Fondazione Unesco e MW ai ferri corti

Lettura: spessore-weight**, impegno-effort**, disimpegno-entertainment*

Gli eventi estivi di aggressione all’ambiente e le casse di risonanza marketing, sparsi un po’ in tutto il territorio dolomitico, hanno visto il sostanziale disinteresse mediatico della Fondazione Unesco. Questo ha alla fine suscitato alcune reazioni da più soggetti facenti parte del collegio dei soci sostenitori.
La più decisa è stata quella di Mountain Wilderness.

Mauro Gilmozzi, Assessore alle infrastrutture e all’ambiente della Provincia Autonoma di Trento

Scrive Luigi Casanova: “invio a nome di Mountain Wilderness Italia il documento già in possesso della Fondazione Dolomiti UNESCO che illustra il nostro profondo disagio all’interno del collegio dei soci sostenitori della Fondazione stessa. Riteniamo l’organo istituzionale inefficace alla salvaguardia dei beni patrimoniali delle Dolomiti, del paesaggio, del patrimonio geologico e la leggiamo ormai, nonostante i nostri sforzi, come un organismo che affianca solamente operazioni di marketing turistico. Le risposte ottenute in recenti colloqui con i dirigenti della Fondazione confermano questa nostra lettura, la frase più ricorrente che ci viene riferita, in presenza di attacchi al patrimonio naturalistico è “noi non possiamo farci niente”. Per un’associazione ambientalista, lontana da ogni ideologia e molto concreta nel suo agire, simile risposta è la conferma che la Fondazione, costituita proprio dagli enti che poi certificano assalti all’ambiente, non svolge alcuna azione conservativa nei confronti del territorio e dei beni comuni.

Ne è ulteriore prova l’articolo, pubblicato sul Corriere del Trentino il 6 agosto 2017, di Mauro Gilmozzi (Assessore provinciale alle infrastrutture e all’ambiente) e Marcella Morandini (Vicepresidente e direttrice della Fondazione Dolomiti Unesco), che qui riportiamo in pdf.

Il documento è stato prodotto dal Consiglio Direttivo nazionale e porta la firma del Presidente Franco Tessadri.

Fondazione Unesco e Mountain Wilderness ai ferri corti
di Franco Tessadri (2 agosto 2017)
Al Consiglio di Amministrazione Fondazione Dolomiti UNESCO.
Oggetto: Mountain Wilderness nel collegio dei soci sostenitori.

Spett. Fondazione, l’associazione ambientalista Mountain Wilderness sta riflettendo sul reale ritorno che il riconoscimento UNESCO porta in termini di efficacia nella riqualificazione del paesaggio delle Dolomiti e nelle modalità con le quali la Fondazioni svolge il suo ruolo. I dubbi vengono alimentati giorno per giorno: assicuriamo come la nostra riflessione risulti articolata, libera da ideologie ed integralismi. Ad ogni passaggio poniamo attenzione anche alle esigenze di altri bisogni e di altre culture presenti nella società dolomitica.

Mountain Wilderness è stata promotrice, fin dall’agosto del 1993, allora assieme a Legambiente e SOS Dolomites, della richiesta di vedere riconosciute le Dolomiti come patrimonio culturale dell’umanità. Da allora, in modi diversi, l’associazione ha sostenuto tutti i percorsi istituzionali che sono stati avviati per raggiungere il successo. Nel 1998 eravamo stati protagonisti prioritari, attori reali della Regione Veneto e del Ministero dei Beni culturali fin nella progettazione della candidatura, allora caduta causa il parere negativo della Provincia Autonoma di Bolzano.

Luigi Casanova

Abbiamo ripreso, con modalità diverse, un lungo percorso istituzionale presso il ministero fino al 2004 quando le Province autonome, la Regione Veneto e il Ministero dell’ambiente (con parecchie inesattezze di quest’ultimo perfino nella individuazione dell’area che avrebbe dovuto essere interessata) hanno deciso di investire nel Monumento naturale. Anche in questo caso, pur attraverso un’attività critica ma sempre costruttiva, abbiamo affiancato le istituzioni nella promozione del patrimonio dolomitico presso UNESCO e specialmente abbiamo condotto, da protagonisti presso tutte le associazioni, un’azione di sensibilizzazione e coinvolgimento con un lavoro culturale svoltosi sottotraccia che è rimasto poco apprezzato dalle istituzioni, tutte.

