Il Comune di Monesi vs Regione Liguria

Da ImperiaPost (http://www.imperiapost.it):

È scoppiata una rivolta a Monesi, unica stazione sciistica attualmente operante in provincia di Imperia, a seguito dell’ordinanza emessa dal Comune di Triora (vedi pagina 1, pagina 2 e pagina 3) che vieta la maggior parte delle attività collaterali allo sci e legate al mondo della montagna. Da quest’anno saranno vietate pratiche diffusissime negli anni precedenti, come lo sci alpinismo, l’arrampicata su roccia e la tradizionale “ciaspolata”, che, in altre regione italiane, sono divenute un vero e proprio motore dell’economia locale. Un’ordinanza che rischia di compromettere lo sviluppo commerciale e turistico di Monesi, nonché la sopravvivenza dell’intera vallata.
L’ordinanza è stata emessa in quanto prescritta dalla Regione con i provvedimenti VIA della Regione Liguria n.ri °129/209 del 27/06/2007 e n°303 del 29/10/2013.

Monesi04-10807868_492491157556904_773318221_n Al riguardo ImperiaPost ha contattato il consigliere del Comune di Triora (con delega a Monesi) Cristian Alberti:

L’ordinanza è stata emessa in quanto prescritta dalla Regione Liguria con provvedimenti di Valutazione di Impatto Ambientale – spiega Alberti – purtroppo sono prescrizioni vincolanti se si vogliono aprire gli impianti. Non abbiamo potuto non farla, perché diversamente non si potrebbe aprire neanche la seggiovia e non si potrebbe portare avanti nessun progetto di alcun nuovo impianto. Considerato che effettivamente quasi la metà delle persone che vanno nel mini comprensorio sciistico fanno fuori pista o sci alpinismo o ciaspolano e che nella realtà è uno dei posti più sicuri dell’intero arco alpino è un bel problema più che altro perché rischia di diventare una ulteriore penalizzazione sotto l’aspetto economico per le attività esistenti in loco…
Siamo ben consapevoli che la problematica sia grave e di non semplice risoluzione, ci siamo attivati e abbiamo già avuto diversi incontri, il CAI predisporrà una relazione dettagliata nella quale esporrà le perplessità dal punto di visto tecnico (vedi ordinanza, rischio marcato 3). Relativamente allo svernamento del gallo forcello si dovrebbero ottenere la prossima settimana i dati degli anni precedenti relativi al censimento del gallo forcello con i quali si spera di poter dimostrare che una normale attività fuori pista non danneggia il ripopolamento del gallo stesso. Purtroppo non sarà semplice e temo neanche breve, l’obiettivo è far capire che le prescrizioni dettate da tali provvedimenti non hanno alcun senso soprattutto perché viste sotto l’aspetto della tutela ambientale, se vi sono delle piccole zone vanno perimetrate su cartografia e i divieti vanno eventualmente limitati a tali zone.
Stiamo anche valutando di consultare un legale esperto nel settore per un incontro con i funzionari regionali e per la redazione di una eventuale memoria tecnica, ma ad oggi non abbiamo alcuna risorsa economica da spendere in tal senso. Purtroppo la risoluzione al problema temo non sarà breve, appena avremo qualche prima notizia in merito se necessario convocheremo un incontro pubblico, prima però dobbiamo almeno avere delle basi certe su cui lavorare”.

Vetta del Monte Saccarello (Monesi)
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L’ordinanza
– Divieto delle attività fuoripista;
– Divieto di sciescursionismo;
– Divieto di scialpinismo;
– Divieto di escursioni con racchette da neve nei canaloni con neve fresca sui versanti esposti a nord;
– Divieto della pratica dello sci con risalita in elicottero;
– Nel periodo di funzionamento della seggiovia è consentito il passaggio soltanto ai veicoli autorizzati e a quelli in transito diretti all’esterno del comprensorio di Monesi in direzione Colle dei Signori di Limone o in direzione Passo del Tanarello- Francia sulla provinciale Monesi-Limone;
– Divieto di fermata e sosta dei veicoli nel tratto di attraversamento del comprensorio di Monesi, salvo nelle aree appositamente predisposte e segnalate;
– Chiuse al transito veicolare non autorizzato tutte le strade presenti all’interno del SIC, con esclusione della provinciale;
– Attività di escursionistica pedonale consentita esclusivamente lungo i sentieri segnati e segnalati, con divieto di divagazioni al di fuori dei tracciati da metà marzo a fine agosto;
– Attività ciclo escursionistica (mountain bike) consentita soltanto lungo le vie e i sentieri segnati, con assoluto divieto di divagazione al di fuori dei tracciati;
– Divieto di raccolta dei frutti silvestri se non per il consumo sul posto;
– Divieto di svolgimento di attività fuoristradistica sia con autoveicoli che con motocicli;
– Divieto di raccolta di piante, fiori e fronde se non per scopi di studio e di ricerca purché autorizzati dall’ente gestore del SIC;
– Divieto di svolgimento dell’attività di arrampicata su roccia.

