Il Vallone delle Cime Bianche

Sono stati i milanesi Laura e Giorgio Aliprandi, i più illustri studiosi della cartografia storica delle Alpi e assidui frequentatori della zona, a riproporre la questione del progettato impianto sciistico di collegamento della Valle d’Ayas con la Valtournenche. Se ne parla da quarant’anni, ma nel 2014 il pericolo di un prossimo inizio lavori è cresciuto di parecchio.

L’11 aprile 2014 Legambiente aveva diffuso questo comunicato via ANSA:
Un’idea insensata da ogni punto di vista… L’area interessata rappresenta l’ultimo vasto spazio senza impianti di accesso al versante sud del Monte Rosa. Né la destra orografica, perennemente sotto valanga, né la sinistra orografica, susseguirsi di altopiani, si prestano per lo sci da discesa. Le infrastrutture di trasporto sarebbero poi di una lunghezza tale da richiedere investimenti e scassi ambientali colossali, del tutto insostenibili… Quello dello sci da discesa è un mercato ormai maturo che richiede semmai di qualificare i servizi a supporto dei vasti domaines skiables esistenti, di saper rispondere alla domanda crescente di pratiche sportive di nicchia e ‘skipass-free’ (ciaspole, sci alpinismo, nordic walking, passeggiate sulla neve) e di non compromettere la possibilità di sviluppo di un’offerta diversificata adatta a tutte le stagioni… La Valle d’Aosta presenta piuttosto una vera e propria emergenza di accessibilità turistica e non necessita certo di nuovi insostenibili caroselli di piste e impianti in quota“.

Laura e Giorgio Aliprandi
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A questo comunicato seguirono le solite polemiche. Tra i vari interventi abbiamo scelto quello di Antonio Carrel, guida alpina ed ex-sindaco di Valtournenche:
Gli ambientalisti sulla pelle degli altri
di Antonio Carrel

Mi riferisco alla lettera di Legambiente relativa al possibile collegamento funiviario tra la Val d’Ayas e Breuil-Cervinia attraverso il Colle delle Cime Bianche.

C’è da rimanere sconcertati da quanto dicono questi signori che si nascondono dietro a una sigla che per me rappresenta l’intolleranza pura. Innanzi tutto non mi risulta che lo sci da discesa sia in regresso; magari qualcosa qui nella nostra regione, ma non certamente negli altri paesi alpini dove il turismo invernale sciistico risentirà anch’esso della crisi, ma ha ancora milioni di praticanti.

Questi signori dicono che gli impianti di risalita sono quasi tutti passivi e la Monterosa Ski subirà la scure delle partecipate. Ma allora cosa dobbiamo fare? Chiudere tutti gli impianti e di conseguenza le stazioni che per mezzo di essi vivono, oppure cercare di incrementare i passaggi in modo da portare i bilanci almeno in pareggio? Chissà che gioia per questi signori, e magari per i loro figli, poter passeggiare a Cervinia, Ayas o Gressoney senza vedere più nessuno, salvo qualche pazzo valligiano rimasto lassù a “seminar patate o a mungere mucche”! È vero che adesso ci sono più persone che praticano le ciaspole, lo sci di fondo e le passeggiate (è anche l’ora!), ma chissà perché questi signori sono quasi tutti stranieri e di italiani se ne vedono molto pochi. La stessa cosa succede per le Alte Vie, dove nonostante una certa frequenza, i partecipanti sono quasi tutti esteri. Se continuiamo di questo passo i nostri pochi giovani che lavorano nel turismo se ne andranno vendendo le loro attività (se ci riescono) perché le stagioni invernali si restringono sempre di più e in quelle estive ormai è quasi il fallimento.

E’ molto comodo fare gli ambientalisti sulla pelle degli altri, magari restando seduti in comode case di fondo valle, con lo stipendio fisso di dipendenti vari, regionali e non. Dovrebbero provare anche loro a rimboccarsi le maniche e a darsi da fare per cercare i clienti e lavorare 15/16 ore al giorno, il tutto poi senza ottenere i risultati meritati. È vero che le partecipate sono in massima porte finanziate con denaro pubblico, ma permettono comunque a un sacco di gente di campare; vedi proprietari di alberghi, bar, ristoranti, B&B, impianti di risalita e non dimentichiamo poi tutti i dipendenti che vi lavorano. Guarda caso tutti questi signori pagano anche le tasse! Forse sono anche questi i soldi che permettono di foraggiare gli impianti. Secondo gli esperti, un milione investito negli impianti di risalita produce un indotto sette volte superiore. Vorrei aggiungere tante altre cose, ma la lettera diventerebbe troppo lunga e termino qui, sperando che il futuro riservi ai nostri figli cose migliori e ci dia anche più gente con la testa sulle spalle”.

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Il 16 settembre 2014 La Stampa Montagna, a firma Enrico Martinet, titola La super-funivia che regalerà la sciata infinita. Dopo un discutibilmente scherzoso inizio in cui si dà la “responsabilità” del collegamento alla voglia di cappuccino che notoriamente hanno i turisti e gli sciatori d’Oltralpe, Martinet ci spiega che per ottenere i 530 km di piste c’è un master plan, voluto con forza da Zermatt. Sarebbe il terzo carosello sciistico al mondo, in attesa che si concretizzi una nuova stazione sciistica in Colorado, annunciata come un’enormità e destinata a essere la regina, scalzando l’attuale che è canadese.

Subito dopo Martinet dà conto dell’opposizione, cita Legambiente e il fotografo naturalista del National Geographic Stefano Unterthiner: «Una pazzia».

Ma poi fa parlare il progettista Enrico Ceriani, laureato in Scienze Forestali, che dice: «Il tecnico ha il dovere di non fare danni irreversibili. Ciò che ipotizziamo ha un danno limitato all’ambito paesaggistico, ma con il tipo di funivia prevista, due tronconi con stazione centrale, e campate lunghe con pochi piloni non sconvolgiamo il territorio. Nessuna strada è prevista e noi stessi abbiamo sottolineato come sia improponibile, proprio per l’impatto ambientale, una pista di sci nella parte più bassa, mentre in alto l’intervento sarebbe comunque limitato con un tracciato non più largo di 20 metri».

L’articolista prosegue informandoci che i piloni saranno in numero tra 4 e 5 e il modello della funivia sarebbe il moderno «3S»: cabine da 35 posti. Con un costo intorno ai 65 milioni. Del progetto fanno parte le tre società dei comprensori sciistici (Zermatt, Cervino e Monterosaski) che hanno introiti annuali di 918 milioni. Ancora Ceriani: «L’investimento potrebbe essere sostenuto dalle funivie, così come la gestione senza interventi pubblici».

Il 19 novembre 2014 Mountcity.it pubblicava l’accorata lettera degli Aliprandi, un testo che cerca di fare chiarezza sulla reale importanza del Vallone delle Cime Bianche, quello interessato dal progetto:

Il vallone delle Cime Bianche è anche chiamato vallone Cortot in quanto da esso trae origine il famoso “ru”(canale) costruito in epoca medievale che porta le acque dal ghiacciaio di Ventina sino al Col di Joux con un percorso di circa 25 km. Il vallone, attualmente incontaminato, è percorso da un’antica via di comunicazione, detta via del vino o Krämerthal dai mercanti gressonari, che consentiva in epoca medievale il passaggio delle merci dal bacino della Valle d’Ayas a Zermatt , tramite il colle del Teodulo.

Questo territorio è stato recentemente protagonista di articoli sulla stampa (vedi La Stampa 16/9/2014 e La Vallée notizie 30/8/2014 e 27/9/2014) in quanto c’è il progetto di unire mediante funivia la valle di Zermatt al comprensorio sciistico del Monterosa Ski, cioè le valli d’Ayas, di Gressoney e di Alagna Valsesia, costituendo in tal modo un grandioso “domaine skiable” con 530 km di piste.

Il colle delle Cime Bianche che da Ayas permette di raggiungere la valle di Zermatt, tramite il colle del Teodulo è il punto strategico per consentire questo passaggio. Per la verità gli articoli che abbiamo letto non spiegano bene quale sarebbe il percorso di questa nuova funivia. Un fatto è certo: che gli Svizzeri sono interessati a questo collegamento che con ogni probabilità partirà da Zermatt.

Il progetto di unire Zermatt alla Val d’Ayas non è recente poiché già quaranta anni fa era stato proposto un grandioso sistema di funivie che avrebbe unito Ayas alla Svizzera, passando non solo dalle Cime Bianche ma anche dalla Gobba di Rollin. Il progetto a quei tempi era stato sottoposto al Consiglio Comunale di Ayas che l’aveva ricusato il 30 maggio 1974 con queste parole: “Il Consiglio Comunale delibera di essere contrario ad ogni tipo di intervento che comporti massicci interventi finanziari ed ulteriore aumento rilevante dell’insediamento edilizio” (come risulta dal testo di F. Fini Il Monterosa, Zanichelli, 1979, p. 158-159).

Attualmente il problema si è ripresentato limitatamente al colle delle Cime Bianche che sarebbe inglobato nel comprensorio sciistico di Zermatt e del Monterosa Ski. Giustamente si è osservato che il progetto, se attuato, sarebbe un oltraggio a questo territorio tuttora incontaminato e ancora libero da moderne infrastrutture.

