Extradiario – 04 – Lettere di Gianni Ribaldone

Extradiario – 04 (4-24) – Lettere di Gianni Ribaldone (AG 1965-014)

A fine novembre del 1965 scrissi al mio idolo e maestro Gianni Ribaldone, nella speranza di poter combinare qualcosa assieme. Sulla figura di Gianni, vedi http://gognablog.com/gianni-ribaldone/. Gianni aveva davanti poco più di sei mesi di vita… Ancora oggi mi spiace che tra tante idee che avevamo in comune il destino ha voluto che nessuna potessimo realizzare assieme.

Lettura: spessore-weight*, impegno-effort**, disimpegno-entertainment**

Lettere di Gianni Ribaldone
(purtroppo non ho fatto copia delle mie)
10 dicembre 1965. Caro Sandro, ho ricevuto la tua lettera e ti rispondo (quasi) immediatamente. Mi è difficile dirti qualcosa di preciso circa le possibilità di fare qualcosa di bello in montagna durante le feste di Natale e ciò per due motivi:
1) perché tu mi dai per scontato che intendi stabilirti al rifugio Torino e i miei programmi contemplano ben poco da questa base di partenza;
2) perché non so ancora come mi converrà disporre del mio tempo relativamente alle condizioni e cioè, se il tempo fosse brutto, non mi fermo certamente in montagna anche se sono giorni di festa, dato che ho parecchi impegni di studio.
A parte tutto ciò mi è anche difficile proporti qualche salita perché non so fino a che livello tu vuoi arrivare e, dato che con un po’ di esperienza, puoi diventare un ottimo capocordata anche sulle massime difficoltà (dico in inverno, visto che in condizioni estive sei già arrivato a buon punto), preferisco farti una proposta: se hai qualche salita che ti interessa o che desideri fare, ebbene fammelo sapere e io ti dirò se mi interessa e se possiamo combinarla assieme (e tieni presente che ci sono anche altri gruppi oltre al Monte Bianco-rifugio Torino).
Questo anche per avere un’idea su ciò che ti può interessare, ma soprattutto perché vorrei fossi tu a sceglierti la salita, dato che, se andiamo a fare qualcosa assieme, per una volta (ogni tanto capita, no?) potrei avere un compagno con cui alternarmi a fare da capocordata.
Inoltre tieni presente, circa l’attrezzatura, che se intendi fare salite con bivacco è quasi indispensabile l’uso di scarponi doppi perché con un paio di scarpe semplici a temperature di 30-35° sottozero si rischia troppo. E’ inoltre indispensabile una tendina (che io mi procurerò quanto prima, una di quelle che fa Ravelli ma modificata in molti particolari) e altrettanto indispensabili sono i sovrapantaloni in tessuto di gabardine anche leggero. Per il restogli accessori aggiungere e perfezionare con l’esperienza.
Ora ti saluto, scusandomi di averti scritto in modo così affrettato. Ad ogni modo fatti ancora vivo. Ciao, Gianni”.



16 dicembre 1965. Caro Sandro, da quanto mi scrivi mi sembra di capire che o non sei oppure sei male informato su alcune questioni che riguardano l’alpinismo invernale. Innanzitutto d’inverno le salite si presentano come dei veri e propri problemi da risolvere e ormai ci avviamo anche in questo campo alle ripetizioni invernali. Tutte le salite che mi proponi sono già state fatte d’inverno e, se ti ho scritto che i miei programmi comprendono poche salite dal rifugio Torino, è perché altrove ci sono da risolvere ancora dei grossi problemi di alpinismo invernale, ma grossi veramente (a livello Nord delle Grandes Jorasses, vedi la Ovest dell’Aiguille Noire, vedi la Sud-ovest del Pic Gugliermina o Est delle Grandes Jorasses e tante altre).
Se tu non fossi sostanzialmente un capocorda, ti potrei proporre di farmi da secondo su qualcosa di questo genere, ma preferisco lasciarti fare in modo che tu ci arrivi poco a poco a queste difficoltà (tieni presente che una previsione ottimistica prevede almeno tre o quattro bivacchi per ogni salita che ti ho elencato).
Piuttosto ti posso proporre una salita che interessa a me e che penso sia possibile con un bivacco: la via di Romano Perego al Pilier Leonessa (Pilastro a Tre Punte) che, combinazione, è dal rifugio Torino. A me interessa come via di allenamento e a te forse può interessare perché dev’essere più dura (e di un po’ almeno) di quelle che mi hai proposto.
Purtroppo c’è ancora un grosso guaio, ed è il seguente: a Courmayeur ora c’è moltissima neve, cioè le condizioni sono attualmente proibitive e dubito sia possibile concludere qualcosa per le feste di Natale, proprio per le cattive condizioni.
Di altri problemi ce ne sono molti, ma sempre legati alle condizioni. Forse è possibile fare qualcosa sulla Torre Castello in Val Maira (le Castiglioni non sono ancora state fatte…), mentre non mi interessa molto il Marguareis, per l’estrema friabilità della roccia. Ad ogni modo, probabilmente, sarò a Genova per il 22 c.m. e avremo così modo di decidere qualcosa. Ciao, Gianni“.

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Extradiario – 04 – Lettere di Gianni Ribaldone ultima modifica: 2018-02-21T05:14:30+00:00 da GognaBlog

5 pensieri su “Extradiario – 04 – Lettere di Gianni Ribaldone”

  1. 5
    valter guglielmetti says:

    alpinismo dei maglioni di lana, tendine modificate, metri di neve a Natale…e risposte scritte a mano su carta ed imbucate con la cara vecchia posta. Cose d’altri tempi che testimoniano la grandezza di quei personaggi.

  2. 4
    Maria Antonietta Porfirione Todaro says:

    Indimenticabile Gianni, che ho visitato per l’ultima volta a Chamonix, dove ci siamo precipitati da Courmayeur con gli amici appena saputo del tragico incidente in cui ha perso la vita….uno dei più grandi dolori dei miei giovani anni…troppo difficile da accettare perché, come dici bene tu, era davvero unico e non solo come scalatore, e il suo ricordo, come quello di tanti giovani amici innamorati della montagna, é sempre vivissimo…
    Da facebook, 23 febbraio 2018, ore 16.48

  3. 3
    Manera Ugo says:

    A partire da quegli anni l’alpinismo invernale esplose offrendo una infinità di problemi da risolvere e cogliere a piene mani, per chi amava quel tipo di alpinismo. Gianni era un rullo compressone con una energia infinita. Mi ha colpito il fatto che alcune vie indicate da Ribaldone nella sua lettera, le ho poi fatte io in prima invernale: il Pilier a Tre punte al Tacul con tre grandi compagni scomparsi: Gian Piero Motti, Gian Carlo Grassi e Rava Miller; e la Castiglioni sulla ovest della Torre Castello con Peppino Castelli, Carlo Carena (il Carlaccio) ed un quarto compagno

    Quanta nostalgia per Gianni e gli altri comagni di quelle salite scomparsi in montagna.

  4. 2
    Giancarlo Venturini says:

    Con una certa emozione , si legge con piacere queste Lettere, personali..Un C.Saluto  Alessandro…!

  5. 1
    Alberto Benassi says:

    Alessandro, è veramente bello che metti a conoscenza di tutti, questi documenti strettamente personali. Aveva la vista lunga il tuo maestro e idolo Gianni Ribaldone.

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