Il dry-tooling e i danni permanenti di ramponi e piccozze

Il dry-tooling e i danni permanenti di ramponi e piccozze
di Paolo Caruso

Nei Monti Sibillini, e precisamente nella falesia dietro Casali (di fronte al Monte Bove) quest’inverno sono stati saliti due monotiri con i ramponi. Per chi non conosce la zona, in questa falesia ci sono solo alcuni tiri facili e pochissimi altri più difficili. Non si tratta di una falesia importante, ma è un posto da salvaguardare, all’interno del parco dei Sibillini: proprio dove, nelle immediate vicinanze, sono stati imposti divieti gravissimi per tutela ambientale (vedi post http://gognablog.com/numero-chiuso-nel-parco-dei-sibillini/ e http://gognablog.com/monti-sibillini-lettera-aperta-chi-e-nemico-della-natura/).

Dopo aver tagliato alcuni alberelli e averli lasciati alla base (!), hanno salito con i ramponi un tiro di 6a+ e un tratto di una via di 6c. Adesso ci sono graffi di ramponi dappertutto e, ancor più grave, alcuni piccoli appoggi si sono logicamente rotti o sbeccati a opera proprio del lavoro delle punte dei ramponi. E questo è avvenuto per il passaggio di una o al massimo due/tre persone. La via di 6a+ è ora almeno di 6b. Con qualche altra ramponata diventerebbe almeno di 6c o più, e la roccia sarebbe completamente martoriata.

Alle spalle di Casali è la falesia omonima
Ramponi-Casali e alle spalle la falesia

Un paio di considerazioni e di ipotesi:
a) questa azione è stata fatta da persone non consapevoli dei danni che hanno provocato, che quindi mancano di rispetto alla natura e allo stesso tempo agli altri per ignoranza, per mitomania o per estremo egocentrismo, pensando magari di essere gli unici al mondo, credendo anche che quelle vie sono piovute dal cielo piuttosto che essere state realizzate grazie al lavoro altrui. Magari non pensano neanche che se tutti facessero la stessa cosa, le vie delle falesie sarebbero completamente deturpate in brevissimo tempo. Se così fosse, mi viene da riflettere su quanto sostengo da anni: anche nel nostro ambiente la degenerazione è ormai dilagante, i valori formativi insieme a quelli che dovrebbero farci migliorare e diventare delle persone civili sono diventati talmente marginali che mi verrebbe da cambiare idea a proposito dei divieti nel parco: mi verrebbe da dire al parco di vietare l’accesso umano per salvaguardare l’ambiente e le tradizioni, se non fosse che fortunatamente siamo ancora in tanti ad avere dei sani principi e valori. Varrebbe allora la pena di parlare con queste persone per correggerne le lacune formative e culturali, ma anche per trasmettere qualche sano principio di rispetto.

b) gli autori sono consapevoli di quello che hanno fatto e così si sono comportati pensando di essere nel giusto. Qui vale quanto detto subito sopra a proposito della degenerazione e dei valori. Inoltre, in questo caso, c’è la presunzione e l’aggressività che nasce dal voler imporre agli altri le proprie personali idee e i danni che derivano da azioni demenziali. A queste persone vieterei l’accesso non solo per quanto riguarda i parchi, fosse per me li costringerei a rimanere in celle di cura psichiatrica in modo da evitare danni a chicchessia: ma gli consentirei di aprire nella cella qualche via di loro proprietà privata (realizzata con il proprio lavoro e a loro spese) così da poterla massacrare liberamente a colpi di ramponate e anche di martellate. Lì sarebbero certamente innocui.

Sarebbe bello avere qualche informazione in più, le persone che frequentano le nostre zone non sono molte, forse potremmo sapere di chi si tratta e delle motivazioni che sono alla base delle loro azioni. Mi piacerebbe anche sapere se sono arrampicatori che si sono formati in ambito CAI, Guide, UISP o FASI… o altro.

Verso la falesia di Casali
Ramponi-Falesia di Casali

Se non sbaglio il problema venne già fuori in qualche località delle Alpi, forse in Friuli. Mi sembra che si pensò di aprire delle vie ad hoc, solo per il dry tooling, in zone con roccia non particolarmente adatta all’arrampicata normale. Mi pare giusto che chi vuole “grattare” la roccia con i ramponi almeno si sbatta per farlo in posti adatti e che li attrezzi per lo scopo.

