Il quasi inestricabile garbuglio di vie sul Picco Muzio

Il quasi inestricabile garbuglio di vie sul Picco Muzio
Il Picco Muzio 4191 m è una poco pronunciata spalla della cresta sud-est del Cervino. Dalla vetta si stacca verso sud-ovest una netta cresta che presto precipita con uno spigolo verticale. Tra questa sottile nervatura e la cresta sud-est del Cervino (cioè la cresta di Furggen) viene così ad essere delimitata una parete sud-est del Picco Muzio, completamente rocciosa e assai incassata di circa 800 m.

Luigi Carrel, Louis Maquignaz e Italo Muzio dopo la 1a ascensione del Picco Muzio, 3-4 settembre 1953
(da libro Carrel, p. 109). Il Picco Muzio è stato scalato per la prima volta solo il 3-4 settembre 1953, ad opera di Carrellino (Luigi Carrel), a sinistra nella foto, di don Luigi Maquignaz e Italo Muzio. Archivi Antonio Carrel, Valtournenche.  (da
Al di sotto dello spigolo verticale, più o meno a 4000 m, è la sommità di un torrione che a sua volta manda verso il basso due precise nervature, la dorsale sud-ovest (che può essere considerata la continuazione verso il basso della cresta sud-ovest del Picco Muzio) e il pilastro sud-est (che va a chiudere in basso l’incassata parete sud-est). Si crea così una parete triangolare di circa 700 metri di dislivello anch’essa del tutto verticale e rocciosa. Il torrione sarà in seguito denominato Pilier dei Fiori.

La prima ascensione del Picco Muzio fu di Luigi Carrel, con Italo Muzio e l’Abbé Louis Maquignaz, il 3 e 4 settembre 1953. La cordata risalì la parete sud del Cervino per poi abbandonare la via Benedetti e spostarsi a destra a risalire gli ultimi risalti (esposti a ovest e perfino a nord-ovest) a sinistra della cresta sud-ovest del Picco Muzio, con un tracciato senz’altro più vicino al corpo del Cervino che non allo spigolo verticale.

Dall’11 al 13 agosto 1965 i lecchesi Annibale Zucchi e Giuseppe Lafranconi riescono ad aver ragione della parete sud-est, con l’uso di qualche chiodo a pressione. Dapprima vincono il canale iniziale di 300 m, incassato e nevoso, poi la parete vera e propria di 500 m. Sarà la via dei Ragni, pericolosa nella parte iniziale, ma via via sempre più godibile su roccia buona. Sulla Guida dei Monti d’Italia Alpi Pennine volume II, a cura di Gino Buscaini, l’itinerario, nonostante la sua importanza, è raffigurato soltanto tramite un disegno: il tracciato è giusto ma poco indicativo date le vaste dimensioni della parete. Un tracciato più informativo lo possiamo trovare soltanto nel libro di Mario Fantin, Cervino 1865-1965. Qui si comprende abbastanza bene, anche se nella relazione non è chiaramente esplicato, che la via si mantiene sempre in parete, poi per una rampa a sinistra raggiunge lo spigolo verticale, lo segue per un tratto e poi se ne allontana ancora a destra fino a portarsi in zona vetta.

Annibale Zucchi durante la 1a ascensione della via dei Ragni, dall’11 al 13 agosto 1965Annibale Zucchi e Giuseppe Lafranconi aprirono la via dei Ragni al Picco Muzio.

Il 14 luglio 1970 è la volta del pilastro sud-est del Picco Muzio, ad opera di Guido Machetto, Gianni Calcagno, Leo Cerruti e Carmelo Di Pietro. Dopo una bella salita su buona roccia, che si sta avviando dopo tanti anni a divenire una classica, bivaccano alla sommità del torrione, circa a 4000 m, proprio sotto a dove lo spigolo s’impenna, sotto allo spigolo verticale. Il brutto tempo li costringe ad interrompere, anzi li forza ad una discesa a dir poco drammatica. Il nuovo itinerario così aperto si chiamerà via dei Fiori.

Passano tredici anni, il problema della salita della cresta sud-ovest del Picco Muzio è ancora lì, ed è evidente. Il 28 settembre 1983 la guida Marco Barmasse con Vittorio De Tuoni raccoglie la sfida e sale l’intera dorsale. Nulla di più si viene a sapere dalle riviste.

