Il dio con la “d” minuscola

Il dio con la “d” minuscola
di Giuliano Stenghel

Lettura: spessore-weight(2), impegno-effort(3), disimpegno-entertainment(2)

Ospite a un dibattito pubblico dal tema “Alpinismo fonte di spiritualità”, ascoltai un famoso alpinista che ostentava il suo agnosticismo; alla fine per marcare le sue convinzioni: “In montagna ho soccorso molti alpinisti feriti a seguito di una caduta, e stranamente nessuno è stato aiutato o messo in salvo dalla mano di Dio!”. Soggiunse: “Aspetto di poter toccare con mano la presenza di un qualcosa di soprannaturale, ma, per ora, preferisco essere più pragmatico e credere a ciò che vedo”. 

Il confronto si dilaniò tra etica, tra morale cattolica e l’opposto, tra chi favorevole a Dio e chi invece, in cuor suo, non ne valutava il desiderio e la necessità. Interpellato raccontai un episodio… Un giorno, con il mio compagno di scalate, guardavamo intensamente in alto: lassù, in cima alla montagna e lungo il crinale, folate di vento soffiavano con insopportabile violenza e sollevavano con forza un’infinità di particelle di neve che turbinavano nell’aria fredda e incomprensibile e spostavano grandi nuvole, facendo apparire e sparire il sole. 

La parete Gandhi. Il tracciato di sinistra descrive la via Andrea Caliari

“Quale forza spinge la neve così in alto?”. 
“Il vento”, mi rispose Mariano. 
“E tu il vento lo hai mai visto?”. E ancora: “E l’aria che respiri l’hai mai toccata?”. Per palesare la mia opinione: “Se un feto nel pancione potesse proferire, di sicuro negherebbe l’esistenza della mamma; eppure è lei che gli da il dono più prezioso della vita. Credo che lo stesso accade con Dio: non si vede, ma ciò non significa che non esista! Allora è giusto che nel nome di un’etica si sottovaluti il valore di un’esistenza a mio parere migliore?”. 

Quando non ero credente, lessi un libro dal titolo enigmatico: Dio esiste, io l’ho incontrato. In tanti frangenti anch’io avevo cercato un’entità suprema, ma inutilmente; ero persuaso che l’uomo, soltanto l’essere umano, almeno finché in terra, potesse essere il solo protagonista, il solo responsabile della sua esistenza e non è necessario, per  scegliere e operare il bene, l’intervento divino, anzi la persona deve comportarsi con onestà e moralità perché così è giusto! Inoltre avevo una strana antipatia per alcuni esponenti del clero, mi scandalizzava, mi stupiva il fatto che il messaggio d’amore di Gesù venisse tanto defraudato dal limite e dalla povertà di molti suoi testimoni. 

Per contro invece, sono sempre stato affascinato dai testi che raccontavano i grandi personaggi dell’umanità, a esempio leggevo la vita e l’azione di uomini del calibro di Francesco d’Assisi, Martin Luther King, di Gandhi e anche dello stesso Gesù che stimavo molto. Mi ha sempre colpito e affascinato il suo discorso della montagna: beati i poveri di spirito, beati quelli che sono nel pianto, beati quelli che avranno fame e sete di giustizia, beati i misericordiosi, gli operatori di pace, i puri di cuore, infine beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno… E Gesù è morto perseguitato e torturato. Anche Martin Luther King e Gandhi sono stati uccisi, ma intuivano che sarebbe accaduto  e pregavano Dio che desse loro la forza di perdonare  i loro assassini.  

Gandhi, il Mahatma, contrariamente alla maggior parte dei pensatori che mostravano come fosse impossibile vivere e governare secondo i principi del discorso della montagna, gli fece suoi e divennero la forza del suo agire politico. Per molti cristiani era impossibile che un induista potesse vivere e parlare come Cristo, eppure nella sua stanza c’era una sua immagine e aveva abbracciato i suoi insegnamenti dimostrando con la sua esistenza votata alla non violenza che non potevano essere soltanto monopolio esclusivo del cristianesimo, ma di tutte le fedi del mondo. A tutt’oggi mi piace il fatto che predicassero l’amore e la non violenza, e l’amore è di ogni persona, di tutti i popoli e di tutte le razze. 

Per questo gli ho dedicato una parete della mia tanto amata Valle del Sarca.

Sulla via Andrea Caliari alla Parete Gandhi

Parete Gandhi
Quel giorno dovevamo andare a Madonna di Campiglio per una visita al grande alpinista Bruno Detassis, ma il tempo era proprio brutto: nevicava e già un sottile velo bianco si vedeva sul bordo della strada. Abbiamo deciso cosÏ di cambiare itinerario scegliendo di portarci ai piedi di una bella fascia rocciosa proprio sopra il campo di motocross di Pietramurata. Si pensava di fare qualche tiro di corda, ma poi la passione, nonostante il cattivo tempo, mi ha spinto oltre ed è nata la via Andrea Caliari. Vi racconto quell’incredibile giornata (10 dicembre 1981, NdR):

I miei compagni mi conoscono a fondo, mi vogliono un gran bene! Sono esperti alpinisti che sanno individuare il pericolo; specialmente quando vedono il loro capocorda tribolare. Da me, Fabio (Sartori, NdR) e Alessandro (Baldessarini, NdR) hanno imparato molto, forse hanno scoperto ciò che già avevano dentro, di certo comunque mi considerano il loro maestro (nella vita si è allo stesso modo allievi e maestri, perché imparare significa scoprire quello che già sai).

“Fai attenzione!”.
“Giuliano, metti un chiodo!” – insiste Fabio con decisione.
“La roccia è bagnata e molto pericolosa! Scendi di alcuni metri e metti qualche cosa!” , mi consiglia Alessandro. 
“E’ un buon consiglio”, rifletto, osservando il vuoto sotto di me, ma visto che mi trovo nel mezzo del passaggio forse sarebbe meglio proseguire per non sprecare altre energie.

