Il 50° del K2

Sì, avete capito bene: 50°, non 60°. Questo è un mio scritto dell’ottobre 2004, a volte godo a essere in ritardo.

Dopo un’estate di notizie e di polemiche al riguardo delle nozze d’oro dell’Italia con il K2, finalmente la montagna è rimasta sola ad attendere quell’inverno siderale che le e ci farà dimenticare le debolezze umane estive. A distanza quindi di qualche settimana, possiamo provare a fare un saldo delle operazioni, senza pretendere di essere esaustivi e di certo con tanta voglia di essere corretti in caso di errore. Anch’io sono andato quest’anno sul Baltoro, anch’io posso quindi raccontare e magari aggiungere i miei commenti a quanto è successo.

I risultati alpinistici
In questa sede ci limiteremo a parlare dei successi delle spedizioni alpinistiche sul versante sud-est e dell’insuccesso sul versante nord.

“K2 2004 – 50 anni dopo” è il nome della spedizione voluta ed organizzata dal Comitato Ev-K²-CNR, leggi dal vulcanico Agostino Da Polenza. “K2 – 1954-2004” è il nome della spedizione degli Scoiattoli di Cortina.

Karl Unterkircher
K2-karl
Dopo tre anni, durante i quali nessun alpinista era riuscito a raggiungere la cima della montagna (l’ultimo era stato lo spagnolo José Antonio Garcés, giunto in vetta il 22 luglio del 2001 per la via dello Sperone Abruzzi), la stagione 2004 ha visto ben 52 salite (tutte per lo Sperone Abruzzi, ad eccezione di tre, un alpinista per la Magic Line e due per lo Sperone Česen). Un record assoluto: mai ve ne sono state così tante nella stessa stagione e in tutti i 50 anni di storia alpinistica del K2 si contavano fino a giugno 2004 solo 198 salite.

È record anche per il numero di scalatori italiani giunti in vetta nel 2004: 11 in totale, cinque della spedizione “K2 2004 – 50 anni dopo” (tutti in vetta senza l’utilizzo di bombole di ossigeno) e 6 della spedizione degli Scoiattoli di Cortina (tutti in vetta con uso di bombole di ossigeno). Silvio Mondinelli e Karl Unterkircher sono stati i primi italiani a calcare la cima del K2 dopo Hans Kammerlander (salito il 22 luglio del 2001). Karl Unterkircher era reduce dalla salita in maggio dell’Everest.

E tutto questo nell’anno che, fino agli ultimi giorni del mese di luglio, sembrava destinato a veder fallire “l’assedio” alla montagna, anch’esso contraddistinto da altri numeri da record: 11 spedizioni e circa 200 tende ai campi base solo sul versante pakistano.

Assieme a Mondinelli e Unterkircher, nello stesso giorno 26 luglio 2004, giungono in vetta gli italiani Walter Nones, Michele Compagnoni e Ugo Giacomelli, nonché la basca Edurne Pasaban e i suoi connazionali Juan Eusebio Oiarzabal, Juan Vallejo e Mikel Zabalza. La Pasaban è dunque l’unica donna vivente ad aver salito il K2, mentre per Oiarzabal si tratta del 21° Ottomila! Entrambi però pagano caro questo successo, smarrendosi durante la discesa, salvati poi dai nostri e trasportati d’urgenza in patria con gravi congelamenti.

Il giorno dopo, 27 luglio, ancora tempo splendido, salgono lo spagnolo Vicente Lagunilla e il colombiano Fernando Gonzàlez, assieme ai nostri Scoiattoli, Mario Dibona, Renato Sottsass, Marco Da Pozzo e Renzo Benedetti e assieme ai due sherpa Mingma e Thilen, a sette tibetani, ai due pakistani Nisar Hussain e Muhammad Hussain e a tre giapponesi. Il giorno dopo, 28, ultimo di bel tempo, è la volta del basco Iñaki Otxoa De Olza, poi il rumeno Horia Colibasanu, lo spagnolo Carlos Soria (che a 65 anni suonati diventa il più anziano salitore del K2), e ancora gli Scoiattoli Mario Lacedelli e Luciano Zardini accompagnati da altri cinque sherpa, dagli svizzeri Michel André Wirth, Cederic Hählen, Johannes Blaser e dal pakistano Muhammad Sanap Akam.

Ecco alcuni dei commenti a caldo degli Scoiattoli: Marco Da Pozzo: “La vetta del K2 non mi ha dato la possibilità per godere di tanta bellezza: la discesa era già nei miei pensieri“. Mario Dibona: “Il primo pensiero è andato al pericoloso e delicato ritorno lungo la cresta finale“. Renato Sottsass: “Splendeva il sole, il vento era debole, l’ora di arrivo in vetta era ideale, ero con i miei compagni, un pensiero a Marina: un sogno realizzato!“. Mario Lacedelli: “L’arrivo in vetta: un sogno incredibile, ma anche i sogni diventano realtà“. Luciano Zardini: “Solo ora che ho calpestato gli 8611 metri della vetta, comprendo l’impresa di Lino“.

Quattro alpinisti della spedizione giapponese di Kondo Kazuyoshi, Yano Toshiaki, Seino Yoshiki, Mochizuki Yasuhiko e Kawashima Takashi, con gli sherpa Phura Chhere e Tika Ram Gurung raggiungono la vetta del K2 il 7 agosto, tutti con uso di ossigeno meno uno.

Silvio “Gnaro” Mondinelli
K2-Mondinelli
Il 16 agosto 2004 alle 24,00, Jordi Corominas, della spedizione catalana “Tarragona Magic Line Expedition 2004”, ha raggiunto (senza ossigeno) la vetta del K2 per la Magic Line, realizzando così la prima ripetizione della via sulla cresta SSW, itinerario aperto nel 1986 dallo slovacco Peter Božik e dai polacchi Przemyslaw Piasecki e Wojciech Wróz (morto in discesa) e considerato il più difficile e impegnativo della grande montagna.
Ma, come molte altre volte sul K2, anche questo successo è stato segnato da una tragedia: Manel de la Matta, che insieme a Oscar Cadiach aveva abbandonato la salita a 8300 m, è morto lungo la discesa. I due erano scesi fino al Campo 1, installato sopra il Colle Negrotto, quando Manuel de la Matta si è sentito male. A nulla è valso il soccorso prestato dal suo compagno Oscar Cadiach, né è stato possibile, causa il maltempo, che fossero raggiunti dai soccorsi partiti dal Campo Base. Gli altri membri della spedizione erano Jordi Tosas e Valen Giró.

Quella della spedizione catalana è sicuramente una delle più importanti realizzazioni della stagione himalayana 2004, sicuramente la più importante del 50° anniversario della prima salita sulla seconda cima della terra. Jordi Corominas e i suoi compagni hanno raggiunto il loro sogno, un sogno per il quale hanno lottato duramente per quasi tre mesi. L’hanno raggiunto pagando il prezzo più alto: la morte di uno di loro.
Nel frattempo anche altri due giapponesi della spedizione Dosanko diretta da Masahide Matsumoto, il 16 agosto raggiungono la vetta, lungo lo Sperone Česen: i due passano la notte in discesa al Campo 4, assieme al catalano Corominas reduce dalla Magic Line.

Questi giapponesi cercano, senza trovarli, i corpi di un kazako e di un iraniano dispersi da più di una settimana.

Il versante nord invece ha visto – invece – la presenza di due sole spedizioni: quella coreana, conclusasi tragicamente con la morte di 3 alpinisti, e quella italiana di “K2 2004 – 50 anni dopo”, lungo la via dello Spigolo Nord, fallita dopo numerosi tentativi di salita a causa della presenza di neve eccessiva. Nives Meroi, Romano Benet, Luca Vuerich e gli altri compagni meritavano certo di più. A fine stagione 2004 la via da nord risulta non più salita dall’ormai lontano 1996, anno in cui si registrò l’ascensione di una spedizione internazionale, guidata da Krzysztof Wielicki, che giunse sulla vetta assieme ai due connazionali Piotr Pustelnik e Ryszard Pawlowski, due alpinisti russi Sergei Penzov e Igor Benkin, lo statunitense Carlos Buhler e agli italiani Marco Bianchi e Christian Kuntner.

Jordi Corominas
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Le polemiche
Alcune polemiche, non certo spente dai giornalisti presenti al campo base e neppure da quelli in Italia, hanno ravvivato la nostra estate di spettatori.
Le dispute hanno fatto proprie tutte le questioni relative all’attrezzatura preventiva e alla commercializzazione di grandi montagne come l’Everest e il K2 (tanto che si è parlato di everestizzazione del K2). C’è chi è disposto a giocarsi il successo e la reputazione andando a sfidare una grande montagna senza portatori d’alta quota e senza ossigeno, c’è invece chi la pensa diversamente. C’è chi si appoggia ai migliori alpinisti presenti sulla piazza, chi invece ad un esperto svizzero di alpinismo extraeuropeo commerciale.

D’altra parte è anche vero che, se corde fisse sono poste sulla montagna, tutti poi le usano… e non si può certo parlare di stile alpino per nessuno. A volte ci si chiede a vicenda dei favori, tipo quello di usare per una notte una tenda, o di essere ospitati.

Poi c’è chi organizza una spedizione colossale, con un budget davvero faraonico, e c’è chi s’accontenta di qualche sponsor ed è costretto a chiedere ai partecipanti una consistente quota in euro.

Se poi aggiungiamo la sparizione misteriosa di una tenda con tutto il contenuto, beh, allora abbiamo proprio tutti gli ingredienti per scrivere un’altro best seller tipo Aria Sottile, anche senza così tanti morti.

Ciò che poi alla fine rimane sono solo le ascensioni effettive, oppure gli eroici salvataggi (che anche quest’anno non sono mancati), oppure le per ora quasi dimenticate tragedie (si sa in totale di sei morti, ma poco di più).

Il Museo degli Italiani
Il 31 luglio è stato inaugurato a Skardu il Museo degli Italiani per le popolazioni del Baltoro e del Pakistan. Rolly Marchi è stato l’ideatore del progetto, mentre a Silvio Calvi si deve ideazione e costruzione della struttura.
La struttura è in avanzata fase di costruzione ed all’interno è stata allestita la mostra fotografica dedicata ai cento anni di esplorazione italiana sul Baltoro, curata dallo stesso Calvi. Il museo ha già trovato un suo speciale ingresso: uno splendido portone di legno scolpito nel tipico stile locale.
Farid Khan, la massima autorità istituzionale della regione di Skardu, ha definito la costruzione del museo “Un importante passo avanti nel consolidamento dell’amicizia fra il popolo pakistano e quello italiano”.

Il mini-inceneritore
La spedizione K2 2004 ha installato nel suo campo base, a 4965 m, un mini-inceneritore. Questo risponde alla necessità di diminuire il più possibile volume e peso dei rifiuti da portare a valle tramite l’incenerimento di carta, cartone, legno. Consiste in una camera di combustione (della misura di 60x60x60 cm), con griglia e cassetto di raccolta della cenere, un comignolo (2 metri di altezza), dotato a mezza altezza di un filtro adibito ad intercettare le scorie maggiori e di una bocca di aspirazione per riportare il flusso caldo di fumi puliti alla camera di combustione perché la temperatura in essa resti alta. Due saracinesche regolabili consentono di calibrare il riutilizzo di questi fumi caldi o di quelli freddi, aspirati invece direttamente dall’esterno, a seconda della temperatura che si desidera avere per la fiamma di combustione.
Il mini-inceneritore pesa complessivamente 45 kg e per facilitarne il trasporto è stato progettato leggero e soprattutto smontabile. Le diverse componenti possono infatti unirsi a formare un cubo di dimensioni ridotte. Il costo complessivo dell’inceneritore è stato di circa 700 euro, un costo accessibile a tutte le spedizioni, che possono così limitare il proprio impatto sull’ambiente.

K2, Magic Line, seconda ascensione (Catalani)
K2, Magic Line, 2a ascensione (Catalani)


1954-2004, dalla conquista alla conoscenza
Affidata a Trekking International di Beppe Tenti, l’organizzazione di questo colossale programma ha visto la partecipazione di più di 500 soci del CAI, divisi in 18 gruppi guidati da due guide alpine ciascuno. Il trekking è risaputo essere uno dei più impegnativi al mondo e ha richiesto ad ogni gruppo 25 giorni da Italia a Italia.

Contrariamente a tutti gli altri gruppi in mano ad altre agenzie (tutte le italiane erano ben presenti quest’anno), ogni tappa del percorso vedeva i soci del CAI fermarsi in campi fissi, ivi allocati per tutta l’estate. Questo ha permesso un indiscusso risparmio, una decisa diminuzione delle risorse necessarie ai trasporti (meno viaggi di portatori) e infine una migliore organizzazione logistica per ciò che riguarda la gestione ambientale dei campi stessi.

L’equipe di Montana è stata incaricata di sorvegliare il buon andamento dei campi dal punto di vista ambientale e il rispetto da parte di tutti del Protocollo ambientale, un documento elaborato prima della partenza e sottoscritto da operatori e trekker.

Si sono ovviamente riscontrate difficoltà al buon funzionamento del protocollo: non tanto da parte dei soci del CAI, assolutamente rispettosi dei luoghi e della gente, quanto da parte dello staff locale dei campi, più attento al risparmio di kerosene che all’accumulo della spazzatura, a volte un po’ pigro nella pulizia delle toilette, a volte reticente sul dove aveva sistemato le lattine di risulta della conduzione culinaria. Ciò che però è da sottolineare è la buona volontà di alcuni di questi responsabili dei campi, decisamente più preparati di altri. Speriamo che in futuro possano continuare a dare il buon esempio.

Nelle località di Juhla, Payu e Urdukas sono stati costruiti negli anni scorsi e sono gestiti dalla MGPO (Mountains and Glaciers Protection Organization) dei campi con strutture fisse (una casetta per i gestori, docce e toilette, anche per i portatori): questi campi hanno un grosso successo e una grande utilità: grazie a loro, l’inquinamento sul percorso è decisamente diminuito.

L’equipe di Montana ha anche riscontrato che praticamente il problema della deforestazione è risolto: ormai tutti i portatori, senza eccezioni, usano il kerosene per cucinare e per riscaldarsi, non più la legna raccolta a Payu.

Invece rimane vivo e dolente il problema delle deiezioni umane, specie quelle incontrollate delle centinaia di portatori: nei momenti di punta e in certi luoghi l’olezzo era insopportabile. La soluzione passerà qui attraverso la progressiva educazione del portatore a servirsi delle toilettes a lui dedicate (peraltro presenti nei campi di Juhla, Payu e Urdukas).

K2, Magic Line, 2a ascensione (Catalani): Oscar Cadiach e Jordi Corominas a 6900 m, campo 2
K2, Magic Line, 2a ascensione (Catalani), Oscar Cadiach e Jordi Corominas a 6900 m, campo 2


La bonifica
Diretta da Alessandro Gogna, la bonifica della valle del Baltoro e del ghiacciaio ha avuto luogo dall’8 luglio all’8 settembre.

Facilitata da una spedizione sud-coreana che ha ripulito il campo base del K2 e lo Sperone Abruzzi (1.500 kg raccolti), l’equipe di Montana si è concentrata sui campi tappa, su Concordia e sulle discariche militari presenti a Concordia e a Gore 2, riuscendo a raccogliere 3.011 kg di lattine e altro materiale ferroso. Questi rifiuti sono stati trasportati ad Askole e qui ceduti all’MGPO che ha provveduto al trasporto a Skardu e alla vendita ai rottamai locali. Il ricavato andrà per metà all’MGPO stessa, per metà a iniziative per lo sviluppo della popolazione locale.

La bonifica ha anche raccolto più di una ventina di kg di batterie usate, queste però sono state trasportate in Italia per un corretto smaltimento.

Si deve anche rilevare che Montana ha provveduto a bruciare in loco più di 2.000 kg di rifiuti di vario genere, compresi anche materiali plastici. Questa scorretta operazione è stata ritenuta il male minore, in quanto il trasporto a Skardu avrebbe semplicemente significato lo smaltimento di essi in riva all’Indo, procedimento normale della città di Skardu per liberarsi dei rifiuti quotidiani. Questi vengono portati nella discarica a 2 km a nordovest della città, in riva al fiume: non viene neppure appiccato il fuoco, si attende solamente la prima piena…

postato il 5 agosto 2014

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Il 50° del K2 ultima modifica: 2014-08-05T08:00:06+00:00 da Alessandro Gogna

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