Gli “appigli sfuggenti” di Maurizio Giordani

Introduzione ad Appigli sfuggenti, il nuovo libro di Maurizio Giordani (Alpine Studio editore).

Maurizio Giordani si è dedicato a “inventare” nuovi limiti per l’alpinismo moderno, affrontando itinerari mai percorsi da altri, anzi talvolta mai neppure sognati da altri. Neppure avendo a sua disposizione un intero libro autobiografico come questo Maurizio è riuscito a raccontare il suo migliaio di ascensioni, spesso estreme, tra cui centinaia di vie nuove, in tutto il mondo.

Dal 1985 fa parte del Club Alpino Accademico Italiano, poi nel 1989 diventa guida alpina. La sua attività lavorativa lo vede anche organizzatore di trekking extraeuropei, conferenziere, rappresentante di articoli e abbigliamento per la montagna, di cui ha disegnato alcune collezioni. Ha pubblicato tre opere sulla Marmolada: un libro sulla storia della grande Parete Sud, Sogno di Pietra, e due guide di alpinismo sugli itinerari della parete, delle quali una recentissima. Dice di «vivere una vita assolutamente normale», ma questo lo giudicherà il lettore dopo aver letto questo libro.

Giordani-AppigliSfuggentiCopertina

Già dal titolo si capisce che abbiamo a che fare con un alpinismo intelligente, attento ai suoi meccanismi come alle sue fantasie, quelle che dopo un po’ stravolgono i meccanismi di cui sopra. Il suo prologo sugli “appigli sfuggenti” è il canto del suo pensiero, un pensiero in pieno divenire, quello di un individuo ben lungi dall’aver raggiunto il suo ciclo evolutivo.

La parte sud della Marmolada. Poco a sinistra del centro è ben visibila la striscia marroncina in linea con la via dell’Ideale. Foto: Maurizio Giordani
Dal rifugio Falier si nota la striscia marrone sulla parete sud per lo scarico dalla Terza Stazione della funivia Malga Ciapela - Punrta Rocca, Marmolada Pulita 1988, Dolomiti. Foto: M. Giordani

Succede a tutti, prima o poi, di trovarsi davanti a quello che sembra un vicolo cieco; una malattia invalidante, una dolorosa perdita, un ostacolo che sembra insormontabile. E l’indicazione che ne esce è chiara. L’alpinismo non fine a se stesso ma importante scuola di vita, maestro severo ed efficace, che aiuta a non perdere il filo, che insegna a non mollare, che può mostrare la via giusta da seguire e che indica come fare per non perderla.

Maurizio Giordani sulla via dell’Ideale alla Marmolada, 23 luglio 1988
Maurizio Giordani, Via dell'Ideale, Marmolada, Dolomiti Occidentali , 23.07.1988

Una passione forte, inesauribile, che non sfuma dopo l’appagamento ma che si rinnova con costanza, perché solida, concreta, vera.

Innamorato della sua Parete Sud, Maurizio aveva denunciato all’associazione Mountain Wilderness, di cui in seguito fu poi nominato Garante Internazionale, le condizioni barbariche in cui versava sia il canalone d’uscita della via dell’Ideale, ingombro in modo indegno di ogni tipo di rifiuto e scarto edile, sia la sommità del ghiaione ai piedi della parete.

Sul tracciato della via si era creata anche una vistosa striscia marroncina, la cui intensità di colore si affievoliva solo a un centinaio di metri al di sopra delle ghiaie. Io stesso avevo fotografato il getto quotidiano di oli esausti e liquidi di latrina che dalla terza stazione della funivia ogni mattina veniva rilasciato proprio sulla verticale della via dell’Ideale.

A. Gogna (sopra di lui Maurizio Giordani e Rosanna Manfrini), via dell’Ideale, Marmolada, 23.07.1988
A. Gogna (sopra di lui Maurizio Giordani e Rosanna Manfrini), Via dell'Ideale, Marmolada, Dolomiti Occidentali, 23.07.1988

Con Maurizio decidemmo di andare a vedere le condizioni di quell’itinerario, la cui storia gloriosa non meritava certo quel trattamento. Il 22 luglio 1988 avevo guidato una piccola spedizione di Mountain Wilderness al recupero ambientale del bivacco Vincenzo Dal Bianco al Passo Ombretta e dei suoi immediati dintorni; la sera ci ritrovammo al rifugio Falier e facemmo l’appello per salire la via dell’Ideale. Maurizio era arrivato con la sua compagna di vita, Rosanna Manfrini; io avevo trovato all’ultimo momento un giovane volontario del luogo, Giusto Callegari; ma la sorpresa più bella ce la diedero Graziano “Feo” Maffei e Paolo Leoni che, giunti lì per tutt’altro obiettivo, all’ultimo momento decisero di aggiungersi alla cordata “ecologica”.

