Il calo mondiale degli introiti dello sci

Il calo mondiale degli introiti dello sci

Lettura: spessore-weight(2), impegno-effort(2), disimpegno-entertainment(1)

E’ assai interessante la notizia riportata da www.ansa.it per la quale “Tanta neve ma meno sciatori in Valle d’Aosta”:
Nonostante le abbondanti precipitazioni, la stagione dello sci in Valle d’Aosta si appresta a chiudere in ‘rosso‘. E’ quanto emerge dai dati che Ferruccio Fournier, presidente dell’Associazione valdostana impianti a fune (Avif), ha consegnato alla quarta Commissione della Regione Valle d’Aosta.
Per quanto riguarda il fatturato lordo (dal primo ottobre all’11 marzo) è stato registrato un calo complessivo del 10%: tra i principali comprensori Cervinia -14%, Monterosaski -6%, Pila -4%, Courmayeur -9% e La Thuile -13%. Anche in relazione ai ‘primi ingressi‘ la flessione totale è stata del 10% (Cervinia -12%, Monterosaski -3%, Pila -4%, Courmayeur -15% e La Thuile -17%). “Questi dati – ha spiegato Fournier – si riferiscono al rapporto con la stagione precedente. E’ il primo segno negativo dopo cinque anni di costante crescita. Il dato pertanto è soddisfacente e non ci preoccupa”. Migliori performances per Crevacol (+36% fatturato) e Ollomont (+76%), peggiori per Champorcher (-30%) e La Magdeleine (-37%)
”.

Un trend che sembra confermare quanto nell’aprile 2017 aveva concluso il 2017 International Report on Snow & Mountain Tourism, giunto alla sua nona edizione.

Il report indaga la situazione in tutto il mondo, dovunque sia un impianto di risalita, dalle Alpi al Cile, dal Giappone al SudAfrica, dalla Turchia al Canada, compresi dunque paesi come il Lesotho, l’Iran, il Libano, il Montenegro e tanti altri. Nelle sue 204 pagine in inglese lo ski-market mondiale è radiografato e analizzato con precisione svizzera. Il documento, pur basato su un persino troppo solido terreno che nulla concede alle questioni ambientaliste e alle esigenze di non ulteriore sviluppo, alla fine non è ottimista. Prendendo ad esempio un paese tradizionalmente tra i più “forti”, l’Austria: con i suoi 49,9 milioni di visite invernali nella stagione 2015/16, ha registrato un calo del 3,3% rispetto alla stagione precedente, e il declino è confermato nel quinquennio.
Chi fosse interessato a documentarsi, fosse anche solo per la parte alpina, può leggere: http://www.vanat.ch/RM-world-report-2017-vanat.pdf.

Noi ci siamo limitati a riportare solo le conclusioni (traduzione di Luca Calvi).

Conclusioni del 2017 International Report on Snow & Mountain Tourism
Pressoché ovunque l’industria si trova ad affrontare la sfida del generare una crescita a lungo termine. In molte località il mercato è più che maturo ed i baby-boomers (coloro che sono nati nel periodo del boom demografico – NdT) rappresentano la maggioranza dei praticanti. Questa generazione uscirà progressivamente da alcuni dei mercati maturi senza essere adeguatamente sostituita da generazioni future che abbiano nei confronti dello sci lo stesso entusiasmo. La necessità di stimolare il mercato è di estrema importanza e non viene sempre veicolata in maniera sufficiente. Nei mercati in via di sviluppo anche questo rappresenta un problema. Ovunque la sfida è rappresentata dal riuscire ad attrarre una generazione più giovane che ha differenti modelli di consumo, che passa rapidamente da un interesse all’altro e che presenta una fortissima richiesta di tutti i tipi di attività competitive.

Come già sperimentato in aree sciistiche attivamente alla ricerca di soluzioni, riuscire ad accaparrarsi nuovi clienti attirando non-sciatori e convertendoli in praticanti fedeli è ben lontano dall’essere un fatto compiuto. Richiede un notevole sforzo e la situazione tende a migliorare con grande lentezza.

La chiave è rappresentata dall’innovazione e dalla gestione dei rapporti con i clienti. Il primo aspetto non va a toccare soltanto gli impianti di risalita (molto è già stato fatto in questo campo), ma tutto ciò che riguarda il miglioramento dell’esperienza in montagna ed in alcuni Paesi questo inizia dalle strutture ricettive. E’ difficile attirare clienti a passare una settimana di sciate meravigliose utilizzando impianti di risalita all’avanguardia, piste battute e innevamento artificiale, se poi quegli ospiti devono passare il tempo in cui non vanno a sciare in alberghi con stanze e ristoranti al di sotto degli standard. I nuovi arrivati nell’industria spesso sono ben integrati e in grado di offrire strutture moderne per ogni aspetto del prodotto e in più anche luoghi piacevoli dove poter andare a far vacanza. Quindi se le destinazioni tradizionali vogliono essere ancora competitive hanno anche bisogno di gestire in modo migliore la qualità delle loro infrastrutture, delle loro attrezzature e dei loro servizi in tutta la località turistica. La tecnologia aiuterà gli operatori orientati al servizio a monitorare da vicino necessità e desideri dei loro clienti e a predisporre offerte personalizzate. In questo mondo globalizzato apprezziamo tutti i servizi personalizzati. Internet ha reso possibile ormai da più di dieci anni una piattaforma per lo shopping non-stop dove i clienti sono in grado di prendersi cura di tutte le loro necessità. Sfortunatamente ciò non è ancora ampiamente diffuso nell’industria delle località sciistiche, in modo particolare nei mercati tradizionali che soffrono di stagnazione delle richieste.

Nonostante Internet e le applicazioni per telefonia mobile siano potenti strumenti di vendita di promozione per la clientela esistente e nonostante la maggior parte delle località sciistiche riconosca la necessità di essere presenti sui social media (ancora pochi anni or sono alcune delle località sciistiche più famose e conosciute del mondo erano a malapena capaci di attirare qualcosa come 100.000 amicizie nelle loro pagine facebook, nonostante ospitassero più di un milione di sciatori all’anno! La situazione adesso è lievemente migliorata, ma ci sono ancora località turistiche in quella situazione), a tutt’ora non si può dire che abbiano avuto successo come strumenti volti ad aiutare la crescita del mercato globale dello sci. C’è stato semplicemente uno scambio di canali promozionali. Le operazioni commerciali hanno subito qualche modifica, ma ciò non ha poi reso possibili nuovi sviluppi di mercato. Internet e la tecnologia mobile hanno certamente dei punti di forza, ma questi attualmente vengono limitati e indeboliti dai loro stessi svantaggi.

In effetti, la rete e le applicazioni per la telefonia mobile migliorano la comunicazione, rendono più semplici le prenotazioni, l’organizzazione dei viaggi, le vendite dei pacchetti giornalieri e rendono più trasparenti per gli sciatori le condizioni della neve. Quest’ultimo aspetto presenta già alcuni effetti controproducenti. Sono aumentate tanto la concorrenza diretta che quella indiretta e ambedue sono state migliorate dalla tecnologia quanto dalle comunicazioni. La rete stessa è un concorrente, come, per esempio, quando i giovani decidono di passare il proprio tempo davanti agli schermi invece che sulle piste! I benefici di Internet in più sono a disposizione di tutte le industrie concorrenti. Da ultimo, la rete e le applicazioni per la telefonia mobile non sono riuscite a fornire la possibilità di raggiungere i non-sciatori su larga scala e di trasformarli in praticanti appassionati: non insegnano a sciare e non aiutano ad allenarsi!

Indipendentemente dai benefici potenziali che l’industria può ottenere dalla tecnologia, l’esperienza del cliente sarà completa solo nel momento in cui l’acquisto virtuale si sarà tramutato in realtà. A quel punto si dovrà porre particolare attenzione a massimizzare la soddisfazione del cliente. Qualità dei servizi e interazioni amichevoli tra persone sono necessari per produrre una esperienza del cliente davvero eccezionale. Questa è la realtà che si è venuta a creare tanto per il turismo in genere che per le località sciistiche nel particolare. Il potenziale di miglioramento lascia ancora spalancato il futuro per quegli attori dell’industria che sapranno capire appieno queste problematiche. Il mercato richiede gli agi e chi saprà capire come farli avere sarà il vincitore.

Tenendo presente la nuova generazione, alla quale tutti mirano ovunque, questa relazione si concluderà con una nota speciale sull’apprendimento e sull’insegnamento dello sci. E’ qui che agi ed esperienza possono rivelarsi davvero impegnativi da offrire! E’, inoltre, una delle prime tessere per il puzzle dell’esperienza sciistica. Se l’industria non saprà come trasformare il noioso processo dell’apprendimento in un momento di grande divertimento, non sarà in grado di catturare l’interesse della nuova generazione di potenziali sciatori, che invece è disperatamente necessaria per riempire le strutture turistiche di nuova costruzione in Asia ed in Europa Orientale e per rinnovare la clientela base dei baby-boomers nei mercati tradizionali. 

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Il calo mondiale degli introiti dello sci ultima modifica: 2018-04-09T05:34:57+00:00 da GognaBlog

16 pensieri su “Il calo mondiale degli introiti dello sci”

  1. 16
    LUIGI GALLY says:

    Segnalo che in Francia per favorire anche il turismo invernale e non solo, si decise; alla luce di uno studio di pedagoghi, medici,  che tutte le scuole di ogni ordine e grado avrebbero fatto alternativamente sei settimane di scuola e due settimane di vacanza. In inverno quindi ci sono quattro turni di quindici gg. di vacanze, Santi, Natale, febbraio e Pasqua. Questo fatto favorisce enormemente le vacanze invernali in montagna. Nelle famiglie benestanti e nel ceto medio di norma si effettua sempre una settimana bianca. Ecco perché le stazioni di sci Francesi in inverno, neve permettendo, sono sempre affollate.

    Saluti a tutti, G. LUIGI

  2. 15
    Giacomo G says:

    Report sicuramente interessante ma e’ molto difficile trarne delle conclusioni o semplicemente imparare qualcosa.  Richiamando alcuni dei termini usati nell’articolo, e’ una vera e propria industria, per cui l’andamento risente l’evoluzione del mercato, influenzato da mille parametri economici… In base al dove e al come, le cose possono andare piu’ meno bene.

    Sarebbe bene perlomeno capire se c’e’ un cambiamento culturale in corso negli utenti. Io non lo credo, difficile battere nel grande pubblico l’attrattiva della fruizione della montagna con puro divertimento e nessuno sforzo fisico.  Anche in nazioni tradizionalmente piu’ sportive dell’italia ( ci vuole poco ) come la Francia, lo sci di pista e’ tuttora popolarissimo e tutt’altro che sport riservato ai benestanti. Proprio per questo, le stazioni che vanno bene in Alta Savoia e Savoia sono quelle con offerta medio-bassa, al contrario di quello che suggerisce l’articolo.  Le Dolomiti con l’ enorme capacita’ ricettiva a costo medio probabilmente hanno un successo simile. La Svizzera e’ fuori dai giochi in quanto ha il consenso del consumatore facoltoso – quello non risente delle crisi

  3. 14

    Strano che non si parli di Dolomiti?! Il Dolomitisuperski è l’area sciabile più vasta del mondo, è un’impresa in attivo e… scusate se lo scrivo ma sarà che gli sciatori che sono mancati in Valle d’Aosta saranno andati in Dolomiti. Infatti le Dolomiti offrono bei panorami, impianti all’avanguardia e servizi turistici di prim’ordine, hotel tra i migliori delle Alpi tutte, enogastronomia ai massimi livelli, test di auto di lusso, negozi di brand prestigiosi, prezzi tutto sommato onesti, personale educato e cordiale,  e molto altro che allo sciatore piace da morire!

    Io non sono un grande fan dello sci alpino ma quando vado fuori dalle Dolomiti mi sembra di tornare agli anni ’70 (che bello, mica lo dico per criticare ma è la verità) e tutti gli altri posti costano di più e offrono molto meno. Austria e Svizzera comprese.

    Bonino, cambia pusher, non si capisce niente.

  4. 13
    andrea dolci says:

    Il trend mi pare ovvio dati i costi dello sci da discesa. Sulla Val d’Aosta mi limito a far notare che lo scorso anno ci fu un vero e proprio boom dovuto al fatto che fino a gennaio inoltrato, era uno dei pochi posti con neve naturale. Quest’anno la neve è caduta abbondante ovunque e gli sciatori si sono distribuiti, infatti quasi tutte le altro località hanno registrato incrementi rispetto alla socrsa stagione.

  5. 12
    Umberto Pellegrini says:

    Più prosaicamente, indipendentemente dalla personale idea sulla questione “impianti a fune” e sull’andamento mondiale dello sci su pista, mi permetto di far notare che le tariffe dell’autostrada A5 nel tratto valdostano sono aumentate all’inizio di questo anno (come tutti gli anni, invero) ma in maniera incredibile.
    Se è vero che l’anno passato le condizioni dell’innevamento alpino italiano erano tali da non lasciare molta scelta su dove andare a sciare in pista (o Valle d’Aosta, o Valle d’Aosta, da qui il gran fatturato sciistico riscontrato l’anno passato nella regione), quest’anno la neve c’è anche in val Brembana, ed in genere sulla gran parte delle Prealpi; perché dunque pagare 35.70 euro di autostrada da Milano ad Aosta per fare 170 km, quando si può sciare dove si vuole pagando ad esempio 23 euro per andare sempre da Milano fino in val Gardena (330 km), oppure anche senza pagare l’autostrada, a Bormio?

    E, visto che la giornata sciistica è già di per sé un gran costo che non molti ormai, come fatto notare, si possono permettere, risparmiare 35 euro significa farci uno spuntino in 3, con quei soldi.

    Analisi dati: gioie e dolori, ma soprattutto dolori.

  6. 11
    AndreaD says:

    In base alla mia piccola esperienza, ecco un estratto di quanto ascoltato da conoscenti più giovani, beati loro trentenni: chi me la fa fare di svegliarmi presto per andare a sciare quando posso andare a giocare a calcetto o pallavolo, mi sveglio tardi, non litigo con la fidanzata, spendo poco e mi diverto uguale?

    I miei conoscenti più giovani, appunto sulla trentina,  hanno imparato tutti a sciare ma vanno sulle piste una volta all’anno poi preferiscono altri sport “indoor” come calcetto o arrampicata.

  7. 10
    Pablo says:

    Per me il deterrente è  il costo elevato,  con l’ avvento della crisi e lavori precari sembra purtroppo logico la perdita di usuari in questo settore.

  8. 9
    matteo says:

    Una semplice osservazione “scientifica”.

    La frase “…troppa neve e troppo brutto tempo. A gennaio e febbraio sempre tantissima neve…” denota chiaramente che non si sa di cosa si stia parlando.

    Quest’anno, è vero, è caduta senz’altro più neve dell’anno scorso, ma di certo non troppa; sicuramente molto meno della media degli ultimi cent’anni. Stante poi le temperature non molto basse l’accumulo non è certo un granché.

    Mi è appena capitato di leggere:

    “22 maggio 1915. partenza alle 3 per il rifugio Zsigsmondy, molto faticoso, 3 ore. Da li nell’Alta val Fiscalina verso monte Giralba… Magnifica discesa con gli sci fino a chiusa di valle e all’Hotel Dolomitenhof. Partecipiamo al ballo.” [Il mio diario durante la guerra contro l’Italia, Sepp Innerkofler]

    Il grande Sepp morirà il 4 luglio sul Pateno; il Dolomitenhof appartiene ancora alla sua famiglia e quello che si vede dalla loro webcam oggi ci saranno circa 10 cm di neve bagnata…

    Tra vedere le montagne un po’ imbiancate e “troppa neve” c’è una piccola ma significativa differenza: la stessa che c’è tra parlare per slogan e argomentare con cognizione di causa. 

  9. 8
    gigino says:

    signor bonino, magari alla gente, semplicemente, iniziano a piacere anche altre attività invernali, che non siano solo lo sci in pista. soprattutto quando a una famiglia di 4 persone (madre padre e 2 figli minorenni piccoli), una giornata sugli sci costa (consideriamo 2 skipass interi, due ridotti, 1 ora di maestro a figlio, un pranzo veloce in rifugio e almeno 1 noleggio di attrezzatura, senza contare benzina, autostrada e parcheggio) almeno 250 euro, stando stretti…

    in quanti si possono permettere una spesa così più di 2-3 volte in una stagione?? io no, perchè pur non disdegnando ogni tanto una sciata in pista, se devo fare una spesa importante preferisco metterli in qualcosa che mi dia più emozione che fare la coda agli impianti, e poi perchè  gli altri  29 giorni del mese devo pure fare la spesa e pagare le bollette.

    forse sono io troppo povero, o forse a casa mia c’è sempre maltempo.

  10. 7
    Paola says:

    I motivi (come sostiene qualcuno dando una risposta alquanto affrettata e quanto più semplicistica ovvero banale) possono essere e certamente saranno molteplici.

    L’indagine è stata fatta a livello mondiale e possiamo affermare certamente che i climi e le situazioni meteorologiche non sono uguali dappertutto.

    Un’analisi dei comportamenti sociali umani e loro cause e implicazioni nei vari Paesi può fornirci sommariamente la risposta.

     

  11. 6
    Lusa says:

    Io sono felice quando c’è il brutto tempo, anche di più quando c’è troppo brutto tempo. Almeno si resta a casa.

  12. 5
    Andrea says:

    “Un trend che sembra confermare quanto nell’aprile 2017 aveva concluso il 2017 International Report on Snow & Mountain Tourism, giunto alla sua nona edizione.”

    “Il report indaga la situazione in tutto il mondo, dovunque sia un impianto di risalita, dalle Alpi al Cile, dal Giappone al SudAfrica, dalla Turchia al Canada, compresi dunque paesi come il Lesotho, l’Iran, il Libano, il Montenegro e tanti altri.”

    Mi sembra che queste parti dell’articolo facciano pensare che non sia possibile imputare il problema solo alla troppa neve e al troppo brutto tempo… Poi ciascuno la pensi come vuole.

    Io metto solo la mia esperienza personale: scio da più di 30 anni; sciare non è mai stato economico, ma oggi è un’esperienza decisamente costosa.

     

  13. 4
    Carlo Crovella says:

    il commento di Bonino, intendevo…

  14. 3
    Carlo Crovella says:

    Per quanto riguarda il commento precedente, ricordo a tutti di leggere questo alto contributo

    http://gognablog.com/linterpretazione-dei-bonini/

  15. 2
    Alberto Benassi says:

    Sig. Bonino, ma Lei ha qualche partecipazione azionaria nel settore economico dello sci?

    Me lo chiedo perchè i suoi interventi sono puntuali e anche piuttosto arroganti, quando escono sul blog articoli sullo sci.

    Degli altri temi della montagna invece se ne sbatte assai.

     

    Un saluto

  16. 1
    Alberto Bonino says:

    Il motivo è banale, troppa neve e troppo brutto tempo. A gennaio e febbraio sempre tantissima neve e nessuno veniva nei finesettimana. Costruire articoli sul nulla è solo sintomo di incapacità giornalistica, se non peggio, e quando si trascura il motivo reale, è voler minare un settore per biechi motivi ideologici. Il brutto tempo è l’unico motivo. Tanto difficile da capire?

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