Il coraggio supplementare di Hervé Barmasse

Hervé Barmasse su e giù dal Cervino
Il primo ad avere l’idea di salire su e giù dalle quattro creste del Cervino, concatenando quindi i quattro “spigoli” della perfetta piramide, fu Marco Barmasse. Ancora non c’era il record di velocità di Valerio Bertoglio, che sarebbe arrivato il 10 agosto 1990, 4h16’ per salire e scendere dalla vetta per la cresta del Leone.

L’11 settembre 1985, sull’onda delle nuove possibilità sportive date dalla nuova realtà dei concatenamenti, Marco affronta per prima la cresta di Furggen, compiendo la prima solitaria degli Strapiombi; scende di corsa fino alla Hörnlihütte, traversa sotto alla Nord del Cervino, risale la cresta di Zmutt e scende per la via italiana del Leone, concludendo la sua cavalcata al rifugio Duca degli Abruzzi, dopo 15 ore. Ai piedi aveva gli scarponi di plastica e una corda da 12 mm in spalla.

Parete nord del Cervino
Veduta aerea del Cervino.
Il 19 agosto 1992 arrivarono Hans Kammerlander e Diego Wellig, il loro obiettivo era quello di percorrere tutte e quattro le creste del Cervino in salita e in discesa, praticamente un raddoppio dell’exploit di Marco Barmasse, in meno di 24 ore.

Partirono da quota 3424 m a mezzanotte scalando la cresta di Zmutt, scesero dalla via normale svizzera alla Hörnlihütte, salirono la cresta di Furggen, scesero sulla via italiana sino alla capanna Carrel da dove, ripartirono per arrivare in vetta e nuovamente scendere sulla via normale svizzera, per poi risalire ancora dalla stessa e scenderla nuovamente arrivando poco prima della mezzanotte alla Hörnlihütte.

Al di là del rispetto sportivo dovuto a una simile impresa, è evidente il concetto esagerato, volto a colmare il vuoto creativo. Un’impresa non vale il doppio di un’altra se la si raddoppia. Quantità non è uguale a qualità, tanto per contraddire il detto di Georges Livanos (che peraltro si riferiva alla quantità di chiodi necessaria per ottenere una buona sosta su roccia marcia).
Salire e scendere dal Cervino quattro volte in salita e quattro in discesa francamente rischia di emozionare poco chiunque.

Al paragone di questa, la recente impresa di Hervé Barmasse, al di là dell’emotivo suggerimento datogli dall’impresa del padre Marco, è più convincente. Lo stesso percorso del padre, da solo, ma anche d’inverno.

Hervé Barmasse
barmasse-herve-barmasse-17

Le 17 ore (fino alla capanna Carrel) sono la conseguenza di un buon stato di forma, una lucidità mentale e del fatto che con il materiale ridotto al minimo e nessuna protezione adeguata al freddo, non potevo permetterti di rimanere troppo tempo sulla montagna”.

Dunque giovedì 13 marzo 2014 Hervé Barmasse, in solitaria, ha compiuto il primo concatenamento invernale delle quattro creste del Cervino e la prima solitaria invernale della cresta di Furggen per la via degli Strapiombi.

Un inverno differente da quelli passati, ricco di precipitazioni nevose come non si vedevano ormai da tempo, ha reso la scalata dal punto di vista dell’ingaggio certamente più interessante, complicata e rischiosa. In ordine d’importanza delle difficoltà direi, la consapevolezza che se decidi di scalare in solitaria, sai che non puoi permetterti di sbagliare. Devi gestire il rischio, le tue paure, le tue forze e il ritmo della scalata. Creste affilate con neve sino alla vita e instabile, passaggi di 5, 5 superiore, a 4300m nel caso degli strapiombi e il freddo. Il materiale nello zaino centellinato: una borraccia d’acqua e due barrette, 4 friend, 40 m di corda che poi ho tagliato a 23 per ridurne il peso, 3 fettucce, 6 moschettoni e un chiodo da ghiaccio; oltre a piccozza e ramponi che ho tolto solo sul primo tiro degli strapiombi. E per finire, l’incognita della cresta di Zmutt che non avevo mai percorso.
Sono partito alle 5.45 dal bivacco Bossi, alle 10.10 ero in vetta, dopo aver affrontato gli strapiombi autoassicurandomi solo sul primo tiro. Mi sono fermato circa 15 minuti. Alle 14.10 Sono arrivato alla Hörnlihütte. La discesa dalla via Svizzera è stata eterna per via dell’abbondante neve, in estate con i clienti la percorro impiegandoci la metà del tempo. Non pensavo di incontrare condizioni così brutte. Mi sono riposato un’ora e alle 15.15 sono ripartito e ho attraversato la base della parete nord. Alle 16.00 circa ho iniziato a salire la cresta di Zmutt per arrivare nuovamente in vetta al Cervino alle 20.15. Anche su questa cresta, in particolar modo sui dentini di Zmutt e nella sua parte finale la neve profonda sino alla vita mi ha fatto tribolare non poco. Alle 22.45 ho guardato nuovamente l’ora. Ero già all’interno della capanna Carrel e mio padre, che mi aveva atteso in rifugio, stava cercando di scongelare una birra – così racconta Hervé Barmasse in un’intervista a Vinicio Stefanello.

Il 21 agosto 2013 lo spagnolo Kilian Jornet Borgada aveva stabilito il nuovo record di salita e discesa del Cervino da Breuil-Cervinia, con il tempo di 2h52’02”. Jornet aveva impiegato 1h56’15” e circa 55’ per la discesa. Ha abbassato di 22 minuti il precedente record di Bruno Brunod di 3h14’ stabilito nell’agosto 1995.

L’arrivo di Kilian a Cervinia è salutato da una folla festante di turisti, la maggior parte dei quali sogna di salire, prima o poi nella vita, il Cervino: a molti sembra quindi un sogno sempre più realizzabile, senza riflettere più di tanto sulla siderale differenza tra le capacità di una persona normale e quelle di un atleta professionista. Chi invece il Cervino l’ha salito, in tempi normali e magari con guida, non è in genere così entusiasta dell’abbattimento di questi record. Ognuno vede la propria attività alpinistica come vuole, e la basa su motivazioni del tutto personali, ma in fondo ci tiene a quella volta che è salito in cima, un momento capace di riempire d’orgoglio anche dopo tanti anni. L’alpinista non è necessariamente così generoso con i suoi simili.

I grandi protagonisti di oggi dovrebbero tenere ben chiaro in mente che vengono applauditi platealmente (vedi Piolet d’Or) se vanno in terre lontane a esplorare l’inosabile, una sfida che ha senso in questo momento solo per loro e che allargherà la sua influenza solo in seguito; vengono applauditi un po’ meno se riducono, con precisione cronometrica e oggi, il margine di gloria di coloro che li hanno preceduti. Ecco perché, per affrontare le difficoltà alpinistiche di quello che ha fatto Hervé, ci vuole una bella dose di coraggio supplementare.

Il sito di Hervé Barmasse

Biografia di Hervé Barmasse

Postato il 4 aprile 2014

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Il coraggio supplementare di Hervé Barmasse ultima modifica: 2014-04-04T07:40:02+00:00 da Alessandro Gogna

2 thoughts on “Il coraggio supplementare di Hervé Barmasse”

  1. Hervè è davvero creativo e mi riferisco anche e soprattutto alle nuove vie che apre con stile impeccabile! Tanta stima!

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