I ghiacciai si sciolgono, e allora?

I ghiacciai si sciolgono, e allora?
di Giovanni Baccolo

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Che i ghiacciai siano i termometri del pianeta non è una novità. Centinaia di articoli non fanno altro che ripeterlo, ma siamo sicuri di comprendere davvero il senso di tale affermazione? E soprattutto, siamo consci delle conseguenze future di questa semplice e lapidaria affermazione?

Si potrebbero spendere ore e ore a elencare le proprietà uniche e incredibili della molecola dia acqua, anche in relazione allo sviluppo e alla prosperità della vita, ma ai fini di questa chiacchierata la cosa fondamentale è che l’acqua è una delle poche sostanze le cui temperature di fusione ed ebollizione rientrano nei range naturali di variabilità termica del nostro pianeta. In altre parole: l’acqua sulla Terra esiste allo stato solido, liquido e gassoso, questo fa sì che la sua distribuzione nel pianeta sia in continuo divenire e che i processi di trasporto siano estremamente attivi e dinamici. Come avvenga questa distribuzione sulla superficie della Terra è una cosa che dipende del tempo meteorologico se consideriamo la piccola scala temporale e da quello climatico se invece ci riferiamo a intervalli più lunghi. Facciamo qualche esempio. Di inverno nell’emisfero settentrionale enormi quantità di acqua vengono stoccate sui continenti sotto forma di accumuli nevosi, di estate la fusione fa il suo corso e un’immane quantità di acqua liquida comincia a muoversi, raggiungendo gli oceani attraverso i fiumi e l’atmosfera grazie all’evaporazione. Il ciclo dell’acqua insomma, forse uno dei primi processi naturali che impariamo a conoscere sui banchi di scuola. Il motore di tutto è il sole che con la sua energia tiene in vita il ciclo, permettendo il continuo ricircolo. Senza l’energia fornita dalla nostra stella, la macchina si fermerebbe e il ciclo non sarebbe più chiuso, si esaurirebbe trasformandosi in qualcosa di statico. In questo quadro come possiamo definire il clima? Il clima altro non è se non il risultato dell’interazione tra le numerosissime componenti del sistema planetario con il ciclo dell’acqua. Sole, pianeta, ciclo dell’acqua, sono i tre ingredienti fondamentali per comprendere cos’è il clima.

La parete nord dei Lyskamm con lo sfondo del Cervino

Torniamo al punto di partenza, i ghiacciai. Chi davanti a una bella seraccata non rimane colpito dallo spettacolo? Il glacialismo è tra i fenomeni naturali più affascinanti, che ispirano forza e potenza. Eppure, sono convinto che il loro fascino scaturisca anche dalla loro intrinseca fragilità. I paesaggi glaciali sono unici in quanto a dinamismo. Sappiamo benissimo che, specialmente di questi tempi, bastano pochi anni tra una gita e l’altra per osservare lo stesso ghiacciaio completamente trasformato, reso irriconoscibile dall’arretramento fortissimo cui sono soggetti. Potremmo stare mille anni a osservare un fiume che scava il suo letto, non noteremmo il minimo cambiamento perché sono trasformazioni lentissime, con i ghiacciai tutto è diverso.  Essi sono il punto di contatto tra la prospettiva geologica e quella umana, breve ed effimera. I ghiacciai affascinano anche per questo; resta da capire da cosa dipenda tale fragilità.

