/items/gran-sasso-la-commisisone-tam-del-cai-contraria-al-sistema-paravalanghe-sul-corno-piccolo.html#.WxFEDvQEgzs.facebook

Premessa
Il Club Alpino Italiano da sempre si è battuto per la tutela dell’ambiente montano e del suo delicato equilibrio e non sono state poche le azioni di salvaguardia intraprese. Solo per ricordarne una, che assurge ad emblema della tenacia dimostrata, la battaglia intrapresa per la difesa di Campo Pericoli. Val bene ricordare l’assurda proposta degli anni ’80, di una galleria che da Prati di Tivo avrebbe dovuto raggiungere la Val Maone e da lì avviare gli impianti di risalita verso Campo Pericoli per poi raggiungere il Sassone fino a 2500 m (appena sotto la vetta di Corno Grande). Sarebbe stato un danno incalcolabile e contro quel progetto il CAI promosse addirittura una vincente petizione europea e con la partecipazione di personalità della cultura, della politica e di tutto il mondo ambientalista si innescò anche un acceso dibattito parlamentare; fu così che il progetto dell’allora ingegnere genovese Giacomo Fedriani fu rimandato al mittente!
Dopo diversi anni, nel 1991, CAI e Parco Nazionale d’Abruzzo, con un riuscito intervento di reintroduzione, riportarono proprio a Campo Pericoli i primi Camosci del Gran Sasso che adesso popolano l’intero massiccio.
Meno fortunata è stata la Montagna del Gran Sasso che dal Monte Camicia va verso il Monte Coppe dove è stata realizzatala la Pedemontana, strada in quota che da Castelli raggiunge Rigopiano. Un assurdo taglio di pendio instabile, che intercetta il reticolo idrografico in costante movimento, addirittura attraverso il fronte del Nevaio del Gravone (che richiede perciò una manutenzione continua oltre che costosa) e modificante la morfologia di Rigopiano (anche nella zona che è stata interessata dalla famosa valanga del gennaio 2017). Perché non ci si è opposti a questa opera (oggi la si percorre, ma è stata mai collaudata?) a favore del collegamento alternativo da Colle Corneto a Colle Mesole e che consente di raggiungere comunque Rigopiano, fruibile 12 mesi l’anno, che interessa agriturismi e agricoltori? Perché l’attuale Masterplan della Regione Abruzzo continua a prevedere ulteriori somme, con sperpero di denaro pubblico per la pedemontana alta?
Dove sono il Parco e le altre istituzioni pubbliche con una diversa e lungimirante visione d’insieme?
Altri guasti sono stati perpetrati dalle Comunità Montane con la realizzazione delle piste di penetrazione per miglioramento pascoli che segnano irreversibilmente i territori in quota dal Gran Sasso ai Monti della Laga; gli interventi di “transumanza verticale”, così come allora sostenuto dal CAI, sono stati inefficaci per la zootecnia, ma i segni in ambiente sono evidenti e documentati attentamente (c.f.r. Bollettino CAI L’Aquila).
Tornando alla neve come possiamo dimenticare gli impatti sulla Laga della fantomatica “palestra della neve” a Jacci di Verre nel comune di Rocca Santa Maria? Zona dove la neve resiste solamente per un periodo limitato. L’azione della magistratura da un lato e quella delle associazioni ambientaliste dall’altra ha fatto sì che lo scempio venisse scongiurato, anche se i danni diretti sono ben presenti e accentuati dall’erosione.

Il Pizzo d’Intermesoli e la Vetta Settentrionale dell’Intermesoli ripresi dai prati nei pressi dell’Arapietra. Foto: Franco Paolinelli

