Ferrata Pertini addio!

Selva di Val Gardena, scompare la ferrata Pertini
Dopo anni di perizie e pareri, il verdetto: la via sulla Stevia, criticata dagli ambientalisti, verrà demolita
di Ezio Danieli (dal quotidiano on line Alto Adige del 5 ottobre 2014)

“La ferrata dello Stevia, sul territorio comunale di Selva Gardena, sarà demolita. Entro l’anno la via attrezzata – intitolata a Sandro Pertini – verrà cancellata dal Comune con una spesa intorno ai 10 mila euro. L’ha comunicato al consiglio comunale il sindaco Peter Mussner, che ha detto: – Abbiamo combattuto fino all’ultimo per impedire la demolizione, perché privarsi della ferrata dello Stevia è un brutto colpo per l’immagine del territorio. Ma non c’è stato nulla da fare. Studieremo un altro tracciato, ma non sarà la medesima cosa.

La costruzione della via ferrata era stata accompagnata da una serie di problemi e da proteste degli ambientalisti. La via è classificata nel contesto di Natura 2000, che prevede una serie di tutele in particolare per quanto riguarda gli animali, soprattutto aquile e falchi pellegrini. Il Consiglio di Stato, nel 2012, accogliendo un ricorso degli ambientalisti aveva ordinato la demolizione. Negli ultimi due anni il Comune di Selva ha provato con perizie e controperizie a convincere l’ufficio parchi della Provincia che non c’erano stati danni alla fauna.

FerrataPertini-Crep dla port schizzo

I tecnici della Provincia, una decina di giorni fa, hanno comunicato al Comune di Selva che le argomentazioni non erano valide. La ferrata, hanno sostenuto i tecnici, peggiora l’ambiente e rischia di alterare l’habitat degli animali. Da qui l’ordine di demolizione della via attrezzata che porta il nome di Sandro Pertini per ricordarne i soggiorni estivi a Selva Gardena. La ferrata verrà demolita entro l’anno 2014.

Il sindaco Peter Mussner ha già chiesto un preventivo a una ditta locale e a carico del Comune la spesa prevista dovrebbe aggirarsi sui 10 mila euro, forse meno.

Francamente – dice ancora il sindaco – resto dubbioso sul provvedimento che devo prendere perché altrimenti rischierei l’omissione d’atti d’ufficio. A questo punto, con le tutele esistenti, che senso ha proseguire l’iter per inserire il gruppo del Sassolungo nel patrimonio naturale dell’umanità che l’Unesco ha voluto per le Dolomiti? Lì le tutele sarebbero meno restrittive rispetto alla zona dove si trova lo Stevia, che è nel parco naturale Puez-Odle.”

Ferrata Sandro Pertini
FerrataPertini-1


Commento

Il 19 ottobre 2014 ricevo dall’amico Stefano “Stefan” Zanolli la seguente e-mail:
Ciao Alessandro… ti chiedevo una cosa se posso disturbarti, come avrai sentito in Vallunga (Selva Gardena) vogliono smantellare la ferrata Pertini! Smantellano perché da sempre c’è su un nido d’aquila che ogni anno fa i piccoli… e continua a farli, la ferrata non li disturba…!!! Solo che gli ambientalisti hanno fatto causa…e vogliono tirarla via entro quest’anno!!! Mi chiedo, è possibile fare qualcosa?
Ho parlato con Manuela, la moglie di Walter Nones, un caro amico: lui era d’accordo con la ferrata! Poi ho preso delle altre informazioni: inizialmente, anche Karl Unterkircher aveva sposato l’idea, poi però era stato Walter Nones a collaborare nella realizzazione, oltre ad altri come Giovanni Macaluso, o Mauro Bernardi…
Al CAI Bolzano non vogliono saperne… e allora mi rivolgo a te! I locali fanno fatica…!! L’unione fa la forza… se riusciamo a raggrupparci…
Sarà molto difficile, ma mi piacerebbe molto salvare questa ferrata, più che altro per rispetto alle persone che hanno messo cuore e tempo per farla… ma anche per la famiglia di Walter. Sarebbe un onore per me e per chi ci crede…”.

Il giorno dopo rispondevo a Stefano:
“Caro Stefan… ho letto con attenzione ciò che mi hai scritto. Mi rendo conto della tua amicizia per Walter e Karl (anche io ero amico di Walter, vedi http://gognablog.com/walter-nones/) e capisco bene il tuo desiderio che rimanga in piedi una loro idea, anche a loro ricordo.
Il problema è che, assieme ad altri amici e associazioni come Mountain Wilderness, sto mandando avanti da anni una manovra culturale contro le ferrate, a favore invece dei sentieri e della salita alle cime per le vie normali. A questo proposito ti prego di leggere http://gognablog.com/le-vie-ferrate/ e poi http://gognablog.com/ferrate-e-umilta/ e poi ancora http://gognablog.com/ferrate-e-liberta/.
Non posso e non voglio fare nulla, anche se ho grande rispetto per le idee contrarie alle mie e ovviamente per quelle degli amici che non ci sono più… ma lasciami dire che spero anche che forse, se fossero ancora vivi, potrebbero cambiare idea… Non volermene!

FerrataPertini-diedro

0
Ferrata Pertini addio! ultima modifica: 2014-12-18T07:30:49+00:00 da Alessandro Gogna

40 thoughts on “Ferrata Pertini addio!”

  1. 40
    MAURIZIO MOTTA says:

    Anch’io, come molti altri sono riuscito a percorrerla poco dopo la sua realizzazione.
    Ero solo, il resto della famiglia ancora a letto in albergo.
    La ricordo ancora oggi come una salita stupenda, in ambiente selvaggio, fatta “in punta di piedi” e con il massimo rispetto per la natura. Peccato non poterla più ripetere.