Commento
Francamente non abbiamo parole. Un comune si dice, contro la sua stessa volontà, costretto a emettere un’ordinanza del genere. Ammette l’impotenza amministrativa, lamenta la mancanza dei fondi necessari alla redazione di una relazione tecnica e a un’eventuale lotta legale. Credo che siamo davvero alla frutta.

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Il Comune di Monesi vs Regione Liguria ultima modifica: 2014-11-28T07:30:24+00:00 da Alessandro Gogna

7 thoughts on “Il Comune di Monesi vs Regione Liguria”

  1. Parlo con un minimo di cognizione di causa avendo gestito per 4 anni il Rifugio Allavena del Cai di Bordighera situato a Colla Melosa nel cuore delle Alpi Liguri (provincia di Imperia) Beh, ora gestisco da un anno il Rifugio Pian delle Gorre nel Parco del Marguareis (Cn) e devo dire che mi pare di essere passato dal medioevo ai tempi moderni. La situazione nelle Alpi Liguri (uno dei più preziosi biotopi d’Europa) è lasciata al completo sfacelo, non vi è nessun presidio, manca totalmente la cartellonistica, strade con voragini, la provinciale che sale da Pigna a Colla Melosa è chiusa da 13 mesi per una frana e nessuno fa nulla, la gestione del territorio è affidata alla Polizia Provinciale, che tra una multa sul lungomare per eccesso di velocità una presenza a dirigere il traffico alla sagra del fagiolo di Pigna un altra alla sagra della lumaca a Molini di Triora, ogni tanto fa una capatina a prendere un caffè sulle montagne e così, il compito è assolto. Forse qualcuno dimentica, che le stesse menti bacate, nel 2012 fecero un’ordinanza valida su tutte le strade sterrate della provincia di Imperia che di fatto vietava l’accesso ed il transito alle MTB, ma nel contempo lo permetteva ai fuoristrada, alle moto ed ai quad. (credo che una cosa del genere no si sia mai vista al mondo; come vietare un sentiero agli escursionisti ma permettere accesso alle moto da trial!!!) Ovviamente scoppio una rivoluzione e dopo un paio di mesi vennero rimossi tutti i cartelli di divieto accesso alle Bici, posizionati in maniera meticolosa e diligente in punti “strategici” quali Bassa di Sanson, Collardente, Gerbonte etc;, chiudendo la questione con un …. “abbiamo scherzato”…(strano anche che per tappare due buchi nell’asfalto non ci sono mai stati i soldi ma per far approntare cartelli con divieto accesso alle bici – che immagino non siano nemmeno semplici da reperire – e mandare una squadra a posizionarli a regola d’arte nei punti più nevralgici delle carrarecce montane, abbiamo immediatamente provveduto)
    Lascio perdere poi le motivazioni che mi hanno spinto a lasciare la gestione del Rifugio Allavena, per trasferirmi in valli piemontesi perché’ andrei ad annoiare con questioni di carattere burocratico; mi auguro solo che la situazione di “empasse” andatasi a creare da circa due anni e che di fatto non permette di poter dare il rifugio in gestione a nessuno si vada a sbloccare quanto prima; in ogni caso altra dimostrazione che si ha a che fare con menti ottuse le quali, anziché darsi da fare e lavorare sodo per permettere una continuità ed una spinta per promuovere questo magnifico territorio, pare che facciano di tutto per affossarlo in modo netto e definitivo.

  2. Alberto, non è a caso che in diversi miei interventi qui o in altri siti, io sia dell’idea che “il male va sconfitto alla radice” e non in ambiti assolutamente di nicchia, che tolta la radice scomparirebbero come neve al sole… Ma tra i tanti “Urlatori” da web quanti ne hai visti personalmente,
    a manifesatzioni varie dove si tentava di prendere posizioni importanti…?

  3. Ma perchè ti meravigli???

    Ad esempio in Apuane si è vietata l’arrampicata al Solco d’Equi perchè gli arrampicatori disturbano l’aquila. Poi con le mine buttano giù interi costoni di montagna ma nessuno dice nulla.
    Il parco, la regione, la provincia, i comuni, ect. ect. se ne fregano assai delle mine, delle ruspe, dei camion che devastano il territorio apuano e dell’eventuale nido che qualche rapace potrebbe evere fatto su queste rocce.

    In fondo loro sono uccelli e hanno le ali. Quindi possono andare anche a rompere le scatole, volevo dire nidificare, da un’altra parte.