Monte Bove e Casali
Ramponi-M. Bove e Casali

Questo piccolo episodio è il segno che ci stiamo perdendo: paghiamo gli errori di chi ha sempre fatto formazione, informazione e cultura di montagna. Evidentemente tutte le varie parrocchie non sono capaci (o forse non vogliono, o forse ancora non hanno le capacità culturali e morali) di trasmettere i valori corretti dell’andare in montagna e dell’arrampicare. E ci metto dentro anche le riviste del settore e i vari giornalisti. Trasmettere un’immagine della montagna basata sull’apparire, sul record, sulle mode, sulle corse e sulle prestazioni in genere, ha completamente deformato il senso dell’andare in montagna per molte persone. C’è chi ha contribuito in modo determinante a rovinare l’ambiente dell’arrampicata. Prima hanno esaltato e rimbecillito tutti (o meglio tanti) con il pangullich, con le prestazioni e con il risultato a tutti i costi: ora alcuni vorrebbero fare marcia indietro senza neanche pentirsi dei danni che hanno fatto o meglio vorrebbero essere presi a esempio!

Gli alberelli tagliati all’attacco delle vie
Ramponi-Attacco via falesia Casali con alberelli tagliati

E’ una costante in certi posti sentire le urla bestiali di questo tipo di arrampicatori deviati e pompati, arroganti e incapaci di qualsiasi tipo di rispetto, che emettono per suggellare il raggiungimento della catena di sosta o, al contrario, per manifestare il loro disappunto nel momento in cui cadono. E questo è solo un altro esempio.

Paolo Caruso

postato il 27 aprile 2014

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Il dry-tooling e i danni permanenti di ramponi e piccozze ultima modifica: 2014-04-26T17:56:58+00:00 da Alessandro Gogna

9 pensieri su “Il dry-tooling e i danni permanenti di ramponi e piccozze”

  1. 9
    Paolo says:

    Sicuramente questo modo di arrampicare è assai inelegante, aggressivo e falso perché la punta delle piccozze facilita la presa di appigli minimi  dando l´illusione di superare difficoltà che altrimenti non si sarebbe capaci di superare e dall´altra, sempre la stessa difficoltà, viene aumentata quando gli appigli e gli appoggi vengono rovinati con grave pregiudizio per quelli che seguono. Per i fanatici, se le punte fossero gommate come le suole delle nostre scarpette forse si potrebbero limitare i danni anche se farebbero meno presa.  Comunque… credo che un  Patrik Berhault o Patrik Edingler e quanti e tanti altri come loro si stanno rivoltando nella tomba.

  2. 8
    marco speziale says:

    Cari Tutti,
    il problema non è alberello sì alberello no!!! Bisogna calarsi nel CONTESTO! E bisogna conoscerlo questo contesto… Dovete sapere che da queste parti, nelle zone di montagna e non (d’altronde siamo in Terronia), ancora si usa scaldarsi con stufe, camini, termocamini e altre diavolerie del genere… con quei sistemi che oggi gli ambientalisti, o almeno coloro che si riempiono le mutande di questo termine, usano dire eco-compatibili… eco-sostenibili… Ma un conto è “usufruire” della Natura per sopperire a un’esigenza… un conto è calpestarla per puro piacere!!
    Poi, un’altra considerazione: a scuola mi hanno insegnato che le protezioni crescono in parete, che nei periodi piovosi si moltiplicano rapidamente, che le vie – aperte da qualcuno – si mantengono pulite, libere dalla vegetazione e senza sassi che possono caderti sulla testa, da sole, solo per opera divina… Quanti di voi, dei lettori e scrittori di questo blog, vanno in falesia con un paio di forbicette?
    Ma poi, che ce ne frega, se qualcuno ha speso dei soldi (magari non sa che farsene), ha utilizzato del tempo (magari non ha niente da fare), ha cercato di chiodare itinerari diversi, per ambiente, linea, stile di arrampicata (tecnico piuttosto che pompettaro), logicità, sicurezza… Tanto la roccia è di tutti!!
    La roccia è sì di tutti; ma di tutti quelli che rispettano il lavoro altrui fatto bene e in modo consapevole! Non è certo di coloro che sono abituati ad avere la scodella piena la sera, che neppure prendono in considerazione il lavoro fatto da pochissimi e del quale ne usufruiscono in troppi, che se ne fottono del lavoro degli altri…
    Un’ultima consderazione riguardo ai ramponi delle NOSTRE PARTI: penso, ma correggetemi se sbaglio, che abbiano – come i vostri – 10 o 12 punte, che siano fatti di un qualche metallo e che si aggancino in qualche modo agli scarponi… e che come tutti vadano utilizzati nel giusto CONTESTO!!!!!

  3. 7
    Alberto Benassi says:

    Bisogna avere “RISPETTO”

    per la storia scritta sulla parete, per chi è venuto prima, per la stile di apertura, per la roccia e per la natura.