“Sta nevicando fai molta attenzione!” – continua Fabio un po’ preoccupato.
“Va bene, non preoccuparti!” – gli rispondo studiando attentamente quei pochi metri che mi separano da difficoltà inferiori. Sì, sta proprio nevicando: fiocchi soffici e leggeri volteggiano nell’aria. Fiocchi morbidi e carezzevoli, nel vuoto di una verticale parete rocciosa si appoggiano sulla roccia e purtroppo la rendono scivolosa. E’ necessaria la massima prudenza!

Guardo attentamente il tratto che dovrò superare: è tutto sui piedi; dovrò spingere su piccolissimi appoggi perché per le mani c’è poco, anzi direi nulla. Se mi slitta anche soltanto un piede la caduta sarebbe inevitabile. In questi frangenti i miei compagni rimangono in silenzio! Il silenzio che fa sempre ragionare.

“Devo fare qualcosa, mi devo muovere, ma come?”.
Inutilmente faccio dei tentativi, per ritornare sempre al punto di partenza: appoggiato soltanto su piccole asperità, sotto una placca di roccia così compatta da non regalarmi una fessura, un piccolo buco per infilarci un chiodo, così essenziale per la mia sicurezza. Mi sto sforzando di rilassare la muscolatura dei polpacci, mentre sto cercando ogni variante possibile per la mia prossima mossa. Tra me e me: “Dai Giuliano decidi alla svelta!”. 

Sulla via Andrea Caliari alla Parete Gandhi

Con la manica della maglia asciugo l’unico appoggio per il piede, poi mi aggrappo con le dita su minuscoli appigli e spingendo con la punta del piede mi sollevo. Ora non è più possibile ritornare indietro. Tremando e sudando per lo sforzo e per la tensione della paura di cadere cerco un buon appiglio che fortunatamente trovo nella fessura. Individuo un buco e velocemente ci martello un chiodo al quale mi assicuro. Più in alto, in sosta all’interno di una grotta, mi soffermo con lo sguardo sugli occhi dei miei compagni in procinto di salire e non posso fare a meno di ricordare le grandi avventure vissute insieme. Infatti, noi tre abbiamo formato una cordata ideale, abbiamo aperto e ripetuto vie: siamo diventati gli inseparabili amici migliori, ci rispettiamo in un modo che sembriamo fatti l’uno per l’altro. Con loro, ho vissuto, camminato, pensato, fantasticato, arrampicato e amato le montagne d’uno stesso amore, ho provato le medesimi sensazioni e grandi emozioni. Tante vie nuove, scalate condivise in profonda amicizia, imprese rischiose ma attraenti e piene di fascino per ciò che vi era in esse d’ignoto, insomma grandi avventure vissute con forte rispetto e tanto coraggio, valori che nella vita di tutti i giorni sembrano decadere, come pure la vita stessa! Che cosa c’è di più bello del rivivere nel ricordo l’intensità dei momenti vissuti in montagna?

Si arrampica nella luce, nel vento che ci accarezza, lungo una muraglia rocciosa dove si esprime la propria fantasia, la propria personalità, si è immersi nella natura! Si sogna ad occhi aperti. 

In alto la via ci regala rocce solide, appigliate e molto esposte. L’arrampicata è di così grande soddisfazione da far dimenticare la preoccupazione e la criticità di una giornata rigida e nuvolosa con la neve che sta scendendo ora a fiocchi, rendendo il paesaggio attorno particolarmente umido e bianco.  
La vetta per un alpinista rappresenta un momento unico, difficile dimenticare: ecco cosa rende la vita degna di rimpianti!

Nel mezzo della mia esistenza è accaduto un fatto, un immenso dolore che ha modificato totalmente il mio pensiero: la malattia di mia moglie Serenella ha stravolto le mie, seppur poche, certezze e di fronte all’imponderabile ho conosciuto l’umiltà. In tale stato d’animo di frustrazione mi sono rivolto a Dio e la mia vita è completamente cambiata: una nuova verità è entrata a far parte della mia esistenza e ho imparato ad ascoltare il cuore, ad accogliere le opportunità di far del bene. Aver attraversato momenti difficili nella vita è servito a farmi comprendere di avere dei limiti, ma anche di scoprire dove può portare la forza dell’amore.

Rimango della convinzione che l’esperienza di una relazione con Dio non possa escludere l’umanità, per cercarlo bisogna per forza avvicinarsi all’uomo, soprattutto ai poveri. Non credo che Lui voglia un rapporto ristretto e privilegiato, ma un legame che passi attraverso il prossimo da amare e soccorrere. 

Come si può essere felici senza la felicità degli altri? Il vero amore è tutto ciò che dai senza pretendere di ricavare nulla, soltanto perché ti senti dentro di farlo. L’amore è un miracolo che cambia le persone, l’amore è anche però Dio e ti cambia il cuore. E per amore si fanno molte cose! 

Non riesco a spiegare il perché sento il desiderio di Dio: è tutto così irrazionale, un camminare sull’acqua, ma allo stesso modo una certezza! Un dono quindi ricercato, ambito allo stesso modo della carità. D’altronde per essere felici sulla terra, bisogna un po’ staccarsi dalla realtà e sperimentare anche situazioni apparentemente impossibili. 

Ho conosciuto alpinisti, per nulla credenti, per nulla coscienti della presenza di un essere superiore, ma persone di grande cuore, di grande generosità e disponibilità agli altri, pronti persino a sacrificare la loro vita nel tentativo di salvarne un’altra. Per contro ne ho incontrati altrettanti che ostentavano la loro fede, pieni di Dio a parole, ma vuoti d’amore nei fatti.

Non sta a me giudicare, ma se dovessi scegliere la loro amicizia, non avrei dubbi nei confronti di colui che, indipendentemente dalle sue convinzioni, ama! E dove c’è amore c’è Dio!

