La prima arena del tifo a 3000 metri

Non si finisce mai di stupirsi. Pegaso Media, l’ufficio PR dell’Adamello Ski Raid, ha diffuso i giorni scorsi questo trionfale quanto agghiacciante comunicato stampa:

“Nasce l’Adamello Ski Raid Stadium, la prima arena del tifo a 3000 metri.
La macchina organizzativa dell’Adamello Ski Raid, tappa dei circuiti
La Grande Course e Coppa delle Dolomiti in programma il 2 aprile 2017 è già a pieni regimi. Lo staff, coordinato da Alessandro Mottinelli in questi giorni ha messo in programma il secondo corso di formazione del personale di percorso e ha ufficializzato un’importante novità assoluta per il mondo dello scialpinismo. Il giorno della gara sarà infatti allestito il primo stadio dello skialp in quota, con relative tribune, dal quale si potrà assistere al sempre spettacolare e affollato cambio pelli a quota 3000 metri.
«
Il nostro sport è fra i più affascinanti in assoluto, – spiega Mottinelli – soprattutto perché si svolge in contesti paesaggistici unici, ma difficilmente raggiungibili. Per crescere di popolarità è indispensabile far respirare agli appassionati e ai curiosi l’atmosfera e le emozioni che regala lo scialpinismo. Per questo motivo, grazie alla disponibilità della società impianti Pontedilegno Tonale, è stato deciso di realizzare l’Adamello Ski Raid Stadium ai 2996 metri di quota di Passo Presena, dopo i primi 6 km di gara e 1366 metri di dislivello. Verranno predisposte delle tribune e al sorgere dell’alba il pubblico potrà tifare per gli oltre 700 concorrenti che animeranno l’edizione numero sei».


L’accesso in quota sarà inoltre totalmente gratuito, con apertura straordinaria della nuova telecabina Presena dalle 5 alle 7 del mattino, che consentirà di seguire il primo passaggio a Passo Paradiso e il secondo a Passo Presena. E per animare ulteriormente lo stadio in quota ai primi 1000 tifosi che saliranno con la cabinovia verrà donata una campana personalizzata con la quale potranno spronare i concorrenti… […]
Nel dettaglio le categorie maschili affronteranno 43 km con un dislivello in salita di 4000 metri e in discesa di 4380, con partenza da località Tonalina e arrivo a Pontedilegno, mentre le categorie femminili partiranno da Passo Paradiso, affrontando 39 km con 3100 metri di dislivello in salita e 4380 in discesa; l’arrivo sarà anche in questo caso a Pontedilegno. In queste settimane è possibile provare il percorso di gara e per l’occasione il rifugio Lobbia offre pure un pacchetto interessante per il pernottamento in quota.
Le iscrizioni sono state chiuse con un mese di anticipo e vedranno la presenza di 350 coppie, limite massimo gestibile per questioni di sicurezza. Nei prossimi giorni inizieranno ad arrivare le adesioni dei big e vi è grande curiosità per capire come saranno formate le coppie maschili e femminili.
Tutti gli aggiornamenti si trovano sul rinnovato sito internet www.adamelloskiraid.com
”.

Il cambio pelli a Passo Presena dove saranno montate le tribune

In mezzo al tam-tam di pochi altri organi d’informazione che hanno ripreso la notizia pienamente acquiescenti, una nota di sana protesta ci viene da Luigi Zoppello, vice capo-redattore del giornale L’Adige, che il 16 marzo 2017 scrive all’organizzazione dell’Adamello Ski Raid e alle Funivie del Tonale:
In merito a questa iniziativa, ci giungono dai nostri lettori numerose lettere di protesta e con richiesta di informazioni.
In particolare ci viene chiesto di appurare:

  1. se esiste per questo “stadio” un’autorizzazione edilizia e di occupazione del suolo;
  2. da chi è stata emessa l’autorizzazione;
  3. se la struttura in questione sorgerà su territorio del Comune di Vermiglio;
  4. Se questa struttura venga costruita su area di competenza del Parco Naturale Adamello-Brenta;
  5. Con quali mezzi venga allestita la struttura, ovvero se vi sia una ditta incaricata del montaggio; e a quale costo.
    Sicuri di una vostra sollecita risposta, Vi ringraziamo

Lo stesso Zoppello il 17 marzo 2017 commenta su L’Adige: “… questa novità per il mondo dello scialpinismo è un segno della spettacolarizzazione della montagna, dove ormai anche a 3000 metri si possono costruire manufatti a piacere come se fosse l’autodromo di Monza, e si portano le masse di tifosi a «tifare» con campanacci in regalo e telecabina gratis... Come mai tutto questo in «contesti paesaggistici unici»?”.