    Non sono certo due alberelli tagliati che rovinano tutto. Certo bisogna farlo bene, con criterio. Però tante volte questo presunto mancato rispetto degli arrampicatori verso la natura è preso come scusa per vietare solo a coloro che non contano nulla!! E’ facile infierire su chi non conta nulla!
    In Apuane si vieta la scalata su certe pareti perché si disturbano gli uccelli. L’incredibile è che delle cave che distruggono tutto nessuno gli frega. Nemmeno all’Ente Parco!!
    Si castigano gli arrampicatori esseri strani che non contano nulla e dei quali a nessuno frega nulla. Ma i veri distruttori dell’ambiente che minano e fanno saltare interi costoloni fanno quello che gli pare. Portano vie miglia di tonnellate di roccia, inquinano, avvelenano e amen. E gli uccelli?? non li disturbano le mine? i camion? le ruspe?…

    Anche gli spit, i chiodi, le catene spesso non sono rispettosi. Non lo sono perché non tengono conto della storia scritta sulla parete da chi è venuto prima. Non tengono conto dello stile di apertura, non hanno rispetto della roccia. Si trapana, si pianta, si resina senza porsi problemi. Addirittura si modifica la roccia scalpellinando gli appigli, adattandoli alle proprie capacità. Creando vie facili, appigli grandi e vicini; vie difficili, appigli piccoli e lontani.
    Insomma montagna USATA e CONSUMATA e propria immagine e somiglianza.

  4. 6
    Micaela says:

    STEFANO MICHELAZZI, il mio nome non è linkato perché non ho un sito e non ho bisogno di farmi pubblicità, a differenza di te. Ma per favore e ripeto per favore… ma di cosa parli scusa? Forare per mia comodità? Mi chiamo Micaela e per lavoro da oltre 15 anni mi occupo di ambiente, di turismo e di parchi, se vuoi ti mando il cv. Ho visto l’opposizione all’arrampicata crescere insieme al numero di praticanti maleducati e arroganti e non solo qui in centro Italia, visto che per lavoro mi capita di spostarmi, anche al nord. Mi è capitato spesso di discutere con naturalisti, ambientalisti, dipendenti e gestori di parchi difendendo la “sostenibilità” dell’arrampicata, certo non solo per mio egoistico vantaggio ma per quello di tutta la “categoria”, soprattutto di quelli come te che in montagna ci lavorano pure. Ma per favore e ripeto per favore! Non si capisce dove vuoi andare a parare. A me sembra polemica fine a se stessa la tua. Gli spit bucano la roccia? Certo! Ma servono per arrampicare e una volta messi, se la gente si comporta bene, la cosa finisce là. Ma se decine e centinaia di persone cominciano a salire le stesse pareti con ramponi e piccozze, bucando, raschiando e rompendo a proprio piacimento, dopo un po’ cosa pensi che resterà? Davvero è necessario spiegartelo? Fai pure la guida…
    Le pareti non sono di chi le attrezza ma neanche del primo pirla che le sale pensando di poter fare come vuole. Nessuno ha mai avuto niente da ridire sul taglio di alberi e piante necessario a rendere fruibili le pareti, neanche all’interno dei parchi?? Ma dove vivi scusa? Ah, già nelle Dolomiti… beh si vede che dalle vostre parti avete una situazione idilliaca, qui però è diverso, quindi parli senza conoscere la situazione, senza conoscere i posti, senza neanche avere l’intenzione di venirci… quello che si definisce un commento “informato”. E che dà un contributo altruistico ed essenziale alle nostre battaglie di civiltà. Grazie mille. Maddai, ma siamo seri davvero…
    Vabbè, cià cià che seguo il tuo consiglio e vado a divertirmi che è meglio. Pace e bene a te.

  5. 5
    Michele Guerrini says:

    Secondo il mio modesto parere, non si tratta di definire se e’ piu’ giusto aprire una via per arrampicare o per salirci con le picche, ma il problema e’ il fatto di modificare una creazione di altre persone e gia’ esistente:questo mi pare vero vandalismo. Se si legittimano questi episodi tutti si sentiranno in diritto di modificare qualsiasi itinerario famoso o meno, per un orgoglio personale. Cosi’ una mattina qualcuno si svegliera’ e salira’ con le picche ACTION DIRECT o scavera’ dei biditi sulla RAMBLA o qualsiasi altro tiro che qualcuno aveva pazientemente chiodato,salito,ripetuto o solo sognato…e poi la stessa persona si sentira’ autorizzata a dipingere di blu qualche palazzo storico o qualche quadro di pittori ignoti SOLO perche’ a lui piace di piu’ cosi’!!..ma chi e’ vicino alla natura,chi scala,chi fa della montagna un proprio vissuto, mi domando,non ha imparato niente??