A questo punto voi penserete che credere o non credere non abbia importanza. Non ho detto ciò! Allora, in definitiva, chi è Dio?
È amore, energia, sostegno, è una strada sicura, ma anche infinita, è speranza. Mi piace immaginare un papà eterno che non cerca la purezza e l’innocenza, l’integrità morale e altre virtù per stringerti tra le sue braccia, un dio con la “d” minuscola, rimasto uomo e piccolo come me, che sappia capire e amarmi, che abbia paura della morte quanto io, che conosca la sofferenza e l’angoscia e soprattutto le mie povertà. Un dio che esiste perché accanto ai poveri, agli ammalati, agli ultimi. Spero in un dio fragile e non potente, che spezzi le catene che mi tengono prigioniero delle mie mancanze e della mia solitudine, seppur in mezzo alla gente, che dimostri affetto e solidarietà e mi insegni a non avere paura della mia fragilità. Soprattutto conto in un dio accanto che continuerà a tenermi compagnia, a stringermi nel suo cuore nonostante tutto. 

Ricordi… 
Passione. Trasporto. Forte entusiasmo per la vita, voglia di esistere e intensamente. Bruno Detassis mi ha parlato di questa guglia nascosta tra le cime del gruppo degli Sfulmini. Lui sostiene che è stata salita la prima volta da Emil Solleder, uno dei più grandi alpinisti dell’epoca e conquistatore, con la prima via di sesto grado, della parete nord-ovest del monte Civetta. 

Mi rivedo leggero come un ragno, con il corpo arcuato e in perfetto equilibrio, solo, senza corda, nel vuoto assoluto. Sicuro di me e con dentro una libertà infinita che vale il rischio che sto correndo. Con eleganza, potenza, agilità, spinto da un’ansia interiore che mi sta proiettando verso la vetta. Raggiungo la sommità come un missile. Il cuore mi batte all’impazzata e sono felice!

Emozioni e sensazioni mai vissute prima. Saluto il sole, il cielo, le guglie attorno del mio Brenta e provo una gioia inspiegabile. Avverto che c’è qualcuno che mi pensa; sto riscoprendo che tutto ha un senso. Per la prima volta non c’è in me competizione, anzi provo nel profondo di me stesso che tutto mi è stato donato e che la mia vita non mi appartiene. 

Da dove viene il coraggio per salire slegati? Poi constato che se è vero che la felicità si raggiunge quando si accetta ciò che si ha per me non è stato così. Sono un incorreggibile romantico, ma sto soltanto rincorrendo i miei sogni.

Troppi motivi, troppe situazioni, soprattutto dolorose, mi hanno spinto a lottare, persino ad azzardare, per essere libero, padrone della mia vita, una vita piena di avventure da brivido, anche di grandi prove, di difficoltà, cimenti da superare da cui è emersa la mia capacità di lottare, di soffrire, di vincere! Soprattutto il periodo di maggior angustia vissuto accanto a Serenella è stato talmente intenso e talmente pregno di esperienze spiritualmente ricche da fare di pochi anni un’esistenza intera.

Con lo sguardo fisso al panorama attorno, mi sto riaprendo alle mie montagne, riconoscendo che dietro a tutto c’è Dio. Lui mi ha fatto per uno scopo, però mi ha voluto alpinista! Tutto ha un senso: la mia vita come dono e la montagna non più il fine, bensì il mezzo per migliorarmi e trasmettere i valori più profondi che sono in me. 

Viviamo in un’epoca che consuma e divora tutto ciò che tocca; la situazione del nostro mondo è ormai completamente fuori controllo e la paura è diventata la motivazione predominante. Inevitabilmente il mio pensiero vola verso chi veramente sta soffrendo e mi chiedo: “Perché tutto questo casino, perché tutta questa sofferenza? Purtroppo ci stiamo dimenticando della reale situazione dell’intera umanità. Noi stiamo bene e c’è una parte di mondo che sta male, è molto povera! Nel mio benessere mi sento colpevole, avverto nel profondo di me che dovrei fare qualcosa di più. Vorrei cambiare il mio cammino e quello di tante persone in difficoltà, ma come? Inevitabilmente il mio pensiero corre sul volto di Cristo che duemila anni fa non è venuto per i sani, bensì per gli ammalati, per chi non è immune da colpe e per i peccatori incalliti come me. È nato in una grotta nella miseria più assoluta eppure ha cambiato il mondo e soltanto con l’amore: è diventato l’esempio di uomini straordinari come Gandhi, Luther King, Madre Teresa di Calcutta, San Francesco, insomma una lista infinita. Anche a Gesù ho voluto dedicare una parete.

E provo un profondo senso di pace. Poi il sole scompare. Solo tra le nuvole mi sento tormentato, in un mare di pensieri e di solitudine ritrovo tanti ricordi.

Una forte raffica di vento interrompe il vagare della mia mente. Sopraggiunge anche qualche goccia di pioggia. Mi guardo attorno e in una fenditura trovo un vecchio chiodo. A quel punto mi ricordo delle parole di Bruno quando anni prima mi aveva comunicato che forse avrei trovato un foglietto, uno scritto lasciato da Solleder. Lo cerco inutilmente. In cuor mio sono deluso di non trovarlo. Nello zaino trovo una penna e un foglio e inizio a scrivere una poesia, una preghiera per ringraziare Dio per avermi donato la caparbietà con cui ho affrontato tante avventure e altrettante prove della vita: “Tento di parlare alle stelle, alla luna, alle montagne. Lo faccio per non ascoltare gli stolti, gli arrivisti, i mediocri. Voglio scalare, realizzare i miei sogni, vivere la vita. Voglio alzare le braccia al cielo, respirare l’aria pulita, voglio la luce. Voglio una vetta dove poter ascoltare il mio Dio”.

Appallottolo il foglietto e lo nascondo in una piccola fenditura della roccia che mi sta di fronte. Così facendo mi accorgo di un altro pezzetto di carta ingiallita dal tempo che spunta timidamente sul fondo. E il mio pensiero vola… “Un giorno una cliente giunse trafelata al rifugio affermando che la sua guida, durante una corda doppia, era precipitata nel vuoto. Grande scalpore destò quella notizia perché la guida in questione era Emil Solleder”. 