Tale lavoro è proseguito non appena ottenuto il riconoscimento e durante questi difficili anni, un lavoro che in tante occasioni la Fondazione ha potuto apprezzare. Arrivati al traguardo della elaborazione ed approvazione della strategia di gestione, con il documento Dolomiti 2040 e con il lavoro perfezionato dai vari gruppi sui temi delle aree protette e del paesaggio, del turismo sostenibile, della mobilità, della conservazione del patrimonio, anche delle politiche di formazione, informazione e marketing, riteniamo sia necessario incidere nei processi con passaggi di attuazione dei programmi seri e credibili.

Come associazione abbiamo promosso, fin dal febbraio 2017, una incisiva azione sociale e politica tesa ad impedire le autorizzazioni al raduno dei quad nelle zone della valle del Biois (Regione Veneto, Provincia di Trento, Falcade, Vallada, Canale d’Agordo, Cencenighe, San Tomaso agordino, Moena), inutilmente; questi enti hanno perfino evitato ogni confronto con la nostra associazione ed hanno permesso che la manifestazione trovasse agibilità, come avvenuto, alla faccia delle leggi dei diversi enti preposte alla tutela di ambienti fragili e delicati, tanto da costringerci al coinvolgimento delle Procure della Repubblica. A nostro sostegno sono intervenute un insieme di associazioni che vantano oltre 600.000 associati: il Presidente del CAI nazionale, dott. Torti, Alpenverein, SAT, CAI del Veneto, CAI Alto Adige, LIPU, Legambiente (oggi promotrice dell’assegnazione della bandiera nera agli enti istituzionali che hanno concesso le diverse autorizzazioni), WWF ed altre associazioni minori o comitati attivi nel Cadore. In tutto questo clamore (abbiamo verificato oltre 70 servizi sulla stampa locale e nazionale, lanci di diverse agenzie, dibattito sui social) è apparso incomprensibile (assordante, come ha affermato autorevolmente la SAT) il silenzio della Fondazione Dolomiti UNESCO.

Franco Tessadri, presidente Mountain Wilderness Italia

La Fondazione ha immediatamente risposto adducendo percorsi ormai consolidati, più volte ribaditi: – la Fondazione non può sostituirsi agli enti istituzionali; – la Fondazione non ha poteri decisionali né di imposizione di vincoli.

Si ritorna alla classica pratica italiana: scaricare responsabilità e rimanere spettatori.

In tutti questi anni Mountain Wilderness non ha sostenuto la Fondazione per rimanere spettatrice. Con grande senso di responsabilità tutti i nostri dirigenti hanno sostenuto il lavoro di preparazione dei documenti, hanno difeso la Fondazione ed il patrocinio UNESCO, hanno diffuso conoscenze concrete e corrette riguardo i compiti ed i poteri reali del patrocinio UNESCO. Ma ora i nostri soci si attendono azioni concrete, esempi di attività come quelli riferibili ai motori in quota o all’uso ed abuso dell’elicottero in montagna, sia in inverno che nel periodo estivo.

La risposta della Fondazione alla SAT è elusiva in troppi passaggi. Non si dice che i Comuni di Falcade e Cencenighe riportano nei loro siti il logo della Fondazione e sono soci sostenitori della stessa, non si dice di analoga situazione del comune di Moena. Per non parlare della provincia di Trento e Regione Veneto (i servizi della prima, Polizia amministrativa e Foreste, e Foreste della seconda) che hanno autorizzato il passaggio dei quad su ben 72 km di strade sterrate; la Provincia e la Regione Veneto fanno parte del Consiglio di Amministrazione della Fondazione.

Marcella Morandini, vice-presidente Fondazione Dolomiti Unesco

Dove sta la coerenza di enti che in un luogo sottoscrivono impegni di alto valore, impegni che sono sottoposti all’attenzione di UNESCO e appena ritornano nelle loro sedi istituzionali lasciano che i loro uffici contraddicano linee di indirizzo ben precise? Un’associazione ambientalista non può tacere queste incoerenze, né a livello nazionale né internazionale. Come del resto Mountain Wilderness non può accettare che queste manifestazioni abbiano luogo, né all’interno dei confini del patrimonio inserito nei beni naturali UNESCO, né nelle immediate adiacenze. Questo riguarda sia l’uso improprio degli elicotteri (vedasi 2016) che quad e motoslitte nel periodo invernale, ma anche lo sviluppo delle aree sciabili.