L’Adamello Ski Raid è organizzato da Adamello Ski, con il beneplacito dell’IMSF (International Ski Mountaineering Federation), della FISI, della Regione Lombardia, dell’azienda www.pontedilegnotonale.com e con il supporto di sponsor come Montura, Scarpa, Enervit e UBI Banca.

Non voglio pensare a quante persone dovrà ospitare questo stadio, a quanti voli di elicottero saranno necessari per costruirlo, riempirlo di pelandroni, svuotarlo e poi (si spera, ma per il momento non è ufficialmente precisato) smantellarlo. Non voglio neppure pensare al danno ambientale del dopo, a quanto materiale vario sarà anche involontariamente sparso per il moribondo ghiacciaio. In tutto ciò, l’unica considerazione “consolante” riguarda l’assenza, tra tutti quei nomi, del Club Alpino Italiano. Che il Nuovo Bidecalogo cominci a produrre i suoi effetti?

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La prima arena del tifo a 3000 metri ultima modifica: 2017-03-20T05:09:16+00:00 da Alessandro Gogna

18 thoughts on “La prima arena del tifo a 3000 metri”

  1. 18
    Egidio Bona says:

    Ormai alla demenzialità di certe iniziative, come quella in oggetto, non c’è più limite. Tuttavia, non è una buona ragione per “abituarci” ad accettarle.

  2. 17

    Diciamo che se uno vuole trovare delle teste pensanti, non deve cercarle nel mondo dello scialpinismo competitivo…

  3. 16
    Alberto Benassi says:

    “Comunque l’aver fatto diventare l’ignoranza e il divertimento le leggi assolute di vita, il tutto regolato in maniera democratica, secondo me è un grosso errore.”

    O una grossa….FURBATA.

  4. 15
    paolo panzeri says:

    Prima ogni 30 anni c’erano le guerre che bene o male selezionavano e si ripartiva, ora dobbiamo aspettare una bella epidemia o un cataclisma per cambiare? Troppo benessere?
    Forse la fortissima spinta ad “apparire” guidata da una altrettanto forte invidia, non permettono più un qualsiasi serio discernimento?
    Comunque l’aver fatto diventare l’ignoranza e il divertimento le leggi assolute di vita, il tutto regolato in maniera democratica, secondo me è un grosso errore.

  5. 14
    Marco Furlani says:

    Sono cose bestiali ma che mi sorprende è che gli atleti che si ritengono sci alpinisti perchè corrono contro il tempo non rallentino e si chiedano dove tutto questo porta. Che facciano uno sciopero generale e che manifestino contro uno schifo simile.

  6. 13

    Sono le conseguenze di una tendenza errata fin dal principio che in questo ambito particolare dello sport di montagna non rispecchia altro che l’andamento di tutta la nostra società che non si domanda a cosa mira e chi osa esprimere un pensiero lungimirante vien disprezzato (per dir poco).
    Chi mai si domandava negli anni precedenti all’attuale crisi dove si sarebbe arrivati con l’aumento della produzione industriale che ogni anno doveva superare il precedente? Era considerata una lusinga per il paese l’immissione sul mercato di tanti più veicoli a motore ad esempio ed era chiamato progresso economico; guai se una ditta rimaneva alle stesse cifre dell’anno precedente. È perché, forse che l’anno prima non si era vissuti bene a sufficienza? No bisogna aumentare la produzione e di conseguenza gli acquisti fino a scoppiare. Ricordo che persino con la mia attività individuale in proprio mi veniva rinfacciato dal commercialista che rimanevo costante e che il fisco avrebbe sospettato introiti non dichiarati come fosse inammissibile non incrementare i guadagni di anno in anno, mi si voleva obbligare ad allinearmi alla tendenza comune e ho dovuto battagliare per affermare il mio diverso credo: guadagnare solo quel tanto che mi basta per vivere onestamente secondo lo stile a me congeniale (assai sobrio) e non mi interessa invadere il mercato con la mia produzione per poi andare a spendere il denaro superfluo in beni superflui: preferisco ad un albergo di lusso a quattro stelle un rifugio o bivacco in montagna e alle cene in rinomati ristoranti che sembrano uno dei privilegi più invidiabili dei ricchi, di gran lunga le cene a casa mia preparate con i prodotti genuini dell’orto coltivato in proprio che i danarosi difficilmente ottengono anche nel miglior ristorante.

