Giuseppe Miotti rinuncia al titolo di Guida Alpina

Giuseppe Popi Miotti, di Sondrio, Guida Alpina e Maestro d’Alpinismo a tutti gli effetti, anche se non facente parte (in seguito alle sue dimissioni di tre anni fa) del Collegio Regionale delle Guide Alpine Lombarde, ha preso una dolorosa decisione, quella di dimettersi ufficialmente dall’AGAI (Associazione Guide Alpine Italiane) e quindi rinunciare definitivamente al titolo di Guida Alpina e Maestro d’Alpinismo.
Le ragioni di questo gesto, condensate nella qui sotto riportata lettera di dimissioni all’attuale presidente dell’AGAI, Cesare Cesa Bianchi (in copia è anche il Collegio Regionale Guide Alpine Lombarde), sono state maturate da Miotti in un lungo periodo di tempo e dipendono dalla deriva che da anni sta prendendo la professione.

Giuseppe
Popi Miotti
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La misura è stata colmata con il recente patrocinio del Collegio Regionale Guide Alpine Lombarde alla manifestazione di freeride a Livigno (vedi
dove accondiscendenza incondizionata verso l’eliski e supina adesione all’imperante filosofia di una tanto proclamata quanto illusoria piena sicurezza, sbandierata a tutti i livelli, sono i ben riconoscibili elementi che provocano il totale distacco dalla figura di una guida alpina con carisma, provocato dalla rincorsa di una sedicente e per nulla seducente figura manageriale.

Popi
vede in questa decisione il solo modo che ha per provare, con poche speranze, a sensibilizzare la categoria e a fare baluginare orizzonti diversi. L’unica perplessità (invero relativa) è che tale gesto risulterebbe di scarso peso se non avesse adeguata diffusione, a parte la soddisfazione personale. Questo, secondo lui, potrebbe cozzare un po’ con la sua caratteriale riservatezza, quella che gli imporrebbe di “fare senza dire” (come ha sempre fatto), ma forse quando è troppo è troppo (e questo lo dico io).
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Ecco, qui di seguito, la lettera indirizzata a Cesare Cesa Bianchi:

Sondrio, 7 gennaio 2015

Caro Presidente,
alla luce di recenti avvenimenti che mi vedono totalmente alieno dalle posizioni ufficiali (vedi accondiscendenza verso l’eliski) e che considero un po’ come la goccia che fa traboccare il vaso,
comunico la mia decisione di consegnare all’AGAI il mio titolo di Guida Alpina e Maestro d’Alpinismo.
Le distanze che mi separano dall’impostazione che oggi viene data alla nostra figura professionale, sono ormai tali che a volte, lo confesso, mi trovo in imbarazzo nel dichiararmi Guida alpina.
Per me è un peso rinunciare ad un titolo che è stato ideale di alpinismo e di una montagna vissuta a 360°, col cuore ancor prima che con i mezzi tecnici.
Tuttavia ci sono momenti in cui le decisioni vanno prese senza badare troppo alle convenienze e ai sentimentalismi. Ritengo che questo sia uno di quelli.
Come ho già avuto modo di dire in più occasioni (vedi intervista sul magazine Uomini e Sport n. 9, nov. 2012), la direzione presa diverge molto dalle mie vedute, ma può darsi che sia quella giusta.
Non mi permetto di giudicare per altri, ma mi riservo la libertà di decidere per me stesso e quindi ecco il mio passo.
Cordialmente
Giuseppe Miotti

 

 

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Giuseppe Miotti rinuncia al titolo di Guida Alpina ultima modifica: 2015-01-08T06:00:18+00:00 da Alessandro Gogna

83 thoughts on “Giuseppe Miotti rinuncia al titolo di Guida Alpina”

  1. Urca tutti bei commenti!

    Mi colpisce il nichilismo poetico del primo commento della guida alpina Lorenzo Merlo.
    Mi ha fatto venire in mente in mente una scena del film “le 100 giornate di sodoma”,

    Forse è vero, ci pare quasi impossibile modificare la rotta della MOTOnave
    che sta andando a schiantarsi nel mondo-storto.

    La rotta la si cambia forse con la cultura,
    e bisognerà ripartire dall’asilo (in senso letterale)
    e due generazioni di umani almeno…quindi:

    Cristina Bacci! resta ad insegnare a sti ragazzi, nè!
    Bisogna che qualcuno lo trasmetta ai nostri figli,
    che un’altra vita (di montagna o di terra o di mare)
    è possibile. 🙂

  2. Sono in realta’ una guida abbastanza vecchia (non una vecchia guida) tanto che sono cresciuto leggendo e ammirando le foto degli articoli di Bonatti su Epoca e scalando il sesto grado con scarponi di cuoio rigidi. Ho avuto la fortuna di conoscere e scalare con Casarotto, leggere su Mountain (la rivista in inglese) delle imprese del giovane Guellich, Berhault, Grassi, Comino, Pedrini e scalare (ma questa volta con le scarpette Asolo Canyon) le fessure della Val di Mello negli anni ’70 quando non esistevano ancora i friends. Ho seguito con entusiasmo ogni evoluzione tecnica dei materiali e dell’alpinismo in conseguenza ad essi (o viceversa?). Ricordo la corsa agli 8000 e la simpatia per Kukuczka, Loretan, Beghin, rispetto alla visione (forse un po’ commerciale) di Messner… Ho vissuto il cambiamento dell’alpinismo degli anni ’80 che ancora e’ in atto (in certi casi e’ meglio parlare di involuzione) e che e’ inevitabile in quanto tutto il mondo si sta trasformando (nel bene e nel male). Vi sono aspetti positivi (siamo qui che ci diciamo cose da posti diversi quando una volta dovevi sollevare una cornetta e comporre dei numeri su di una tastiera a buchi rotante) e aspetti negativi (nel nostro caso il poco rispetto dell’ambiente in generale). Gli amanti della montagna hanno la fortuna di vivere la natura e apprezzarne le sue bellezze e le sensazioni (emozioni e sogni) che questa passione puo’ regalare. Le guide alpine inoltre di questa passione ne hanno fatto una professione e quindi piu’ di altri hanno la possibilita’ di tracciare un percorso insegnando, divulgando, trasmettendo (nel rispetto altrui) i concetti di ambiente, ecologia, rispetto e natura. Questa professione (che abbiamo la fortuna di svolgere in un ambiente fantastico e tempi diversi dall’operaio che deve timbrare in fabbrica), come alcuni lavori negli ultimi anni si sta “spostando” verso mercati diversi da quelli di origine e non sempre compatibili con la filosofia primordiale (settanta anni fa la guida accompagnava sulle vette i clienti mentre ora fa anche formazione a operai che lavorano in cima a strutture di cemento, l’eliski, ecc). Vi ho stancato con una introduzione che a molti risultera’ inutile ma è la mia carta d’identita’(il vissuto) che ognuno possiede e che ci permette la visione delle cose in modo diverso e personale. VEDO UNA PRESA DI POSIZIONE CHE AMMIRO (e invidio perché non ne sarei capece); CONDIVIDO E APPOGGIO (nel modo che posso e con i miei limiti) UN UOMO CHE COERENTE ALLE PROPRIE IDEOLOGIE DOPO AVER CERCATO E RICERCATO (credo) UNA CONDIVISIONE ALL’INTERNO DI UN GRUPPO (di amici e colleghi) E NON AVENDOLA TROVATA, HA SCELTO DI NON FARNE PIU’ PARTE… GRUPPO CHE EVIDENTEMENTE NON HA LE STESSE IDEE E/O I MODI DI PERSEGUIRLE. LA SCELTA E’ STATA GIUSTA (e credo sofferta) VISTA L’INCOMPATIBILITA’ DI OBIETTIVI DIVERSI DISSOCIATI DA UN INIZIO COMUNE. IN REALTA’ ORA L’UOMO E’ LIBERO DI PERSEGUIRE I PROPRI IDEALI AVENDO “SCIOLTO” I VINCOLI (e lo farà come persona che viene prima del professionista). MA IL GRUPPO (leggi collegio delle guide) DOVRA’ FARE UN ESAME DI COSCIENZA E RIFLETTERE… IL MAGGIOR DANNO NEI GRUPPI E’ LA STATICITA’ LEGATA SPESSO A INTERESSI DIVERSI… E’ QUI LA QUESTIONE?

