Headpointing

Headpointing
Arrivare in cima è tutto. Come lo si fa non è nulla
Testo e immagini di Adrian Berry. Traduzione © Luca Calvi
(pubblicato la prima volta su PlanetFear.com)

Lettura: spessore-weight(2), impegno-effort(2), disimpegno-entertainment(2)

Non posso proprio dire di non essere già stato qui. Ho visitato questo posto almeno un centinaio di volte in più di sei mesi. Ho passato tempo seduto con una spazzola in mano per pulire via i licheni, Sono stato qui a valutare le possibilità di piazzare le protezioni. Ci sono stato con la calura secca dell’estate e con il freddo umido dell’inverno. C’ho anche scalato. Ho provato e riprovato modi diversi di eseguire una sequenza di movimenti – una sequenza che valeva da sola un 5.13 su un top-rope. Non che non riuscissi a fare quei movimenti: molto semplicemente volevo fossero perfetti.

Miles Gibson durante la prima salita di un E8 7a a Moorside Rocks, Peak District

Adesso eccomi di nuovo qua. Fisicamente è lo stesso posto, ma mentalmente è un mondo del tutto nuovo. Lì dove prima le corde salivano verso l’ancoraggio del top-rope ora invece scendono verso il basso, in direzione di un paio di persone  che mi fanno sicura piuttosto preoccupate, seguendo la linea di una scelta ben assortita di cordini e fettucce dei quali un artificialista ben stagionato non vorrebbe mai doversi fidare in caso di caduta. Il mio corpo aveva fatto e rifatto quei movimenti e fisicamente tutto ciò è quanto esista al mondo di più distante dall’arrampicare on-sight ed ha invece a che fare con una scalata verso un nuovo stato mentale. Questo è 100% on-sight. Questo è l’headpoint.

Cos’è l’headpointing?
L’Headpointing è l’applicazione di quelle che adesso chiameremmo tattiche di ‘redpoint‘ ad una via protetta in modo tradizionale. Abitualmente i movimenti di una via vengono lavorati in top-rope fino a quando non vengono perfezionati, si determina quali siano le protezioni necessarie, il posizionamento delle stesse viene provato e riprovato e se necessario addirittura si adegua l’attrezzatura per essere usata al meglio. E’ inoltre piuttosto comune per vie di estrema difficoltà lasciare il materiale sul posto e andare a recuperarlo solo in seguito e decidere se agire così o meno è questione di scelte e giudizi personali  (e naturalmente anche di onestà!). L’Headpointing è in arrampicata l’equivalente di un’esibizione circense su un cavo lato rispetto al suolo, che viene provato e riprovato in sicurezza, poi però la rete viene abbassata a livello del suolo e si fa sul serio.

Parlando in termini tecnici, se si sta salendo da primi in modo pulito una via trad già salita precedentemente in top-rope, oppure da secondo o che non si è chiusa, si sta facendo dell’headpointing. Se si prova in top-rope una via per darci un’occhiata e non si ha in mente di segnare le prese-chiave,  ci si fa un memo mentale delle protezioni che servono, barando un pochettino.  Non c’è nulla di sbagliato nel lasciare  le cose al caso, e per la maggior parte delle vie il tipo di preparazione richiesto per una headpoint dura semplicemente non è necessario, o non è auspicabile, del resto scalare senza una sfida è un’esperienza priva d’anima.  Le vie che vengono salite in headpointing tendono di solito ad essere o piuttosto severe, come le vie “bold” (ovvero da pelo sullo stomaco, NdT) in stile tradizionale, ben poco protette, a Snowdonia nel Galles e sui montarozzi di gritstone dell’Inghilterra, oppure scalate davvero dure in situazioni decisamente serie, come le durissime vie in libera su El Cap, tipo il Nose e la Salathè Wall, dove prima o poi va a finire che ti trovi a lavorarti i movimenti e magari prima o poi arrivi pure a farcela!

Neil Gresham durante un tentativo di ripetizione di  Equilibrium E10 7a, Burbage North, The Peak District

Il bello dell’headpointing è che una volta mandate a quel paese o messe da parte tutte le speranze di farla onsight o flash, si può tranquillamente fare quel che si crede pur di arrivare ad avere le migliori opportunità di riuscire a spuntare la via. Certo, per la maggior parte degli scalatori, l’headpointing è quanto di più lontano ci possa essere dalle scalate del fine settimana: quando ero un novizio dell’arrampicata gli scalatori più anziani urlavano quasi tutti come ossessi al solo vedermi provare con la corda dall’alto vie che non ero riuscito a salire da primo onsight ed erano gli stessi che poi non sembravano troppo preoccupati all’idea di farsi un resting sulle protezioni che avevano piazzato e poi di andare a spuntare la via sulla guida!

Un po’ di storia
Il termine headpointing è stato coniato per la prima volta da Nick Dixon nel 1989 dopo la sua ripetizione di Face Mecca (E9 6c – 5.12+ X) – una via eccezionalmente bold  a Snowdonia. Dando un nome a ciò che era la cara vecchia salita da primi di una via con l’aggiunta di una quantità significativa di informazioni assunte prima di salirla, Dixon ha creato un’aura di onestà in un ambiente che per anni aveva spinto gli scalatori a dissimulare le loro tattiche per paura delle critiche. Era stato come se uno si fosse finalmente alzato per dire a voce alta: “sì, è vero, l’ho salita con la corda dall’alto, l’ho salita in top-rope fin quando non ho raggiunto la sicurezza che non sarei caduto e non mi sarei ammazzato, non sono mica fuori di testa!”.

Mentre il luogo di nascita dell’headpointing moderno può essere identificato nelle falesie di montagna di Snowdonia, è sul gritstone delle falesie del Peak District che gli scalatori hanno davvero applicato l’etica, con forza da bouldering  e preparazione atletica da arrampicata sportiva,  lì dove oggi abbiamo oggi parecchie vie che combinano arrampicata dura, da boulder, con protezioni scarse, esigue, se non addirittura inesistenti. L’uscita del film dedicato all’arrampicata Hard Grit ha realmente catturato la scena dell’headpointing su gritstone  ed ha reso di pubblico dominio le tattiche usate dagli scalatori di punta. Questo ha ispirato una generazione di giovani scalatori col pelo sullo stomaco che si stanno lavorando a modo loro la lista delle classiche  di headpointing sul gritstone, come  Braille TrailGaia – End of the Affair – Knockin’ on Heaven’s Door – Parthian Shot

Come si fa?
L’headpointing si è sviluppato dalla semplice pratica di provare con la corda dall’alto una sezione difficile di una via prima di tentare di salirla da primo. La logica è questa: se vado ad ispezionare i movimenti prima di salire da primo, posso anche provare quei movimenti e se vado a provare i movimenti una volta, potrei anche provarli di nuovo ed ancora e ancora, fino a quando non li avrò appresi. Muovendomi come se stessi salendo la via posso anche verificare quale materiale sia necessario e sapendo cosa mi serva davvero  non ho bisogno di caricarmi di peso superfluo per roba che non mi serve. Se c’è un movimento particolarmente duro, cieco, posso smagnesare gli appigli e segnarli per bene se davvero sono nascosti.

Salire in headpoint una via bold al limite è già abbastanza duro anche se non si lascia al caso niente di ciò che ha a che fare con la parte fisica dell’arrampicata e sarà comunque terrificante quanto basta perché non si sa come ci si sente a livello psicologico fin quando non ci si trova  ad essere impegnati allo spasimo.

La maggior parte delle headpoint dure ha luogo quando ci sono ottime condizioni, quando la falesia è bella tranquilla, di solito a metà settimana. Una volta ho fatto l’errore di cercare di salire in headpoint un E8 una domenica col pienone ed ero lì che mi stavo caricando psicologicamente per partire quando uno scalatore partì lungo una facile fessura adiacente con una scelta completa di eccentrici che tintinnavano come campanacci da vacche, del tutto incurante del gruppo di spotters, di gente che faceva sicura e di fotografi che aspettavano di vedermi partire. Ci sono poi tornato in settimana!
In termini di preparazione fisica, l’obiettivo principale non è solo essere in grado di fare i movimenti, ma sapere di eseguirli nel modo più sicuro possibile. Eliminare tutte le altre possibilità, provandoli e poi facendoli propri oppure rimuovendoli completamente dalla mente, in quanto l’ultima cosa che si ha voglia di fare nel bel mezzo di una salita in headpoint è cominciare a chiedersi se si stia facendo quel movimento nel modo migliore possibile! Ancora peggio è provare a farlo in un modo differente e scoprire che è sbagliato!

John Arran durante la prima ascensione di Doctor Dolittle E10 7a, Curbar, The Peak District.

Dato che la protezione sarà sempre e comunque solo inferiore all’ideale, il nostro scopo sarà quello di trovarne quante più possibili e assicurarsi di avere con sé esattamente la protezione necessaria. Talvolta c’è bisogno di una piccola aggiustatina, per esempio di sistemare i cordini di un nut o la punta di un chiodo. Una prassi comune è quella di provare il materiale con un sacco riempito di sassi, anche se rimane comunque dubbio quale fiducia possa ispirare ad uno scalatore da sessanta chili sapere che la protezione riesce a tenere un sacco di sassi che pesa trenta chili!

Quando il materiale viene piazzato a poca altezza spesso si presenta la necessità di avere una sicura dinamica ed in questa situazione spesso un test di caduta può essere davvero apprezzato in quanto può far avere tanto a chi fa sicura quanto a chi sta scalando un’opportunità per valutare in quale punto lo scalatore andrà a colpire il terreno ed a quale velocità deve mettersi a correre chi fa sicura. Siamo qui in presenza di un enorme potenziale per l’utilizzo di sistemi di carrucole che consentano a chi fa sicura di gestire un lasco doppio rispetto a quanto di solito possibile, ma che io sappia questi sistemi non sono mai stati messi in pratica. Per ora.

L’etica del redpoint prende piede
La ragione principale per cui l’headpointing gode di così tanta popolarità in Gran Bretagna è che molte delle migliori falesie si trovano in aree  dove non è ammesso l’uso degli spit, ma ultimamente la pratica sta prendendo piede anche in altre parti. Il primo ad adottare l’etica del “no spit” – dell’headpoint è stato l’italiano Mauro Calibani, che dopo essersi fatto una serie di giri nelle falesie di gritstone del Nord dell’Inghilterra, una volta tornato a casa in Italia si è dedicato anima e corpo ad un progetto non spittato ed ha salito un tratto di f8b (5.13d) creando Is Not Always Pasqua – il primo E9 italiano – con due soli friends del 4 ed alcuni cordini  tra lui e la base della via.
I gradi dell’Headpoint?

In Gran Bretagna ci si aspetta che uno scalatore di media capacità sia in grado di scalare vie gradate attorno a E1 (5.9), quindi dare un’occhiata alle relazioni di riviste che parlano delle più recenti salite di vie di E9 ed E10 senza avere nemmeno un’idea di come queste vie vengano scalate (ovvero in headpoint) deve di certo lasciare tanto impressionati quanto demoralizzati. Il punto è che la maggior parte di noi prova vie a vista e se poi non ne vien fuori allora va a provare qualcosa di un po’ più semplice, per poi magari tornarsene dopo qualche tempo, quando ci si sente più forti. Le vie più dure non vengono assolutamente scalate in questo stile. Come risultato, l’approccio headpoint è talmente differente che parecchi esponenti di punta della specialità hanno richiesto a gran voce un sistema di gradazione del tutto differente, che riconosca l’enorme divario esistente in termini di difficoltà tra l’onsight e l’headpoint. A tutt’oggi nessuno ha preso piede, ma, tanto per dare un’idea delle differenze, diremo che in Gran Bretagna il grado E va da 1 a 10. La maggior parte degli scalatori è in grado di salire onsight vie di E1 (circa 5.9), con allenamento ed impegno che dovrebbero poter arrivare più o meno ad un E4 (5.11c sicuro), là dove le cose cominciano a farsi dure: sul gritstone non si vede molta gente che sale onsight un E4. Su un E5 onsight ci si sente davvero molto compiaciuti di sé stessi, a meno di non essere uno degli scalatori di punta del momento. Se si sale una via da E6 onsight vuol dire essere uno davvero forte, e l’’E7 è il grado più duro che sia mai stato salito onsight in Gran Bretagna usando materiale trad, sul gritstone. Salite di vie di E7 onsight sono molto rare. I tre gradi più alti vengono quindi lasciati come riserva esclusiva dell’headpointing. In soldoni si dovrebbe essere in grado di salire in headpoint vie tre gradi al di sopra del proprio limite onsight, quindi, forse, quei grandi numeri non sono poi così distanti come sembra!

Adrian Berry. Foto: Duncan Skelton

Per chiarire i gradi ‘E’
La tabella che segue offre un paragone approssimativo di cosa voglia dire il grado “E” in presenza di una variazione del tipo di materiale usato per protezione che va da nullo a perfetto e di difficoltà tecnica effettiva della scalata che varia in modo spettacolare all’interno dello stesso grado: tanto per dare un esempio,  in Gran Bretagna le vie di E9 vanno da vie di scalata di 7c (come Meshuga e Indian Face) a vie completamente sicure con protezioni piazzate dal primo come The Big Issue, che sarebbe un 8a+ duro per una top-rope.

Grado “E”

Del tutto sicuro (spit)

Protezioni piazzate dal primo (sicuro)

Runout

Bold

Pericoloso

E10

9a

8b+

8b

8a+

8a

E9

8c

8a+

8a

7c+

7c

E8

8b

7c+

7c

7b+

7b

E7

8a

7b+

7b

7a+

7a

Nota: la presente tabella serve solo a dare un’idea di quanto il livello di pericolo vada ad influire sul sistema di gradazione britannico, non è una regola per dare i gradi!

Materiale
L’arrivo dei materassini da bouldering (i crash-pad) ha avuto un grosso impatto sull’headpointing, facendo sì che adesso atterraggi difficili su terreno in pendenza avvengano in punti coperti da interi strati di materassini, il che riduce notevolmente le possibilità di farsi male. La maggior parte delle vie dure su gritstone non arriva ai quindici metri d’altezza e quelle più brevi arrivano ad essere alte tre metri o poco più: la classica Renegade Master banco di prova di Jerry Moffatt a Froggatt alta sei metri era stata gradata originariamente con E9 ed era stata salita con cordini pre-posizionati, mentre  adesso viene ripetuta con i materassini come problema di boulder su una highball ed è stata ripetuta da Tom Briggs, dal basso.

Là dove ci sono protezioni si tratta di quelle progettate per l’artificiale e che vengono utilizzate per proteggere vie poco protette, con microdadi, sky hooks, chiodi (piazzati a mano, ovviamente), friends in miniatura, tutti utilizzati e talora testati con cadute.

La lista dei desideri dell’headpoint sul gritstone

Via

Prima salita

Ripetizioni note

Equilibrium E10 7a

Neil Bentley

Neil Gresham

Blind Vision E10 7a/b

Adrian Berry

Nessuna

Doctor Dolittle E10 7a

John Arran

Nessuna

Widdop Wall E9 7a

John Dunne

Nessuna

Harder, Faster E9 7a

Charlie Woodburn

Nessuna

Nick Dixon su Jeune Fille (E8, 6c, Nesscliffe)

Nick Dixon, Il padre dell’headpointing
Cosa ti attrae delle 
headpoint dure?
Per me l’headpointing è, per certi versi, la forma d’arte più pura in quanto il prodotto finale è un’esperienza di flusso inconscio  in uno stato di totale assenza di tempo in cui si attacca la via e non ci sono ulteriori pensieri consci fino al momento di cui si esce dalla via stessa. L’Headpointing è una pratica meditativa e l’arrampicata è solo il mezzo con cui  lo fai.

Che tipo di preparazione psicologica fai prima di una headpoint dura?
Arrivare a capire che ce la posso fare. Giocare sulla via, con una corda. Imparare la sequenza, fare pratica con le protezioni, affinare i movimenti e le sequenze, diventare sempre più sicuro che posso salire quella via senza errore, nella mia mente, a letto, al lavoro. Prendere tempo, sentire di aver bisogno della via. Esplorare i miei desideri di salire la via ed essere onesto con me stesso. Provare e lavorare la via ancora, fisicamente e nella mia mente. Poi non stare troppo a pensare, solo fare.

Quali sono le migliori headpoint nel tuo curriculum?
One Chromosome E7 1984
Doug E8 1986
Tender Homecoming E8 1989
Face Mecca E9 1989
Indian Face E9 1993
Gribin Wall Climb E8/9 1998
Rare Lichen E8/9 2000

Ben Heason

Ben Heason, solo allenamento per le onsight…
Cosa ti attrae delle headpoint dure?
Una delle ragioni principali per cui mi piacciono le headpoint è perché mi fanno fare tanta pratica e per la fiducia che accumulo in vista delle onsight difficili, ti fa rendere conto di quanto mente e corpo possano fare quando si sale da primi. Ci vuole però molto esercizio per arrivare ad essere capaci di passare con successo dall’una all’altra.

Che tipo di preparazione psicologica fai prima di una headpoint dura?
Quando sento di aver preso le misure alla via, la faccio scorrere in continuazione nella mia mente, utilizzando immagini mentali per poter arrivare a visualizzare automaticamente il successo. Credo di essere davvero bravetto a “staccare le spina e non consentire alle mie emozioni di interferire troppo quando sto salendo una via bold.

Quali sono le migliori headpoint nel tuo curriculum?
Obsession Fatale (E8 6c, Roaches)
Toy Boy (E7 7a, Froggatt)
Ozbound (E9 7a, Froggatt)

Neil Gresham

Neil Gresham, il dedito all’headpoint
Cosa ti attrae delle headpoint dure?
Uno degli aspetti più interessanti dell’headpointing è che generalmente si ha bisogno di parecchio tempo tra un’ascensione e l’altra per recuperare a livello mentale e rigenerare la motivazione. In realtà ciò che amo è l’intero processo piuttosto che la sola salita. Inizia di solito dal perverso pensiero di poter davvero voler salire una data via. E’ così che la provi con la corda dall’alto un po’ di volte e invariabilmente al primo incontro vieni respinto. Poi, però, inizia a diventare più semplice ed all’improvviso tutto cambia: ci si rende conto di esserci ormai dentro ed a quel punto a cambiare è tutto il mondo. Sai benissimo che non ti libererai dalle grinfie di quella cosa fino a quando non l’avrai in saccoccia, dopodiché inizia lo straziante processo di preparazione. La salita in sé,  funge invariabilmente da anti-climax e non fa altro che liberarti dal tuo tormento! Finché non ricomincia, ovviamente. E’ un viaggio assolutamente personale che ti insegna un sacco di cose su te stesso ed una esperienza del tutto differente per l’arrampicata tradizionale onsight. La consiglierei solo a chi si fosse già fatto prima una solida base di scalate trad.

Che tipo di preparazione psicologica fai prima di una headpoint dura?
Visualizzare mentalmente e parlare molto con sé stessi in modo positivo, ricordandoti così dei tuoi successi precedenti e rafforzandoti la fiducia.

Quali sono le migliori headpoint nel tuo curriculum?
Equilibrium E10 7a (seconda ascensione)
Meshuga E9 6c (seconda ascensione)
Indian Face E9 6c (terza ascensione)

Kewin Thaw su Las Bas, Atlante, Marocco


Kevin Thaw, visite in patria solo per l’headpoint
Cosa ti attrae delle headpoint dure?
La roccia, la geografia, l’aspetto mentale, quegli appigli sottili e quel movimento del gritstone,  tutti così unici. Bisogna scavare a fondo su alture di elevazione relativamente modesta. E’ un viaggio che inizia con la prima incursione, poi la tensione nervosa dopo essere saliti in tranquillità con la corda dall’alto. Quindi rendersi conto di avercela fatta! Una forma molto pura di arrampicata, a mio modo di vedere. Lascia il sito esteticamente libero da materiale.

Che tipo di preparazione psicologica fai prima di una headpoint dura?
Mi viene in mente la classica frase di Ron Fawcett: “Uno su quattro era riuscito a farla, così c’ho provato, immaginando che sarebbe stata l’adrenalina a farmi andare avanti”

Quali sono le migliori headpoint nel tuo curriculum?
Appointment with Fear (E7 6b, Wimberry, la mia prima vera salita headpoint)
Order of the Phoenix (E9 6c, via nuova a Wimberry)
Sectioned (E8 6c, via nuova a  Wimberry)
Gigantic (E8 6c, Wilton)
End of the Affair (E8 6c, Curbar)

Mauro Calibani

Mauro Calibani, stella italiana delle gare di boulder diventato discepolo dell’headpoint
Cosa ti attrae delle headpoint dure?
Mi piacciono tutti gli aspetti dell’arrampicare e mi piace provare tutti gli stili di arrampicata. Ho iniziato a scalare in montagna con mio padre, su vie classiche senza spit, così ho un grande rispetto per lo stile e mi sento attratto da ciò fisicamente e mentalmente, ma credo che ad attrarmi per prima sia la bellezza di una qualche linea.

Che tipo di preparazione psicologica fai prima di una headpoint dura?
Non alleno la mente in modo particolare, seguo solo il mio istinto e la mia motivazione.

Quali sono le migliori headpoint nel tuo curriculum?
Is not always Pasqua E9 7a
Renegade Master E6/7 6c

Dan Honneyman su Birdman Of Alcatraz, 23, Arapilies. Foto: Adam Lincoln

Dan Honneyman, la “headpointing machine”!
Cosa ti attrae nelle headpoint dure?
Al di sopra di E5 le conseguenze di un errore aumentano in maniera drastica, così come aumenta l’aspetto tecnico in modo sproporzionato rispetto ad altri terreni come il calcare, in quanto il grit è breve e dipendente dall’aderenza. Anche le vie di E6 e più difficili sul grit non godono ancora di popolarità, quindi, sempre che non ci si trovi su quelle comunemente ripetute, la probabilità è che la via abbia bisogno di un po’ di pulizia. Ho anche scoperto che mi sarei potuto fare una quantità assurda di vie fatte in quel modo.

Che tipo di preparazione psicologica fai prima di una headpoint dura?
Per le vie più facili o più sicure mi va di solito bene provarci dopo essermi fatto un’idea anche sommaria della via, ma per alcune delle vie più pericolose mi capita di arrivare a farmi venire un’ossessione, per la quale disegno schizzi  e diagrammi della via mentre aspetto le condizioni perfette e metto assieme una squadra di spotters o di persone che fanno sicura di cui fidarmi.

Quali sono le migliori headpoint nel tuo curriculum?
Ho fatto più di 106 vie di E6 o più dure (solo 2 onsight!) ed all’epoca erano tutte favolose. Non salgo da primo una via se non mi fa scattare la scintilla. Le vie per le quali ho sempre detto che non mi avrebbe disturbato non salire di nuovo, finché non l’ho fatto,  sono state Unfamiliar a Stanage e Living a Oxford Burbage (ambedue E7).

2
Headpointing ultima modifica: 2018-10-04T05:54:30+00:00 da GognaBlog

3 pensieri su “Headpointing”

  1. 3
    Gabriele Mainini says:

    Spero che arterio sia sarcastico…

  2. 2
    Arterio Serial Driller says:

    Ma no, ammettono di non essere capaci di bucare e sptitare. Braccino corto britannico, non vogliono spendere per spit e fix.

  3. 1
    spittatore seriale says:

    Questi hanno la filosofia del non bucare!
    Questi scalano con tutti se stessi!
    E inventano!

    Oppure ammettono di non essere capaci e pure lo dicono!!!

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