Il CAI Veneto dovrebbe sconfessare il Comune di Calalzo

Nel mese di gennaio 2013 la stampa locale ha dato notizia che il Comune di Calalzo di Cadore, con Verbale della Giunta Municipale n. 109 del 30 dicembre 2013, aveva deliberato di esprimere parere favorevole all’eliski sull’Antelao. Negli articoli veniva anche riportato che la decisione era stata presa con il consenso del Club Alpino Italiano del Veneto.

Il 17 gennaio, puntuale, ecco un comunicato stampa dell’associazione Mountain Wilderness. In apertura del comunicato si dice che “la vergogna della pratica dell’eliski e dell’eliturismo in Dolomiti aprirà il libro nero delle Dolomiti, libro che nella primavera 2015 sarà inviato all’UNESCO a Parigi”. Il comunicato prosegue denunciando che da Canazei partono voli regolari che dal Sella invadono i gruppi del Sassolungo e della Marmolada; stessa cosa, da Passo Gardena e da Pontives ecco i voli sulle altre vette tutelate dall’Unesco, Catinaccio, Odle, Puez, Marmolada… fino alle Tre Cime di Lavaredo e al Cristallo. Per ciò che riguarda il Bellunese, “misere scelte di alcune amministrazioni comunali permettono di raggiungere, sempre accompagnati da compiacenti guide alpine e addirittura con il sostegno del CAI, i grandi canaloni dell’Antelao”.

Il versante nord dell’Antelao: ben visibile il fuoripista accessibile con eliski

antelao
Il comunicato conclude con: “Mountain Wilderness chiede al Consiglio di Amministrazione della Fondazione Dolomiti UNESCO di far cessare, da subito, questa pratica turistica e di avviare in tempi brevi pratiche di frequentazione della montagna e degli ambienti naturali che siano coerenti con il significato del patrocinio UNESCO e, come conseguenza diretta, rispettosi dell’insieme del patrimonio naturale e paesaggistico di queste splendide montagne”.

Nell’ordinanza del Comune di Calalzo è scritto testualmente:
Rilevato che detta proposta ha già riportato il parere favorevole espresso in data 23 dicembre 2013 dal Collegio Regionale Veneto Guide Alpine-Maestri di Alpinismo di Cortina d’Ampezzo che, dopo averne discusso con il Corpo Nazionale Soccorso Alpino e con il Club Alpino Italiano del Veneto, ha subordinato l’esercizio della pratica in parola ai seguenti temperamenti”.
Segue la lista di limitazioni, numero massimo di voli, ecc. Per maggiori dettagli, vedere il post su questo Gognablog.

A questo punto, ma con discreto ritardo, segue il comunicato del CAI Veneto (24 febbraio 2014).
In esso, vedi la versione integrale, il presidente Francesco Carrer nega decisamente il coinvolgimento del CAI Veneto in questa vicenda, ripercorre le lotte fatte dal CAI per impedire che “le Dolomiti diventino un eliporto”, rivendica insomma la volontà di essere contro al fenomeno dell’eliski, nel pieno spirito del Bidecalogo. “Il CAI Veneto, come il Soccorso Alpino, non è stato coinvolto dalla richiesta, né è stato chiamato ad esprimere un parere nel merito della richiesta. E’ vero che tale notizia è apparsa sulla stampa locale veneta nel mese di gennaio ed è anche vero che il CAI non ha provveduto ad una precisa smentita ma il nostro silenzio era legato più che altro alla discrezione e al lasciar correre per non alimentare ulteriori polemiche, già accesesi sull’argomento nel mese di ottobre e relative all’eliturismo estivo. Ci sembra strano che un’associazione come MW, abituata a conoscere le possibili distorsioni che accadono nel mondo delle comunicazioni, non abbia avuto l’accortezza di verificare l’attendibilità di quanto letto e l’abbia assunta come veritiera descrizione dei fatti e delle rispettive posizioni”.

Il comunicato prosegue prendendo le difese delle amministrazioni comunali e delle guide alpine, citando ciò che di positivo è in quelle realtà per contrastare la visione “negativa” di Mountain Wilderness.

Conclude con “Ben venga quindi la stigmatizzazione promessa da Mountain Wilderness di tutte le criticità rilevate, ma non possiamo dimenticare che un’efficace azione di tutela dell’ambiente montano non sarà mai possibile senza la partecipazione attiva della popolazione montana, e non montanara, che in montagna appunto vive. La cultura della tutela è frutto di un processo di maturazione nelle scelte strategiche che impegnano le generazioni future, una conquista che deve raggiungere la popolazione delle vallate alpine superando il complesso di emarginazione tipico della “riserva indiana”, come accaduto negli angoli più illuminati dell’arco alpino, spesso esteri, che oggi possiamo  portare come esempio”.

Calalzo di Cadore

Calalzo

 

 

 

 

 

 

Il mio commento a questa vicenda è che il CAI Veneto si è comportato, come dire, in modo un po’ ingenuo. Se si è diffusa la voce che il CAI Veneto sostenga l’eliski, è in gran parte colpa del CAI Veneto stesso, nel momento in cui ammette che la notizia era uscita in gennaio sulla stampa locale ma “il CAI non ha provveduto ad una precisa smentita… il nostro silenzio era legato più che altro alla discrezione e al lasciar correre per non alimentare ulteriori polemiche, già accesasi sull’argomento nel mese di ottobre e relativa all’eliturismo estivo“.
Se la difesa delle montagne contro l’eliski è solo espressione di debolezza, riducendosi a sperare che la cosa passi sotto silenzio, non mi sembra che ci siamo. In più, rimproverando Mountain Wilderness di non aver verificato l’attendibilità di quanto letto!

Comunque ora ben venga il comunicato stampa di Carrer: ma a questo punto il modo migliore per dimostrare che il CAI Veneto non condivide l’eliski passa attraverso la doverosa comunicazione al Comune di Calalzo di ritirare l’ordinanza (e quindi sospendere l’eliski), a causa della non veridicità di quanto affermato nell’ordinanza stessa, cioè che la decisione comunale è stata presa dopo averne discusso con il CAI regionale Veneto (e con il Soccorso Alpino). Se davvero si desidera un processo culturale in cui le popolazioni montane prendano parte attiva nelle scelte strategiche, il CAI Veneto cominci a sconfessare l’amministrazione comunale di Calalzo. Perché con gli equivoci non si può far superare alcun complesso da “riserva indiana”.

27 febbraio 2014

 

0
Il CAI Veneto dovrebbe sconfessare il Comune di Calalzo ultima modifica: 2014-02-27T07:54:45+00:00 da Alessandro Gogna

6 thoughts on “Il CAI Veneto dovrebbe sconfessare il Comune di Calalzo”

  1. Ripeto quanto ho già espresso in un’altra discussione: le guide alpine che praticano l’eliski sono una vergogna per la categoria.
    Per quanto riguarda la classe politica che ci amministra e ci governa, a parte rarissime eccezioni, il giudizio è presto detto: il piú sano ha la rogna.

  2. A proposito del coinvolgimento del CAI Veneto nella vicenda eliski “Antelao” il presidente Carrer precisa:
    Proprio la delibera citata è chiara sul punto in cui recita: il parere favorevole è stato dato dalle Guide… dopo averne discusso con il Corpo Nazionale Soccorso Alpino ed il Club Alpino Italiano del Veneto. Ma ti sembra che se ci fosse stato un parere favorevole del CAI e del Soccorso Alpino, la delibera sarebbe stata compilata in quel modo, o non avrebbe riportato in bella evidenza “con il parere favorevole del CAI, del Soccorso Alpino, ecc!”. Se si legge con attenzione, pare evidente il senso della cosa. In questi giorni gli organi d’informazione ci hanno parlato di un candidato alla presidenza dei ministri che ha incontrato più o meno tutti i segretari dei principali gruppi politici del Parlamento. Le famose consultazioni, nel corso delle quali si discute di incarico, di programmi, di poltrone e di fiducia. Dagli esiti delle successive votazioni non sembrerebbe che tutti quelli con cui il candidato ha discusso abbiano espresso parere favorevole. Ergo, sembrerebbe che discutere non equivalesse ad approvare, condividere, acconsentire ed altre nefandezze del genere, almeno fuori dal CAI.
    Dove si faccia poi riferimento ad un’ipotesi di accordo mi risulta altrettanto misterioso ed incomprensibile.
    Le cose in estrema sintesi e semplificazione stanno così:
    1. un gruppo di guide fa la domanda al Comune di Calalzo;
    2. il Comune chiede un parere al Collegio delle Guide; è seriamente improbabile il caso che il Collegio possa dare parere negativo;
    3. in ogni caso il Collegio ne discute col CAI e il Soccorso, pur non essendo soggetti chiamati in causa dal Comune, solo in nome dei rapporti di collaborazione che legano le tre realtà che operano in montagna;
    4. ovviamente il parere del CAI e del Soccorso Alpino, non richiesto e quindi non formalizzato, non può essere favorevole.
    5. il Collegio, come segnale di buona volontà, stabilisce delle forme di regolamentazione. PUNTO.

    Ammetto che l’esempio fatto da Carrer sulle consultazioni che Renzi ha fatto con tutti i partiti prima di scalzare Letta è molto calzante e convincente.
    Resta il fatto che la delibera è stata dai più “male” interpretata, e lo è tuttora nonostante i chiarimenti, dunque a mio parere l’azione del CAI Veneto e del Soccorso Alpino dovrebbe essere più decisa e più chiara di quanto è stata finora nei confronti proprio di QUELLA delibera.
    Naturalmente, per ciò che può valere, questo è solo il mio consiglio personale.
    Anche se non so se la (per me) giusta sottigliezza interpretativa basterebbe a riportare un giudizio completamente positivo sull’operato del CAI Veneto e del SA.
    Ciò che la gente e sicuramente molti soci chiedono è una lettera ufficiale al Comune in cui si chieda di togliere ogni riferimento al CAI Veneto e al SA. Lasciando quindi TUTTA la responsabilità al Collegio Guide.

  3. Buongiorno
    sempre in attesa di precisazioni e posizione davvero netta del CAI,

    ho creato questo gruppo facebook:
    https://www.facebook.com/noeliskisulledolomiti

    Ho rispiegato i motivi di questa ennesima raccolta di adesioni e gli antefatti nel seguente articolo:
    https://www.facebook.com/notes/no-eliski-sulle-dolomiti/sul-perch%C3%A8-di-questo-gruppo/591019740993088

    P.S. Il gruppo facebook, nato da due giorni conta già 600 adesioni, è pubblico, e per accervi bisogna semplicemente avere un account fb.

    Purtroppo la lista dei comuni che hanno già deliberato a favore dell’eliski, come previsto, si allarga, ed ancor prima dei comuni di Calalzo ed Auronzo, scopro che Cortina D’Ampezzo aveva dato il benestare a fine 2013.
    E così il cerchio attorno al gruppo Marmarole-Sorapiss-Antelao è chiuso.

    Vedi anche news odierna:
    http://www.nuovocadore.it/2014/03/06/i-cadorini-dicono-no-alleliturismo-su-facebook/

  4. A me certe frasi e certi comportamenti del CAI ricordano la Democrazia Cristiana. Resto contrario all’elisky: tre voli qui, tre voli là, gli dai un dito e ti portano via il braccio.

  5. Questa non la conosco dunque su essa non mi esprimo.
    In altri casi è capitato che provvedimenti pubblici in formazione – amministrativi o legislativi – siano stati previamente segnalati al Cai nei rispettivi ambiti e che il Sodalizio o le sue singole Sezioni/rappresentanze o non si siano pronunciati (oppure si, ma a cose fatte) od abbiano approvato, magari pure manifestando compiacimento.
    Bisognerebbe studiare di che si è trattato: ho l’impressione che soprattutto abbiano negativamente contato la mancanza di univocità condivisa di intenti ed azioni nell’ambito del Cai medesimo o di sue articolazioni (spesso quantomeno le cose vanno un po’ a caso), l’omissione di informazioni specifiche e adeguate a chi opera (“Al contadino non far sapere…”) o/e la mancanza di attenzione e/o “tecnicità” di chi di volta in volta eventualmente sia intervenuto (in certi casi per fare le cose per bene non basta essere brave persone).
    C’è ormai comunque una generalizzata tendenza ad associarsi ad intenti/opere di “valorizzazione”, sui quali invece sarebbe necessario essere più consapevoli e critici (se no anche nel Cai fanno la parte di quelli che corrono dietro al Pifferaio di Hamelin). E intanto c’è invece chi di questo genere di “partecipazione” si avvale.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *