In quota

In quota
di Mariana Zantedeschi
(con il contributo essenziale di Francesco Chitarin)

L’essere più antico è Dio, perché non generato
Il più bello è il mondo, perché opera divina
Il più grande lo spazio, perché tutto comprende
Il più veloce l’intelletto, perché passa attraverso tutto
Il più forte la necessità, perché tutto domina
Il tempo è il più saggio di tutti, scopre sempre tutto

(Talete – VI sec. a.C.)

In quota, io che dubito, sento il Divino. In quota sento che è da millenni che il mondo è bello così, come io l’ho trovato. In quota, di notte, sento di essere parte di questo immenso spazio. In quota sento la mente più presente, senza filtri. In quota sento forte l’istinto di sopravvivenza: la necessità prima. In quota sento che bisogna ascoltare un tempo che scorre senza orologi.

Bivacco Colombo, Col de la Mare, Cevedale

In quota la natura è fatta di tre elementi: acqua, aria e pietra. L’acqua è dura, a volte poco a volte tantissimo. L’aria non nutre, perché l’ossigeno non è molto, e anzi spesso sferza con folate taglienti. La pietra è fredda e ruvida. Il fuoco è lontano e non ha mezze misure, disidrata o scarica energia. La natura lassù è primordiale.

In quota siamo viandanti veloci, non possiamo restare a lungo perché non siamo di casa; rappresentiamo una natura diversa, che là non può mettere radici. Lassù siamo ospiti temporanei ed estranei.

Il Canalone Neri. Foto: www.4810mdiblablabla.wordpress.com

La quota mette completamente a nudo. A nudo con noi stessi, perché non ci possiamo imbrogliare: la paura, la fatica, lo spavento, la spossatezza se arrivano ci imbrigliano. Se cerchiamo di ingannarci rischiamo grosso. A nudo con il compagno di cordata, perché non riusciamo a fingere: se abbiamo un tentennamento, se ne accorgerà, se siamo sicuri sui nostri passi, lo sarà di più anche lui. A nudo con la natura, perché siamo noi e lei, e nessun altro: lei gioca in casa, e la regola “fai come fossi a casa tua” non vale. Siamo costretti a tornare esseri primordiali, scavandoci dentro per recuperare l’istinto di sopravvivenza, se da quelle lande desolate di ghiaccio vogliamo fare ritorno. In quota le bugie sono dirompenti e la verità è pronta a sbugiardare il nostro eroismo.

Lassù ci trasformiamo, corpo, mente e spirito. Il corpo si spreme ed è tutto teso a resistere, caccia fuori energie che non credevamo. Tifa per noi, altrimenti anche lui perde la battaglia. La mente produce sensazioni essenziali, scarne, nude, poche, precise, istintive. Si priva delle elucubrazioni della pianura, non c’è posto, non c’è tempo. Lo spirito è libero e leggero, si è dimenticato della pesantezza che a volte, in altri luoghi, lo affanna.

Salendo verso la cima, come l’aria, siamo più vuoti, sottili e trasparenti, per qualche ora o giorno incarniamo l’essenziale. È così che scendendo, sappiamo di noi qualcosa in più: leggerci dentro, quando siamo nudi senza fronzoli, è più semplice.

La quota, quando è alta, è bellissima.

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In quota ultima modifica: 2017-05-08T04:59:46+00:00 da Alessandro Gogna

2 thoughts on “In quota”

  1. Bello e vero.
    Rappresentiamo una natura diversa, ma vorrei portarmela appresso nella quotidianità la quota.
    La tua mamma

  2. I numeri esistono senza bisogno di dei o altro.
    Loro danno vita alla matematica e la matematica alle scienze.
    La vita non può prescindere da loro.
    Non sono mai né nudi, né vestiti.
    Fra loro ci sono i primi, ma sono tantissimi, anche loro infiniti.
    Loro sono bellissimi!
    Loro sono il puro astratto e l’infinito è uno di loro.

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