Flash di alpinismo 2

Flash di alpinismo
Citazioni, impressioni e immagini – parte 02 (2-13)
di Massimo Bursi

Umiltà
I xe superiori. Qui bisogna imparare di nuovo a rampegar (Renato Casarotto durante uno stage di arrampicata in Inghilterra alla fine degli anni ’70).

Quando Casarotto e gli altri italiani, tutti validi e fortissimi scalatori, si confrontarono con gli scanzonati climber inglesi, sulle lisce falesie britanniche, penso che abbiano vissuto un fortissimo shock.

Succede sempre così nei momenti di discontinuità: sul lavoro, in politica, nella vita e anche nell’alpinismo.
Tu pensi di essere un riferimento, pensi di essere fortissimo perché scrivono gli articoli su di te, ti chiamano in conferenze celebrative e ricevi tante patacche.
Fai parte di un mondo autoreferenziale che ti riconosce.

Il mondo va avanti e un giorno ti confronterai con un gruppo di ragazzini in scarpette, molto allenati, molto motivati e molto coraggiosi e legandoti in cordata con loro vedrai che non riesci a salire dove loro salgono ridendo.
Loro non riescono bene a capirti. Tu sei l’accademico, tu sei quello con il ricco curriculum, tu conosci tutte le montagne del mondo, ma lì su quelle umide scogliere non sei nessuno.

Renato Casarotto, molto umilmente, capì che c’era molto da imparare da quegli scalatori superiori non certo per titoli accademici. E imparò velocemente e bene.

Non aver paura di imparare dal ragazzino. Abbi l’umiltà di vedere in lui il ragazzo che eri tu. I veri grandi si riconoscono anche per questo.

Peter Boardmann in arrampicata su una falesia inglese durante lo stage italiano fine anni ’70. Gianni Battimelli fotografa e racconta sbalordito le gesta di un giovane Peter Boardmann che vuole portare ad arrampicare gli amici italiani sui passaggi più impegnativi attrezzati secondo la rigida etica ingleseFdA2-fotodel2-1

Vero viaggio
L’unico vero viaggio verso la scoperta non consiste nella ricerca di nuovi paesaggi, ma nell’avere nuovi occhi (Marcel Proust).

Mi è capitato di arrampicare in falesie che conosco da trent’anni e “scoprire” appigli laddove trovavo sempre liscio. Certe giornate riesco a vedere nuove linee di salita in mezzo a una selva di vie già esistenti. A volte “vedo” un passaggio sulla roccia dove i miei amici pensano che non ci sia più nulla da esplorare.

La cosa incredibile è che lo stupore di queste scoperte avviene sulle rocce dietro casa. Non c’è bisogno di girare il mondo per trovare nuovi paesaggi. Non è necessario acquistare un biglietto aereo e cambiare continente.

E’ importante svegliarsi bambini e guardare il mondo con occhi diversi. Quello che ci oscura la mente e la vista è percepire la realtà sempre uguale a se stessa. Ed è quello che ci succede quando viaggiamo e non riusciamo a vedere nulla se non il vuoto che abbiamo dentro.

Amico non snobbare le pareti dietro casa poiché la vera avventura non si trova fuori ma si trova dentro di te.

Wolfgang Güllich, fotografato da Heinz Zak, in arrampicata sullo spigolo di Edge Love in InghilterraFdA2-fotodel2-2
Gli inglesi ci hanno insegnato a valorizzare ogni più piccola asperità rocciosa. Costretti a convivere in un’isola senza grandi montagne, hanno scoperto ogni singola piccola falesia dove hanno praticato un’arrampicata estrema cercando di non rovinare la roccia con troppi chiodi o spit. Gli inglesi ci hanno insegnato a trovare l’avventura dietro casa.

Non seguiteci!
Domanda – Ha dovuto prepararsi psicologicamente per vie come quella della Dawn Wall su El Capitan?
Risposta – No, prepararmi psicologicamente no, bere meno sì
(Warren Harding).

Arrampicata e vino, uno strano rapporto. Onestamente ho trovato pochi scalatori che non amassero dividere un bicchiere di vino con me. Gli astemi, i sempre-a-dieta, i climber da prestazione sono pochissimi e molto tristi.

E’ vero l’alcol ingrassa e ti toglie lucidità. Con un po’ di vino riesci a socializzare più facilmente e puoi toglierti la tensione, scaricarti psicologicamente. Quando arrampichi ad alto livello non puoi essere sempre carico come una molla. Il vino e la birra possono servire per abbassare la tensione. E’ un piacere!

Alla fine della tua scalata assolata, con il tuo compagno di cordata desideri condividere una birra al vicino rifugio, una birra che suggelli la fine delle grandi difficoltà, la fine della discesa costituita da pericolose e incognite corde doppie su un terreno un po’ infido.
“Quando saremo fuori da questo viscido camino ci berremo una bella birra” mi disse un compagno in parete. Quanto è bello perdere un po’ di lucidità e autocontrollo dopo una scalata.

Amici, non seguitemi mi sono perso, nell’abisso buio.

Manolo in arrampicata alla Spiaggia delle Lucertole (Lago di Garda) sulla via Non seguitemi mi sono perso. Sebbene Manolo sia un mago su queste incredibili placche di bianco calcare non dobbiamo pensare che sia un guru pronto a dare risposte a ogni nostra domanda di vita. Forse si è perso anche lui, forse si nasconde, forse non vuole essere seguitoFdA2-fotodel2-3

Rubare il mestiere
Caro ragazzo, se stai iniziando ad arrampicare, fallo con gente esperta e che sappia trasmettere la passione vera, stai dietro loro da secondo, ruba con l’occhio ogni loro minima azione, spingi te stesso a migliorare e buttati a studiare le guide con le relazioni delle vie. Soprattutto allenati alla grande in falesia e fatti scaltro come una faina con tutti i trucchetti del mestiere. Sempre se la tua passione è principalmente la montagna, sappi che il vero spit è nella tua testa.
Una Cassin al Badile oppure un diedro Philipp un giorno ti potrebbero capitare nella vita e potresti anche divertirti moltissimo.

Questi sono consigli spiccioli che qualcuno ha dato su internet a un ragazzo che si stava appassionando alla nobile arte. Ho avuto il privilegio, la fortuna di avviare due figli all’arrampicata estrema e mi sono divertito tanto. Ho cercato di trasmettere molto, ma ho anche ricevuto tantissimo, sia io che il mio compagno, quest’ultimo in veste di tutor alpinistico dei due piccoli. Ora sono completamente svezzati anche se mi piace l’idea di poter insegnare loro ancora qualche trucchetto imparato negli anni.

L’arrampicata è un’arte che si impara con il tempo mescolando fatica, tecnica e allenamento. Se qualcuno ti insegna, tu progredisci a vista d’occhio, anzi “a vista”. E’ bello trovare un maestro a cui ispirarsi, è bello poter trasmettere il tuo bagaglio a qualche discepolo. E’ bello costruire un gruppo di amici cementato attorno alla grande comune passione.

Oggi poniti l’obiettivo di insegnare almeno un passaggio di boulder a un giovane allievo che ti osserva silenzioso.

Celebre scalatore su un celebre boulder: John Bachar che prova Midnight Lightning al Camp 4 in Yosemite Valley. Fuori dall’obiettivo fotografico un ragazzino regge un registratore con i Led Zeppelin a volume discreto, così narra Alessandro Gogna in queste sue fotografie durante uno dei primi viaggi italiani a YosemiteFdA2-fotodel2-4

Leggeri
La misura delle difficoltà che un alpinista può con sicurezza superare in discesa senza l’uso della corda e con l’animo tranquillo, deve rappresentare il limite massimo delle difficoltà che egli può affrontare in salita (Paul Preuss).