Il chiodo era uscito. Era morto. Il mio cuore si riempie di commozione e penso alle migliaia di volte che sarei potuto morire in montagna invece e soltanto per un grande dono di Dio sono ancora vivo.

Intanto qualche goccia, portata da una grossa nuvola, bagna le cime attorno, rendendole brillanti.
“Ci manca anche la pioggia”.
Si alza anche il vento. E temendo un ulteriore peggioramento, mi affretto a ridiscendere…   

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Il dio con la “d” minuscola ultima modifica: 2018-05-09T05:58:13+00:00 da GognaBlog

35 pensieri su “Il dio con la “d” minuscola”

  1. 35
    LUCIANO RATTO says:

    Bello, interessante, stimolante questo dibattito: complimenti.

    Io mi limito a citare quanto ha scritto lo storico dell’arte Hans Sedmayr a proposito di Dio e della montagna ” La croce da cui pende l’Uomo-Dio si erge nel silenzio indifferente della montagna”.

  2. 34
    Mauro Stani says:

    Cara Lusa, complimenti per il tuo acume! Intere biblioteche sono state scritte e illustri pensatori hanno  disquisito per millenni sulla esistenza di dio, ora tu liquidi la questione in poche parole! Una sola annotazione a margine:  la mente è una  entità astratta non materiale dunque immortale. Ciao.

  3. 33
    Lusa says:

    Non vi è alcun Dio senza l’immaginazione umana.

    L’individuo immagina il suo Dio (il Nulla divinizzato).

    Quando l’individuo muore inevitabilmente -insieme a lui- muore anche il suo Dio!

  4. 32
    Paola says:

    Caro Mauro, ho detto se non avesse, se non possedesse non se gli venisse reciso.

    Se gli togli il corno (in questo caso viene effettuata una barbara mutilazione) non è un’altro animale. Rimane un unicorno senza il corno. Un unicorno mutilato.

    Quando i bracconieri tolgono il corno al rinoceronte, il rinoceronte non è un altro animale. Rimane un rinoceronte senza questo attributo.

  5. 31
    Mauro Stani says:

    Cara Paola, il tuo esempio dell’unicorno non calza perché il corno è una proprietà dell’unicorno, se tu togli il corno è un altro animale, mentre se dici che dio non esiste, contraddici la stessa definizione di dio (l’esistenza eterna).

    Ciao

  6. 30
    lorenzo merlo says:

    L’indagine della ragione è limitata alla piccola dimensione razionale.

    Come il pesce, inconsapevole dell’acqua, ci appare la sola possibile, la sola esistente.

    Neppure i suoi vertici storici, la filosofia e la psicologia, possono dire su ció che sta fuori dal dominio logico-razionale.

    Ci riesce peró il poeta e la metafora.

    Allora ognuno ricompone dentro sè, se ne ha gli elementi e la motivazione, la verità di ció che non conosceva.

    Oppure anche, se riconosciuto il modesto campo della ragione, attivando modalità della conoscenza diverse, come la contemplazione, la meditaziine, l’ascolto.

    Allora compare l’unità di tutte le cose che fino a prima erano per noi distinte.

    Compare cioè il vuoto apparente che le contiene come ritagli di sè stesso.

  7. 29
    Paola says:

    Io ho la prova ontologica dell’esistenza degli unicorni

    Riguardo le prove ontologiche io posso offrirvi quella dell’esistenza dell’unicorno.

    Recita così: “l’unicorno è un cavallo con un corno e le ali e che se non avesse il corno e le ali non sarebbe un cavallo alato”.

     

     

     

  8. 28
    Paola says:

    Io ho raggiunto tutte le vette degli ottomila senza uso di ossigeno a cavallo di un unicorno.

    Per dimostrarlo mi sono fatta dei selfie.

    Sto scrivendo un libro su queste avventure.

  9. 27
    Mauro Stani says:

    Vedo che l’argomento dio esiste suscita molto interesse (come è ovvio) e che la discussione si è avviata su alti livelli, vorrei proporre la prova ontologica dell’esistenza di dio elaborata da Anselmo d’Aosta (1070) che recita in soldoni così: dio per definizione è un ente che  è eterno e che se non esistesse o se avesse un inizio o una fine non sarebbe dio.

    Questa argomentazione non ha potuto essere confutata da illustri pensatori quali Pascal, Hegel, Eistein, etc.

    Mica male eh..

  10. 26
    Alberto Benassi says:

    Quanto a Maestri, secondo me il suo ritorno sul Torre non dimostra nulla. Perchè è un’altra cosa per altro su un itinerario  diverso. Al massimo avrebbe dovuto ritornare a ripercorre quello che dice di avere fatto.

    Anche se, cosa c’è da dimostrare, se uno è convinto di quello che ha fatto?

    Comunque io a Maestri gli do fiducia.

    Se ha detto una palla, il problema è suo e ne renderà conto davanti a Dio…..

  11. 25
    Alberto Benassi says:

    Antonio ho capito quello che vuoi dire. Molte dellle cose che dici sono condivisibili. Diversi esempi che fai sono esemplari.  Complimenti grande capacità la tua!

    Ma i dubbi restano. Perchè se un palazzo è la materializzazione di più idee, i numeri passano dall’immateriale al materiale.

    Quando e in cosa Dio si materializza?

    In quello che vediamo intorno a noi?  Nella grandiosità della natura?  In noi?

    Insomma Dio…è un IPOTESI.

     

    Sarà d’ accordo Papa Francesco?

  12. 24
    Antonio Arioti says:

    Grazie Vinicio per averci reso partecipi del pensiero di Nietzsche riguardo alla realtà.

    Provo a rispondere ad Alberto con un esempio alpinistico.

    Cesare Maestri è realmente salito sulla vetta del Torre? La risposta, per quanto spiazzante, è SI… Però bisogna che ci capiamo.

    Se per reale intendiamo solamente il fatto che il corpaccione fisico di Cesare Maestri si sia posato nel 1959 sulla vetta fisica del Cerro Torre non possiamo essere certi di nulla. Ciò che possiamo fare è credere o meno a tale evento sulla base di una sfilza di considerazioni pro e contro (credo che quelle contro siano di gran lunga la maggioranza).

    Sta’ di fatto che quella salita al Torre, vera o falsa a livello materiale, è entrata prepotentemente nella nostra realtà, al punto che ha spinto molte persone a confrontarsi, a scrivere libri, a tenere conferenze, ecc.. Non solo ma ha spinto lo stesso Maestri a ritornare sul Torre con un compressore per dimostrare che nel 1959 non aveva raccontato una fola.

    Quindi non si può ragionevolmente dire che la salita al Torre di Maestri non sia stata reale, al massimo si può dire che non sia stata materialmente effettuata.

    Tutto questo ci fa comprendere che la materializzazione di qualcosa non la rende di per sè reale. L’esistenza di una qualsiasi cosa prescinde dalla sua consistenza materiale. Ci sono pensieri che si materializzano, altri che rimangono nel puro regno delle idee.

    L’esempio principe è costituito dai numeri. Nessuno di noi ha difficoltà a concepire i numeri come un qualcosa senza inizio né fine che scaturisce da non si sa bene dove. Qual è la consistenza dei numeri? Materiale o immateriale? Né l’una né l’altra. Se non li utilizziamo rimangono un’astrazione ma se li utilizziamo si materializzano, per esempio, con un tratto di penna su un foglio di carta.

    Un palazzo è la materializzazione di un pensiero (o meglio di tanti pensieri) ma ciò non significa che il palazzo venga costruito col pensiero, significa semplicemente che il pensiero seleziona gli elementi fisici che servono per costruire un palazzo.

    In definitiva potremmo dire che noi siamo dei selezionatori di realtà. Esistono potenzialmente infinite realtà e fra tutte quelle che sono a disposizione noi ne selezioniamo solamente una.

    Questa selezione è però estremamente complessa e frutto di condivisione, di consenso, di azioni collettive, di eventi che non possiamo dominare, non è come andare in un negozio di abbigliamento e selezionare in totale autonomia un abito da cerimonia.

    Così come selezioniamo le infinite realtà allo stesso modo selezioniamo gli infiniti tipi di Dio (oppure non li selezioniamo affatto), prendendo di volta in volta a prestito ciò che più ci fa comodo.

    Agli ebrei evidentemente faceva comodo un certo tipo di Dio, agli indù un altro, e così via. Buddha non ha mai parlato di Dio, a lui interessava solamente il Nirvana, cioè l’estinzione del dolore.

    A questo punto il passaggio successivo è “ma allora Dio esiste solamente nella nostra mente”. Il problema è che a questa domanda non possiamo dare una risposta perchè non sappiamo nemmeno cosa sia la mente, possiamo avanzare delle ipotesi ma niente di più.

    In conclusione possiamo solamente dire che Dio fa parte della nostra realtà e siccome la realtà è fatta di cose che si materializzano e di cose che non si materializzano può darsi che Dio sia solamente un’astrazione, per quanto reale, come può darsi che si sia materializzato, come sostengono i Cristiani, nel corpo di Gesù Cristo, come può darsi che si materializzi continuamente in noi senza che ce ne rendiamo conto in quanto, in ultima analisi e come sostengono gli indù, noi stessi siamo Dio ma non lo sappiamo.

     

  13. 23
    Paola says:

    “l’esistenza di Dio, questa è conclamata dal solo fatto di pensarci e di parlarne ”

    “Dio è una figura che fa parte della realtà. Non possiamo mangiarlo come un uovo e non possiamo tirargli il collo come a una gallina ma ciò non significa che non sia reale.”

    Passeggiando in un bosco ho incontrato due Dei: Dioniso che discuteva con Apollo e ci siamo salutati calorosamente, in seguito raggiunta una radura ho visto volare Pegaso. Quando al ritorno è sopraggiunto un forte temporale ho visto con grande meraviglia il grande Dio Zeus seduto su una grossa nuvola da cui scagliava le sue folgori e se la rideva divertito…

    Tornato a casa ho raccontato quanto ho visto agli amici che mi hanno dato della  folle visionaria.

    L’esistenza di questi Dei non è conclamata solamente dal fatto di pensarci o di parlarne. Ma io li ho “visti” con i miei occhi con grande stupore. Erano “reali”.

    Quando incontrerò nuovamente Dioniso con Apollo mi farò una foto assieme a loro e la mostrerò dimostrando la loro reale esistenza a quegli sciocchi increduli.

     

  14. 22
    Vinicio Vatteroni says:

    Questo post e i relativi commenti offrono molti spunti di riflessione filosofica.

    In alcuni commenti si è parlato di realtà.

    Leggendo i Frammenti postumi 1884-1885 di Nietzsche mi è piaciuta una sua asserzione riguardo l’illusione e la realtà e non posso esimermi dal citarla ritenendola illuminante ed esaustiva anche per coloro chi si pongono domande sulla questione: “Illusione come la intendo io, è la vera e unica realtà delle cose…”. Nello stesso frammento il filosofo spiega asserendo: “Io perciò non contrappongo ‘illusione’ a ‘realtà’, ma prendo viceversa l’illusione come realtà, che si contrappone alla trasformazione in un ‘mondo di verità’ immaginario”

     

     

     

     

     

  15. 21
    Alberto Benassi says:

    “Alla luce di tutto ciò si può ragionevolmente dire che Dio è reale pur non avendo una consistenza materiale come ce l’hanno l’uovo e la gallina. E’ reale perchè esiste nei nostri pensieri sia in senso positivo, Dio esiste, sia in senso negativo, Dio non esiste. E siccome i pensieri fanno parte della realtà anche Dio ne fa parte”

    Antonio ottimo ragionamento.

    Però se Dio esiste solamente perchè siamo noi che lo facciamo esistere. Come si fa a dire che è lui il creatore del mondo e di tutti noi?

    Il creatore di un brevetto, bene immateriale, è un uomo, stessa cosa per un sogno. Un uomo però non è immateriale perchè si può toccare e vedere.

    Dio invece?  Cos’è fantasia?

  16. 20
    Antonio Arioti says:

    Mi dispiace Paola ma stai confondendo la realtà con la materialità.

    Mettiamo da parte Dio perchè se no facciamo solo una gran confusione e parliamo delle cose concrete di tutti i giorni.

    Se tu leggi un bilancio aziendale potrai trovarci scritte due voci

    – beni materiali;

    – beni immateriali.

    Sui beni materiali credo ci sia poco da dire ma cosa sono i beni immateriali? Si tratta dei brevetti, delle opere dell’ingegno e più in generale di tutto quanto non abbia una consistenza materiale.

    Mi pare di capire, secondo il tuo ragionamento, che i beni immateriali non dovrebbero essere reali.

    L’uovo e la gallina hanno una loro materialità mentre i pensieri, i sogni, parrebbero non averne. Questo quindi cosa significa? Che i pensieri e i sogni non sono reali?

    La realtà non è costituita solamente dalla materia. Se tu ascolti un racconto stai ascoltando qualcosa di reale a prescindere dal fatto che possa essere vero o falso.

    Se vedi un film vedi qualcosa di reale anche se la storia in esso raccontata può non essersi mai materialmente manifestata (oppure si è manifestata in maniera diversa vista l’abitudine di romanzare le storie vere).

    Tutto è reale, non esiste nulla di irreale ma per convenzione condivisa è stato deciso di considerare reale solamente ciò che si manifesta durante lo stato di veglia e anche in questo caso con una serie di aggiustamenti.

    Se sbatto la testa contro un muro e mi faccio male posso dire di aver avuto un’esperienza reale quando invece dovrei dire di aver avuto un’esperienza materiale (o meglio materialreale) se durante un sogno sbatto la testa contro un muro di sogno e sogno di farmi male non posso dire la stessa cosa sebbene il sogno faccia anch’esso parte della realtà.

    La decisione di cosa sia reale e di cosa non lo sia dipende dalle varie culture.

    Nell’antica civiltà indiana, che non ce n’è poi stata una sola, sono stati dettagliatamente catalogati stati di coscienza che nella nostra cultura vengono definiti alterati e questi stati di coscienza, diversi dallo stato di veglia, continuano tutt’oggi ad avere un valore altamente condiviso in altre culture.

    Siamo noi, il più delle volte chi ci comanda e guida (a volte bene a volte male) a selezionare cosa sia reale e cosa non lo sia, cosa sia giusto e cosa sia sbagliato, cosa sia vero e cosa sia falso. Come la verità giudiziaria che può differire dalla verità che solo chi viene giudicato conosce, ammesso che la conosca e non sia vittima di un errore.

    Alla luce di tutto ciò si può ragionevolmente dire che Dio è reale pur non avendo una consistenza materiale come ce l’hanno l’uovo e la gallina. E’ reale perchè esiste nei nostri pensieri sia in senso positivo, Dio esiste, sia in senso negativo, Dio non esiste. E siccome i pensieri fanno parte della realtà anche Dio ne fa parte.

    Ciò di cui l’umanità discute da millenni e a volte si scanna pure non riguarda l’esistenza di Dio, questa è conclamata dal solo fatto di pensarci e di parlarne, bensì le modalità più o meno invasive con cui entra nella storia.

    Nel momento stesso in cui sostieni che Dio è una menzogna o che Dio è il nulla lo fai entrare di fatto nella tua e nella nostra esperienza reale, in quanto ne stiamo parlando, sebbene in maniera negativa.

    Quindi, sebbene mi dispiaccia doverti contraddire, Dio è una figura che fa parte della realtà. Non possiamo mangiarlo come un uovo e non possiamo tirargli il collo come a una gallina ma ciò non significa che non sia reale.

  17. 19
    Paola says:

    Antonio, tu asserisci: “La distinzione fra ciò che consideriamo reale e ciò che consideriamo irreale è puramente arbitraria”.

    Quindi è arbitrario considerare reali l’uovo e la gallina.

    Per alcuni l’uovo e la gallina potrebbero essere considerati persino irreali.

    Sta di fatto che se non si mangiassero uova o galline (qui ci limitiamo ai sopracitati alimenti che hanno dato spunto alla discussione) noi non saremmo.

    “Noi siamo quel che mangiamo” diceva il filosofo Ludwig Feuerbach.

    Quanta ragione in quella sua frase!

    Quanta follia, irrealtà e menzogna nella metafisica, (Dio è una menzogna),

    E una grande menzogna può essere solo concepita a pancia piena.

  18. 18
    Antonio Arioti says:

    @Paola

    La distinzione fra ciò che consideriamo reale e ciò che consideriamo irreale è puramente arbitraria, riflettici e te ne renderai conto prima di quanto pensi.

    Purtroppo non c’è sufficiente spazio per approfondire questo argomento.

  19. 17
    Paola says:

    Si legge in un commento:
    “Interrogarsi sul l’esistenza di dio o meno mi sembra come discutere sul fatto se sia nato prima l’uovo o la gallina.”
    L’uovo e la gallina sono reali, esistono.

    Dio è il nulla.

     

  20. 16
    Lusa says:

    “Noi neghiamo Dio in quanto Dio… Se ci dimostrassero questo Dio dei cristiani, ci sapremmo credere ancor meno” (F. Nietzsche – L’Anticristo)

  21. 15
    lorenzo merlo says:

    “… «Io sono» è un fatto concreto, mentre «io sono stato creato» è un’idea. Né Dio né l’universo sono venuti a dirti che ti hanno creato. La mente, ossessionata dall’idea di causalità, inventa la creazione e poi si domanda: «Chi è il Creatore?». La mente stessa è il Creatore, ma neppure questo è del tutto vero, dato che la creazione e il creatore sono una cosa sola. La mente e il mondo non sono separati. Comprendi che tutto ciò che pensi che il mondo sia è la tua stessa mente. Tutto lo spazio e il tempo sono nella mente.”

    Nisargadatta Maharaj

  22. 14

    Interrogarsi sul l’esistenza di dio o meno mi sembra come discutere sul fatto se sia nato prima l’uovo o la gallina.