Altre criticità pesano sulla credibilità del patrocinio UNESCO alle Dolomiti: la diffusione dei bacini artificiali per innevamento, sostenuti in modo scandaloso con fondi pubblici proprio dagli enti che costituiscono il Consiglio d’Amministrazione della Fondazione, i previsti potenziamenti delle aree sciabili in Val Rendena, nel Comelico verso Croda Rossa, Cinque Torri e collegamento verso SUPERSKI Dolomiti, Tofana, le previsioni di assalto alle Tre Cime di Lavaredo. La stessa debolezza dimostrata nella chiusura dei passi dolomitici, ridotta -come sperimentazione, si spera- ad un solo passo e ad un solo giorno alla settimana, la mancata partenza dei progetti di riqualificazione paesaggistica dei passi dolomitici, il tema della strada di accesso alle Tre Cime di Lavaredo, il silenzio caduto sull’inserimento del gruppo del Sassolungo-Sassopiatto nel patrimonio naturale ci preoccupano.

Questa situazione troppo carica di ambiguità, se perseguita nel tempo, impedisce alla nostra associazione di rimanere vicina alla Fondazione. Vedere tutto il progetto del patrimonio naturale UNESCO ridotto alla distribuzione e al sostegno di un banale marchio turistico (e quindi solo economico) è progetto che non ci interessa e non ci entusiasma. Su un simile percorso le province autonome di Bolzano e Trento dimostrano efficacia e continuità, in nessun caso coinvolgendo nelle progettazioni l’associazionismo ambientalista delle Dolomiti; caso emblematico i mondiali di Cortina 2021 e i contenuti sottoscritti anche dalla Fondazione nella Carta di Cortina assieme al Ministero dell’Ambiente e al Comune interessato.

I prossimi mesi diranno se l’adesione della nostra associazione al Collegio dei sostenitori della Fondazione sia di qualche utilità e porti a dei risultati. Sappiamo che altre associazioni hanno intrapreso riflessioni simili, non ci spaventa prevedere decisioni drastiche. Con questa lettera siamo a chiedere alla Fondazione coraggio, coerenza, intraprendenza, e vorremmo evitare di leggere risposte come quelle fornite recentemente alla SAT. Mountain Wilderness si attende fatti e un reale cambiamento dell’uso del territorio; passare dall’abuso all’utilizzo sostenibile, investire solamente in qualità, strutturare percorsi culturali coerenti con la bellezza dei paesaggi che siamo tenuti a conservare.

Cordiali saluti
Il Presidente di Mountain Wilderness Italia onlus
Franco Tessadri

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Fondazione Unesco e MW ai ferri corti ultima modifica: 2017-08-12T05:46:35+00:00 da Alessandro Gogna

16 thoughts on “Fondazione Unesco e MW ai ferri corti”

  1. Rimane una situazione difficile. Mountain Wilderness ha provato in tutti i modi a collaborare. Finchè c’è stato da scrivere, anche se nulla è stato facile, sembrava di poter contribuire ad un percorso positivo e attendo al patrimonio. E’ bastato un tema, anche banale come quello dei quad, per dimostrare che la Fondazione non conta nulla. Mountain Wilderness non può accettare tanta impotenza, anche perchè siamo nel cuore dell’ipocrisia. Chi siede nel Consiglio di Amministrazione ha deciso il via libera ai quad, Provincia di Trento e Regione Veneto. Soci sostenitori come Moena, Falcade e Cencenighe si sono meritati la bandiera nera di Legambiente. E poi, a far crollare ogni prospettiva propositiva è stata la risposta sul giornale che la direttrice generale Marcella Morandini e l’assessore Mauro Gilmozzi hanno dato al sottoscritto. Incredibile, non c’è traccia di un minimo di riconoscimento al lavoro che Mountain Wilderness ha svolto in tutti questi anni, solo offese (ambientalismo ideologico e politico…e Gilmozzi che non ha mai lavorato in tutta la vita e ha fatto solo politica?). Questa è la realtà maturata, tanta arroganza, da parte dei politici e da parte dei dirigenti.

  2. Antonio Zambon ci ha parlato semplicemente dell’impotenza della fondazione rispetto alle realtà locali. E i locali, a dispetto della retorica de “la montagna ai montanari”, qui non sono più all’altezza della situazione. Da poveri qual erano fino agli scorsi anni 80, si stanno divorando ogni metro cubo di dolomia. Stanno perdendo l’anima, non facile fermarli.

  3. Il Sig. Zambon ci ha spiegato come funziona un sistema di poltrone tenute calde da chi non saprebbe fare altro. E i risultati sono davanti a tutti quelli che vogliono vederli.
    Che tristezza.