    Tutta quanta la tendenza allo sport mi ha sempre meravigliato ed in particolare in montagna. Cosa spingesse le persone a gareggiare per poi ottenere una medaglia o coppa che a me parevano qualcosa di così irrisorio (anche ai tempi di scuola in cui ne ricevetti anch’io indifferente e non sapevo che farne mentre altri si esaltava) mi era difficile da capire, ma è senz’altro dovuto all’educazione che i più ricevono fin dalla più tenera età.
    Credo positivo il “gareggiare” con se stessi, volersi migliorare nelle capacità fisiche, nella resistenza, nella tecnica acquisita per poter affrontare cimenti più difficili e rischiosi alla maniera di un W. Bonatti, in lui l’atletico non era fine a se stesso ma un mezzo e la preparazione per poter effettuare le sue grandi imprese in cui il legame fisico-spirituale era essenziale, le capacità fisiche raggiunte gli permettevano di trovarsi in situazioni stimolanti spiritualmente che lo costringevano ad un confronto e continua verifica di sé stesso. La natura richiede lealtà, essere completamente presenti all’azione, non avere pregiudizi, saper accogliere la realtà nel suo continuo mutare, essere versatili e reagire in modo giusto negli imprevisti che si presentano … impegna cioè completamente e non permette di barare o mentire; anche nello sport ci sono molti di questi elementi, manca però il più essenziale: il vero impegno dello spirito che si riduce solo all’attenzione del cimento atletico.
    Lo sport è principalmente qualcosa con fini economici tutto in esso vi mira; oggi anche dietro alla frequentazione della montagna non sportiva vi sono interessi economici e senza dubbio dietro ai cimenti di coloro che sono attualmente considerati i grandi alpinisti e seppure il vero movente e fine è un altro (o almeno dovrebbe esserlo e tale lo si vuol fare apparire), le due cose sono ormai talmente collegate che è assai difficile separarle. Per questo motivo credo impossibile tracciare un limite sul lecito e non, quale sia la barriera che non è permessa di sorpassare. Certo iniziative come quella commentata nell’articolo sono già degli eccessi ma ai quali per forza si arriva con la tendenza generale e quale è il punto in cui si ha ragione di arrestarla? Le due fazioni dei pro e contro potranno sempre avere argomenti sufficienti che giustifichino lo spostare quel che è permesso avanti o indietro perché l’oggettività non esiste in tal caso o è una soltanto ma che nemmeno gli alpinisti (che puri più non sono) sapranno accettare. Intendo il bandire completamente ogni gareggiare e competere e mirare a vanagloria, a guadagno, vivere la montagna per se stessa, per quel che il cimento può offrire in sé, non pubblicizzare continuamente per attirare le masse nei luoghi decantati come solitari e incontaminati … se ad un alpinista viene l’idea di voler scalare tutti gli 8000 questo è un fatto suo del tutto personale ed una sfida con se stesso, ma perché dopo ciò diventa subito un record da raggiungere dagli altri alpinisti e si istituisce una graduatoria di chi riesce e chi no? Certo qualcuno ammirando il primo può anche aver voglia di fare la stessa sfida con se stesso, ma “la società degli interessi economici” si accaparra subito la cosa e ci vuol guadagnare offrendo la sua parte naturalmente anche all’alpinista per tentarlo.
    Voi grandi alpinisti che in stile alpino sapete scalare un 8000 e brillate agli occhi del mondo perché non date una bella lezione a tutto quel mondo di interessi e ambizioni che porta alla rovina, voi che siete ascoltati dalla massa e seguiti (quando ci penso mi rincresce di non esserlo e solo per questo), a no, anche voi siete troppo ambiziosi. Perché non inventare ad esempio il salire una montagna a spirale con un percorso il più lungo possibile attraversando più e più volte tutte le sue pareti, una prima assoluta! Qual record! E poi tutte le montagne a quel modo, (chi fa più anelli è il migliore) ne avete di lavoro…per anni, chi vuol cominciare? La maggior fama al primo, vi ho dato il suggerimento (ce ne sarebbero tanti altri), nel frattempo le ditte che producono materiale e attrezzature alpinistiche gongoleranno per poter continuare la produzione a gonfie vele…
    Quando si ha alzato lo sbarramento della diga e l’acqua corre ormai a valle si potrà forse arginarla qua e là ed impedire qualche danno più visibile, ma impossibile arrestarla, solo se ogni singolo comincia da sé impedendo ciascuno nel proprio ambito anche le piccole infiltrazioni che sommate alle altre portano allo smottamento degli argini qualcosa può cambiare …