Difficile aggiungere un commento originale a una dichiarazione così ieratica che Paul Preuss fece all’inizio del secolo scorso. Paul Preuss, il grande cavaliere dell’alpinismo, professava un alpinismo etico, nobile e puro senza alcuno spazio ai compromessi. Mi piace guardare l’elegante parete est del Campanile Basso e pensare che nel luglio 1911 quest’uomo salì e discese questa parete vertiginosa e assolutamente verticale, senza corda e senza chiodi.

Una vita senza compromessi, un uomo che se ne è andato in silenzio scomparendo da solo mentre arrampicava su una montagna in solitaria. A distanza di oltre cent’anni le sue teorie sono ancora valide e Preuss rappresenta un filone di pensiero decisamente intransigente che poi è stato ripreso da Reinhold Messner, Enzo Cozzolino e altri amanti della super-libera integrale.

Quando arrampico e trovo la via facile e superchiodata mi sento un po’ Preuss, ma quando la trovo poco chiodata allora comincio a non sopportare Preuss e i suoi emuli. Preuss è stato quello che ha iniziato le nostre lunghe infinite discussioni sullo spit-si o spit-no: discussioni che hanno occupato libri, pagine di riviste, infinite catene di messaggi sui forum di internet.
Non abbiamo ancora trovato la soluzione, chi propende per lo spit, chi lo rifiuta categoricamente, chi fa i distinguo.

Alla fine osservo che tutti si divertono anche sulle belle vie piene di luccicanti spit e in tanti dobbiamo ringraziare quei cirenei che hanno speso tempo e soldi per attrezzare le pareti per noi.

Se mai ti sia capitato di arrampicare leggero ed in sicurezza valutando i chiodi infissi e la corda come sovrastrutture inutili, allora sfrutta il tuo momento di grazia e continua ad arrampicare, non capita spesso nella vita.

Patrick Edlinger in arrampicata in Verdon: il suo stile di arrampicata, leggero ed elegante, ci fa pensare che l’armonia sia il fine ultimo della nostra fatica su roccia. Gli storici due film girati in Verdon su Patrick Edlinger nei primi anni Ottanta fecero il giro del mondo e fecero conoscere, almeno sul grande schermo, l’arrampicata “a mani nude” a tantissime persone assolutamente distanti dal mondo dell’arrampicata.
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Essenziali
Vivere è come scolpire: bisogna togliere, eliminare orpelli! (Mauro Corona).

Stai salendo verso il bivacco e ti accorgi di avere lo zaino pesantissimo di tante cose che non ti serviranno mai. Poi magari cerchi la pila frontale e ti accorgi che non c’è!

Sei in placca sul passaggio chiave con l’ultimo chiodo, ahimè distante, ti serve scioltezza e leggerezza per venirne fuori ma ti senti “zavorrato” da tutto il peso di materiale che hai attaccato all’imbragatura o, peggio, il peso dello zainetto ti richiama verso il basso.

Ancora, passi la vita a fare tante cose ma poi non hai tempo per pensare, trovare un amico lontano o per fare ciò che rende la tua vita importante.

Il problema di avere tanto o di fare tanto è quello di non riuscire a far emergere l’essenziale.

In parete l’essenziale è fondamentale. Tu puoi avere tanto o tutto, tu puoi avere l’ultimo ritrovato tecnologico ma poi non riesci ad alzarti e guardi con malcelata invidia il ragazzino che con un paio di scarpette vecchie e rattoppate sale leggero e con grazia.

A che cosa servono tutte le tue nuove attrezzature che ti hanno svuotato la carta di credito?

Attenzione: bisogna capire bene cosa Mauro Corona intendesse dire con quella frase relativa al togliere e all’eliminare.

Anni fa risalendo un camino estremamente friabile delle Crolloniti – ops intendevo Dolomiti – il mio compagno capocordata riponeva tutti gli appigli che si staccavano in una busta di plastica per impedire che colpissero me e la cordata che ci seguiva.

Se nella vita ti trovi ad eliminare cose, sei sulla strada giusta, ma se in parete ti trovi a togliere appigli, probabilmente hai sbagliato via!