  6. 4

    MICA, chi sono lo vedi facilmente, basta cliccare sul nome, chi sia tu invece risulta difficile da sapere visto l’anonimo nome senza alcun link collegato.
    I ramponi rovinano e spit e catene no??? Ma per favore e ripeto… per favore… evitiamo di dire assurdità! Parli di rispetto ma questo va in secondo piano se devi forare per il tuo divertimento? Bella questa forma di rispetto che applichi ad opportunità… tanto più che sarà certamente meno visibile ed invasivo un appiglio sbeccato rispetto ad una riga di placchette con catenone in cima.
    Di personale nel mio commento non c’è nulla, il posto manco lo conosco e certamente venirci ad arrampicare non è nei miei piani futuri, ma non mi piace chi parla male degli altri (vedi frase su pangullich ed altre amenità) senza guardare sé stesso… Nell’articolo e nel tuo stesso commento invece di personale ci vedo parecchi spunti, come detto, se attrezzi una parete non diventa tua di conseguenza, e se vuoi rendere pubblico un tuo personale disagio coinvolgendo gli altri, devi pure essere capace di beccarti le critiche…
    Di falesie attrezzate all’interno di parchi di vario genere ce ne sono più d’una ed il maquillage per renderele fruibili è un dato di fatto sul quale nessuno ha mai avuto nulla da ridire perchè magari sulle verdure è difficile arrampicare…
    Pace e bene e divertitevi invece di fare inutili (a mio avviso) polemiche.

  7. 3
    Mica says:

    A te sembrerà pure una s….ma si dà il caso che è per questi motivi che molti parchi vogliono vietare l’arrampicata. Vaglielo a spiegare che la maggior parte delle persone che arrampica ama la natura e la rispetta anche se per praticare lo sport che ama ha bisogno di qualche buco nella roccia. Ma un conto è mettere qualche spit e catena un conto è salire su belle placche compatte coi ramponi graffiando la roccia e staccando piccoli appigli e appoggi. E gli alberelli tagliati… è proprio ciò che non si deve fare in un parco nazionale!!! Ma evidentemente per te è troppo difficile da capire, preferisci usare questo spazio per tirar fuori polemiche personali. Non so chi sei ma è proprio a causa dei tipi fichi come te che mi tocca spesso discutere e litigare per difendere l’arrampicata e gli arrampicatori nel lavoro che faccio. Esorti gli altri a migliorare il nostro ambiente e poi scrivi un commento come questo… forse prima di parlare delle s…. degli altri dovresti stare attento alle s…. che dici tu.

  8. 2

    Scusate ma … “a me me sembra ‘na s….”…
    Alcuni alberelli tagliati… se guardo la foto mi vien da ridere… alcuni alberelli… fino a qualche anno fa e neanche tanti, quegli alberelli finivano nella stufa deglli abitanti locali i quali oggi grazie a leggi pseudo-ambientaliste, ma più che altro sostenitrici di nuove lobbies di mercato, non possono più effettuare il taglio e, ancor peggio, se non risiedono in località che raggiungano almeno gli 800 metri di quota nemmeno possono avere la stufa… emissioni in atmosfera… danni per il pianeta… ma perfavore finiamo di prenderci per i fondelli dal momento in cui siamo l’unico, e dico unico, paese in Europa a sostenere ancora e in modo feroce il trasporto su gomma e quindi inquinamento selvaggio a tutto spiano… e saranno due stufe a rovinare l’ambiente?
    Poi la questione “chi ci ha messo i soldi”… se non ti andava bene che qualcuno interferisse nel tuo piccolo mondo evitavi di mettere piastrine e spit (che perforano la roccia e quindi la rovinano indelebilmente) su terreno pubblico… ti compri una falesia (sempre che si possa fare visto che è demanio e quindi res-publica) e te la gestsci!
    Ancora vorrei capire che razza di ramponi si usano dalle tue parti… roba grossa… per trasformare un 6a+ in 6c…
    Infine pangullich e marce indietro… ma… sbaglio o il firmatario di questa “denuncia” pubblicò a suo tempo un manuale di tecnica per migliorare le prestazioni??? Ed oggi si lamenta del risultato???
    Pensiamo alle cose serie dai che è meglio…
    Peste e corna lasciamole alla politica che già gli italiani ne han le tasche piene e miglioriamo almeno in questa piccola nicchia umana i rapporti interpersonali… con le persone spesso basterebbe parlare in maniera normale e pacata e le soluzioni di solito si trovan sempre… farne un caso mi sembra esageratamente fuori luogo o… roba da Facebook…!

  9. 1
    Alberto Benassi says:

    ecco un altro esempio di montagna usata e consumata, senza porsi il principio del “rispetto”.

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