  7. 12

    Secondo me queste cose succedono a tutte le gare di scialpinismo ma qui l’organizzatore ha peccato di ignoranza usando una terminologia adatta ai tempi (ignoranti) e certamente fuori luogo. Il tifo col campanaccio non è così grave ma la costruzione di uno stadio mi sembra inutile. Roger Waters, allora leader dei Pink Floyd, aveva sputato in faccia a un fan dal palco dello stadio in cui la band suonava perché di quel tipo di esibizioni di massa non ne poteva più. Da quel germe nacque The Wall, ma questa è arte.
    Al Presena con lo stadio tutt’al più potra nascere un mucchio di spazzatura, peccato. Claude Barbier dichiaró che il suo sogno sarebbe stato quello di arrampicare slegato sulla nordovest del Civetta con sotto i Rolling Stones che suonavano.
    Chi avrà mai ragione?
    Peace and love.

  8. 11
    P says:

    “qualche giovane c’è che può sovvertire l’andazzo! “

  9. 10
    paolo panzeri says:

    Alberto,
    qualche giovane c’è che può sovvertire l’andazzo!
    Devo crederci, altrimenti dovrei professare una fede totale nella solitudine e nell’isolamento dalla società.
    Comunque la battaglia si fa sempre più interessante!
    La “muerte” ha imparato a inseguire tutti stando loro molto vicina, falcia con facilità e in quantità di anno in anno in aumento.

  10. 9
    Alberto Benassi says:

    “Magari riusciremo ad imparare qualcosa.”

    @Paolo, io non credo. L’economia chiede sempre di più. Bisogna crescere e correre, correre; la gente non sa più come divertirsi.
    Oramai è tardi. Ci siamo fritti completamente il cervello.

  11. 8
    paolo panzeri says:

    Mi rivolgo sempre a MADRE NATURA che sa sempre come fare: prima cadeva tanta neve e LEI aveva i crepacci a cono profondissimi dove si spariva e ora che c’è poca neve LEI continua a far cadere un po’ di tutto: valanghe, frane, ghiaccio e ci mette anche gli elicotteri.
    Magari riusciremo ad imparare qualcosa.

  12. 7
    Fabio Bertoncelli says:

    A quando i bandieroni da curva sud?
    A quando i cori osceni della tifoseria?
    A quando mortaretti e tric e trac?
    A quando i pestaggi tra tifosi?
    “Agghiacciante” è l’aggettivo esatto.

    Mi meraviglio degli scialpinisti – o sedicenti tali – che si prestano alla pagliacciata oscena per una medaglietta finale.
    Tutta questa gente non ha imparato nulla dalla montagna?
    Tutta questa gente corre solo a testa bassa?
    Tutta questa gente non si vergogna?