Corno Piccolo minacciato nel 2018
Con i finanziamenti dal Masterplan è stato proposto di installare un impianto di distacco artificiale della neve attraverso il versante nord del Corno Piccolo, posizionando 12 O’Bellx® con piattaforme, torrette e moduli movibili. Ci troviamo oltre i 2000 m lungo il tracciato orizzontale di avvicinamento dalla Pietra della Luna al Sentiero attrezzato Ventricini. Il costo della realizzazione dell’opera si aggirerebbe sui 2 milioni di euro e poi sono da considerare le spese annuali di manutenzione e gestione (con elicottero due volte l’anno per togliere e riposizionare le parti mobili). I milioni provenienti dalla Regione Abruzzo andranno alla Gran Sasso Teramano S.p.a.: società per altro attualmente messa in liquidazione composta dalla stessa Regione Abruzzo, dalla Camera di Commercio e dalla Provincia di Teramo, dai Comuni di Pietracamela e Fano Adriano, dalle Amministrazioni Separate dei Beni di Uso Civico di Pietracamela e Intermesoli.
Giungendo a Prati di Tivo e osservando impianti, località e montagna si scopre che la Gran Sasso Teramano ha già fatto tanti, troppi danni in zona. Nonostante i consistenti investimenti già assegnati e spesi dal 2003 al 2009 (che non hanno avuto il ritorno economico aspettato), ci sono limiti e problemi notevoli per la stazione sciistica di Prati di Tivo e la sovradimensionata cabinovia della Madonnina; limiti e problemi non risolti e non risolvibili da questo ulteriore settoriale e dispendioso intervento. La Gran Sasso Teramano è in gravi difficoltà di gestione interna e di efficienza con il Presidente dimissionario, bilanci appena approvati (erano in sospeso 2014-2015-2016) e un consistente problema di liquidità che pesa su stipendi dei dipendenti, lavori ricevuti da pagare e l’apertura estiva.

Il Parco ha autorizzato
Purtroppo il Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga è diventato l’anello debole della catena autorizzativa avendo vagliata e approvata la realizzazione dell’impianto. È quindi molto doloroso, per chi ha voluto fortemente i Parchi, ricordare anche a questi quanto sia importante la protezione dell’Ambiente con le leggi che vanno applicate. La Legge Quadro n. 394 del 1991 sulle aree protette è una di queste e ha lo scopo di garantire e promuovere la conservazione e il ripristino del patrimonio naturale del “bel paese”. Quando poi si è in quota, nella Rete Natura 2000, cura e attenzione si moltiplicano così come opportunamente previsto anche dalla Legge Galasso e ripreso come regola di base dal Bidecalogo del CAI. (La Legge Galasso dell’8 agosto 1985, n. 431, tutela il territorio e le sue bellezze attraverso il piano paesaggistico e pone un limite altimetrico agli interventi: nelle aree appenniniche al di sopra dei 1200 metri e nelle aree alpine al di sopra dei 1600 metri).
La Legge Quadro sulle aree protette ci indica i principi e guarda a forme coordinate e partecipate come quelle espresse dalla redazione dei Piani del Parco e dalla Carta Europea del turismo sostenibile (che fine hanno fatto le buone pratiche raccolte nelle giornate internazionali tenute recentemente dal Parco a Isola del Gran Sasso?).

Corno Piccolo e Prati di Tivo

Fare altro – è una questione di visione e di uomini
La Montagna ha bisogno di visioni, dalla tradizione all’innovazione, con un rilancio d’insieme che comprenda i paesi e nello specifico Intermesoli e Pietracamela, ma anche le altre realtà della Strada Maestra, in abbandono dopo la visita del 2002 dell’allora Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi.
Quanto di diverso si potrebbe realizzare con 2 milioni di euro in promozione, servizi e attività? Che fine hanno fatto il Museo dell’Alpinismo a Pietracamela e la Foresteria degli Aquilotti a Prati di Tivo? Le pareti del Corno Piccolo che si vogliono segnare trasudano della storia alpinistica degli “Aquilotti del Gran Sasso” formatisi nel 1925 attorno al medico Ernesto Sivitilli, un uomo di Montagna e per la Montagna.
Ed ecco che la riflessione si sposta sugli Enti, sugli uomini di potere, sui decisori. L’Abruzzo e i suoi uomini che contano hanno smarrito il Sentiero di APE (Appennino Parco d’Europa) e la Convenzione degli Appennini. Patrimonio Culturale e Patrimonio Naturale sono passati in terzo o quarto piano anche in questo speciale 2018 a loro dedicato.
La Natura insegna ma in questo caso non si considerano gli effetti del “cambiamento climatico” in atto e non ci riconosce negli accettati obiettivi planetari dell’Agenda 2030.