Tuttavia, secondo noi, il problema dell’impatto ambientale non si limita al solo vallone Cortot ma va visto in un’ottica più ampia. Questo nuovo impianto funiviario di portata turistica internazionale sarebbe un’attrazione tale da condizionare tutto l’ecosistema della Valle d’Ayas: come conseguenza ci sarebbe la necessità di aumentare la capacità ricettiva alberghiera, di creare nuovi parcheggi con ovvi sbancamenti di terreno e sconvolgimento del paesaggio. Da ultimo la rete viaria della Valle d’Ayas non sarebbe in grado di reggere questo nuovo flusso turistico.

Chi nella stagione estiva non sarebbe attratto dall’andare in giornata da Champoluc a Zermatt per ammirare la parete est del Cervino? I tour operator avrebbero buon gioco a proporre questa possibilità. L’alta Valle d’Ayas perderebbe così la sua identità e diventerebbe un luogo senza anima al servizio della modernità (e il paragone con la vicina Cervinia è d’obbligo). Comprendiamo che gli interessi economici coinvolti sono enormi e sono a favore di chi vuole la funivia: si avrebbe un aumento notevole del valore dei terreni edificabili e delle strutture ricettive già esistenti.

Il cartello apparso nel 1974
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Siamo legati alla Val d’Ayas, che frequentiamo da cinquant’anni, da vincoli affettivi e anche culturali e il pensiero che possa trasformarsi in una valle di turismo non residenziale ci amareggia. Ci sembra pertinente a questo punto riportare quanto espresso dal Consiglio Comunale di Ayas il 30 maggio 1974: “Ritenuto che il Comune di Ayas debba scegliere un modello di sviluppo che, pur non frenando la crescita e il benessere, dia tuttavia la possibilità alla popolazione residente di controllarne gli effetti…”. Sagge parole e ci auguriamo che il buon senso dimostrato dagli amministratori di Ayas quaranta anni fa sia ancora presente e non venga condizionato da fattori economici che in questo progetto sono prevalenti.

Un referendum tra gli abitanti di Ayas sarebbe la soluzione più democratica per accettare o rifiutare questo sconvolgimento ambientale”.

 

La Stampa Aosta del 30 novembre 2014, a firma Stefano Sergi, titola Collegamento in funivia tra Cervino e Monte Rosa: un referendum per decidere e sostanzialmente riprende la lettera degli Aliprandi pubblicata da Mountcity.it dando valore all’idea del referendum.

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Nel frattempo scopriamo che era stato creato su Facebook un profilo intitolato Quelli che vogliono il collegamento da Valtournenche a Champoluc – Squadra sportiva, che assomma a oggi la bellezza di 903 “mi piace”.

La serietà della questione non ci fa sbellicare dalle risate, però per alleggerire le nostre fondatissime preoccupazioni vale la pena di sfogliare quanto scritto da questi signori:

15 novembre 2012
A quando il progetto? meglio spenderli lì che gettarli in quelle fabbriche che dopo 2 anni chiudono.

8 agosto 2012
Zermatt guarda verso il Monterosa
di Rino Galeno (Neveitalia)
A nord del Cervino va di moda guardare verso Sud. Sono sempre di più quelli che tra i visitatori di Zermatt decidono di attraversare il confine per visitare le piste di Cervinia e Valtournenche. Una volta gli sciatori attraversavano il confine per gustare il pranzo nei ristoranti italiani di Cervinia, oggi lo fanno soprattutto perché attraversare la frontiera sugli sci è una moda, una delle principali attrazioni che caratterizzano le località alla moda.
Secondo Christoph Bürgin, presidente del villaggio alpino di Zermatt, costruire qualche cosa che vada oltre i 300 Km di piste di Zermatt/Cervinia/Valtournenche e si estenda verso il comprensorio italiano del Monterosa Ski manderebbe in visibilio i frequentatori di Zermatt e potrebbe creare intorno al Cervino e al Monterosa il primo carosello di piste in Europa con un’offerta di piste intorno ai più bei 4000 delle Alpi senza uguali al mondo.
Lo studio potrebbe prevedere un collegamento ferroviario tra la valle di Ayas e Zermatt che passi per Saas Fee e di una cabinovia che attraversi il Lyskamm. Al di sopra delle Alpi hanno già investito 400 mila franchi in questo studio e si pone l’accento sulla sostenibilità del progetto. Il costo dell’impianto di collegamento in quota sarebbe di circa 30-40 milioni di franchi, una cifra non impossibile visto che Zermatt negli ultimi dieci anni ha investito nello sviluppo del comprensorio oltre 350 milioni.
Del resto fino a qualche anno fa anche dal lato italiano si parlava insistentemente di un collegamento ferroviario Monterosa Walser Express che mettesse in comunicazione sciistica il Monterosa e il Cervino attraverso un collegamento ferroviario tra Macugnaga – Monte Moro e lo Schwartzberghorn. Un secondo tratto avrebbe poi messo in comunicazione Macugnaga con Alagna passando sotto il Turlo lungo la linea del “Grande Sentiero Walser”, che oggi collega tutte la vallate di quell’etnia, dal Vallese fino al Voralberg.

