Intervista ad Adam Ondra

Intervista ad Adam Ondra
di David Pickford
traduzione in italiano dell’intervista apparsa su Climb n. 113 www.climbmagazine.com

Il 21enne Adam Ondra, della Repubblica Ceca, è il più bravo sport climber della storia. Le realizzazioni di questo giovane e modesto di Brno (5 febbraio 1993) sono così tante e così impressionanti da non poter essere incluse in questo articolo (vedi http://it.wikipedia.org/wiki/Adam_Ondra).

Certe salite, comunque, sono eccezionali. Dopo aver fatto il suo primo 8a a nove anni, fece onsight un 8a+ e poi il suo primo 9a a soli dodici anni. Poi nel 2010, durante le vacanze scolastiche, fece in Madagascar Tough enough (370 m, 8b+, in giornata), la prima delle molte salite multipitch che realizzò in seguito.

Più recentemente, Adam ha spinto oltre i limiti dello sport climbing, all’inizio con la sua prima di Change, il primo 9b+ al mondo, in Norvegia nel 2012 e poco dopo con la salita flash di Southern smoke direct (9a) a Red River Gorge, Kentucky, la prima salita flash di questo livello. Nel febbraio 2013 riuscì su La Dura Dura (9b+, Oliana, Spagna), al momento la più difficile sport climb del mondo. Molto recentemente ha fatto il suo primo 9a onsight nei Paesi Baschi. Fino ad adesso Adam ha salito più di 80 vie di 9a e oltre, inclusi tre 9b+. Nel suo carnet sono anche due dei più difficili boulder, Gioia e Terranova.

Studia economia all’università di Brno. In aprile scorso Adam è stato in Gran Bretagna, quindi ho potuto parlare con lui di vita, arrampicata e di tutto ciò che lo interessa: anche di ciò che vorrebbe fare in futuro.

Adam Ondra
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Hai fatto scalate in tutto il mondo, e adesso sei qui in UK per la terza volta, a scalare su gritstone per la prima volta. Perché ti interessa l’arrampicata britannica?
Primo, perché mi piace conoscere la storia dell’arrampicata, e qui in UK di storia ne avete fatta tanta. Anche perché non penso proprio che le vostre scalate abbiano nulla da invidiare a quelle francesi o spagnole. È differente, l’arrampicata su calcare qui è di un noioso e monotono color grigio, ma i movimenti che richiede sono bellissimi. In più, vengo da un posto con poche zone di arrampicata, perciò dovunque io sia di solito mi piace. Tutto può essere interessante. Arrampicare su roccia perfetta, pulita, a volte può essere noioso. Una volta un amico mi ha chiesto se c’era qualche posto che non mi piaceva. Dovetti ammettere che era difficile trovarne uno.

Nel 2012 hai fatto la seconda salita di Overshadow (9a+), la più difficile sport climb in Gran Bretagna. Mi risulta che ti prese più giorni (7), più di ciò che normalmente impieghi per fare salite di quel livello. Il calcare qui in UK è più impegnativo che, diciamo, in Spagna?
È più impegnativo o, per dirla in altro modo, devi essere un climber migliore. Il beta (cioè le informazioni su una salita) è più difficilmente reperibile, e le vie possono essere più “boulderose”. Per fortuna sono abituato a questa roba, perché anche dalle mie parti è così. E Overshadow è proprio tirata, anche se non è 9b.

Tu stavi provando Hubble a Raven Tor. Una bella via per il suo tempo, vero?
Assolutamente bella, davvero. A parte l’aspetto estetico, i movimenti sono forti… e difficili! Sono sicuro che a quel tempo fosse IL problema, sia di boulder che arrampicata. Se consideri Hubble un 8b+ boulder, Ben Moon era proprio avanti. L’ho provata in tutto tre volte. La prima dopo la World Cup di Sheffield, stavo provando Mutation (9a), ma non ce l’ho fatta su Hubble. Ci ho riprovato nel 2011, ma ero un po’ stanco e dovevo prendere l’aereo quel giorno. E, l’ultima volta, sono caduto tre volte proprio alla fine, davvero frustrante. Avevo la scusa di aver dormito poco dopo una giornata faticosa. Sono riuscito a consolidare bene la prima parte, poi però cadevo. Frustrante, ma questo non m’impedisce di dire che Hubble potrebbe essere 9a.

Come hai trovato le vie di gritstone in UK?
Bello ed elegante. Somigliano all’arenaria ceca come stile di arrampicata, sebbene in dimensione un po’ inferiore. Non ho salito nulla di super terrificante. Mi è stato detto che materiale prendere e mdove piazzarlo. Avevo poca esperienza trad, perciò quello mi ha aiutato di sicuro. Alla fine ero abbastanza rilassato, eccetto per Messiah (E6/7), dove ho lottato un bel po’ per proteggermi. La più bella è stata Master’s Edge.

Adam Ondra quindici minuti prima di chiudere onsight Golden Ticket a Red River Gorge, Kentucky
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Io ho scalato a Teplice in Repubblica Ceca qualche anno fa e mi sono stupito di quanto siano impressionanti le salite. Mi colprono le somiglianze con la scalata in UK. Pensi che l’essere nato in quell’ambiente ti abbia aiutato?
Sono cresciuto in quella parte del mio paese dove ci sono falesie di calcare simili a quelle britanniche, ben chiodate. Quel calcare liscio, a zero aderenza, mi ha insegnato molto perché, se padroneggi quella roba, tutto ti sembra più facile. Ma naturalmente ho scalato tanto sull’arenaria ceca, e lì ho imparato a padroneggiare la paura.

Hai cominciato a scalare con i genitori, entrambi esperti climber. Quanto è stata importante la loro influenza mentre eri piccolo e crescevi?
Sono sempre stato individualista. Volevo fare quello che volevo fare, odiavo che mi dicessero cosa dovevo fare. I miei sono sempre stati un grande supporto, ma non sono mai stati i miei allenatori. Da loro comunque ho imparato un mucchio, specialmente lo stile dell’essere un climber.

A che punto hai cominciato a scalare seriamente fuori?
Ho cominciato proprio da piccolo, in molti posti, ma seriamente direi a sei anni.

Ti ricordi una via in particolare dei tuoi primi tempi?
Ricordo bene una delle prime vie che ho fato da primo. Era un 6b, avevo sette anni, e per la mia altezza c’era qualche run-out. Un adulto si aggancia prima del passaggio, un bambino no. Prima l’ho fatta in top rope, convinsi i miei che non sarei caduto, e a quel punto la feci.

Adam Ondra sale a vista Il Domani (9a), Paesi Baschi
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Quali pensi siano le cinque salite più importanti dell’arrampicata sportiva?
Wall Street nel Frankenjura (il primo 8c al mondo), Hubble a Raven Tor (il primo 8c+), Action Directe nel Frankenjura (il primo 9a), Biographie a Céüse (il primo 9a+, da lui salito in seguito all’intervista, agosto 2014, NdT) e Jumbo Love a Clark Mountain (il primo 9b).

Nell’ultimo anno e mezzo, tu hai stabilito il primo 8b+ al mondo con Change in Norvegia, poi con La Dura Dura in Spagna, dello stesso grado ma anche più dura. Entrambe le salite ti hanno preso settimane di sforzi. Quanto lontano pensi di poterti ancora spingere?
Con il livello cui sono ora, non penso di poter progredire ancora molto. Penso di poter fare dei 9b+ più velocemente… magari riuscire su un 9c.

Cosa ti soddisfa di più, una durissima RP o una durissima onsight?
È differente. Una RP potrebbe dare maggiore profondità di emozione, dato che ci metti del tuo per tanto tempo. Una onsight può anche esserci per coincidenza, e allora la soddisfazione può essere intensa, ma di breve durata. Però se raggiungi un obiettivo come ho fatto con Il Domani (un 9a in Spagna), che avevo in testa da tanto tempo, allora cambia tutto, l’emozione è simile a quella della RP.

Qual è il segreto per fare RP dure, se ne puoi riferire uno?
Sta tutto nel convincerti che la via è possibile. Però dev’esserci qualche ragione oggettiva per fartelo credere. Prova a trovarla. Oppure allenati di più e torna dopo.

Nel 2012 hai salito Gioia di Christian Core (8c+), in Italia, uno dei più duri problemi boulder al mondo. Pensi di poter progredire ancora in quel campo?
Penso di poter fare qualcosa di più nel boulder, magari non in termini di grado, ma più difficile comunque. Lavorare su una via dura di arrampicata sportiva mi motiva di più, in questo momento. È più facile da graduare, normalmente è una linea più ispirante ed è meno dipendente dalle condizioni e dalla pelle delle dita.

Adam Ondra sale su Change (9b+), Norvegia
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Per la tua età, sei uno tra quelli che ha girato di più al mondo. Puoi spiegare perché viaggiare in posti sempre nuovi e con differenti stili sia così importante nella vita di un arrampicatore?
L’arrampicata è una parte importante di vita. Nella vita ordinaria ci sono parecchi aspetti che possono diventare routine. Ma visitare nuovi paesi e arrampicare su rocce nuove mi allontana dalla routine. Conosco la roccia, divento migliore, conosco nuova gente, il loro paese e il loro diverso modo di pensare. Questo mi piace molto.

Qual è il paese più interessante dove sei stato?
Non saprei dire, ma potrei dire che mi sono trovato molto bene in Norvegia. È come se nell’aria ci fosse qualcosa di differente, una specie di senso di pace. E c’è ancora così tanto da esplorare…

Come riesci a destreggiarti tra studio e arrampicata?
Mi concentro sui miei studi e ho bisogno di allenarmi. E siccome studio a Brno, sto a casa. E se sono a casa cos’altro posso fare se non allenarmi? Talvolta è davvero duro fare entrambe le cose. Il mio recupero potrebbe essere più veloce se non dovessi studiare fino a tardi la sera. E poi per me è anche importante avere distrazioni, non si può pensare a scalare 24 ore su 24 per tutta la settimana.

Adam Ondra riesce su La Dura Dura (9b+), Oliana, Spagna
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Quali scalatori, del passato o del presente, ti hanno ispirato di più e perché?
Wolfgang Güllich. Ho a casa il libro di Heinz Zak Rock Stars: the world’s best free climbers, dove si possono leggere i profili dei migliori sport climber della storia. Ed è lui a colpirmi di più, perché è stato il capofila di tutti per più di dieci anni, eppure era un tipo modesto con opinioni che condivido appieno. È un grande modello per me, un esempio di opinion former.

Adam Ondra a Raven Tor

Data la vostra collaborazione per fare La Dura Dura, tu e Chris Sharma siete ovviamente molto amici. Cosa ti colpisce di più di lui?
La sua motivazione a cercare cose sempre nuove. Chris ha fatto tanto di nuovo in giro per il mondo, cose che hanno stupito. È uno che ha dato molto agli altri.

Tu hai scalato parecchie vie lunghe chiodate sportive, come a esempio la salita in giornata di Tough Enough (8b+) in Madagascar. Pensi di continuare a fare cose di questo genere?
Sì, è una cosa che mi piace molto, fare molte lunghezze dure in un’unica soluzione. Specialmente l’idea di aprire una difficile salita multipitch, in buono stile, dal basso, proprio come ci ha insegnato Beat Kammerlander nel Rätikon. Usare spit dove si è costretti, il meno possibile. Questa è la vera arrampicata onsight, dove non sai affatto se la via è scalabile oppure no. Devi solo andare e provare. Ma io non posso dividermi troppo. Ora sono concentrato sull’arrampicata sportiva, e le grandi vie sulle big wall mi aspetteranno un po’.

Avresti avuto forti possibilità di fare onsight molte se non tutte tra le vie in libera di El Capitan. Ti interessa il big wall trad climbing in posti come lo Yosemite?
Onestamente mi vergogno un po’ di non esserci mai stato. Naturalmente è in programma.

A lungo periodo, pensi che il trad ti interesserà quanto l’arrampicata sportiva o il bouldering?
I monotiri trad non mi interessano un gran che, ma in montagna è diverso, lì sì che m’interessa, perché è lì che il trad viene spontaneo. Se possibile, mettere roba naturale, se no spittare.

Il filmato di La Dura Dura

Cosa hai in programma per quest’anno?
Competizioni, quelle di Coppa del Mondo, e il Campionato del Mondo a settembre.

Fai un periodo di riposo completo durante l’anno?
Sì, tre settimane a dicembre. Bisogna farlo, se vuoi essere al top della forma.

Se non in viaggio, e quindi a casa, quanti giorni di arrampicata faresti alla settimana?
Di solito cinque giorni, ma se in allenamento duro anche tutti e sette. Dipende dalla fase del training.

Ti piace scalare indoor e quindi durante il vero e proprio training, come è per molti scalatori di punta, oppure lo vedi esclusivamente un mezzo per allenarti alle imprese outdoor?
Sì, mi piace. Talvolta occorre spingere molto, a volte invece non sei nell’ordine delle idee perché sei un po’ stanco. Ma se le endorfine lavorano bene, e quindi sto bene, allora mi piace.

C’è per te un secondo sport oltre a quello di arrampicare?
Lo snoboard.

Qual è in Europa la tua area preferita per arrampicare?
Quella dove non sono ancora stato.

Qual è la via più bella che hai mai fatto?
Potrebbe essere Speed nel Voralpsee, una parete incredibile, leggermente strapiombante, in Svizzera: 8c+. Se la vedi, è difficile immaginare qualcosa di più perfetto.

Se tu potessi arrampicare solo in un posto per il resto della tua vita, quale sarebbe?
Spagna. Non perché è necessariamente il posto migliore per arrampicare, ma perché c’è tempo stabile e grande potenziale.

A vista su Il Domani

Al di fuori dell’arrampicata cosa t’interessa di più?
Mi piace molto mangiare bene, provare nuove cucine. Se ho un po’ di tempo libero, mi piace fare ricerche sui vari cibi e su come questi possono influire sul corpo, magari provare nuove ricette. Mi piace anche leggere, imparare nuove lingue e passar del tempo con la mia ragazza.

Qual è il tuo libro preferito?
Armi, acciaio e malattie di Jared Diamond (un affascinante saggio sul perché le popolazioni euroasiatiche sopravvissero e dominarono sulle altre). È una lettura elettrizzante, che ti fa capire un sacco di cose di questo mondo.

Da poco hai fatto una grande onsight su Il Domani, un superbo 9a della Baltzola Cave dei Paesi Baschi. Sebbene tu avessi già fatto flash vie di 9a o anche di più, è la tua vera prima onsight a questo livello. Puoi dirmi qualcosa a riguardo di questo passaggio fondamentale nella tua carriera?
Cominciai a pensarci tre anni fa, subito dopo aver fatto il mio primo 8c+ in Etxauri. Però decisi di aspettare a provarla. Non ci sono molte vie in giro, a quel livello, che sono possibili onsight. E a ogni via che tu tenti quando non sei ancora pronto, diventa sempre più difficile trovarne un’altra… Finalmente ci andai l’anno scorso a maggio, ma sfortunatamente avevo solo un giorno, e le condizioni non erano proprio perfette. Era un grosso dilemma: ero pronto, visto che avevo provato a vista Palestina (9a) a Cuenca e c’ero andato molto vicino a chiuderla, ma i local mi sconsigliavano di provare quel giorno lì, con quelle condizioni. Presi la decisione giusta: non era la giornata.

E quando allora hai deciso che era quella giusta?
Quest’anno, il mio obiettivo sono le competizioni. Il motivo per cui Patxi Usobiaga è diventato il mio coach. È un eccellente scalatore e ne sa parecchio di allenamento, ho molta fiducia in lui. Mi ero preparato forte e Il Domani sembrava un test perfetto per le competizioni. Così andammo. Il Domani è del tutto speciale per Patxi, dato che è stato lui a chiodarla e a farla.
Avevo una settimana a disposizione, così ho potuto scegliere le migliori condizioni per il mio tentativo. Secondo le previsioni meteo, il terzo giorno della settimana sembrava quello giusto. Il primo giorno della settimana presi confidenza infilando due 8c a Ramales. Dopo un riposo al secondo giorno, andammo al grottone il terzo. Mi sentivo sereno e pronto. Eccetto l’ultima parte sui tufa (concrezioni e stalattiti, NdT), la via sembrava perfetta e c’era una leggera brezza. Però, dieci minuti prima di iniziare, cominciai a sentirmi nervoso: una sensazione che scomparve non appena attaccai.
Sul passaggio cruciale ero al limite, ma scalavo ancora bene. Quasi alla fine, c’era la possibilità di un kneebar (opposizione tra piede e ginocchio), ma ero troppo eccitato per riposarmi le braccia. E mi stavo stancando. Alla fine, dopo aver esitato un momento, decisi di continuare con gli ultimi movimenti duri. L’aggancio in catena è stato una forte emozione. Certamente la mia onsight più dura, e uno dei miei più bei successi.

Che cosa ti porteresti di godurioso su un’isola deserta?
Magnesite. Per sognare di arrampicare con le mani asciutte.

postato l’8 settembre 2014

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Intervista ad Adam Ondra ultima modifica: 2014-09-08T07:30:24+00:00 da Alessandro Gogna

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