I segreti di Messner per una vita d’avventura

Reinhold Messner, che dieci giorni fa ha compiuto 70 anni, ha detto recentemente: “Sono migliaia e migliaia quelli che sono morti in montagna. Non posso difendere un’idea che ha avuto così tante morti come conseguenza.
Non possiamo sostenerla, ma continuiamo ad andare in montagna. Dobbiamo essere consci che il pericolo è ovunque e in ogni momento.
Andare in montagna non è conquistare qualcosa. Possiamo parlare di conquista solo quando torniamo a casa e ci sentiamo come rinati”.

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I segreti di Messner per una vita d’avventura
(da Climbing n. 328, www.climbing.com)

1. Preparazione
Ho sempre fatto testamento prima di partire per una spedizione. Sapevo di poter morire, ma sapevo anche che avrei combattuto da leone per non morire. Se avessi dovuto stare a casa perché andare in montagna è pericoloso, non sarei stato certo la stessa persona che sono. Ho bisogno dell’azione. E se le mie paure prima di partire sono troppo forti, magari perché non sono perfettamente preparato o ci sono cose nel materiale che non vanno, allora occorre rimediare. Vado solo se so di essere del tutto a posto.

2. Prenotare un biglietto di andata e ritorno
Quando ero giovane cercavo le vie più difficili, specialmente quelle su roccia, in Dolomiti e sulle Alpi. Dopo, quando salivo le cime himalayane, cercavo di farlo con il minimo di equipaggiamento. Quell’etica era più importante della via o della cima stessa. Prima e durante la salita, cercavo di essere sempre all’erta e conscio dei pericoli. La vera arte dell’alpinismo è il tornare a casa.

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3. Spingere i limiti

Testare i propri limiti è solo un sinonimo del conoscere la natura umana. Se ci esponiamo al massimo (freddo, mancanza di ossigeno, vuoto, spingersi oltre, lontano da ogni sicurezza), questo è conoscere i nostri limiti e le paure. Andare a quei limiti vuol dire riconoscerli. Ma non vuole dire accettarli. Non posso accettare che mi vengano imposti limiti alle capacità e alle possibilità.

4. Andare da soli
Andavo anche da solo perché avevo bisogno di sapere se ne ero in grado. Essere soli non è solo avere responsabilità, è anche non essere accettati dal mondo. Ora, se ho un problema personale o di lavoro, vado da solo nella wilderness. È un modo per meditare. Mi ascolto. Nel momento speciale in cui sono aperto alla natura con ogni mio senso, capisco cosa devo fare e qual è la mia strada ulteriore.

5. A braccetto con il pericolo
La maggior parte dei club alpini europei si comportano in modo da fare una montagna sempre più sicura. Fanno strade e sentieri dai quali non si possa cadere. Fanno strutture metalliche per proteggersi dalle valanghe. E allora quella non è più montagna. La montagna è pericolo, ci puoi morire. Proprio per questo l’alpinismo è un’attività così interessante. Non è uno sport. È una seria interazione con la natura e il pericolo ne è una componente essenziale.

postato il 27 settembre 2014

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I segreti di Messner per una vita d’avventura ultima modifica: 2014-09-27T07:00:10+00:00 da Alessandro Gogna

5 thoughts on “I segreti di Messner per una vita d’avventura”

  1. 5
    Fabio Bertoncelli says:

    – Il rischio e la responsabilità
    Le scalate hanno un sapore diverso dalle escursioni, e questa differenza è data anche dal rischio. In misura eccessiva può portare a conseguenze disastrose, ma un pizzico è necessario, come il sale per insaporire la minestra. Attenzione però a non salarla troppo.
    “La superbia partí a cavallo e ritornò a piedi.” Trattandosi di alpinismo, e considerati i rischi, forse sarebbe meglio dire che la superbia partí a piedi e spesso se ne tornò dentro una cassa da morto.
    … … …
    “Un vero arrampicatore deve sapere dove finisce il godimento di una salita e dove incomincia un insano eccitamento nervoso.”
    (Angelo Dibona)

    “Se esistesse un tribunale per separare i buoni dai cattivi alpinisti, il giudice attenderebbe la loro vecchiaia per avere fondati elementi di giudizio.”
    (Arturo Tanesini, Settimo grado )

    “Salite le montagne, se volete, ma ricordatevi che il coraggio e la forza non valgono nulla senza la prudenza, e che la negligenza di un istante può distruggere la felicità di tutta una vita. Non agite con fretta, valutate bene ogni passo, e fin dall’inizio pensate a quella che potrebbe essere la fine.”
    (Edward Whymper, Scalate nelle Alpi )
    … … …
    Karl Wallenda, capostipite di una celebre famiglia di equilibristi, dichiarò un giorno: «Stare sul filo è vivere, tutto il resto è aspettare».
    A dire il vero, filosofia esistenziale esasperata e forse un po’ morbosa. Al mondo per fortuna c’è anche dell’altro!

  2. 4
    Riccardo says:

    Sono affermazioni che ti fanno riflettere e che ti fanno capire che certi messaggi sulla sicurezza in montagna sono un depistaggio culturale.

  3. 3

    Niente di nuovo sul fronte occidentale… ma importante… vista l’eco che conseguono da sempre le sue affermazioni.
    Non so chi sia stato il primo ad affermare che un’impresa si conclude col rientro a casa e sulla cima raggiunta si è solo a metà strada, è sicuro che a me lo disse un vecchissimo alpinista moltissimi anni fà ed è stata sempre la mia massima d’eccellenza ovvero il preparare tutto pensando anche al ritorno e non solo all’andata, massima che ho condiviso con molti altri e quindi non certo una novità…
    Ciò che invece è estremamente interessante nel pentalogo messneriano, e sicuramente il riconoscimento assoluto del rischio insito in alpinismo e dell’artificiosità nel tentare di eliminarlo.
    Su questo , tanto di cappello, visto che appunto viene letto da moltissima gente ed in un periodo come questo, vessato da proclami e decreti sulla sicurezza, la sua è una voce fuori dal coro…!

  4. 2
    Luca Visentini says:

    Questa del “ritornare a casa” come cosa più importante dell’alpinismo io l’ho già sentita dire nel 1986 da Bruno Detassis al Rifugio Brentei. Magari nemmeno lui sarà stato il primo a sostenerla. E se non valida, è comunque bella.

  5. 1
    luca says:

    Beh, stavolta concordo parecchio con le affermazioni di Messner. “La vera arte dell’alpinismo è il tornare a casa.”: verissimo, e non così scontato come si potrebbe pensare. Non è solo una questione di tecnica, capacità atletica, istinto di sopravvivenza: è una – mi viene da dire – disciplina filosofica, ricca di articolazioni che vanno ben oltre il mero salire e scendere da una vetta.

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