9 agosto 2012
Stefano Cerutti: Aspettiamo con trepidazione!
Andrea Barabino: E vai!

23 gennaio 2013
Vincenzo Di Ciancia: Sarebbe il top…

9 luglio 2013
Sergio Viot: Magari!!!

10 luglio 2013
Stefano Gorret: Unico sistema per rilanciare l’area italiana! Sarebbe un sistema intelligente di mobilità alpina e sviluppo culturale. Si potrebbero fare tanti passi avanti pur sempre rispettando l’ambiente (la telecabina che attraversa il Lyskamm è discutibile).

7 aprile 2014
Collegare Cervino e Monte Rosa? Ci pensa una società canadese.
Con un ribasso del 37% la società canadese Ecosign Mountain Resort Planners Ltd di Whistler (British Columbia/Canada) si è aggiudicata l’appalto per la realizzazione dello studio urbanistico ambientale e dell’analisi degli effetti territoriali e socioeconomici dell’integrazione dei trasporti tra Zermatt, Valtournenche, Ayas e Gressoney.

Il valore dell’appalto era di 149.485,31 euro ed è stato aggiudicato a 94.175,75 euro. Il master plan – che comprenderà le soluzioni per possibili collegamenti con gli sci, a piedi e stradali – dovrà essere consegnato entro fine dicembre 2014. Successivamente sarà portato all’esame dei quattro Comuni, che dovranno decidere quali scelte adottare e cercare i relativi finanziamenti.

3 settembre 2014: Ma questi ecologisti… andranno al lavoro in bici e non useranno i cellulari?
Ma!!!!!!! O solo per gli altri?

4 settembre 2014: Le strade, le super strade, le circonvallazioni sono sempre state osteggiate, ma ora con il senno di poi… forse dovevamo farlo da…

30 ottobre 2014: Ecologista… SEMPRE… contro lo sviluppo turistico… MAI!

4 dicembre 2014
Franco Carrozza: Ioooooo lo vorreo…!

4 dicembre 2014
André Tamone: Anche iooo!

4 dicembre 2014
Quelli che vogliono il collegamento da Valtournenche a Champoluc: Noi della Valtournenche tutti!

4 dicembre 2014
Quelli che vogliono il collegamento da Valtournenche a Champoluc: Anche a Zermatt!

14 dicembre 2014
André Tamone: Anche ad Ayas molti lo vogliono! Anche Gressoney e Alagna! Ma anche in giro per la Valle d’Aosta tutti lo vogliono!

6 dicembre 2014
Marco Batti: Sarebbe bellissimo!

7 dicembre 2014
Quelli che vogliono il collegamento da Valtournenche a Champoluc: János Szent-Halny Keresztes, sei un disfattista senza saperlo… immagino che del turismo non te ne frega un bel niente!

7 dicembre 2014
Luca Mancianti: Il discorso chiaramente non è legato solo al collegamento dei comprensori, ma alla riqualificazione totale dell’offerta, a partire dalla ricettività, i megacomprensori dati alla mano, sono al giorno d’oggi, tempo di crisi, gli unici che generano attrazione internazionale e nazionale… gli italiani che più di altri hanno meno disponibilità da spendere preferiscono farlo in comprensori all’avanguardia che garantiscono certi standard, la spesa è più elevata ma poi nemmeno più di tanto…
A livello sportivo abbiamo le piste più belle del mondo, abbiamo il versante alpino baciato dal sole e nella sua interezza… va sfruttato conservando la bellezza… l’hanno capito BENE in Alto Adige oramai da anni… ripeto!!

7 dicembre 2014
Enrico Albano: Mi spiegate perché sulle piste più belle del mondo da anni e anni non vengono mai organizzate gare di Coppa del Mondo? I valligiani sono come i liguri: hanno tra le mani un patrimonio enorme ma non lo sanno sfruttare. Offrono costi altissimi e pochissimi servizi. E lo dico da frequentatore di entrambi i luoghi da oltre 40 anni. E da favorevole al collegamento. Il futuro sono i grossi comprensori ben gestiti, con offerta variegata e con auto ferme in garage…

10 dicembre 2014
János Szent-Halny Keresztes: Se la cultura e la competenza delle gestioni locali fosse stata diversa, in altre parole se si fosse in Canada o in Svizzera con i loro risultati, sarei favorevole al collegamento. In Alto Adige arrivano a proibire lo sci fuori pista quindi lasciamo perdere, e comunque là ci sono altri assistiti furbetti… Ma con i fatti alla mano di 60 anni di industria del turismo montano in generale e specialistico alpinistico e invernale in Ayas e dei suoi 34 anni di Comprensorio, non mi fido. Quindi disfattista lo dite in famiglia vostra. Capre.