  3. Ovvio che io ho un forte “pregiudizio positivo” per Popi che conosco e stimo (meglio ancora mi è simpatico) da molti anni. Ed è forse per quello che io leggo la vicenda in modo favorevole. Poteva permettersi di lanciare una provocazione forte e lo ha fatto. Io metto da parte molte considerazioni reali e pratiche e considero il gesto. Forse è velleitario, forse è una corsa in avanti. Ma ha provocato una discussione. Poi è anche vero che visto dall’interno (e ad esempio mi riferisco a Luca Biagini che pure stimo e ritengo un’ottima persona, dalle indiscutibili doti umane) può essere stato un colpo basso. Non ho delle certezze… ma sono contento che di questo si discuta. Povere Alpi bistrattate. Io per me quelle più famose come Monte Bianco e Dolomiti realisticamente le do per perse. Restano i posti sfigati che si salvano da soli… perchè nessuno manco se li incula. A me basta, ad esempio, che il Masino resti il Masino fino a che non tirerò le cuoia. Un posto dove quando sei in quota non vedi manco la luce di un paese sfigato. Come all’osservatorio della Silla in Cile.

  4. Marco, stiamo dicendo la stessa cosa!!! Tu hai detto no a un cliente per un tuo codice etico. Bravo! Giusto. Non hai detto di no alla professione! Non hai restituito la “patente” di produttore. Non hai criticato la categoria intera con questo gesto. Di sicuro non apprezzerai molto chi ha preso il lavoro in vece tua! Poi una volta ci prenderemo una birretta, visto che facciamo quasi lo stesso lavoro!

  5. Beh Ricky. Nel lavoro si compiono “anche” scelte etiche. Io mi occupo di produzioni video e faccio marchette perchè è il mio lavoro. Ma ad Avanguardia nazionale dissi di andare a fare in culo. Erano soldi ma potevo anche farne a meno. Ad un documentario sulla striscia di Gaza ho detto sì e ci ho lavorato durante le vacanze di natale. Era lavoro sì. Sarà pagato? Forse niente o forse poco. E te ne potrei fare mille di esempi. Cose che considero eticamente schifose non le faccio anche se sarebbero magari ben pagate. Ho perso una buona metà del mio reddito dal pre-crisi e mantengo una famiglia di quattro persone. Non è che non mi costa niente non oltrepassare le soglie etiche e di buon gusto che mi sono date. Anzi. Anche se è vero che non muoio di fame. Ma ho i miei cazzi a far quadrare i conti. Molti meno a guardarmi allo specchio. Poi, insisto, le pippe morali valgono per se stessi, non sono da imporre agli altri. Forse se l’alternativa fosse crepare di fame chinerei la testa… ma mi limiterei ad invidiare chi si può permettere di non farlo piuttosto che a coprirlo di merda. I soldi che guadagnano accompagnando gente a fare l’eliski servono alle guide per dare da mangiare ai figli o per comprarsi la macchina nuova? Non lo voglio sapere. Ognuno darà la sua risposta. Ognuno farà i conti con se stesso, le sue opinioni e le sue disponibilità. Ci mancherebbe. Ma scegliere è sempre possibile. In un modo o nell’altro.

  6. Mi sono già arreso! Mi appello alla convenzione di Ginevra e chiedo di poter andare a mangiare!
    Comunque, ricordando certe uscite di Andrea Giorda, questi “vecchi” riescono sempre a innescare dei gran incendi! E se non fosse per un’antipatica influenza, avreste perso un soffiatore di fuochi! Buone liti a tutti, da domani si scala e si lavora, adieu!

  7. Già! Gradirei conoscere la fonte del virgolettato: “le guide alpine sono una categoria di farabutti e mi fa schifo appartenervi, riprendetevi la licenza”. Non mi sembra che la lettera di Popi, oltre a non contenere queste parole, sia di questo tenore.

  8. non credo che il Popi e quelli che come me appoggiano la sua scelta, abbiano mai pensato o detto che le guide sono dei…” farabutti”.

  9. Non è questione di aver ragione o meno. Sono punti di vista diversi.
    Una cosa però è certa: visto in livore di certi commenti (non parlo di te!), se il buon Popi voleva muovere le acque c’è riuscito benissimo!
    Buona serata!

  10. Non mi sono contraddetta. Anzi, volevo far capire che ognuno fa le sue scelte in base alla propria esperienza e situazione. Io, tra l’altro, non voglio risolvere un bel niente. Semplicemente non voglio uniformarmi. Popi ha fatto una scelta diversa, che io, vista la situazione, approvo. Non mi sembra così difficile da capire.
    E poi finiamola con i discorsi della spesa e dei conti in tasca! Se uno si trova in difficoltà economica, non credo che sia l’heliski a risolvete tutto! Diciamo pure che serve ad arrotondare per eccesso un’attivitá gia ben avviata e tutt’altro che in crisi!!!
    Personalmente, comunque, ho molta più stima per quelle guide che nelle bassa stagione fanno l’idraulico, l’elettricista o il falegname piuttosto che di quelle che accompagnano a fare heliski.

  11. @cristina:
    1) “faccio più danni restando qui” mi sembra una risposta molto saggia e concreta. Di chi vuole risolvere le cose.
    2) la riga dopo vai in contraddizione…
    3) coi libri di storia con gli esempi, sinceramente, ci faccio carta per il caminetto. Ho fatto una domanda ai tanti “estimatori” qui presenti, la cui economia personale o famigliare DIPENDA dal reddito legato alla professione.
    Ecco, ho chiesto a queste persone cosa avrebbero fatto. Nei confronti della professione, nei confronti della famiglia e in ultimo di sé stessi.
    Non mi interessa sapere cosa e come acquista chi fa la spesa col portafogli degli altri… Se non arriviamo a cogliere questa differenza, perdiamo il filo del discorso.
    Ripeto: io sono contro gli elicotteri, ma non faccio uscite pubbliche dicendo nei fatti “le guide alpine sono una categoria di farabutti e mi fa schifo appartenervi, riprendetevi la licenza” se non lavoro come guida alpina!!! TROPPO COMODO!!!
    Tu stessa dici “faccio più danni stando qui”!
    Questo sto criticando, un gesto che mi auguro che lo stesso Miotti riconsideri.

  12. Dimenticavo!
    In ogni caso, come dice Alberto Benassi, “Il fatto che una certa attività è anche un lavoro non da il diritto di giustificare sempre tutto.”

  13. Come ho già scritto, di esempi di gente che ha lasciato il lavoro per “protesta” ce n’è e ce n’è sempre stata. Basta fare una semplice ricerca.
    Io non ho nessun bisogno di lasciare il lavoro per protesta (e potrei farlo). Faccio più “danni” restando dove sono. Mi basta “non fare squadra”, è più che sufficiente. Popi, invece, ha ritenuto opportuno fare un gesto diverso, sicuramente più eclatante. È una sua scelta che mi sento di approvare. Tutto qui!
    Saluti!

  14. @cristina: vedo che non capisci. Tu fai l’insegnante? Direi di sì. Lo fai per vivere? Di solito si lavora per vivere. Bene. Tu, se in disaccordo con un tuo collega, tu mi dici che “può rinunciare al mio appoggio”. E quindi te ne sei andata dal corpo docenti? Ti sei licenziata per dimostrare il tuo disappunto? Il gesto di Miotti è BEN DIVERSO! Leggi bene cosa ha fatto! Paragonandolo al tuo esempio: rinunceresti all’abilitazione, alla cattedra e alla possibilità di insegnare? Sì?!? Davvero lo faresti?
    O lo faresti solo se non fosse il tuo lavoro che genera la sussistenza?
    A me dà fastidio perché fa la spesa col portafogli degli altri! E, non essendo io guida, mi permetto di criticare senza aver alcun interesse in campo.