Scalatore ceco in pantofole e con modesta attrezzatura su impegnativo itinerario dolomitico. Dobbiamo ammettere che gli alpinisti dell’Est hanno insegnato molto a noi ricchi occidentali
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In fin dei conti, Igor Koller e Jindrich Sustr con la via attraverso il Pesce sulla parete sud della Marmolada, aperta nel 1981, hanno dimostrato che l’eccellenza in parete non si coniuga necessariamente con eccellente attrezzatura. Per chi nutrisse ancora dubbi consigliamo un fine-settimana di arrampicata ai Pilastri di Boemia – sottofondo musicale consigliato: la colonna sonora di Profondo Rosso dei Goblin.

Sempre ironici
Osa, osa sempre e sarai simile a un Dio (Giusto Gervasutti).

Una frase molto estrema che ti spinge al coraggio estremo. C’è anche un riferimento all’Assoluto da utilizzarsi come meglio si crede. Potete scomodare tutti i vostri filosofi quali Nietzsche e relativa teoria del superuomo (o di Superman?).

Questa perentoria affermazione di Gervasutti, meglio conosciuto come il Michelangelo dell’alpinismo, quanti ragazzi ha stregato, ammaliato e gasato portandoli a compiere imprese impossibili? Quanti ragazzi sono morti in montagna avendo in testa questa folle e stupida affermazione?

Mi piace osservare che affermazioni come queste siano finite nell’oblio assieme a una filosofia nazional-germanica di conquista delle montagne e delle pareti per avvicinarsi al Dio.

Prendiamo l’alpinismo e l’arrampicata per quello che è: un gioco e una grande passione!
Ironia, gioco, approccio spensierato e rilassamento questi dovrebbero essere gli elementi alla base dell’arrampicata.

Fuggi dalla tragicità! Rileggi le riflessioni dei Padri dell’Alpinismo cercandone l’ironia.

Val di Mello, scene di vera vita in parete in una fotografia d’epoca di Jacopo Merizzi. In Val di Mello il gruppo dei Sassisti è riuscito ad affermare un concetto di approccio ludico e rilassato con la montagna, le pareti ed i massi creando una frattura con la vecchia concezione ieratica dell’alpinismo FdA2-fotodel2-7

La montagna non è maestra di vita
La montagna insegna a vivere: questa frase l’ho udita spesso, ma non è vera. C’è gente che frequenta i monti da una vita e non ha imparato un tubo! La montagna al massimo regala emozioni a chi è sensibile ed educato (Mauro Corona).

La montagna non purifica, non avvicina a Dio, non ti rende buono e non è una scuola di vita. La montagna, come ogni esperienza estrema, rivela il tuo vero io agli altri.
La montagna è un mucchio di sassi con, a volte, un po’ di neve.
La montagna educativa? Non è sempre vero e scontato che sia così.
La montagna, con il suo alpinismo estremo, rende le persone esseri egocentrici focalizzati sui propri sogni. Ti estranea dalla società.

Ragazzo, se continui ad arrampicare, non avrai mai tempo per partecipare alle feste e non potrai imparare a ballare. Sarai tutti i fine settimana in giro con i tuoi amici: malvestito, non certo profumato, dormendo in tende e in rifugi improvvisati, dai confort ridotti.

Gli scalatori non sono proprio del tutto normali, penso che uno psicologo possa trovarvi terreno fertile per i propri studi.

L’essere così concentrati sulle pareti impossibili, sull’esperienza estrema, sulla parete di 8a che ti ruba i tuoi pensieri, le tue energie, ti rende un diverso.

Ben venga l’arrampicata sportiva che ha ridotto questa esperienza di vita a una componente solamente atletica. L’arrampicata sportiva ti prende un po’ più tempo del calcetto con gli amici, tuttavia la sera potrai uscire con la tua ragazza.

La montagna maestra di vita? Magari potesse insegnarci a vivere la nostra vita.

Ivan Guerini in armonia. Ivan Guerini ha sempre rappresentato una voce, a volte di difficile comprensione, ma sempre fuori dal coro e mai banaleFdA2-fotodel2-8

Gear-crossing
Prima legge fondamentale: ogni cosa abbandonata in montagna o in falesia perde qualsiasi diritto di proprietà.
Seconda legge: l’oggetto abbandonato è di chi l’ha visto per primo (Maurizio Oviglia).

La montagna insegna la fratellanza e l’altruismo, ma quando mai? Chi ha scodellato questa frase fatta?

E’ notorio il senso di smania e di possesso che prende ciascuno di noi alla vista di materiale abbandonato in parete. Un moschettone, un rinvio abbandonato scatena sempre una sana lotta fra gli scalatori.
Inoltre il moschettone si accumula al patrimonio personale, alla riserva, alla banca che ciascuno scalatore possiede.

Basta un temporale in parete e allora in una precipitosa discesa in corda doppia sei costretto a lasciare là ogni sorta di ben di dio pur ti tornare a terra sano e salvo.

Chi avrà la fortuna di salire domani questa parete riderà di gusto nel ritrovare tutto il tuo materiale.

Il tuo materiale d’arrampicata è come i soldi sul conto corrente: si accumulano piano piano ed ogni tanto qualche uscita o qualche spesa imprevista ti svuota le tasche.
Moschettoni e rinvii passano di proprietà, di mano in mano e fanno così il giro del mondo.

Usa quello che hai nello zaino e non aver timore ad abbandonare qualcosa che farà felice un altro scalatore.

Classica fotografia del materiale d’arrampicata utilizzato in Yosemite in una big-wall. Siamo nella fase della preparazione prima della partenza. Affrontare una big-wall è come prepararsi ad attrezzare un cantiere edile: un duro lavoroFdA2-fotodel2-9

Il giusto vibrante
Nelle vibranti e libere corse sulle rocce tormentate, nei lunghi e muti colloqui con il sole e con il vento, con l’azzurro, nella dolcezza un po’ stanca dei delicati tramonti, ritrovavo la serenità e la tranquillità. L’ebbrezza di quell’ora passata lassù isolato dal mondo, nella gloria delle altezze, potrebbe essere sufficiente a giustificare qualunque follia (Giusto Gervasutti).

Ho pensato a lungo a questa frase e più di immaginarmi Giusto Gervasutti tutto vibrante che declama queste frasi romantiche e leggermente retoriche, non ci riesco. Il linguaggio così aulico, altisonante è molto lontano dal linguaggio asciutto e minimalista degli alpinisti inglesi. Il concetto filosofico dell’alpinista superuomo che sia mille miglia distante dal piccolo uomo della pianura, esprime una sintesi in cui non mi ritrovo.

Queste esternazioni retoriche nietzscheiane ci hanno proprio stufato e non vogliamo più sentirle!

Tutto quello che dobbiamo fare è di far nostro l’entusiasmo dei più giovani. Da sempre la rivoluzione nasce dai giovani. Seguiamo l’onda della musica punk e lasciamo le muffe delle vecchie sedi delle associazioni alpinistiche.

Un prepotente sottofondo di musica punk dei Sex Pistols invaderà il mondo e ci spingerà a un’arrampicata gioiosa e divertente!

Diffida da chi vuole darti lezioni ma non riesce ad alzarsi sul movimento di boulder che tu stai studiando!

Billy Westbay, Jim Bridwell e John Long dopo la scalata del Nose in giornata, nel 1975, si mettono in posa e scimmiottano i classici scalatori europei ancora presi dal mito retorico dell’alpinista come superuomo. Gli scalatori americani, liberi dalla storia alpina, hanno ispirato gli europei nella rivoluzione alpinistica degli anni ’70FdA2-fotodel2-10

         CONTINUA

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Flash di alpinismo 2 ultima modifica: 2014-08-01T08:00:22+00:00 da Alessandro Gogna

1 thought on “Flash di alpinismo 2”

  1. 1
    Carlo Bonardi - Brescia says:

    Un po’ perentorio.

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