    Ma GUAI!!! agli arrampicatori che disturbano….. l’aquila. C’è l’ordinanza che incombe su questi disturbatori.

  4. Scusate ma qui non è in ballo solo una questione locale quì si tratta di valutare e dare un calcio nel culo a chi si arroga il diritto di appropriarsi del territorio solo perché eletto come amministratore… (mi scuseranno i delicatini per le parole forti… se non lo fanno chissenefrega!) . Qui non è solo una situazione localizzata, qui parliamo di avanguardie come fu a suo tempo per la Marmolada…
    Si decide per un’azione forte e visivamente incontestabile o stiamno ancora a lamentari per la gallina che ha fatto l’uovo fuori dal cestino…?

  5. una situazione tragicomica e paradossale.

    quindi il comune di Moconesi vieta in pratica TUTTO.
    Ed anche leggendo la documentazione non si capisce mica bene la CAUSA del tutto.
    SIC? che roba è ? da qualche parte leggo parlare di gallo cedrone ?!

    Ora va bene tutto, sono ambientalista (credo di averlo dimostarto con i miei post anche qui), ma arghhhh… mi tocca con rammarico (scherzo!) dare ragione ad Edoardo Rixi (che stimo come alpinista): http://www.imperiapost.it/79677/monesi-rixi-lega-nord-la-giunta-faccia-chiarezza-in-ballo-ce-leconomia-di-intere-vallate-turistiche

    Il fatto che questa decisione viene presa in un luogo di una Liguria “dimenticata”, che, per quel che ne sò, se non fosse per quelle due-dico-due cose tra piste sci (in periodo inverale, quando c’è un pò di neve…) ed un pò di escursionismo d’estate, sarebbe a zero spaccato economicamente anche nel turismo, laddove in altri luoghi di montagna la devastazione è totale, fa davvero ridere per non piangere.

    Mi sà tanto che dev’esserci sotto una motivazione vera diversa da quella dichirata.
    Bho.

    Bhe, però si potrebbe cavalcare quest’onda di “legalitarsimo” ed usarlo anche, che so, in Dolomiti, per combattere eliski ed altre amenità motoristiche d’alta montagna, dove probabilmente c’è qualche buon “SIC” in zona Antealo, giusto per dire 😉

    No, a parte gli scherzi: la direzione giusta, ce lo siamo detti mille volte non è quella della lotta a colpi di sentenze e divieti, na quella culturale, partendo dall’asilo (sai quella scuola che vien prima della scuola elementare).

  6. Se non fosse che a Imperia ci sono nata e ci vivo da quasi 34 anni, farei fatica a credere ad una cosa del genere. Ed invece sono qui, a Monesi ho imparato a sciare 31 anni fa, quando l’unico modo di salire era sfidare la “paura” e prendere il mitico trePini, skilift riservato a sciatori esperti. E quindi di questo non mi stupisco.
    Non mi stupisco perchè in tutti questi anni non ho mai visto fare una scelta vincente sulla zona. Non ho mai visto fare dei bagni pubblici. Non ho mai visto asfaltare e tenere pulite le strade di accesso a Monesi. Non ho mai visto risistemare o demolire gli scempi che deturpano il paesaggio da anni.
    Non mi stupisco perché per 7 anni ho gestito un rifugio a pochi km da lì, ed è stata una battaglia dal 1 all’ultimo giorno.
    D’altra parte, cosa volete che sia Monesi? Una stazioncina a 50 minuti di macchina dal mare, dove nelle giornate limpide puoi vedere la Corsica sci ai piedi, e dove DeCrignis (Luciano) si è emozionato e quasi commosso a vedere l’alba dalla cresta del Redentore con l’isola come sfondo…. Non male direi. Quindi, perché non ucciderla? Perché mantenere qualcosa di buono in un Paese dove il buono non è di moda?
    Povero gallo forcello, intimorito da rudi scialpinisti, spaventato a morte da freeriders agguerriti, minacciato da trekkers che non rispettano i sentieri…..una vita durissima la sua. Meno male che qualcuno cerca di difenderlo strenuamente!!!
    Perché il gallo forcello è furbo. Rimane nel SIC. E bikers, trekkers, sciatori sono una vera minaccia. ENORME.
    E se ne guarda bene di farsi intimorire dai cani – pastore che poi ci sono tutta l’estate. E se ne guarda bene di andare a farsi impallinare nella riserva di caccia del “signore dell’olio” che tutti sanno essere nella Navette, che dista solo pochi km da qui. E per chi non sa, per pochi km intendo meno di 10 in macchina, e molti meno in linea d’aria.
    Ma questa non è una minaccia.
    Il gallo si sa, ripeto, è furbo, ed ha paura dei veri MOSTRI.

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