Il Corno Piccolo e il Vallone delle Cornacchie

Turismo lento – Tanto da raccontare e da presentare
Ci aspetta poi il 2019, “Anno del Turismo lento”, quello dell’incontro e dei paesi, della conoscenza e tutela, dei servizi e della gastronomia, delle produzioni tipiche e dell’accoglienza. Saranno migliaia e migliaia le persone che verranno per camminare e come ci si prepara?
Per invertire il senso di solitudine e di trascuratezza che si respira oggi i paesi devono diventare accoglienti. Va potenziata la rete escursionistica attorno a Intermesoli e Pietracamela e per Prati di Tivo (anche rimuovendo l’ordinanza che vieta di percorrere la Val Maone) utilizzando i messaggi armonizzanti del Sentiero Italia del CAI che attraversa queste valli e ci riporta indietro al tempo dei famosi “carfagni” di lana grezza e del baratto da Pietracamela ad Assergi con Francesco De Marchi arguto narratore e primo a salire in vetta al Corno Grande.
C’è poi tutta l’area verso Cima Alta, meravigliosa, che potrebbe diventare come la Camosciara, avvicinata a piedi, a cavallo o con navetta. Tante le soste possibili e i luoghi di aggregazione. Il paesaggio si apre esplosivo con la Montagna che si offre potente, il bosco è secolare (con i due grandi faggi guardiani), i pianori sono abbacinanti con lo spettacolo dell’alba e delle fioriture, i camosci si inseguono agili e curiosi sulle balze. C’è tutto per attrarre e convincere, anche con le bianche palestre di roccia perse nel fresco del bosco, i percorsi salute e i campi avventura.

Basta aggressioni
Ecco perché ci opponiamo al progetto paravalanghe invasivo e meccanico e cerchiamo altro fidandoci degli uomini del territorio che per competenza ed esperienza sanno leggere la Montagna.
Il Gran Sasso è già troppo aggredito, segnato e minacciato. Lo è purtroppo anche nel profondo con il rischio di inquinamento dell’acquifero che disseta 700.000 persone ed è attraversato dai tunnel autostradali di 10 km e contiene anche i cameroni del Laboratorio INFN.
Rifiutiamo superficialità, incompetenza e interessi settoriali. Il CAI da sempre è disponibile a gestire insieme, scientificamente e culturalmente i territori montani così da salvaguardarli e tramandarli integri alle prossime generazioni.
Niente debolezze nella tutela degli ambienti aspri e selvaggi del Corno Piccolo, nel pieno rispetto della Carta della Natura e di quanto storicamente finora è stato fatto per salvaguardare l’ambiente montano che è patrimonio di tutti.

In cammino da Sella di Monte Aquila verso il rifugio Duca degli Abruzzi. Sullo sfondo, il Gran Sasso

Si chiede:
– al Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga il coraggio di rivedere quanto autorizzato e di aprire un propositivo tavolo di concertazione;
– alla Regione Abruzzo di bloccare l’iter del progetto;
– ai Ministeri di intervenire secondo competenza;
– al Coordinamento Federparchi Abruzzo di prendere atto e agire nelle sedi opportune;
– alle forze politiche sociali di seguire con attenzione quanto in discussione.

Il CAI osserva i cambiamenti in atto e interviene scegliendo l’impegno statutario per la conservazione dell’ambiente, usando come bussola le linee guida dettate dal Bidecalogo.

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Due culture opposte ai Prati di Tivo ultima modifica: 2018-06-08T05:05:02+00:00 da GognaBlog

16 pensieri su “Due culture opposte ai Prati di Tivo”

  1. 16
    Pasquale Iannetti says:

    Tutto quello che non sai dei Prati di Tivo e che nessuno ti dirà mai

    Due-culture-opposte-piani-tivo-LIBRO BIANCO

  2. 15
    Giampiero Di Federico says:

    In merito alla diatriba sul sistema di distacco valanghe a Prato di Tivo, reputo necessario puntualizzare quanto segue:

    1. L’impatto visivo e ambientale degli O’Bellx® è innegabile e da evitare;

    2. Il costo è eccessivo se paragonato ad altri sistemi più agili e molto meno impattanti;

    3. La manutenzione degli stessi, la ricarica, le rimozioni e i successivi riposizionamenti sono altresì costosi e non certi e garantiti vista la “mobilità” politico-amministrativa degli enti pubblici che costituiscono la società Gran Sasso Teramano.

    4. Oltre all’ipotesi descritta dal collega Pasquale lannetti, e già ipotizzata a Prati di Tivo dal padre dei valangologi italiani Renato Cresta, vi sono opzioni meno impattanti, più agili e forse anche più efficaci degli O’Bellx®. Si tratta del sistema “Daisybell” in poche parole l’elicottero si alza in volo con appeso il sistema Daisy (una sorta di O’Bellx® però agganciato all’elicottero) che a comando dall’elicottero, emette uno scoppio di sostanza gassosa che permette il distacco puntuale sul manto nevoso interessato.

    5. Questo sistema ha costi ridotti, non ha bisogno di costosi (ed improbabili) manutenzioni, posizionamenti e riposizionamenti), mobilità efficace ed agile del sistema.

    Grazie dell’attenzione

    Giampiero Di Federico, Guida alpina, già Istruttore nazionale guide alpine, Nivologo CC di Trento, Esperto del distacco/Artificiere da valanghe (S.V.I. CAI).

  3. 14
    Alberto Benassi says:

    “Quando non funziona l’ovovia (spesso) e parlo d’estate i prati e le pareti di corno piccolo sono pressoché deserte…chiediti perché.”

    Dalla Toscana vengo  spesso a scalare al Gran Sasso e in particolare sulle pareti del Corno Piccolo. Non mi sembra di averle viste deserte.

  4. 13

    Rettifica: ho scritto “dopo che un precedente intervento Gasex è risultato inefficace ed antieconomico” da sostituirsi con: dopo che precedenti interventi sono risultati inefficaci ed antieconimici. Chiedo scusa per l’imprecisione.

  5. 12

    Il fatto che in questo blog si discuta sul tema “due culture opposte ai Prati di Tivo” dovrebbe essere già dirimente, da una parte si sostiene che allo stato attuale, visti gli investimenti già fatti con la realizzazione della ovovia/cabinovia, l’unica strada da percorrere è quella di metterla in sicurezza con nuovi interventi (O’Bellx), dopo che un precedente intervento (Gasex), è risultato inefficace ed antieconomico. La stessa parte sostiene altersì che la realizzazione della funivia/ovovia risulta sproporzionato sia per dimensione che per costi sostenuti (13.000.000 di euro). Da un lato si criticano interventi impropri e costosi e dall’altro si promuovono ulteriori interventi con ulteriori costi in nome della “sopravvivenza” dei residenti. L’altra parte sostiene l’inutilità di nuovi interventi sia per l’impatto che per i costi in quanto i 2.000.000,00 di Euro previsti per il posizionamento O’Bells possono essere investiti diversamente per la valorizzazione del territorio, adottando una politica rivolta alla valorizzazione dell’ambiente, in nome della “sopravvivenza” dei residenti ed anche dell’ambiente. Queste sono scelte politiche e come tali vanno discusse e partecipate. Io propendo per la seconda ed ho motivato il mio pensiero, chi la vede diversamente espone le sue idee, senza accusare  altri di non essersi opposti, ai tempi,con efficacia per contrastare opere invasive che oggi contribuiscono a perpetrare. Al Sig. Cittadini rispondo che accusare di integralismo chi pensa diversamente da te, è il primo sintomo di integralismo latente.

    Su Rigopiano ho detto di considerare infelice l’accostamento e rimango dello stesso parere pur  prendendo atto di quanto poi specificato. P.s. il mio cognome è Piccini e non Piccinini (leggi meglio)

  6. 11
    Dino says:

    Non conosco la zona, e non so quanti abitanti vi siano. So per certo che spesso noi, quando parliamo di investimenti della Comunità, cioè investimenti fatti con denaro pubblico, ci dimentichiamo del valore dei soldi.

    Non ditemi poi che la società è privata, visto gli azionisti.

    Due milioni di euro sono, almeno per me, tantissimi.

    Quando parlo di investimenti, forse per deformazione professionale, mi chiedo, in termini concreti e misurabili, quale possa essere il ritorno, ovvero il rendimento dell’investimento (economico o sociale).

    L’articolo in questione e l’intero approccio, secondo me difetta di senso pratico, nel senso che non riesco a capire in termini concreti quale possa essere la convenienza economica per chi abita e tenta di vivere li. Quanti sono, quanti contiamo di farne restare, quanto potranno guadagnare con l’investimento?

    Oggi quanti sono i frequentatori della zona?  Quanti ne farebbe arrivare l’impianto previsto? gli stessi soldi spesi in altro modo sarebbero più produttivi?

    Egregi signori datevi e dateci degli obbiettivi numerici ed economici quantificabili.

    Il mio timore (quasi  certezza) è che, una volta spesi i soldi dell’investimento, per mancanza di fondi di funzionamento, tutto resti a marcire in magazzino e i due milioni siano una delle innumerevoli italiche cattedrali nel deserto ( vedi ponte sullo stretto e relativo ente).