Leo Cerruti durante la 1a ascensione del Pilier dei Fiori
I primi a vedere le grandi possibilità arrampicatorie offerte dal pilastro sud-ovest del Picco Muzio furono Guido Machetto, Gianni Calcagno, Leo Cerruti e Carmelo Di Pietro (14 luglio 1970). Qui è in azione Cerruti. Archivio K3PhotoAgency/Beppe Re,

Un’altra bella impresa le guide della Valtournenche la fanno proprio il giorno di Natale del 1987, salendo in prima invernale la via dei Fiori: sono Marco Barmasse, Walter Cazzanelli e Nicola Corradi.

Ed arriviamo al 2002, quando Patrick Gabarrou e Cesare Ravaschietto, evidentemente non paghi della grande impresa dell’anno precedente, tornano al Cervino per salire, il 15 e 16 agosto, Padre Pio prega per tutti, a sinistra della via dei Fiori.
Anche questo itinerario, date le difficoltà, ha una lunga gestazione: Gabarrou inizia il 12 luglio 2002 con Nicolas Lorar, continua con Maxime Lopez il 23, poi ancora con Lorar il 26 luglio. Ma è con la forte guida cuneese che l’impresa deve andare a buon fine.

La rivista High (febbraio 2003) si dimostra titubante sulla situazione di questo itinerario, soprattutto per ciò che riguarda lo sviluppo in relazione alla via dei Fiori. Inoltre non lascia capire fino a che punto la cordata sia arrivata, se in vetta al torrione a 4000 m (pilier dei Fiori), oppure in vetta al Picco Muzio, o ancora se abbia proseguito per la via Carrel/Chiara/Perino degli Strapiombi di Furggen.

Patrick Gabarrou nella 1a ascensione di Padre Pio prega per tutti
Cervino, Cervino, Picco Muzio, Padre Pio, Gabarrou-Ravaschietto, 1a ascensione
Ma la realtà è più semplice. Ravaschietto mi precisa che loro si sono fermati circa a 4000 m, in vetta al Pilier dei Fiori (non avevano neppure gli scarponi), poi mi scrive: “Avendo perso la relazione, ti do solo alcune notizie generali per quel che mi ricordo. Sostanzialmente la via si può dividere in due sezioni ben distinte e differenti, sia come impegno e chiodatura, sia come verticalità. La prima parte, aperta da Patrick con Nicolas Lorar consiste in 10 lunghezze di corda ben attrezzate a fix da 10 mm su bella roccia ma un po’ discontinua. Difficoltà dal 4° al 6b. Bivacco nella prima salita. La seconda parte di via, verticale e continua, inizia con un tiro impegnativo e difficile (6c+) con 6 o 7 fix in posto. Seguono altre dieci lunghezze che sfruttano fessure e diedri da proteggere con nut e friend. Difficoltà dal 5c al 6b/c. Roccia a tratti ottima e in altri abbastanza marcia. Ad un certo punto raggiunge la via dei Fiori (anche chiamata via Machetto) a 2/3 di parete e la segue con qualche piccola variante. Nel complesso credo si tratti di una bella via meritevole di una ripetizione. Sviluppo: 700 m. Difficoltà: ED, 6c+ (6c obbligatorio). Materiale: friend fino al 3.5/stopper. Soste a fix. Discesa a doppie”.

Nel marzo 2004 Massimo Farina ed Hervé Barmasse salgono l’itinerario in 1a ripetizione e 1a invernale.

Nel frattempo io avevo letto su una rivista (non ricordo quale) che il 15 e 16 giugno 1983 il fuoriclasse sloveno Francek Knez aveva messo le mani sul Cervino e fatto anche lui una via nuova. La notizia parlava di un nuovo itinerario sulla parete sud, dunque nulla lasciava presupporre un coinvolgimento del Picco Muzio. Anche se mi domandavo dove diavolo potesse aver trovato terreno davvero nuovo sulla parete sud.

Quale non fu la mia sorpresa, nel ricevere la foto con il tracciato autografo di Knez, di vedere che la famosa via nuova si svolgeva in realtà proprio sul Picco Muzio e proseguiva poi verso gli Strapiombi di Furggen… ma non per la vetta del Picco Muzio, bensì a sinistra sul Cervino vero e proprio…