13 gennaio 2015
Carlo Degli Innocenti: E’ vero, io sono genovese ma più che i valligiani direi i valdostani, che non paiono proprio maestri nel saper trattare la gente che porta loro denaro. Infatti i genovesi vanno in posti come Sestrière o Salice d’Ulzio che nulla hanno a che vedere con la montagna, ma sono di moda e sono stati venduti bene e quindi pronti ad esser sfruttati dalle pecore. Ritengo che il collegamento, se ben fatto, possa far si che specialmente il turismo straniero possa scoprire vari posti, semplicemente sciando e magari soggiornando anche per una sera in uno dei posti che ha potuto vedere. E’ certamente un turismo diverso dal turismo italiano caciaroso del week end che arriva in un posto, in auto, per poi ripartire la sera, senza portare alcun valore aggiunto alla località che non va nemmeno a visitare; va li perché c’è neve e quindi può sciare (male) e mangiare il panino a mezzogiorno. Certamente uno o due impianti possono avere un certo impatto ambientale ma ritengo che, nella fattispecie, sia un prezzo da pagare. A quel Keresztes che invece scrive come depositario della verità assoluta e si permette anche di insultare gli altri, che non la pensano come lui, non rispondo nemmeno.


Considerazioni finali
Possiamo dolerci e compatire queste frasi, questi pensieri: non di meno sono opinioni di cittadini come noi. Non dobbiamo smettere di operare perché l’intelligenza l’abbia vinta sugli egoismi e sulla cecità di visuale verso il futuro.

L’impressione che tutto questo agitarsi dipenda soprattutto dalla segreta speranza che l’aggressività economica svizzera contagi la nostra palude stagnante si fa ogni giorno più forte.
La certezza che gli svizzeri di sicuro non ci regaleranno nulla è la nostra arma più forte in questa vicenda tra ricchi e poveri. Alla fine questo apparirà chiaro anche a chi adesso va spargendo sicurezze.

Il vallone delle Cime Bianche si allunga verso il colle omonimo
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Resta il fatto incontrovertibile che la progettata funivia tra Zermatt e la Val d’Ayas rappresenta una minaccia per il paesaggio del meraviglioso vallone delle Cime Bianche e dell’alta Val d’Ayas. Saint Jacques diventerebbe certamente un gigantesco posteggio di auto o, nel caso si mettessero delle navette, un agglomerato di case senza senso. L’attuale comprensorio del Monterosa Ski è già invasivo a sufficienza, con piste per tutti i livelli e siamo contrari a un ulteriore allargamento. Vorrebbe solo dire trasformare la valle in un cantiere per parecchie stagioni, con disagi per i residenti e per i turisti, nonché alla fine avere un carosello che darà il colpo definitivo a ciò che di poco compromesso a sud del Monte Rosa è ancora rimasto.

L’idea del referendum, indubbiamente democratica, a mio avviso non è da appoggiare. Non tanto perché potrebbero vincere i sì agli impianti, quanto perché da tempo stiamo aspettando un segnale da parte delle Amministrazioni di abbandono del facile sentiero che ti porta direttamente al baratro per scegliere invece un’erta difficile e faticosa verso la salvezza. Da tempo aspettiamo uno sguardo al futuro che superi l’anno in arrivo.

Non dimentichiamo che la nostra terra non è un’eredità dei nostri antenati, bensì un prestito fattoci dai nostri figli (non ricordo chi lo ha detto…).

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Il Vallone delle Cime Bianche ultima modifica: 2015-04-24T06:35:07+00:00 da Alessandro Gogna

10 thoughts on “Il Vallone delle Cime Bianche”

  1. 10
    Matteo says:

    Egregio sig. Pelosi, riesce a dire una quantità di fregnacce abbastanza impressionanti!

    Lo sci da discesa è uno sport in via di estinzione in costante calo di utenti e giornate sciabili e che sopravvive solo grazie agli incentivi statali.

    Il vallone delle cime Bianche è ben lungi da essere abbandonato. Ci sono stato giusto l’anno scorso con le mie figlie e ho incontrato almeno una ventina di persone che lo percorrevano o che scendevano dal bivacco città di Mariano. Peraltro è anche inesatto che sia abbandonato dalla pastorizia, visto che all’imbocco dello stesso abbiamo incontrato un bel branco di vacche da latte guardate da un simpatico nordafricano. Certo non ci sono quad, bar e piste di downhill, che credo siano il suo metro di misura della frequentazione.

