Gli occhi della spiaggia rosa

Gli occhi della spiaggia rosa
di Chiara Baù
(già pubblicato il 23 novembre 2017 in imperialbulldog.com)

Spessore 2
Impegno 1
Disimpegno 3

 Ho sempre pensato e percepito che ogni luogo avesse un’anima.

Trascorrendo parecchio tempo nelle Dolomiti, i cosiddetti Monti Pallidi e contemplandone da sempre la bellezza di forme e colori, mi capitava spesso di immaginarle animate da personaggi leggendari nascosti tra dirupi scoscesi, intenti a dipingere le rocce di quel color rosa pallido o acceso che, conosciuto con il nome di Enrosadira, le ha rese famose in tutto il mondo.

Quando approdai la prima volta alla spiaggia rosa provai la stessa sensazione: una spiaggia situata a cala di Roto, a sud-est dell’isola di Budelli, nell’Arcipelago di La Maddalena, in Sardegna.

Sbarcata quasi per caso durante un giro in barca a vela, conoscevo il divieto all’approdo diretto, per cui vi arrivai da una piccola baia adiacente, seguendo un breve sentiero nella macchia mediterranea.

Uno sguardo all’insenatura fu sufficiente per capire che mi trovavo in una località straordinaria e unica. Un po’ come Alice nel paese delle meraviglie, improvvisamente catapultata in un luogo privo di una dimensione reale.

La prima sensazione fu quella di trovarmi in un’isola completamente incontaminata. Provenivo da spiagge affollate e segnate da masse di rifiuti in cui la presenza dell’uomo era purtroppo più che tangibile. Ma non qui sulla spiaggia rosa.

Superato un piccolo promontorio mi trovai in un’insenatura dove le onde accarezzate dal silenzio lambivano la spiaggia, quasi una contraddizione o una combinazione magica.

Tra la macchia mediterranea spuntava una piccola costruzione, seminascosta, per non interrompere la linea dell’orizzonte di una piccola pianura abbracciata dalle rocce.

Fu immediato un ritorno ai ricordi d’infanzia con la stessa euforia che probabilmente provò Biancaneve scoprendo in mezzo alla foresta la casa dei sette nani o quella di Hansel e Gretel alla vista della casetta di cioccolato nel bosco.

La casa sull’isola di Budelli era reale e non apparteneva alle favole. Da ben 27 anni ci abita Mauro, l’angelo della spiaggia rosa.

Desideroso di stabilirsi in Polinesia era arrivato in questo paradiso due giorni prima che il custode precedente terminasse il proprio incarico. La sua Polinesia divenne la spiaggia rosa. Il destino, il fluire dei pensieri avevano forse influenzato a tal punto le correnti dei mari da condurlo in quella che sarebbe stata la sua casa per tutti quegli anni. Se ne innamorò subito e divenne parte di quel luogo.

E fui subito curiosa di conoscere il personaggio.

Mauro trascorreva l’estate ad accogliere da mattina a sera turisti incuriositi che sbarcavano nella baia vicina semplicemente per conoscere una persona speciale dalla vita straordinaria, dedita all’osservazione dei colori del mare, del volo dei gabbiani, lontano dal mondo del superfluo e dalla massa, un’autentica personificazione del gabbiano Jonathan Livingstone.

Quella mattina eravamo i primi. Fosse stato nel tardo pomeriggio, avremmo corso il rischio di non essere accolti. Non è facile trascorrere l’estate alla mercè delle curiosità di turisti rispondendo alle solite domande tutte uguali.

Ciò che è strano è che queste migrazioni di turisti avvenivano in modo del tutto spontaneo, un desiderio inconscio di far visita a Mauro, una sorta di magnetismo che in quel luogo calamita verso ideali nobili e semplici. L’atteggiamento iniziale di Mauro rivelò un certo distacco, più che giustificabile. Ma pian piano la sua voglia di condivisione trasformò il distacco in un’empatia reciproca. Ci accolse sotto la tettoia della sua umile abitazione, il suo avamposto, la sua dimora, il suo rifugio, un balcone sul mondo, da cui poter contemplare la spiaggia rosa, mentre si intratteneva con noi, ascoltando le solite banali e scontate domande: “Ti senti solo? Hai mai paura? Come fai durante la brutta stagione?”

Ci raccontò la sua storia, ma il messaggio che con tenacia e passione teneva a comunicare era quello di sensibilizzarci al concetto di bellezza, e in quell’isola era lui il primo a subirne il fascino, ogni giorno.

Curioso sin da bambino, aveva letto tutti i libri della biblioteca della scuola elementare dove suo padre lavorava come custode. In seguito aveva iniziato a viaggiare alla ricerca di qualcosa di indefinibile e lì si era fermato, alla spiaggia rosa, per intraprendere un viaggio anche più affascinante e in continua crescita, “il viaggio dentro di sé”.

La sua televisione: lo schermo delineato dai cespugli della macchia mediterranea, dal tetto della piccola abitazione e dalla sabbia della spiaggia, sabbia depredata negli anni da turisti sconsiderati, incapaci di incamerarne la bellezza nei propri pensieri, avidamente attaccati al possesso di pochi granelli di sabbia da esporre nelle rispettive sale di soggiorno. Ogni granello di sabbia appartiene a quella spiaggia, perché fa parte di una storia antica iniziata dal moto di un’onda che per secoli ha eroso le rocce nella profondità del mare. Era come trovarsi di fronte a un puzzle, mancante di alcuni pezzi. Mauro era lì anche per quello, per preservare l’intimità della spiaggia, tenere il puzzle unito.

Mentre ascoltavo il suo racconto, mi sorse il dubbio che Mauro fosse l’incarnazione di un nuovo Dostojevskij. La bellezza era così centrale nella vita del celebre scrittore russo, racconta Anselm Grun, monaco benedettino e grande spiritualista, che almeno una volta all’anno il grande romanziere si recava ad ammirare la bellissima Madonna Sistina di Raffaello.

Ma quello che in verità lo stimolava era la ricerca della bellezza, da cui il riferimento ad una frase famosa: “La bellezza salverà il mondo” riportata nel romanzo L’idiota.

 Anche Mauro ha scritto recentemente un libro, centrato soprattutto sulla comunicazione attraverso immagini accompagnate da poche parole, parole che sono solo poesia, perché provenienti dal cuore. Ogni foto richiama il paesaggio della spiaggia rosa, oppure uno stato d’animo, sempre legati al concetto di bellezza. Immagini che rivelano tristezza, gioia, solitudine, nostalgia, stati d’animo il cui substrato comune è sempre improntato alla bellezza di quella spiaggia e di quel mare che in ogni stagione in modo dolce o violento la esalta.

In piena era trash scoprivo di conoscere una persona appartenente ad un’altra epoca, forse quella in cui Leopardi scrisse l’Infinito, ancorato a ideali tanto semplici quanto complessi, difficilmente comprensibili ai nostri giorni.

Oggi si discute di quell’immenso agglomerato di plastiche e rifiuti che si è formato in un luogo lontano dai nostri mari, invaso a tal punto da ogni genere di immondizie da costituire masse simili a isole, tutte di rifiuti. La più grande è la “Great Pacific Garbage Patch”, di cui è difficile calcolarne l’area che potrebbe essere estesa quanto la Francia.

Una quantità di plastica che nel tempo si sminuzza ma non scompare, unendosi al plancton in proporzioni letali per la fauna marina e, di conseguenza, per l’uomo.

Ecco perché la spiaggia rosa sotto gli occhi vigili di Mauro fosse tanto pulita. Occhi destinati non solo ad ammirarne l’incanto e l’attrattiva, ma a proteggerla e mantenerla incontaminata.

Mauro ne preservava la bellezza, raccogliendo qualsiasi tipo di rifiuto proveniente dal mare per poi adornare ironicamente una sorta di Albero di Natale o, come Mauro lo definisce, “un cespuglio addobbato”.

Banalmente supponevo che il colore rosa della sabbia fosse dovuto alla frantumazione dei coralli presenti sul fondo del mare.

In realtà, mi spiegò Mauro, la sabbia deve il suo colore alla presenza di gusci calcarei di Miniacina miniacea, un foraminifero, il cui habitat viene individuato presso i rizomi di Posidonia oceanica, la fanerogama più importante del Mar Mediterraneo.

Una volta che questi organismi presenti in genere sulle foglie e sui rizomi della Posidonia Oceanica muoiono, le conchiglie che li avvolgono cadono sul fondale e, trascinate dalle correnti fino a riva, vengono sminuzzate dall’azione erosiva delle onde e dagli agenti atmosferici.

La combinazione delle acque limpide e cristalline, il rosa della sabbia e la macchia mediterranea fanno di questa spiaggia una vera e propria opera d’arte.

Con fierezza Mauro mi mostrò il piccolo microrganismo ancorato sull’alga; una scia di sabbia rosa sembrò confermare che la spiaggia si stesse lentamente riprendendo dopo il divieto di ingresso imposto ai bagnanti.

Come il famoso dipinto della “Gioconda” di Leonardo da Vinci viene accuratamente protetto al Louvre da sensori elettronici, barriere, telecamere e impensabili sofisticati sistemi di allarme, forse anche un drone che sorvola la sala, nell’isola di Budelli ci sono gli occhi di Mauro a custodire un patrimonio artistico che a fatica sotto il suo vigile sguardo sta tentando di rinascere.

Negli ultimi anni, riferisce Mauro, a far da padrone sull’isola di Budelli sono le correnti da Levante piuttosto che quelle da Ponente, cambiamenti consequenziali ad una circolazione diversa dovuta al riscaldamento globale.

Questa diversificazione porta ad un’erosione maggiore degli scogli della spiaggia rosa.

Il vigile controllo quotidiano a contatto con una natura anche violenta consente rilevamenti più accurati di un documentario del National Geographic.

La meticolosa osservazione di Mauro mi insegnava quanto pazienza e attenzione nei confronti della natura ripagassero con una conoscenza impagabile di tutto ciò che avveniva intorno. Se in quel momento la spiaggia appariva calma e tranquilla, d’inverno le tempeste la trasformavano completamente, ma sempre in una nuova opera d’arte.

Sono le onde ad impedire che i mari siano delle semplici pozzanghere” precisa Mauro.

Con i suoi occhi osserva anche questa mutevolezza che lo ispira e lo travolge allo stesso tempo, manifestando la fragilità e contemporaneamente la grande forza che lo anima, anche durante tutto l’inverno.

E finalmente in questi mesi con l’assenza del turismo può riposarsi e lasciarsi andare ai suoi pensieri e alla sua creatività. In questa solitudine e in compagnia della natura Mauro sta ora scrivendo un libro per bambini, in cui racconta della ricerca di un tesoro perduto da parte di un bambino coraggioso. I suoi interlocutori infatti non sono solo gli adulti che, incuriositi dal suo stile di vita, lo vedono come un guru alla scoperta dei segreti della felicità, ma anche i bambini che lo sentono più vicino a loro, perché incline ad apprezzare, proprio come un bambino non contaminato dal mondo, ogni meraviglia che la natura è in grado di offrire. Il tesoro Mauro l’ha trovato, ma cerca di far sì che anche i bambini lo scoprano.

Mauro non è un eremita, anzi conosce tutti i lati positivi della tecnologia moderna e, grazie a Facebook, quasi ogni giorno pubblica foto della spiaggia rosa, segnalando le minime sfumature di colore della sabbia, le nuvole dalle forme più bizzarre che fanno da cornice alla spiaggia, l’increspatura del mare prodotta anche solo da un alito di vento con effetti di incredibile fascino.

Oltre a cimentarsi nella scrittura e nella fotografia, si diletta a fabbricare oggetti in legno grazie ai tronchi spiaggiati dalle violente mareggiate: sedie, portafotografie, cornici da vendere ai turisti sono il suo patrimonio artistico e il ricavato viene regolarmente devoluto ad una Onlus in Africa che si occupa di assistere bambini malati.

Gli occhi di Mauro sanno cogliere anche questo.

Persino la rivista National Geographic si è interessata a Mauro, pubblicando articoli sulla sua incredibile vita. C’è chi lo definisce il guardiano, chi il custode, chi l’angelo dell’isola, chi un guru.

A mio parere preferisco definirlo un poeta per i sentimenti e le sensazioni che è in grado di trasmettere con passione.

Niente e nessuno possono sostituire ciò che i suoi occhi sono in grado di vedere e comunicare anche solo con una fotografia.

Mauro non ha alcun ruolo giuridico definito per rimanere a custodire la spiaggia rosa, ma è doveroso che la società riconosca il valore di una persona come lui, capace di risvegliarci dal torpore e di promuovere e valorizzare ogni sfumatura di quella spiaggia.

Osservando la foto che posta sulla sua casella ci abitua ad osservare i dettagli più insignificanti: le minime differenze tra un’onda e l’altra, tra le sfumature dell’alba e i contrasti al tramonto, tra un cumulo nembo e una nube lenticolare.

Il 29 ottobre 2017 sul Nord Italia è si è delineato al tramonto un cielo spettacolare, frutto della combinazione di più fattori, tra cui un vento forte da Nord, il Fohn che ha per così dire pettinato le nubi, dando luogo a forme allungate di tipo lenticolare.

Mezza Italia è rimasta col naso all’insù, presa da uno spettacolo anche stupefacente, ma di ordinaria amministrazione in natura. È scoppiata un’improvvisa comunicazione virale sui social, tutti in preda alla febbre da tramonto. Gli stessi giornali si sono precipitati ad evidenziare la spettacolarità del fenomeno. In stazione dove mi trovavo in attesa del treno, sono rimasta io stessa impressionata dall’intensità di quel momento. Il tramonto è visibile anche ogni giorno, certo meno spettacolare, ma fatto di altrettante sfumature e particolari non trascurabili, solo meno evidenti.