Patrick Gabarrou e Cesare Ravaschietto dopo la 1a ascensione di Padre Pio prega per tutti
Patrick Gabarrou e Cesare (Cege) Ravaschietto di ritorno dalla via Padre Pio prega per tutti al Picco Muzio. Archivio Patrick Gabarrou-Ravaschietto, XXX.
Leggiamo assieme cosa scrive Knez, tradotto dallo sloveno dal gentilissimo Janez Skok:
«Nome della via Trije musketirji (i tre moschettieri), 15 e 16 giugno 1983, Francek Knez, Tone Galuh e Jaka Tucic. Grado 5 UIAA.
Partimmo con tempo buono dal lato svizzero. Avevamo scelto la linea che sale direttamente alla vetta… La roccia era per lo più cattiva ma sul difficile era buona. Superammo diedri e placche a volte coperte da un sottile velo di verglas. Il primo giorno facemmo buoni progressi e bivaccammo su una cengia di neve. Il giorno dopo continuammo verso l’evidente barriera di roccia strapiombante (molto probabilmente la stretta parete verticale e strapiombante a sinistra del Picco Muzio e a destra dell’itinerario classico della parete sud) che non prometteva molto bene. Fortunatamente la roccia era buona, piena di buchi e di appigli. Superai il tratto abbastanza velocemente. Mi seguì Jaka, mentre Tone salì a jumar. Continuammo a salire fino alla grande cengia sotto la Testa del Cervino (la Spalla di Furggen, ndr) che raggiungemmo nel tardo pomeriggio quando ormai nevicava fitto. Salii fino a trovare dei chiodi di qualche via già esistente… ma dovetti riscendere causa la neve. Così traversammo a destra sulla cengia (la cengia Mummery, NdR) in parete est per poi scendere sulla cresta dell’Hörnli con l’aiuto di qualche corda doppia in piena tempesta. In serata riuscimmo a raggiungere la Hörnlihiitte, dormimmo lì e poi il giorno dopo riscendemmo a Zermatt».

Janez Skok, che conosce bene il suo amico Knez, commenta in seguito: «La descrizione della salita a jumar di Jaka è confusa, ma due cose sono chiare: primo che una delle due corde si doveva essere fortemente danneggiata, secondo che la parete doveva essere davvero strapiombante. Knez normalmente sottovalutava tutto ciò che faceva, da come si esprime sembra però che lì fosse tutto poco semplice. Pare che abbia piantato due chiodi e su di uno ci si sia addirittura tirato su, cosa inconsueta per lui. Mi scrive che il grado è V, AO in scala UIAA, ma io ne dubito: per me è certamente VI».

Francek KnezMuzio-Knez-IMG_0318

Il disegno di Knez sembra essere a sinistra della via Padre Pio prega per tutti, anche se non si possono escludere tratti in comune, dato che certamente gli sloveni non hanno lasciato praticamente traccia. Knez era certamente in grado (e lo ha dimostrato più volte sulle sue Alpi Giulie e altrove) di salire da capocordata e del tutto sprotetto tiri fino al 6c. Sono dunque quattro le vie che confluiscono al Pilier dei Fiori sotto lo spigolo verticale, ma i loro tracciati sono tuttora incerti nelle loro relazioni l’uno con l’altro.
In una successiva chiacchierata con Marco Barmasse si è chiarito che, dalla vetta del Pilier dei Fiori, ben riconoscibile per via di un grande blocco incastrato, lui e De Tuoni hanno continuato sullo spigolo verticale tenendosene appena a sinistra (circa una decina di metri) e seguendo una linea di diedri. Giunti sotto ai grandi strapiombi che interrompono la linearità dello spigolo, Barmasse provò a passare a sinistra (con l’intenzione di raggiungere la via Carrel) ma poi preferì provare a destra dello spigolo, per una rampa a destra, scoprendo così di essere sulla via dei Ragni (da evidenti segni tipo cunei e un chiodo a pressione nel loro luogo di bivacco). Seguendo la loro via, ancora per un diedro verticale e un tiro obliquo sotto a grandi strapiombi per poi poter finalmente tornare a sinistra verso la vetta del Picco Muzio.

La parete sud del Cervino con nel settore destro il triangolo grigio del Picco Muzio. Da ds, giallo=Cresta di Furggen, azzurrino=via di Hervé Barmasse, verde=Via dei Ragni, giallo=Via dei Fiori, bordò=Padre Pio prega per tutti, rosso=I Tre Moschettieri, blu=via Barmasse-De Tuoni, giallo=via Carrel alla parete sud (con diramazione gialla a ds, via al Picco Muzio del 1953).
Muzio-Alla-bene-e-meglioFotoBarmasseCervino-corretta

L’itinerario sul Picco Muzio aperto da Hervé Barmasse in solitaria
Muzio-Barmasse-7690

Dal 6 al 9 aprile 2011 Hervé Barmasse ha raggiunto la vetta del Picco Muzio aprendo una nuova via lungo i 700 m del grande pilastro della parete sud-est, raddrizzando notevolmente la via dei Ragni e vincendo il pilastro nella sua linea più impressionante.

postato il 9 agosto 2014

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Il quasi inestricabile garbuglio di vie sul Picco Muzio ultima modifica: 2014-08-09T08:00:50+00:00 da Alessandro Gogna

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