  2. 39
    Anonimo says:

    Sono più di 20 anni che faccio vacanza nelle Dolomiti estate e inverno ,i primi 10 anni in Val Babia fno a due anni fa in Val Gardena, ho visto l’evoluzione che riguarda soprattutto gli impianti di risalita:esempio,aumento portata oraria, tapirulan per non fare 30mt a piedi,questo dobbiamo giustificarlo per il turismo? E va bene!! L’altra cosa che volevo commentare è la funicolare del Rasciesa:avendo preso svariate volte il vecchio impianto anche con i bambini, era troppo più suggestivo e facile vedere qualche animale .Il sopra citato impianto domanda è UN’INCREMENTO per l’impatto ambientale e faunistico? Sono stato uno dei tanti che ha avuto la possibilità di salire la PERTINI e mi dispiace moltissimo di questa decisione

  3. 38
    Andrea Parmeggiani says:

    Cari Cristina/Blitz, forse mi sono spiegato male… Con il mio intervento non volevo fare la difesa a spada tratta della ferrata in tutto e per tutto, ma semplicemente riconoscerne gli indubbi meriti (secondo me): ovvero permettere di avvicinare – di tanto in tanto – alla montagna chi vuole fare qualcosa in più dei semplici sentieri ma che per motivi di tempo o di capacità non riesce a farlo con un percorso di avvicinamento all’arrampicata o all’alpinismo.
    E .. no Blitz .. Non mi riconosco nei 4 punti del vero ferratista!! 😉

  4. 37

    Ecco! L’unica strada è questa: che ognuno cerchi di dare il proprio contributo.
    Io insegno alla scuola primaria e sono anni che cerco di trasmettere ai miei alunni l’amore e il rispetto per la montagna. Sono certa che non tutta la semente andrà dispersa. In ambiente, invece, è più difficile. Siamo quasi sempre io e Angelo e spesso non incontriamo nessuno per tutto il giorno (il casco dentro il mio zaino non ci sta, ma non lo notano in molti!!! 😀 😀 :-D)
    Poi c’è il discorso conseguenze penali in caso di incidente (Guariniello docet!) che ha limitato le nostre frequentazioni a pochissime persone con le quali c’è, a prescindere, un ottimo rapporto di amicizia. Ogni tanto facciamo delle serate con proiezioni di immagini. Temi: luoghi della guerra in tanta di malora, scialpinismo senza cronometro, collezione di uscite sia alpinistiche che escursionistiche con il Berti in tasca (non me ne voglia Luca Visentini ma, terminato tutto ciò che è relazionato nei suoi libri, siamo stati “costretti a tornare al Berti!!! 😀 😀 :-D). Insomma: il seme noi proviamo a lanciarlo…
    Buonanotte!

  5. 36
    Anonimo says:

    Facciamolo Cristina, ognuno dal proprio posto, dalle piccole cose come non tenere il casco o i moschettoni inutilmente attaccati allo zaino, al comunicare l’utilità dell’ambiente selvaggio, facciamo l’elenco in campagna elettorale dei nemici dell’ambiente alpino, approfondiamo i livelli di conoscenza del territorio in quei luoghi nascosti e semplicemente meravigliosi, come sai ce ne sono tanti ma bisogna farli conoscere e frequentare con la giusta pratica, finiamo di eleggere dirigenti inutili che rispondono solo al proprio bisogno di visibilità e non si prendono mai responsabilità, ma anzi le rigettano sempre su altri. Possiamo fare molto se facciamo. A San Vito hanno appena aperto un ottimo ristorante due ragazzi che propongono novità ed innovazioni in cucina, sono continuamente boicottati, ma spero che riescano a continuare. Io porto scolaresche in luoghi solitari ed i turisti in posti poco famosi e mi sembra di fare tanto. Poi gli albergatori meglio che pensino ai menu ed ai letti…

  6. 35

    Ok, Gianfranco! Non avevo interpretato correttamente il discorso.
    Sull’argomento del turismo sono assolutamente d’accordo. L’avevo già scritto in precedenza. Chi comincia a frequentare la montagna, molto spesso, ha bisogno di essere istruito e guidato. Per due principali motivi: mancanza di esperienza e poca conoscenza dell’ambiente. Se queste persone venissero indirizzate in un certo modo, non ci sarebbero tanti pericoli per l’ambiente. Si tratta di educare! Lo si puo’ fare in tanti modi e lo possono fare tutti quelli che frequentano e conoscono una certa zona. Dev’essere un lavoro di squadra. Ma… molti operatori turistici, se gli fai un discorso del genere, ti lapidano! Una organizzazione come quella di Plan de Corones viene vista come la soluzione di tutti i problemi!!! Ho sentito con le mie orecchie una persona dire che, a causa della mancata realizzazione della nuova skiarea a San Vito di Cadore, la gente morirà di fame!!! Testuali parole! E ha anche avuto il coraggio di metterlo per iscritto, su un forum!
    Non vorrei essere troppo pessimista ma se non c’è un’azione comune, non possono ottenere dei grandi risultati. E mettere d’accordo tutti…
    Buona serata!

  7. 34
    Anonimo says:

    Acc…. dimenticato firma.
    Gianfranco Valagussa

  8. 33
    Anonimo says:

    Non mi sono spiegato bene. Grazie per il sig. Valagussa ma rimaniamo pure sul Gianfranco. Sono d’accordo. Parlare in generale è sempre difficile, non volevo assolutamente pretendere di conoscere il modo giusto di andare in montagna. Splendida la descrizione del ferratista ed allargabile anche a buona parte degli arrampicatori. Vediamo se riesco a farmi capire, sono d’accordo con la traversata delle Marmarole che pur essendo parzialmente attrezzata nelle quattro volte che l’ho percorsa per intero ho incrociato una volta un forestale alla conta dei camosci, ed un’altra una guida naturalistica con cliente al bivacco Tiziano, altre volte salendo alle cime centrali non ho incontrato anima viva. Ferrata Fiamme Gialle (Pelsa) su due volte mai incontrato nessuno. Attrezzature utili sono quelle lungo il sentiero che collega Chiggiato al Baion o la salita al Jou de la Tana. Rimango in veneto per spiegarmi meglio con Cristina. Non intendevo attrezzare le vie comuni per facilitare l’accesso ma bensi la discesa veloce per le vie di roccia più frequentate, ma possiamo lasciare perdere, non è un problema. Invece insisto, senza ripetermi, sull’ultima parte. Non possiamo continuare a pensare che tutto accade per magia, come la mano invisibile degli economisti del secolo scorso, le cose accadono per dei motivi precisi e secondo me, sulle questioni della montagna, è responsabilità degli alpinisti, istituzionali e non, di chi fa mercato (domanda/offerta) comunque. Il Veneto forse è messo meglio rispetto al Trentino perchè il Centro Cadore-Val Boite-Comelico non ha avuto bisogno negli anni del bum economico del turismo, basando la propria economia sulla produzione dell’occhiale (Cortina esclusa). Ma oggi è diverso. Tutti, operatori ed istituzioni, BeB e Hotel, CAI e sindaci, intervengono individualmente sulla risorsa turismo/ambiente e la mancanza di una direzione unitaria e condivisa corre il rischio di liberare forze che vanno nel senso opposto a quello del rispetto ambientale (eliski, gare, ferrate, ecc) . Per attività sportiva non in sintonia con l’ambiente intendo quella competitiva. Potrebbe essere questa area, a mio avviso, un campo di prova per una idea di turismo sostenibile (abuso anche io del termine per non dilungarmi troppo) che riesca ad essere accettato dai residenti ed in grado di soddisfare alcune domande di turismo ambientale. Non a caso citavo le istituzioni. Affrontare il problema ferrate oggi significa fare i conti con uno sviluppo turistico consolidato, diversamente se avessimo vinto la battaglia all’inizio, partendo dalla Roda di Vael o dalla Merlone. Oggi la situazione è questa e possiamo decidere sul futuro, smantellando quelle dannose e proponendo un modo alternativo, non tra di noi che siamo già convinti, ma verso i nuovi arrivati o i futuri. Cercando solidarietà contro l’eliski una volta mi sentii rispondere da un amico Guida: per fortuna che da noi non si fa. Il suo disimpegno sulla questione fu palpabile. Le Dolomiti sono di tutti, patrimonio dell’Umanità appunto. E tutti ne siamo responsabili. Io ci vivo e sono disposto ad ospitarvi per proseguire la discussione, magari passeggiando sui Brentoni o traversando il Tiarfin. Per capire quanto le istituzioni venete siano lontane dalle Dolomiti vi avverto che se passate dal Cadore i manifesti sul patrimonio unesco sono sbagliati, non corrispondono i nomi con i gruppi.

  9. 32

    Ciao Blitz!
    L’avevo letto quel tuo scritto! Ahahahahahahahah!
    Divertente. E, come tutti gli scherzi, contiene una verità. Se è stato coniato un termine nuovo, ferratista, significa che è diverso da alpinista e anche da escursionista.
    Sul discorso sport e alpinismo/escursionismo penso che ci debba essere una netta distinzione e che il praticare sport in quota non debba diventare una scusa per modificare l’ambiente.
    Mi rivolgo anche al sig. Valagussa a proposito delle frasi “ma anche di mancanti in alcune zone” e “oppure anche alcune vie comuni molto frequentate”. Per carità! Non scherziamo! Io naturalmente mi riferisco alle Dolomiti (l’ambiente che conosco meglio): come ho già scritto, di attrezzature ce ne sono anche troppe e bastano quelle. Se le vie comuni sono già molto frequentate, non vedo il motivo di attrezzarle. L’ambiente montano è molto fragile. Perchè facilitare il transito e portare sempre più gente in quota? È importante, invece, che ci sia un filtro per contenere la frequentazione di massa, che porta solo danni. Poi chi ha una grande passione non si fermerà davanti alle difficoltà e, comunque, troverà la sua strada. È un po’ come la Parabola del buon seminatore. Non tutti quelli che entrano in contatto con la montagna, continueranno a frequentarla: è normale ed è giusto così. Ognuno va per la sua strada. Le vie normali lasciamole così: quelli che hanno veramente passione, il modo di affrontarle lo trovano anche senza aiuti artificiali.
    Buona domenica!

  10. 31
    Blitz says:

    Gianfranco, secondo me prima ancora di discutere sulle motivazioni dell’ andare in montagna (che possono essere milioni diverse tra loro e tutte valide), bisognerebbe discutere su COSA si intenda per andare in montagna… e sul tuo quesito turismo/sport bisognerebbe capire dove sta il confine tra escursionismo + alpinismo e “sport puro”

  11. 30
    Blitz says:

    Andrea Parmeggiani,
    perdonami, e considera che la mia opinione vale quello che vale visto che tu ti consideri un alpinista medio mentre io mi considero un signor nessuno, però a mio avviso mi pare che tu stia facendo le cose alla rovescia, conoscere l’ ambiente di montagna non vuol dire sapersi tirare su per un cavo e poi magari non sapere neanche come mettere i piedi su un ghiaione o su due roccette due di numero non protette…
    Mi pare voler mettere il tetto senza le fondamenta, prima di farlo ferrare o arrampicare, insegnagli a percorrere i sentieri di avvicinamento, che talvolta sono più rognosi della ferrata stessa (eccezion fatta ovviamente per le ferrate fatte in stile adventure park)

    concludo l’ intervento proponendoti quanto ho pubblicato per scherzo alcuni mesi fa su un paio di forum di montagna, considera che di ferrate ne ho percorse parecchie e altrettante ne percorrerò, sempre intese come parte di un percorso piú ampio e mai realizzate fini a se stesse:

    IL VERO FERRATISTA

    Il vero ferratista indossa SEMPRE l’ imbrago, soprattutto in vicinanza dei rifugi o per la passeggiata in paese, in modo che tutti possano riconoscerlo ed esclamare, con invidiosa ammirazione, “WOW che figo, lui è un ferratista!”