    Giusto per mettere le cose in chiaro, io sono stato sul monte Nery, sul  Tournalin (grande e piccolo), sulla becca Torché e su quella di Vlou (per 2 vie differenti) e ho anche traversato la cresta da Periasc fino ai laghi Palasinaz o dalla Portola fina al bec di Nanaz. Sono tutti posti bellissimi e senza nessuno, ma questo non dà certo il diritto di renderne un altro un merdaio

  2. 9
    Alberto Benassi says:

    ”  Io che amo la montagna ci vado e trovo li quello che cerco, quando quello che cerco e’ il territorio incontaminato, mentre se voglio citare cerco il mega comprensorio, senza pensare di avere distrutto nulla.”

    E quanto resisteranno questi luoghi incontaminati che citi nel futuro?

     

    A quando altri da te amati  megacompresori in questi luoghi?

     

    Basterà solamente che ci metta gli occhi addosso qualche imprenditore e qualcun’altro…e sarà solo questione di tempo e di soldi.

     

    “sbandierato da tutti gli ambientalisti da 4 soldi”

     

    Ti ha per caso  offeso qualcuno ??

    Meglio avere in tasca “4 soldi” che averne tanti di più ma fatti distruggendo.

  3. 8
    Alessandro Pelosi says:

    Mi fa tanto dispiacere leggere articoli a proposito della necessita’ di salvaguardia di un ambiente incontaminato (ma davvero?) a prescindere da quelle che sono le necessità economiche e di sfruttamento del territorio da parte della comunità locale. Oggi l’ambiente montano non sopravvive ne con la pastorizia ne con il turismo estivo, men che meno con quello dolce tanto sbandierato da tutti gli ambientalisti da 4 soldi i quali sono solo alla ricerca di battaglie perse da combattere al fine di raggranellare finanziamenti con cui pagarsi lo stipendio. Siamo d’accordo, anche questo e’ un modo per campare, ma la nostra sopravvivenza non dovrebbe essere di tipo distruttivo.  Semplicemente quello he vine chiamato turismo dolce non ha i numeri (espressi con almeno 9 cifre dopo uno strano simbolo che assomiglia ad una E) dalla propria parte, mentre l’unica attività in grado di supportare la popolazione residente in ambienti montani e’ e rimane il turismo di massa (circa 25 posti letto ad abitante, sono il minimo per sopravvivere) ed il turismo di massa si chiama Sci da Discesa, fine! Non ci sono altre vie verso la salvezza, ce n’e’ una sola, e pure complicata da percorrere in quanto estremamente competitiva, se non si compete con i megacomprensori in realizzazione in Austria, stati Uniti, Russia, Giappone, Cina, India etc… si perde l’unico ed ultimo treno valido, gli svizzeri, che sono molto più’ attenti di noi alle problematiche ambientali, lo sanno benissimo e stanno facendo tutto il possibile per competere. Il resto sono chiacchiere.  In ogni caso, stiamo parlando di un valgono assolutamente abbandonato, sia dalla pastorizia sia dal turismo in quanto l’assenza di infrastrutture e la lunga camminata necessaria per percorrerlo lo ha relegato a protagonista di tante chiacchiere da bar, ma in realtà da quelle parti non ci va più nessuno. Chi cerca la montagna incontaminata ha decine di valloni e cime interessanti per se stesso in totale solitudine, vorrei sapere chi tra questi pseudo ambientalisti abbia mai scalato le tre dame di Challand, il Mont Nery, Il Grand Tournalin o simili.  Io che amo la montagna ci vado e trovo li quello che cerco, quando quello che cerco e’ il territorio incontaminato, mentre se voglio citare cerco il mega comprensorio, senza pensare di avere distrutto nulla.

  4. 7
    Alberto Benassi says:

    caro Sig. Carlo Marcoz perchè le marmotte non hanno diritti?? solo Lei ha e quelli come lei hanno diritti?

    Forse le marmotte in quei luoghi c’erano prima di Lei Sig. Marcoz.

  5. 6
    Mountain Wilderness Italia says:

    CIME BIANCHE – LA GRANDE MISTIFICAZIONE
    Con la presentazione pubblica dello studio di fattibilità del collegamento funiviario fra la Val d’Ayas e Breuil-Cervinia è scattata l’operazione di grande mistificazione sulla reale portata della proposta.

    I proponenti si sono soffermati sulle caratteristiche del tronco in quota, senza evidenziarne gli aspetti di alterazione paesaggistica in un contesto di assoluta naturalità e, in particolare, sorvolando del tutto sull’impatto enorme che sarebbe generato dal primo tronco con telecabina sull’intera testata di valle e dalla ipotizzata pista di sci fra il Colle superiore delle Cime Bianche e la stazione intermedia. Si è arrivati a dire che una pista di 30 metri avrebbe il merito di convogliare gli sciatori in una fascia ristretta del territorio, quasi fossimo in presenza di frotte di sciatori che percorrono in lungo e in largo un vallone che non è sciabile!