  15. Per RIKYFELDERER
    Guarda che di esempi di gente che ha lasciato un certo lavoro (e non solo quelli citati da te) per protesta ne è piena la storia. Basta fare una ricerca sul web.
    Comunque certi paragoni sono un tantino forzati.
    Io faccio l’insegnante. All’interno del mio istituto c’è chi vorrebbe che tutti i docenti facessero squadra, sempre e comunque.
    Io non accetto questa imposizione e se un collega fa qualcosa che non condivido, può scordarsi di contare sul mio appoggio.
    E’ il mio modo per andare contro una imposizione che non condivido.
    Il collegio delle guide non ha preso posizioni nette contro l’heliski e Popi ha deciso di andarsene. E’ il suo modo per andare contro qualcosa che non condivide.
    Ha fatto un gesto eclatante che, evidentemente, a qualcuno dà molto fastidio.
    Buona giornata

  16. Ultima provocazione intellettuale, giusto per fare un ragionamento alieno ma non troppo.
    Avvocati. Ordine degli avvocati. Ordine all’interno del quale accadono, oltre a una maggioranza di cose “normali” di lavoro, le peggio nefandezze dell’Italia e non solo. C’è tra i presenti un avvocato che ha voglia di “traslare” l’esempio di Miotti, a puro titolo di esercizio speculativo, sul suo? O un notaio. O un biologo? O un chimico? O un ingegnere? O un medico?
    Questi signori sanno di avere all’interno del loro ordine gente che copre omicidi, gente che progetta o riempie bombe per la distruzione di vite umane e via dicendo?
    E cosa fanno? Dai, ci sarà qualcuno che ha un’esperienza “traslabile”.

  17. Apprezzo tantissimo la presa di posizione di Miotti. Sia nel merito che per quanto riguarda il senso della figura di guida alpina. Non sono una guida alpina, ma un semplice alpinista. Nonostante ciò, apprezzo molto la figura della guida e ne ho una considerazione alta. Considero viceversa uno svilimento della figura di guida il fatto di inseguire solo le mode del momento come “istruttori di fitness all’aria aperta” (cito uno dei commenti precedenti), piuttosto che diffondere una cultura della montagna responsabile, basata sulla valutazione autonoma e critica dei pericoli, dei valori naturali e culturali dei luoghi, dell’etica del raggiungimento di una cima. Grande Popi, bel gesto!

  18. poi dopo ci si straccia le vesti per le mega speculazioni abusive del sud d’Italia. Ma già laggiù sono abusive mentre al nord sono legali.

  19. Non c’entra con l’eliski ma lo trovo significativo.

    http://www.ilpost.it/2014/08/08/alps-ettore-moni/

    In uno dei commenti leggo:

    Ad essere sincero se non avessi letto l’articolo prima di vedere le foto mai mi sarebbe venuto in mente che l’intenzione è quella di denunciare il segno dell’uomo in montagna ma l’esatto contrario; nella maggior parte delle foto l’impatto dell’uomo sembra assai limitato: stazioni della funivia con relativi cavi, qualche prefabbricato e tralicci isolati e tutt’intorno solo le montagne.

  20. Meno male che dandoci degli accoliti il Sig. Tiraboschi ci ha aperto gli occhi sul fatto che siamo dei servi del Sig. Popi.

    Quanto alle attività e professioni nocive per l’ambiente montano, ognuno di noi ci mette del suo. L’importante sarebbe essere capaci di fare un pò di autocritica e mettere ogni tanto in dubbio le proprie convinzioni e saper fare un passo indietro.

    Il fatto che una certa attività è anche un lavoro non da il diritto di giustificare sempre tutto.

  21. Mah…
    Io non ho notato, rileggendo tutti i commenti, tutto questo livore contro le guide alpine che alcuni paventano (compreso il commento n.60).
    E nemmeno mi sembra che siano stati dipinti come nemici dell’ambiente.
    Boh… Certi commenti fanno sentire odore di bruciato, quello tipico delle code di paglia…
    Buona giornata

  22. Bravo Popi, grazie di cuore per averci aperto gli occhi su questo gravissimo problema. Purtroppo l’inverno finirà e tra qualche mese questo argomento cadrà inevitabilmente nell’oblio obbligando il buon Popi e i suoi accoliti a cercarsi altri argomenti in grado di mantener alta l’attenzione su di sé e sulle loro narcisistiche scelte. Vista la lungimiranza nello scegliere gli obbiettivi dei loro attacchi polemici, immagino che il prossimo oggetto delle invettive potrebbero essere le usanze dei nativi amazzonici che ancora oggi disboscano e incendiano piccole aree di foresta per costruire capanne e praticare agricoltura di sussistenza, contribuendo così ad aumentare l’effetto serra.
    Nella trepidante attesa della prossima mossa pubblicitaria di Popi&C. continuerò a praticare una delle professioni più nocive per l’ambiente montano, la GUIDA ALPINA
    Tanti saluti

  23. Grazie Popi
    Con poche parole sei stato capace di mettere a fuoco i grandi problemi della nostra professione, sai purtroppo adesso tutti sanno tutto ed è quasi impossibile dialogare con la maggior parte dei giovani colleghi.
    Purtroppo è anche colpa nostra che forse non abbiamo seminato benissimo… certo che a gente come noi che ha fatto la guida in una certa maniera vien da piangere vedendo l’indirizzo attuale.
    Un abbraccio M. Furlani

  24. Per Riky. Premettevo “per quello che riguarda gli animali”. E non è che non sia d’accordo con quello che tu scrivi. Il senso di quelo che dicevo è che una zona di impianti (non conosco Pian de Corones e non sono ansioso di conoscerlo) “sposta” fauna. Una rotazione tende più a danneggiarla. Il problema è che come la vedo io gli impianti ci sono e, tranne eccezioni, mi auguro siano calmierati. Nel senso che non credo se ne costruiscano di nuovi. Visto che quelli vecchi stentano a sopravvivere, almeno nelle località che conosco. L’eliski sarebbe un’aggiunta comunque.

  25. Per dare un capo e a una coda a tutto quanto detto, da me e da altri: non sono un apologo del freeride, dell’elicottero e degli impianti. Ho appena comprato gli attacchini nuovi! Ma con gli anni ho imparato a valutare alla mia maniera (non sempre condivisibile) le questioni relative all’ambiente alpino. E tra queste ho una mia personale “classifica del meno peggio”, perché qualunque pressione antropica, qualunque essa sia, mina o altera l’equilibrio degli ecosistemi. E la pressione antropica sulle Alpi è a livelli oggettivamente insostenibili. Dai rifugi, ai sentieri, dagli impianti all’elicottero. Passando poi per tutti i tipi di “sfuttamento”, idrico, geologico (cave), urbanistico (ville, villette, palazzi, “agriturismi”, strade etc etc). Ho quindi trovato l’azione di Miotti molto scorretta ma non nella sua matrice. Ci mancherebbe, anch’io non sono felice quando sul Montebianco sono in cima a una guglia e mi svolazza attorno un elicottero carico di turisti dalla cima facile! Ma perché in primis, secondo me, ci sono battaglie più importanti da combattere all’interno (e sottolineo: all’interno) della comunità dei professionisti della montagna. E in seconda istanza perché l’azione di Miotti, che mira a condannare il comportamento da lui non condiviso di alcuni colleghi (una minoranza, tra l’altro), va a gettare fango su tutta una categoria di professionisti che in buona parte la pensa come lui, ma che a differenza sua vive di questa professione.
    E questo distinguo non è secondario, anzi…

  26. Bravo Alberto! In poche righe hai detto tutto!
    E per quanto riguarda il discorso freeride: è una “disciplina” che non prevede la salita? Bene! Sulle Alpi ci sono centinaia di discese servite da impianti! Direi che bastano e avanzano!

  27. sul fatto che gli impianti di risalita e l’innevamento artificiale sono un vero scempio ambientale che rimarrà li per centinaia di anni non si discte!
    Ma questo non può essere usato come mezzo per giustifcare l’uso dell’elicottero? Non c’è da giustificare la scelta del male minore. perchè non c’è un male minore.
    L’elicottero e gli impianti sono due mali ambientali punto e basta. Bisogna andare oltre, vanno combatutti tutti e due e le guide visto che si fregiano del titolo di “ALPINE” dovrebbero promuovere l’andare in montagna a piedi. Dovrebbero spiegare ai propri clienti che si entra in un certo ambiente da “OSPITI” e non da padroni. Chi vuole farsi una bella discesa se la deve guadagnare con una faticosa salita fatta con le proprie gambe. Questo è il messaggio che le guide alpine dovrebbero promuovere.