    Quindi se due milioni volete investire, diteci chi ci mette la faccia e la responsabilità  di tasca sua (personale)  in caso poi l’investimento vada male. Altrimenti sono tutte chiacchiere .

    Altrimenti a spendere due milioni di euro son buoni tutti. Ad esempio ci potrei spittare 30.000 vie!

  7. 10
    Lusa says:

    “Questo per evitare la spopolamento della montagna.”

    Ma.. perché sempre a pensare ad evitare lo spopolamento della montagna?

    Con l’antropizzazione la montagna e la wilderness non ci guadagnano e mai ci hanno guadagnato, allora ben venga lo spopolamento.

    Sarà un grande toccasana per la montagna.

  8. 9
    agostino Cittadini says:

    Innanzi tutto il richiamo a Rigopiano è stato fatto soltanto per fare riferimento alla nevicata straordinaria (5 metri di neve non cadono tutti i giorni) e non per quello che asserisci sig. Piccinini. Leggi meglio…poi le tue tesi di integralismo valle a raccontare a chi vive a Prati di Tivo e vedi cosa ne pensa . Il mio è solo un commento alla disinformazione e quindi non è di parte. Faccio la guida alpina e non  ho interessi personali su quel territorio tanto meno per gli impianti .

    Quando non funziona l’ovovia (spesso) e parlo d’estate i prati e le pareti di corno piccolo sono pressoché deserte…chiediti perché.

     

  9. 8
    Luciano pellegrini says:

    D’accordissimo con tutti i commenti. Considerando il mutamento delle condizioni meteo, a cosa serve spendere tanti milioni di euro? Questo inverno ai PRATI DI TIVO, la neve è stata proprio pochina!
    L’unico argomento che mi ha creato “perplessità” è…
    C’è poi tutta l’area verso Cima Alta, meravigliosa, che potrebbe diventare come la Camosciara, avvicinata a piedi, a cavallo o con navetta… LA NAVETTA COMPORTA LA REALIZZAZIONE DI IMPIANTO A FUNE… quindi, cemento, perforazione e… altro!

  10. 7
    Alberto Benassi says:

    “Il fatto di richiamare  la tragedia di Rigopiano a supporto di queste tesi mi  pare, a dir poco, infelice.”

    più che infelice direi DISGUSTOSO!

     

    dare lavoro alla gente di montagna è fondamentale oltre che giusto. Questo per evitare la spopolamento della montagna.

    Ma questo non può essere la solita scusa per poter continuare a rovinare un territorio con costruzioni dannose, costose e inutili. Che fanno solo ingrassare i soliti portafogli e no fanno il bene comune. Anzi spesso e volentieri rovinano un territorio e sono fonte di pericoli.

    Bisogna prendere coscenza che la salvaguardia ambientale di un territorio è un capitale da difendere. C’è solo da vedere le cose con un altro occhio.

  11. 6
    salvatore bragantini says:

    Dare lavoro a chi vive in montagna è essenziale, non è questa un parco per i cittadini che la domenica sewra tornano a casa mentre i valligiani non hanno di che campare. Ciò detto, il testo di Abruzzo Mountain Guides sottolinea l’importanza del monitoraggio ma non dice nulla sui risultati di questo monitoraggio. Se finora non ce ne sono, perché fare questo impianto? Credo che solo se i risultati lo consigliano fortemente esso possa essere considerato. Sul che ho i miei fieri dubbi.

    Quanto poi al fatto che le valanghe entrino negli appartamenti e negli alberghi dei Prati, il priblema non sta nelle valanghe, ma negli appartementi che forse non dovevano mai essere costruiti; lo dimostra lo scarso interesse che essi destano. I Prati forse possono ancora diventare il centro di un altro modo di andare in montagna, che a lungo andare rende molto di più…

  12. 5

    L’equazione “territorio antropizzato”  per dare lavoro ai locali altrimenti costretti ad emigrare, quindi giustificare nuovi interventi sbagliati o giusti che siano (tecnicamente) in nome del mantenimento dello status quò, continuando a massacrare il territorio,  non tiene. Oggi un ambiente intatto a Prati di Tivo ed una gestione più oculata del Parco richiamerebbe molti più visitatori di quanti ne arrivano in alcune (poche) gionate di sci. Se  per correggere errori e sprechi di pubblico denaro (vedi nuova ovovia/seggiovia)  ne dobbiamo aggiungere altri con il pretesto della sicurezza  (quanto mai la montagna è stato sicura ?) stendiamo un velo pietoso. Il fatto di richiamare  la tragedia di Rigopiano a supporto di queste tesi mi  pare, a dir poco, infelice.

  13. 4
    Alberto Benassi says:

    “ne sono stata  dimostrazione le copiose nevicate degli ultimi due anni, tanto per capirci, quelle che hanno creato il disastro di Rigopiano ed a Prati di Tivo le valanghe sono entrate negli appartamenti e nelle stanze degli alberghi .”

     

    E NO  !!!

    il disastro e la TRAGEDIA di Rigopiano non è colpa della neve o della natura. La colpa è dell’ incompentenza, della miopia e dell’egoismo di certi personaggi che hanno sulla loro coscenza la morte di tanta gente.

    Se fossi in loro non dormirei tranquillo…

  14. 3

    Il sig. Di Donato della commissione TAM del CAI definendo “paravalanghe” gli Obellx nel suo articolo dello scarpone dimostra incompetenza in materia. Tutto il cappello che fa non chiarisce la reale situazione che c’é a Prati di Tivo, un territorio antropizzato negli anni settanta in cui alla base del Corno Piccolo è stata creata una stazione di sci e costruiti alberghi, aperte attività commerciali per portare turismo in una zona dove non c’era più nulla per vivere al punto che la gran parte della popolazione è emigrata in altri stati e nelle grosse città per avere un’occupazione di cui vivere.

    Pochi anni fa è stato costruito un impianto misto ovovia/seggiovia  a sostituzione di una vecchia seggiovia ormai scaduta e quindi da sostituire. Sono stati spesi tredici milioni di euro per realizzare quell’opera ed in quell’occasione sono stati posizionati dei Gazex per mettere in sicurezza l’impianto dal pericolo delle valanghe. Purtroppo quello che è stato fatto è stato un lavoro incompleto perché non è stato sufficiente per mettere in sicurezza tutte le infrastrutture di cui sopra e ne sono stata  dimostrazione le copiose nevicate degli ultimi due anni, tanto per capirci, quelle che hanno creato il disastro di Rigopiano ed a Prati di Tivo le valanghe sono entrate negli appartamenti e nelle stanze degli alberghi .

    La mia domanda a Di Donato è : dove stava la TAM quando sono stati spesi tredici milioni di Euro? Perché non si è opposta alla realizzazione dell’impianto?

    Con il nostro articolo (Abruzzo Mountain Guides)  abbiamo posto questa domanda a chi sta facendo questa campagna di disinformazione, cosa si vuole per il futuro di quel territorio?

    Se vogliamo che la popolazione rimanga e sopravviva (perché è questo quello che fanno gli imprenditori locali) bisogna intervenire, per metterlo in sicurezza,   quella parte di territorio soggetto a valanghe che interessano le infrastrutture. Altrimenti bisogna decidere di smantellare tutto e mandare via la popolazione come già è accaduto prima degli anni settanta.

    Noi abbiamo dimostrato con il nostro articolo che il modo meno impattante è quello sopra illustrato ed abbiamo detto anche perché.

    Per chiudere, tra le imprecisioni del sig. Di donato va detto che gli Obelix non saranno posizionati sulle pareti di roccia bensì alla base su quella parte di territorio dove si innescano le valanghe più o meno alla stessa altezza dei gazex montati per mettere in sicurezza l’impianto di risalita dell’ovovia.

  15. 2
    matteo says:

    Premetto che sono stato una volta sola in Gran Sasso, d’estate ad arrampicare. Però avendo percorso svariate volte il sentiero Ventricini non riesco a capire a cosa serva lì il sistema di distacco valanghe. Non mi pare che ci sia nulla “a tiro” lì sotto…sbaglio? Qualcuno mi può spiegare? Esistono precedenti di valanghe in quella zona o uno studio della potenziale pericolosità?

  16. 1
    Alberto Benassi says:

    “Si vuole o no puntare su un certo tipo di sviluppo dell’area turistica montana?”

    e quale sarebbe questo “Tipo di sviluppo” ?

     

    Asservire completamente l’ambiente montano a certe corporazioni economiche?

    Con la scusa della sicurezza, si vuole soltanto spremere quel poco di ambientalmente integro rimasto.

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