    Liberi tutti.

  23. 13
    Alberto Benassi says:

      A proposdito della malattia….

    “La malattia per lui non era un cattolico ‘dono di Dio’ per espiare e riscattare chissà quale colpa o un terreno esistenziale fecondo come per Nietzsche. Era sofferenza e basta, “diabolica” come la chiama nella lettera”

    Di Massimo Fini su Ermanno Olmi.

     

     

  24. 12
    Alberto Benassi says:

    caro Mauro mi fa piacere che sei positivo. Ma ho come l’impressione che ognuno di noi se la rigira come vuole, dandosi le risposte che più gli fanno comodo.

    ” P. es.; la malattia può portare a una maggior consapevolezza di sè che è un bene.”

     

    Bisognerebbe chiederlo a coloro che soffrono. Non so se tutti sarebbero d’accordo con te, nel ringraziare Dio per questo suo dono…

  25. 11
    Mauro Stani says:

    quando mi guardo intorno vedo tanta  bellezza ma anche sporcizia, ingiustizia, violenza, guerre, sofferenza, malattie, ect.”  Non bisogna confondere la sofferenza, le malattie, etc. con il male, che è una categoria spirituale.  P. es.; la malattia può portare a una maggior consapevolezza di sè che è un bene.

  26. 10
    Alberto Benassi says:

    quando mi guardo intorno vedo tanta  bellezza ma anche sporcizia, ingiustizia, violenza, guerre, sofferenza, malattie, ect., ect.

     

    Anche questo testimonia l’esistenza di Dio?

     

    Quando invece mi guardo dentro mi vengono tanti dubbi, domande. Ma poi come dice Antonio :

    “ciò che ha veramente senso è trovare il modo di immergersi in quella dimensione spirituale che sappiamo esistere perchè la percepiamo,”

  27. 9
    Mauro Stani says:

    Come diceva l’imperatore romano Giuliano (detto l’apostata), per convincersi dell’esistenza di Dio basta guardarsi attorno e dentro se stessi. Tutto qui.

  28. 8
    Fabio Bertoncelli says:

    Pensieri discordi tra un islandese e la Natura
    […] ISLANDESE   Tu devi sapere che io fino nella prima gioventù, a poche esperienze, fui persuaso e chiaro della vanità della vita […].
    NATURA   Immaginavi tu forse che il mondo fosse fatto per causa vostra? Ora sappi che nelle fatture, negli ordini e nelle operazioni mie, trattone pochissime, sempre ebbi ed ho l’intenzione a tutt’altro, che alla felicità degli uomini o all’infelicità. Quando io vi offendo in qualunque modo e con qual si sia mezzo, io non me n’avveggo, se non rarissime volte: come, ordinariamente, se io vi diletto o vi benefico, io non lo so; e non ho fatto, come credete voi, quelle tali cose, o non fo quelle tali azioni, per dilettarvi o giovarvi. E finalmente, se anche mi avvenisse di estinguere tutta la vostra specie, io non me ne avvedrei.
    ISLANDESE   […] So bene che tu non hai fatto il mondo in servigio degli uomini. Piuttosto crederei che tu l’avessi fatto e ordinato espressamente per tormentarli. Ora domando: t’ho io forse pregato di pormi in questo universo? o mi si sono intromesso violentemente, e contro tua voglia? Ma se di tua volontà, e senza mia saputa, e in maniera che io non poteva sconsentirlo né ripugnarlo, tu stessa, colle tue mani, mi vi hai collocato; non è egli dunque ufficio tuo, se non tenermi lieto e contento in questo tuo regno, almeno vietare che io non vi sia tribolato e straziato, e che l’abitarvi non mi noccia? E questo che dico di me, dicolo di tutto il genere umano, dicolo degli altri animali e di ogni creatura.
    NATURA  Tu mostri non aver posto mente che la vita di quest’universo è un perpetuo circuito di produzione e distruzione […].
    ISLANDESE   […] dimmi quello che nessun filosofo mi sa dire: a chi piace o a chi giova cotesta vita infelicissima dell’universo, conservata con danno e con morte di tutte le cose che lo compongono? […]

    (G. Leopardi, Dialogo della Natura e di un Islandese )

  29. 7
    Alberto Benassi says:

    Antonio, senza stressarmi più di tanto, io un pò di domande me le faccio. Possibile che tutto finisca con la morte? Possibile che non ci sia qualcosa che va oltre questa vita?

    Non è malattia di protagonismo, forse è solo ingenuità, ma mi viene da pensare che abbia poco senso che tutti finisca lì.

  30. 6
    Giacomo G says:

    Ottime riflessioni Antonio Arioti. Interessante perche’ suggerisce un’insolita ‘veicolazione’ razionale della spiritualita’. Ed e’ un modo di vedere  che ha il pregio di eliminare ogni antropocentrismo.

  31. 5
    Antonio Arioti says:

    Ma certo Alberto, in un blog risulta difficile mettere insieme un pensiero compiuto. Spesso bisogna tirar via.

    Intendevo dire che è una domanda alla quale non se ne viene a capo col mero ragionamento e quindi è meglio cercare quella dimensione spirituale nella quale si sta’ bene e non si sente nemmeno il bisogno di porsi tante domande.

  32. 4
    Alberto Benassi says:

    “Quindi secondo me non ha molto senso domandarsi se Dio esiste o non esiste, ciò che ha veramente senso è trovare il modo di immergersi in quella dimensione spirituale che sappiamo esistere perchè la percepiamo, anche se in modi diversi. Rifiutarla a priori, confondendola con una dimesione religiosa, quello sì vuol dire farsi del male.”

    Sinceramente io del male non me ne faccio. La notte ci dormo! Però mi faccio delle domande , perchè pensare che siamo solo materia che si trasforma, non mi convince. Come non mi convicono i dogmi religiosi.