  4. Un pensiero scherzoso, ma magari…..
    Dato che la Fondazione Dolomiti, come spiega bene Zambon, è così ben politicizzata, quindi “solo” espressione politica, si potrebbe creare una attenzione negativa su di essa.
    Il modo migliore che conosco è quello di ridicolizzare.
    Se dicessimo e scrivessimo, quando ci riferiamo a essa, AFFONDAZIONE DOLOMITI, magari i politicanti interessati starebbero molto più attenti.
    Magari i politici, nella loro intelligente e personalmente disinteressata lungimiranza, LE vedono riaffondare nel mare 🙂

  5. Tutto vero e condivisibile, ma ritengo che:
    ” Il Consiglio di amministrazione è composto da sette membri, compreso il Presidente, nominati dalle Province di Belluno, Bolzano, Pordenone, Trento e Udine e dalle Regioni Veneto e Friuli Venezia Giulia. Al Consiglio di amministrazione spettano tutti i poteri per la gestione ordinaria e straordinaria della Fondazione. Esso approva il programma annuale di attività, il bilancio preventivo, le relative variazioni e il conto consuntivo, nomina un Direttore, approva il regolamento di organizzazione e di funzionamento dei servizi. Il Consiglio approva inoltre tutti gli altri atti necessari per il buon funzionamento della Fondazione e delibera su ogni altro oggetto d’interesse della Fondazione, o su tutte le materie non specificatamente attribuite ad altri organi. La Presidenza del Consiglio di amministrazione è assegnata, a rotazione e con durata di tre anni, al componente nominato da ciascun territorio, seguendo l’ordine alfabetico del nome dei terrori. Il Presidente del Consiglio di amministrazione ha la legale rappresentanza della Fondazione”.
    Quindi un problema di incoerenza che sorge in una o più realtà dipende dalla politica in quella o quelle realtà . E’ evidente che chi rappresenta quel territorio porta il proprio “interesse” poi in Fondazione.
    Comunque positiva sarà una franca e sincera discussione sui ruoli e sugli obiettivi di ognuno, Enti, Associazioni, Sostenitori e Fondazione.

  6. Purtroppo se ci si basa sull’aspettativa che “dal basso arrivino….” L’uomo sarebbe ancora sulle piante. Molti sistemi politici sono falliti per la troppa rappresantività democratica senza….senza intelligenza sociale propositiva e creativa. Come Crozza insegna… Ranzi è esempio.
    Ma forse non ci si accorge che chi ci governa è totalmente ignorante di ciò che fa, istruzione, lavoro, Esteri…, ora anche ufficialmente nel sindacato metalmeccanico la capo non è mai stata in fabbrica. Ma se a tutti va bene così ….. Per me è segno di miseria umana voler vivere in sistemi parassitari.

  7. E’ vero: per statuto la Fondazione ha braccia e gambe, ma non mani e piedi autonomi. Dunque è alla mercé delle convenienze politiche delle province interessate. Questo è il baco nella bella mela del monumento del mondo. Ma se la Fondazione non ha mani e piedi le resterebbe comunque la voce. Almeno quella potrebbe usarla per denunciare la deriva mercantilistica e becera dell’ambiente dolomitico. Invece tace. Restare tra i sostenitori ha permesso per anni a Mountain Wilderness di correggere qualche eccessivo scivolone; però adesso potrebbe equivalere a una forma di connivenza. Occorre riflettere.

  8. Non voglio intervenire a difesa di nessuno, ma siete sicuri che sia la Fondazione il problema piuttosto che le politiche e le pressioni locali ?

    “La Fondazione, che rappresenta il referente univoco sia per il Ministero italiano dell’Ambiente sia per il Comitato per il Patrimonio mondiale UNESCO, ha il compito di promuovere la comunicazione e la collaborazione tra gli Enti territoriali che gestiscono e amministrano – ciascuno secondo il proprio ordinamento – il territorio definito dall’UNESCO Patrimonio dell’Umanità.
    I poteri amministrativi e gestionali rimangono pertanto prerogativa delle Province e delle Regioni, secondo le normative vigenti, mentre la Fondazione svolge un fondamentale ruolo di coordinamento per l’armonizzazione delle politiche di gestione del Bene Dolomiti, con l’obiettivo di costruire una strategia condivisa, denominata appunto ‘Strategia Complessiva di Gestione del Bene’ “.

    ” Ogni attività finalizzata alla conservazione, comunicazione e valorizzazione del Bene – cioè inerente la Strategia Complessiva – viene pertanto sviluppata secondo questo principio di rete, che vuole assicurare il coinvolgimento e la condivisione tra la vasta gamma di stakeholder con responsabilità di gestione – diretta e indiretta – sul territorio del Bene”.

    Far crescere la consapevolezza dell’importanza dei siti è un lavoro di grande impegno che deve trovare in ogni località la capacità di far prevalere una politica locale che guardi oltre le etichette, gli interessi di lobby e sia orientata alle generazioni future. La Fondazione sarà lo strumento tecnico-scientifico che potrà realizzare progetti, programmi e obiettivi se dal basso arrivano orientamenti positivi fatti propri dalle amministrazioni ai vari livelli.