  28. interessante….

    voglio proprio vedere fin dove si arriverà, per provar a continuare a sostenere l’uso di elicottero in montagne già altresì antropizzate.

    avanti…
    birra e patatine a me, alpinista da tastiera, certo nn mancano 🙂

  29. Proseguo un po’ fuori argomento sul rapporto eliski/impianti. Un paio di considerazioni: d’inverno, dove vola l’elicottero per eliski, la fauna è scarsa (non per questo meno bisognosa di attenzioni!) e la flora non viene toccata. Non si fanno azioni invasive a livello morfologico, geografico, faunistico. Non si tocca fisicamente l’habitat e l’ecosistema. Lo si disturba (tanto) con rumore. Soprattuttoin salita (ovvio), e altrettanto in discesa (ma come nello skialp). Ma la pressione antropica è bassissima (in valgrisenche, tempio dell’eliski, si fanno 20-30 rotazioni al giorno nei giorni di punta, con 4 passeggeri per volta max). Una montagna come Plan de Corones è ecologicamente FINITA, è un’autostrada privata dove forse qualche volpe e qualche gracchio sopravvivono ai margini come “parassiti” del sistema umano (mangiano avanzi e spazzatura). Dal punto di vista geograficoe e geomorfologico è compromessa, il reticolo irdografico spappolato per l’innevamento programmato. Dove passano le piste il suolo (pedologico) impiegherà decine di anni a riformarsi, se non distrutto dai prodotti chimici legati all’innevamento programmato per facilitare la cristallizzazione. Deforestato e con una pressioe antropica di decine di migliaia di persone al giorno, attività produttive, impianti, gatti delle nevi di notte etc etc etc… Un ecosistema che non esiste più! E i tempi di recupero di un ecosistema si stimano nelle decine/centinaia di anni, sempre che si possa recuperare! Ti pare poco? Lungi da me insegnare a un professore… ma mi sa che prima dovrebbe vedere la “big picture”.

  30. Entro solo nel merito tecnico dell’impatto eliski vs. impianti. Per quello che riguarda gli animali selvatici, anche se può sembrare paradossale per via delle consideazioni di estensione nel tempo delle due attività, effettivamente l’eliski è peggio. I selvatici si “abituano” ai disturbi… quando questi sono occasionali e molto intensi finiscono per essere più stressanti. Ho interrogato in merito il professore universitario di casa e me lo ha confermato. Al limite persino lo sci alpinismo, se numeroso e schiamazzante, può avere un forte impatto, soprattutto per la caratteristica di velocità in discesa che porta il disturbo a comparire “out of the blue”. Un disturbo prolungato e costante come quello di un impianto verrà invece mappato dal comportamento dell’animale, che ci costruirà intorno un “area di rispetto” la dove è più intenso… ma appena più in la verrà ben tollerato.
    Con questo non aggiungo niente al merito della questione (detesto parimenti impianti e frullini) ma solo quella che ritengo un informazione.
    Io credo che dietro allo sci ci sia il fatto che tanto si sale, altrettanto si scende. Questa è la regola del mio gioco, senza compromessi. Tutto il resto non mi piace. E’ barare. Vale per me. Non vale per gli altri. Ma mi piacerebe che valesse.

  31. @giuseppe penotti: la mia nasce come provocazione. Chi ha la coscienza pulita stia tranquillo, chi magari predica tanto e poi non razzola del tutto… magari è la volta buona che decide di “fare” qualcosa! (ps: complimenti per l’operazione orcopulito!)
    Riguardo all’impatto eliski/impianti. Qui mi trovo in forte disaccordo! Ti propongo una metafora legata al mondo animale: l’eliski, sicuramente più “molesto e fastidioso”, lo paragonerei a una zanzara. Gli impianti li paragono a un cinghiale in un campo coltivato!
    Sicuramente la zanzara ci rompe più direttamente i maroni, è puntialmente fastidiosa. Ma un branco di cinghiali che nottetempo, senza disturbarci, distrugge un ettaro di campo… è diverso! Finita la metafora, anche nella pratica l’eliski è un male/fastidio temporaneo e, una volta finito, (quasi) non lascia tracce. Una montagna “sistemata” per lo sci da discesa… ha bisogno di minimo 50’anni per NASCONDERE (non eliminare) le tracce…
    Poi c’è da confrontarsi col mondo reale, i soldi, la famiglia, i mutui e i casini. Alla tastiera anch’io ogni giorno salvo il mondo. Poi la vita spesso ti piega a compromessi dei quali non sempre si va fieri!

  32. Stefano, tornado al tema visto che si parla delle Guide Alpine e del loro lavoro: alpine = alpinismo e l’alpinismo si pratica con le mani e con i piedi. Le guide dovrebbero essere in testa a tutti a difendere questa attività e tutti i valori che sono racchiusi in essa cercando di andare contro al freddo tecnicismo sempre più dilagante.
    Lo so sono nel mondo delle favole…..

  33. @Stefano Michelazzi. Le zone che citi non le conosco a parte Plan de Corones di cui ho visto il filmato su You tube. Sono di Torino e le pochissime volte che sono stato da quelle parti non stato certo per sciare in pista! 😉
    MI spiace essere travisato e passare per un telebano da tastiera. Per me gli impianti esistenti hanno in proiezione futura un impatto ambientale inferiore a quello che sarà l’eliski, Resisteranno solo quelli ad altitudini significative e con dimensioni ed offerta tali da garantire costanti investimenti. Le altre col tempo scompariranno. E’ lo sci in pista che diverrà sempre più elitario. Non so in Trentino, ma in Piemonte e VdA un giornaliero arriva a 40 €!!!!!
    L’eliski è più impattante perché potrebbe non avere “confini”. Se non voglio essere disturbato da impianti o posti alla moda e stare in beata solitudine con le pelli so dove andare, Con l’eliski potrebbe non essere cosi. Non mi sembra difficile da capire. In ogni dove potrei trovarmi con delle pale rotanti sopra la capa.
    Se poi mi di dite ad ogni piè sospinto che senza l’eliski la guida non campa ed io sono un telebano da tastiera avete tutti i diritti per farlo, ma io continuo a pensare che non è con l’eliski che le guide risolveranno i loro problemi, è mia convinzione semmai che li aggraveranno.
    Non voglio fare di ogni erba un fascio ma ha volte ho l’impressione che qualsivoglia azione o pensiero proveniente dalle guide (eliski, vie classiche spittate, vie corrette ed attrezzate) debba sempre essere accettata come un dogma perché “ci campano”. E questo non mi sta bene.
    E a Riki Felderer che parla del “fare” rammento che io e pochi altri visionari al tempo che fu andammo in Valle dell’Orco a pulire e disgaggiare il Sergent spendendo soldi tempo e fatica e non certo remunerati.

  34. Stefano non mi parlare delle mie Apuane che mi viene da piangere a vedere queste cose. Le stanno distruggendo. Qui però il problema principale sono gli stessi abitanti: non gli frega nulla. Le scritte minacciose contro chi prova a difendere questo ambiente contro un’aggressione sempre più violenta, sono chiare.

  35. Caro Alberto, chi partecipa alle manifestazioni, chi è attivista, militante, ecc. ha gli stessi problemi di gestione della propria vita, ma lo fa…
    Sulla libertà di opinione non si discute di certo, si dovrebbe discutere invece sul fatto che chi condanna così aspramente (il termine “tutti” in effetti era esagerato) non si preoccupa affatto di arrivare in automobile al rifugio, sotto le Tre Cime, o di farsi la traversata del Bianco in caravella, anzi… Ricordo una manifestazione di contestazione per la strada delle Tre Cime molti anni fa… non che vi fosse la folla, eh… ed era di domenica e c’era un bel sole che splendeva… si sarà preferito farsi l’uscita personale…
    E’ una moda ormai sputare sugli altri per sentirsi meglio con se stessi (anche qui ovviamente non da generalizzare) e vuoi mettere quanto sia facile dare addosso a 4 gatti piuttosto che darsi da fare in situazioni realmente impattanti?
    Tanto per capirci su questo articolo 46 commenti al momento… e su questo
    http://www.banff.it/salviamo-le-apuane-dal-piu-grande-disastro-ambientale-deuropa/
    SOLTANTO 4 E DELLA STESSA PERSONA!!!

  36. Stefano se non è giusto generalizzare mettendo tutti nello stesso pentolone, anche qui non lo farei “… tutti i benpensanti della tastiera non li ho mai visti ad una qualsiasi manifestazione ambientalista…”.

    Nella vita di tutti i giorni bisogna purtroppo inggollare dei rospi, abbassando la cresta perché, come giustamenti scrivi, c’è pure da vivere.
    Ma questo non giustifica che bisogna pure chiudersi la bocca e a chi ne ha la possibilità tirarsi fuori con delle forti forme di protesta che possano dare dei bei scossoni al sistema che invece tende ad appiattire tutto e tutti.