Affinché si formi un ghiacciaio è necessaria una sola cosa: localmente la neve che si accumula al suolo deve essere in eccesso rispetto a quella che fonde nei mesi estivi. Se si verifica questa condizione il gioco è fatto, potenzialmente possiamo avere un ghiacciaio. I ghiacciai sono quindi l’espressione di un iniziale disequilibrio di massa. La natura è però governata da leggi che nella maggior parte dei casi hanno la tendenza a equilibrare, il disequilibrio non è mai amato nei sistemi naturali. Per i ghiacciai vale lo stesso: quando la neve che si accumula diventa troppa, comincia a fluire verso il basso, spinta dalla forza di gravità. A un certo punto la massa di neve, ormai trasformata in ghiaccio, raggiungerà una quota inferiore, tale per cui non sarà più verificata la condizione iniziale. La fusione preverrà sull’accumulo perché quote più basse implicano temperature più alte. Questo è un ghiacciaio, un movimento di ghiaccio da una regione di accumulo a una di fusione (o di ablazione come più tecnicamente viene indicata). È una spiegazione semplice, ma che permette di capire che l’esistenza di un ghiacciaio è il frutto di tanti equilibri che interagiscono tra loro. Temperatura, umidità, precipitazioni, condizioni ambientali, radiazione solare, sono solo alcuni dei fattori che influenzano il comportamento dei ghiacciai. Se una perturbazione esterna modifica uno di questi parametri, il ghiacciaio risponde, modificando il proprio comportamento alla ricerca di un nuovo equilibrio. Ma come può un ghiacciaio fare ciò? Ha due opzioni soltanto: arretrare o avanzare. Quello che sta succedendo oggi è proprio questo. Gli equilibri climatici sono stati perturbati e il sistema si sta adattando alle nuove condizioni. I ghiacciai nel loro piccolo fanno lo stesso, ognuno con la propria inerzia. I ghiacciai più piccoli reagiscono vistosamente anche alle oscillazioni climatiche più piccole, quelli più grandi richiedono invece anomalie che si susseguono per svariati anni consecutivi prima di dare i primi segnali. Nel 20mo secolo la temperatura globale si è alzata mediamente di un valore compreso tra 0.5 e 1.0 °C, questo significa che i ghiacciai devono fronteggiare temperature più alte e lo dovranno fare sempre di più visto che gli scenari predittivi parlano di altri svariati gradi di aumento entro la fine del 21mo secolo. La temperatura si sa, è forse il fattore più importante che governa la dinamica dei ghiacciai, in particolare quella estiva, da cui dipende la fusione del ghiaccio. Se un ghiacciaio deve fronteggiare un improvviso aumento della fusione, l’unico modo in cui può sperare di raggiungere una nuova stabilità, è arretrando. Ritirandosi verso quote più alte troverà temperature più basse e i tassi di fusione potranno diminuire, garantendo la sopravvivenza dei ghiacciai.

Il gruppo del Monte Disgrazia dal gruppo del Bernina

Quindi non dobbiamo più di tanto preoccuparci, la temperatura si sta alzando, ma i ghiacciai sapranno trovare il loro nuovo equilibrio e presto smetteranno di arretrare. Sarebbe bello se fosse così, ma purtroppo le cose stanno diversamente. I ghiacciai potrebbero adattarsi al nuovo clima solo a patto che le perturbazioni cui sono soggetti fossero di lieve intensità, come è capitato tante volte nelle ultime migliaia di anni a causa della naturale variabilità climatica. Tutti i dati in nostro possesso mostrano che non è questo il caso. La temperatura sta aumentando in modo anomalo e il riscaldamento non accenna a rallentare. Il principale responsabile è l’aumento della concentrazione atmosferica dei cosiddetti gas climalteranti, che sono in grado di modificare i bilanci radiativi dell’atmosfera e quindi il budget energetico di tutto il pianeta. Sappiamo con certezza che le concentrazioni attuali di questi gas non hanno nulla a che fare con i valori naturali. Ci stiamo avventurando verso l’ignoto, ma sembra che chi prende le decisioni da cui dipendono le sorti del pianeta non se ne renda conto.

Per nostra fortuna ci sono i ghiacciai, proprio in quanto termometri del pianeta ci stanno mostrando senza filtri che qualcosa sta succedendo e che intere regioni della Terra stanno rapidamente cambiando volto. Da oltre 50 anni arretrano a velocità che non erano mai state registrate in precedenza. Voglio anticipare alcune osservazioni che spesso i cosiddetti scettici avanzano per criticare la “teoria” del cambiamento climatico (anche se di teorico mi sembra ci sia molto poco, la cosa è drammaticamente concreta). C’è sempre qualcuno che sostiene che gli attuali cambiamenti siano un fenomeno solamente naturale, che dipende dalla dinamicità del clima. Non è così e ancora una volta sono i ghiacciai a dircelo. Grazie alle perforazioni di ghiaccio in Antartide e in Groenlandia sappiamo con assoluta certezza che la situazione attuale ha qualcosa di anomalo rispetto alla storia del nostro pianeta dell’ultimo milione di anni. A questo punto qualcuno potrebbe dire che un milione di anni rispetto alla vita del pianeta è una bazzecola. È in effetti un’osservazione legittima ed è anche doveroso ammettere che la Terra ha vissuto periodi ben più caldi di quello attuale in epoche molto remote, centinaia di milioni di anni fa. Quando ci si spinge così lontano nel tempo bisogna però fare attenzione perché quello di allora era un altro pianeta, sotto tanti punti di vista: l’atmosfera aveva una composizione diversa, i continenti erano disposti con geometrie completamente diverse, il sole produceva energia con intensità diverse e potrei andare avanti a lungo. Quello non era il nostro pianeta, la Terra che conosciamo noi, che ha saputo offrire un rifugio accogliente per la nostra specie. Era un pianeta completamente diverso. Mettere a confronto due scenari tanto lontani nel tempo può essere un buon esercizio intellettuale, ma dal punto di vista climatico è come mettere insieme le mele con le pere. La Terra di oggi è quella che ci deve interessare davvero e che dobbiamo sforzarci di preservare. Badate bene, un oggi geologico, che comprende gli ultimi milioni di anni. Riportare il pianeta al clima di 300 milioni fa potrebbe essere una buona idea dal punto di vista dei dinosauri, non dal nostro.

I Pizzi del Ferro e il ghiacciaio dell’Albigna

Anche se oggi dovessimo immediatamente smettere di emettere gas climalteranti in atmosfera, sarebbe già troppo tardi per molti dei ghiacciai più piccoli. Quelli alpini ne sono un esempio, le più recenti simulazioni suggeriscono che ormai la quasi totalità dei ghiacciai continentali sono fossili climatici, per loro non è più possibile raggiungere un equilibrio. Scompariranno e solo i circhi a più alta quota potranno forse sopravvivere. Le cose si fanno più incerte per i grandi ghiacciai polari, ma la loro sofferenza è comunque un dato di fatto, in particolare nel caso della grande calotta groenlandese.

Rimane un ultimo punto da toccare. Siamo tutti d’accordo che un ghiacciaio sull’orlo dell’estinzione sia uno spettacolo triste, la reazione che ci suscita è paragonabile a quella provocata dalla notizia della scomparsa di una specie vivente. Un pezzetto di natura se ne va per sempre, un patrimonio perduto. Ma a parte queste considerazioni, diciamo emotive, qual è il problema dei ghiacciai che arretrano e scompaiono? A questo punto torniamo all’inizio della chiacchierata, al famoso ciclo dell’acqua. L’acqua rilasciata dai ghiacciai dove va a finire? Nel mare ovviamente e alla lunga l’effetto di tale trasporto è l’innalzamento del livello dei mari. Questo è il grande problema dello scioglimento dei ghiacciai. Oltre metà della popolazione mondiale vive sulle coste, se le cose non cambieranno, molto presto le loro abitazioni saranno sommerse. Immaginate metà della popolazione umana costretta a trasferirsi verso regioni a quota maggiore? Una catastrofe inimmaginabile. State però certi che i ghiacciai torneranno a prosperare sul pianeta, quando nessuno lo sa, ma è certo che prima o poi le condizioni climatiche torneranno a loro favorevoli. Chi invece non avrà una seconda chance saremo noi, la specie umana, l’unica vera vittima del cambiamento climatico. Il fatto che ne siamo anche gli artefici è squisitamente ironico.

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I ghiacciai si sciolgono, e allora? ultima modifica: 2018-10-09T05:06:48+00:00 da GognaBlog

1 commento su “I ghiacciai si sciolgono, e allora?”

  1. 1
    Mogentale Sergio says:

    Frequento montagne e ghiacciai con passione. La situazione peggiora ogni anno. Non ci resta che piangere.

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