  9. “un nuovo paradigma di sviluppo responsabile incentrato sul valore dell’ambiente in tutte le sue articolazioni.” Ho copiato solo una delle decine di frasi ipocrite e da luogo comune, che si possono leggere nell’articolo (ma l’avete aperto il link?) scritto dai dirigenti Unesco per le Dolomiti, in difesa di loro medesimi e dei rispettivi careghini nonché posti di lavoro. Lavoro inutile, secondo me.
    Ma queste persone si sono mai fatte un giro per le Dolomiti?
    A leggere quello che scrivono si direbbe di no.
    E se a loro fa sorridere che quattro ambientalisti sfigati se la siano presa con un raduno di quad organizzato in barba a leggi e regolamenti, a ma invece (e sono convinto di non essere il solo) fa girare non poco i coglioni.
    Siate seri, per favore e se vi riesce anche onesti prima di tutto quando vi guardate allo specchio la mattina appena alzati. E ricordatevi che tra il dire e il fare (anch’io qui cado volutamente nel banale), c’è di mezzo il mare.

  10. no bombe, basterebbe fermarsi immediatamente dove si è arrivati. smettere di edificare un solo mattone in più. i fondovalli in certi periodi diventano obbrobri… i passi dolomitici dei funerali di auto e pullman, che tra l’altro non passano… e che caxo stanno costruendo su al Seceda?

  11. Alla fondazione penso interessi poco il “patrimonio naturale”.
    Sembra avere interessi diversi e molto più personalizzati.
    L’Unesco poverina cerca di massimizzare il suo “giro”.
    Mi dicono che in Dolomiti la gente “estiva e invernale” è molto diminuita e allora i Capi Furbetti stanno facendo campagne di vario tipo.
    I pasticci a me sembrano tantissimi, mi è bastato fare due passi e parlare con chi ci lavora per vivere e sentire qualcuno che è lì per arricchirsi.
    Peccato, ma spero che i giovani capiscano presto qualcosa.

  12. Tra chi vi abita ci sono grandi varietà di personaggi. Ricordo che quando sentii parlare di candidatura unesco per le dolomiti rabbrividii. Era tanti anni fa ma ricordo che avevo visto negli anni il degrado di siti naturali dopo la nomina a patrimonio unesco. Las Torres del Paine in Cile in primis, perché ci torno periodicamente da molto tempo. Le povere dolomiti hanno subito la stessa sorte ma con i mezzi non da terzo mondo, quindi ci si è andati giù pesanti e i risultati sono davanti agli occhi di tutti.
    Tra chi ci vive, e io sono tra questi, c’è chi ne è contento perché ha il portafoglio più gonfio, e chi ne disgustato, e io sono tra questi.
    Penso che un sito che oggi rifiuti di essere patrimonio unesco dimostri molta più coerenza di uno che vi aspiri e che così possa attrarre turisti intelligenti.
    La fortuna economica dolomitica si basa sul fatto che i turisti che vengono qui non si pongono domande. Consumano e basta. Pagano e sono felici. L’ho già detto varie volte ma costoro vivono la loro vita così malamente e malsanamente che si accontentano di ciò che a un turista attento e intelligente farebbe solo disgusto.
    Ci vogliono le bombe.

  13. Ero stupito fin dall’inizio che Mountain Wilderness, di cui ho comunque grande stima e simpatia, ci cascasse in questa operazione. Le Dolomiti sono ormai da tempo degli albergatori, che promuovono gli impianti, orientano la politica locale e si servono tanto dello specchietto per allodole magari di un Parco quanto di quello adesso dell’UNESCO.
    Rimangono ampie zone ancora naturali, ma lì ci pensano i verniciatori privati o di qualche sezione del CAI a limitarne la “selvaggezza”. Se non addirittura ad attrezzarle per uno strumentale bisogno di sicurezza.
    E non credo infine che che coloro che vi abitano sappiano, vogliano o possano realmente tutelare la propria terra.

  14. ma cosa credevate, ingenui? gli unici che possono tutelare, proteggere la propria terra sono coloro i quali vi abitano! che caxo gliene frega al funzionario sudafricano o al dirigente vietnamita delle vostre Dolomiti? non sanno nemmeno dove sono e cosa sono! questi enti sono stipendifici, che ogni tanto fanno un po’ di beneficenza in giro per il mondo. questi enti sovranazionali sono solamente asserviti al business e concepiscono il cosmo come una vacca da mungere, alla stregua, appunto, di chi li ha espressi.

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