K2: la terribile estate del 1986

Questo è l’anno più tragico nella storia del K2, forse il più tragico in assoluto. Un grande affollamento di alpinisti, stili e intenzioni diversi costringe tutti ad un maggiore egoismo e ad una maggiore quanto sconsiderata ossessione per la vetta. Laddove prima era una sacrosanta paura della montagna, ora, complice la quantità di corde fisse e di tende, regna una mal riposto ottimismo.

Una spedizione americana diretta da John Smolich ha come obiettivo la cresta SSW. Il gruppo, composto da Brian Hukari, Kerry Ryan, Steve Boyer, Andy Politz, Jon Sassler, Murray Rice e Alan Pennington. Il tentativo viene abbandonato in seguito alla morte di Smolich e Pennington il 21 giugno, travolti da una valanga nel canale nel canale che dà accesso alla Sella Negrotto.

Wanda Rutkiewicz e Liliane Barrard (in bianco)                                                          Liliane Barrard

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Nella spedizione franco-polacca diretta da Maurice Barrard lungo lo sperone Abruzzi, il 23 giugno, dopo un bivacco a 8350 m, giunge in vetta Wanda Rutkiewicz, poi Liliane e Maurice Barrard con Michel Parmentier. Durante la discesa, i coniugi Barrard scompaiono nella bufera. Nello stesso giorno erano illegalmente saliti in cima anche i baschi Mari Abrego e Josema Casimiro, aggregati alla spedizione italo-basca di Renato Casarotto, che raggiungono il CB solo il 27 assieme a Rutkiewicz e Parmentier. Il vicentino Casarotto è accompagnato dalla moglie Goretta, ma svolge il suo progredire sulla cresta SSW da solo.
Al terzo tentativo giunge il 15 luglio fino a 8300 m, poi decide di scendere per il brutto tempo in arrivo. Il 16, ormai alla base della parete, cade in un profondo crepaccio e muore dopo lenta agonia.

La spedizione italiana Quota 8000 diretta da Agostino Da Polenza, dopo un tentativo sulla cresta SSW assieme agli americani, si dedica ad una rapida salita al Broad Peak in tre gruppi separati (Marino Giacometti, Martino Moretti e Soro Dorotei, poi Benoît Chamoux in 24 ore da CB a CB, infine Josef Rakoncaj); quindi il gruppo ripiega sullo sperone Abruzzi. Il 5 luglio, dopo due bivacchi a 6700 m e 7800 m, quasi in stile alpino arrivano in cima Gianni Calcagno, Tullio Vidoni, Dorotei, Moretti, Rakoncaj (partiti dal CB il 3 luglio); poco dopo vi giunge Chamoux (partito il 4 e quindi con un tempo di salita di neppure 32 ore dalla partenza). Ai primati occorre anche aggiungere che Dorotei, Moretti, Chamoux e Rakoncaj sono i primi a raggiungere la vetta del K2 dopo un altro Ottomila salito poco prima, e che Rakoncaj è il primo uomo ad aver salito il K2 due volte.

Il K2 da sud

K2, Pakistan, dal Campo Base verso il K2
Una spedizione internazionale, semi-commerciale, diretta da Karl Herrligkofer al Broad Peak e al K2, permette il 5 luglio agli svizzeri Rolf Zemp e Beda Fuster di giungere in vetta per lo sperone Abruzzi (senza autorizzazione per quella via). Mentre l’8 luglio tocca ai polacchi Jerzy Kukuczka e Tadeusz Piotrowski aprire una spaventosa via nuova sul versante S, per la nervatura centrale e per un canalone sinuoso (Hockey Stick); non conoscono la discesa, bivaccano in una buca di neve a 8350 m. Il giorno dopo scendono solo 400 m e, dopo un altro bivacco, il 10 luglio, più o meno nel luogo dove morì Art Gilkey, Piotrowski precipita, cade di peso su Kukuczka che non riesce a trattenerlo e sparisce nel baratro. Kukuczka riesce a sopravvivere grazie alle tende dei coreani. Infatti da tempo la pesante spedizione sudcoreana (19 membri) diretta da Kim Byong Joon operava lungo lo sperone Abruzzi. Il 3 agosto, dopo una orribile notte al C4, superaffollato da 10 alpinisti ammassati in tre tendine, partono solo in tre: sono Jang Bong Wan, Kim Chang­ Son e Jang Byong Ho e arriveranno in vetta. Il C4 degli austriaci era stato distrutto da una valanga, ecco il perché di quella situazione. E di loro nessuno aveva voluto scendere al C3, così i sette avevano rimandato al giorno dopo: una decisione non saggia e al tempo stesso fatale.

Julie Tullis

Tullis

Intanto la spedizione polacca diretta da Janusz Majer è decisa a farla finita con la Magic Line. La squadra è composta da Anna Czerwińska, Krystyna Palmowska, Dobrosława Miodowicz-Wolf, Petr Božik (slovacco), Krzysztof Lang, Przemysław Piasecki e Wojciech Wróz. Il 3 agosto, dopo un bivacco a 8000 m e uno a 8400 m, sono in cima Wróz, Piasecki e Božik. Wróz precipita nella notte, nel corso della discesa per la via normale. Gli altri continuano la discesa con due coreani (Byong Ho si ferma a bivaccare a 8300 m) peggiorando perciò la situazione al C4, dove si trovano ancora Alfred Imitzer, Willi Bauer e Hannes Wieser della spedizione austriaca capeggiata da Imitzer stesso. Gli altri membri, Michael Messner, Manfred Ehrengruber, Siegfried Wasserbauer e Helmut Steinmassel non sono presenti. Anche loro alla seconda notte al C4 sono Kurt Diemberger e Julie Tullis, partecipanti alla spedizione Quota 8000, nonché il britannico Alan Rouse, reduce da un tentativo sulla cresta NW, e Dobrosława Miodowicz-Wolf (della spedizione di Majer alla Magic Line). In totale sono 11 persone: Rouse passa la notte in un buco di neve, sacrificandosi per i due polacchi). Il 4 agosto i coreani e i reduci della Magic Line continuano la loro discesa; Wieser non parte e verso l’alto invece vanno Rouse, Miodowicz-Wolf, Imitzer, Bauer, Diemberger e Tullis. A 8500 m Diemberger assiste ad una Miodowicz-Wolf sfinita: solo Rouse, che ora sta scendendo, riesce a convincerla ad abbandonare. Ma dopo il raggiungimento della vetta, in questo incubo finale di un’estate tremenda e nella bufera di più giorni che colpisce i sette sfortunati al C4, altre vite dovranno chiudersi: la Tullis muore di sfinimento al C4, nella notte tra il 7 e l’8. Rouse, Imitzer e Wieser si spengono il 10 agosto; nella bufera Diemberger, Bauer e la Miodowicz-Wolf iniziano una tremenda discesa che si concluderà solo con la morte della donna (affettuosamente da tutti chiamata Mrówka, la “formichina”) tra il C3 e il C2 e con il definitivo arrivo al CB dei due austriaci il 12 agosto, colpiti da gravi congelamenti. Messner, Piasecki e Božik salgono alla ricerca di Mrówka senza trovarne traccia (il corpo fu trovato solo l’anno dopo, ancorato alle corde fisse).

Dobrosława Miodowicz-Wolf

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Completa la lista dei 13 morti l’incidente occorso il 4 agosto al sirdar della spedizione sudcoreana, Mohammad Alì, che muore colpito da una scarica di sassi nei pressi del C1.

Anna Czerwińska, testimone di quegli eventi, nel suo libro così giudica: «per me, nel 1986 al K2, fummo grandi come atleti ed avemmo successi incredibili: ma come comunità alpinistica fu una disfatta».

Sulla cresta NW si era diretta in precedenza la spedizione britannica diretta da Alan Rouse. Membri: John Barry, Alan e Adrian Burgess, Phil Burke, Brian Hall, John Porter e Dave Wilkinson, più Jim Curran (cineoperatore), Bev Holt (medico) e Jim Hargreaves (BC manager). Seguono il tentativo polacco del 1982 arrivando non oltre i 7450 m.

Nell’ambito di una spedizione jugoslava diretta da Viktor Grošelj al Broad Peak e al Gasherbrum II, Tomo Česen, in solitaria, sale nella notte tra il 3 e il 4 agosto la pluritentata nervatura destra del versante S (sperone SSE), raggiungendo la Spalla dello sperone Abruzzi, con difficoltà di VI- e pendii a 75°. Dopo 100 m di prosecuzione per la via normale, rinuncia e scende per lo sperone Abruzzi assieme ai coreani e ai polacchi vincitori.

Nel frattempo sul versante cinese opera una forte spedizione americana diretta da Lance S. Owens. L’obiettivo è la cresta N. Gli alpinisti sono George e Alex Lowe, David Cheesmond, Gregg Cron, Steven Swenson, Catherine Freer e Choc Quinn. Il 3 agosto i due Lowe e Swenson raggiungono il C4, ma il mattino dopo George Lowe è bloccato da un edema. Riesce a scendere al C3 dove trova l’ossigeno. I due rimasti raggiungono quota 8100 m, ma sono costretti alla ritirata dalla neve profonda.

Postato il 9 marzo 2014

 

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K2: la terribile estate del 1986 ultima modifica: 2014-03-08T20:31:21+00:00 da Alessandro Gogna

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