Il mattino dopo era bello, il custode Nino Dal Bon ci fece vivere i primi momenti della giornata servendoci un’amorevole colazione assieme a un affetto quasi paterno.

Paolo Leoni assicurato da Graziano Maffei, via dell’Ideale, 23.07.1988
Paolo Leoni assicurato da Graziano Maffei, Via dell'Ideale, Marmolada, Dolomiti Occidentali , 23.07.1988

All’attacco della parete ricordo che ero fortemente emozionato. Stavo all’inizio di una via-capolavoro e caposaldo nella storia dell’alpinismo, un’impronta che la personalità di Armando Aste ha lasciato a futura testimonianza di un alpinismo epico. Stavo per legarmi con un ragazzino pure lui certamente bravo ma emozionatissimo e non certo dotato dell’esperienza che viene con gli anni. Davanti a me la cordata degli anni Ottanta, quella coppia Giordani-Manfrini che tanto aveva realizzato quanto neppure io sapevo. E dietro di noi la cordata Maffei-Leoni, le cui imprese ancora oggi non sono giustamente valutate (perché ripetute poco o affatto) e che anche allora erano “secretate” dall’intrinseca modestia senza pari dei protagonisti. Ma già allora sapevo che, quando nulla viene esibito, è proprio quando più ci sarebbe da dire e sapere. Il Feo sorrideva, era evidentemente felice di essere lì: si rattristava solo se guardava la striscia marrone, le briciole di vetro e gli altri minuscoli detriti provenienti dall’alto, da una stazione che allora era perfetto esempio di turismo d’assalto.

Intanto guardavo come Maurizio scalava. Nel 1988 già era esplosa l’arrampicata sportiva, le riviste erano gremite di foto in cui il capocordata esprime agilità e potenza atletiche, con movimenti dinamici che solo dieci anni prima erano sconosciuti e cui neppure le agili mosse di un Emilio Comici potevano assomigliare. Maurizio procedeva con una sicurezza e una regolarità disarmanti, si sarebbe detto quasi “rigido”, a paragonarlo all’atleta moderno: poi improvvisa arrivava la mossa geniale, appena accennata, quasi sfiorata, quella che ti faceva capire che quell’alpinista aveva il IX grado in mano.

Graziano Maffei sulla via dell’Ideale
Graziano "Feo" Maffei, Via dell'Ideale, Marmolada, Dolomiti Occidentali, 23.07.1988

Lasciataci indietro la famosa traversata a sinistra, ormai ben alti in parete, ci ritrovammo all’inizio della gola finale: una cascata d’acqua maleodorante, direttamente proveniente dal canale finale, impura per il quotidiano e marroncino scarico della funivia, stava scrosciando sopra le nostre teste e tra poco avremmo dovuto necessariamente affrontarla. Maurizio vi si gettò con determinazione: per parte mia solo l’orgoglio m’impedì di chiedere una corda…

Bagnati fradici, puzzolenti, dovevamo decidere se salire la via originale, o la variante Messner: ci fu un rapido consulto nella nebbia fitta che ci aveva avvolti.

Graziano Maffei sulla via dell’Ideale
Graziano "Feo" Maffei, Via dell'Ideale, Marmolada, Dolomiti Occidentali, 23.07.1988

Le condizioni dei due itinerari d’uscita erano miserevoli non tanto per la roccia bagnata e i torrentelli fetidi, quanto per i detriti su cui le dita potevano ferirsi. Decidemmo perciò di uscire per la variante Mariacher che, svolgendosi ben più a sinistra, era “ecologicamente” a posto.

Quel giorno sapevo di aver scalato una grande via, ma nella nostra azione c’era stato un qualcosa in più di ciò che normalmente ti dà una bella avventura: c’era la sicurezza di aver condiviso uno scopo, di aver lottato non “contro la montagna” ma davvero per la sua difesa. Un vincolo che tra noi sei era destinato a rimanere, non come cosa di cui vantarsi, bensì come affetto da tener ben caro nel cuore.

Maurizio Giordani all’uscita della via
Maurizio Giordani, Via dell'Ideale, Marmolada, Dolomiti Occidentali, 23.07.1988

postato il 13 dicembre 2014

 

 

 

 

 

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Gli “appigli sfuggenti” di Maurizio Giordani ultima modifica: 2014-12-13T07:30:05+00:00 da Alessandro Gogna

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