    Il vero ferratista, quando si trova su sentieri normali, gira sempre con lo zaino mezzo vuoto ma il caschetto fuori a penzoloni, in modo che chi lo incontra sui sentieri o in rifugio possa riconoscerlo ed ammirarlo

    Al vero ferratista non importano l’ itinerario, la quota, l’ ambiente, basta che sia una ferrata

    Il massimo per il vero ferratista è una ferrata “impossibile” seguita da un rientro immediato e facile

    Quando due veri ferratisti si incontrano, fanno a gara a chi ha fatto la ferrata più tarzanesca

    Il vero ferratista, se fosse possibile, attrezzerebbe anche la parete di casa sua, tanto per stare in allenamento

    Per il vero ferratista la ferrata non è un semplice mezzo per raggiungere il fine dell’ escursione, ma è IL fine supremo

    se anche tu ti riconosci in almeno 4 di questi punti, BENVENUTO, sei un vero ferratista!

  12. 29
    Anonimo says:

    Scusa il ritardo BLIZ, ma sono in giro e solo oggi riesco a leggervi. Cedo che il miglior uso di questo blog sia proprio quello di confrontarsi sui grandi (secondo me) temi dell’alpinismo. Quello delle ferrate è sicuramente uno di questi. E se dobbiamo riempire pagine facciamolo pure. Importante è che serva a qualcosa. Proprio perchè sono convinto che i percorsi serviti con mezzi fissi di progressione sono un mezzo per raggiungere qualcosa sostengo che sicuramente ve ne sono di superflui ma anche di mancanti in alcune zone. Così come in arrampicata la via è la meta (ne sono ancora convinto) invece il sentiero attrezzato può essere un mezzo per una esperienza alpina. Si tratta di chiarirci su cosa e perchè fissando dei punti. Prima di tutto c’è una grossa differenza tra via ferrata e sentiero attrezzato. Per via ferrata intendo l’attrezzatura con cavi e gradini di una via di roccia verticale (es. ski18, marangoni, pisetta, bovero, varmost, e simili) altro invece le facilitazioni di percorsi anche lunghi e di ambiente, oppure anche alcune vie comuni molto frequentate. Attenzione parlo di facilitazione, non di sequenze infinite di cavi, cioè di due tre gradini, di un cavo per i metri necessari. Occorrerebbe un confronto sulle motivazioni dell’andare in montagna. Un approfondimento anche sulle proposte e sull’organizzazione generale dei sistemi turistici, discutendone con i “padroni” che sono quelli che costruiscono, attraverso le proposte e la loro organizzazione, la famosa domanda del mercato. Quindi tanto per fare i soliti nomi noti: il CAI, le Guide Alpine, i Consorzi Turistici, le Istituzioni. Per fare un esempio in Veneto l’assessore allo sport ha dichiarato di aver speso per ripristino e promozione sentieri alpini due milioni e 100 in cinque anni. Primo quesito: l’assessore allo sport? e quello al turismo che fà? Per essere ammessi al corso di Accompagnatore di Media Montagna (sempre settore sport) bisogna percorre un dato dislivello in un tempo prestabilito e fa punteggio per l’ammissione. Ma non è una guida soprattutto per la cultura alpina? Nella montagna veneta vengono organizzate una media di tre gare settimanali invernali tra sci e ciaspe da istituzioni, cai, soccorso alpino. Perchè i consorzi turistici non promuovono gite per le famiglie alla scoperta dell’ambiente invernale? Nel periodo invernale le famose settimane didattiche organizzate dalle scuole si trasformano in settimane bianche per provare tutti gli sport invernali. Lo so, lo so è un lavoro lungo ma quando partiamo?
    Gianfranco Valagussa

  13. 28

    Sono un’alpinista medio/bassa (165 cm) e quando ho voluto conoscere la montagna ho smesso di andare a fare ferrate. Punti di vista…

  14. 27
    Andrea Parmeggiani says:

    Mi permetto anche un commento aggiuntivo: sono alpinista medio, ora per motivi di famiglia vado a fare scalate solo con guida… Ma ora che ho 3 bambini piccoli, uno di 9 anni lo ho portato in falesia per fare qualche primo tiro e… a fare la ferrata dei Colodri per fargli conoscere l’ambiente “di montagna”: La ferrata secondo me è il metodo più semplice per introdurre qualcuno all’ambiente della montagna… Non tutti hanno il tempo e la capacità di arrivare a fare scalate con corda e rinvii… E la ferrata è un ottimo compromesso.

  15. 26
    Andrea Parmeggiani says:

    La risposta di Carlo Donzella riassume benissimo secondo me il punto della faccenda… 🙂

  16. 25
    Blitz says:

    Hahaha Cristina avevo paura che gli altri non capissero 😀 😀 😀
    Cmq la prossima volta ti butto volentieri qualche “venetata” 😉
    Buon Natale anche a te 🙂

  17. 24

    Grande Blitz!
    Pero’… Ma come? Io scrivo “un par de bae” in veneto (pur essendo emiliano-romagnola) e tu me lo vai a tradurre in italiano??? 😀 😀 😀 😀 😀
    Buon Natale!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

  18. 23
    Blitz says:

    Pier, perdonami ma qua non si tratta di “talebani”, io per primo ho percorso molte ferrate con estrema soddisfazione ma certi percorsi senza senso li smantellerei immediatamente…
    Purtroppo questo “vespaio” attorno alle ferrate nasce anche dal fatto che la loro percezione ed il modo di affrontarle sono stati distorti negli anni:

    -1′ Guerra Mondiale: le ferrate erano un MEZZO per raggiungere il fine di collegare tra loro postazioni altrimenti difficilmente raggiungibili

    -Dopoguerra: le ferrate erano la messa in sicurezza di un tratto di sentiero -vedi la Vandelli o la Santner- e da esso imprescindibili (chi vuole fare la Vandelli deve mettere in conto almeno una giornata se non addirittura l’ anello completo del monte in 2 giorni, e non un comodo su e giuù come nelle ferrate moderne) o di una via di salita: erano quindi un MEZZO per raggiungere il fine di arrivare in cima o completare una traversata

    -Oggi: le ferrate sono diventate IL FINE stesso dell’ uscita, a prescindere da dove si trovano, dal panorama, dall’ ambiente, dalla quota, dalla storicità del percorso… l’ unica cosa che importa della ferrata odierna non è dire “ho fatto il tale giro, che cinema di posto” ma bensí “ho fatto la tale ferrata, sai che muscoli!”
    Questa distorsione ha provocato la nascita di tutte le porcherie moderne che seguono appunto questi criteri.