    Sul piano economico, si fornisce il costo del solo impianto di risalita e non si fa neppure cenno agli investimenti necessari alla realizzazione della supposta pista nella parte alta del vallone delle Cime Bianche, per quella di rientro fra l’arrivo dell’attuale funicolare a Ciarcerio e la partenza a Frachey, per la creazione di nuovi parcheggi a Frachey e Saint Jacques in sostituzione degli attuali, che sarebbero in buona parte occupati dalla nuova stazione di partenza. Soprattutto non si è parlato degli investimenti necessari per rinnovare gli impianti in scadenza o spesso fermi per vento nei comprensori del Breuil e del Monte Rosa: almeno altri 40 milioni.
    Si pensa di aumentare ancora di più il costo dello skipass?

    Peraltro, alla richiesta di conoscere quanti siano i giorni di chiusura per vento nessuno dei relatori ha ritenuto di dare risposta.
    Insomma, gli incontri con i residenti dei Comuni coinvolti non hanno fornito risposte alle molte incognite che il progetto solleva.

    Imbarazzante, poi, l’atteggiamento del sindaco di Ayas, che, tra il serio e il faceto quasi fosse alla presentazione di una serata di cabaret, ha annunciato di essere disposto a sacrificare la straordinaria ricchezza del vallone delle Cime Bianche sull’altare del miraggio dei ricchi dello sci.

    Infine, è stato inviato alle famiglie un questionario, un perfetto esempio di tentativo di manipolazione delle opinioni, con le domande poste in modo tale non solo da orientare la risposta, ma da far apparire un’idiozia un’eventuale risposta negativa.

    Le domande contengono poi una serie di affermazioni quantomeno inesatte.
    Come si fa a parlare di terzo comprensorio sciistico a livello mondiale quando proprio a questo impianto manca la parte sciabile, o di utilizzo estivo: in più, l’intervento bloccherebbe una domanda in forte crescita, di turismo sostenibile, alla ricerca della tranquillità e della natura incontaminata.

    Sono solo alcuni esempi di quanto fuorviante sia il modo in cui le domande sono poste. Il questionario, poi, è indirizzato ai capifamiglia, e se ci fossero in famiglia opinioni diverse chi prevale? Si tira a sorte? E questo sarebbe il modo di sentire davvero l’opinione dei cittadini, e di metterli in grado di valutare opzioni diverse?

    Abbiamo espresso da subito contrarietà al progetto Cime Bianche. Tanto la presentazione del master plan (che comunque non è stato ancora reso pubblico) che le modalità di coinvolgimento dei cittadini confermano le opinioni che avevamo espresso nell’ottobre del 2014: si tratta di un intervento devastante per l’ambiente, che non porterebbe ulteriore sviluppo, e che si vuol far accettare a tutti i costi ai cittadini, anche cercando di mistificare la realtà e manipolarne l’opinione.
    Tutto questo per noi è inaccettabile.

  6. 5
    Giovanni Consigli says:

    Io frequento la Valle d’Ayas dal 1967 e mi ricordo bene cos’era questo angolo di paradiso quando l’unico impianto di risalita ivi esistente era la “ovovia” del Crest (non c’era nemmeno ancora la seggiovia di Alpe Ostafa … Ricordo l’amenissima passeggiata dal Crest a Resy attraverso il meraviglioso villaggio walser di Soussun e l’Alpe Ciarcerioz. Tutto su sentiero. Non c’era una strada, non quella del Pian di Verra, nemmeno quelle di Barmasc e di Mandrou, per non parlare di quella del Vallone di Nannaz o il disastro che ha rovinato per sempre il Vallone della Forca e tutta la zona del Sarezza. Ricordo gli alpeggi palpitanti di vita e di animali al pascolo, in particolare l’Alpe Mase e quella di Ventina, proprio sulla via del Colle Superiore delle cime Bianche. Ricordo che al colle inferiore non c’era nulla, non un impianto, non un fabbricato, bulla … solo la natura. A Champoluc non c’erano ancora gli orrendi casermoni degli anni ’70, copie brutali dei ghetti periferici di Milano o Torino …L’autostrada della Valle d’Aosta arrivava solo a Ivrea e venendo da Milano bisognava fare la strada normale lungo il lago di Viverone. Si andava nei rascard a comperare burri e fontina, per andare in montagna SI CAMMINAVA. C’erano 13 itinerari segnalati, dal numero 1 (Monte Zerbion) al 13 (Colle e laghi Palasina). Nel 1968 Gianfranco Bini, pubblicando il suo splendido volume fotografico “Ayas” lanciava già l’allarme sui nefandi effetti che lo sviluppo turistico e la fame di denaro facile avrebbero avuto sulla Valle, cambiandone il volto e rovinandone l’ambiente. Il lato sinistro orografico, oramai, è “perso”, se penso a quel ridicolo trenino che da Frachey sale al Ciarcerioz, dove una volta pascolavano le mucche e dove ci specchiava nelle acque del laghetto omonimo, mi viene da piangere. Un disastro … Il ventilato progetto di scempio del Vallone di Cortoz sarebbe solo la pietra tombale su quella che fino a ieri era una delle meraviglie di Italia. Io già ad Ayas non ci vado più, soffro troppo facendo il paragone con i miei ricordi di bambino e quello che vedrei oggi … è un vero sfacelo. Anche in alta montagna si sono sbozzarriti con orrori tipo il nuovo (1980) rifugio Sella, un pugno nello stomaco per chi arrivi alla partenza delle escursioni sui ghiacciai o il Guide d’Ayas … Io il Polluce l’ho fatto dal rifugio Mezzalama, quello sì un rufugio di montagna.
    L’avidità, la sete di denaro purtroppo la vincono sul buon senso e tutti questi signori che si agitano in favore della “modernità” (i commenti che ho letto qui sopra sono semplicemente stomachevoli) se ne accorgeranno presto, ma anche tardi, quando lo scempio sarà compiuto e sarà impossibile tornare indietro. Io almeno, posso dire di avere visto Ayas incontaminata e pura, ho compassione di quelli che ne vogliono fare un luna park o una brutta copia delle luride città da cui essi provengono, ho compassione della loro ignoranza e della loro arroganza, del loro ergersi a giudici su cosa sia bene e cosa sia male senza nemmeno avere un briciolo di considerazione perun ambiente già stravolto e minacciato. Sono solidale con tutti quelli che si sono battuti e ancora si battono (senza speranze) per salvare questa valle dal totale disastro ambientale.

  7. 4
    Francesco Annovazzi says:

    Premesso che non mi preme granchè di quelle zone in quanto le ritengo purtroppo ormai “perse”…soffocate come sono dal dedalo di impianti di risalita mi preme solo sottolineare alcune cose per il solo interesse di chi quei luoghi, al contrario di me, ancora li ama! In primo luogo mi inquieta la mancanza del senso della “misura”…il comprensorio è già enorme così com’è (con un danno già perpetrato inestimabile) che necessità c’è di ampliarlo ancora?? In secondo luogo faccio un appello al rispetto della legge…e a tal proposito non dimentichiamoci i vincoli della Rete Natura 2000…! Se non vado errato (i luoghi li conosco ma non li frequento non amandoli affatto) l’area interessata dagli impianti risulterebbe soggetta ai vincoli della direttiva Habitat che risulta particolarmente intransigente in fatto di impianti di risalita…
    Benchè fossero luoghi bellissimi fino a tutto il primo dopoguerra, il paradosso ora è che, personalmente, anche se a due passi c’è il Monte Rosa, trovo mille volte più bella la modesta Valgrande…

  8. 3
    Carlo Marcoz says:

    Non ho mai letto tante idiozie, si vuole un territorio incontaminato per chi ? forse per le marmotte? sarebbe il completamento di uno se non del più bel comprensorio sciistico del mondo e non venite a dire che gli svizzeri ne trarrebbero il maggior vantaggio ,con il nuovo impianto sarebbero collegate Alagna, Gressoney, la valle d’Ayas, Valtournenche, Cervinia che mi risultano essere in Italia. La traversata dal colle delle cime bianche a Champoluc è bellissima ,anche se non molto ripida e tutte le volte che l’ho fatta con amici e clienti ho ricevuto solo complimenti, peccato che da Champoluc per raggiungere Cervinia bisognava prendere 3 pulman!.

  9. 2
    Alberto Benassi says:

    Francesco giusto commento.

    La valorizzazione non passa attraverso la distruzione.

  10. 1
    Francesco Annovazzi says:

    Ho già sentito troppe volte la solfa dei “locali” che con le proprie esigenze di campare giustificano ogni cosa inseguendo la vita “comoda” di quelli di fuori che accusano di venire a sconvolgergli i piani a casa “loro”…BAGGENATE!!
    La terra e le sue risorse sono di tutti…e tutti hanno il dovere e il diritto di dire la propria quando si parla di ambiente…che si sia nati a 50metri o a 10.000 kilometri di distanza…!! Molte volte è più lucida l’opinione disinteressata di un forestiero che l’interesse personale di un locale che spesso considera solo il proprio orticello!
    Il forestiero fa comodo quando porta i soldini, anche a scapito di quello che hanno costruito i nostri avi, ma è un cattivone quando mette i bastoni tra le ruote e cerca di aprire gli occhi su un mondo che ha bisogno di altre soluzioni per valorizzare le montagne…!!

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