  37. @GIUSEPPE PENOTTI
    L’intervento sugli impianti era proprio il tuo. Di Plan de Corones ho già detto e c’è sul blog una bella “denuncia” ma se ti informi solo un pochino vedrai che non è l’unico ad esser stato ampliato, vedi Polsa -San Valentino (TN), vedi Campiglio(TN), vedi Folgaria (TN) e questo per quanto riguarda alcuni casi che hanno fatto clamore ma non per questo le piste nuove non si son fatte…
    L’eliski è una pratica costosa che per questo motivo non può diventare di massa.
    Io non ne ho mai proposto e mai l’ho praticato ma come detto altre volte non critico e non giudico chi lo fa, perché lo considero un male minore e non di certo chi tenta di crearsi una piccolòa nicchia di guadagno un delinquente. Guide ricche mai conosciute!
    Come giustamente dice Riky Felderer, e come già mi è capitato di commentare, tutti i benpensanti della tastiera non li ho mai visti ad una qualsiasi manifestazione ambientalista….
    Ciò che emerge dai commenti dei colleghi dovrebbe essere abbastanza facile da capire, mi sembra che invece sia ancora una volta (già in altre occasioni ho dibattuto su questo punto) per molti, una questione difficile da comprendere:
    la figura romantica della guida ce l’avevamo tutti noi quando abbiam cominciato, i corsi professionali ci hanno abbassato la cresta tanto per cominciare e scontrarsi poi colla realtà del mondo del lavoro in questo campo ha finito di livellare per bene la fantasia facendoci scontrare colla realtà difficile in ogni senso. Non a caso una moltitudine molla ancor prima di provarci.
    Qualunque persona che debba lavorare per vivere è costretta a delle scelte, alcune fastidiose, alcune che non ami, ma se vuoi lavorare e di conseguenza guadagnarti la pagnotta le accetti, a meno che non si abbia il culetto bello parato per altri motivi.

  38. Voglio fare una provocazione: tutta la maggioranza benpensante che predica bene da dietro la tastiera, vada a FARE delle cose (il buon Gogna con MW le ha fatte ad es, specifico solo per evitare fraintendimenti). Tutti a commentare, plaudire o criticare (io sono fra i critici nello specifico, il mio pensiero su PM) ma poi tutti a portare clienti, figli, fidanzate a sciare a Kronplatz e a mangiare salamelle ai nuovi ristoranti della val di Mello sfrecciando veloci sulle nuove super/iperstrade. Se a ogni cavaliere della tastiera corrispondesse un’azione PRATICA, e mi permetto di aggiungere anche più sensata (Rabanser non ci ha girato intorno e ha fatto subito centro, imho), penso che l’ambiente sarebbe un patrimonio più bello. E invece così non è… E oggi c’è la strada in Vannino, domani il supermercato in val di mello, dopodomani 115.000.000 di euro per portare i merenderos sul tetto d’europa e poi ancora chissà… Il Grande Pene del Qualido?!? (cit. Boscacci – Valdimello.it)

  39. Non c’è nulla di strano per una guida che lavora dire sono il “re del quarto” (anche 6a se proprio vuoi). La guida insegna e si è affiancata il titolo “maestra di alpinismo” accanto a quello che presuppone il solo accompagnamento. Ora… le maestre che insegnano alle elementari e alle medie non sono maestre degne di quel titolo perchè devono spiegare l’ABC?

    Anche portatori di pacchi postali è un lavoro, tra l’altro.

    rampik

  40. @Stefano Michelazzi. Spero che il pensiero relativo agli impianti poco impattanti non fosse riferito a quanto ho scritto io. Il mio pensiero è che l’elisky è in prospettiva è più impattante degli impianti e delle piste esistenti che non subiranno nel futuro di certo ampliamenti ma forti ridimensionamenti. L’elisky è invece un mezzo dinamico che può se non duramente regolamentato portare non solo rumore e inquinamento ma anche un aspetto da non sottovalutare di maggiori rischi e di conseguenza più incidenti che potrebbero portare ad un inasprimento della nostra libertà individuale ad andare in montagna.

    @D. Boninsegna. Io non critico e non attacco le guide, In passato mi è capitato di rivolgermi ad una guida per delle salite molto particolari. E da ragazzino devo molto se non tutto a figure come Grassi e Comino a cui mio padre si affidò per far maturare un pischello di 16 anni.
    Ma non dovete pensare che il voler vivere di montagna vi possa autorizzare a difendere attività come l’eliski. Io in questo vedo un grosso rischio di de professionalizzazione della vostra attività. Rischiate d divenire in un futuro semplici portatori di “pacchi postali”.
    Un vostro collega piemontese, incontrato casualmente dopo una gita mi disse con un po’ di amarezza “sono diventato il re del quarto…”

  41. Stefano, la bassa e media montagna, qui in Dolomiti, le do oramai per perse
    . Resta, di wilderness, qualcosa in alta quota, e a quel poco do importanza e lo difendo.

  42. E non ti risulta Luca che dopo spittatura (peraltro commissionata) e abbattimento, vi sia stato un sondaggio e varie assemblee del CAI per mettere in sicurezza una linea classica (che peraltro conta incidenti sulle dita di una mano in 100 anni) a rischio perché troppo frequentata?
    Non ti risulta che vi sia stata una insulsa proposta di mascherare addirittura i resinati fabbricandone con le sembianze di un chiodo a fessura?
    Mi sa che nei forum se ne parlò se non ricordo male…
    Taglio qui perché l’argomento non è questo e credo che si sia già sforato.
    Quel che desumo da vari interventi è l’ormai tristemente noto atteggiamento di scaricare a pochi i mali di molti.
    Se si è arrivati a definire poco impattanti i mezzi di risalita a motore, le piste da sci, ecc. significa che siamo ben oltre la frutta, considerando anche la grossa denuncia sul Plan de Corones apparsa su questo blog e se ci si perde invece a discutere su un paio di clessidre trapanate…

  43. Visto che vengono tirate in ballo le Pale di S. Martino come esempio di montagne rovinate, violate, bucate, ecc… mentre invece tra i vari gruppi dolomitici sono forse tra le più selvagge, poco rovinate e relativamente poco frequentate, mi permetto di dire la mia come guida e gestore del rifugio Pradidali che è proprio sotto alla fessura Buhl alla Cima Canali che è stata tirata in ballo.
    E’ vero che sono state trapanate alcune clessidre per rendere più sicure le soste della meravigliosa via del grande H. Buhl, ma l’intervento non è stato fatto dalle guide, almeno non dalle guide in quanto tali, ma da una squadra del Soccorso Alpino locale composta da guide e non guide, stufi tutti di mettere in gioco la pelle in rischiosissime operazioni di soccorso che potevano essere rese molto più sicure con un intervento minimo e poco impattante come quello realizzato. Capisco che a dar fastidio non siano le clessidre scavate in quanto tali, ma il tabù infranto. Ma se vi capitasse di calarvi per un intervento di soccorso lungo la Buhl, magari di notte come spesso succedeva, magari col temporale come successo varie volte, forse sareste meno afflitti da questi tabù. La Cima Canali è peraltro piena di vie di tutte le difficoltà poco o per niente chiodate dove la purezza dell’alpinismo può trovare la sua massima espressione, peccato che poi tutte queste vie sono snobbate dagli alpinisti che in grande maggioranza scelgono la Buhl. Per la cronaca i ripetitori (ALPINISTI, non solo guide) sono tutti contenti di trovare delle soste sicure, pur senza spit o attrezzi simili, dato che già la via non è molto chiodata lungo i tiri e richiede un certo impegno per rendere sicura la progressione.
    Visto che ci sono dico la mia anche sull’argomento del blog, scorrendo tra i vari interventi leggo molto accanimento e “ruggine” nei confronti delle guide che sembra siano i principali colpevoli di chissà quale rovina della montagna, è facile giudicare e sputare sentenze quando “si ha il culo al caldo” come dice C. A. Pinelli nel suo equilibrato intervento: altra cosa è scegliere di vivere con la montagna a tempo pieno, in tutte le stagioni e in tutte le condizioni, e di farne un lavoro che per forza di cose non può che derivare da un grande amore e una grande passione per l’alpinismo, per la montagna e per l’ambiente.
    Personalmente non lavoro con l’eliski, qui in Trentino è anche vietato, ma non me la sento di criticare i colleghi che in giro per le Alpi lo fanno, non credo che l’uso dell’elicottero se misurato e controllato sia così dannoso e una minaccia per la montagna stessa, non dimentichiamo l’importanza di questo mezzo per il soccorso e per molte altre attività in quota.
    Da guida alpina mi dispiace e rispetto la scelta di un grande come Miotti che sicuramente mancherà al mondo delle guide, ma mi associo alla legittima domanda di I.Rabanser.
    Mi scuso per l’intrusione,un saluto a tutti, colleghi e amici.
    D. Boninsegna

  44. Grazie Luca V. delle delucidazioni, deprimenti da quello che racconti. Mi tocca fare campanilismo, ma qui nelle Centrali facciamo il contrario, proteggiamo il valore storico di certe salite, sarà perchè sopravvive una certa cultura di fondo che forse altrove è scomparsa. Merizzi più sotto ha già accennato qualcosa, per cui ci tiriamo fuori da “tutta l’erba un fascio” (fallo anche tu se citi le guide, forse è meglio). Magari fai anche i nomi, sennò parlare a vanvera serve a poco.

    rampik

  45. Odiare le guide alpine: ma sei matto Rampik? Le ho sempre ammirate! Però, però, negli ultimi anni, ho visto alcune di loro, sempre più, perdere il rispetto dell’ambiente d’alta quota. Vuoi qualche esempio? La via Buhl alla Cima Canali ha da qualche tempo per soste delle clessidre artificiali, trapanate. La Pala del Rifugio è stata chiusa per un mese per “manutenzione della parete” (altre soste trapanate). Lo Spigolo del Velo (caro Stefano), la via dolomitica con più clessidre naturali, a me risulta essere stata per davvero spittata alle soste: soltanto che qualcun altro, non guida, le ha prontamente smantellate… Io stesso mi sono più volte battuto per evitare la realizzazione di nuove e diverse vie ferrate in Dolomiti proposte da guide alpine (una, pensa, l’ho anche smantellata di notte prima ancora che la inaugurassero: e sono stati zitti, perché era una forzatura), non faccio inoltre i nomi (perché non voglio rogne) di altre guide che propongono alla provincia di Belluno o alla Regione Veneto la sistemazione di qualche itinerario (leggi: posa di corde fisse) per renderlo sicuro e accappararsi quel tot al metro o comunque la giornata guida, so di un gruppo di guide alpine del Cadore che ha chiesto ad almeno tre comuni il permesso di fare l’eliski solamente un giorno alla settimana per tre o quattro corse di elicottero (cosa vuoi che sia un giorno alla settimana?!, ma se lo ottieni da tutti i comuni del Cadore fai l’en plein, nello stesso gruppo selvaggio peraltro, quello delle Marmarole e dell’Antelao)… Andiamo avanti? Ripeto, che fine ingloriosa!

  46. Tanto per capirci: le scie chimiche non sono originate dalle flatulenze delle guide che sia chiaro eh…!
    Visto che l’argomento dilaga, mi chiedo se lorsignori sono al corrente di chi fosse quell’associazione che voleva spittare lo spigolo del Velo in Pale e che dopo aver intervistato numerosi colleghi (me compreso) han decioso che era meglio cambiare direzione… chissà mai perché?
    Tutti buoni a sentenziare sulla pelle degli altri… non mi sembra che sto Paese stia andando a gonfie vele… o sì…?
    Mah… forse sarà colpa delle guide…!?

  47. Cristina oltre all’educazione direi anche opportunismo. E questo paese quanto ad opportunismo ne ha da vendere.

  48. Leggendo alcuni commenti mi rendo tristemente conto che c’è gente che non si rende conto che non è solo un problema di inqunamento ma soprattutto di educazione.
    Va beh…
    Al Sig. Miotti va tutta la mia ammirazione!
    A quelli che pensano che l’heliski resterà relegato a poche zone e orari dico: illusi!
    Buona serata

  49. Rampik, e l’iniziativa di certe guide alpine che volevano richiodare a spit le vie classiche della tua val di Mello?
    Lo so te non eri di questi.
    Generalizzare è sbagliato ma diverse guide alpine, ad esempio alcuni gestori di rifugi, sono per la richiodatura a spit. Lo fanno solo perché si preoccupano della sicurezza della gente?

  50. @Luca Visentini, mi ha incuriosito quella sequenza che citi, conoscevo solo le clessidre trapanate in Wenden, ma non fatte da guide per addomesticare e portarci i clienti.
    Le altre che elenchi sono cose che succedono da te in oriente?

    “io vedo sempre più in pericolo l’alta quota proprio a causa delle attuali guide alpine” è una frase forte, decisamente generalizzante, potresti spiegarmela? Giusto per farci capire che non è, come auspico, un odio a prescindere per le Guide Alpine.

    Grazie

    rampik (guida)

  51. Il comunicato del collegio delle guide è fuffa allo stato puro. Basta leggere le opinioni qui sotto di molte guide per rendersene conto.
    Non mi è piaciuto nemmeno leggere la domanda retorica, qui e sui forum di montagna, se Miotti vivesse o meno del suo lavoro di guida, come se il voler vivere di una professione molto particolare come quella di guida giustifichi qualsiasi azione come l’elisky. Lo ha scritto correttamente Marco Lanzavecchia. Qualsiasi lavoro deve avere una base etica. La professione di guida e il voler campare di quello non può e non deve giustificare azioni contrastanti con l’ambiente montano.
    Per quel che riguarda l’Elisky non solo sono contrario ma ribatto che è meglio una stazione sciiistica con piloni, seggiovie e alberghi. Sono statici, il danno impattante c’è ma non si espande (non più oramai) e per molte piccole stazioni a quote media il destino è la chiusura. L’elisky non è statico e può espandersi su sempre più zone e regioni alpine e di questo molte guide si renderanno complici.
    Apprezzo molto la scelta di Miotti. Non è più guida ma magari, foose, gli chiederò di accompagnarmi in qualche bella gita nelle alpi centrali che conosco poco e per riconoscenza gli offrirò una bella cena in un bel ristorante.

  52. qui c’è un signore che indica agli amici la luna con un dito;
    purtroppo gli amici vedono solo il dito e non si accorgono nemmeno della luna.
    E, ahime, i primi a nascondersi dietro il dito sono i guardiani della luna…

    il problema non è eliski si vs. eliski no, o la crisi, o..dobbiamo pur mangiare…etc…
    il problema vero è l’inadeguatezza dei collegi a governare il rinnovamento di una professione che rischia di collassare.
    Il tono da lotta di retroguardia del comunicato stampa ne è prova evidente.
    Non ne faccio ovviamente una colpa personale a Cesare, che ha di certo ereditato uno strumento inefficace sia per la sua stessa natura che per le beghe che da sempre lo affliggono e ne limitano l’operatività (per non parlare dei danni mostruosi che si autoinfligge per inettitudine)…

  53. Non entro nel merito della questione del gesto e dell’attività delle Guide alpine. Ma ho un’idea diversa: credo che l’heliski abbia uno spirito molto diverso dallo sci alpinismo. Cioè non h proprio nulla a che fare. Chi lo usa è per fare freeride, quindi non ha passione per la montagna in senso stretto, ma per il powder. Non ha nemmeno l’idea di cosa significhi raggiungere la vetta. Il Freeride è una pratica che pian piano assume sempre più personalità. Prova ne sono le manifestazioni pseudo agonistiche che aumentano ogni anno di numero. E’ fondamentale tuttavia la presenza e la gestione delle guide alpine laddove si esca dalla pista tracciata. Sinceramente trovo questo senso di purezza assoluta un estremo. Il freeride è un aspetto della montagna che disconosce la salita. A meno che si parli di free touring, quella sorta di pratica dove si utilizzano sci leggeri come quelli da sci alpinismo, ma dalla struttura performante come quella di uno sci tradizionale da pista. Insomma, credo che la Guida Alpina debba governare l’insegnamento di tutto ciò che capita fuori dalla pista. Essere troppo puri e odiare l’elicottero perché fa rumore e inquina lo trovo abbastanza fuori luogo. Perché credo che anche la Guida Alpina più pura del mondo, magari inconsapevolmente in altri ambiti contribuisca nel suo quotidiano a inquinare il mondo. Diciamo che se una Guida Alpina non può sopportare l’Heliski che si scosti, ma non dia le dimissioni perché è contrario. Se tutte le Guide facessero così, bisognerebbe abolire totalmente l’Heliski. Lo credete possibile? La mia è solo una riflessione non una presa di posizione non essendo Guida Alpina.

