I luoghi comuni per Andrea Gobetti

Il luogo comune è fatto a imbuto
di Andrea Gobetti (da www.dislivelli.eu, 27 febbraio 2014)

Lo stereotipo, cioè il tipo con lo stereo appoggiato tra spalla e orecchio, non l’ho ancora incontrato, ma credo sia un abitante del luogo comune, territorio vastissimo tra i panorami della mente, popolatissimo, nonostante che quasi tutti, in gioventù, fossero stati ammoniti a non caderci dentro.
Tentando di elevarne topografia, mi pare che il luogo comune sia fatto a imbuto. È un vorticoso mulinello, un gorgo che inghiotte i relitti della mente, ma sui monti assomiglia a una conca, una placida dolina per chi conosce il fenomeno carsico; è un posto comodo, protetto dal vento, chiuso alla fantasia di guardare oltre il bordo. Lì han ragione tutti e l’eco suscitato lo conferma.

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L’intenzione di approfondirsi c’era stata, ma ormai s’è intasata di fango comune rendendo il fondo solido di consenso, propizio a chi ci vuole campeggiare, vendere panini e ascoltare la musica in voga. Ogni scopo si fa vago, girando nel luogo comune.
Dov’è l’opposto del luogo comune?
Va cercato nel rischio? Nell’eccezionale, lo straordinario? Forse un tempo, quando in montagna allignavano lo yeti e il superuomo. Ma ormai è un ricordo, il logo comune “no limit” l’ha spianato alla comunicazione; si fa spesso finta di parlare inglese nei luoghi comuni arrembanti, quando senti scampanellare “Ing! Ing!” scansati che il luogo comune sta arrivando, travolgerà anche te, tra uccelli, canyon e sentieri.
Le lotte fra luoghi comuni sono eterne, ottuse, estenuanti e non indicano la via per uscire né dall’uno né dall’altro. A tal scopo suggerisco piuttosto l’attenzione per i luoghi scomunicati. Luoghi non proibiti, ma mai incoraggiati che danno una leggera orticaria a chi gestisce le liturgie pensate per grandi masse di fedeli. Giocare alla morra è un luogo scomunicato.
In montagna lo è sciare con la luna piena, al riparo dalle fotografie, e altrettanto vale interessarsi alle tracce dell’antichità, della sua cultura, normalmente avvolte da rovi e cespugli, o nelle nebbie dei ricordi lontani.
Luogo scomunicato è stato arrampicare con le scarpette quarant’anni fa col Circo volante e oggi continua a esserlo il voler ragionare in parete di intelligenza motoria anziché di forza. Chi li cerca finisce per trovare questi luoghi; per mia disavventura, ancora imberbe, caddi nella speleologia che resta la madre di tutte le scomuniche, luogo lontano dal sole e dai soldi, dove per diventare un luogo comune una stalattite deve gocciolare per diecimila anni e chi la guarda se ne meraviglia pure, come d’un fuoco artificiale.
Andrea Gobetti

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Andrea Gobetti, nato a Torino nel 1952, scrittore, vive a Matraia, sulle colline lucchesi. Ha dedicato due libri alle avventure speleologiche Una frontiera da immaginare (Dell’Oglio,1976) e Le radici del cielo (CDA,1982) nonché la guida Italia in grotta (Gremese,1989) e Aria di Valtellina (Stefanoni 1989). Dall’esperienza dei due video realizzati per la televisione Svizzera Italiana L’Uomo di Legno e La strada di Olmolunreing, ha trattato Drammi e diaframmi (Corbaccio 1997) e Animalia Tantum (Skira 2000). Ha curato per alcuni anni Roc della Rivista della Montagna e ha collaborato con la Rivista Alp.

Andrea Gobetti è nipote del politico antifascista Piero Gobetti e di Ada Prospero Gobetti, sua moglie, anche lei giornalista e continuatrice dell’opera culturale iniziata dal marito. In questo filmato, Andrea racconta brevemente, e nel suo stile imaginifico, i rapporti con la nonna Ada.

Postato il 13 marzo 2014

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I luoghi comuni per Andrea Gobetti ultima modifica: 2014-03-13T07:39:14+00:00 da Alessandro Gogna

10 thoughts on “I luoghi comuni per Andrea Gobetti”

  1. Quando leggo qualcosa di Andrea, nel mio immaginario, lo vedo fantasticare al di fuori dal tempo e dallo spazio. …sei …sei Andrea Gobetti.

  2. Bello scritto di Andrea con il quale condivido la passione di girovagare sottoterra….per arrivarci bisogna percorrere tracce di sentiero fuori dal comune……e questo e’ un luogo comune per esplorare le montagne

  3. Vi sono scoperte scientifiche che sono diventate luoghi comuni.
    Baudelaire ha ragione.
    Quindi bisogna fare una differenza dei luoghi comuni.

  4. Che geniaccio che è sempre Andrea. Io non lo vedo da una vita ma ogni volta che lo leggo mi rammento delle nostre affabulazioni sugli errabondi percorsi Himalayani e dei boom shankar

  5. Eh, ma se lo hai creato tu, vuol dire che fino a un attimo prima non c’era, non era quindi comune! 😉

  6. Eppure così diceva Charles Baudelaire: “Creare un luogo comune è genio. Devo creare un luogo comune.”

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