Il futuro delle Alpi

Nel 1992 il mondo ambientalista visse una bella primavera con la conferenza mondiale di Rio de Janeiro, quando le multinazionali e i governi s’impegnarono per un continuo progresso economico e sociale che tenesse però attentamente conto dell’equilibrio ambientale e s’impegnarono per lo Sviluppo Sostenibile. La salvaguardia dell’ambiente era ormai un dovere per tutti: si doveva continuare a ricercare uno sviluppo economico, senza compromettere le risorse naturali indispensabili per le generazioni future. Questo era lo Sviluppo Sostenibile, la grande sfida.

In Europa tutti i Paesi sono in via di Turismo Sostenibile, e questa era un’opportunità storica. La sfida era contribuire, con il lavoro, la conoscenza, la passione, a rendere coerenti lo sviluppo turistico inarrestabile e la salvaguardia dell’ambiente, in uno spirito condiviso da tutta una comunità.

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Le Alpi sono una grande opportunità geografica perché giacimento di immense ricchezze paesaggistiche cui attingere e gigantesco serbatoio di grandi mercati in evoluzione, sempre più interessati al reinvestimento degli utili.

Accanto alle inevitabili tecniche di marketing occorre programmare maggiormente ricerca e cooperazione. La ricerca deve avere un respiro europeo, come pure ci deve essere cooperazione tra governi, sviluppo turistico e società civile per sovrastare gli interessi di pochi. Inoltre i turisti devono esportare rispetto nelle valli che frequentano. Il contributo dei cittadini è fondamentale per un corretto processo di sviluppo nei paesi valligiani. Perché la cooperazione sia valida e duratura occorre che siano rispettate le componenti politiche, socioculturali, religiose, economiche e tecnologiche dei luoghi.

Per una possibile applicazione pratica delle strategie concordate a Rio, come divulgatori ci dovevamo rivolgere al grande pubblico delle Alpi, definendo l’utilizzo migliore delle risorse turistiche e limitando prodotti e servizi verso cui le nuove tecnologie continuavano a spingere. Il coinvolgimento dell’opinione pubblica comportava una presentazione ed una promozione del nostro lavoro che sempre più dovevano virare, da strumenti di pura vendita, a elementi di maggiore partecipazione informativa per il singolo.

Le necessità elencate, con riguardo alla scala europea ma anche un po’ mondiale su cui si voleva operare, e in considerazione della estrema varietà di pubblico, imponevano l’adozione di un progetto unico e condiviso. La sintesi dei temi di comunicazione, rappresentativi del movimento di coscienze che si era prospettato negli anni ‘90 e dei valori difesi dai più illuminati come Alex Langer, non ci fu e non c’è. Avrebbe potuto e potrebbe testimoniare dinamicità, voglia di cambiamento, visione dell’avvenire in un mondo in movimento.

Perché un progetto possa essere solido e sedurre per la sua capacità d’essere avanti nel tempo, dovrebbe attenersi alla conoscenza dei luoghi; i riferimenti cui dovrebbe rifarsi per una collocazione storica e geografica avrebbero dovuto essere la conoscenza delle culture più antiche e la ricerca dei segreti del tempo.

La prima delle grandi scoperte è stata quella del Tempo, quadro di tutta l’esperienza vissuta. Scoprire il Tempo vuol dire scoprire il Sapere.

Ma il Sapere è fatto soprattutto di smisurati archivi. Le intelligenze artificiali cercano di riprodurre e interpretare gli smisurati archivi con i quali ogni manifestazione naturale memorizza il proprio passato e programma il proprio futuro. Decodificare la Natura è possibile se si identificano le varie chiavi di accesso agli archivi. Gli anni ‘90 e la prima decade del Duemila hanno visto il mondo proseguire una marcia già molto lunga in direzione di tempi nuovi e sconosciuti, dove più che mai i valori di tradizione e di innovazione segnalavano la via giusta all’umanità.

L’Europa è giusto al centro di questo cammino: all’inizio del XXI secolo continua a produrre innovazione, pur rimanendo legata a tanti aspetti del passato. Ha raccolto le sfide comuni e proprio per questo le sue grandi tendenze sono un valore faro, nel bene e nel male, dell’umanità.

I nuovi ricercatori, allorché saliranno le Alpi, raggiungeranno un luogo unico al mondo, dove culmina la ricerca del XXI secolo: essi appassioneranno un’opinione pubblica già attenta e i risultati delle ricerche saranno i risultati di un impegno ambientale comune a tutti.

Terre di grandi spazi, di grandi civiltà e di grandi altezze, le Alpi sono gli archivi del tempo e uno dei bacini della conquista del futuro. Esportandovi rispetto, il cittadino porta anche l’innovazione di pensiero di cui v’è enorme bisogno. Le Alpi sono un insieme di popoli il cui motore è ancora la cultura ancestrale, popoli seducibili dai valori solidi o meno di altre civiltà.

Agire, studiare, documentare nelle Alpi significa collaborare con i custodi nel tempo di quei tesori, quindi in definitiva contribuire al Turismo Sostenibile.

Ricercare nelle Alpi è operare alle radici della Sapienza. I ghiacciai e le catene montuose che si trasformano nel tempo sono l’energia della Terra; i valori culturali e la storia dei rilievi alpini sono la testimonianza del confronto difficile che gli europei si sono imposti. Questa è la vera sfida culturale, ambientale e mediatica. Una sfida d’equipe per la cui riuscita le risorse impiegate producono solide informazioni oggettive e soggettive. Un impegno autentico, in una reale e millenaria cultura alpina. In questa accelerazione del Tempo cui tutti siamo oggi sottoposti, un’avventura apparentemente solo pedestre deve diventare avventura spirituale.

postato il 26 giugno 2014

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Il futuro delle Alpi ultima modifica: 2014-06-26T06:33:24+00:00 da Alessandro Gogna

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