  54. Sono anch’io una Guida Alpina condivido l’idea che l’eliski, male (come molti altri) dei nostri giorni e delle nostre alpi, sia una delle scorciatoie che uccidono la nostra professionalità.
    Accolgo con dispiacere ma comprendo perfettamente questa scelta estrema di Popi; non la leggo come condanna di chi lavora con l’eliski ma di una associazione che dovrebbe rappresentare tutte le guide e che sceglie di patrocinare una manifestazione di questo genere.

  55. Sono una Guida Alpina. Non ho mai fatto elisky, non lo ho mai promosso, ho rifiutato dei lavori con l’ elisky. Sulle mie ultime pubblicazioni c’è scritto “non utilizziamo nessun veicolo a motore …” se non per il trasporto in auto sul posto. Credo che l’elisky sia una pratica sbagliata, sulle Alpi, già così cariche di impianti di risalita.
    Dico tutto questo per sottolineare l’amarezza per il comportamento del collega Popi che avrebbe aiutato la categoria e la montagna con molta più forza e coraggio, se questo era davvero il suo obiettivo, discutendone al suo interno. Cosa che, so per certo, non ha mai fatto almeno negli ultimi 7-8 anni. L’elicottero è un mezzo di trasporto normato e controllato dal legislatore; Chi è il “collegio delle guide” per dire se e come una guida lo debba usare o no, già ci pensa la legge. Io, l’ho detto, sono contrario all’uso dell’elicottero e porto questo mio pensiero ovunque possa essere di stimolo; ma sono contrario anche alle sigarette, agli appigli scavati, a tutti quelli che vanno in montagna solo per battere un record e a quelli che sono contro le Guide per partito preso (ai quali il caro Popi ha regalato un bel bocconcino).
    Guido

  56. Non condivido per niente questo comunicato. In montagna si va a piedi, e questo non significa essere integralisti ma avere buon senso, Un buon senso che troppe guide alpine hanno negli ultimi anni perduto. Vogliamo parlare delle soste su clessidre trapanate artificialmente, delle pareti chiuse per manutenzione, dell’abolizione del I grado di difficoltà lungo certi percorsi escursionistici perché mettendoli in sicurezza si prende un tot al metro? Bah, io vedo sempre più in pericolo l’alta quota proprio a causa delle attuali guide alpine. Non saranno tutte così, ma se la direzione avalla tali diversità… Che fine ingloriosa!

  57. Riporto qui di seguito il comunicato ufficiale dell’AGAI e del Collegio Regionale delle Guide Alpine Lombarde:

    Comunicato stampa n.01/2015 del 09/01/2015
    In riferimento alla rinuncia al titolo di Guida alpina di Giuseppe Miotti,

    Il Presidente delle Guide alpine italiane Cesare Cesa Bianchi unitamente al Presidente delle Guide alpine Lombardia Luca Biagini, appreso con dispiacere la decisione, tengono a divulgare alcune precisazioni.

    Il Collegio Nazionale e i Collegi Regionali delle Guide alpine sono organi di governo e di rappresentanza di tutte le Guide alpine, pertanto sono tenuti a tutelare gli interessi e le attività svolte dalla globalità delle Guide e non solo di una parte.

    Per questo, proprio perché tutte le Guide alpine vivono la montagna e la professione a 360°, il Collegio è tenuto ad accettare le diverse visioni e le diverse scelte professionali purché esse siano rispettose delle leggi e delle norme deontologiche.

    Nel caso particolare dell’heliski, bisogna ricordare in primo luogo che si tratta di una pratica consentita dalla legge. Pertanto, al di là dei singolo giudizi di merito, rientra nell’ampio spettro di ciò che le Guide alpine fanno e possono fare con professionalità.

    Tralasciando atteggiamenti integralisti, sia di totale divieto che di completa liberalizzazione, è auspicabile tuttavia una seria e coordinata regolamentazione di questa attività per far sì che essa continui a esistere nel rispetto degli equilibri delicati e spesso “maltrattati” delle montagne, ma anche delle esigenze di tutto il turismo montano e di chi vive grazie a esso.

    Infine, con riferimento al patrocinio del Collegio Regionale Guide Alpine Lombardia alla manifestazione “European Free Ride Festival”, si ritiene importante evidenziare la presenza delle Guide alpine in una manifestazione dove sono tanti i temi e le attività che vedono nostri colleghi impegnati in prima persona.

    In generale si ritiene importante che il Collegio Nazionale e i Collegi Regionali facciano il massimo sforzo per essere presenti in ogni evento che riguarda la montagna e le attività di Guide alpine, Accompagnatori di media montagna e Guide vulcanologiche.

    Cesare Cesa Bianchi, Presidente delle Guide alpine Italiane
    Luca Biagini, Presidente delle Guide alpine Lombardia

  58. oltre che dagli elicotteri, difendiamo anche le vie classiche che sempre più spesso sono attaccate dalle spittature fisse e diverse guide alpine ci hanno messo lo zampino.

  59. Da “attempato” Consigliere delle Guide Alpine mi permetto di dire che mai, come nell’attuale Consiglio Direttivo di Lombardia, ci sia stata una così forte sensibilità ambientalista.
    Ad ogni incontro, viene sempre espressa la volontà di salvaguardare il nostro bellissimo spazio di lavoro inteso come ambiente naturale di montagna selvaggia.
    Mi spiace che proprio ora Miotti ritenga opportuno di prendere le distanze dalla nostra vivace e giovane categoria.
    Mi sembra fragile anche la motivazione, l’heliski potrà essere una attività odiosa e impattante nel rumore e probabilmente anche nell’inquinamento ma è anche vero che è rarefatta nei luoghi (in Lombardia solo a Livigno) e nel tempo, in pratica si tratta di pochi minuti in qualche giorno dell’anno. Finito l’evento, la montagna torna come prima; nel silenzio dei grandi spazzi aperti, tutto riprende nel suo naturale respiro: non rimangono carcasse di funivie, impianti di risalita, cementificazioni, piste battute, impianti di innevamento ecc.…Insomma non mi sembra una priorità ambientale: forse etica ma preferisco battermi con un po’ di pragmatismo, dove i problemi sono più concreti. (azioni contro cave, rapina delle acqua, individuazione delle aree sic non percorribili, protezione delle aree destinate all’avventura ecc..)
    Poi, col mio temperamento da burlone, laico ed anarchico mi trovo benissimo nella variopinta e passionata categoria delle Guide Alpine dove senz’altro caro Popi avevi spazio anche tu.

  60. Purtroppo viviamo in un mondo dove il dio denaro la fa’ da padrone,molti non possono fare cio’ che vorrebbero per ovvie ragioni,chi lo fa’ come nel caso di Popi,tanto di cappello.

  61. Sono le guide favorevoli all’heliski che dovrebbero dimettersi
    , se avessero un briciolo di dignità.

  62. Complimenti senza se e senza ma a Popi e alla sua scelta in nome della dignità di una professione antica e nobile che a poco a poco si sta trasformando per soddisfare qualunque spinta del mercato. Vivere di alpinismo non è facile. Lo sappiamo e per questo dobbiamo evitare giudizi perentori, troppo facili per chi, come molti di noi, ha il “culo al caldo”. Però la necessità di sbarcare il lunario non deve rappresentare una giustificazione quasi dogmatica per avallare qualunque tradimento dei propri ideali. A volte si ha la sensazione che alcune guide si dimentichino di essere degli alpinisti. Soprattutto è grave se sono proprio le associazioni delle guide a indicare e sostenere queste pericolose deviazioni. Bravo Popi! Carlo Alberto Pinelli

  63. “Non possiamo pretendere che le cose cambino, se continuiamo a fare le stesse cose.

    La crisi è la più grande benedizione per le persone e le nazioni, perché la crisi porta progressi. La creatività nasce dall’angoscia come il giorno nasce dalla notte oscura. E’ nella crisi che sorge l’inventiva, le scoperte e le grandi strategie. Chi supera la crisi supera sé stesso senza essere ‘superato’.

    Alberto Eistein

    Crisi tempo di cambiamento e anche per le guide è arrivato il tempo di cambiare. La montagna non è solo un limone da spremere.

  64. Tutta la mia stima e solidarieta’! Finalmente una voce fuori dal coro, finalmente una Guida che difende la montagna!

  65. Caro Giuseppe rimanere fedeli a se stessi è l’unico sistema per vivere serenamente. Con grande stima e affetto. Diego Cason

  66. Come hanno detto altri la decisione del collega Popi è una decisione personale, se l’ha fatto è perché ha ritenuto fosse il passo giusto da fare. Da parte mia penso che il bello del nostro mestiere, forse una delle ragioni per cui l’abbiamo scelto sia la nostra libertà, la libertà di non avere datori di lavoro che ci dicano cosa dover fare. Credo quindi che ognuno di noi possa cercare di impostare il proprio lavoro seguendo la modalità di praticare la montagna che sente più sua…ad esempio proponendo ai propri clienti solo gite di sci alpinismo se uno è contrario all’ heliski, o di gite senza impianti se è contrario al freeride, cercando di “educare” (passatemi il termine) la propria clientela ad un’etica della montagna diversa.
    E, se in disaccordo con le politiche intraprese dai vari Collegi, far presente il proprio punto di vista nelle sedi opportune. Abbandonare il mestiere non mi pare possa contribuire a far cambiare qualcosa, almeno, questa è la mia opinione.

    Guida Alpina Filippo Livorno

  67. Non sono guida ma fare la guida non è l’unico mestiere in cui rispettare una deontologia professionale è economicamente svantaggioso. Quindi trovo valide fino ad un certo punto le obiezioni basate sul fatto che in tempi grami bisogna accontentarsi di quel che c’è anche se non è il massimo. Oplà. E poi ognuno la pensi come vuole.

  68. Non entro nel merito delle motivazioni che hanno indotto l’amico Popi a fare questo passo ma voglio ugualmente sottolineare che comprendo bene l’angoscia che lo sottende.
    Anche io ho dato le dimissioni da un collegio professionale dal quale non mi sentivo più rappresentato.
    Non solo non rappresentava me, ma non tutelava nemmeno la professione tout-court, andando a caccia di opportunismo economico immediato invece che di visioni di qualità future.
    La professione di Guida Alpina come è strutturata oggi ha un senso molto limitato e deve essere profondamente ripensata. I collegi regionali e il collegio nazionale invece sono organi completamente inutili e paralizzati nella loro autoreferenzialità tesa alla pura sopravvivenza economica grazie ai contributi per la formazione e alla elemosina del Cai.
    Ci sono state e ci sono ancora opportunità di crescita che non vengono colte grazie alle lotte intestine e alle diatribe etno-linguistiche che ancora oggi appestano la gestione di questa “cosa” che dovrebbe essere pubblica.
    Ci sono troppi personalismi che prevalgono sull’interesse collettivo.
    E infine ci sono stare riforme del lavoro e delle professioni che hanno visto la guida alpina colpevolmente latitante, timorosa di perdere la prerogativa della formazione interna, invece di imbastire un tavolo serio di inquadramento complessivo delle professioni della montagna, anzi dell’outdoor in generale.
    L’idea stessa che una professione debba evolversi in funzione del mercato è ontologicamente un abominio.

    Ben vengano i roghi se servono a destare la coscienza (ma in quanti sapranno anteporla al proprio portafoglio?)

    Stringo la mano a Popi.

  69. Io (guida alpina che non vive della professione di guida alpina da parecchio tempo) non giudico né Miotti (verso il quale provo una profonda ammirazione) né chi utilizza l’elicottero come mezzo di trasporto per raggiungere una cima per una discesa “sulla polvere” come il camionista utilizza il suo mezzo, lo studente ed i lavoratori usano la metropolitana, il rappresentante usa l’auto, il vigile del fuoco usa l’autoscala, chi consegna le pizze usa lo scooter e così via… la lista sarebbe infinita. La società si trasforma, nel bene e nel male (molto nel male lo so), nei paesi occidentali (e non solo) l’elicottero salva le vite (molto spesso) ed a volte le toglie (non direttamente ma quasi). La professione di Guida Alpina – Maestro d’alpinismo non può, secondo me, né sfruttare le montagne a proprio piacimento (non siamo cavatori) né allontanarsi dalle richieste del mercato. Ebbene sì… oggi dobbiamo tutti adeguarci ad un mondo basato sul denaro e sulla sopravvivenza. Forse qualcuno può anche tirarsi fuori e giudicare… ma sempre e comunque occorre empatia…
    Buon proseguimento
    Luigi Trippa

  70. Amo la montagna, ma ho la fortuna di non dover vivere di montagna. Senza gli elicotteri molti sarebbero ancora la, inutilmente. A causa degli elicotteri molti sono rimasti la sotto, inutilmente. Non sono le macchine, non sono i piloti… Sono le scelte di una società che paga milioni uno che prende a calci un pallone e nulla chi tiene in mano la tua vita e che ad ogni passo ti insegna come continuare ad apprezzarla e a viverla in sicurezza… I soldi fanno sempre la differenza. Credo nessuna guida farebbe Heliski se potesse mantenersi portando i clienti su con le pelli o a piedi… Non riporto cosa ho pensato la prima volta che, sopra ai 3000 metri, ansimante di fatica, superato un ultimo dosso, anzichè respirare il silenzio e l’immensità della cima, ho ingerito una sventagliata di JP4 misto a cristalli di ghiaccio… In mezzo alle mie montagne il “fenomeno” è ancor limitato, quindi forse “tollerabile”, in altri posti sta assumendo dimensioni preoccupanti. E nelle pessime stagioni come lo scorso anno, dopo 3 settimane di neve e tormenta, quando vedi l’helicottero parcheggiato alle 10.30 di una caldissima mattina di primavera in attesa di fare un altro giro… sai già cosa succederà… Si è ora di darsi una regolata… e non dico altro. Stefano

  71. Stefano Michelazzi, guida alpina, ha commentato:
    E’ un atto personale e quindi non criticabile, sicuramente una scelta difficile e sofferta, ma siccome è reso pubblico, dico la mia:
    molti colleghi non sono d’accordo con le scelte optate negli ultimi anni dai collegi (in testa ovviamente quello nazionale) in qualche “modo” c’è un malessere che si sta palesando con un (in questo momento) mormorio crescente, a trovare posizioni comuni tra chi (e non siamo in pochi) dissente. Cosa non facile nel nostro ristrettissimo universo dove non tutti, anzi pochi, optano per esercitare full-time e quindi vivere di questa realtà. Figure di spicco come Miotti sarebbero dei cardini importanti per un possibile cambiamento, abbandonare serve solo a togliere una spina dal culo ormai ingrossato dei nostri bei burocrati super-politicizzati.

  72. Una domanda mi sorge spontanea: Giuseppe Miotti è guida alpina oppure vive del lavoro di guida alpina?
    I.

  73. Bel grido Popi! Speriamo dia coraggio ai professionisti dell’Alpe (forse irreversibilmente ormai trasformati in maestri di fitness all’aperto ad uso del “consumatore”).

  74. Riporto anche il commento della Guida Alpina Michele Comi:

    Ciao Popi,
    apprezzo, la forza e il messaggio.
    Continuerò a mostrare un’altra direzione possibile, a partire dall’assemblea del 26 pv, per chiamarmi fuori, almeno dall’aberrante patrocinio con annessa garanzia di sicurezza, una mostruosità che non può essere taciuta.

  75. Riporto qui il commento della Guida Alpina Lorenzo Merlo:

    Darsi fuoco è ciò che resta alla dignità incapace di sottomettersi muta.
    Quell’urlo certamente risuonerà tra il piccolo popolo di anime sodali, sebbene sconfortate o nichiliste.
    Scintille contagiose cadranno sulle teste di tutti e anche i più pusillanimi godranno della vibrazione diffusa da chi ha il valore della dignità.
    Le aggiornate concezioni di sé si tradurranno in forze che si credeva spettassero solo ad altri.

    Così come è vero che a nulla servirà per modificare la rotta della motonave è anche vero che senza certe piccole azioni saremmo complici della direzione che non condividiamo.

    Caro Popi apprezzo la tua scelta.
    Da parte mia continuerò a rifiutare l’iscrizione all’Agai e ad esprimere ufficialmente le mie perplessità e critiche in merito alla comunicazione, alla didattica, alla cultura della Guide alpine.

    E a breve esprimerò e comunicherò al Direttivo del Collegio un parere in merito a Livigno e alle scelte fatte.

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