Nell’osservare le foto dei cieli sopra la spiaggia rosa di Mauro ci si accorge di questo. Non si finisce mai di stupirsi: per la bellezza di un cielo, per i colori del mare, il fragore delle onde, l’escursione delle maree, anche il miagolio del gatto che ti tiene compagnia. Da suggerire un collegamento con la casella su Facebook di Mauro (8isola) per ammirare anche tutti i giorni queste bellezze.

La spiaggia rientra nella zona A (tutela integrale) del parco nazionale Arcipelago di La Maddalena e dal 1994 ne è vietato l’accesso, il transito, la sosta, la balneazione e anche calpestarne l’arenile. La navigazione è possibile fino al confine delle boe, posizionate a circa 70 metri dalla riva.

Ascoltavo i racconti vicino ad un tronco che Mauro aveva appositamente collocato come sorta di barriera da non superare. Nessuno fino a quel momento aveva provveduto a posizionare dei confini visibili che impedissero l’accesso alla spiaggia e, grazie al suo attento controllo, nessuno avrebbe calpestato l’arenile. Una vigilanza scrupolosa e determinata per impedire che turisti sconsiderati lasciassero tracce indelebili, asportando manciate di sabbia rosa che una volta trasferite in casa avrebbero perso il colore originale, o spostassero sassi o frammenti di scogli per segnalare sulla sabbia il proprio nome; un’usanza, questa, comune anche in montagna dove interi pendii sono inquinati dalle scritte di nomi propri, composte con sassi prelevati dai ghiaioni.

Mi risulta difficile comprendere i motivi che spingano le persone a lasciare una traccia sui luoghi frequentati a testimonianza del proprio passaggio.

Mauro impediva tutto questo inquinamento e mi emozionò quando sulla sua casella postale comparve un giorno la foto di una traccia strana apparsa sulla sabbia e contemporaneamente l’invito ad individuare quale fosse l’animale che aveva attraversato l’area protetta.

La porzione di spiaggia interdetta a tutti poteva ospitare solo orme di gabbiani, di marangoni dal ciuffo o la scia di qualche lumaca di mare.

Un sondaggio per chiedere a naturalisti e biologi a quale animale appartenesse la traccia misteriosa.

Un’intera comunità si scatenò offrendo le risposte più diverse: scarabeo, tartaruga, biscia, paguro.

Il verdetto finale favorì una chiocciolina che fuggita dai cespugli aveva cercato di assaporare il piacere di una porzione di spiaggia completamente incontaminata.

Tra tanti sondaggi trash e inutili che imperversano su Facebook trovai il post di Mauro assolutamente autentico e aderente alla natura delle cose. Una umile chiocciola aveva superato tutte le possibili interpretazioni della community e destato tanta attenzione.

Seduta sul tronco a difesa della spiaggia ascoltavo Mauro che con parole di un uomo d’altri tempi ci comunicava le sue riflessioni. Quel tronco che apparentemente simboleggiava il limite calpestabile era in realtà una sorta di davanzale sulla libertà e non solo impediva l’accesso alla spiaggia, ma era una sorta di cancello per spalancare i pensieri e lasciarli fuggire liberi verso l’infinito: uno dei concetti più cari a Mauro.

Quel tronco era il limite, oltre il quale non potevo e non volevo andare.

Nello stesso tempo mi chiedevo se Mauro, pur sazio di tramonti, albe mareggiate e tempeste, amasse qualche volta prendersi un bagno in quella spiaggia, nascosto da tutti. Spero che qualche volta abbia assaporato la piacevole sensazione di nuotare nelle acque cristalline di Budelli, meritevole più di ogni altro di tale privilegio.

Ma il suo grande rispetto per tale bellezza ammansiva e annullava ogni istinto di trasgressione.

Col cuore colmo dei suoi racconti tornai alla barca e prima di salirvi mi voltai un attimo ad osservare la baia incantata. Un veliero da lontano sembrava voler spiare la spiaggia rosa. Mauro era già pronto ad accogliere nuovi turisti per svelare loro i segreti del luogo, ma anche per difenderlo e custodirlo da un turismo selvaggio, lui unico straordinario esempio di dedizione e protezione della natura in un ultimo paradiso incontaminato.

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Gli occhi della spiaggia rosa ultima modifica: 2018-06-15T04:36:09+00:00 da Totem&Tabù

1 commento su “Gli occhi della spiaggia rosa”

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    Simone Di Natale says:

    Bel racconto che fa venire la voglia di conscere un nuovo posto e che ci fa vedere il mondo da una prospettiva interessante e non usuale.

    Sicuramente ha il difetto di non essere illuminante e ricco di insegnamenti come “Stile di vita: da evitare e da favorire”…ma personalmente lo preferisco decisamente.

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