  13. 6
    agh says:

    Quattro anni fa scrivevo contro l’aberrazione delle baracconate dei “Suoni delle Dolomiti” http://girovagandoinmontagna.com/blog/i-suoni-stonati-delle-dolomiti/
    Sono stato azzannato alla gola, accusato di essere un vecchio barbogio che vuole le valli di montagna spopolate, e i loro abitanti obbligati a tornare a fare gli emigranti nelle miniere del Belgio a morire di silicosi. I concertoni in quota con le Mannoie e i Degregori, che con la montagna no n’entrano una mazza, hanno ovviamente preso piede, robustamente finanziati dai soldi pubblici. Il risultato di questa filosofia di “valorizzazione” della montagna non poteva che portare a questa ulteriore degenerazione. E sarà sempre peggio, se qualcuno non comincia ad opporsi seriamente a questa deriva demenziale

  14. 5
    lorenzo merlo says:

    Il bollettino Arpa/Aineva emesso giovedì 16 marzo 2017, il giorno precedente la valanga scesa dal gruppo del Bernina in Alta Valmalenco, prevedeva per il giorno dopo, venerdì, nella zona interessata, pericolo 2. Un valore che facilmente è interpretato come sicuro da molti scialpinisti.

    Dalla lettura integrale del bollettino – che riporto qui sotto – si potevano cogliere elementi di pericolo quantomeno più elevato.

    «Cielo poco nuvoloso ma con velature, sottili nella mattinata poi più fitte.
    Temperature in calo dalla serata. Rotazione e rinforzo dei venti da Ovest
    nel pomeriggio. Manto nevoso con croste superficiali portanti al mattino, in
    rapido indebolimento su ripidi versanti esposti ad insolazione. Lastroni
    anche di medie dimensioni in canali, avvallamenti e ripidi pendii al di sotto
    delle creste in quota, potranno in genere essere staccati con forte
    sovraccarico; localmente nelle zone dove i lastroni hanno meno spessore
    anche con debole sovraccarico. Su ripidi pendii al sole possibili
    scaricamenti e distacchi di valanghe umide-bagnate, anche di medie
    dimensioni e di fondo, sia spontaneamente che con la sollecitazione da
    parte di escursionisti.»

    C’è da temere che gli organizzatori di eventi – direttamente o indirettamente lucrosi e non – in natura, in occasione di un eventuale incidente nevoso, non potranno che riferirsi all’Arpa/Aineva per sottrarsi dalle eventuali responsabilità giuridiche, se il bollettino emesso per la data dell’evento segnalava un grado di pericolo percepito, interpretato come sicuro.

    A quel punto sarà compiuto un ulteriore passo verso due direzioni entrambe mortificanti.
    a. La maggioranza chiederà a gran voce e accoglierà a braccia aperte ogni azione destinata a regolamentare ulteriormente la natura.
    b. Il potenziale formativo della vita, in questo caso della vita nella natura, ontologicamente destinato a erigere personalità piene, quindi equilibrio e forza, verrà anch’esso ulteriormente maltrattato, concorrendo a creare invece personalità vulnerabili ed esposte alle dipendenze.

  15. 4
    Alessandro Gogna says:

    Cento anni fa, nel 1917 sul Presena, verso il Rifugio Caduti dell’Adamello, Kaiserjäger e Alpini si sparavano e si accoppavano, trovando poi precario riparo in piccole baracche sulle rocce. Ora, nel 2017, a Passo Presena, a 2996 metri di quota, verranno invece installate tribune da stadio non per radunare reduci o sportivi, ma tifosi dei corridori in quota con gli sci.
    La storia si ripete sempre – dice il vecchio adagio – ma trasformata in farsa. E della farsa ha tutti gli aspetti la giornata programmata sul Presena per domenica 2 aprile 2017, in occasione dell’Adamello Ski Raid, una delle tappe della Coppa delle Dolomiti di sci alpinismo giunta alla sua 25a edizione. Meglio riderci sopra per non piangere, almeno da parte di chi intende conservare una certa idea di montagna, non certo sacrale o imbalsamata, ma a misura d’uomo e di divertimento. Non di show calcistico. Peraltro il Presena non da oggi è laboratorio di costosi e patetici esperimenti. Si ricorderà il gravoso impegno di alcuni anni fa per stendere sulla neve teli di plastica atti a respingere i raggi solari e guadagnare qualche giorno di sci, vista l’accelerazione dei mutamenti climatici indotta dai fumi inquinanti di fabbriche e auto. Ora per richiamare gente (come riporta L’Adige di venerdì 17 marzo, pagina 45) si costruirà invece una sorta di stadio con relative tribune in legno, capaci di ospitare qualche migliaio di persone perché possano assistere, come dice un comunicato, «al sempre spettacolare e affollato cambio pelli a 3.000 metri di quota». Se si clicca su Google l’annuncio è ancora più esplicito: «Prima arena del tifo a 3000 metri». Arena, dove esploda il tifo, questo è l’obiettivo! Non si dice dove sarà la curva sud e chi l’occuperà, ed è auspicabile che nessuno farà uso dei fumogeni tanto comuni negli stadi, ma in compenso si promette ai primi mille tifosi che saliranno al Presena, in funivia dalle 5 alle 7 del mattino (gratis, paga la Società impianti Pontedilegno Tonale) una «campana personalizzata». Così al «cambio pelli» i corridori verranno accompagnati dal frastuono di mille campanacci. Potrà essere contenta l’Apt, i «Suoni delle Dolomiti» hanno fatto scuola, e trovato i loro eredi. Che poi i Suoni finiscano vilipesi come il vero scialpinismo è un altro discorso: all’evento non manca nulla, neppure l’ipocrisia di collocarlo (comunicato!) in «contesti paesaggistici unici». Che dire… ci vadano su i tifosi che non sanno come passare meglio la domenica, speriamo solo che non arrivi qualche assessore a promettere un contributo in più, per finire di umiliare l’immagine del Trentino che in questo momento non ne ha proprio bisogno. Che poi la montagna venga ridotta a stadio è evidentemente il segno di un territorio che si è smarrito. Altro era lo stile, per non andare a spazi e tempi troppo lontani, di un Rally del Caré Alto. Se per promuovere lo sci e trarre dalla noia chi lo segue occorre promuovere queste forzature da periferie urbane significa che negli sport della neve si sta raschiando il fondo del barile e che il costoso giocattolo rischia di rompersi. La cosa più amara resta però un’altra: ed è constatare come in questo «contesto» anche gli atleti e appassionati di una pratica bellissima e alternativa come lo scialpinismo vengano ridotti al ruolo imitativo e scontato di pedine da stadio. Resta una consolazione: sempre meglio i campanacci della folla urlante che gli shrapnel dei cannoni cent’anni fa.
    Franco De Battaglia, da L’Adige 19 marzo 2017

  16. 3
    Carlo Crovella says:

    Non ero al corrente di questo risvolto del Mezzalama…se è così, anche il Mezzalama è un male…specie se questi risvolti dovessero estendersi e prendere il sopravvento anche in quella competizione. Ciao!

  17. 2
    Pietro Matarazzo says:

    Che il Mezzalama sia una cosa a sè non è vero del tutto. Si ricordino le centinaia di gradini tagliati con la motosega per agevolare le squadre nella discesa del Naso, edizione 2015 se non ricordo male. Tagliati con la motosega, nel ghiaccio vivo, per far passare a tutti i costi gli “atleti” lungo un tracciato dove la pendenza non lo permetteva!

  18. 1
    Carlo Crovella says:

    Credo che sia tempo di prendere delle posizioni attive contro questa invasione della montagna. NON è vero che le gare (spacciate per “scialpinismo”) facciano parte dello scialpinismo! Il Mezzalama è una cosa a sé, non produce tutta questa degenerazione cerebrale e di inquinamento dell’ambiente. Se invece le gare comportano conseguenze di questa natura, occorre fermarle. Sennò perderemo il piacere di poter fare il “vero” scialpinismo: ogni ghiacciaio diverrà uno stadio!… Se il CAI è davvero l’associazione degli appassionati genuini della montagna, non basta che NON sia coinvolto in queste imprese, deve proprio combatterle aspramente con prese di posizioni ufficiali.

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