    Fatta questa premessa, e aggiungendo che come te vengo dalla città quindi il mio tempo per fare esperienza di montagna è limitato come il tuo:

    1. Purtroppo è vero, il 95% di chi percorre le ferrate ragiona come all’ ultimo punto che ti ho elencato, non sanno distinguere una montagna da un parco avventura e, quindi, non sanno neanche come affrontare l’ ambiente:
    -se niente niente l’ avvicinamento alla ferrata (o il rientro) è leggermente smottato son pure capaci di ammazzarsi perché non in grado di fare due passi sul leggermente marcio senza essere legati
    -se niente niente sono ad alta quota e gli cambia il tempo buttando in neve, ci restano assiderati (e non esagero visto che è successo anche questa estate)

    2. Ci sono tante cose che richiedono preparazione tecnica, fisica e mentale… il discorso è sempre il solito: il FINE dell’ uscita

    3. Tutta sicurezza sto paio di balle (perdonatemi il francesismo): fatti spiegare dai tecnici presenti, tipo Alessandro Gogna o Stefano Michelazzi, che sberla si prendono il tuo corpo e le tue attrezzature con una caduta da ferrata…
    Io non sono un alpinista né tantomeno un “talebano” ma ti assicuro che a me le emozioni e le soddisfazioni me le danno l’ ambiente in cui mi trovo ed i panorami, a prescindere dal fatto che io stia percorrendo una mulattiera, un ghiaione, una cengia o una ferrata
    PS mi muovo sempre in solitaria
    PPS per fare qualcosa di atletico basta andare in palestra indoor, non serve fare kilometri 😉

    4. Il mondo è bello perché è vario, fregatene

    “a me le ferrate piacciono: mi hanno dato tanti sogni, soddisfazioni, momenti di solitudine infinita ed ebrezza sportiva, opportunità di vedere da vicino pareti mitiche, animali che solo in foto…spero continuino a vivere, ad esserci, adare a tenti la possibilità di sentire per la prima volta la carezza di una parete e di innamorarsi della roccia.”

    torniamo al grande equivoco di cui parlavo all’ inizio: ferrate intese come fine e non come mezzo

  19. 22

    Caro Pier, mi sembri un po’ agitato. Rilassati!
    1) Di norma, nessuna parete mi fa ridere. Quelle coperte di scale e fittoni, semmai, mi fanno piangere…
    2) Bene!
    3) “in tutta sicurezza” un par de bae!!! La sicurezza assoluta in montagna non esiste! Neanche in ferrata! (i numerosi incidenti, anche mortali, che avvengono ogni anno testimoniano cio’!)
    4) Ma cosa ti importa di cosa pensano gli altri? Vai per la tua strada e stai sereno! Se andiamo avanti così con l’antropizzazione, non sei certo tu che rischi la rieducazione!
    Stai tranquillo e, mi raccomando, non buttare via il set da ferrata!!!
    (scusa per i troppi punti esclamativi: ma, sai com’è… fanno parte della punteggiatura della lingua italiana e hanno un loro significato.)
    Ciao!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

  20. 21
    pier says:

    1.”il 95% non si alzerebbero nanche di 5mt senza ferri…”: ma chi ve l’ha detto, come lo sapete, con quale presunzione di verità scrivete ste cose?). vivere e frequentare la montagna vi distorce la visione: per chi è di pianura e cittadino, una parete che a voi fa ridere può diventare invece una grande sfida, anche se attrezzata.
    2. molte ferrate sono tecniche, difficili,. lunghe e richiedono preparazione mentale e fisica per nulla banali
    3. permettono a chi va in montagna da solo, per es, di poter fare qualcosa di appagante, sportivo e un pò fuori dalla norma in tutta sicurezza
    4. e poi un classico di quelli che chiamo i talebani della montagna: “le ferrata non sono VERA montagna….le VERE dolomiti…” caspiterina! accipicchia! perbacco! (i punti escalmativi…i talebani li amano tanto, li mettono anche nei saluti)
    Ci sono sempre, nei forum di montagna, i depositari dell’ASSOLUTO, persone per le quali l’unica idea di montagna valida è la loro, persone che manderebbero in campi di rieducazione (metafoiricamente, intendo) chi la pensa in maniera diversa da loro (sulla montagna). persone che, all’estremo, si sentirebbeo quasi le uniche legittimate ad andarci (ma non lo possono confessare, sembrerebbe arroganza), ma siccome c’è pure la massa, beh, sai che c’è, allora rieduchiamola alla VERA montagna: quindi butta via il tuo set ferrata!vai per sentieri solo se verniciati bene e poco! etc etc etc

    a me le ferrate piacciono: mi hanno dato tanti sogni, soddisfazioni, momenti di solitudine infinita ed ebrezza sportiva, opportunità di vedere da vicino pareti mitiche, animali che solo in foto…spero continuino a vivere, ad esserci, adare a tenti la possibilità di sentire per la prima volta la carezza di una parete e di innamorarsi della roccia.

  21. 20
    Blitz says:

    Cristina, chiamiamoli ferrate, chiamiamoli percorsi alpinistici attrezzati, l’ importante è che ci siamo capiti 🙂
    PS d’ accordissimo anch’ io che bastano e avanzano quelli che già ci sono!

