Grandes Jorasses, la via perduta

Grandes Jorasses, la via perduta
di Luca Signorelli e Lindsay Griffin (Il 12 febbraio 2009 Luca Signorelli pubblicò sul forum Fuorivia una notizia che decisamente noi oggi riteniamo proprio necessario riprendere. Essa si coordinava con un post di Lindsay Griffin del giorno precedente pubblicato su BMC – Working for climbers, hill walkers & mountaineers)

Fra il 7 e il 9 settembre 1977, una delle vie più difficili delle Alpi veniva salita per la prima volta… senza che nessuno lo venisse a sapere. Ci sono voluti trent’anni perché l’intera (e secondo me straordinaria) storia della Scala di Seta venisse ricostruita.
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1) Cresta des Hirondelles (Chenoz/Gaia/Matteoda/Rey/Rivelli/Ravetti, 1927, D+/TD-, VI, 750 m). La linea indicata è quella seguita più comunemente. Ci sono diverse varianti, la più frequente è la 1a.

2) Il Linceul (Flematti/Desmaison, 1968, TD+, IV/4, 750 m alla Cresta des Hirondelles, 1100 alla Punta Walker). Qui si vede solo la parte superiore della classica via del Linceul.

3) La Magic Line (Profit/Radigue, 1983, ED 3/4, VI/6, 1100 m.), linea approssimata. Pare che non esista una relazione di questa via, perciò la linea si appoggia alla descrizione di Profit. La via segue una serie di camini e canali che frattura l’incavo di parete tra il versante nord-est della Walker e il Linceul (roccia piuttosto cattiva).

4) Via Gousseault (Bertone/Claret/Desmaison, 1973, ED3, VI, A2 o M5, 1200 m.). Via estremamente logica che segue un’ovvio sistema di rampe. Non è del tutto chiaro se l’evidente piega a destra verso il filo di spigolo della Walker fosse stato pianificato da Desmaison oppure fosse il risultato delle circostanze drammatiche del tentativo del 1971. Dalla crestina di neve ben visibile in questa foto nel punto in cui la linea svolta a destra e in alto c’è un’altra rampa che porta direttamente alla Cresta des Hirondelles. Desmaison ricorda di averla considerata una specie di scappatoia quando le condizioni sulla Gousseault fossero rapidamente peggiorate.

5) Via Rolling Stones (KutilProchaska/Slechta/Svejda, 1979, 1100m, ED3, 6b/A3, 80°). Originariamente i primi salitori volevano continuare su una rampa in alto fino a collegarsi con la via Gousseault, ma un incidente a uno della cordata li costrinse a deviare verso il Nevaio Triangolare della classica via Cassin (il cui tracciato qui non è riportato).

Gordon Smith nel 2008
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Qui di seguito è l’elenco delle prime dieci ripetizioni della via Gousseault, prima che si comprendesse che la linea seguita da Gordon Smith e Tobin Sorenson in realtà fosse quasi del tutto indipendente.

1ª. René Desmaison, Giorgio Bertone e Michel Claret, 10-17 febbraio 1973
2ª. Tobin Sorenson e Gordon Smith, 7-9 settembre 1977 (con variante iniziale diretta)
3ª. Boh Mrozek e Jurek Splichal, 25-28 luglio 1979 (con variante Sorenson-Smith)
4ª. Stéphane Benoîst e Patrice Glairon-Rappaz, 13-18 gennaio 2000 (originale)
5ª. Patrick Bérhault e Philipp Magnin, 24-25 ottobre 2000 (salita parziale: la cordata è salita per il Linceul raggiungendo la via Gousseault in corrispondenza della 15ª delle 36 lunghezze di corda)
6ª. François Marsigny e Olivier Larios, in 4 giorni, marzo 2003 (con variante Sorenson-Smith)
7ª. Benoît Drouillat, Pascal Ducroz e Franck Henry, 7-11 gennaio 2006 (originale)
8ª. Pete Benson e Guy Robertson, 13-16 ottobre 2007 (con variante Sorenson-Smith)
9ª. Neil Brodie e Marc Challamel, 1-2 novembre 2007 (con variante Sorenson-Smith)
10ª. Pierre Labbre, Romain Wagner e Mathieu Détrie, 3-6 novembre 2007 (originale)

Lindsay Griffin scrive:
Nel settembre 1977, dopo un primo tentativo con Nick Colton, lo scalatore scozzese Gordon Smith, uno dei più forti degli anni ’70, e il talentuoso americano Tobin Sorenson, aprirono una variante d’attacco alla via originale e completarono la loro salita in due giorni e mezzo, la prima “estiva”. Usarono una mezza dozzina di punti artificiali, unma piccola parte rispetto a quella dei primi salitori.

La presunta terza ascensione, sempre d’estate, ebbge luogo in quattro giorni nel luglio 1979 (due cecoslovacchi), ma per la quarta (e seconda invernale) si dovette aspettare fino al gennaio 2000. Al momento (2009) la via ha una dozzina di ripetizioni ed è anche stata salita in libera (circa M6 e 6b) nell’autunno del 2007. Sebbene non presenti sezioni estreme, è una dlle vie più sostenute su terreno misto, con un grado complessivo di ED3/4 per una ascensione in libera.

Tobin Sorenson
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Al tempo della loro salita, Smith e Sorenson avevano solo una vaghissima idea del tracciato originale e solo nel 1979, dopo aver ricevuto una copia della nuova guida di Gino Buscaini, capirono che la loro ascensione era ben diversa. Ora capivano perché avevano incontrato solo qualche vecchio chiodo e spezzoni di corda a brandelli nella prima rampa.

Nel frattempo Smith aveva smesso di arrampicare, si era sposato e si era messo a studiare, così non diede peso alla cosa. Si trasferì in America e fu là che riprese a scalare verso la metà degli anni ’80, prima di darsi alla vela. Ora abita nelle Filippine. Sorenson invece continuò, fece la prima in stile alpino della Direttissima Harlin all’Eiger (con Alex MacIntyre), per poi poco dopo trovare la morte in una solitaria sulle Canadian Rockies (parete nord del Mount Alberta, 5 ottobre 1980, NdR).

Ecco che arriva l’alpinista italiano Luca Signorelli, che sta lavorando a una storia complessiva delle Grandes Jorasses. L’anno scorso (2008) Signorelli riuscì a rintracciare Smith via internet. Quest’ultimo ricordava assai bene i particolari della sua salita, l’ultima tra le sue più importanti imprese sulle Alpi prima del ritiro. Ed è stato in grado di ricostruire il proprio tracciato con molta precisione.

Dopo aver salito su ghiaccio la variante a destra della via originale (è possibile, ma non certo, che il percorso fosse lo stesso poi utilizzato dalla via cecoslovacca Rolling Stones) la cordata raggiunse la via Gousseault all’inizio della prima rampa. Dopo averla seguita per un po’ di lunghezze, i due piegarono decisamente a destra su ripidissimo terreno misto in direzione del lato sinistro della Tour Rouge (la Torre Rossa della via Cassin): Sorenson, in particolare, voleva seguire un tracciato diretto alla vetta. Questi fece da capocordata un’impressionante lunghezza su una specie di prua, cadendo due volte prima di fermarsi a una sosta senza terrazzino. Smith continuò per i successivi strapiombi di roccia cattiva, poi i due si trovarono su canali a pendenza più moderata seguendo i quali arrivarono alla via Cassin, non lontano dalla vetta.

Smith voleva chiamare la via La Scala di Seta. Esprimendosi con la scala di allora, Smith diede il grado di ED+, VI+ and A0, 90° su ghiaccio, e mazzate di misto durissimo e tecnico. Bisognerebbe fare una ripetizione in ottica moderna per situare quest’ascensione  nella sua corretta ottica storica.

Nick Colton
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Luca Signorelli osserva
:
Il “salto di carreggiata” di Sorenson e Smith è un po’ il cuore dell’intera faccenda. I due arrivarono molto tardi al 18° tiro della via originale, cioè la fine della seconda rampa, che in pratica si perde contro un muro molto alto, con due sistemi di fessure obliqui verso destra, uno più in alto (corto) e uno più in basso che sembrava perdersi verso l’alto su un’enorme parete che strapiomba, e che contorna dall’alto sia la seconda che la terza rampa della Gousseault. La via originale sale un pezzo di questo secondo sistema di fessure, poi obliqua di nuovo a sinistra per entrare nella terza rampa. Il problema è che, visto dal punto di vista di chi sale, la seconda rampa sembra saldarsi con la terza e continuare dritto in direzione della cresta delle Hirondelles, e NON della vetta (è una delle tante illusioni ottiche di questa “parete degli inganni”).

Sorenson invece voleva a tutti i costi puntare sulla vetta e, da un punto di vista geometrico, continuare obliquando a destra (nonostante l’evidente maggiore difficoltà!) sembrava la cosa migliore. Tenete presente che era la prima volta in vita sua che usava le piccozze! Tenersi sulla cara vecchia roccia probabilmente era rassicurante…

I due continuarono per circa 150 metri su questa specie di parete nella parete, e poi bivaccarono. La mattina dopo si accorsero che c’era una rampa sotto di loro che sembrava essere quella della via originale. In realtà, era la rampa che poi i cecoslovacchi seguirono nel 1979 per aprire Rolling Stones (via numero 5 nel tracciato della foto).

Tutte le cordate successive conoscevano bene la descrizione di Desmaison in 342 ore sulle Grandes Jorasses, e non ripeterono l’errore (per inciso, nel 2000 Stéphane Benoist fece un topo della via dettagliatissimo).

Alex MacIntyre
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Grandes Jorasses, la via perduta ultima modifica: 2014-12-27T07:30:49+00:00 da Alessandro Gogna

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