    Domandarsi se Dio esiste oppure no, ha  senso. Anche se è un modo spicciolo di cercare una risposta a domande difficili se non impossibili da rispondere:

    Avrà pure un senso la nostra vita. Perchè siamo qui? Da dove veniamo e dove andiamo?

  33. 3
    Antonio Arioti says:

    Credere o meno in Dio è a mio avviso il risultato di un problema mal posto.

    Nessuno scienziato sostiene che tutto l’ambaradan in cui ci troviamo (l’universo per intenderci) sia sorto dal nulla.

    Il cosiddetto “vuoto” degli scienziati non corrisponde al nulla bensì ad un’energia che a determinate condizioni si condensa in materia. Pertanto materia ed energia sono solamente le due facce di una stessa medaglia.

    Nessuno però ci ha ancora capito un’acca con riguardo alla coscienza. Cos’è? Alcuni sostengono che la coscienza derivi dal cervello ma in realtà non vi sono prove di ciò, soltanto teorie. Altri sostengono invece che la coscienza sia non locale e vi sono degli studi molto seri al riguardo, come quello di Pin Van Lommel su un consistente numero di casi di premorte, che qualcuno ha cercato di smontare ma senza successo.

    In diversi menti si sta’ manifestando la convinzione che lo stesso “vuoto” sia cosciente e intelligente e che siano proprio questa coscienza e questa intelligenza a dar vita alla materia e non il contrario.

    Credere nel Dio delle religioni o non credervi è la stessa identica cosa perchè deriva comunque da un approccio del problema di tipo dogmatico. Credere che possa invece esistere una coscienza universale di cui le nostre coscienze sono una derivazione è un’ipotesi di lavoro che non si preoccupa di entrare nel merito di questioni come il bene e il male, il giusto e lo sbagliato, ecc., perchè le logiche di questa coscienza/intelligenza sarebbero per forza di cose diverse dalle nostre.

    Se esistesse veramente una coscienza universale la stessa sarebbe rinvenibile sia nella formica sia nell’essere umano e si manifesterebbe in maniera diversa semplicemente perchè utilizzerebbe canali diversi, un po’ come un computer più potente è in grado di elaborare maggiori e più complete informazioni rispetto ad un computer meno potente.

    Le nostre logiche di esseri umani sono molto diverse dalle logiche di una formica la quale comunque nel suo piccolo non agisce come un automa bensì sulla base di informazioni di gran lunga inferiori rispetto alle nostre.

    Il Dio delle religioni è un Dio fatto su misura per dare un senso alla vita dell’uomo ma una coscienza universale dovrebbe dare un senso a tutto, non solamente all’uomo e pertanto potrebbe dare un senso a cose che per noi esseri umani sono un non sense.

    Questa coscienza/intelligenza universale potrebbe anche agire per tentativi, non necessariamente secondo un disegno predefinito, un po’ come un artista o meglio ancora un inventore procedono per tentativi nella creazione delle loro opere.

    D’altronde le prime biciclette non avevano nemmeno i pedali, oggi sono in circolazione dei capolavori che vengono costantemente migliorati. Pertanto questa coscienza/intelligenza potrebbe aver deciso di dar vita all’universo procedendo per tentativi e l’essere umano sarebbe semplicemente il prodotto  fino ad ora meglio riuscito (già mi aspetto la battutina..) ma non necessariamente l’ultimo.

    In queste elucubrazioni ci si perde e ci sono i fisici teorici che si sbizzarriscono nell’elaborare le teorie più fantasiose sostenute da formule matematiche inconcepibili per la maggior parte di noi ma rimane un fatto pressochè ineludibile, tutto e tutti siamo connessi, siamo una manifestazione della stessa identica cosa, di quel vuoto che non è un nulla ma semplicemente un qualcosa di insondabile ed ineffabile.

    Che poi lo si voglia chiamare Dio, Coscienza cosmica, o in qualsiasi altro modo poco cambia.

    Se poi vogliamo credere in una coscienza/intelligenza sorta da un vuoto stupido possiamo benissimo farlo ma il risultato finale non cambia perchè sempre dal quel nulla/non nulla deriviamo. Gira che ti rigira tutte le strade le portano a Roma.

    La differenza fra avere una dimensione religiosa ed una dimensione spirituale sta’ proprio in questo. La persona religiosa segue delle regole, la persona spirituale prende coscienza di essere parte di un qualcosa di più vasto.

    La persona religiosa può, ma non necessariamente, essere spirituale così come la persona spirituale può, ma non necessariamente, essere religiosa.

    L’alpinista che si trova ad affrontare la grandiosità della natura s’impasta molto spesso in una dimensione spirituale di gran lunga superiore a quella rinvenibile in una chiesa durante la celebrazione di una messa.

    Quindi secondo me non ha molto senso domandarsi se Dio esiste o non esiste, ciò che ha veramente senso è trovare il modo di immergersi in quella dimensione spirituale che sappiamo esistere perchè la percepiamo, anche se in modi diversi. Rifiutarla a priori, confondendola con una dimesione religiosa, quello sì vuol dire farsi del male.

  34. 2
    Alberto Benassi says:

    Non so se c’è Dio. Credere che Dio sia come la chiesa cristiana ce lo descrive la vedo dura. Come direbbe un mio amico, troppi: “festoni, santi e gemme incipriate”.

    Al di là di questi dubbi, ne ho altri. Nel senso che non credo che siamo completamente liberi e padroni delle nostre scelte. Mi sembra che a certi appuntamenti non ci è dato di mancare. Come se avessimo una strada, più o meno da seguire. Che poi sia Dio il regista di tutto questo non lo so. Anche perchè se Dio c’è, chi ha creato Dio’ ?

     

  35. 1
    lorenzo merlo says:

    Come creiamo la storia e la realtà, creiamo dio.

    Così l’inferno sgorga nell’angoscia e nella dosperazione.

    E il senso di dio nell’amore e nell’accettazione.

    In uno siamo preda di un’ego che ci erode cibandosi dei nostri dogmi sulla presunta conoscenza e ragione.

    Nell’altro ne siamo emancipati fino a riconsocere il nostro sé, la sola guida creativa disponibile.

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