    Gianfranco, il tuo intervento potrebbe essere la base di partenza per una bella e lunga discussione su cui ci sarebbero da scrivere pagine!

  22. 19

    Per Blitz
    Quelli che citi tu, più che ferrate, sono percorsi alpinistici attrezzati. Niente in contrario a patto che non ne facciano altri. Bastano e avanzano quelli che ci sono!
    Buona domenica!

  23. 18
    Anonimo says:

    Sono d’accordo con te Bliz, anzi spero di non offendere nessuno se mi permetto di andare oltre. Probabilmente quello che pesa di più sull’ambiente non è la ferrata in se ma la sua frequentazione. Il fatto è che insieme ad un sistema economico-turistico legato allo sviluppo in scala di fatturato e utile corrisponde una diminuzione numerica della richiesta del prodotto montagna di massa. Le ferrate brevi e piu o meno sportive attirano una tipologia di turista che si porta dalla pianura, antropicizzata ed industriale, una domanda consumistico-competitiva che trova risposta in queste pratiche. Vado oltre ancora. La stessa cosa per eliski, motocross e anche se farò arrabbiare qualcuno aggiungo la Guida Alpina che porta il cliente sul monotiro in falesia o alle 5 torri o la guida ambientale naturalistica che accompagna la scolaresca al museo, pratiche che mettono l’educazione e la conoscenza ambientale lontane dall’esperienza alpina. Potrei ampliare l’elenco di “percorsi attrezzati utili” come la traversata delle Marmarole o fare proposte diverse come proseguire con l’attrezzatura dei Clap. Tutte realizzazioni con limitatissimo impatto, in ambienti semi selvaggi, talmente naturali che non sono appetibili per la speculazione economica e che riceverebbero un minimo impatto. Se spalmiamo sul territorio orizzontalmente e qualifichiamo la frequentazione forse salveremo anche i gruppi dolomitici che oggi sono pericolosamente assaltati dal turismo di massa con le sue regole consumistiche.
    Gianfranco Valagussa

  24. 17
    Blitz says:

    Cristina, ripeto, non sono 100% d’ accordo con te…
    Avevo letto tutti i tuoi commenti, e infatti mi pare di capire che tu smantelleresti tutte quelle che non sono “belliche”, io invece terrei anche quelle “non belliche” ma che hanno un senso diverso dal mero “fare ferrata”, quelle che io definisco “ferrate non da ferratisti”, quelle cioè che non sono fini a se stesse come una M4 o una 18, bensí parte integrante di un qualcosa di più ampo respiro, tipo le Bocchette che ti permettono una traversata fenomenale, o la Fiamme Gialle sulle Pale che poi ti “obbliga” a tornare giù o per un sentiero alpinistico -Vani Alti- o per un sentiero da capre -Scaletta + Forc. Mughe- (e infatti il gestore del Rif. Treviso mi diceva che ci va pochissima gente su quella ferrata) o la Vandelli, che la fai solo se intenzionato a fare una traversata (o l’ anello del Sorapiss)…
    Queste, seppur non ferrate “belliche”, non le ritengo una violenza o uno svilimento della montagna, ma le ritengo un mero “passaggio” di un giro “ad ampio raggio” né piú né meno che una cengia, o l’ attraversamento di un ghiaione…

    Sono invece d’ accordissimo quando dici che il 95% dei ferratisti non farebbe un metro senza ferri, e infatti non li trovi sulle ferrate che ho indicato sopra ma solo sulle scimmiate tipo la 18 o su altre che, pur permettendo giri di ampio respiro, hanno anche la possibilità di un ritorno rapido…

    Per quanto riguarda i resort… secondo me si tratta di una faccenda più complessa e che andrebbe trattata a parte, sintetizzando stringi-stringi direi che comunque preferisco le stazioni sciistiche ai fondovalle trasformati in periferia industriale (in alcune zone diventate poi cimiteri-industriali causa crisi dell’ occhiale) come è stato fatto da Longarone in su…

  25. 16
    Renato Montrucchio says:

    Non ci sono stato e certo adesso non ci andrò. Dirotto su Belluno, Cortina ecc…

  26. 15
    virgy says:

    Anche se non amo e non percorro le ferrate, questa è la MIA ferrata, per tanti motivi……(vedi terza foto)
    Percorsa più volte, molto bella, quasi sicuramente piaceva anche alle aquile (ih ih), infatti hanno sempre nidificato!
    Condivido i post di Stefano Michelazzi e di Manuela Sparapani Nones.
    Buona serata.

  27. 14

    Perfettamente d’accordo con Alberto. E aggiungo: anche i sentieri letteralmente presi a secchiate con la vernice…
    E che dire delle vie normali verniciate da misteriosi (?) personaggi?

  28. 13
    Alberto Benassi says:

    anche certe vie di scalata attrezzate a spit anche se manca il cavo sono delle vere e proprie vie ferrate e contribuiscono a banalizzare la montagna e l’arrampicata.

  29. 12

    Leggere bene e tutti i commenti degli altri sarebbe buona cosa prima di scrivere, caro Blitz. La Strada degli Alpini, la Dibona, la Renè De Pol e altre di origine storica sono percorsi molto belli e interessanti. In ogni caso, comunque, quando parlo di scorciatoie non mi riferisco alla lunghezza dei percorsi o alla fatica che si fa. Mi riferisco al fatto che, se non ci fossero le attrezzature, il 95% delle persone che abitualmente frequentano le ferrate, non si alzerebbero di un metro da terra! Scorciatoie in questo senso. E violenza alla montagna che viene banalizzata e ricoperta di ferraglia. Violenza come una nuova pista da sci, come un nuovo mega impianto di risalita, come un megaresort a 2000 m.
    Violenza comunque, anche se la ferrata si “vede” meno della stazione a monte della mega funivia. Durante la guerra avevano bisogno di adattare i collegamenti in quota per sopravvivvere e hanno realizzato percorsi straordinari che è giusto mantenere. Oggi non è più necessario.
    E invece qui leggo che, tolta una ferrata, pensano già ad un percorso alternativo, magari attrezzato anche quello! No! Non ci siamo proprio! L’uomo deve adattarsi alla montagna e non il contrario!!!
    Buon pomeriggio

  30. 11
    Blitz says:

    Pur non essendo dispiaciuto dallo smantellamento di questa ferrata (e mi farebbe piacere se la seguissero anche la M4 o la 18 tanto per citarne due…) sono completamente in disaccordo con Cristina quando dice che
    “Sono luna park per turisti che vorrebbero “staccare” ma poi pretendono di trovare in montagna le stesse “comodità e scorciatoie” che ci sono in città!”
    Forse questo vale per le 2 ferrate che ho citato, e per qualche altra, ma ci sono tante ferrate che di “comodità e scorciatoia” non hanno un bel niente, anzi sono inserite in giri molto lunghi (es. la Berti e la Vandelli sul Sorapiss) o impongono rientri magari più impegnativi della ferrata stessa (mi viene in mente la Fiamme Gialle sulle Pale) quindi non capisco questo accanimento a 360°…

  31. 10
    Luca Bertollo says:

    Frequento da molti anni le Dolomiti e spesso, da solo o in compagnia, ho salito ferrate, occasione per fare ginnastica in sicurezza godendo della straordinaria natura circostante. Sono in linea di principio d’ accordo sull’ assunto di base: le montagne è meglio frequentarle con consapevolezza – dei propri limiti fisici e capacità tecniche e nel rispetto dell’ambiente – muovendosi su terreno naturale. Farei però un’ eccezione, a favore della loro “sostenibilità” ambientale, per quelle ferrate o più spesso sentieri attrezzati, che ricalcano percorsi già tracciati e utilizzati durante la Grande Guerra dai belligeranti (pensiamo, solo per citare, ad alcuni percorsi nel gruppo del Cristallo o nelle Dolomiti di Sesto); in queste occasioni il godimento dell’ ambiente si affianca anche a sollecitazioni, per chi voglia coglierle, storiche e culturali in senso lato che certamente rappresentano un valore aggiunto.
    Mai salita la Pertini, pur avendone avuta occasione più volte… la Vallunga continuerà ad essere il gioiello che è, meglio nei momenti di minore affluenza turistica. Per quanto mi riguarda ogni volta, in quella meraviglia, il pensiero corre a un grandissimo dell’ alpinismo che lì cessò di vivere.

  32. 9

    Ringrazio Alessandro per aver riportato le parole di Manuela. Rispetto questa opinione anche se non posso non dissentire sul fatto che le ferrate non sono esenti da schamazzi, urli e sporcizia un po’ ovunque. Per me comunque è un discorso di educazione. Ritengo che non sia necessariamente ciò che impatta di più ad essere più devastante. Sul discorso del turista che chiede sempre di più ho una mia opinione che mi ha procurato insulti in tante occasioni: sono stati proprio i valligiani a rinuncuare ad educare il turista alla montagna. Hanno preferito costruire caroselli sciistici infiniti, alberghi a 18 stelle in quota, impianti sempre più moderni…e strutture artificiali che agevolano la “scalata” e permettono di superare difficoltà altrimenti non affrontabili dalla maggior parte di chi ne fruisce: le ferrate. Per carità: bisogna pur mangiare, però, poi, non esageriamo!!! All’inizio niente di male: rifacimenti di percorsi di guerra dove molte persone hanno potuto toccare con mano e farsi una minina idea di quello che han passato quei disgraziati che erano lassù in guerra, apprezzando anche l’ingegno di certe strutture. Ma poi… Ne cito solo alcune: la Pazzetta, la Sci 18, la Fantastci 4, la Merlone!!! E potrei andare avanti ma ho già mal di pancia.
    Basta! Lasciamo qualcosa anche per quei pirla che amano amnazzarsi di fatica, dormire nei landri e trovare il meno possibile segni del passaggio dell’uomo. Posso capire i sentimenti personali, ma per una volta che corde fisse e scale vengono portate via io, sinceramente, sono solo contenta.
    Spero di non aver ferito o offeso nessuno con queste mie considerazioni.
    Per me, lo ripeto, è semplicemente una questione generale di educazione. Non entro nel merito di chi ha realizzato e perchè. E devo ringraziare le ferrate: a vent’anni, quelle della mia zona, le ho percorse tutte provando sempre più disagio e ho capito che ero fuori posto. Da que molmento mi si è spalancato davanti un mondo meraviglioso!!!
    Buona giornata!

  33. 8
    Alessandro Gogna says:

    Riporto da Facebook il commento di Manuela Sparapani Nones (davvero scritto con il cuore)
    Ciao Alessandro
    Rispetto per quanto scrivi scusami se ti rispondo qui ma il mio commento è troppo lungo e non riuscivo ad inserirlo nel blog..
    Ho letto l’articolo e il commento di Stefano Zanolli e lo ringrazio per aver preso a cuore la vicenda e per l’interesse dimostrato ma desidero fare una precisazione. Walter prestava servizio presso il Centro Addestramento alpino Carabinieri di Selva di Val Gardena dove il Presidente Sandro Pertini aveva più volte soggiornato. Gli ideatori della ferrata desideravano coinvolgere nella realizzazione della ferrata anche il Centro Addestramento per onorare la memoria di Sandro Pertini. Fu così che scelsero Walter e Giovanni che in quel periodo erano liberi da corsi di aggiornamento e addestramento. Walter è sempre stato dell’idea che si debba preservare il territorio ma in questo caso si è trovato di fronte ad una scelta dovuta non certo voluta in quanto in servizio.( di questo non avevo parlato con Stefano)
    Anch’io sono fermamente convinta che la conservazione del nostro territorio sia molto importante perchè è l’eredità che lasciamo ai nostri figli, la Pertini però ha per me un valore affettivo era un luogo che i miei bambini potevano toccare con mano dato che viviamo in Vallunga all’entrata del Parco Naturale Puez Odle e vi posso assicurare che tra tutti gli impianti costruiti per dilettare il turista sia estivo che invernale era di certo il meno invasivo. La nostra Aquila e i falchi continuano a nidificare e ad osservarci dall’alto, i caprioli in autunno (periodo in cui la ferrata era più frequentata ) brucavano l’erba tranquilli vicino casa, la volpe passa ancora ogni sera verso le 11 davanti alla mia porta. Credo che a spaventare gli animali siano piuttosto la gente che schiamazza lungo i sentieri o le masse che fanno picnic selvaggio nelle aree del Parco o i rampichini che sfrecciano da tutte le parti o piuttosto le cariche che fanno esplodere per mettere in sicurezza le piste che a volte mi pare di essere in guerra.Io in cima allo Stevia dove arriva la ferrata vado spesso con i bambini, potrà sembrare un paradosso ma lo trovo un luogo istruttivo e che fa riflettere. E’ una finestra che si apre sulla nostra realtà,se guardi in basso, da una parte vedi la vita frenetica di tutti i giorni, il traffico, gli impianti, la gente che corre e senti lo stress, se invece volgi lo sguardo dall’altra verso la Vallunga vedi un piccolo angolo di paradiso dove sembra quasi che la vita si sia fermata. Ecco io credo che in molti che hanno salito la Pertini si siano fatti delle domande.
    Perché dunque tanto accanimento verso la ferrata e non guardiamo al contesto in cui è stata costruita?
    Al giorno d’oggi le zone turistiche se vogliono sopravvivere devono avere impianti di risalita all’avanguardia, cannoni che sparano neve 24 ore su 24, rifugi super belli, alberghi a mille stelle,bacini di raccolta acque che stravolgono il paesaggio.Lavoriamo tutti grazie al turismo ma il turista pretende sempre di più e le nostre montagne purtroppo spesso passano in secondo piano.
    Credo che prima di tutto debba cambiare e crescere la coscienza della gente nei confronti dell’ambiente per salvare ciò che è ancora salvabile.
    Addio ferrata Pertini magari potevi ancora insegnarci qualcosa.

  34. 7

    Ma dove sono tutti questi bus carichi di turisti? Perchè io, che giro solo sulle Dolomiti (anche perchè, GRAZIE A DIO, pur non essendoci nata ci abito), non incotro mai nessuno… Non è che, per caso, sbagliate itinerario? Cambiate aria e cominciate a frequentare le vere Dolomiti! E spariranno tutti!
    Cercate la”dimensione ambiente montagna”? Lasciate stare le ferrate!
    Notte!

  35. 6

    bo? per fortuna sono riuscita a farla prima che decidessero di smantellarla era molto bella, peccato non ci andrò più! se posso dire la mia al riguardo mi preoccuperei più della mole di bus carichi di turisti che arrivano al parcheggio ad una certa ora! passando a piedi di lì sembrava di essere a Rimi! chiasso, immondizie abbandonate non è molto positiva la cosa per tutti ne per gli animali ne per chi cerca la dimensione ambiente montagna!

  36. 5

    Non è solo l’impatto che conta.È chiaro che un impianto di risalita è più invasivo di una ferrata. Ma le ferrate sono diseducative, danno un’idea distorta e falsa della VERA montagna!
    Fatevene una ragione: la vera montagna e le ferrate non hanno nulla in comune!
    Sono luna park per turisti che vorrebbero “staccare” ma poi pretendono di trovare in montagna le stesse “comodità e scorciatoie” che ci sono in città!
    Buonanotte!

  37. 4

    Quando tutte, ma proprio tutte le porcate immani che si vedono in montagna (a partire dagli impianti di risalita alle altre infrastrutture) saranno rimaste allora, forse, si potrà pensare alle ferrate. UN SOLO IMPIANTO DI RISALITA CON LE SUE PISTE DA DISCESA E’ PIU’ DETURPANTE DI TUTTE LE FERRATE DELLE ALPI MESSE ASSIEME. Lo dico da sciatore e da escursionista. Demolire questa ferrata è un atto di insensato fanatismo.

  38. 3
    Rel says:

    Ci ha ragione il Mikelazzo, ci ha ragione.

  39. 2

    Mi trovo completamente in accordo con la risposta che Alessandro ha inviato a Stefano Zanolli.
    Nido o meno, le ferrate sono diseducative (e tante altre cose negative, ma questo è il termine che preferisco per definirle) e se il risultato è smantellare, qualsiasi “scusa” va bene!
    Certo che leggere: “Abbiamo combattuto fino all’ultimo per impedire la demolizione, perché privarsi della ferrata dello Stevia è un brutto colpo per l’immagine del territorio.” è sconcertante…
    “Studieremo un altro tracciato, ma non sarà la medesima cosa”: questo, invece, è angosciante! Speriamo di no!
    Comunque: una in meno!
    Buona serata!

  40. 1

    Tra tutte le ferrate che si potrebbero smantellare e che realmente danno fastidio per la nidificazione si è scelto di eliminare proprio questa che per le sue caratteristiche era la meno invasiva… Non invadeva alcun percorso storico, all’ingresso di una valle lunga 2 ore di cammino, in un ambiente che a nessuno verà mai in mente di scalare in maniera diversa con caratteristoche da pedemontana dove aquile ed altri uccelli hanno tutto lo spazio per nidificare tranquillamente, cosa che fanno regolarmente indisturbati, non a caso le perizie del comune che hanno ampiamente dimostrato questo fatto.
    Allora perché?
    Aldilà di un sentimento che considero giusto nei confronti dell’urbanizzazione selvaggia della montagna, qui scadiamo in ben altri motivi che ovviamente portano, anche qui giustamente, il sindaco a dire che bastava farla nel territorio UNESCO e nessuno avrebbe detto alcunchè, come si è già visto.
    Una vittoria? Sì ma di Pirro…!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *