Il cammino di Luca Visentini

Nel 1979 sul mercato librario apparve una novità, una strenna che racchiudeva, come scrisse il presentatore Arturo Tanesini, le qualità del più fidato compagno per quegli itinerari. Il Gruppo del Catinaccio era dedicato ad Alessandra, ed era opera di uno sconosciuto venticinquenne milanese che il Tanesini (autore dell’ineguagliata Guida dei Monti d’Italia Sassolungo, Catinaccio, Latemàr) descriveva come «titubante e timoroso» nei suoi confronti. Nella prefazione Visentini dice forte e chiaro di voler presentare gli angoli desueti, svolgendo quindi una sua filosofia d’escursionismo, quella delle vie normali alle cime, sconosciute, sognate la notte da una tenda. Colonne del libro sono fotografie con molta presenza umana, cartine accuratissime e di grafica particolare, bei disegni e i testi descrittivi di itinerari verificati in toto dall’autore e mai più difficili del I+, «già di per sé impegnativo e non accessibile al primo venuto». Dopo stringati e sentiti ringraziamenti a Tullio Pederiva e Achille Gadler, la materia si articola in tre parti: nella prima, «luoghi d’accesso e rifugi», è netta la struttura della Guida dei Monti d’Italia; la seconda è «sottogruppi ed ascensioni»; la terza, «itinerari di grande interesse escursionistico», è una concessione agli itinerari di traversata, allora come oggi di gran moda.

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L’anno seguente, senza dedica, appare Gruppo della Marmolada. Questa volta il Tanesini è in garbato dissenso con Luca sullo spazio concesso alla Marmolada vera e propria. Egli disapprova che la Regina delle Dolomiti sia trattata alla stessa stregua dei suoi satelliti, come pure s’intuisce il suo disaccordo sulle funivie, che l’autore condanna senza appello. Il libro ricalca il precedente, senza ringraziamenti, senza difesa delle tende e senza terza parte (quindi, niente più concessioni a itinerari di moda e di comodo). Visentini sottolinea la subordinazione delle foto non all’estetica ma alla praticità e alla documentazione di luoghi non ben conosciuti; inoltre si scusa ma ribadisce la sua precisa scelta di un linguaggio «tecnico, semplice e magari monotono», certamente non «intimista e retorico». Sassolungo e Sella è del 1981, senza dedica né ringraziamenti e con incolore presentazione di Tanesini. La grande novità è il limite di difficoltà, qui il IV grado di alcune vie normali. Nella prefazione, Luca dà dell’accorato tu al lettore, meglio, al lettore sciatore o escursionista distratto, elencandogli una serie di cose da non perdere nelle proprie esperienze. Accenna al fatto che non si dovrebbero attrezzare i sentieri selvaggi, unico spunto di discussione sulle ferrate in tutta l’opera di Visentini. Confessa che, se fosse possibile, gli piacerebbe scrivere le guide senza alcuna spiegazione degli itinerari, per dar luogo a fantasia e creatività. Il libro per il resto è simile ai precedenti, con una minor presenza umana nelle foto. Sparisce la descrizione dei paesi. In Dolomiti di Sesto, 1983, dedica a Luisa, è una prima svolta. Ogni toponimo è a se stante, niente anelli, niente scelte, sì alla creatività del lettore. Le traversate descritte sono quelle poco conosciute, altrimenti solo cenni. Si scusa di una verifica non totale, specie nel Popera. Infine si lascia andare a qualche brandello di racconto. Sono descritte ancora le vie normali (fino al IV), nelle foto la presenza umana è limitata ai passi difficili. La struttura è data dai soli sottogruppi. Latemàr, 1985, è simile, con brevissima prefazione e limite di difficoltà I+. Le basi di partenza con le possibili traversate e ascensioni, strutturano il libro, una formula d’allora in poi conservata, con Gruppo del Cristallo unica eccezione. Antelao, Sorapiss, Marmarole, 1986, limite di difficoltà II, e Dolomiti di Brenta, 1988, limite di difficoltà IV, sono produzioni a formula collaudata. Nell’ultima Visentini prende le distanze dai 200 anni delle Dolomiti, uno «strumentale compleanno». Pale di San Martino, 1990, limite di difficoltà III, ha una prefazione disincantata, dolente: «le Dolomiti un domani espelleranno gli alpinisti… la città sarà più avventurosa». Dopo lunga riflessione, ecco nel 1995 Dolomiti d’Oltrepiave: qui Visentini sembra approdare su una nuova terra, quasi ripudia le Dolomiti tradizionali e «scontate». Il volume, edito da Athesia come i precedenti, è diverso in formato e veste, ma la struttura è identica. Il limite di difficoltà è il IV+. Gruppo del Cristallo è del 1996, limite di difficoltà IV+, ed è probabilmente il libro più sofferto ed enigmatico di Luca. La prefazione è davvero scarna, di quattro parole: «ma non tedieremo alcuno». Cambiano i disegni, autori Mario Crespan e Mauro Corona, la presenza umana nelle foto è inesistente. La struttura è data da 41 toponimi, senza mai suggerire o evidenziare.

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Dopo lunga lavorazione, nel 2000, non più pei tipi di Athesia bensì autoprodotto, esce Gruppo della Civetta, coautore Mario Crespan, responsabile di cartine e disegni. Siamo di fronte all’opera matura, non mediata dai compromessi dell’editore e del marketing. Ma questa volta Visentini è costretto a rare deleghe ad amici più atletici: perché descrivere TUTTE le vie normali del gruppo della Civetta significa anche affrontare il VI grado della Torre dei Monacesi… Perfetto il lavoro di toponomastica, caratterizzato da ricerca certosina; sempre leggibile e godibile il testo. La prefazione è geniale, il Visentini-pensiero in poche righe, la pagina scritta per ultima: «licenziamo con questa pagina tre anni. Il tempo di una guerra mondiale».

Con il Gruppo della Civetta Visentini è ormai approdato all’editoria in proprio, la sfida è assunta cioè in prima persona. E’ nato Luca Visentini Editore. Quattro anni dopo (2004) ecco una duplice uscita: Schiara-Tàmer-Spiz di Mezzodì di Gianpaolo Sani e Franco Bristot e Pale di San Lucano di Ettore De Biasio.

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Della prima Pietro Sommavilla ha scritto, parlando degli autori: “Hanno personalmente e sistematicamente percorso i sentieri di collegamento, di traversata e di ascensione a tutte le vette significative, traendone relazioni che hanno il pregio dell’univocità di interpretazione e giudizio, tanto preziosa per la sicurezza dell’utilizzatore. Ma non si sono limitati, in molti casi, alle sole vie normali, talvolta lasciandosi attrarre da itinerari che proprio “comuni” non sono, anzi sono davvero straordinari, affascinati dal richiamo ambientale e poetico dei versanti più nascosti e selvaggi dei nostri magnifici monti.
È così finalmente svelato il mistero della Zéngia de l’Adriano, a lungo appassionatamente studiato e tentato da molti anziani alpinisti, rivissuta l’ascensione di J. Sanseverino alla Talvéna per cresta ovest, valorizzata la traversata degli Spiz di Mezzodì per cresta attraverso la Forcella del Ponte…“.

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Della seconda, in una recensione, scrissi: “Con questo Pale di San Lucano si va addirittura oltre. Si dimentica che il gruppo è tra i più dimenticati delle Dolomiti, anche perché geograficamente ed alpinisticamente piuttosto selettivo; non ci si preoccupa della severità degli approcci, con zoccoli infiniti; si trascura che la wilderness allo stato puro è nemica degli affari editoriali. L’incontro tra Luca Visentini ed Ettore De Biasio è esplosivo: e l’avventura davvero ha inizio… In Pale di San Lucano si respira l’aria delle Dolomiti, ma non quella fritta dei depliants e dei libri illustrati, degli accordi con gli uffici turistici, delle proposte turistiche integrate, delle iniziative per lo sviluppo, delle edizioni fatte solo se il sondaggio è favorevole: si respira l’aria dell’alpinismo vero, quello che senza alcuna colpa ha dato vita a tutte le proposte e iniziative che oggi purtroppo ci piovono addosso, caratterizzate da una montagna divisa in due senza pietà, quella alta, che conta e che bisogna vendere, e quella bassa, che non conta e che bisogna svendere, alla faccia dei valligiani. Quell’alpinismo che è fatto di avventura e di ricerca, con tanto sacrificio, con amore. Quello che fa decidere ad una cordata di salire un itinerario selvaggio, senza nome nel gotha delle grandi salite dolomitiche, senza ricompensa mediatica, senza il supporto di un Internet che applaude già alla tua partenza.

Nel 2007 esce, e ancora Luca ne è l’autore, Pale di San Martino. Della pagina di presentazione, lucida, profetica quanto radicalmente pessimista sull’accettazione dell’utopia, riporto una frase particolarmente energica: “Resistiamo allora. Schiodiamo il superfluo. Domandiamo ai professionisti di condurci sulle cime che se non hanno già attrezzato più non ci propongono. Indignamoci non tanto per le cartacce che notiamo a lato dei sentieri e che possiamo con facilità rimuovere, quanto piuttosto per gli indelebili bolli rossi che malamente ci sorprendono in un cantone sino alla scorsa stagione incontaminato…”.

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Nel 2010 esce Gruppo del Catinaccio di Andrea Gabrieli, naturalmente con le stesse caratteristiche. Ai libri-guida si affiancano altre opere di narrativa, come Addio al Campanile di Spiro Dalla Porta Xidias (2006), il bellissimo romanzo di Flavio Favero, La Valle del Ritorno (2007), il deflagrante L’Uomo che scala di Andrea Gobetti (2008), il riflessivo Ritorni a valle di Mario Crespan (2011), Il Paese, dello stesso Visentini (2011), una raccolta di “microstorie, spesso del menga”.
Fino all’apparizione, nei primi mesi del 2013, di Le Vie di Lorenzo Massarotto, per il quale rimando al mio post di maggio scorso. Per quest’opera mi basta dire che è stata pensata, condotta e realizzata esattamente con lo stesso stile con il quale Massarotto ha sempre arrampicato: c’è un progetto che ti piace, che sconvolge i tuoi giorni e i tuoi pensieri, si può dire che vivi per lui… ma mai ti abbasseresti a un compromesso per abbreviare l’iter, perché l’obiettivo rimane valido e grandioso solo se anche i mezzi per perseguirlo non deragliano mai da un’etica forte, anzi fortissima perché non imposta da nessun altro che da noi stessi.

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Luca Visentini è il più radicale e coerente compilatore di guide degli ultimi vent’anni. Radicale perché sceglie un gruppo montuoso (generalmente di area dolomitica) e lo scandaglia come il fondo del mare, lo radiografa come un corpo umano, lo corteggia come una bella donna, lo assimila e lo descrive senza alcuna concessione al bel gesto o alla moda. Coerente perché da vent’anni, appunto, applica lo stesso metodo, percorrendo con certosina pazienza tutte le vie normali di tutte le montagne del gruppo, anche le guglie più nascoste, e ne ricava un raffinato “catalogo” d’autore dove ogni escursione è filtrata dalla sua sensibilità, rimanendo tuttavia una rigorosa successione di dislivelli e punti cardinali. Visentini non si è mai piegato alla logica molto attuale e un po’ perversa degli “itinerari scelti”, e ha pagato questo rigore sulla propria pelle (Enrico Camanni)“.

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postato il 13 giugno 2014

 

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Il cammino di Luca Visentini ultima modifica: 2014-06-13T08:47:23+00:00 da Alessandro Gogna

13 thoughts on “Il cammino di Luca Visentini”

  1. 4 anni fa mi hanno regalato Pale di San Lucano……è un capolavoro,e non solo per le scalate , ma per la pienezza dell’ambiente,tra avvicinamenti selvaggi e lunghi

  2. Cominciai nel 1980, quando mi fu regalata copia del Catinaccio, dopodiché non ho più smesso di leggerle ed applicarle, anche se sono più le relazioni lette delle escursioni effettivamente compiute. Rido ancora a crepapelle leggendo le stroncature a rifugi, ferrate e strade, pensando ai diretti interessati. Dietro alle guide c’era una vicenda umana che traspariva, ma mancava un testo che legasse le prime a quest’ultima. Per fortuna è uscito “Paese” ed ora esigo altre storie del menga.

  3. Cerco da anni la guida escursionistica del Latemar di Visentini che ho consultato piu volte in biblioteca (oggi sparito anche da li) … e non so cosa darei per averla, essendo la mia “montagna” preferita, ogni volta che ci metto piede è un viaggio introspettivo indescrivibile.
    Oltre al meritato elogio dell’autore per avermi insegnato a camminare e sognare insieme, se qualcuno mi da qualche indicazione su come reperire questa guida gli sarei infinitamente grato.

  4. Mio padre cercò i libri di Visentini (Gruppo del Catinaccio, Gruppo della Marmolada, Sassolungo e Sella, Latemàr) nell’anno in cui acquistò un piccolo appartamento a Mazzin in Val di Fassa: era il 1984 ed io ero poco più di un adolescente.
    Sono le nostre montagne mi ripeteva mentre percorrevamo gli alti sentieri ed io l’ho preso alla lettera ed ho iniziato pian piano a voler andare oltre, non pago di osservare per ore quelle vette con il naso all’insù…volevo vedere con i miei occhi cosa si vedeva da lassù!
    Sono cresciuto sfogliando quelle copie originali dalle dimensioni generose e dal peso importante assaporandone il profumo e la grana delle pagine, sognando mille avventure in quei luoghi riempiendomi gli occhi con le stupende inquadrature dai colori intensi e naturali di guglie, passi, creste e vallate..
    Ringrazio i miei genitori per avermi trasmesso l’amore per la natura e per la montagna e ringrazio Luca Visentini per aver interpretato al meglio con la sua opera il mio desiderio di avventura dell’andar per monti!

  5. I libri di Visentini sono veramente fatti con cuore ed amore, sentimenti che è difficile trovare al giorno d’oggi dove i più tendono a scrivere in modo egocentrico i propri record personali e non sanno andare oltre, bravo Luca e vedo che continui nella tua ricerca un abbraccio

  6. Da ragazzino ho salito il Catinaccio seguendo la sua guida: mia mamma lo,permetteva, avendo colto che era un “fidato compagno”.
    Qualche anno dopo siamo diventati davvero fidati compagni, seguendo il Luca nei suoi percorsi., fino al Galinot di Gares.
    Ora porto i miei ragazzi ancora sui quei sentieri speciali, nonostante tutto e per fortuna ancora poco battuti, che volendo si percorrono tra il Latemar e il Catinaccio.
    Un amico, vero, è un impagabile tesoro. Grazie Luca.
    Bravo Alessandro a dedicargli questa pagina!

  7. Ho tutti i libri!
    E colgo l’occasione per ringraziare Luca, soprattutto perché, grazie ad un itinerario (di cui non parla nessun altro libro) descritto in “Gruppo del Cristallo”, in aprile io e Angelo abbiamo fatto la prima discesa con gli sci dalla Punta Ilde.
    Grazie Luca!
    Buona serata!

  8. ho diversi libri di Luca e sono uno più bello dell’altro.

    Mi ritrovo molto nella su visione della montagna.

  9. Meravigliosi libri.

    Me li intodusse il Nonno (Gianfranco Valagussa), certo che sì; quando in casa sua li sfoglio, i libri “del Luca”, il suo sguardo sottintende sempre un “ocio che non si rovinino” e ripete sempre e poi sempre la frase:

    “capisci?! qui si è cambiato completamente il modo di fare fotografie in montagna!”

    Eppoi parte con una delle disavventure di IV-:
    “una volta col Visentini, eravamo su alla Coda dei Toni e…”

    Grazie Luca,
    la bellezza dei tuoi libri sopravviverà alle attuali meschinità (dolomitiche).
    Parafrasando una anche tua affermazione (“le parole sono importanti”),
    dico che anche le tue “visioni” sono importanti.

    Grazie Alessandro,
    la chiarezza della tua visione soppravviverà
    malgrado le guerre di noialtri quaggiù
    poveri di spirito.

    giorgio

  10. Apprezzo al 100% quanto scrive Alessandro.
    Luca è come i Rolling Stones… maturando, migliora! I
    It’s only rock’n’roll but I like it!!

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